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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

ABOLIRE LE REGIONI. DECAPITARE LA PARTITOCRAZIA

Pubblicato su 23 Settembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Le 20 Regioni italiane spendono una media di 2197 euro l’anno a cittadino residente. Le regioni che arraffano di più sono quelle a statuto speciale. Sono dati pubblici, dell’Isae.
La nefasta invenzione delle Regioni in Italia - assieme alla nefasta adesione a quell’altro ente soprannazionale chiamato Unione Europea con i suoi immensi apparati succhia soldi dei contribuenti - ha di fatto moltiplicato per venti la spesa pubblica nazionale.
Per curare questa piaga non c’è che una soluzione: abolire le Regioni, accentrando allo Stato nazionale gli oneri delle spese vitali al mantenimento dello Stato sociale, Sanità pubblica in primis.
Sia la ridicola “riforma” che prevede qualche riduzione delle provincie - mantenendo però inalterati i costi delle strutture, dal personale alle attività - e sia la riformetta oggi in auge, e cioè quella di una cessazione della distinzione tra enti regionali a statuto speciale o ordinario, sono cure che non affondano il bisturi per guarire il malato, ma leggere terapie di facciata senza risultato finale. Lo dichiariamo da sempre, qui su queste pagine, fin da quando questa testata si chiamava “l’Umanità”.
Già trent’anni fa, infatti, era evidente che l’insediamento delle Regioni fosse un moltiplicatore di spese, spese oltretutto in gran parte fuori controllo da garanzie di buon governo.
Non a caso era stata questa la battaglia di uno dei cosiddetti costituenti, poi ministro delle Finanze, Luigi Preti, che ricordava come lo Stato italiano fosse diventato “virtuoso nei conti” con la centralizzazione della cassa. Con l’eliminazione dei dazi e delle tasse locali (soggiorno etc.) con la programmazione economica della spesa da un’unico potere centrale.
E, si badi bene: qui non si tratta di rinunciare al “federalismo”, ma di interpretarlo correttamente. Le Regioni italiane sono un’anomalia, soprattutto quando si pensi all’obbiettivo sempre conclamato - e mai realizzato, tantomeno con la creazione del mostro Ue e della Banca centrale europea - di una autentica Europa di nazioni federate. E’ quello il “federalismo” al quale tendere, non un federalismo d’accatto come quello ora vigente, che è soltanto un moltiplicatore di posti di potere per i parassiti in carriera e i portaborse annidati nelle segreterie di partito. Ed è inutile che i corifei delle “Regioni” parlino di “norma costituzionale” e dimostrino di essere più oculati in un “Consiglio” rispetto ad un altro. Intanto la Costituzione tutti dichiarano che si può, e anzi: si “deve”, cambiare. E poi chi spreca di meno (Umbria o Lombardia...) produce comunque sempre uno spreco di risorse altrimenti utilizzabile.
E’ evidente che uno Stato ordinato, onesto pulito, possa, dal “centro” meglio impiegare le proprie disponibilità per il bene comune. Come è anche evidente come il controllo della spesa sia possibile, in favore del cittadino, sugli enti locali minori, i Comuni, soprattutto, e anche le Provincie.
Sappiamo tuttavia di predicare al vento. I Lor Signori non rinunceranno mai ad un disordine che permette loro di mantenere intatto il loro potere di partito.
Ma sappiamo anche che la misura è colma. E che il popolo, i cittadini, ad un certo punto, si accorgeranno che qualcuno ha loro inserito un anello al naso.
E allora, altro che forconi...

Fonte:rinascita.eu 

 

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