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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Le banche governano il mondo, ma chi governa le banche?

Pubblicato su 16 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

La maggior parte del capitale delle sei più grandi banche Usa è nelle mani dei cosiddetti 'investitori istituzionali' 

 

L'egemonia degli Stati Uniti nel mondo si basa sul monopolio della Federal Reserve, i cui azionisti sono le grandi banche che comprendono non solo le istituzioni finanziarie di Wall Street, ma anche in Europa. Ma a chi appartengono queste banche? Valentin Katasonov risponde in un articolo sul giornale online della Strategic Culture Foundation
 
Durante la crisi finanziaria mondiale tra il 2007 e il 2009 la Federal Reserve ha elargito diversi prestiti per oltre 16 miliardi di dollari a banche che sono i suoi principali azionisti. Cioè, l'elenco dei beneficiari di prestiti era in realtà l'elenco dei principali azionisti della Federal Reserve.
 
Questi includono Citigroup, Morgan Staley, Merrill Lynch, Bank of America, Barclays PLC, Bear Stearns, Goldman Sachs, JP Morgan e Leman Brothers. Alcuni beneficiari dei prestiti della Fed sono banche straniere, tra cui la britannica Barclays PLC, Royal Bank of Scotland, Bank of Scotland, UBS e Credit Suisse, Deutsche Bank e BNP Paribas.
 
Ma chi sono gli azionisti degli azionisti della Federal Reserv? La maggior parte del capitale delle sei più grandi banche degli Stati Uniti (Bank of America, JP Morgan Chase, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Wells Fargo e Citigroup) è nelle mani dei cosiddetti 'investitori istituzionali' , cioè diverse società finanziarie e alcune banche.
 
Alcune banche di Wall Street hanno anche azionisti individuali che di solito sono gli alti dirigenti della banca stessa, sia attivi che in pensionei. Ma molti analisti ritengono che le azioni delle banche di Wall Street sia nelle mani di solo quattro società finanziarie: Vanguard Group, State Street Corporation, FMR (Fidelity) e Black Rock. Altre società non appartengono alla categoria dei principali azionisti o sono controllate direttamente o attraverso una catena di intermediari da parte delle società menzionate. Pertanto, sono le società che esercitano il controllo effettivo sul sistema bancario del paese nordamericano. 
 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Le banche governano il mondo, ma chi governa le banche?
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COSA SIGNIFICA RIPRESA? (di NINO GALLONI)

Pubblicato su 15 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, POLITICA

Il recente dato ISTAT, per cui il PIL ha segnato un aumento dello 0,3% nel primo trimestre del 2015 ha suscitato grande entusiasmo tra i tifosi dell’attuale sistema economico: c’è, dunque, la ripresa? Allora, a parte il fatto che veniamo da un quinquennio che ha fatto segnare un regresso del reddito pro capite (quello che conta per i consumi, che rappresentano l’aggregato macroeconomico più importante) del 15%; per registrare un evento del genere dobbiamo andare ai tempi della guerraMa forse siamo in guerra e i poveri stanno perdendo…oltre ad aumentare spaventosamente.

Ma c’è la ripresa: sì, è vero…al contrario! Nel primo trimestre del 2015, infatti, a fronte di aumento del PIL dello 0,3% – rispetto alla situazione del primo trimestre dell’anno precedente – abbiamo avuto un aumento della popolazione residente (per le note vicende immigratorie e dintorni) dello 0,6%: 350.000 nuove presenzeDecenni facon il nostro modello economico – pur capitalistico (ma espansivo) e di mercato (non c’erano i Soviet, in Italia) – avevamo stimato che, se il PIL non cresceva attorno od oltre il 2,5%, difficilmente si poteva registrare un significativo aumento dell’occupazione. 

Allora non si taroccavano le statistiche, come dopo l’introduzione della precarizzazione selvaggia e l’aumento occupazionale corrispondeva a posti di lavoro a tempo pieno e indeterminato. Oggi il governo sta facendo sforzi per ritrasformare i precari in lavoratori con contratti seri, ma ha voluto far pagare tutto ciò in termini di diritti: diritti cartacei, ovviamente, se prevalevano le assunzioni precarie, ma la civiltà si basa anche (non solo) sui principi.

Detto ciò, torniamo al concetto di ripresa: non se ne può parlare finché l’aumento del PIL non sarà stabilmente oltre il 2%. Questo darebbe impulso all’occupazione, anche se il reddito effettivamente disponibile per i consumi, diminuirà: le bollette(delle utilities privatizzate), i conti da pagare, le spese di condominio, le tasse locali, le multe stanno aumentando per le famiglie ben oltre il 2% ogni anno. Occorrerebbe, quindi, un piano del lavoro (c’è occupazione potenziale per attività necessarie nella cura delle persone e dell’ambiente, nella manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici, pubblici e privati): la stima è 4 milioni di posizioni lavorative a 12.000 euro lordi all’anno, un flusso pari al 3% del PIL. 

Ciò si potrebbe finanziare in due modi: con un’autorizzazione monetaria della BCE in tal senso (pari a meno di un ventesimo di quanto si autorizza per aiutare le banche a continuare a fare casini coi titoli tossici sui mercati puramente speculativi); oppure con un parziale ripristino di sovranità monetaria dello Stato che potrebbe emettere buoni acquisto da utilizzare poi per pagare le tasse. Ciò produrrebbe una diminuzione del gettito tributario in euro di 48 miliardi, una riduzione della spesa assistenziale in euro per circa 20 miliardi ed un aumento delle entrate dovuto alla rivitalizzazione dell’economia: un’azione del genere dovrebbe produrre un sensibile miglioramento dei conti pubblici.

Ma tale risultato, pur comportando un aumento del PIL e dell’occupazione, sarebbe incompatibile col progetto di privatizzare ulteriori porzioni dell’ingente patrimonio pubblico esistente. Peccato.

Nino Galloni

Tratto da: http://scenarieconomici.it/cosa-significa-ripresa-di-nino-galloni/

COSA SIGNIFICA RIPRESA? (di NINO GALLONI)
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WALL STREET JOURNAL: ”FUTURO NERO PER UE E EUROZONA: NON INVESTITE QUI E SE L’AVETE FATTO, VENDETE E FUGGITE”

Pubblicato su 15 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

DA  

L’economia europea ha consolidato una modestissima crescita nel primo trimestre dell’anno, ma nel medio termine – avverte il “Wall Street Journal” – le prospettive “sono tutt’altro che rosee”.

Il quotidiano economico statunitense cita cinque fattori che impediscono all’Europa di aspirare a una crescita economica sostenuta, che sarebbe necessaria, specie nei paesi piu’ in difficolta’, a compensare il continuo aumento dell’indebitamento e a tornare ai livelli di benessere pre-crisi.

Proprio l’elevato indebitamento e’ il primo ostacolo citato dal quotidiano: “Nonostante mezzo decennio di austerita’ – che evidentemente non ha riguardato la ‘macchina’ pubblica, se non in misura marginale – il debito pubblico ha raggiunto valori record e continua ad aumentare. Il settore privato ha problemi simili a ridurre la sua dipendenza dai prestiti, e sei dei paesi piu’ indebitati al mondo si trovano nell’eurozona”.

Un secondo freno alla vera ripresa economica del Continente e’ l’elevato tasso di disoccupazione: e’ la stessa Commissione europea, nelle sue stime di crescita primaverili, ad ammettere che “la disoccupazione rimarra’ intollerabilmente elevata per un lungo periodo”. La ripresa stentata porta alla creazione di qualche nuovo posto di lavoro, ma “le riforme concepite per flessibilizzare il mercato del lavoro, che arrecano benefici occupazionali nel lungo termine, nell’immediato portano a un aumento dei licenziamenti, come dimostrato dall’Italia”.

Anni di contrazione degli investimenti da parte di imprese e governi – aggiunge il “Wall Street Journal” – hanno aggravato lo stato di usura di macchinari e infrastrutture ed eroso la capacita’ produttiva delle economie europee. La risposta comunitaria – il cosiddetto Piano Juncker – e’ a malapena un pannicello caldo, e “anche ammettendo possa funzionare, ci vorrebbe molto tempo per aumentare il limite massimo di velocita’ dell’economia europea”.

Un altro fattore che ostacola le prospettive di crescita del Continente – forse il piu’ preoccupante nel medio e lungo termine – e’ l’invecchiamento della forza lavoro e il declino demografico europeo.

Infine, il quotidiano cita i fattori di criticita’ contingenti, primo tra tutti il muro contro muro sul debito greco, le cui conseguenze sono imprevedibili: magari un default, o addirittura l’uscita di Atene dalla zona euro; ma non solo: la crisi ucraina ha gravemente danneggiato i rapporti commerciali dell’Europa con la Russia, e gli sviluppi in Africa e Medio Oriente “sono tutt’altro che favorevoli”, e stimare gli effetti economici di fenomeni come il massiccio flusso migratorio verso l’Europa e’ del tutto impossibile.

La conclusione di questa impietosa analisi del più importante quotidiano finanziario mondiale sull’Unione europea e nello specifico sull’eurozona non lascia dubbi: se avete capitali da investire, non fatelo nella Ue, anzi, andatevene prima di subire perdite irreparabili.

Questa è anche la ragione profonda della massiccia fuga di capitali dalla Germania, con la vendita in blocco si gigantesche quantità di bund tedeschi, tanto che l’interesse su questi titoli è cresciuto – nello spazio di 10 giorni di oltre il mille pe cento. Sì, mille per cento.

 
Tratto da:http://www.stopeuro.org/
WALL STREET JOURNAL: ”FUTURO NERO PER UE E EUROZONA: NON INVESTITE QUI E SE L’AVETE FATTO, VENDETE E FUGGITE”
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Manovre misteriose a Wall Street. Tutto pronto per affrontare prossimo crac Lehman

Pubblicato su 15 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Che cosa sanno i fondi Usa che noi non sappiamo?

 
Alcune tra le più importanti società al mondo che gestiscono gli ETF si stanno preparando a far fronte a una forte crisi di liquidità, assicurandosi maggiori linee di credito bancarie, a cui attingeranno nel momento in cui le turbolenze temute di verificheranno. E' quanto riporta Reuters, facendo i nomi di alcuni fondi americani, come Vanguard Group, Guggenheim Investments e First Trust.

Gli ultimi documenti societari mostrano chiaramente che le società finanziarie stanno preparando nuove garanzie da presentare alle banche a fronte della richiesta di finanziamenti, aumentando al contempo quelle già esistenti.

Le manovre che i colossi finanziari stanno adottando, evidentemente per prepararsi a qualcosa di grosso, alimentano diversi dubbi sulle reali condizioni di salute dei mercati e della liquidità. 

Vanguard Group, Guggenheim Investments e First Trust sanno qualcosa che il resto degli investitori non immagina neanche? D'altronde, anche in occasione del crac di Lehman Brothers, tutti parlarono di shock improvviso. Ma poi si scoprì che era da parecchio tempo che i problemi della banca d'affari americana andavano avanti. 

Fanno riflettere le dichiarazioni di Martin Armstrong, autore di diverse analisi sui mercati, citato da riviste americane del calibro di Time Magazine, che ha scritto: "L'ammontare di cash che si sta ammassando nella parte breve della curva dei rendimenti è impressionante. I tassi stanno crollando in territorio negativo, ed è esattamente quanto iniziò a verificarsi nell'apice della crisi del 2009. I grandi player di mercato stanno smobilizzando soprattutto titoli a 10 anni o a scadenza maggiore e tutti si stanno accalcando ad acquistare titoli di breve termine, tanto che non c'è abbastanza offerta da soddisfare le richieste. Non c'è il desiderio di detenere (bond) a lungo termine e anche titoli di stato a scadenza decennale come quelli della Germania. Tutto ciò mostra che la crisi si sta manifestando e che si sta verificando un collasso di liquidità". 

Nella parte lunga della curva dei rendimenti, i tassi stanno schizzando verso l'alto in tutto il mondo, e diversi analisti si stanno chiedendo se la bolla dei bond del valore di $76 trilioni ($76.000 miliardi) non stia per implodere.

Recentemente Jim Reid, strategist di Deutsche Bank, ha affermato in un'intervista al Telegraph che, se da un lato le banche centrali hanno tentato di rendere maggiormente disponibile una "liquidità di alto livello", con le loro manovre di QE e le loro politiche di tassi a zero, dall'altro lato, il possesso da parte delle stesse banche centrali di quantità enormi di bond, ha ridotto la liquidità disponibile sui mercati finanziari, creando alla fine "vuoti di aria". 

Di conseguenza Reid ammette di non poter fare a meno di pensare che quando "si verificherà la prossima crisi, l'assenza di liquidità in diversi mercati sarà caotica". 

Il quadro si fa ancora più preoccupante se si pensa a quanto sta accadendo anche sui mercati azionari. Phoenix Capital Research scrive: "E' come se questo fosse l'ultimo 'urrah' per le azioni. Ora siamo ufficialmente nel mese di maggio. E storicamente, il periodo che va da maggio a novembre è uno dei peggiori per i mercati azionari. In più, i fondamentali stanno peggiorando in modo drammatico per i mercati. Il 2014 è stato il primo anno dal 2009 in cui le vendite delle società sono scese; e il fatturato ricalca l'attività economica molto più di quanto facciano gli utili, dal momento che o i soldi arrivano, oppure no. Il fatto che il giro d'affari (di diverse aziende) stia scendendo indica che la "ripresa" è finita". 

Phoenix continua: "Dopo aver tagliato i costi e emesso debito per le operazioni di riacquisto, probabilmente ci troviamo anche al picco degli utili. Finora il 90% circa delle società quotate sullo S&P 500 ha diffuso i bilanci. E, su base annua, i profitti sono scesi -11,9%. Dunque, sia le vendite che gli utili stanno scendendo...in un momento in cui i titoli azionari sono così sopravvalutati che anche la Fed lo ammette. Questi sono tutti fattori che potrebbero provocare un grave collasso dei mercati. E i grandi fondi si stanno preparando PRIMA che tutto ciò avvenga". (Lna)


Fonte: The Economic Collapse
 
Manovre misteriose a Wall Street. Tutto pronto per affrontare prossimo crac Lehman
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Non esistono i governi, esiste solo un “Unico Governo Mondiale”

Pubblicato su 15 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

È inutile girarci intorno, la realtà è che siamo governati da un  “GOVERNO MONDIALE”, prendetene coscienza, non fate finta di nulla, non credete alle stronzate che dicono nei telegiornali, qui la ripresa economica ci sarà quando e come dicono loro.

Loro chi? direte.. semplice rispondo io, loro sono i “Padroni del Mondo”.
Avete mai sentito parlare di MASSONERIA?”…NO?
Svegliatevi vi dico, qui è tutto un meccanismo malato e sadico, tutto è già stato deciso e scelto per noi…
parlo di persone importanti, di menti diaboliche, politici, giornalisti (venduti), banchieri, petrolieri..gente dell’alta finanza, rappresentati di eserciti…medici, industriali, che hanno il potere su tutto.
Si riuniscono periodicamente, in luoghi segreti e inviolabili, scortati da migliaia di agenti, guardie del corpo, nessuno può entrare senza permesso, si entra solo per invito.
Cosa accade in queste riunioni? semplice, discutono, parlano di noi e del nostro futuro, prendono accordi su come aumentare il proprio potere, la loro onnipotenza, non parlo solo economica..ma di vera e propria tirannia nei nostri confronti.
I governi attuali delle varie Nazioni del mondo, sono governati da persone malate, da persone schiave del sistema, sotto un unico e grande obiettivo, GOVERNARE IL MONDO!
La crisi economica è una conseguenza della forzata idea di creare un unico stato europeo, gli Stati Uniti d’Europa, sotto la direzione USA.
Dietro tutto questo ci sono sempre loro..gli americani.
Si si..sempre loro…i mangia humburger, quelli che esportano DEMOCRAZIA facendo guerre…anzi “missioni di pace”, si proprio loro, vogliono americanizzare tutto il mondo, vogliono che L’Europa si inchini al volere di Zio Sam.
Uno dei punti fondamentali della Massoneria è toglierci la sovranità monetaria, e ci stanno riuscendo alla grande, grazie appunto ai nostri governanti, scelti non a caso, sono messi li..senza nemmeno essere eletti dal popolo, per svolgere i compiti assegnati.
Sono tutti delle marionette e i fili sono manovrati da mani assassine, che hanno solo lo scopo di eliminare gran parte della popolazione mondiale.
Ci stanno togliendo l’ossigeno, massacrandoci di tasse, togliendoci il lavoro, vogliono ridurci in povertà, perché? Perché un popolo indebolito è più facile da governare.
Non credete alle frasi effetto di RENZI, non vi sentite già abbastanza presi per il culo con la storia degli 80 euro?
Credete davvero che ci sarà una ripresa nel 2015? Non credo proprio io, è solo propaganda, la realtà che già molti non arriveranno al 2015, hanno deciso di togliersi la vita prima.
Quindi basta con queste cazzate, qui già hanno pianificato tutto il nostro presente e futuro, se non stiamo attenti a breve ci sarà un’altra crisi economica che ci stroncherà del tutto, ma non solo, qui si rischiano vere e proprie guerre, fatte bi bombe, sangue e lacrime.
Perché vedete la maggior parte dei nostri soldi, servono a finanziare le Guerre degli USA.
Obama ha capito che per risollevare la propria nazione, per eliminare il debito accumulato, deve al più presto creare una guerra dalle portate bibliche, cerca un pretesto per farlo e potrebbe essere l’ISIS, organizzazione terroristica che minaccia l’occidente.
Ma secondo molti l’ISIS è una creazione, un mostro creato dagli USA stessi, un mostro scappato di mano, che si mette contro il proprio creatore.
Ci saranno guerre dunque, come già ci sono del resto, tutte finalizzate per uno scopo ben preciso, continuare ad essere l’unica Nazione al comando del Mondo.
Infatti gli USA, temono di essere sopraffatti da altre potenze come CINA e RUSSIA, diretti avversari da sempre.
Poco importa se esplode una guerra Nucleare, non importa loro del nostro destino, loro vogliono governare il mondo e sono pronti a tutto pur di riuscirci, per questo vi dico…uniamoci contro questo governo mondiale, opponiamoci in qualche modo…non stiamo inermi, informatevi sulla massoneria..non state li sempre e solo a lamentarvi, sempre e solo a schierarvi con un partito piuttosto che un altro, vogliono proprio questo, metterci uno contro l’altro e lo hanno capito bene come farlo,in fondo se ci fate caso i social-network tipo facebook, sono nati anche per questo scopo, vi sarà capitato più volte di commentare un post di un seguace di un qualsiasi partito, criticando la sua scelta, riempiendolo di offese..ma a cosa è servito..dire sei uno stronzo comunista..o uno stronzo fascista? A nulla..avete perso tempo entrambi, avete scaricato la vostra rabbia sulla tastiera…ma non ha portato nulla di buono..i politici di entrambi colori..vi fotteranno…vi hanno fatto sempre capire che esiste una destra e una sinistra..in realtà non esistono..sono tutti amici, parenti…e compagni di festini..(droga, alcol e puttane).
 
Quindi informatevi..il futuro deve tornare nelle nostre mani…
 

 

Non esistono i governi, esiste solo un “Unico Governo Mondiale”
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PERCHE' L'IDEA GRILLINA DEL REDDITO DI CITTADINANZA, NUMERI ALLA MANO, E' IRREALIZZABILE

Pubblicato su 15 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

DI LUCIANO CAPONE

ilfoglio.it

Ciò che è stato proposto dai grillini prevede di garantire un sussidio a chi è disoccupato, inoccupato, pensionato o a basso reddito fino al raggiungimento della soglia di 780 euro al mese

Negli ultimi mesi si è parlato molto di “reddito di cittadinanza”, in particolar modo dopo la marcia Perugia-Assisi con cui il Movimento 5 stelle ha chiesto al Parlamento di approvare la propria proposta di legge. Molte forze politiche, da Sel a Pippo Civati passando per la minoranza del Pd, si sono dette disponibili a discutere con il M5s di un provvedimento che dia un sussidio a chi vive sotto la soglia di povertà, ma c’è molta confusione su quale tipo di strumento utilizzare, quanto costa e chi devono essere i beneficiari.


 

Il “reddito di cittadinanza” proposto dai grillini prevede di garantire un sussidio a chi è disoccupato, inoccupato, pensionato o a basso reddito fino al raggiungimento della soglia di 780 euro al mese. In pratica chi è a reddito zero riceve 780euro al mese, mentre chi ha un reddito basso avrà un’integrazione che gli permetterà di raggiungere la soglia di 780euro. In realtà quello proposto dal Movimento 5 stelle non è un vero e proprio “reddito di cittadinanza”, ovvero un sussidio universale individuale, perché se così fosse il costo di una tale operazione sarebbe pari a circa 90 miliardi di euro. Quello proposto dai grillini invece è un “reddito minimo garantito” (così infatti lo chiama Sel), ovvero un sussidio condizionato ad alcuni obblighi come non rifiutare più di 3 offerte di lavoro trovate dai centri per l’impiego, frequentare corsi di formazione e fare lavori socialmente utili per otto ore settimanali. Il sussidio inoltre non è individuale, ma basato sul nucleo familiare: non vengono dati sussidi fino a 780euro a ognuno, ma vengono ridotti se più aventi diritto fanno parte dello stesso nucleo familiare. In questo modo il costo complessivo stimato dai grillini scende a 17miliardi annui, una somma molto più bassa, destinata a una platea di circa 10milioni di persone (circa 3 milioni di nuclei familiari).

Si tratta comunque di una cifra consistente, basti pensare che il governo è nell’impossibilità di trovare una somma simile per coprire il buco causato dalla bocciatura del blocco dell’indicizzazione delle pensioni decisa dalla Corte Costituzionale, con l’aggravante che gran parte del rimborso delle pensioni è una tantum, mentre i 17 miliardi stimati dal M5s per il “reddito di cittadinanza” devono essere strutturali, cioè vanno trovati ogni anno.

E la sostenibilità finanziaria, non proprio un dettaglio, è il punto debole della proposta grillina. Innanzitutto perché non c’è una certezza sul reale costo del provvedimento, visto che in una proposta simile di meno di due anni fa in cui i grillini proponevano un “reddito di cittadinanza” da 600 euro mensili (cioè di meno di quello attuale) il costo totale previsto era di 19 miliardi di euro (cioè di più di quello attuale, che però dà più soldi). Ma oltre all’incertezza sul costo complessivo, ciò che appare debole nella proposta sono le coperture. Il Movimento 5 stelle prevede di recuperare i 17 miliardi annui attraverso 600 milioni di tasse sul gioco d’azzardo, 1,2 miliardi di nuove tasse sulle imprese petrolifere, 1,1 miliardi di riduzione dei costi della politica, 4,5 miliardi di risparmi dall’acquisto di beni e servizi dell’amministraizone pubblica, una patrimoniale da 4 miliardi, 740 milioni dal taglio delle pensioni d’oro, 3,5 miliardi dal taglio delle spese militari, 600 milioni dall’8 per mille e altri 600 milioni da banche e assicurazioni. Ma molte di queste coperture semplicemente non esistono. Ad esempio il miliardo in più che si intende prelevare dalle industrie petrolifere non è altro che l’incremento dell’aliquota della Robin tax, che però è stata da poco dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Allo stesso modo la Corte si è espressa contro “contributi di solidarietà” sulle pensioni. È molto improbabile riuscire a tagliare di 3,5 miliardi le spese militari, una cifra che corrisponde a circa il 20 per cento del budget del ministero della Difesa, perché vorrebbe dire tagliare tutti gli investimenti per sempre e intaccare anche le spese del personale e di esercizio (ovvero le spese di funzionamento). In pratica in poco tempo resterebbe solo il personale, tra cui i carabinieri che si occupano della sicurezza del territorio, ma con infrastrutture vecchie, mezzi obsoleti e senza benzina. Così come sembra difficile ottenere 4 miliardi da un’altra patrimoniale (pari a un quinto del gettito dell’Imu) senza mettere in ginocchio definitivamente il settore immobiliare. Restano i tagli agli sprechi e al costo della politica, invocati da tutti ma poi sempre difficili da individuare, un taglio di benefici fiscali da 600 milioni alle banche e alla Chiesa e altri 600 milioni dalle tasse sul gioco d’azzardo. Poca roba.

Ma l’ulteriore problema del “reddito di cittadinanza” grillino, coperture a parte, è che per la sua generosità (in media nei paesi europei è di circa 400 euro) e per come è impostato, rischia di essere nient’altro che una nuova misura assistenzialista. Con un sussidio così elevato a molti converrà restare sul divano piuttosto che accettare tutta una serie di lavori anche part time che offrono meno di 780euro. Se lavorando guadagno sempre 780 euro mi conviene stare a casa. E anche per lavori da qualche centinaio di euro in più a molti converrà accontentarsi del sussidio. Il problema è evidente soprattutto per chi ricade tra i beneficiari del sussidio ma non è a reddito zero: chi guadagna 400 euro ottiene 380 euro di integrazione, ma se ne guadagna 500 ne riceverà 280: “In un qualsiasi sistema di sussidi – dice Riccardo Puglisi, docente di Scienza delle finanze all’Università di Pavia – bisogna valutare quanto il sussidio diminuisce al crescere del reddito, in questo caso se a un guadagno di 100 euro in più corrisponde una riduzione del sussidio di 100 euro vuol dire che l’aliquota marginale è del 100 per cento, l’effetto dell’incentivo è il peggiore possibile”. Si tratta in pratica di una tassa sul lavoro e un incentivo all’ozio: “Se un’ora di lavoro in più rende zero – dice Puglisi – è evidente che le persone sono indotte a godersi il tempo libero. Questo rischia di creare una classe di persone che vive di sussidi e rimane intrappolata nella povertà, qualcosa di simile a ciò che è accaduto nell’Inghilterra pre-Thatcher”. Ciò non vuol dire che non ci sia bisogno di ridisegnare il nostro sistema di welfare in una maniera universale, una soluzione che va in questa direzione è l’aliquota negativa sul reddito proposta a suo tempo da Milton Friedman, che garantiva fino a una certa soglia un sussidio per ogni euro guadagnato in più, in modo da premiare chi lavora e guadagna di più: “È sensato che ci sia un reddito minimo universale, ma deve essere a un livello tale e con un meccanismo tale da mantenere gli incentivi a lavorare. Se l’imposta negativa proposta da Friedman non ha un’aliquota marginale del 100% è perché Milton Friedman non era proprio uno sprovveduto”.

Luciano Capone

Fonte: www.ilfoglio.it/

Link: http://www.ilfoglio.it/economia/2015/05/12/reddito-di-cittadinanza-numeri-alla-mano-irrealizzabile-grillo-m5s___1-v-128704-rubriche_c215.htm

Tratto da: http://www.comedonchisciotte.org/

PERCHE' L'IDEA GRILLINA DEL REDDITO DI CITTADINANZA, NUMERI ALLA MANO, E' IRREALIZZABILE
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TRATTATO DI LISBONA & NUOVO ORDINE MONDIALE

Pubblicato su 15 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Anche se l'articolo è datato 2008 riteniamo utilissimo riproporlo per una doverosa conoscenza ( per chi se lo fosse perso ). C.M.

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L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / LE PREVISIONI DELL'UNIONE EUROPEA PER L'ITALIA DAL 2012 AD OGGI SONO TUTTE FALSE (TRUFFA)

Pubblicato su 13 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

In questi giorni gli oligarchi ue hanno diramato le stime su pil e rapporto deficit/pil per il 2015 per il nostro paese.

Secondo Bruxelles, quest’anno il pil crescera di “ben” lo 0,6% (ricordiamo che i dati storici evidenziano che per crescite del pil inferiori al 2% non si crea nuova occupazione) ed il rapporto deficit/pil dovrebbe attestarsi al 2,6%, facendoci rientrare nel “club dei bravi scolari”.

Ci sarebbe quasi da essere felici, dopo anni di crisi, se non fosse per un semplice fatto: negli ultimi anni le previsioni della ue sulla crescita del pil non si sono mai avverate.

Non ci credete? Vediamo qualche dato a confronto

Anno 2012

Previsioni ue: pil -1,4% e rapporto deficit/pil 3%

Realtà: pil -2,4% e rapporto deficit/pil 3%

Anno 2013

Previsioni ue: pil -1,3% e rapporto deficit/pil 2,9%

Realtà: pil -1,9% e rapporto deficit/pil 2,8%

Anno 2014

Previsioni ue: pil +0,7% e rapporto deficit/pil 3%

Realtà: pil -0,4% e rapporto deficit/pil 3%

I dati consultivi sono presi direttamente dall’ISTAT.

Come possiamo notare, mentre il rapporto deficit/pil rispetta sostanzialmente le attese, la crescita del pil è stata sistematicamente sovrastimata dagli oligarchi ue.

Il motivo? Molto semplice: indurre nei cittadini la speranza che il peggio sia finito e far meglio sopportare loro le varie manovre correttive messe in atto dagli ultimi tre governi per rispettare il famigerato “parametro” che crea distinzione tra paesi cattivi e buoni secondo i canoni espressi dalle parti di Berlino e Bruxelles.

D’altra parte è dimostrato scientificamente che le persone hanno scarsa memoria per numeri e dati, per cui, da un anno all’altro si può ripetere in modo agevole il trucchetto, “spostando” di ulteriori dodici mesi la ripresa e passando subito all’incasso con le manovre correttive in nome della “crescita” e del “risanamento”.

In Veneto c’è un proverbio che recita all’incirca in questo modo: “Un contadino si lamentò che sul più bello che era riuscito ad abituare il suo asino a mangiar paglia al posto della biada, gli era morto.” Questo è quello che rischia il premier non eletto italiano e gli oligarchi ue: sono talmente convinti di poter condannare un intero continente (questo è un trucchetto diffuso nell’intera eurozona) alla misera ed alla disperazione, da non rendersi conto che sta montando la più grande ondata di rigetto nei confronti delle istituzioni europee che si sia mai vista.

Le strade percorribili per l’italico stivale sono solamente due: o una lenta e dolorosa agonia che porterà alla deindustrializzazione del paese, facendolo diventare una colonia a basso costo per le potenti multinazionali dei paesi teutonici, o la presa di coscienza che l’euro ed i folli parametri che stanno alla sua base sono una catena da spezzare, senza lasciarsi imbonire da previsioni più degne di una fattucchiera che di un centro studi.

Altre strade non ve ne sono, e dipende solo ed esclusivamente dai cittadini, quale futuro darsi.

Luca Campolongo

Fonti: comunicati ufficiali della commissione ue e dati istat

Tratto da: http://www.ilnord.it/

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / LE PREVISIONI DELL'UNIONE EUROPEA PER L'ITALIA DAL 2012 AD OGGI SONO TUTTE FALSE (TRUFFA)
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Martin Armstrong svela la data del "crollo" dell'euro

Pubblicato su 13 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

L'esperto americano di cicli economici, Martin Armstrong, sostiene che i giorni dell'euro sono contati, perché la moneta unica europea è stata segnata, fin dal momento della formazione della zona euro, da una "ferita di nascita".
 
In un'intervista al quotidiano tedesco ' Die Welt ', Armstrong ha detto che il rischio di crollo della moneta unica è del 90%, e stima che "succederà il 1 ° ottobre". "A causa degli errori nella creazione della moneta unica, attualmente il sistema bancario dell'Unione europea è molto instabile. State lontano da titoli di stato europei, che sono irrimediabilmente sopravvalutati", ha aggiunto.
 
Ul modello di Armstrong, che una volta predisse il Lunedì nero nel mercato statunitense del 1987 e la crisi finanziaria russa del 1998, si basa sul cosiddetto ' codice Pi ', che molti esperti considerano un tipo di formula finanziaria globale ed è una combinazione di banche dati storiche più ampie del mondo e flussi dei capitali degli investitori.
Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it
Martin Armstrong svela la data del "crollo" dell'euro
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I CINQUE PASSI VERSO LA PRIVATIZZAZIONE DI TUTTO

Pubblicato su 13 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

DI PAUL BUCHHEIT

Information Clearing House

Polizia e tribunali, istruzione, sanità, acqua, tutto fino al governo stesso sono stati, o stanno per essere privatizzati. I più benestanti tengono sempre per loro il meglio di ogni servizio.

Nel cuore della spinta alla privatizzazione c'è il disprezzo per il Governo e totale sfiducia nella società, nonché un individualismo senza cervello che praticamente non lascia alcuno spazio alla cooperazione. I sostenitori della privatizzazione chiedono totale ''libertà'', almeno finché non hanno bisogno che il governo intervenga in loro nome.


 

Questi privatizzatori hanno un sistema:

1. Convinciti che “Ho fatto tutto da solo”:

La gente che si ritrova avvantaggiata in società cerca di razionalizzare le proprie azioni, e molti di loro vi riescono con l'aiuto della filosofia di Ayn Rand, autrice del testo "La virtù dell'egoismo". Questa autrice rifiutava in tronco i valori della comunità affermando: "Un qualsiasi gruppo non è altro che un certo numero di individui messi insieme (...) Se la civiltà vuole sopravvivere l'uomo deve interamente rifiutare la moralità altruistica”.

Dopo Ayn Rand, negli anni d'oro del neoliberismo, con Ronald Reagan che borbottava “Il Governo è il problema” e Margaret Thatcher che proclamava: “La società non esiste!”, istituzioni prima rispettate e tenute in conto come la scuola pubblica e il trasporto pubblico iniziarono ad essere demonizzate e definite come “socialiste” e “di stile sovietico”. Simili messaggi sono stati ripetuti con una tale frequenza e insistenza dai media di proprietà del grande capitale che il vasto pubblico ha finito per crederci sul serio.

Affermava l’ “Economist”, parlando della situazione riguardo allo sviluppo di prodotti di consumo: “I Governi non sono mai stati bravi a capire chi sono i vincitori, e molto probabilmente lo diverranno ancora meno; oggi ormai legioni di imprenditori e tecnici scambiano incessantemente nuove idee e progetti online, li trasformano in prodotti finiti a casa e li mettono sul mercato globale da un garage. Mentre la rivoluzione avanza, il governo dovrebbe occuparsi solo dello stretto necessario e lasciare fare il resto ai rivoluzionari”.

Tuttavia, come nota Marianna Mazzuccato sulla rivista “The Entrepreunerial state”: "La realtà è che proprio lo Stato che si è impegnato su vastissima scala nell'assumersi il rischio imprenditoriale per stimolare innovazione”. Le prove di questo non mancano, in numerosi settori e discipline, fra tutte tecnologia e industria farmaceutica, le quali hanno visto i laboratori finanziati dalle corporazioni diminuire le loro attività o persino scomparire.

Nel costoso nuovo settore delle nanotecnologie, continua la Mazzucato, l'industria non può giustificare nelle sue logiche investimenti su applicazioni che richiedono 10 o 20 anni di lavoro di sviluppo, nonché un coordinamento multidisciplinare di fisica, chimica, biologia, medicina, ingegneria e informatica.

2. Insistere che la rimozione del Governo sia un vantaggio per tutti:

La necessità di rimuovere i governi viene giustificata con un vago richiamo alla “libertà”, il quale suona a dire poco iperbolico, per non dire completamente insensato. Uno dei massimi sostenitori è stato Milton Friedman, il quale disse che: “Alla base di molti degli argomenti contrari al libero mercato vi è la mancanza di fede nella libertà in generale”'. Il “Cato Institute” rincarava la dose predicando che: “I liberi mercati creano un futuro di integrità e fiducia”, infine il fondatore della rivista Forbes, Steve Forbesdichiarò indignato: “È impossibile creare prosperità senza libertà”!

Senza considerare il semplice fatto che questa libertà è responsabile di aver generato la situazione di massima disuguaglianza registrata negli ultimi 100 anni circa, gli apologeti di questa sorta di libertà non rinunciano a cercare di convincerci che in qualche modo (incomprensibile) stiamo già tutti prosperando. Sul Wall Street Journal: la nostra economia va alla massima velocità. Un analista Moody's: La nostra economia spara da tutti i cilindri, come un mitragliatore.

Alcuni “amanti della libertà” riescono a essere ancora più estremi nel difendere i fantomatici benefici della disuguaglianza per tutti noi, arrivando a sostenere che l'ineguaglianza dei redditi è positiva per i poveri e persino a dichiarare senza mezzi termini che “La diseguaglianza dei redditi in un sistema capitalistico è qualcosa di veramente bello”.

3. Assicurare che il governo non sarà rimosso prima di essere diventati veramente ricchi:

Mentre gli straricchi si lamentavano del governo non hanno certo smesso di preoccuparsi che lo stesso governo continuasse ad aiutarli, tramite l'incredibile dispiegamento di deduzioni, esenzioni, esclusioni e scappatoie legali di cui questi straricchi si avvantaggiano. Almeno 2200 miliardi all'anno tra sconti fiscali, tasse sottopagate, paradisi fiscali e pura strafottenza aziendale sfuggono ogni anno dall'economia della comunità, diretti nelle tasche dei più ricchi, fra i quali i più svergognati arrivano a sostenere che è giusto che i loro hedge funds siano tassati, molto, moltissimo meno dello stipendio di un insegnante. Essendo la massima aliquota relativamente bassa i multimilionari pagano una percentuale del loro reddito insignificante rispetto a normali contribuenti del ceto medio; tramite i derivati ad alto rischio, che sono i primi ad essere ripagati in caso di collasso del sistema bancario; per ultimo la possibilità della bancarotta che consente alle imprese, e non certo agli studenti, di sbarazzarsi dei loro debiti contratti.

4. Tagliare progressivamente i fondi al Governo finché la privatizzazione non appare come unica soluzione possibile:

Questo è stato utilizzato in dosi massicce specialmente contro l'istruzione, seguendo una semplice formula; secondo il The Nation: “Usare test standardizzati allo scopo di dichiarare dozzine di scuole dove vanno soltanto i poveri come “un costante fallimento”, metterle sotto controllo e gestione di una autorità speciale non eletta, la quale farà in modo che la scuola da pubblica passi a essere una concessione a privati”. E ovviamente, continuare a tagliare i fondi. Secondo il Centro studi sulle priorità di spesa e bilancio in 48 stati USA, praticamente tutti esclusi Alaska e Nord Dakota, la spesa media per studente nel 2014 risultava diminuita in confronto a prima della recessione.

Sta accadendo anche al sistema “social security” (previdenza sociale), probabilmente il programma gestito in maniera più efficiente, in confronti sia a gestioni pubbliche che private che si può trovare nella storia della nazione. Come nota Richard Eskow: “il Governo ha tagliato 14 dei 16 requisiti di budget del social security. C’è una sola spiegazione logica di questo: ostilità verso il Governo stesso, combinata alla determinazione di trasferire nelle mani di imprese private quante più risorse pubbliche possibili tramite privatizzazione”.

Sta succedendo anche alle forze di polizia, che diventano private in sempre più quartieri e poli produttivi mentre i soldi pubblici scompaiono.

5. Restare ignoranti di qualsiasi fatto problematico:

I casi di fallimento dei sistemi privati abbondano nei fatti concreti, ne citeremo qualcuno:

Istruzione: Il manager del detentore di una concessione scolastica privata è pagato 350 volte in più per studente di un analogo preside in una scuola pubblica.

Sanità: Il sistema più costoso del mondo sviluppato, con costi per un intervento di chirurgia ordinario tra le tre e le dieci volte più alti che nella maggior parte degli stati europei, con il 43% degli Americani che evitano di farsi visitare da un medico o non comprano medicine necessarie a causa dei costi eccessivi. Il programma Medicare invece, quasi esente dal motivo del profitto e dalla competizione è gestito in maniera efficiente, e ne beneficiano ugualmente tutti i cittadini degli USA aventi diritto.

Sistema bancario/credito: Grazie alle banche private un dollaro su tre che spendiamo finisce nel pagamento di interessi, e quando andiamo in pensione metà dei nostri fondi pensione sarà in mano alle banche. Intanto la banca pubblica del North Dakota (BND) vantava un ritorno sugli investimenti patrimoniali del 23,4% prima del boom petrolifero in questo Stato. Il Wall Street Journal, generalmente parecchio orientato in favore delle privatizzazioni, ammette che la banca pubblica del North Dakota è “più redditizia del Goldman Sachs group Inc, ha un rating del credito migliore della JP Morgan Chase&co e i suoi profitti sono in costante crescita dal 2003”.

Polizia: mentre il budget per le forze di polizia è costantemente ridotto, le comunità sono sempre più affidate a agenti responsabili della sicurezza che sono insufficientemente addestrati, poco controllati e regolamentati, e troppo spesso immuni dal giudizio dei cittadini sulle loro azioni.

Gestione delle risorse idriche: Un esperto sulla sicurezza delle risorse idriche ha suggerito che “Una soluzione promettente potrebbe essere la creazione di mercati dell'acqua dove la gente possa vendere e comprare diritti di utilizzo dell'acqua”. Tuttavia una analisi condotta dal “Food and water watch fund” nel 2009 sulla infrastruttura di condutture idriche e fogne ha riscontrato che le compagnie private aumentano il costo per l'utente dell'80% rispetto alla erogazione d'acqua e del 100% rispetto ai costi di manutenzione della rete di scarico fognario.

Ambiente: Secondo l'ex economista capo della Banca mondiale Nicholas Stern, “Il cambiamento climatico è il più enorme fallimento del mercato nella storia”, nonostante ciò Bloomberg riferisce che “A Wall Street le compagnie finanziarie stanno investendo in aziende che trarranno profitto via via che il pianeta si riscalda”.

Il Governo stesso: In uno studio sui subappalti il Project on Government oversight (Progetto per esaminare l'operato del Governo) ha rivelato che in 33 casi su 35 esaminati "Il fatturato annuo verso le aziende appaltatrici è molto più elevato dello speso per gli stipendi annui degli impiegati federali.

I Grandi Individui emergono dagli sforzi collettivi 

La privatizzazione va di pari passo con l'imposizione di più individualismo e meno cooperazione. Ma il pensare che concentrare tutto nei confini dei sé produca un beneficio per tutti è decisamente un pensiero arretrato. Come riassume George Lakoff: “E' il pubblico a garantire le condizioni della libertà… l'individualismo può iniziare solo dopo che le strade sono state costruite, che gli individui hanno ricevuto una istruzione, dopo che la ricerca medica ha provveduto alla cura delle infezioni…”

Sull'autore: Paul Buchheit insegna “Diseguaglianze economiche” alla DePaul University, è inoltre fondatore e sviluppatore dei siti web: UsAgainstGreed.org, PayUpNow.org e RappingHistory.org ed editore e co-autore del testo: "American Wars: Illusions and Realities". Lo si può contattare a: paul@UsAgainstGreed.org

Fonte:www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/article41761.htm

04.05.2015

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONZI

 

(Nota del traduttore: dati, fonti riportate e situazioni descritte nel presente articolo si riferiscono esclusivamente agli USA)

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