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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

La violazione del principio della capacità contributiva: ecco perché il sistema tributario italiano è illegittimo.

Pubblicato su 13 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

In questo pezzo si ripercorrono nuovamente le ragioni per cui gran parte della tassazione nazionale è manifestamente illegittima per violazione di una serie di precetti costituzionali. Illegittimità che si deve anche alla colpevole inerzia della Corte Costituzionale che in materia ha chiaramente mancato di coraggio pronunciando alcuni principi non accettabili in quanto palesemente errati sotto il profilo logico.

Prendendo spunto dal proseguo dell’attività processuale nella causa che vede contrapposto il Comune di Pontinvrea al Governo per ottenere la declaratoria di incostituzionalità delle imposte sulla casa voglio riepilogare le ragioni per le quali, a prescindere da eventuali ragioni di opportunità che nulla hanno a che vedere con il diritto e che purtroppo hanno spinto alcuni Magistrati a sostenere il contrario, le imposte sulla casa sono da considerarsi illegittime.

La causa pendente nanti al Tribunale di Genova è stata instaurato specificatamente per accertare la lesione dei diritti costituzionali dei cittadini con particolare riferimento a quelli previsti negli artt. 2, 3, 42, 47 e 53 Cost. Dunque specificamente si dibatte del diritto all’abitazione di cui all’art. 25 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, rientrante ex art. 2 Cost. nella piena tutela costituzionale, del diritto di uguaglianza di cui all’art. 3, del diritto di proprietà di cui all’art. 42 Cost., del diritto al diritto al risparmio di cui all’art. 47 Cost. e del diritto/dovere di concorrere alle spese dello Stato in base alla propria capacità contributiva reale.

Quanto segue è tratto direttamente dalla prima memoria depositata nella giornata di giovedì nella causa in corso curata dallo scrivente in rappresentanza del Comune di Pontinvrea del bravissimo Sindaco Matteo Camiciottoli e dagli Avv.ti Gabriela Musu e Laura Muzio in rappresentanza del cittadino rapallese che ha dato spunto all’azione.

-In merito alla violazione degli artt. 47 e 53 Cost.

Preliminarmente occorre rimarcare come le due norme costituzionali non siano mai stati vagliate congiuntamente dalla Corte Costituzionale benché siano un unicum inscindibile. La spesa pubblica infatti non deve essere interamente a carico dei contribuenti i quali hanno il ben diverso dovere di concorrere alla stessa. La lettura del combinato degli artt. 47 e 53 non lascia adito a dubbi sul punto.

Laddove si dispone che la Repubblica debba tutelare ed incoraggiare il risparmio in tutte le sue forme (ex art. 47 Cost.) ovviamente si qualifica il preciso ruolo giuridico-istituzionale del deficit pubblico (come ben ha sottolineato il Presidente della V Sez. del Consiglio di Stato Luciano Barra Caracciolo, probabilmente il punto di riferimento giuridico più elevato sul tema). L’accantonamento del risparmio privato è infatti possibile unicamente attraverso politiche di deficit di bilancio, ovvero lo Stato ogni anno deve necessariamente lasciare nelle tasche dei cittadini qualcosa in più rispetto a quanto drena con le tasse.

Assai semplice capire che se uno Stato, fin dal primo anno della sua esistenza recuperasse a tassazione esattamente la quantità di moneta emessa, il risparmio sarebbe matematicamente impossibile. In un sistema economico aperto esistono ovviamente altre variabili, quali ad esempio la bilancia dei pagamenti. Dunque il risparmio potrebbe essere creato con l’esportazione ma tale politica non è perseguibile nel lungo periodo e comunque non consentirebbe un risparmio “diffuso” come prevede l’art. 47 Cost. ma unicamente un risparmio concentrato nelle imprese che fanno esportazione ed in quelle ad essere strettamente correlate.

Il principio di cui si dibatte, ovvero il ruolo giuridico-istituzionale del deficit, trova poi conferma nello stesso articolo 53 Cost. laddove, non certo a caso, si afferma l’obbligo ad un mero contributo alla spesa pubblica. I cittadini, anno dopo anno, non corrisponderanno mai all’erario il 100% del costo della spesa pubblica, ma la minor quota sovranamente decisa dalla nazione. Ciò che rileva sottolineare è che tale ragionamento non è mai giunto all’attenzione della Corte Costituzionale che sino ad oggi ha sempre esaminato solo separatamente gli artt. 47 e 53 Cost. fissando però alcuni paletti, che comunque hanno grande importanza.

Paletti che oggi sono stati abbondantemente sovvertiti dalle politiche di indiscriminata tassazione sulla casa compiuta ai danni dei contribuenti, politiche che sic et simpliciter costituiscono il completo tradimento della Costituzione. Questo benché, nel complesso, come detto in apertura la Corte sul punto abbia comunque sempre mancato la stoccata decisiva.

Entriamo nel merito, rammentando tuttavia che qualsivoglia ordinanza di rimissione in tema imposte sulla casa sarebbe errata in partenza se non considerasse il necessario preambolo in merito al ruolo istituzionale del deficit pubblico di cui si è detto. In riferimento alla tutela del risparmio è di assoluto rilievo la sentenza n. 143/1995 nella quale si dibatté sulla legittimità del prelievo forzoso sui conti correnti compiuto dal Governo Amato.

Ivi la Corte, benché abbia affermato la natura programmatica dell’art. 47 Cost., comunque sottolineò che la norma si intende senza alcun dubbio violata allorquando si assista ad una “vera e propria contraddizione o compromissione dell’anzidetto principio” della tutela del risparmio.

Ovvero lo Stato, secondo la Corte, ha ampia autonomia in materia finanziaria (anche se sarebbe meglio dire aveva, visto che la sovranità monetaria ed economica è stata ceduta in violazione degli artt. 1 ed 11 Cost. ad un ordinamento esterno in forza dei Trattati istitutivi dell’UE ed in particolare dell’UEM) e può decidere la politica fiscale ritenuta di interesse nazionale, purché non sia cancellata la possibilità di creare risparmio.

Ebbene oggi, in materia fiscale, siamo giunti alla totale compromissione del risparmio. I termini della questione sono in realtà generali e non specifici sulle sole imposte che afferiscono alla casa. Infatti fin dal Protocollo n. 12 allegato al Trattato di Maastricht si è codificato il cd. vincolo del 3% nel rapporto tra deficit e pil annuo. Tale parametro è stato imposto senza tenere in considerazione il costo degli interessi sul debito pubblico e pertanto, visto che tali costi superavano (e superano oggi) il predetto limite, l’Italia è stata costretta a fare avanzo primario (tassare più di quanto spende al netto degli interessi) da oltre vent’anni. Ovvero si verifica esattamente la situazione dell’esempio che si era fatto in precedenza. Abbiamo uno Stato che toglie più moneta di quanta ne immette rendendo impossibile il risparmio.

Anche tale cappello introduttivo non può mancare in un ordinanza di rimissione che riguardi l’oggetto del contendere. Ma abbandoniamo i termini generali per analizzare specificatamente le imposte sulla casa.

Se il risparmio è reso impossibile, a causa di una tassazione feroce che colpisce un contribuente a prescindere dalla reale capacità contributiva, tassando beni come la casa, il limite costituzionale evidenziato nella pronuncia n. 143/2005 è superato. Sempre più cittadini non pagano queste imposte semplicemente per una banalissima ed evidente circostanza, già abbondantemente provata, non dispongono delle somme necessarie a farlo. Ovvero ha una capacità contributiva insufficiente a pagare i tributi richiesti.

E veniamo ora ai paletti specifici in merito di capacità contributiva e progressività fiscale. La Corte Costituzionale ha spesso “salvato” molti tributi in forte odore di incostituzionalità. Come ho già detto è francamente è inutile girarci intorno e tanto vale dire le cose esattamente come stanno. La Corte, per non entrare in conflitto con gli altri poteri dello Stato (forse in ossequio alla separazione dei tre poteri fondamentali), ha formulato una serie di sentenze che indubbiamente tradiscono lo spirito dell’art. 53 Cost., sentenze tuttavia che, è bene ribadirlo, non hanno mai esaminato il tema congiuntamente alla violazione dell’art. 47 Cost.

La capacità contributiva infatti non può prescindere dall’essere effettiva e concreta. In sostanza desumere una capacità contributiva extra dal modo con cui si utilizza un reddito già tassato lascia davvero attoniti. Gli stessi padri costituenti limitavano tale ipotesi alle imposte non necessarie e di lusso auspicando una profonda modifica del sistema tributario a seguito dell’entrata in vigore della futura Costituzione, ma ciò non avvenne mai.

Peraltro alcune sentenze della Corte Costituzionale potevano avere un senso prima del già citato Protocollo n. 12 (dunque ante 1992) visto che allora il risparmio era comunque possibile ed i cittadini, in concreto, avevano la capacità contributiva per versare alcuni tributi indiretti su cui, complessivamente, lo Stato non calcava assolutamente la mano come fa oggi in cui il gettito da tributi indiretti ha sostanzialmente raggiunto quello da tributi diretti. Dopo le cessioni di sovranità compiute dai Trattati UE le vecchie sentenze sono indubbiamente inadeguate, inconferenti rispetto alla nuova realtà.

L’unico elemento indice di capacità contributiva effettiva, oggi come allora, non può che essere il redditoCosa si compra con il reddito accumulato è semplicemente una scelta che non induce a generare nuova capacità contributiva. Se si dispone di reddito 100 la capacità contributiva non varia certamente se si spende il 10%, il 20% oppure il 50% di detto reddito.

Inoltre la casa poi è per definizione il bene rifugio del risparmio nazionale e dunque, tassando la casa, si tassa reddito già soggetto a precedente tassazione nel momento in cui semplicemente si trasforma da risparmio liquido (deposito bancario) a risparmio immobiliare. Il coraggio di affermare un tale principio è sempre mancato alla Corte Costituzionale ma non si vede come non dovrebbe essere possibile farlo oggi, soprattutto se l’eccezione venisse formulata ricordando anche l’art. 47 Cost. ed il ruolo giuridico del deficit e del risparmio.

Un conto è affermare che un tributo indiretto non viola il principio di progressività (che ovviamente afferisce al sistema tributario nel suo complesso e non al singolo tributo), ben altro è affermare che l’abitazione principale o quella secondaria, qualora sia sfitta, costituiscano una capacità contributiva aggiuntiva.

In merito all’abitazione principale poi non vi può essere davvero alcun dubbio, il suo possesso non è un indice di capacità contributiva ma un diritto inalienabile dell’uomo. Si chiede dunque un gesto di coraggio nel rimettere alla Corte Costituzionale un’obiezione mai portata con tale schiettezza e decisione: ovvero che la conformità al principio della capacità contributiva sussiste solo laddove la tassazione è il corrispondente di una capacità contributiva reale, attuale ed effettiva e non già potenziale e che ovviamente il risparmio accantonato non è indice di capacità contributiva supplementare o aggiuntiva ma un diritto di rango costituzionale tutelato e riconosciutoSenza questo principio si arriva al paradosso che chi non ha un reddito (si pensi ad un disoccupato) o chi ha un reddito insufficiente come l’attore che porta avanti la causa in corso nanti al Tribunale di Genova, viene tassato senza alcuna correlazione ad esso gettando un individuo nell’ovvia e conseguente disperazione e prostrazione. Così si sfocia nell’arbitrio e nell’irragionevolezza.

Peraltro il fatto che le imposte violino l’art. 53 Cost. allorquando siano intrinsecamente arbitrarie ed irrazionali è principio già affermato dalla Corte Costituzionale. Cosa c’è di più irrazionale ed arbitrario di tassare chi non ha un reddito sufficiente a pagare le relative imposte?

Esaminiamo quindi una delle sentenze più importanti della Consulta, quella che riguardò la vecchia I.C.I. che, erroneamente, fu salvata. La sentenza è la n. 111/1997.

La Corte affermò: “Il fatto che il legislatore individui, di volta in volta, quali indici rivelatori di capacità contributiva, le varie specie di beni patrimoniali, mobiliari ed immobiliari non è di per se lesivo del principio di uguaglianza e di capacità contributiva, purché la sua scelta discrezionale non sconfini nell’arbitrarietà.

Ecco dunque che la Corte conferma il limite dell’arbitrarietà. Ed ovviamente è certamente arbitrario tassare chi non dispone della capacità contributiva sufficiente a pagare il relativo tributo. Ma il punto è un altro. La sentenza non brilla per costruzione argomentativa è un vero e proprio ossimoro.

Francamente non ci si aspetterebbe ragionamenti così irrazionali e contraddittori dalla Corte Costituzionale che dovrebbe essere la garante della legalità del nostro ordinamento. Non si può certamente affermare il principio “tassa ciò che vuoi” purché non si sconfini nell’arbitrarietà, principio che purtroppo pare evincersi dal tenore del passo delle motivazioni sopra riportato. Tassare ciò che si vuole è, per definizione, un atto palesemente arbitrario. Ovviamente, ben comprendendo che i Giudici della Corte Costituzionale hanno un bagaglio tecnico ed una preparazione talmente elevata da non poter scrivere una simile sciocchezza senza essersi resi conto del paradosso in cui sono palesemente caduti, appare chiaro un fatto preciso: all’epoca si intese rispettare l’autonomia del Parlamento.

Forse è anche encomiabile che in allora la Magistratura volesse preservare l’equilibrio dei poteri ma esecutivo e legislativo hanno dimostrato di non essere all’altezza della fiducia conferita proseguendo, negli anni, all’incremento di una tassazione sempre più scorrelata alla capacità contributiva. L’I.C.I. oggettivamente non si avvicinava nemmeno lontanamente al livello di pressione delle nuove imposte sulla casa, era un balzello sostenibile, benché incostituzionale.

La recrudescenza dell’imposizione sulla casa determina l’urgenza di ritornare sul tema, sapendo (e sperando) che questa volta i Giudici sapranno fare tesoro dell’errore commesso senza più concedere credito a chi ha dimostrato di non meritarlo. Indiscutibile che ciò che si acquista con il reddito non comporta affatto un incremento della capacità contributiva che resta inscindibilmente correlata ad una ed una sola variabile: il reddito stesso con cui l’acquisto si è potuto effettuare. Casomai l’acquisto di un bene in assenza di reddito può essere indice di evasione fiscale ma non certo indice, ex lege, di capacità contributiva aggiuntiva.

Sono due cose completamente distinte. L’art. 53 Cost. fu norma di una chiarezza disarmante, non applicarlo è sic et simpliciter un fatto illecito. Il legislatore, forse perché non scottato dalla Corte Costituzionale, non ha previsto, adeguati indici di capacità contributiva ed adeguati correttivi al fine che la tassazione non diventi irrazionale ed arbitraria. Tassazione peraltro, che laddove colpisce la casa, comprime comunque un diritto fondamentale quale quello all’abitazione che trova ulteriore e specifica tutela sempre nell’art. 47 Cost. laddove testualmente si afferma che la Repubblica: “favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione”.

Orbene una politica di feroce tassazione contro la casa ovviamente è l’esatto contrario di quanto previsto dalla norma. La tassazione infatti ostacola l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione.

-In merito alla violazione dell’art. 2 e 53 Cost.

L’art. 53 dovrà altresì essere esaminato anche in correlazione all’art. 2 Cost. Tra i diritti inviolabili della persona rientrano ovviamente quelli disciplinati dall’art. 25 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che recita: “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.

Il diritto inviolabile che moltissimi italiani vedono leso è ovviamente quello ad avere un tenore di vita sufficiente a garantire a se ed alla propria famiglia la salute ed il benessere, e ciò passa necessariamente anche dal fatto di avere un’abitazione in cui vivere.

Ovviamente la violazione dei diritti umani è la diretta ed inevitabile conseguenza della scorretta applicazione del principio della capacità contributiva che avrebbe dovuto essere inteso in maniera tassativa con correlazione automatica tra imposte e reddito salva la tassazione extra dei beni non necessari e di lusso, di cui si è abbondantemente detto in citazione laddove si esaminava il dibattito in seno all’assemblea costituente. Si rammentano nuovamente solo le importanti parole dell’On. Ruini: “Se ai singoli tributi indiretti non si addice il metodo della progressività, si può e si deve tener presente complessivamente tale criterio, gravando la mano sui consumi non necessari e di lusso. In definitiva se si tassa una capacità contributiva che non c’è, inevitabilmente si incide sulla salute e sul benessere proprio di ogni uomo negandogli un’esistenza libera e dignitosa.

La Corte Costituzionale dovrà essere interessata della violazione dell’art. 2 Cost. da leggere necessariamente in combinato con quella dell’art. 53 Cost. 

-In merito alla violazione degli artt. 3, 42 e 47 Cost.

L’art. 42 Cost. dispone: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.

Il tenore letterale della norma è chiaro. Non solo la proprietà privata è riconosciuta ma è compito della Repubblica quello di renderla accessibile a tutti i cittadini. Tassare, peraltro pesantemente, una proprietà è ovviamente un comportamento in antitesi con la predetta accessibilità, tenuto sempre a mente anche il fatto che la proprietà che costituisce accantonamento del risparmio va tutelata in combinato con l’art. 47 Cost. Peraltro non si comprende perché il legislatore dovrebbe tassare il risarmio che da contante si tramuta in immobile con evidente disparità di trattamento tra chi detiene disponibilità liquide e chi invece preferisce detenere tali risparmi in beni realiSi configura dunque anche una chiara e manifesta violazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost.

Peraltro la casa è un bene indispensabile che viene faticosamente pagato da qualsivoglia cittadino con i frutti del proprio risparmio. Dunque con denaro già soggetto a tassazione diretta. Viene spontaneo chiedersi che cosa faccia ad oggi lo Stato per rendere la proprietà della casa accessibile a tutti. La realtà è sotto gli occhi di chiunque: lo Stato non fa assolutamente nulla per rispettare il dettato dell’art. 42 Cost. e dunque rendere la proprietà della prima casa accessibile ad ogni cittadino anzi ostacola e scoraggia l’acquisto della proprietà di un bene immobile con ogni mezzo.

Ogni italiano oggi è consapevole che acquistare una casa comporta un carico fiscale spaventoso e ciò a partire dallo stesso momento dell’acquisto, ove si ha addirittura l’obbligo di sobbarcarsi gravose ed altrettanto illegittime, sotto il profilo costituzionale, imposte di registro ed ipotecarie. L’imposizione fiscale sulla casa è tale che la stessa non può neppure essere ancora considerata un valido bene rifugio per il risparmio degli italiani visto che il prezzo degli immobili sta rapidamente crollando. La casa è diventata per lo Stato il modo migliore per sottrarre ingenti somme ai cittadini così adempiendo all’altrettanto incostituzionale vincolo del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Che in definitiva altro non è che una vietatissima cessione di sovranità ex artt. 1 ed 11 Cost.

In conclusione, dati gli ingenti importi che sono chiamati a versare i cittadini, si potrebbe parlare di vero e proprio esproprio del diritto di proprietà della casa sostituito di fatto con un mero diritto di superficie.

Avv. Marco Mori

www.studiolegalemarcomori.it

La violazione del principio della capacità contributiva: ecco perché il sistema tributario italiano è illegittimo.
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Siamo schiavi dal 1302 d.c. … lo sapevate?

Pubblicato su 13 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

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Il Grano, la moneta complementare siciliana – Differenze tra onestà e verità

Pubblicato su 13 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

In Sicilia, pochi uomini, senza risorse finanziarie, sono stati capaci di raccogliere oltre 10.000 firme per una proposta di legge popolare.
Io mi sono unito alla loro lotta in forma di associazione di promozione sociale.
Siamo entrati al Parlamento Siciliano e abbiamo spiegato il progetto di una grande mente, Giuseppe Pizzino, per istituire la moneta siciliana grano e realizzare un reddito sociale sfruttando lo Statuto Speciale siciliano.


Questo progetto è stato osteggiato e rigettato da tutti i partiti, incluso il Movimento 5 Stelle Siciliano che marcia, oggi, per un reddito di cittadinanza senza sovranità monetaria.
Il Movimento 5 Stelle dei banchetti per l’uscita dall’euro, senza senso né economisti alle sue spalle, ha preso in giro tutti quei grillini del basso popolo che ci credevano e si sono spesi nelle piazze a raccogliere firme, in tutta Italia, non sapendo che quello era utile solo al marketing politico.
Beppe Grillo ha ammesso di non essere stato capace di raccogliere 50.000 firme e di non sapere neppure a quanto fossero arrivati.


Questo è assurdo!


In Sicilia, con il cuore, ci siamo spesi e ne abbiamo trovate oltre 10.000 firme.
In Italia, con tutto il proselitismo grillino, non sono stati capaci di raccogliere 50.000 firme?
Io lotto per la verità ed il grido all’onestà è una pura sindrome da onestà bugiarda.

Il Progetto Sicilia, spiegato in breve, ha due linee di finanziamento:

1) La crezione dal nulla della moneta siciliana grano, come moneta complementare, per riattivare i consumi, riattivare le imprese locali e tutto il potenziale inespresso dell’isola (agricoltura e turismo farebbero da motore).

2) Emissione di prestiti interni come l’art.41 dello Statuto Speciale consente di fare, per smobilizzare dalle banche private, la moneta corrente (euro) così da utilizzarla per gli investimenti pubblici.

Il punto 1, è la lotta per la sovranità monetaria (parziale verso il totale) per la quale il Movimento non marcia.
Il punto 2, è la scelta da fare nei momenti di gravi crisi come questo che stiamo attraversando noi oggi: “Indebitarci con noi stessi.” I BOR o i BOC (nel caso del Comune), devono creare un circolo chiuso inter nos, tra Istituzione e cittadini.
Il debito che porta al fallimento è quello che si crea con le banche che sono imprese private, ma Regione Siciliana e Siciliani, mai potranno fallire.

Punto 1 e punto 2, servono a creare coesione sociale ed un senso territoriale e comunitario che si è perso.

Il reddito di cittadinanza senza sovranità monetaria del Movimento 5 Stelle, non crea coesione e né niente.
Serve solo ad incrementare dei consumi per multinazionali, non frena la globalizzazione fuori controllo e non difende il prodotto interno.
Onestà bugiarda e seconda azione di marketing politico.

Io lotto per la verità e per la sovranità!!!

F.M.

Tratto da:http://www.informarexresistere.fr

Il Grano, la moneta complementare siciliana – Differenze tra onestà e verità
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Appello ai giovani italiani ed europei

Pubblicato su 12 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in GENERAZIONE IDENTITARIA

L’Europa sta arrivando ad un punto di svolta cruciale. Mai come oggi le forze della dissoluzione delle tradizioni etniche e culturali stanno agendo contro i popoli autoctoni del Vecchio Continente. Il nostro continente è alle prese con una crisi ormai quinquennale, che non sembra ancora avere fine; aumenta sempre di più il precariato; la politica degli Stati membri della UE ha ormai subordinato il benessere sociale dei popoli a quello economico dell’organismo sovra-nazionale BCE; i governi disincentivano politiche a favore della natalità degli autoctoni; non ultimo in ordine di importanza, stiamo assistendo ad un vero e proprio assalto alle nostre frontiere, non solo da parte dei cosiddetti “clandestini’”, ma anche (e soprattutto) grazie alle politiche UE dei ricongiungimenti familiari, che introducono masse di alloctoni non collocabili socialmente ed economicamente – se non a danno degli autoctoni europei – nelle nostre Nazioni.
In mezzo a questo caos, si scorgono però dei segnali di risveglio. Le ultime elezioni europee indicano che sempre una fetta più consistente – soprattutto giovani – propende per i partiti “identitari”. Qualcosa si sta muovendo.

È necessario quindi insistere soprattutto sui giovani, fare capire loro che sono il futuro dell’Europa delle Nazioni; che sono loro a dover dettare le condizioni per sconfiggere il globalismo e la finanza apolide ed anti-identitaria che attanaglia il Vecchio Continente. I giovani devono essere la chiave di volta per far capire a chi è anziano, ed ha la pancia piena, che l’Europa non ha bisogno delle politiche di austerity della BCE, delle ingerenze atlantiste e filo-americane, della massa di “migranti che fanno i lavori che non si vogliono più fare”. Il processo di rivolta contro questa Europa, inizia soprattutto a livello culturale: leggendo, confrontandosi, incontrandosi. Col leggere, scopriamo che il nostro patrimonio culturale ed intellettuale autoctono non è secondo a nessuno, che non abbiamo alcun bisogno (se non come termini di confronto e come studio) delle altre “culture”; col confronto, scopriamo che è inutile insistere su uno sterile nazionalismo fine a se stesso: anche gli altri Paesi e popoli autoctoni stanno vivendo le stesse situazioni; che significa che noi non siamo “l’ombelico del mondo”; con l’incontro, vale a dire pianificando le azioni che possono essere utili a risvegliare le coscienze dei dormienti, menefreghisti, piccolo-borghesi.

Tutto questo non deve rimanere sterile lavoro intellettuale, ma prassi. Generazione Identitaria Italia è nata appunto come Movimento che si prefigge il compito di raccogliere attorno a se le forze giovanili che ancora vedono un futuro per l’Europa; che vedono che c’è dell’altro, oltre agli 80 euro di paghetta; che le radici culturali ed etniche non possono essere bollate come cultura “retrograda”; che le etnie autoctone non devono e non vogliono essere sostituite o ridotte in condizioni di servitù per competere contro i colossi asiatici. Che non può esserci Europa senza i popoli autoctoni europei. Che l’immenso patrimonio storico, sociale, intellettuale, artistico, economico, tecnologico che l’Europa ha dato non solo a se stessa, ma anche al resto del mondo ed all’intero consorzio umano, non può essere svenduto al primo sceicco saudita per ripianare gli odiati debiti pubblici, mai voluti e cercati dai popoli europei.

Occorre una grande forza di volontà: il compito non è semplice. Ma noi sappiamo che l’Europa, come a Poitiers, come a Malta, come a Lepanto, come a Vienna è sempre riuscita in qualche modo – facendo appello a tutti i popoli autoctoni europei, a difendere il Vecchio Continente. Perché non dimentichiamolo: la forza di quegli eserciti, che sconfissero nemici meglio organizzati è molto più feroci, era il sano e vero multiculturalismo che ha sempre contraddistinto i nostri popoli. Ed allora trovavamo Spagnoli con Veneziani e Genovesi; Croati insieme ad Ungheresi e Polacchi; Tedeschi della Baviera insieme a Boemi; Russi insieme a Polacchi. Ecco un esempio genuino di quello che dovrebbe essere il multiculturalismo: una federazione di popoli avente le stesse origini, memori di appartenere a tante Nazioni che fanno parte del continente Europa.

Siamo eredi, come tutti gli altri popoli, di una bellezza ereditata tramite il sangue, la terra, la parola, i canti, le poesie, l’arte, la musica, le tradizioni, la guerra, il ricordo.

Non dobbiamo dimenticare, dobbiamo ricordare.
Non dobbiamo sostituire, dobbiamo rinnovare.
Non dobbiamo trovare, dobbiamo ritrovare.
Non dobbiamo emulare, dobbiamo inventare.
E visto che siamo già morti, dovremmo rinascere.

Qui dove siamo nati, in Europa, nostra Europa.

Federico (Udine)

Tratto da:http://atrium.altervista.org

Appello ai giovani italiani ed europei
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Boschi e Fornero, quando la menzogna è donna

Pubblicato su 12 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Lo dico conoscendo il genere: se le donne devono conquistarsi la parità con gli uomini esibendo un tasso di menzogna così alto, la partita individuale possono anche vincerla, quella del genere è persa definitivamente. In fondo, l'accusa originaria era che il mondo al maschile faceva un po' schifo e avremmo potuto migliorarlo solo noialtre. Se siamo pari al gradino più basso, addio cambiamento. In meglio, voglio dire.

Apprendo dalle agenzie che Maria Elena Boschi, giovane aretina laureata in legge, con qualche preferenza per il diritto commerciale (l'hanno messa  a fare le riforme costituzionali, un senso ci deve essere; commercialmente parlando...) avrebbe dichiarato a proposito della scuola e della "riforma" renziana, che ha portato in piazza tutti coloro che la scuola la fanno vivere: «quello che non è accettabile è lasciare le cose come sono. La scuola solo in mano ai sindacati funziona? Io credo di no». 

Qualche ora di lezione l'ho messa sulle spalle anch'io e devo dire che la scuola è in mano a tanta gente che non ne capisce nulla (presidi che cercano di fare i manager colleghi stanchi e demotivati, studenti che si comportano come vedono fare nei talk show, "riformatori" che andrebbero messi in riformatorio, ecc). E qualche sindacalista maneggione, indubbiamente, ci sguazza pure. Ma da qui ad "avere in mano la scuola", in splendida solitudine, ce ne corre parecchio.

Se le parole hanno un senso simile per tutti coloro che parlano la stessa lingua, almeno. Se invece si devono sparare battute da bar, allora è giusto ricordare che la signorina Boschi è arrivata dov'è - con qualche probabilità - grazie al fatto di essere figlia di Pierluigi, vicepresidente della Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, casualmente scelta dall'aretino Licio Gelli come banca fiduciaria in cui versare le quote di iscrizione alla Pidue. Perché di "cultori della materia" - diritto commerciale - elevati al rango di ministro non se ne sono mai visti prima e probabilmente non se ne vedranno più. Una volta compiuto lo scasso con destrezza ai danni degli equilibri costituzionali repubblicani.

Insomma, la signorina mente con naturalezza, come il suo premier, con lo stesso stile e - presumo - grazie allo stesso staff di istruttori. Quel che dice non ha nulla a che fare con la realtà che anche noi conosciamo, ma solo con la necessità di stendere un velo di chiacchiericcio ottimistico sulle operazioni che questo governo va svolgendo a danno della popolazione tutta e a vantaggio di Confindustria o di qualsiasi altro capitalista voglia prendersi un pezzo di questo paese.

Ma non è l'unica donna a esercitarsi nella triste arte della lingua biforcuta. Elsa Fornero, ex ministro giustamente odiata da chiunque debba vivere di pensione (giovani che non l'avranno mai e anziani che la vedono allontanarsi ogni anno che passa), se n'è uscita a Mezz'ora, con Lucia Annunziata, in questo modo: «La sentenza della Consulta (sulla mancata integrazione all'inflazione delle pensioni al di sopra dei 1.200 euronetti al mese, ndr) rimette di nuovo al centro i cosiddetti diritti acquisiti, che invece vanno discussi con molta pacatezza e molta serietà. Bisogna domandarsi chi paga il conto della tutela di chi è già in pensione, e se sono sempre i giovani vuol dire che nella Costituzione non c'è protezione per i giovani».

Chi paga? Signor ex ministro, ha mai letto da qualche parte che la pensione è "salario differito", grazie ai contributi previdenziali non percepiti in busta paga durante la carriera lavorativa e quindi "accantonati" per il dopo? Strano, c'è scritto su tutti i manuali, anche dell'istituto tecnico...

Nei giorni scorsi, grazie ad alcuni giornalisti compiacenti, l'ex ministro aveva fatto sapere di aver versato la sua famosa lacrima proprio per essere stata "costretta" - dal ministro del Tesoro d'allora - ad accettare quella misura poi bocciata dalla Consulta. Con vivo e fremente sprezzo del ridicolo, oggi sostiene che la sentenza della Corte Costituzionale che cancella (temporaneamente, stanno preparando il decreto-copia-e-incolla) quella norma è "un errore". Delle due l'una: o era una norma così sbagliata da farla piangere (e allora dovrebbe plaudire, magari con discrezione, alla sentenza) oppure era una scelta condivisa anche da lei (che quindi ha pianto per altre ragioni, magari indicibili).

Ma c'è di peggio. Nell'ansia di criticare la Consulta, la signora Deaglio - protagonista di un'altra inarrestabile carriera, dal diploma di ragioneria fino alla cattedra universitaria, e di lì a una notevole molteplicità di incarichi (vedi in fondo) prima di sbarcare nel governo di Mario Monti - arriva a collegare la sentenza della Consulta con la "mancanza di protezione per i giovani". Addirittura "dimenticati dalla Costituzione"...

Populisti si nasce, signora mia. O almeno si studia per diventarlo senza inciampare in certe fesserie. Se chi oggi ha meno di 40 anni e, pur lavorando, non ha alcuna prospettiva di godere - quando potrà smettere, se ancora vivo - una pensione decente, è anche grazie alla sua riforma delle pensioni del 2011. Se in questo disgraziato paese ci fosse qualcuno che ricorda quel che è accaduto ieri o l'altro ieri, signore come la Boschi o la Fornero non troverebbero mai un microfono in cui rovesciare cotanta "saggezza".

Biografia di Elsa Fornero, da Wikipedia:

Professore universitario ordinario dal 2000 di economia politica presso la Scuola di management e economia dell'Università di Torino, viene indicata come «allieva di Onorato Castellino»[2]. Insegna macroeconomia ed economia del risparmio, della previdenza e dei fondi pensione (in inglese). Le sue ricerche scientifiche riguardano i sistemi previdenziali, pubblici e privati, le riforme previdenziali, l’invecchiamento della popolazione, le scelte di pensionamento, il risparmio delle famiglie e le assicurazioni sulla vita.

È coordinatore scientifico del CeRP (Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, Collegio Carlo Alberto).

È membro onorario del Collegio Carlo Alberto, membro del Collegio docenti del dottorato in Scienze economiche dell’Università di Torino e del dottorato in Social Protection Policy presso la Maastricht Graduate School of Governance (Università di Maastricht), di cui è anche docente, membro del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, costituito presso il Ministero del Welfare, membro del comitato scientifico dell'Observatoire de l'Epargne Européenne (Parigi), membro del comitato editoriale della Rivista Italiana degli Economisti, editorialista del quotidiano economico e finanziario il Sole 24 ore.

Dal 1993 al 1998 è stata consigliere comunale al Comune di Torino, eletta con la lista "Alleanza per Torino" a sostegno del sindaco di centro-sinistraValentino Castellani.

Nel 2001 ha ricevuto (ex aequo con Ignazio Musu) il premio Saint Vincent per l'economia. Nel 2003 ha ricevuto (ex aequo con Olivia Mitchell) il premio INA-Accademia dei Lincei per gli studi in materia assicurativa.

È stata vice presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo (2010-2011)[3][4][5], vice presidente della Compagnia di San Paolo (2008-2010)[6], membro del consiglio direttivo della Società italiana degli economisti (2005-2007), membro del comitato scientifico di Confindustria (2005-2006), membro della commissione di esperti valutatori presso la World Bank (2003-2004), con l'incarico di valutare il ruolo di assistenza svolto dalla Banca nell'attuazione delle riforme previdenziali di paesi con economie di transizione, membro della commissione di esperti della Task Force su "Portability of Pension Rights and Taxation of Pension Schemes in the EU" costituita presso il CEPS (Center for European Policy Studies), Bruxelles (2001-2003), membro della Commissione Ministeriale di esperti indipendenti per la verifica previdenziale (2001), componente del Comitato Scientifico del Mefop (2000-2003).

Nel 2013 ha ricevuto il premio "Ezio Tarantelli" del Club dell'economia, per la migliore idea economica dell'anno: ASPI (assicurazione sociale per l'impiego), un nuovo ammortizzatore sociale, introdotto attraverso la riforma del mercato del lavoro che porta il suo nome.

Nel 2014 entra nel consiglio di amministrazione della Centrale del Latte di Torino, nominata nel board della società quotata in borsa, in qualità di consigliere indipendente. Resterà in carica, come gli altri membri del nuovo consiglio d'amministrazione, fino all'approvazione del bilancio al 31 dicembre 2016.

Tratto da:http://contropiano.org

Boschi e Fornero, quando la menzogna è donna
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SONDEOS ELECTORAL DE ITALIA

Pubblicato su 12 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

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PRESIDENZIALI IN POLONIA: VINCE IL PRIMO TURNO ANDRZEJ DUDA, NAZIONALISTA ANTI UE E ANTI EURO APPOGGIATO DALLA CHIESA

Pubblicato su 12 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

VARSAVIA - Enorme svolta a destra della Polonia, che secondo le oligarchie Ue è "il più occidentale e insieme il più importante per popolazione, forza economica, peso politico e militare tra i Paesi del centro-est europeo" membri di Ue e Nato.

Ieri, si sono tenute le elezioni nazionali per il rinnovo dell'importantissima carica di Presidente della Repubblica, che in Polonia viene eletto direttamente dal popolo, e sulla base degli exit poll resi pubblici immediatamente dopo la chiusura delle urne dai maggiori media polacchi, lo sfidante nazionalista anti euro e anti Ue Andrzej Duda ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali.

Con il 34,8 per cento dei consensi avrebbe sorpassato il capo dello Stato in carica, il liberal Bronislaw Komorowski, membro di spicco del partito centrista ed europeista Piattaforma dei cittadini (PO) al governo dal 2007, prima con Donald Tusk e ora con Ewa Kopacz.

Al primo turno, sempre secondo gli exit poll, Komorowski ha ottenuto soltanto il 32,3 per cento dei voti, molto meno del 40 per cento e passa che gli attribuivano gli ultimi sondaggi. Altra indicazione molto preoccupante per le oligarchie Ue ma traordinaria notizia per chi ama la libertà e la democrazia, il terzo posto negli exit polls del cantante rock nazionalista Pawel Kukiz con il 20,3 per cento.

Partecipazione al voto è stata relativamente alta: 49,4 per cento. Tutto sarà quindi deciso al ballottaggio che si terrà tra due settimane, domenica 24 maggio.

Ma se il trend indicato dagli exit poll verrà confermato, i voti della nuova destra andati a Kukiz potrebbero confluire su Duda, che dunque avrebbe la chance di spodestare l'attuale presidente liberal. E la svolta sarebbe un anticipo delle elezioni parlamentari che si terranno entro fine anno.

La fine dell'era liberal turbo-capitalistica che dal 2007 con lo sconsiderato europeista Tusk accelerò il fragilissimo boom economico polacco e l'integrazione di Varsavia nella Ue guidata da Angela Merkel e nella Nato appare già oggi come possibile, anzi certa.

E il processo che sembra avviato col primo turno delle presidenziali polacche avrà pesantissime conseguenze per l'Unione europea, per l'Alleanza atlantica, e in generale per l'Occidente nel suo difficile confronto con la Russia di Vladimir Putin.

Merkel, Renzi, la Commissione europea di Juncker e la Bce di Draghi possono perdere in caso di caduta dei servi-euristi a Varsavia un alleato e partner chiave, un interlocutore per scelte strategiche in un Paese che ormai pesa più della Spagna.

Duda infatti è il candidato del partito nazionalista euroscettico e clericale PiS (Diritto e Giustizia) guidato da Jaroslaw Kaczynski, il gemello superstite. La linea del PiS, appoggiato apertamente dall'episcopato polacco in rotta col vento riformatore di papa Francesco, è durissima. "Porteremo Budapest a Varsavia", promettono, intendendo dire che la forma di governo ideale per loro è quella del premier ungherese Viktor Orbàn, il quale ha ridato libertà e autonomia, cioè democrazia innanzitutto alla Banca centrale ungherese, cacciando in malo modo fuori dai confini nazionali sia la Bceche l'Fmi.

L'unico ostacolo - per altro certamente aggirabile - a un asse Kaczynski-Orbàn che sarebbe letale per l'Unione europea consiste nel disaccordo, più a parole che nei fatti, sulla Russia: il PiS è russofobo, Orbàn ammira Putin e chiede un disgelo senza condizioni tra Occidente e Cremlino.

In ogni caso, lo scontro al ballottaggio si annuncia durissimo per Komorowski, l'attuale presidente uscente. Perché è facile immaginare che molti elettori i quali hanno votato per Kukiz e per altri candidati minori di destra al primo turno faranno convergere al ballottaggio i loro consensi su Duda.

Ma anche perché la Chiesa polacca sempre più lontana dallo spirito moderno che fu di papa Wojtyla e apertamente ostile alle svolte di sinistra pescate dalla "teologia della liberazione" di papa Francesco a questo punto si sentirà incoraggiata, insieme agli integralisti di Radio Maryja, a lanciare un attacco decisivo contro la Polonia eurista e schiava delle attuali oligarchie di Bruxelles. E certo incoraggerà i fedeli, nelle campagne della "Polonia profonda" ma non solo, a votare contro Komorowski.

La Polonia di oggi, serva della Ue e schiava della Germania perchè l'attuale classe politica al potere - che ora col voto alle presidenziali sta per essere spazzata via - l'ha letteralmente svenduta alle oligarchie finanziarie che dominano attualmente l'Europa, è afflitta dalla disoccupazione, con la povertà in aumento e con tentativi di spoliazione delle ricchezze nazionali da parte di multinazionali straniere.

E' contro tutto questo, che il poplo polacco si è ribellato.

Redazione Milano

Tratto da: http://www.ilnord.it

PRESIDENZIALI IN POLONIA: VINCE IL PRIMO TURNO ANDRZEJ DUDA, NAZIONALISTA ANTI UE E ANTI EURO APPOGGIATO DALLA CHIESA
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Il governo si tiene le pensioni Taglierà quelle oltre 2mila euro

Pubblicato su 12 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Le ipotesi al vaglio del governo: rimborsi solo graduali e non per tutti, penalizzati manager e donne. Lo stop della rivalutazione sarà per sempre. Una vera e propria rapina di Stato

 
Di: Antonio Signorini
 
Soldi restituiti ai pensionati con il contagocce. E spesa tutta a carico degli italiani, con una manovrina di circa 5 miliardi di euro.
Il ministero dell'Economia a caccia di risorse per tappare il buco aperto dalla Consulta, pressato dalla Commissione europea che ci ha messo «sotto monitoraggio» sulla vicenda.

E appare sempre più chiaro che, comunque vada, il conto lo pagheranno gli italiani. Pagheranno i pensionati sopra i 2mila/2.500 euro e, novità di ieri, quelli che hanno versato pochi contributi. Più indirettamente pagheranno tutti gli italiani quando dovranno farsi carico di coprire la parte che manca con più tasse o meno servizi.

Ieri il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan in un'intervista al Messaggero ha dato due notizie importanti su questo fronte. La prima, è che il decreto arriverà la prossima settimana con un decreto. Soprattutto perché «la Commissione europea ci sta osservando attentamente riguardo questa situazione», ha riconosciuto.

Circostanza confermata ieri da fonti di Bruxelles: nella lettera con le raccomandazioni sulle riforme ci sarà anche un accenno alla vicenda della rivalutazione delle pensioni. Con la promessa di un «monitoraggio» degli effetti sui conti.

Padoan ha poi confermato che la restituzione non riguarderà tutti, non sarà integrale, forse scaglionata nel tempo. E magari riguarderà anche il «regime futuro». Formula che sembra lasciare aperta la porta a una riforma generale della rivalutazione.

Al ministero dell'Economia per ora si sta lavorando a una restituzione graduale della rivalutazione bloccata per legge nel 2012 e nel 2013 da una norma del governo Monti. Con il mandato di penalizzare alcuni pensionati e alleggerire il carico su altri. L'ipotesi più probabile è che la rivalutazione sia limitata molto oltre la soglia dei 2mila euro. Con il contagocce anche per chi ha un regime totalmente retributivo o misto o comunque ha pagato pochi contributi.

Ipotesi da «tecnici», destinata a suscitare polemiche, anche perché rischia di colpire soprattutto le donne, che hanno spesso una storia contributiva meno continua degli uomini.

I cordoni dovranno comunque essere stretti. Perché i vincoli europei sui conti devono essere rispettati. La restituzione non sarà fatta in deficit. Non si supererà il tetto del 3%, e questo è scontato. Il governo voleva almeno arrivare al 2,8%. Ma per la Commissione europea dobbiamo restare al 2,6% previsto dal Def. Questo significa che il governo dovrà coprire completamente, o comunque in buona parte, il costo della sentenza. Come minimo sono cinque miliardi di euro che vanno coperti, obiettivo possibile solo con una manovra.

A saltare sono sicuramente tutti i progetti di Renzi sul tesoretto da 1,6 miliardi. Sempre che non voglia realizzarli aumentando le tasse o comprimendo altre spese. Ma anche così restano più di tre miliardi da trovare. Un costo, che finirà sulle spalle della collettività.

Tratto da:http://www.ilgiornale.it

Il governo si tiene le pensioni Taglierà quelle oltre 2mila euro
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154 ANNI FA INIZIAVA LO STERMINIO DEL POPOLO DUOSICILIANO

Pubblicato su 12 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA, POLITICA

11 Maggio 1860 – Mille avanzi di galera sbarcarono a Marsala. Non erano mille, erano 702. Violenti malfamati, protetti dagli Inglesi, con a capo un Criminale di nome Giuseppe Garibaldi, ladro di cavalli, a cui avevano mozzato le orecchie in Argentina perché beccato in flagranza di reato.

Un'orda barbarica scese dal Piemonte !
"Parlavano una strana lingua e bestemmiavano in continuazione...
donne stuprate, uomini e bambini uccisi e trucidati. Interi paesi bruciati e rasi al suolo. Ogni ricchezza venne saccheggiata..."......
i crimini commessi dai lombardo-piemontesi contro il popolo meridionale sono INENARRABILI.
Furono talmente EFFERATI che ancora oggi vengono taciuti.
Altro che fratelli d'Itaglia! Non siamo nemmeno parenti.
Quante menzogne, quanti massacri, quanto sangue e quante lacrime abbiamo versato e stiamo versando per questa Italia bugiarda.

Tu che conosci la verità sei pregato di divulgarla, farla conoscere a tutti. Cerca le verità sepolte e riportale alla luce. Divulgale a chi ignora. Il Regno delle due Sicilie era il terzo Stato più ricco al mondo. L'Unità d'Italia ha distrutto l'Italianità ed il buon rapporto fra gli stessi Italiani. Prima dell'Unità da noi ci si cibava di Bellezza fra arte e cultura in quei palazzi, che erano i più belli d'Europa.

Francesco II di Borbone profetizzò che non ci sarebbero rimasti neanche gli occhi per piangere. Infatti è e sarà così con questa maledetta falsa Unità, da ora e per le generazioni a venire.

Il Regno delle due Sicilie ed il Veneto distrutti nel 1861, insieme alla Sardegna, La Dalmazia e l'Istria distrutte alla fine del secondo conflitto mondiale. L'italianissima Corsica data in pasto alla ferocia degli aguzzini francesi. Briga e Tenda e la Contea di Nizza cedute alla stessa Francia. Il tricolore massonico ebraico rothschildiano ha seminato solo morte e fatto versare tanto sangue innocente.

L'unità d'Italia è stato un crimine contro l'umanità. https://www.youtube.com/watch?v=rkSHJfzVBLI

Fenestrelle fu un campo di sterminio peggio di Auschwitz, dove morì la meglio gioventù del Sud. https://www.youtube.com/watch?v=yKllxcKBAJY

dal 1861 Fratelli di nessuno
http://altrarealta.blogspot.it/

Tratto da: http://altrarealta.blogspot.it/
154 ANNI FA INIZIAVA LO STERMINIO DEL POPOLO DUOSICILIANO
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MA SI VERGOGNINO!!!!!!

Pubblicato su 12 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Riceviamo e pubblichiamo: 

La "giustizia" è davvero diventata una barzelletta.

La Corte di Appello di Firenze ha escluso dalla competizione elettorale la lista "Lega Toscana-Più Toscana", perché si definisce "Lega".

Francamente, da ogni punto di vista, la cosa è letteralmente infondata e ridicola. Infatti, il pensiero di chiamare "Lega", un'organizzazione politica che fungesse da cartello elettorale per i Movimenti Autonomisti e Indipendentisti della Regione geografica italiana, venne in mente al sottoscritto e a Bruno Salvadori, parlamentare valdostano di origine toscana, all'inizio del 1979!!! 

Scomparso nel 1980 il Salvadori, Umberto Bossi si è appropriato della definizione" Lega" per dar vita ad un partito lombardocentrico che non ha nulla a che vedere con le vere Autonomie e con i fini per i quali, insieme al Salvadori, avevo pensato ad una Lega. Ricordandomi benissimo dell'accordo con Bruno Salvadori, quando all'inizio dell'invasione extracomunitaria  fui "costretto" a fondare nel 1989 il Movimento Autonomista Toscano (MAT), per difendere i diritti degli Ultimi della Toscana, pensai quasi subito anche al termine "Lega".

Infatti il MAT  può chiamarsi anche Lega Autonomista Toscana in forza di due rogiti notarili e della sua presentazione alle elezioni del Senato nel 1994 e alle elezioni amministrative di Grosseto, Arezzo e  Siena con la denominazione MAT-Lega Autonomista Toscana.

Ovviamente nessuno sollevò la questione del termine "Lega", che come il termine "Partito" non è proprietà esclusiva di nessuno. Storicamente, ad essere precisi, il termine "Lega" sarebbe quindi prima del MAT che della Lega bossista , ma come sappiamo la "giustizia" non è di questo mondo, figuriamoci se lo è della Corte di Appello di Firenze...  

Alessandro Mazzerelli

4 maggio 2015

Movimento Autonomista Toscano

www.mat-toscanalibera.org

info@mat-toscanalibera.org

Tel. 347/2342482

MA SI VERGOGNINO!!!!!!
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