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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

La truffa del piano Juncker. Per l'Italia nessun vantaggio

Pubblicato su 17 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

Nel piano di investimenti da 300 miliardi i nostri soldi finanzieranno solo progetti di altri Paesi europei. E chi ci guadagna è la Germania

 
Di: Gian Maria De Francesco
 
Un sostegno allo sviluppo dell'Unione europea? No, piuttosto un mezzo alternativo per sviluppare il Lebensraum , lo spazio vitale della Germania con la compartecipazione degli altri Paesi europei.
In buona sostanza, un pacco. Ecco cosa rischia di diventare il tanto sbandierato «piano Juncker» per rilanciare lo sviluppo dell'Europa.

Anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, solitamente poco avvezzo alle polemiche, ieri nel corso della riunione Ecofin a Bruxelles ha alzato un po' la voce. Il governo italiano, è il senso dell'intervento, «è preoccupato per la definizione di una possibile “lista nera” degli investimenti definita ex ante» da parte dell'Antitrust europeo in relazione a eventuali aiuti di Stato. Il rilievo è persino troppo garbato per i potenziali risvolti negativi che potrebbero interessare l'Italia. Il progetto di investimenti pubblici da 21 miliardi (16 miliardi del bilancio europeo e 5 miliardi della Bei), che dovrebbe sviluppare grazie ai privati un effetto leva da 315 miliardi, rischia di essere un flop per il nostro Paese.

Nei mesi scorsi i principali Paesi, tramite le rispettive istituzioni finanziarie (Cdp per l'Italia, Caisse des Dépôts per la Francia e Kfw per la Germania), hanno fatto sapere di essere pronti a compartecipare all'iniziativa. La Cassa presieduta da Franco Bassanini è disposta a investire 8 miliardi. Ovviamente, ciascuna nazione vorrebbe finanziare iniziative di interesse strategico per il proprio mercato interno, comprese le infrastrutture di telecomunicazione. Ma la bozza di regolamento del Fondo per gli investimenti strategici (così si chiama il veicolo del piano Juncker) prevede che i progetti finanziati evitino «la creazione di barriere all'entrata» di ogni singolo mercato. Che è un po' come sbarrare la strada a un ipotetico progetto italiano realizzato anche con capitali pubblici italiani.

Padoan e i tecnici di Via XX Settembre si stanno arrovellando da parecchi mesi, ma hanno un problema ancor più grande che si chiama Patto di Stabilità. Se gli Stati finanziano il Fondo, quei miliardi sono scomputati dal Patto. Ma se vogliono cofinanziare un intervento nazionale nell'ambito del piano, quello è deficit. Che cosa vorrebbe dire ora come ora? Molto semplice: se un singolo Stato volesse finanziare il Fondo, per essere tranquillo di non incappare in qualche tegola burocratica dovrebbe disinteressarsi di dove quei soldi vengono investiti. La Francia finanzia la Polonia e l'Italia la Lituania? Sulla carta tutto ok. D'altronde, quello che poi è diventato il «piano Juncker» era stato originariamente pensato come un sostegno ai Paesi entrati per ultimi nell'Unione, cioè quelli dell'Est Europa, mercato di sbocco naturale dei prodotti tedeschi. Non è un caso che la Germania non stia protestando: Berlino vince in ogni caso.

Quello che Padoan sta cercando di spiegare a Bruxelles è che se l'intervento pubblico sostiene un progetto, è perché gli investitori privati non si sentono in grado di assumersi il rischio. E questo di per sé non è un aiuto di Stato. Anche il governo Renzi comincia a sentire puzza di bruciato. Con un po' di ritardo: i circa 2mila progetti presentati preliminarmente dall'Italia sono stati bocciati. Non è possibile che fosse tutto da buttare via ameno che il vincitore della «lotteria Juncker» non sia stato deciso a tavolino.

Tratto da:http://www.ilgiornale.it

La truffa del piano Juncker. Per l'Italia nessun vantaggio
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Gender nelle scuole: il Pd approva l’emendamento

Pubblicato su 17 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Di: Marta Stentella

Il Piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo l’educazione alla parità di genere, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti ed i genitori sulle relative tematiche come previsto anche dall’articolo 5, comma 2, del decreto legge 14 agosto 2013 n. 93 convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 199 in materia di Piano di azione straordinario contro la violenza”. 

Si tratta del comma 8bis, all’Art. 2 che introduce l’insegnamento della parità di genere in tutti i curricola.

Si, perché il 3 maggio, non a caso di domenica, approfittando del prevedibile assenteismo e rilassamento degli “attori”, Giovanna Martelli consigliere del presidente del Consiglio Matteo Renzi sulle Pari Opportunità, ha proposto un emendamento “gender”, sottoscritto da tutto il Pd, da inserire nel disegno di legge sulla riforma della scuola che attualmente è all’esame della VII Commissione cultura della Camera. Il Pd ha poi tentato di mischiare le carte occultando questa manovra facendola integrare nella super legge che dovrebbe mutare il volto della scuola. Mossa astuta.

Fortunatamente c’è chi su questi argomenti non abbassa la guardia, come le numerose associazioni (più di 40) che in risposta a questa manovra hanno consegnato al presidente Sergio Mattarella le oltre 180 mila firme raccolte per chiedere di fermare l’infiltrazione dell’ideologia genere nelle scuole italiane. Tra queste abbiamo i Giuristi per la vita e Provita Onlus che chiedono espressamente al Capo dello Stato di «intervenire, con la sua autorità giuridica e morale, presso gli organi competenti, affinché vengano presi i provvedimenti idonei» affinché sia rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione dei più piccoli. Dopo Mattarella, le firme saranno presentate a Renzi e al ministro Stefania Giannini. Quest’ultima lo scorso anno aveva promesso che le associazioni dei genitori sarebbero state consultate e che le linee guida dell’Unar sarebbero state riscritte. Promessa che invece non è stata onorata.

Ok, i modi sono stati discutibili ma i contenuti sono ugualmente degni di un prestigiatore? Diciamo che a leggerlo non sembra esserci nulla di grave se non fosse che purtroppo abbiamo con il tempo appreso, che questi escamotage linguistici mirano a qualcos’altro. Si parla di “parità di genere” nelle scuole di ogni ordine e grado. Negli ultimi tre anni dopo il famigerato documento Miur/Unar, “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, sottoscritto dall’allora ministro del lavoro Elsa Fornero, sono stati resi applicativi attraverso la rete delle associazioni Lgbt folli programmi di cultura gender in tutta Italia finanziati, a suon di milioni, dallo stato.

Folli perché mirano a distruggere il maschile e il femminile in favore di un’autodefinizioneche non rende conto del sesso biologico: ognuno può essere ciò che vuole, ciò che più gli piace. Inutile a dirsi che il Ddl Scalfarotto sulla fantomatica “omofobia” è il perimetro di garanzia entro cui si muovono tutte queste iniziative.

È in questo modo che si previene la “violenza omofobica” qualora mai esistesse questa emergenza? Infatti l’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, istituito presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, nel 2013 ha reso noto che in 3 anni ci sono state 83 segnalazioni riguardanti l’orientamento sessuale: neanche 30 casi l’anno. Motivo per cui si fa fatica a credere che si tratti di una emergenza tale da essere affrontata con un apposito decreto di legge.

La collettività e non solo la famiglia, sta subendo un assedio plurimo da parte delle istituzioni e delle associazioni Lgbt tale da rintracciarne il carattere dittatoriale di tali iniziative. Si perché qui non c’è in ballo solo la protezione dell’istituzione della famiglia ma soprattutto il benessere psicologico dei bambini che saranno confusi, immersi in questo frullatore gender. Infatti le pratiche di queste ideologie sono destabilizzanti e non permettono al bambino un sano sviluppo della personalità: viene minata la sicurezza e messa a rischio l’identificazione sessuale.

E poi, mai come in questo periodo ci dicono di “guardare l’Europa”, per imparare e migliorarci. E allora sarebbe opportuno porre attenzione a quanto successo in Norvegia, paese che negli ultimi dieci anni ha sostenuto fortemente le teorie del gender. Infatti, dal punto di vista normativo donne e uomini, in questo paese, sono liberi di comportarsi in maniera completamente uguale ma diversi studi, però, hanno messo in luce il Norwegian Gender Paradox, il paradosso norvegese del gender : nonostante ci sia piena “uguaglianza” tra i due sessi, il paradosso dimostra che le donne continuano a scegliere professioni tradizionalmente viste come “femminili” e gli uomini quelle tradizionalmente “maschili”.

Ad esempio il 90% delle infermiere norvegesi sono donne e il 90% degli ingegneri uomini. Il comico e sociologo norvegese Harald Eia viaggiando tra Stati Uniti e Gran Bretagna e visitando alcune delle università più prestigiose al mondo ha incontrato numerosi ricercatori di psicologia, medicina e sociologia che gli hanno presentato esperimenti e indagini che dimostrano scientificamente che la differenza fra sessi è documentabile fin dai primi giorni o mesi di nascita.

Ad esempio il prof. Simon Baron-Cohen, membro del Trinity College, è giunto a dimostrare che esistono caratteristiche innate e differenti nei cervelli di neonati maschi e femmine e che queste differenze sono dovute anche alla quantità di testosterone prodotto. E ancora il prof. Trond Diseth, dell’Oslo University Hospital ha elaborato uno studio con bimbi che presentano malformazioni genitali, dal quale emerge che le scelte dei bambini riguardo i giocattoli riscontrano differenze tra maschi e femmine fin dall’età di nove mesi. Per questi motivi, vista anche l’incapacità degli esponenti della gender theory di fornire spiegazioni scientifiche per la loro linea di pensiero, il consiglio dei ministri dei paesi nordici (Nordic Council of Ministers) ha deciso di tagliare i fondi al Nordic Gender Institute, provocandone la chiusura.

L’intolleranza e la violenza, derivata da qualsiasi fattore, come anche dalla disabilità, va affrontata con programmi che mirano a favorire lo sviluppo delle competenze sociali nei bambini e nei ragazzi e non tramite insegnamenti orientati all’indefinitezza del genere, aldilà del carattere sessuato degli individui e soprattutto senza rispettare il ruolo dei genitori che restano, come garantito dalla  l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, gli unici responsabili dell’educazione dei figli.

Tratto da:http://www.ilprimatonazionale.it

Gender nelle scuole: il Pd approva l’emendamento
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L’Europa a guida tedesca ci porta a sbattere contro le rocce, come l’ aereo della German Wings

Pubblicato su 17 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

di Rafael Poch *

Pochi giorni fa, Eric Bonse, uno dei rari corrispondenti tedeschi a Bruxelles che mantiene un punto di vista critico ed indipendente, ha spiegato come la Germania abbia conquistato tutti i posti chiave nelle strutture e nelle istituzioni dell’Unione Europea, in un articolo pubblicato dalla rivista Blätter,” für deutsche und internationale Politik”,  il cui contenuto riassumo di seguito.

Il lettore comprenderà che la comune alternativa di un’Europa tedesca contro una Germania europea, di cui ancora parlano alcune persone sprovvedute, ha perso ogni senso a beneficio della prima realtà. Per quello non è neppure necessario osservare come il Kapò del lager europeo sta sferrando colpi su una Grecia prostrata e dignitosa, aiutato dai suoi miserabili vassalli spagnoli, italiani e francesi e da  quelli che, speriamo  (nel caso della Spagna)  ancora per poco rimangano  al potere, sempre e quando la schiacciante maggioranza sociale degli spagnoli, truffati dall’Europa, superi la prova di dignità che le prossime elezioni presuppongono.

 

Il dominio tedesco sull’Europa inizia negli uffici delle autorità di Bruxelles nei quali  si prepara la legislazione europea, lo spiega Eric Bonse.

In quasi tutti gli uffici dei 27 commissari, i tedeschi tengono le redini. Di fronte ai 31 consiglieri tedeschi dell’equipe del Presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, soltanto ci sono 21 francesi 18 britannici e 8 lussemburghesi. In precedenza i tedeschi erano soltanto i terzi in questa associazione, oggi dirigono la musica, spiega il giornalista.

La presenza tedesca è impressionante nella direzione degli uffici comunitari. Intorno a Junker ci dono tre commissari di stretta disciplina tedesca; il tedesco Günther Oettinger, commissario dell’economia digitale, la ceka Vera Jourova (Giustizia) ed il croata Neven Mimica (consumo). Altri cinque commissari hanno un vice tedesco, tra cui il francese Pierre Moscovici (questioni economiche, monetarie, fiscali e dogane) e la italiana Federica Mogherini (esteri e sicurezza). No è che tutti i consiglieri e direttori tedeschi siano semplici alfieri ed esecutori della Germania, questo sarebbe troppo semplicistico, spiega Bonse, ma “tra i loro compiti si trova quello di tirare la corda verso gli interessi di Berlino per minimizzare possibili conflitti di interessi con i principali paesi membri della UE”.

Lo stesso accade con le altre grandi istituzioni della UE, il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo, integrato da i 28 capi di Stato o dei Governo dei paesi membri, il Presidente della Commissione Europea ed il Presidente del Consiglio Europeo.
Nel Parlamento Europeo, i tedeschi si sono impadroniti dei principali posti; Martin Schulz (SPD) è il Presidente, Klaus Welle (CDU) è il segretario generale e Manfred Weber (CSU) dirige il maggiore e principale gruppo parlamentare (popolare). Le commissioni parlamentari più decisive hanno una grande presenza di tedeschi: cinque su 20 sono dirette da loro. Nessun altro paese dispone di tanti presidenti di commissione. Il secondo gruppo parlamentare della Camera (socialdemocratico) è ufficialmente diretto da un italiano, Gianni Pittella, ma nella pratica è Martin Schulz quello che si fa carico, una o più volte, delle principali funzioni. Il risultato è quello di un controllo sui lavori legislativi del Parlamento ricalcato sulla “grande coalizione” di Berlino, dove socialdemocretici e democristiani governano assieme.

Tanto Schulz che Junker si smarcano tal volta verbalmente dalla Merkel, spiega Bonse, ma in realtà realizzano una importante funzione di cerniera, limando le questioni più aspre e servendo in ultima istanza l’agenda della Germania.
Nel Consiglio dei Ministri e nel Consiglio europeo, lo spazio dei “vertici europei”, non funziona la “grande coalizione” e neppure sembra  esistere  un dominio tedesco ma vigono altre regole non scritte, il cui risultato è quello che “tutti comunque aspettano di vedere cosa dicono i tedeschi”, secondo la descrizione che il giornalista mette in bocca a quelli che partecipano alle sessioni.

Senza la Merkel o contro la Merkel non funziona niente ed il Presidente del Consiglio Europeo lo sa molto bene. Il successore dell’irrilevante Herman Van Rompuy è il polacco Donald Tusk. Nelle questioni estere della sicurezza Tusk è, naturalmente, ancora più antirusso della Merkel, tuttavia, con questa riserva, la sintonia tra di loro è buona. Di fatto Tusk, un germanofilo che parla molto meglio il tedesco che non l’inglese, è stato il candidato della Merkel a quel posto che occupa.

Merkel con Tsipras

Le cose non sono molto diverse in altre istituzioni come la Banca Europea degli Investimenti (BEI), organismo finanziario comunitario della UE, il Meccanismo europeo di Stabilità (MEDE), l’organismo intergovernativo creato per la stabilità finanziaria della zona euro, o la nuova Unione Bancaria. Tutte queste istituzioni fondamentali per governare la crisi finanziaria sono dirette dai tedeschi. Nella BEI il politico liberale tedesco Werner Hoyer, “si incarica che i programmi di investimento pianificati da Junkers si applichino in accordo con i desideri tedeschi”, spiega Bonse, mentre che nel MEDE,  Klaus Regling veglia per la disciplina con un occhio ben posto sulla Grecia. Rispetto alla direzione della Unione Bancaria, questa si trova nelle mani di Elke König, ex presidente della ispezione finanziaria tedesca (BaFin).

L’unica Istituzione in cui Berlino non si è imposta del tutto è la Banca Centrale Europea (disegnata secondo un patrocinatore tedesco). Colà un consigliere della Merkel ed attuale Presidente del Bundesbank, Jens Weidmann, si trova in minoranza, cosa che spiega che sia stata precisamente la BCE la protagonista delle poche misure palliative di senso comune fino adesso applicate, sempre contro la volontà (o con il borbottio contrario) della Germania.

Avion Fermanwings pedazos

Berlino ha messo la sua impronta sul Trattato di Lisbona – sorvolando e non dando importanza ai risultati dei referendum in Francia ed in Olanda contro la Costituzione Europea nel 2005-, ha stabilito nel 2007 un sistema di voto in cui la Germania è la nazione che dispone di maggiore peso, facendo finire la precedente parità che aveva con la Francia e con il Regno Unito, ha tracciato le linee maestre della politica anticrisi ed ha frenato i piani di investimento di Junker.

“L’Europa tedesca non ha necessità di alcun governo per imporsi”. ” L’Europa non soltanto parla tedesco, come ha detto il segretario generale della CDU, Volker Kauder, nel 201, ma pensa ed opera secondo i modelli e le regole tedesche”, ha concluso Bonse.

Due anni fa, da Berlino, abbiamo affermato in un libro scritto assieme a Àngel Ferrero e Carmela Negrete, che il dominio di questa Quinta Germania è destinato ad un fallimento perchè la UE promuove la grande ineguaglianza sociale fra i paesi, cosa che prima o poi genererà reazioni sociali e nazionali. Stiamo verificando esattamente questo.

L’Unione Europea è un cadavere morale per aver messo il pagamento dei debito alla cleptocrazia davanti all’interesse ed ai diritti dei cittadini e, se la sua ovvia disintegrazione pratica ancora non è manifestamente percettibile, lo si deve al fatto che questo della disintegrazione è un processo relativamente lento.

Lo scenario di questa Europa pilotata da Germanwings è quello di una prossima collisione.Qualcuno dovrebbe entrare nella cabina e dare una sonora sberla alla Merkel, prima che questa ci porti a disintegrare contro le rocce, emulando con altri mezzi le grandezze e le imprese storiche di altri grandi passati dirigenti della sua nazione.

Il 9 di Maggio, con una crisi bellica in Ucraina che è stata il risultato della stupidità europea accumulata nel corso di un decennio ( il grande segreto che i “think tanks” dell’establishment sono impegnati a dissimulare) e con una crisi economica che è la trappola finale dove ci ha condotto il neoliberismo, avrebbe rappresentato  una magnifica occasione per ricordarlo. Stiamo volando veloci, diretti a cozzare contro le Alpi, come il volo della Germanwings.

* Rafael Poch. Corrispondente della “La Vanguradia”  a Berlino, è stato corrispondente in Spagna per conto del “Die Tageszeitung”, redattore dell’ agenzia DPA in Amburgo, corrispondente a Mosca per diversi anni ed in Cina. Studioso di Storia e Geo Politica ha scritto e pubblicato numerosi saggi su tematiche di politica internazionale e di Storia contemporanea.

Tratto da Rebelion

Fonte: La Vanguardia

Traduzione: Luciano Lago

Nella foto in alto:  l’aereo della Germanwings

Nella foto al centro : Angela Merkel con Tsipras

Nella foto in basso: un pezzo del relitto dell’aereo tedesco disintegratosi contro  le Alpi

Tratto da:http://www.controinformazione.info

L’Europa a guida tedesca ci porta a sbattere contro le rocce, come l’ aereo della German Wings
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DA DOMANI, 15 MAGGIO, IL PESCE VENDUTO IN ITALIA E EUROPA ARRIVERA' DA ASIA PACIFICO ATLANTICO DEL SUD (EUROPEO FINITO)

Pubblicato su 17 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

giovedì 14 maggio 2015

GENOVA - Avviso a tutti coloro che amano la cucina di mare. Da domani, 15 maggio 2015, nell' Unione Europea finisce la disponibilita' di pescato ed e' necessario ricorrere alle importazioni. In pratica, il pesce che comprerete in pescherie e supermarket europei sarà tutto straniero, pescato in oceani lontani (Pacifico) e trasportato congelato, surgelato, o raffreddato nel caso di trasporto per via aerea.

E' l'allarme lanciato da Coldiretti Impresapesca in occasione dell'incontro "Le frodi: dal mare alla tavola" organizzato a Slow Fish a Genova con il primo mercato del pesce galleggiante di Campagna Amica sulla banchina della darsena del capoluogo ligure.

A Slow Fish, organizzata da Slow Food, Regione Liguria e ministero per le Politiche agricole, che si inaugura oggi, Coldiretti spiega che l'allarme viene dal rapporto della New economics foundation per il calcolo del "Fish dependence day 2015", cioe' il giorno in cui l'Europa inizia a essere dipendente dalle importazioni per coprire il proprio fabbisogno di pesce.

"Per aumentare il grado di autoapprovvigionamento sul pescato che negli ultimi anni si e ridotto drasticamente occorre - sostiene la Coldiretti - da un lato lavorare sulla concorrenza sleale del pesce straniero spacciato per italiano e su una maggiore informazione ai consumatori e dall'altro lavorare per una migliore gestione del patrimonio ittico con la ricostituzione degli stock di pesce nel Mediterraneo anche con accordi con Paesi terzi".

"Dal punto di vista produttivo - sottolinea la Coldiretti Impresapesca - l'Italia garantisce circa il 13% del totale europeo, pari a 1,27 milioni di tonnellate di pesce ed e' del tutto insufficiente a coprire il fabbisogno.

In media in Europa si consumano infatti 23 chili di pesce per persona all'anno, che salgono a 25 chili in Italia, un valore pari a meno della meta' del Portogallo che con 56 chili a testa e' leader in Europa".

Negli ultimi 15 anni il grado di autoapprovvigionamento dell' Italia e' andato progressivamente deteriorandosi da circa il 50 per cento del 1990 a meno del 30 per cento stimato nel 2015. Una situazione preoccupante tanto che il pescato in Italia sarebbe finito gia' da due mesi secondo i calcoli del "Fish Dependence 2015 Update". Cioè, a marzo.

Tratto da: http://www.ilnord.it

DA DOMANI, 15 MAGGIO, IL PESCE VENDUTO IN ITALIA E EUROPA ARRIVERA' DA ASIA PACIFICO ATLANTICO DEL SUD (EUROPEO FINITO)
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Capo economista Hsbc: "L'economia globale è come un transatlantico senza scialuppe di salvataggio"

Pubblicato su 17 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Stephen King: "Se una nuova recessione dovesse arrivare, potrebbe essere una lotta titanica per i politici"

Il capo economista della banca internazionale HSBC, Stephen King, equipara l'economia globale nella situazione attuale "ad un transatlantico alla deriva", perché, tra le altre ragioni, l'attuale ripresa monetaria "è caratterizzata da una carenza di munizioni."

 
"L'economia globale è come un transatlantico senza scialuppe di salvataggio. Se una nuova recessione dovesse arrivare, potrebbe essere una lotta titanica per i politici", ha detto il capo economista HSBC in una nota ai clienti. Lo riferisce il sito Business Insider. "Mentre i recuperi precedenti hanno consentito alle autorità monetarie e fiscali di ricostituire le munizioni, questa ripresa sia negli Stati Uniti che altrove, è stato caratterizzata da una persistente carenza di munizioni. Si tratta di un grosso problema", dice King .
 
"In ogni recessione dal 1970, la Federal Reserve ha avuto spazio per tagliare i tassi di interesse di almeno cinque punti percentuali. Questo stimolo tradizionalmente utilizzato è ora pienamente scartato", ha proseguito l'esperto.
 
Questi i quattro fattori evidenziati dall'economista da cui potrebbe nascere la prossima recessione, la più pericolosa:
 
- L'aumento dei salari farà male ai profitti delle imprese e ridurrà la percentuale di profitti aziendali che contribuiscono al PIL. A loro volta, le famiglie e le imprese hanno registrato una perdita di fiducia nell'economia e la "bolla partecipazione" scoppiata con il crollo dei prezzi delle azioni.
 
- Il fattore non-bancario, come ad esempio le compagnie di assicurazione e i fondi pensione sono sempre meno in grado di soddisfare i sistemi finanziari ai loro obblighi. Ciò causerà una grande domanda di attività liquide, costringendo le persone a vendere nonostante la mancanza di domanda, causando una recessione.
 
- La possibilità che l'economia della Cina e la sua moneta possano crollare. I bassi prezzi delle materie prime possono anche causare cadute in diversi mercati emergenti.
 
- La Fed potrebbe causare la prossima recessione aumentando i tassi di interesse troppo presto, ripetendo così gli errori della Banca centrale europea nel 2011 e la Banca del Giappone nel 2000.
 
Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/
Capo economista Hsbc: "L'economia globale è come un transatlantico senza scialuppe di salvataggio"
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Ci hanno portato via il lavoro, ecco la causa del disastro

Pubblicato su 16 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

La finanza non spiega tutto: dietro la crisi dell’Occidente, con la fuga dell’industria verso l’ex terzo mondo globalizzato, rappresenta la punizione storica del capitale contro lavoratori evoluti, ben pagati e tutelati da importanti diritti. Lo sostiene Aldo Giannuli, rileggendo il senso della catastrofe in corso, che sta letteralmente devastando l’Europa. «Dalla fine degli anni settanta – scrive lo storico dell’ateneo milanese – si è manifestata a livello mondiale una  tendenza al calo dell’occupazione manifatturiera, nonostante un forte incremento assoluto di produzione industriale». Fenomeno in larga parte spiegabile con il “salto” tecnologico prodotto dalla combinazione fra robot e informatica, che ha drasticamente ridotto la domanda di forza lavoro. Ma attenzione: questo calo non è avvenuto in modo omogeneo: mentre la componente industriale è aumentata vorticosamente nei paesi in via di sviluppo, specie in Asia (Corea e Thailandia, Singapore, Taiwan, e poi Cina, India, Vietnam, Indonesia), coinvolgendo quindi anche Messico, Egitto, Turchia e Argentina), nei paesi avanzati l’occupazione industriale è crollata. Addio lavoro in fabbrica negli Usa, in Europa e in Giappone. Idem nei paesi dell’ex blocco sovietico, salvo Polonia, Germania Orientale e Boemia.

«Questo andamento – scrive Giannuli nel suo blog – è stato determinato in larga parte da un sostenuto processo di deindustrializzazione dei paesi avanzati, nei quali sono stati fortemente ridimensionati settori quali la siderurgia, i materiali da Aldo Giannulicostruzione, la chimica base, il tessile e, parzialmente, l’alimentare». Siamo ormai nella “fabbrica globale”, per cui in alcuni settori (trasporti e meccanica, ma anche informatica e telecomunicazioni) i singoli componenti sono prodotti in diversi paesi emergenti, per essere poi assemblati negli stabilimenti della ditta che firma il prodotto. «Di fatto, in Occidente hanno resistito solo pochi settori (come la chimica fine, l’ottica o la farmaceutica) e hanno conosciuto un incremento (sia in termini di occupati che di fatturato) le sole industrie delle armi, del settore satellitare e del lusso». Questo processo, continua Giannuli, è stato determinato dal massiccio trasferimento di capitali e impianti in paesi dell’Asia e dell’America Latina e dal parallelo processo di smobilitazione industriale nei paesi avanzati. «Tutto ciò è stato il frutto di diversi fattori come il rigetto delle popolazioni locali nei confronti delle lavorazioni altamente inquinanti, ma soprattutto dall’esigenza di parte imprenditoriale di abbattere i salari». Così, le delocalizzazioni «sono state la principale arma imprenditoriale nella rivincita contro i lavoratori».

Un’operazione brillantemente riuscita, grazie alla collaborazione dei governi di UsaEuropa e Giappone, indipendentemente dal loro colore politico: mentre i tassi di disoccupazione sono saliti mediamente del 4-5%, i salari reali sono calati. In più è cresciuta una massiccia fascia di precariato. E dovunque è peggiorata la parte normativa del rapporto di lavoro. Il trasferimento della produzione verso i paesi del Sud del mondo è stato favorito dal minor costo della forza lavoro, spesso priva dei più elementari diritti sindacali, insieme ad altri vantaggi: disponibilità di terreni a costo zero per gli stabilimenti, debole pressione fiscale dovuta all’assenza di un sistema previdenziale e sanitario, assenza di qualsivoglia normativa di tutela ambientale e, soprattutto, prezzi bassissimi dei trasporti. Il periodo tra il 1982 e il 2006 è stato un autentico “bengodi petrolifero”: il prezzo del barile inferiore ai 40 dollari ha consentito uno sviluppo senza precedenti dei trasporti, soprattutto marittimi. Questo, prosegue Cina, fabbricaGiannuli, ha permesso ai prodotti di arrivare sui mercati a prezzi largamente concorrenziali, dopo aver percorso migliaia di miglia marine.

In secondo luogo i cambi: l’introduzione della “fiat money” e la conseguente demetallizzazione del sistema monetario «ha avuto riflessi imprevisti in particolare nei confronti della Cina, la cui moneta non è convertibile (in realtà lo è ma solo attraverso la Boc che, ovviamente, applica i criteri che ritiene più opportuni per sostenere le esportazioni)». Il risultato è il “grande disordine monetario” di valute sganciate da qualsiasi parametro oggettivo, «alcune in reciproco apprezzamento che fluttua di giorno in giorno, altre governate politicamente, altre ancora rette artificialmente dal gioco dei regimi fiscali». Di fatto, «questo ha reso molto più facili le esportazioni dei paesi emergenti, che operano proprio sui margini offerti dal cambio». Si spiega così la provenienza cinese dell’aglio che consumiamo sulle nostre tavole: proprio l’alterazione del regime monetario riesce a rendere più “conveniente” l’aglio prodotto a migliaia di chilometri e trasportato sin qui. Decisivo, in ogni caso, il costo sociale delle delocalizzazioni, che «si sono rivelate il suicidio dell’Occidente». Un piano preciso: «La scelta di deindustrializzare i paesi sviluppati fu orientata in primo luogo a colpire i livelli salariali raggiunti e a smantellare l’organizzazione operaia, che aveva il suo punto di concentrazione nelle grandi industrie».

Da industriali, le nostre economie si sono trasformate, basandosi sui servizi e sull’intermediazione finanziaria. Ipotesi rivelatasi fallimentare già nel medio periodo, «e non solo per il disastro finanziario, ma anche quello della bilancia dei pagamenti, intaccata sia dal deflusso di capitali che dal costante passivo della bilancia commerciale». Lo spiega un economista come Emiliano Brancaccio: la bilancia commerciale rappresenta il principale indicatore della forza competitiva del sistema produttivo nazionale. «Il surplus commerciale segnala che il paese non avrà bisogno di deprezzare la propria moneta per reggere la concorrenza, il che rassicura i creditori circa il valore futuro atteso dei titoli emessi». Per cui, aggiunge Brancaccio, anziché imporre un controproducente pareggio di bilancio pubblico, «bisognerebbe orientare le politiche economiche di tutti i paesi dell’Eurozona al perseguimento tendenziale di un altro pareggio: quello delle bilance commerciali». L’Italia, ad esempio, con un disavanzo verso l’estero superiore al 4% del Pil, «dovrebbe realizzare interventi strutturali realmente in grado di rilanciare una produttività del lavoro da tempo stagnante». Da oltre vent’anni la bilancia commerciale dei paesi sviluppati (con l’eccezione, peraltro non costante, di Germania e Giappone) è sostanzialmente in rosso. E questo per due precise ragioni: intanto, lo sviluppo dei servizi non compensa da solo la flessione occupazionale dell’industria. E poi la Brancaccioconcorrenza dei paesi emergenti (la cui crescita fu troppo sottovalutata all’inizio del processo di globalizzazione) si è fatta sentire anche in quel campo.

«Mentre quasi tutte le merci sono esportabili, non tutti i servizi lo sono», argomenta Giannuli. «Per cui, se posso “esportare” i viaggi aerei con rotte internazionali, non posso esportare il servizio tramviario, allo stesso modo il cui, se posso fornire all’estero servizi di consulenza di vario genere, non posso esportare il servizio dell’anagrafe o quello di chirurgia di urgenza». Una parte significativa dei servizi, per sua natura, è destinata al consumo interno, «per cui è evidente che la bilancia commerciale, attraverso l’esportazione dei servizi, recupera solo una parte di quello che ha perso sul piano della manifattura». In secondo luogo, «le previsioni sulla capacità di sviluppo dei paesi emergenti sono state molto al di sotto della realtà: la Cia, nel 2002 elaborò una ipotesi di scenario per il 2023 nel quale ipotizzava che la Cina avrebbe raggiunto certi traguardi non prima del 2025, ma essi risultarono poi raggiunti già nel 2008». Nel caso dei servizi, aggiunge Giannuli, la grande sorpresa è venuta dall’India: già da tempo New Delhi è definita il “call center del mondo” per i servizi di consulenza più diversi, e oggi inizia ad affacciarsi l’ipotesi di trasferire la diagnostica a medici indiani on line sulla base dei risultati delle analisi cliniche. Inoltre, le università indiane stanno scalando i primi posti per quanto riguarda le facoltà di matematica, e le società indiane offrono servizi di calcolo sempre più sofisticati, mentre le compagnie aeree (Air India, Air Deccan) iniziano a far sentire la loro concorrenza anche sulle rotte internazionali. «Dunque chi pensava che gli “arretrati asiatici” ci avrebbero messo decenni per rivaleggiare anche sui servizi, oggi deve prendere atto che anche qui le cose sono andate molto diversamente». Per dirla in due parole: «Le economie avanzate sono state svuotate, perchè la manifattura è emigrata in Asia e i profitti finanziari sono emigrati a Riccolandia. E questa – conclude Giannuli – è la base della nostra crisi irrisolta».

Tratto da: libreidee.org
Ci hanno portato via il lavoro, ecco la causa del disastro
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Il cibo globale è deliberatamente progettato per porre fine alla vita

Pubblicato su 16 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

LA BATTAGLIA, PER L’UMANITÀ, È QUASI PERSA: L’APPROVVIGIONAMENTO ALIMENTARE GLOBALE È DELIBERATAMENTE PROGETTATO PER PORRE FINE ALLA VITA, NON PER NUTRIRLA.
NATURALNEWS – DOPO AVER ANALIZZATO IL CONTENUTO DI METALLI PESANTI PRESENTI IN OLTRE 1.000 ALIMENTI, SUPERCIBI, VITAMINE, CIBO SPAZZATURA E BEVANDE POPOLARI, AL NATURAL NEWS FORENSIC FOOD LABS, SONO ARRIVATO AD UNA CONCLUSIONE COSÌ ALLARMANTE E URGENTE CHE SI PUÒ AFFERMARE SENZA MEZZI TERMINI.
IN BASE A QUELLO CHE HO VISTO ATTRAVERSO L’ANALISI DI SPETTROSCOPIA ATOMICA DI TUTTE LE SOSTANZE CHE LE PERSONE STANNO CONSUMANDO SU BASE GIORNALIERA, NELLE LORO DIETE, VI ANNUNCIO CHE LA BATTAGLIA PER L’UMANITÀ È QUASI PERSA.
L’APPROVVIGIONAMENTO ALIMENTARE SEMBRA ESSERE INTENZIONALMENTE PROGETTATO PER PORRE FINE ALLA VITA UMANA, PIUTTOSTO CHE ALIMENTARLA.
TOSSINE CHE DISTRUGGONO LA VITA SONO INTENZIONALMENTE INSERITE NELLA CATENA ALIMENTARE
IL MIO LABORATORIO HA SCOPERTO LA PROVA SCIENTIFICA CHE LE SOSTANZE SONO INTENZIONALMENTE INSERITE NEI PRODOTTI ALIMENTARI PER PORTARE PROBLEMI MENTALI NEI CONSUMATORI E ALLO STESSO TEMPO CAUSARE INFERTILITÀ DIFFUSA, DANNO AGLI ORGANI, PERDITA DI QUALSIASI CAPACITÀ DI IMPEGNARSI IN PENSIERI RAZIONALI COSCIENTI.
LE SOSTANZE TOSSICHE SONO STATE TROVATE IN TUTTO L’APPROVVIGIONAMENTO DI CIBO ANCHE IN ALIMENTI CONVENZIONALI, ALIMENTI BIOLOGICI, PRODOTTI “NATURALI” E INTEGRATORI ALIMENTARI.
QUESTO VA BEN OLTRE LA MERA CONTAMINAZIONE DEGLI ALIMENTI DA METALLI PESANTI (UN ARGOMENTO CHE È GRAVE DA SOLO).
PIUTTOSTO, SI TRATTA DI INSERIRE INTENZIONALMENTE SOSTANZE TOSSICHE NEI PRODOTTI CONSUMATI DALLE MASSE IN MODO REGOLARE.
IL RISULTATO È QUELLO CHE VEDETE DISPIEGARSI INTORNO A VOI IN QUESTO MOMENTO: FOLLIA DI MASSA, INCREDIBILE ESCALATION DI CRIMINALITÀ TRA OPERATORI POLITICI, PAZZIA CLINICA TRA UN CRESCENTE NUMERO DI SCRITTORI DEI PRINCIPALI MEDIA E GIORNALI, STERILITÀ DIFFUSA NELLE GIOVANI COPPIE, ALLE STELLE I TASSI DI INSUFFICIENZA RENALE E DI PAZIENTI IN DIALISI, OLTRE AD UNA PERDITA QUASI TOTALE DEL PENSIERO RAZIONALE TRA LE MASSE CHE VOTANO.
GLI EFFETTI DI QUESTO SONO DEVASTANTI PER LA CIVILTÀ UMANA: IL CROLLO DI UNA FORZA LAVORO CAPACE, L’AUMENTO DELLE MASSE DIPENDENTI DAL GOVERNO PER LA SOPRAVVIVENZA, IL CROLLO DELLE DEMOCRAZIE LIBERE A CAUSA DEL RITARDO COGNITIVO DELLE MASSE DI VOTO, UNA POPOLAZIONE CARCERARIA CHE ESPLODE E L’AUMENTO DEI SISTEMI CARCERARI AZIENDALI PER FINI DI LUCRO, E ANCHE IL CROLLO QUASI COMPLETO DI QUALSIASI CAPACITÀ DEL NUOVO PUBBLICO DI CONSUMATORI DI ANALIZZARE E COMPRENDERE ANCHE LE INFORMAZIONI DI PIÙ BASILARI, COME AD ESEMPIO I DATI DEL DEBITO PUBBLICO.
GLI EFFETTI A LUNGO TERMINE DI QUESTO DIFFUSO FENOMENO DI AVVELENAMENTO DEL CIBO, SARÀ LA ROVINA TOTALE DELLA MODERNA CIVILTÀ UMANA. QUESTO PER NUMEROSE RAGIONI CHE VANNO DALLA INSOSTENIBILITÀ ECONOMICA ALLA DISTRUZIONE AMBIENTALE E ALL’AUMENTO GLOBALE DELLA VIOLENZA POLITICA COME STIAMO VEDENDO IN QUESTO MOMENTO A KIEV.
I RISULTATI DI LABORATORIO CHE SONO STATI DOCUMENTATI QUI AL NATURAL NEWS FORENSIC FOOD LAB, CI DICONO CHE È DIVENTATO SEMPRE PIÙ EVIDENTE, SECONDO ME, CHE L’UMANITÀ NON PUÒ SOPRAVVIVERE AL PROGETTO DI AVVELENAMENTO DI MASSA DELLA CATENA ALIMENTARE.
CI DISTRAGGONO SAPIENTEMENTE DA TUTTO QUESTO CON IL GIOCO D’AZZARDO, LE NOTIZIE DELLE CELEBRITY, METTENDO IN SCENA IL DRAMMA POLITICO E, NATURALMENTE, CON TUTTI I METODI DI DISTRAZIONE PREFERITA IN OGNI PAESE IN ROVINA COME GLI SPORT VIOLENTI.
QUELLO CHE ABBIAMO TROVATO NEGLI ALIMENTI, NELLE VITAMINE E NEGLI INTEGRATORI
QUELLO CHE HO PUBBLICATO FINORA GRATTA APPENA LA SUPERFICIE DI CIÒ CHE STIAMO SCOPRENDO.
ECCO UNA PANORAMICA DI ALCUNI DEI RISULTATI INCREDIBILMENTE SCIOCCANTI CHE ABBIAMO DA DOCUMENTARE:
l’ormai famigerato “tappetino yoga chimico” fatto con una sostanza utilizzata anche da Subway (grande panificio) nel loro pane, è anche ampiamente utilizzata in tutto il settore fast-food.
McDonald, Chik-Fil-A, Wendy, Arby e molti altri ristoranti utilizzano l’azodicarbonammide sostanza chimica legata al cancro.
È importante sottolineare che questo non è un contaminante. Questo è un ingrediente che è stato intenzionalmente aggiunto alle ricette in modo che la sostanza chimica sia consumata dalle masse.
Non vi è alcuna ragione logica per cui sostanze chimiche come azodicarbonamide devono essere aggiunte alle ricette di pane di fast food e panini.
Questa sostanza chimica non serve a nulla, non ha nessuna funzione nutritiva necessaria. Sembra esistere al solo scopo di fornire velocemente sostanze chimiche a centinaia di milioni di consuma una volta inserite negli alimenti più popolari.
I panini in cui si è riscontrata la sostanza chimica sono solo un metodo per fornire sostanze tossiche che danneggiano la biologia umana.
Molti mainstream, marche vitamine popolari, sono intenzionalmente addizionati di livelli così elevati di rame che, se assunte su base giornaliera, saranno causa di pazzia mentale e psicosi. Alcuni di questi marchi di vitamine sono regolarmente pubblicizzati in televisione alle masse tradizionali, incoraggiandoli a consumarle, molte dei quali sono fornite da società controllate in tutto o in parte dagli interessi delle farmaceutiche.
Un erba popolare alimentare progettata per migliorare le prestazioni del cervello contiene in realtà livelli molto alti di piombo.
Questo è riscontrato nella maggior parte dei prodotti che abbiamo provato (che sono stati acquistati dalla Cina).
Il piombo è un metallo pesante e tossico che provoca danni cerebrali. In questo modo, le persone che soffrono di demenza precoce o Alzheimer sono in realtà accelerati verso la distruzione del cervello attraverso alcuni integratori a base di erbe che sembrano progettati apposta per offrire metalli pesanti tossici al cervello.
Per me è stato davvero scioccante scoprire che “le erbe per il cervello” contengono così tanto vantaggio che contribuiscono a danni cerebrali. 
Allo stesso tempo, abbiamo scoperto che la stessa “erba del cervello”, quando è coltivata negli Stati Uniti, non contiene praticamente nessun metallo pesante.
Questa è la prova che l’erba, come per magia, assorbe non “naturalmente” metalli pesanti. È interessante notare che i più alti livelli di metalli che danneggiano il cervello si trovano costantemente in erbe importate dalla Cina. Mi faccio questa domanda: C’è una segreta guerra di metalli pesanti sferrata contro l’America dalla Cina?
Dopo tutto, avvelenare la popolazione con metalli pesanti è un modo molto efficace per ridurre una nazione distruggendo la sanità mentale e la salute dei suoi cittadini. (Maggiori informazioni su questo argomento più avanti …) 
Popolari vitamine per bambini vendute in quasi tutti i negozi di generi alimentari e farmacie in tutta l’America sono particolarmente studiati per essere incredibilmente tossici per lo sviluppo neurologico.
In sintesi, il numero di prodotti chimici tossici aggiunto a quasi ogni marca popolare di vitamine per bambini è veramente sconcertante, e molti di loro sembrano essere selezionati per la loro capacità di colpire e distruggere le funzioni neurologiche.
Da un punto di vista puramente scientifico, queste “vitamine” dovrebbero onestamente di essere chiamate “pillole avvelenate”, ma i genitori sono incoraggiati a darle da mangiare ai loro figli ogni giorno come parte di un rituale di salute moderna che in realtà provoca un danno a lungo termine. 
Nel nostro laboratorio di spettroscopia atomica, ci hanno confermato tracce di alluminio nell’aria atmosferica normale, a conferma del fatto che tutti i terreni agricoli sono stati inondati di alluminio che è letteralmente caduto dal cielo.
Questo alluminio, non è semplicemente nella nostra aria di laboratorio, come in molti laboratori che contengono pavimenti alluminio o mobili, causando una concentrazione insolitamente alto alluminio nell’aria laboratorio.
Piuttosto, parti di alluminio sono state misurate, in concentrazioni su un miliardo, in aria atmosferica normale, campionata lontano da qualsiasi edificio o laboratorio. Il risultato di questo fenomeno è che i livelli di alluminio sono in aumento in quasi tutte le colture coltivate al suolo da cui deriva il cibo quotidiano. Mentre l’alluminio è molto meno dannoso di piombo, cadmio o mercurio, il suo accumulo ripetuto si crede che sia legato a disturbi cerebrali degenerativi nella popolazione. 
Come i lettori di NaturalNews già sanno, il mais GM è progettato per far crescere una tossina mortale all’interno di ogni chicco di grano.
Questa tossina letale viene consumata da tutte le persone che inconsapevolmente mangiano le colture geneticamente modificate con i cereali per la colazione, tortillas di mais, mais spuntino patatine, ecc. Questo avvelenamento di massa della popolazione è chiaramente intenzionale, in quanto è volutamente inserito nelle coltivazioni al solo scopo del consumo umano e animale.
Questo avvelenamento di massa, in altre parole, non è casuale, ed in effetti la tecnologia è promossa con la scusa che servirà ad “alimentare il mondo.” Infatti nutrirà il mondo … veleno.
IL CIBO È DIVENTATO UN’ARMA CONTRO L’UMANITÀ
COME SI PUÒ VEDERE DA QUESTI ESEMPI, IL CIBO È DIVENTATO UN’ARMA CONTRO L’UMANITÀ. E ‘IL NUOVO VETTORE PER UNA GUERRA MONDIALE INVISIBILE CONTRO L’UMANITÀ. UNA GUERRA CHE SI STA SILENZIOSAMENTE CONDUCENDO PROPRIO IN QUESTO MOMENTO CON LE ARMI CHE PROBABILMENTE TROVERETE NELLE VOSTRE DISPENSE.
LA GUERRA MONDIALE FU COMBATTUTA SOPRATTUTTO IN TRINCEA, CON I SOLDATI SI IMPALLINAVANO A VICENDA DI PIOMBO E CON ARMI CHIMICHE GREZZE COME IL GAS MOSTARDA.
LA SECONDA GUERRA MONDIALE È STATA COMBATTUTA CON UN INTENTO GENOCIDA, UTILIZZANDO LE PIÙ AVANZATE ARMI CINETICHE E ARMI CHIMICHE INGEGNERIZZATE DALLE AZIENDE FARMACEUTICHE. IN QUESTO PERIODO E COL NAZISMO NACQUE L’IG FARBEN, CONGLOMERATO CHIMICO-FARMACEUTICO, DIVISA POI IN TRE SOCIETÀ, UNA DELLE QUALI È ORA CONOSCIUTA COME BAYER, LA STESSA SOCIETÀ CHE FA L’ASPIRINA PER BAMBINI E VARI PRODOTTI CHIMICI UTILIZZATI IN TUTTO L’APPROVVIGIONAMENTO DI CIBO.
(CONTROLLA LA TUA STORIA. QUESTO È DI FATTO E VERO.).
LA III GUERRA MONDIALE SEMBRA ESSERE GIÀ IN CORSO, ED È COMBATTUTA COME UNA GUERRA INVISIBILE ATTRAVERSO L’APPROVVIGIONAMENTO DI CIBO.
I PRODOTTI CHIMICI SONO MOLTO SIMILI A QUELLI UTILIZZATI NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE E NELLA SECONDA, TRANNE PER IL FATTO CHE INVECE DI ESSERE SCHIERATE SUL CAMPO DI BATTAGLIA, LE ARMI CHIMICHE DI OGGI VENGONO DISTRIBUITI TRAMITE L’APPROVVIGIONAMENTO DI CIBO E SPESSO ANCHE VISTE DIRETTAMENTE SULLE ETICHETTE COME INGREDIENTI.
INGREDIENTI TOSSICI COME IL NITRITO DI SODIO E ASPARTAME SONO FORMULATI PER LAVORARE A LIVELLI SUB-ACUTA IN MODO DA NON INDURRE LA GENTE A MORIRE SUBITO.
ESSI, CAUSANO INVECE, CROLLO DEGENERATIVO CRONICO DEL CORPO E DELLA MENTE A LUNGO TERMINE, LASCIANDO DIETRO DI SÉ UNA SCIA DI CANCRO GLOBALE, INSUFFICIENZA RENALE E DISTURBI MENTALI ESTREMI TRA CUI LA PSICOSI.
QUESTO DANNO AL CORPO E ALLA MENTE, A SUA VOLTA, DISTRUGGE LE ECONOMIE, I SISTEMI DI ISTRUZIONE, DI PROGRESSO SCIENTIFICO, LE DEMOCRAZIE LIBERE E PERSINO L’INTEGRITÀ CULTURALE.
IL BOMBARDAMENTO SILENZIOSO DEL CIBO DELL’UMANITÀ
QUELLO CHE LA UNITED STATES AIR FORCE HA FATTO A DRESDA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE CON L’ALTA ELEVAZIONE DI BOMBARDAMENTI SI SA, ED È QUESTA LA FINESTRA CHE I CONGLOMERATI GLOBALI CHIMICI E ALIMENTARI STANNO APRENDO PER LE POPOLAZIONI DEL MONDO ATTRAVERSO.
MA NON CI SONO BOMBE CHE CADONO DAL CIELO E NON CI SONO TEMPESTE DI FUOCO CHE ILLUMINANO LA CITTÀ DI NOTTE. CI SONO INVECE, SILENZIOSE, MASSE DI SEMPLICI IGNORANTI CHE HANNO MARCIATO VERSO LA MORTE, CON UN PASTO IN UN MOMENTO, QUASI COME UN TRENO PIENO DI “MANGIATORI INUTILI”, SU CUI SI FA UN CLIC SUL CARICO, COME AD IMITARE AUSCHWITZ.
SULLA STRADA PER LA MORTE, OVVIAMENTE, PAGANO I PEDAGGI OBBLIGATORI PER I GRANDI GIGANTI FARMACEUTICI, GLI OSPEDALI, CLINICHE CONTRO IL CANCRO, MEDICI E MANDATI DI ASSICURAZIONE SANITARIA.
PROPRIO COME LE VITTIME DEL GENOCIDIO NAZISTA VENIVANO PRIVATI DELLE OTTURAZIONI D’ORO TIRATE FUORI DALLE LORO BOCCHE, PRIMA CHE FURONO GASSATI A MORTE, COSÌ I CONSUMATORI MAINSTREAM DI OGGI SONO SVUOTATI DEI LORO CONTI BANCARI, BENI E POLIZZE ASSICURATIVE PRIMA DI VENIRE SCARTATI DAL SISTEMA.
CI SONO ENORMI PROFITTI DIETRO A CIÒ, E SI VEDE, DAL PRIMO AVVELENAMENTO DELLE MASSE FINO AL LORO “TRATTAMENTO” PER GLI EFFETTI COLLATERALI DI TALE AVVELENAMENTO.
QUESTA PRATICA È COSÌ MASSICCIA E COSÌ PROFONDAMENTE RADICATA NELLA NOSTRA AVIDA CULTURA CHE POCHISSIME PERSONE RIESCONO A RICONOSCERE CIÒ CHE STA ACCADENDO LORO.
MA NON FACCIAMO ERRORI: NON SIETE VALUTATI DA QUESTO SISTEMA PER LA VOSTRA UMANITÀ, IL VOSTRO SPIRITO, LA VOSTRA INNOVAZIONE O LA VOSTRA IMMAGINAZIONE. MA SIETE VALUTATI INIZIALMENTE SOLO PER LA BASE IMPONIBILE, E POI IN ULTIMA ANALISI PER I VOSTRI “PROFITTI DI GESTIONE DELLA MALATTIA”, CHE ARRICCHISCONO LE MULTINAZIONALI, MENTRE SI STA CONVALESCENTI, PUNGOLATI, DOSATI, IRRADIATI E DROGATI A MORTE MENTRE L’OSPEDALE COMPILA PAGINE E PAGINE DI FATTURAZIONI, PROCEDURE MEDICHE, CODICI CHE SARANNO COPERTI DA ASSICURAZIONI … O DALLA SANITÀ.
ECCO LA VIA D’USCITA: FAR CRESCERE IL PROPRIO CIBO
SUONA TROPPO TRISTE PER ESSERE VERO? DIAMO UN’OCCHIATA AD ALCUNE SOLUZIONI SUL LATO POSITIVO. LA VIA D’USCITA DA TUTTO QUESTO È QUELLO DI FAR CRESCERE IL PROPRIO CIBO, O ALMENO COMPRARE IL PIÙ POSSIBILE DA AGRICOLTORI E CONSORZI LOCALI.
QUALSIASI CIBO CHE ACQUISITE ATTRAVERSO FONTI AZIENDALI TRADIZIONALI RISCHIA DI ESSERE INTENZIONALMENTE PROGETTATO, CUCITO E CONFEZIONATO CON VELENI INCREDIBILMENTE TOSSICI CHE VANNO DAI METALLI PESANTI ALL’INTERRUZIONE DEL FUNZIONAMENTO DEGLI ORMONI.
IL CIBO COLTIVATO DAGLI AGRICOLTORI ONESTI INVECE, FORNISCE NUTRIMENTO GENUINO, NON LA MORTE. IN REALTÀ, IL FUTURO DELLA CIVILTÀ UMANA APPARTIENE, QUASI CERTAMENTE, ESCLUSIVAMENTE A COLORO CHE O COLTIVANO IL PROPRIO CIBO O PRENDONO ACCORDI CON ALTRI CHE LO COLTIVANO PER LORO.
IL CIBO IN FABBRICA CONSUMATO DALLE MASSE È VERAMENTE SOLO UN SISTEMA PER CONSEGNARE VELENO CHE NON HA ALTRO SCOPO CHE LA MALATTIA DI MASSA, LA MORTE E IL PROFITTO.
SE VOLETE EVITARE DI ESSERE UNA VITTIMA DI QUESTO SISTEMA, È NECESSARIO EVITARNE I SUOI PRODOTTI. SMETTERE DI COMPRARE ALIMENTI TRASFORMATI E CONFEZIONATI. EVITARE ASSOLUTAMENTE TUTTE LE CARNI TRASFORMATE CONTENENTI NITRITO DI SODIO, COMPRESI PANCETTA, HOT DOG, SALSICCE, PROSCIUTTO, SALUMI, PIZZA AI PEPERONI E ANCHE CARNE SECCA.
SMETTERE DI BERE SODA NELLA PROPRIA DIETA, OVVIAMENTE. L’ASPARTAME È TOSSICO PER LA BIOLOGIA. TUTTI I DOLCIFICANTI ARTIFICIALI HANNO EFFETTI COLLATERALI DANNOSI SE CONSUMATI IN QUANTITÀ SUFFICIENTE.
ESSERE SCETTICI SUI PRODOTTI “NATURALI”, CHE SONO PESANTEMENTE ELABORATI E RAFFINATI, IN QUALCHE MODO. CHIEDERE SEMPRE I PAESI DI ORIGINE.
CONTROLLA E STA AGGIORNATO SUI RISULTATI DI LABORATORIO DEI METALLI PESANTI. TRANNE RARE ECCEZIONI, SMETTERE DI COMPRARE SUPERCIBI E INTEGRATORI FATTI IN CINA, IL PRODUTTORE ALIMENTARE PIÙ INQUINATO DEL MONDO.
L’INDUSTRIA DEI PRODOTTI NATURALI DEGLI STATI UNITI È STATA PRATICAMENTE PRESA IN CONSEGNA DALLA CINA NEGLI ULTIMI DIECI ANNI, E GRAN PARTE DI CIÒ CHE SI PENSA ESSERE SICURO E ORGANICO È IN REALTÀ FORTEMENTE INQUINATO, ACCIDENTALMENTE O DELIBERATAMENTE, IN CINA.
GUARDATEVI INTORNO LE PROVE SONO PROPRIO DAVANTI AI VOSTRI OCCHI
FORSE PENSI CHE IO SONO UN PAZZO A DIRE TUTTO QUESTO. SE È COSÌ, VI INCORAGGIO A GUARDARVI INTORNO E VEDERE I RISULTATI DI CIÒ CHE ACCADE ALLE PERSONE QUANDO SI MANGIANO PRODOTTI CHIMICI YOGA MAT, BEVANDE DIETETICHE ASPARTAME-MERLETTATO, CONSERVANTI ALIMENTARI SINTETICI E VITAMINE ECONOMICI CONTAMINATI DA METALLI PESANTI.
A MENO CHE NON SI VIVE IN UNO STATO DI COMPLETO RIFIUTO, NON SI PUÒ FARE A MENO DI NOTARE CHE L’UMANITÀ È DIVENTATA UNA RAZZA SIMILE A MUTANTI A CUI A MALAPENA RESTA APPENA UN BRICIOLO DI SALUTE E SANITÀ MENTALE.
UN MODERNO GIOVANE CHE CRESCE OGGI IN AMERICA E E VIVE COI SUOI ALIMENTI È POCO PIÙ DI UN OMBRA DI FORTI, VIVACI GIOVANI CHE LAVORAVANO NELLE FATTORIE APPENA TRE GENERAZIONI FA. L’ATTUALE GENERAZIONE DI GIOVANI È PATETICA, DEBOLE, ACCADEMICAMENTE INETTA E FORTEMENTE VIZIATA CON LE SUE CONSOLE PER VIDEOGIOCHI, FARMACI RITALIN E SCUOLE CON ARIA CONDIZIONATA E UN CURRICULUM ANNACQUATO.
SONO STATI STORDITI, SPOGLIATI DELLE SOSTANZE NUTRITIVE E MEDICAMENTALI AL PUNTO CHE GLI ZOMBIE LETTERALI ORA CAMMINANO IN MEZZO A NOI.
IN REALTÀ, LA GENTE INTORNO A TE SONO OVER-MEDICATI, OVER-NUTRITI E ALLO STESSO TEMPO SELVAGGIAMENTE MALNUTRITI. IL LORO CERVELLO E IL CORPO SONO FORTEMENTE CONTAMINATI DA SOSTANZE CHIMICHE DISTRUTTIVE, METALLI PESANTI E MATERIALI SINTETICI. HANNO PERSO TUTTI LE FUNZIONI COGNITIVE ALTE E ORA DEVONO SOPRAVVIVERE CON LA FUNZIONE DEL TRONCO CEREBRALE INFERIORE, IL CHE SPIEGA L’AUMENTO RADICALE DI CRIMINI SESSUALI, DIPENDENZE COMPORTAMENTALI, ABUSO DI SOSTANZE E OGNI CRIMINE VIOLENTO DELLA SOCIETÀ DI OGGI.
IN UN SENSO MOLTO REALE, IL CONSUMO QUOTIDIANO DI ALIMENTI TRASFORMATI È DIVENTATO UN RITUALE DI LENTO SUICIDIO STUPIDAMENTE RIPETUTO OVUNQUE CHE GLI ALIMENTI DI FABBRICA HANNO INVASO LE SOCIETÀ CHE UNA VOLTA ERANO SANE.
MENTRE I REPUBBLICANI ACCUSANO I DEMOCRATICI, E I DEMOCRATICI DANNO LA COLPA AI REPUBBLICANI, LA VERITÀ È CHE TUTTI SANNO DI ESSERE SISTEMATICAMENTE AVVELENATI E QUINDI SPINTI ESATTAMENTE AL TIPO DI FOLLIA CHE VEDIAMO GIOCATA AL DI FUORI ATTRAVERSO I TITOLI DEI GIORNALI E TELEGIORNALI.
SIAMO BEN OLTRE L’ETÀ DELLA RAGIONE NEL MONDO OCCIDENTALE MODERNO, E NOI NON SOPRAVVIVEREMO A QUESTA GUERRA INVISIBILE CHE RILASCIA LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA ALIMENTARE CON OGNI BOCCONE ALLETTANTE DI CIBO SEDUCENTE CHE È PROGETTATO PER LA MORTE INVECE CHE PER LA VITA.
QUESTA QUESTIONE VA DI GRAN LUNGA AL DI LÀ DI OGNI SINGOLA QUESTIONE DI ETICHETTATURA OGM, O DELL’ACQUISTO DI CIBO SANO O TESTATO PER I METALLI PESANTI.
LA QUESTIONE È SU COME LA CIVILTÀ UMANA VIENE MESSA IN GINOCCHIO DALL’ARMA NASCOSTO PIÙ INSIDIOSA MAI SPERIMENTATO NELLA NOSTRA STORIA COLLETTIVA: ALIMENTI TRASFORMATI, PREPARATI CON SOSTANZE TOSSICHE. PRESTATE ATTENZIONE A QUESTE PAROLE O DIVENTERETE UNA VITTIMA DI QUESTA INSIDIOSA GUERRA DELIBERATA CONTRO LA VITA, LA SALUTE E LA SANITÀ MENTALE.
 
 
Il cibo globale è deliberatamente progettato per porre fine alla vita
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Grecia verso svendita porto Pireo alla Cina

Pubblicato su 16 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Trattative privatizzazione in stato avanzato. Cosco e altri due investitori presenteranno le loro offerte per la quota di maggioranza entro settembre.

 
ATENE (WSI) È il porto principale del paese. L'hub commerciale fiore all'occhiello che il governo aveva promesso che non avrebbe svenduto.

Atene ha però bisogno di soldi subito ed ecco allora che la privatizzazione del porto di Pireo, che finirà nelle mani - manco a dirlo - dei cinesi, diventa un passaggio chiave, nonché la prova che la Grecia è pronta a scendere a compromessi con i creditori internazionali. 

L'Eurogruppo ha hiesto maggiori sforzi sul fronte delle riforme del mercato del lavoro, del sistema pensionistico e delle privatizzazioni. In cambio consentirà di sbloccare una nuova tranche di prestiti da 7,2 miliardi, fondamentali se Atene vuole evitare di fare default sulle proprie finanze pubbliche. 

Il ministro della Difesa ha fatto sapere che le trattative con la Cina per la vendita di una quota del 51% del porto sono in uno "stato molto avanzato", 

"Siamo in uno stato molto avanzato per l'espansione della collaborazione molto presto", ha dichiarato Panos Kammenos. L'accordo, che prevede anche l'inclusione di una rete ferroviaria, dovrebbe essere raggiunto entro quattro mesi.

Cosco gestisce già due scali di container al porto ed ha i mezzi e la volontà per aggiudicarsi la maggioranza del porto, ora di proprietà del governo ellenico. 

In precedenza il premier Alexis Tsipras aveva bloccato la vednita del 67%. Ora l'esecutivo ha invitato Cosco e altri due investitori a presentare le loro offerte entro settembre. 

(DaC)
 
Tratto da: http://www.wallstreetitalia.com
Grecia verso svendita porto Pireo alla Cina
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Gb e referendum Ue, Rinaldi: “Loro sì che fanno i propri interessi. Non è più conveniente..."

Pubblicato su 16 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Di: Lucia Bigozzi
“L’Inghilterra farà il referendum sull’uscita o meno dall’Ue, perché fa i propri interessi e consulta i cittadini sulle scelte strategiche, non come avviene in Italia”. Non ha dubbi Antonio Maria Rinaldi,professore straordinario di Economia Politica che nell’intervista a Intelligonews affronta anche l’altro caso di giornata: la Grecia che chiede di rinviare i rimborsi alla Bce. 
 
Oggi il governatore della Banca d’Inghilterra raccogliendo le istanze delle imprese britanniche chiede che il referendum sulla permanenza di Londra in Europa si faccia prima possibile. Che segnale è? Lei da economista come lo legge?
 
«Sulla nota odierna della Bank of England (Boe), occorre precisare che la richiesta di anticipare, ovvero sottoporre al più presto il popolo inglese al referendum sulla permanenza o meno nell’Unione europea, è tesa a non creare situazioni di incertezza. Della serie: o dentro o fuori ma che si sappia nel minor tempo possibile, altrimenti questa situazione potrebbe essere, in qualsiasi direzione, dannosa per l’economia inglese. Tra l’altro, va ricordato che l’Inghilterra ha mantenuto la propria sovranità, cioè non ha adottato l’euro e un eventuale referendum sarebbe solo sul se continuare a rimanere o meno nell’Ue. D’altronde la stessa Inghilterra che negli anni ’90 si avvalse della ‘opting out’ e la esercitò insieme alla Danimarca per non entrare nella moneta unica ha sempre - e non a torto – considerato la sua partecipazione all’Ue con i criteri della convenienza. Evidentemente il governo inglese ha costatato che stanno venendo meno questi margini di convenienza, in quanto i sempre più stringenti i vincoli dettati dalla governance europea non sono più ritenuti compatibili con gli interessi nazionali»
 
E’ ancora presto per dirlo ma si può già ipotizzare che tipo di contraccolpi potrebbe avere un’eventuale uscita dell’Inghilterra dall’Ue?
 
«Anzitutto è una più che legittima richiesta, in quanto è espressamente indicato dall’articolo 51 del Trattato di Lisbona che prevede il recesso dall’Unione europea. I contraccolpi sarebbero sicuramente sul piano della credibilità dal momento che per la prima volta si dimostrerebbe che la partecipazione è reversibile e che alcune nazioni iniziano correttamente a valutare la non più convenienza dell’adesione all’Unione. Per quanto riguarda l’Inghilterra, valuta se restare o meno nell’Ue perché fa i propri interessi».
 
Un’ipotesi del genere potrebbe provocare un effetto domino?
 
«Certamente è possibile che possa rappresentare un precedente che apre la strada anche ad altre decisioni in tal senso, ivi comprese quelle di Stati-membri che adottano la moneta unica. La conseguenza è la perdita di credibilità del disegno europeo. D’altronde, è ormai palese che l’originario disegno dell’Ue è stato completamente stravolto da un’aggregazione monetaria che nulla ha a che vedere con le iniziali premesse»
 
Cameron addirittura vuole anticipare di un anno il referendum. L’Europa deve preoccuparsi?
 
«Ha ragione perché dice: se lo dobbiamo fare facciamolo subito per non restare in mezzo al guado ed essendo quella inglese una democrazia radicata nei secoli, possono permettersi di chiedere ai cittadini la loro opinione, al contrario di altri Paesi a cominciare dall’Italia in cui i politici hanno avuto la presunzione di credere che gli italiani non fossero in grado di fare scelte opportune»
 
Da Londra ad Atene. La richiesta del ministro Varoufakis che chiede il rinvio dei rimborsi alla Bce cosa significa sul piano economico-finanziario e in termini pratici?
 
«La situazione in Grecia è palesemente chiara: è un Paese in agonia ma gli unici che non se ne vogliono rendere conto sono le istituzioni europee. La Grecia è ridotta in uno stato in cui attualmente non è in grado di poter soddisfare le richieste finanziarie dei propri creditori. Pertanto, è logico che il ministro delle Finanze greco non sia nelle condizioni di poter pagare; ovvero di fronte al dilemma se onorare gli impegni con i creditori oppure dare un filo di ossigeno al proprio Paese, preferisca senza esitazioni la seconda opzione».
 
Tratto da:http://www.intelligonews.it
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PER CHI SPARA IL BAZOOKA

Pubblicato su 16 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

L’avvio del programma di acquisto di attività finanziarie e titoli di stato a media e lunga scadenza da parte della BCE, comunemente etichettato come “quantitative easing”, ha rinfrancato chi pensava che il tassello mancante per la sostenibilità dell’unione monetaria fosse la politica della banca centrale. In molti hanno voluto vedere in questa misura la risposta europea all’espansione monetaria della Fed in America, della Bank of England in Gran Bretagna, o della Banca del Giappone, che ha aiutato questi paesi a uscire prima e meglio dalla crisi, soprattutto perché eseguita in combinazione con politiche fiscali espansive. Gli effetti benefici del cosiddetto “bazooka” di Draghi dovrebbero quindi far sparire come per magia i problemi che hanno portato la zona euro sull’orlo del collasso. L’obiettivo principale è quello di abbassare i tassi sui titoli di stato a lungo termine e generare in tal modo una spinta inflattiva. Il conseguente deprezzamento dell’euro rispetto alle altre monete dovrebbe poi anche far ripartire l’export, proprio come ai tempi della lira. Tutto perfetto, quindi. O no?

Purtroppo, quest’analisi pur comunemente diffusa trascura alcuni fattori decisivi. Primo, la tempistica. La BCE è arrivata a questa decisione con circa sei anni di ritardo rispetto al resto del mondo, quando l’intera zona euro è ancora al disotto del livello di reddito di sette anni fa, quando alcuni paesi membri – e al loro interno le fasce più deboli – sono stati letteralmente devastati, quando l’obiettivo del suo mandato, cioè un tasso d’inflazione sotto ma vicino al 2%, è stato clamorosamente, sciaguratamente, e prolungatamente mancato e la spirale deflazionistica è ormai cosa fatta.

Secondo, le proporzioni. Gli acquisti di titoli di stato sono effettuati in proporzione al peso relativo delle diverse economie. Non si tratta, quindi, di un aiuto specifico ai paesi in difficoltà, ma di un programma che beneficerà prima di tutto la Germania, poi la Francia, poi l’Italia, e così via tutti gli altri. Se la minaccia esistenziale per la zona euro veniva dalle crescenti divergenze fra paesi e dalle pressioni asimmetriche poste sulle finanze pubbliche, essa non viene allontanata da questo programma.

Terzo, le garanzie. La BCE ha deciso che solamente il 20% degli acquisti sarà coperto da una piena condivisione del rischio, cioè dalla BCE stessa come garante di ultima istanza. Per il restante 80% i rischi restano in capo alle banche centrali nazionali, che devono quindi offrire garanzie adeguate. Ancora una volta, così come avvenuto in precedenza per la cosiddetta “unione bancaria”, le decisioni prese evitano accuratamente una condivisione dei rischi. In altre parole, questa, come altre misure, rinforza la frammentazione e la pressione asimmetrica sui diversi paesi. È l’esatto contrario di una politica di solidarietà e di unione.

Quarto, le prospettive. Il 20% di acquisti coperto da piena garanzia, a sua volta, si divide in due parti. L’8% può effettivamente essere destinato all’acquisto di titoli di stato dei paesi membri, il 12% invece è riservato ad acquisto di titoli eventualmente emessi da istituzioni dell’UE. Questo è un punto molto importante, troppo spesso trascurato, perché se le istituzioni dell’UE emettessero titoli per realizzare investimenti in tutta la zona euro e questi fossero coperti da una totale garanzia della BCE, avremmo, di fatto, una via verso gli Eurobond. Il tutto senza modifiche dei Trattati. Nei fatti, però, l’unica istituzione che potrebbe farlo è la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che tra l’altro si trova alle prese col fantomatico piano Juncker, che non decolla perché le imprese non hanno nessuna intenzione di investire in un contesto di deflazione e di crisi di domanda.

Ma chi è la BEI? È un’istituzione finanziaria internazionale, fondata con il Trattato di Roma, i cui azionisti sono gli stati membri (Italia, Germania, Francia, e Gran Bretagna sono i quattro maggiori, con partecipazioni al capitale sociale pari al 16% ciascuno). Essa è formalmente “indipendente” dagli stati e dalle altre istituzioni dell’UE, ma nel suo board siedono 28 rappresentanti dei Ministeri delle Finanze dei paesi UE e un solo rappresentante delle istituzioni europee. Si finanzia sui mercati dei capitali, stando attenta a mantenere alto il suo rating di tripla A, utilizzando – per alcune operazioni – il budget dell’UE come garanzia. Il suo Presidente è Werner Hoyer, politico tedesco della destra liberale, nominato nel 2012 su richiesta formale del governo tedesco. Ecco quindi che tutte le strade non portano tanto a Roma, o Bruxelles, quanto a Berlino.

Quinto, gli effetti sul settore bancario. Il programma di acquisti protegge il settore bancario, fornendo una rete di protezione ai detentori di titoli di stato. Nel momento in cui arriverà la necessaria ristrutturazione del debito, il programma avrà favorito quei paesi le cui banche erano originariamente molto più esposte verso le banche e gli stati della periferia. Non è un mistero che queste banche fossero quelle francesi e tedesche. Né che sei delle sette istituzioni finanziarie nazionali che inizialmente possono vendere titoli di debito alla BCE sono di questi due paesi (Kfw, Landeskreditbank Baden-Württemberg Foerderbank, Landwirtschaftliche Rentenbank, e NRW Bank per la Germania. Caisse d’amortissement de la dette sociale e l’Union Nationale Interprofessionnelle pour l’Emploi dans l’Industrie et le Commerce per la Francia).

Sesto e ultimo punto, l’euro. L’aspettativa del programma di acquisti della BCE aveva già innescato un rapido deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro e alle altre monete principali. Questo aiuterà la zona euro a guadagnare competitività aumentando le esportazioni. Come è stato puntualmente spiegato, però, gli effetti di un deprezzamento dell’euro dipendono da come è composto il “portafoglio clienti” di un paese. E se per l’Italia i principali partner commerciali sono all’interno della zona euro, il deprezzamento dell’euro non apporterà benefici sostanziali alla bilancia commerciale italiana.

Per qualcun altro, invece, la situazione potrebbe essere diversa. Se osserviamo in dettaglio il conto delle partite correnti tedesche (fig.1), ad esempio, possiamo vedere che fino allo scoppio della crisi la zona euro era chiaramente la sua principale fonte di surplus, più di tutto il resto del mondo messo assieme. Anche la Germania, quindi, aveva un export principalmente orientato verso i paesi vicini, legati dall’unione monetaria. Con lo scoppio della crisi, entrambe le regioni, zona euro e resto del mondo, riducono il proprio contributo al surplus tedesco; ma dal 2010 la zona euro non riesce più a trascinare l’economia tedesca in quanto le politiche deflazionistiche imposte agli altri membri dell’unione monetaria ne distruggono la domanda. La Germania stava effettivamente “segando il ramo su cui era seduta”.

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Fig.1: Scomposizione della bilancia delle partite correnti della Germania fra zona euro e resto del mondo (dati trimestrali, destagionalizzati, 1999-2014)

Tuttavia, in modo alquanto tempestivo, la Germania riorienta drasticamente la propria politica commerciale rivolgendosi al resto del mondo, la cui domanda nel frattempo riprende a crescere grazie alle politiche fiscali e monetarie espansive. Ecco che i problemi di deflazione all’interno della zona euro diventano meno pressanti: per la Germania ormai nella zona euro non ci sono più tanto mercati di sbocco, ma piuttosto dei debitori, per lo più esangui. Una bassa inflazione, o meglio ancora la deflazione, aiuta quindi a mantenere alto il valore reale dei crediti tedeschi. Allo stesso tempo, se oggi l’export tedesco è rivolto prevalentemente verso il resto del mondo, un euro debole lo favorisce oggi più di quanto l’avrebbe favorito prima e più di quanto favorisca altri paesi, il cui export è rivolto in prevalenza verso la stessa area valutaria.

Prima di cantare vittoria per il “quantitative easing” ed il deprezzamento dell’euro, quindi, è utile capire chi ne beneficia maggiormente. Non c’è da meravigliarsi se oggi la BCE si muove in questa direzione. È invece singolare che alcuni si illudano che ciò risolva i problemi di paesi come l’Italia. La vera incognita ora diventa capire come il resto del mondo prenderà questa vera e propria guerra commerciale lanciata dalla Germania. I segnali di insofferenza da Washington sono infatti sempre più evidenti.

Agenor

Tratto da:http://www.asimmetrie.org

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