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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Giornale di Stato cinese avverte: “la guerra sarà inevitabile” se gli USA non smetteranno di immischiarsi nelle dispute territoriali

Pubblicato su 31 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI

di Tyler Durden

Mentre i rapporti tra Russia e NATO, in seguito al colpo di stato organizzato da Victoria Nuland in Ucraina, si sono ridotti a una Guerra Fredda 2.0, […] la Cina perlomeno non era stata finora coinvolta nella mischia. Le cose tuttavia sono cambiate questo mese, quando il resoconto annuale del Pentagono ha definito la Cina una minaccia alla pace e stabilità regionale e internazionale, e quando, qualche settimana fa, mentre la Cina si insinuava nel territori del Mar Cinese Meridionale reclamati dagli alleati statunitensi come le Filippine, il Vietnam e il Giappone, gli USA hanno deciso di venire coinvolti in un’ennesima disputa regionale che non li riguarda direttamente e hanno cominciato a denunciare a gran voce l’espansione territoriale cinese nell’area ricca di risorse.

 

La Cina ha prontamente risposto minacciando un aereo spia statunitense durante un sorvolo di routine (Vedi: Go Now!”: China Threatens US Spy Planes In South China Sea ),  e immediatamente dopo gli USA hanno ammonito che costruire “castelli di sabbia” potrebbe “portare a un conflitto”.
Ciò non ha però certo zittito la Cina, la quale ha oggi dichiarato di aver presentato una rimostranza agli USA riguardo a un aereo spia statunitense volato su aree del conteso Mar Cinese Meridionale, in una battaglia diplomatica che ha alimentato le tensioni tra le due maggiori economie mondiali.

Come riportato da Reuters (Vedi: China lodges complaint with U.S. over spy plane flight ), la portavoce del ministero degli esteri cinese, Hua Chunying, ha affermato lunedì che la Cina aveva ufficialmente protestato, e che non approvava il “comportamento provocatorio” degli Stati Uniti.
“Sollecitiamo gli USA a correggere il loro errore, a restare razionali e mettere fine a tutte le parole e i fatti irresponsabili,” ha affermato. “La libertà di navigazione e sorvolo non significa in alcun modo che le navi da guerra e gli aerei militari di paesi stranieri possano ignorare i diritti legittimi di altri paesi e la sicurezza di volo e navigazione.”

mapa de Mar de China

La Cina aveva notato molte “voci assordanti” provenienti dagli USA riguardo alle sue attività di costruzione su isole e scogliere.
In altre parole la Cina ha appena imposto agli aerei spia statunitensi una zona di non sorvolo, il che costituisce un cambiamento notevole rispetto a quando tollerava e faceva finta di non vedere. Gli USA sono stati esplicitamente avvisati di non volare sulla Cina o di rischiarne le conseguenze.

Giusto per confermare che, se gli USA speravano di poter sottomettere Pechino con le minacce e costringere il Politburo a tagliare il suo appetito espansionista, si sbagliavano di grosso, il giornale nazionalista I Tempi Globali, proprietà del giornale ufficiale del Partito Comunista al potere, il Quotidiano del Popolo, ha affermato nell’editoriale di lunedì che la guerra tra Cina e Stati Uniti è “inevitabile”, a meno che Washington smetta di pretendere che Pechino fermi la costruzione di isole artificiali nelle acque contese.

PressTV aggiunge:
Se la conclusione degli Stati Uniti è che la Cina deve fermare le sue attività, allora una guerra tra USA e CIna nel Mar Cinese Meridionale è inevitabile. Non vogliamo un conflitto militare con gli Stati Uniti, ma se dovesse accadere lo dobbiamo accettare” ha scritto I Tempi Globali, tra i più nazionalisti giornali cinesi. La settimana scorsa Pechino si era dichiarata ‘fortemente insoddisfatta’ dopo che un aereo spia statunitense aveva ignorato i numerosi avvertimenti nella Marina cinese ed era volato sopra il Fiery Cross Reef, dove la Cina pare stia costruendo una pista d’atterraggio e altre installazioni.

Avion japanese

‘L’intensità del conflitto sarà maggiore di quanto la gente di solito immagina come una <frizione>’, ha ammonito. Il giornale ha anche affermato che la Cina è decisa a portare a termine i lavori di costruzione nel Mar Cinese Meridionale, definendoli <la più importante affermazione di Pechino.>”

Tali commenti non sono dichiarazioni politiche ufficiali, ma a volte vengono considerati il riflesso del pensiero governativo. Soprattutto essi servono ad avvertire che le pretese statunitensi affinché la Cina, ovvero la nazione più popolosa del mondo, rinunci a ciò che considera il suo interesse nazionale, si ritorceranno loro contro, e che la prossima volta che un aereo spia statunitense volerà sulle Isole Spratly, o sullo smog di Pechino, potrebbe risultarne un incidente diplomatico molto serio.

Fonte: Zero Hedge.com
Traduzione: Anacronista

Nella foto in alto: un aereo USA sorvola la zona delle isole contese nel mar della Cina

Nella foto al centro: la mappa delle isole contese nel mar della Cina

Nella foto in basso: un aereo giapponese sorvola le isole Senkaku reclamate dalla Cina

Tratto da:http://www.controinformazione.info

Giornale di Stato cinese avverte: “la guerra sarà inevitabile” se gli USA non smetteranno di immischiarsi nelle dispute territoriali
commenti

ECCO PERCHE’ NESSUNO SI RIBELLA AL SISTEMA!

Pubblicato su 31 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, IPHARRA

Ti sei mai chiesto perché nessuno reagisce di fronte all’infame ondata di oppressione e abuso di ogni tipo che stiamo subendo? Non rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla, viste le tante rivelazioni di casi di corruzione, ingiustizia, ruberie e prese in giro della legge e della popolazione in genere, alla quale si è rubato letteralmente il presente e il futuro? Ti sei mai chiesto perché non scoppia una rivoluzione di massa e perché tutti sembrano essere addormentati e ipnotizzati?

 

In questi ultimi anni ogni tipo di informazioni che dovrebbe aver danneggiato la struttura del Sistema fino alle sue fondamenta, è stata resa pubblica, eppure questa stessa struttura continua a essere intatta senza neppure un graffio superficiale. Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione.

Il fatto che CONOSCERE LA VERITA’ non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.

L’informazione non è rilevante.

Rivelare i più oscuri segreti e renderli di dominio pubblico non produce nessun effetto, nessuna risposta da parte della popolazione per quanto i segreti siano terribili e scioccanti.

Per decenni abbiamo creduto che chi lottava per la verità, gli informatori capaci di svelare fatti nascosti o mettere in piazza i panni sporchi potevano cambiare le cose, potevano alterare il divenire della storia.

Siamo cresciuti in realtà, con la convinzione che conoscere la verità era cruciale per creare un mondo migliore e più giusto e di chi lottava per rivelare il nemico più grande dei potenti tiranni.

E forse per un periodo è stato così.

Oggi, però, “l’evoluzione” della società e soprattutto della psicologia di massa ci ha portato a un nuovo stato di cose: uno stato mentale della popolazione che non avrebbe osato immaginare il più alienato dei dittatori. Il sogno di ogni tiranno della faccia della terra: non dover nascondere né occultare niente al suo popolo.

Poter mostrare pubblicamente tutta la sua corruzione, malvagità e prepotenza senza doversi preoccuparsi di alcuna risposta da parte di quelli che opprime. Questa è la realtà del mondo in cui viviamo. E se credete che questa sia un’esagerazione, osservate voi stessi ciò che vi circonda.
Il caso della Spagna è lampante. Un paese immerso in uno stato di putrefazione generalizzato, divorato fino all’osso dai vermi della corruzione in tutti gli ambiti:

  • giuridico
  • industriale
  • sindacale
  • politico (soprattutto)

Uno stato di decomposizione che ha ecceduto tutti i limiti immaginabili, fino a infettare con la sua pestilenza tutti i partiti politici in maniera irreparabile.

Eppure, nonostante siano resi pubblici continuamente tutti questi scandali di corruzione politica, gli Spagnoli continuano a votare per la maggior parte gli stessi partiti politici, dando tuttalpiù alcuni dei loro voti a partiti più piccoli che non rappresentano in nessun modo una possibilità reale.

Ecco l’allucinante caso della Comunità Valenciana, la regione più rappresentativa del saccheggio vergognoso perpetrato dal Partito Popolare e dove, nonostante tutto, questo partito di autentici fuorilegge e banditi continua a vincere le elezioni con maggioranza assoluta.
Una vergogna inimmaginabile in nessuna nazione minimamente democratica.

E sfortunatamente il caso di Valencia è solo un esempio in più dello stato generale del paese: lì abbiamo il caso indegno dell’Andalusia dominata da decadi dall’altra grande mafia dello stato, lo PSOE, che con i suoi soci del Sindacato e l’appoggio puntuale della Sinistra Unita hanno rubato a piene mani per anni e anni.

il caso della Catalogna con “Convergència i Unió”, un partito di baroni ladri d’élite, tanto per dare un altro esempio. E potremmo continuare così per tutte le comunità autonome o il governo proprio centrale dove le due grandi famiglie politico-criminali del paese, PP e PSOE, si sono dedicate a saccheggiare senza alcuna moderazione.
nonostante siano stati resi pubblici tutti questi casi di corruzione generalizzata, siano state rivelate le implicazioni delle alte sfere finanziarie e industriali con il tacito consenso del potere giuridico, la dimostrazione che in forma attiva o passiva riguarda il Sistema in tutti gli ambiti e si rende impossibile la creazione di un futuro sano per il paese, nonostante tutto ciò, la risposta della popolazione è stata… non fare niente.

La cittadinanza ha risposto al massimo con “l’esercitare il legittimo diritto di manifestazione”, un’attività molto simile a quella che fa la massa quando la sua squadra di calcio vince una competizione ed esce per strada a celebrarla.  Nessuno ha fatto niente di effettivo per cambiare le cose, salvo un piccolo spuntino.

Nel caso della corruzione venuta alla luce in Spagna e l’inesistente reazione della popolazione, è un solo esempio tra i tanti nel mondo. Adesso riportiamo il caso dello sport di massa, sotto pressione per il sospetto di corruzione, di manipolazione di dopaggio e per la molto probabile adulterazione di tutte le competizioni sotto il controllo commerciale delle grandi marche…nonostante questo, continuano ad apparire in televisione con un seguito sempre più numeroso.
Tutto ciò si impoverisce davanti alla gravità delle rivelazioni di Edward Snowden  e confermate dai governi in causa che ci hanno detto in faccia alla luce di riflettori che tutte le nostre telefonate , le attività sui social networks, il nostro navigare in Internet è controllato e che ci stiamo dirigendo inesorabilmente verso l’incubo del Grande Fratello vaticinato da George Orwell nel “1984“.

E la cosa più allucinante è che “una volta filtrate” queste informazioni, nessuno si è preoccupato di ribatterle. Tutti i mezzi di comunicazione, i poteri politici e le grandi imprese di Internet implicate nello scandalo, hanno confermato pubblicamente come un qualcosa di reale e indiscutibile questo stato di sorveglianza. L’unica cosa che hanno promesso, in maniera poco convincente e a mezza bocca che non continueranno a farlo…e si sono permessi anche di darci alcuni dettagli tecnici!

E quale è stata la risposta della popolazione mondiale quando è stata rivelata questa verità? Quale è stata la reazione generale di fronte a queste rivelazioni?

Tutti continuano ad essere assorbiti dal loro smartphone, continuano a rotolarsi nel dolce fango dei social network e continuano a navigare nelle acque infestate di Internet senza muovere nemmeno una falange di un dito… A cosa serve, allora, dire la verità?

Nel caso ipotetico che Edward Snowden o Julian Assange siano personaggi reali e non creazioni mediatiche con una missione segreta, a cosa sarebbe servito il loro sacrificio?

  • Che utilità ha accedere all’informazione e rivelare la verità se non provoca nessun cambiamento, alterazione, trasformazione?
  • A che serve conoscere in forma esplicita e documentata il fatto chel’energia nucleare può solo portare disgrazie come dimostrato dai terribili incidenti di Chernobyl e Fukushima, se queste rivelazioni non provocano nessun effetto?
  • A cosa serve sapere che le banche sono enti criminali dediti al saccheggio di massa, se continuiamo a utilizzarle?
  • A cosa serve sapere che il mangiare è adulterato e contaminato da ogni tipo di prodotti tossici, cancerogeni o transgenici, se continuiamo a mangiarli?
  • A cosa serve sapere la verità su qualsiasi fatto importante se non reagiamo per quanto gravi siano le sue implicazioni.

Non inganniamoci da soli per quanto sia duro accettare tutto questo. Affrontiamo la realtà così com’è… Nella società attuale, conoscere la verità non significa nulla

Informare sui fatti che veramente succedono, non ha nessuna reale utilità; anzi la maggior parte della popolazione è arrivata a un livello tale di degradazione psicologica che come dimostreremo, la rivelazione della verità e accedere all’informazione, rafforzano ancora di più la loro incapacità di risposta e l’inerzia mentale.

La grande domanda è: perchè? Che cosa ha portato tutti noi a quest’apatia generale?

E la risposta, come succede sempre quando ci rivolgiamo domande di questo tipo, è tra le più inquietanti. Ed è in relazione con il condizionamento psicologico cui è sottoposto l’individuo della società attuale. I meccanismi che disattivano la nostra risposta quando accediamo alla verità per quanto scandalosa possa essere, sono semplici ed effettivi. E sono nella nostra vita quotidiana.

Tutto si basa su un eccesso d’informazione.

E’ un bombardamento degli stimoli così esagerato che provoca una catena di avvenimenti logici che finiscono con lo sfociare in un’effettiva mancanza di risposta: in pura apatia.

E per lottare contro questo fenomeno è bene conoscere come si sviluppa il processo…

COME SI SVILUPPA IL PROCESSO?

Per prima cosa dobbiamo capire che questo stimolo sensoriale che riceviamo è carico d’informazioni.

Il nostro corpo è predisposto alla percezione e alla lavorazione di stimoli sensoriali, ma la chiave del tema sta nella percezione di carattere linguistico dell’informazione, per linguistico sta a indicare ogni sistema organizzato con il fine di codificare e trasmettere informazione di ogni tipo.

Per esempio, ascoltare una frase o leggerla comporta la sua entrata nel nostro cervello a livello linguistico. Ma lo stesso avviene quando guardiamo il logo di un’impresa, l’ascolto delle note musicali di una canzone, guardare un segnale del traffico o udire la sirena dell’ambulanza, tanto per darvi alcuni esempi…

Oggi, una persona è sottoposta a migliaia di stimoli linguistici di questo tipo solo durante un giorno; molti li percepiscono in forma cosciente, ma la grande maggioranza in forma non cosciente che deve essere elaborata dal nostro cervello.

Potremmo dividere il processo di captare ed elaborare questa informazione in tre fasi:

  1.       percezione
  2.      valorizzazione
  3.      risposta

Percezione.

Indubbiamente, in tutta la storia dell’umanità, apparteniamo alla generazione che ha la capacità più grande di elaborare informazioni a livello celebrale, con potere di differenziare soprattutto a livello visivo e auditivo.

Man mano che nascono e crescono nuove generazioni acquisiscono una maggiore velocità di percezione dell’informazione. Una dimostrazione di quanto affermato la ritroviamo nel cinema.

Guardate un vecchio film western di John Wayne, una scena qualsiasi di azione per esempio una sparatoria. E poi guardate una scena di sparatoria o di inseguimento di macchine di un film odierno. Una qualsiasi scena d’azione di un film attuale è piena di successioni rapidissime di primi piani di breve durata.

Solo in 3 o 4 secondi si vedranno diverse figure:

il volto del protagonista che guida, quella del compagno che grida, la mano sul cambio della macchina, il piede che spinge il pedale, la macchina che schiva un pedone, l’inseguitore che slitta, il cattivo che afferra la pistola, che spara dal finestrino, ecc… e ogni primo piano sarà durato al massimo una decina di secondi.

Le immagini si succedono a tutta velocità come gli spari di una mitragliatrice. Eppure siete in grado di vederle tutte e di elaborare il messaggio che contengono.

Adesso rivedete il film di John Wayne. Non troverete successioni di scene a ritmo di mitragliatrice, ma successioni di scene dalla durata più lunga e con un campo visivo più ampio. Probabilmente uno spettatore dell’epoca di John Wayne si sarebbe sentito male vedendo un film attuale poiché non era abituato a elaborare tanta informazione visiva a tale velocità.  Questo è un semplice esempio del bombardamento di informazioni cui è sottoposto il cervello di ognuno di noi oggi rispetto a quello di una persona di cinquant’anni fa.
Aggiungeteci tutte le fonti di informazioni che ci circondano, come la televisione, la radio, la musica, l’onnipresente pubblicità, i segnali del traffico, i diversi tipi di abbigliamento che indossano le persone che incrociamo per la strada e che rappresentano ognuna di loro, un codice linguistico per il tuo cervello, l’informazione che vedete sul cellulare, sul tablet, in internet e inoltre i vostri impegni sociali, le fatture, le preoccupazioni e i desideri che hanno programmato tu avessi, ecc. ecc.  …

Si tratta di un’autentica inondazione di informazione che il vostro cervello deve elaborare continuamente. Tutto questo con un cervello della stessa misura e capacità di quello spettatore dei western di John Wayne di cinquant’anni fa.

Per quanto ne sappiamo, sembra che il nostro cervello abbia la capacità sufficiente per percepire tali volumi di informazione e comprendere il messaggio associato a questi stimoli.

Il problema quindi non sta lì. Infatti, sembra che il nostro cervello ne goda poiché ci siamo trasformati in tossicodipendenti degli stimoli.

Il problema sembra risiedere nella fase che segue.

Noi ci scontriamo con i nostri limiti quando dobbiamo valutare l’informazione ricevuta, cioè quando arriva l’ora di giudicare e analizzare le implicazioni che comporta.

Questo succede perché non abbiamo il tempo materiale per fare una valutazione profonda di quell’informazione.

 

Prima che la nostra mente, da sola e con i criteri chele sono propri, possa giudicare in maniera più o meno profonda l’informazione che riceviamo, siamo bombardati da un’ondata di stimoli che ci distraggono e inondano la nostra mente.

E per questa ragione che non arriviamo a valutare nella giusta misura l’informazione che riceviamo per quanto importanti siano le implicazioni che comporta.

Per capire meglio tutto questo, utilizzeremo un’analogia sotto forma di una piccola storia.

Immaginiamo una persona molto introversa che passa la maggior parte del suo tempo rinchiusa in casa. Praticamente non ha amici e non intavola relazioni sociali di nessun tipo.

Supponiamo adesso che questa persona vada al supermercato a comprare una bottiglia di latte e quando va a pagare gli cade per terra e la rompe causando grande scompiglio e macchiandosi i vestiti sotto gli occhi di tutti e della cassiera.

Quando questa persona torna a casa, isolata com’è e senza uno stimolo sociale, darà probabilmente un gran valore a quanto avvenuto al supermercato.

Si domanderà perché gli è caduto il latte e quale movimento falso abbia fatto perché questo avvenisse; si domanderà se la colpa fosse sua, o della bottiglia che era troppo spigolosa; nella sua testa analizzerà lo sguardo della cassiera e i gesti e i commenti di ogni cliente; osserverà anche le macchie sui vestiti e tenterà di indovinare ciò che hanno pensato gli altri di lui.

Si sentirà ridicola e giudicherà quel fatto meramente aneddotico molto più importante di quanto lo sia stato in realtà. Solo perché quella situazione ridicola al supermercato sarà il grande avvenimento del giorno o della settimana. E forse non lo dimenticherà mai per tutta la vita.

Adesso sostituiamo la persona introversa e senza relazioni con un modello opposto.

Una persona estroversa che passa tutto il giorno circondata da una gran quantità di persone e di fatti, interagendo freneticamente con clienti e compagni di lavoro, che parla al telefono, organizza incontri, compra, vende, fa riunioni, ride, si arrabbia e termina la giornata bevendo un bicchiere con gli amici.

Supponiamo che questa persona va a comprare il latte e anche a lei cade la bottiglia causando un gran scompiglio e macchiandosi i vestiti.

La sua valutazione dell’accaduto sarà solo aneddotica poiché rappresenta un evento in più tra tutti quelli a carattere sociale che sperimenta durante la giornata. E in poche ore se ne sarà dimenticata.

Una persona della società attuale, assomiglia molto al secondo modello, sottoposta a una grande quantità di stimoli sensoriali, sociali e linguistici.

Per noi, ogni informazione ricevuta è rapidamente digerita e dimenticata, portata via dalla corrente incessante dell’informazione che entra nel nostro cervello come un torrente.

Perché viviamo immersi nella cultura del “twit”, un mondo dove ogni riflessione su un evento dura 140 caratteri. E questa è la profondità massima cui arriva la nostra capacità di analisi.

E’ per questa ragione, per la nostra impotenza di valutare e giudicare da soli il volume di informazione al quale siamo sottoposti, che l’informazione che ci è trasmessa, porta incorporata l’opinione che dobbiamo averne, cioè quello che dovremmo pensare dopo aver realizzato una valutazione approfondita dei fatti, cioè chi emette l’informazione risparmia al ricevente lo sforzo di dover pensare.

 

Questo è il procedimento che utilizzano i grandi mezzi di comunicazione e in un mondo di individui autenticamente pensanti sarebbe tacciato di manipolazione e lavaggio del cervello.

La televisione è un esempio lampanteL’esempio degli onnipresenti incontri politicidove gli ospiti sono presentati come “opinionisti”. La loro funzione è generare l’opinione che noi dovremmo costruire da soli.

Così il bombardamento di informazione continuo e incessante nel nostro cervello ci impedisce di giudicare adeguatamente il valore dei fatti, con un criterio nostro. Ci toglie il tempo che dovremmo avere per soppesare le conseguenze di un avvenimento e lo frammenta in pezzettini da 140 caratteri e lo trasforma in un giudizio breve e superficiale.

Risposta.
Una volta che la valorizzazione personale dei fatti è ridotta alla minima espressione, entriamo nella fase decisiva del processo, quella che è priva della nostra risposta.

Qui entrano in gioco le emozioni e i sentimenti, il motore di ogni risposta e azione.Frammentando e riducendo il nostro tempo, riduciamo la carica emotiva che associamo all’informazione.

Osserviamo le nostre reazioni: possiamo indignarci molto nel vedere una notizia in un notiziario, per esempio lo sgombero forzato di una famiglia senza mezzi, ma dopo pochi secondi siamo bombardati da un’informazione diversa che porta verso un’altra emozione superficiale e diversa che ci fa dimenticare la precedente.

Per esprimere questo in forma grafica e chiara: la nostra capacità di giudizio e di analisi è pari a un “tweet”, la nostra risposta emotiva è pari a un emoticon.

E qui sta la chiave.

Qui rimane disattivata la nostra possibile risposta. Per capire meglio, torniamo all’analogia della persona introversa ed estroversa che rompeva la bottiglia di latte al supermercato.

La persona introversa chiuse nel suo mondo che ha dato un valore più profondo ai fatti avvenuti al supermercato continuerà a rimuginarci sopra più volte.

Non dimenticherà facilmente le emozioni legate al ridicolo che ha provato in quel momento e con molta probabilità esporre continuamente le proprie emozioni finirà con provare un certo imbarazzo solo a ripensarci.

E’ possibile che non torni per un certo periodo a fare spesa in quel supermercato, anche se implica il fatto di dover andare più lontano a comprare il latte; arriverà anche a provare repulsione per il luogo e le persone che l’hanno reso ridicolo.

L’energia emotiva che ha messo su questo fatto concreto diventerà una reazione effettiva per il fatto. Invece, la persona estroversa tornerà al supermercato senza nessun problema poiché mentalmente quanto accaduto, non ha rilevanza emotiva; tuttalpiù arrossirà al vedere la cassiera o qualche cliente. La persona estroversa non intraprenderà azioni effettive e tangibili che derivano dal fatto della bottiglia di latte.

Oltre le valutazioni fatte su questi personaggi inventati, questi esempi ci servono per dimostrare che il bombardamento incessante dell’informazione cui siamo sottoposti finisce con lo sfociare in una frammentazione della nostra energia emotiva e perciò finiamo col dare una risposta superficiale o nulla.

E’ una risposta che per il momento in cui viviamo intuiamo che dovrebbe essere molto più contundente eppure non arriviamo a darla perché ci manca l’energia sufficiente per farlo. E tutti guardiamo disperati gli altri e ci domandiamo:  “Perché non reagiscono? Perché non reagisco?”

E questa impotenza alla fine diventa una sensazione di frustrazione e di apatia generale. Questa sembra essere la ragione per cui non avviene una Rivoluzione quando per la logica dei fatti dovrebbe essere già scoppiata. Si tratta quindi di un fenomeno psicologico. Questo è il meccanismo di base che interrompe ogni risposta della popolazione davanti ai continui abusi che riceve.

E’ la base sulla quale si poggiano tutte le manipolazioni mentali cui ci sottopongono oggi E’ il meccanismo psicologico che rende la popolazione docile e sottomessa.

Potremo riassumere il tutto così:

L’eccessivo bombardamento di informazioni ci impedisce di avere il tempo necessario per dare il giusto valore a ogni informazione ricevuta e, di conseguenza, associarla a una carica emotiva sufficiente per generare una reazione effettiva e reale.

COSPIRAZIONE O FENOMENO SOCIALE?

Non ha importanza se tutto questo fa parte di una grande cospirazione atta a controllarci o se siamo arrivati a questo punto per via dell’evoluzione della società, perché le conseguenze sono esattamente le stesse:

i più potenti faranno il possibile per mantenere attivi questi meccanismi e fomenteranno anche il suo sviluppo secondo le loro potenzialità solo perché ne ricevono benefici.

Rivelare la verità, in effetti, favorisce questi meccanismi.

Ai più potenti non importa mostrarsi come sono o svelare i propri segreti per quanto sporchi e oscuri siano. Rivelare queste verità occulte contribuisce in gran parte all’aumento del volume di informazione con il quale siamo bombardati.

Ogni segreto portato alla luce produce nuove ondate di informazioni che possono essere manipolate e rese tossiche con l’aggiunta di dati falsi, contribuendo così alla confusione e al caos dell’informazione e da qui arrivano nuove ondate secondarie di informazioni che ci stordiscono ancora di più e ci fanno sprofondare di più nell’apatia.

Se combattiamo quest’apatia, frutto della poca energia emotiva con cui cerchiamo di rispondere, con le tremende difficoltà che il sistema ci mette davanti quando è il momento di punire i responsabili, si generano nuove ondate di frustrazione sempre più forti che ci portano passo dopo passo alla resa definitiva e alla totale sottomissione.

Non ponetevi nessun dubbio: alle persone che ostentano il potere interessa bombardarvi con enormi volumi di informazioni il più superficiali possibili; perché una volta instaurata questa forma di interagire con l’informazione ricevuta, tutti noi ci trasformeremo in persone dipendenti da questo incessante scambio di dati.
l bombardamento di stimoli è una droga per il nostro cervello che ha bisogno di sempre più velocità per lo scambio di informazioni ed esige meno tempo per poterle vagliare.

Succede a tutti noi: ci costa sempre più fatica leggere un lungo articolo pieno di informazioni strutturate e ragionate. Abbiamo l’esigenza che sia stringato, più veloce, che si legga in una sola riga e che si possa ingerire come una pasticca e non come un lauto pranzo.

Il nostro cervello si è trasformato in un tossicodipendente da informazione rapida, in un drogato avido di continui dati da ingerire pensati e analizzati da un altro cervello in modo che noi non dobbiamo fare lo sforzo di fabbricare una nostra opinione complessa e contraddittoria.

Il fatto è che noi odiamo il dubbio perché ci obbliga a pensare. Non vogliamo farci domande. Vogliamo solo risposte rapide e facili. Siamo e vogliamo essere antenne riceventi e replicanti di informazioni come meri specchi che riflettono immagini esterne. Gli specchi però sono piani e non hanno vita propria, tutto quello che riflettono viene da fuori.

L’essere umano a gran velocità si sta dirigendo verso quello stato di fatto. Lo permetteremo?

CONCLUSIONE

Tutto quanto è stato scritto, forse non lo avreste voluto ascoltare. E’ poco stimolante ed è qualcosa di complicato e farraginoso, ma le complesse realtà non possono essere ridotte in un titolo ingegnoso di tweet.

Per intraprendere una profonda trasformazione del mondo, per iniziare un’autentica Rivoluzione che cambi tutto e ci porti verso una migliore realtà, dovremmo discendere nelle profondità della nostra psiche, fino alla sala macchine, dove si muovono tutti i meccanismi che determinano le nostre azioni e i nostri movimenti.

E’ lì che si risolve l’autentica guerra per il futuro dell’umanità.

Nessuno ci salverà facendo da un pulpito dei proclami brillanti e delle promesse per una società più giusta ed equa. Nessuno ci salverà raccontandoci una verità presunta o rivelandoci i segreti più oscuri dei poteri occulti.

Come abbiamo visto, l’informazione e la verità non sono importanti perché i nostri meccanismi di risposta sono invariati. Dobbiamo scendere fino a loro e ripararli; e per fare ciò dobbiamo sapere come funzionano. E non sarà necessario fare un complesso corso di psicologia: osserviamo con attenzione e ragioniamo da soli e potremo raggiungere il risultato.

Non si tratta di qualcosa di esoterico o basato su strane credenze dal carattere Mistico, Religioso o New Age. E’ pura logica: non c’è rivoluzione possibile senza una profonda trasformazione della nostra psiche a livello individuale perché la nostra Mente è programmata dal Sistema.

Per cambiare quindi il Sistema che ci imprigiona, prima lo dobbiamo disinstallare dalla nostra mente.

Lo faremo?

http://voxinsana.blogspot.it/2014/06/perche-non-siamo-capaci-di-ribellarci.html

DA stampalibera.com

Tratto da:http://lastella.altervista.org

ECCO PERCHE’ NESSUNO SI RIBELLA AL SISTEMA!
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Separazione bancaria: sconfitta la “ciofega” della Commissione UE

Pubblicato su 31 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

di Claudio Celani, Vice Presidente MoviSol

 

Il disegno di legge della Commissione Europea sulla falsa separazione bancaria è stato sconfitto a sorpresa ieri alla Commissione Problemi Economici e Monetari del Parlamento Europeo, con 30 voti contro 29. La sconfitta è dovuta all’ottimo lavoro degli europarlamentari italiani Marco Zanni e Marco Valli (M5S), che hanno dapprima presentato la propria contro-proposta per una netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari, come quella prevista dalla legge Glass-Steagall, e poi, verificata la mancanza di una maggioranza a supporto, si sono adoperati affinché si evitasse l’inciucio tra popolari, liberali e socialisti mirante a far passare la proposta originale.

Così è avvenuto. I socialisti non hanno rinunciato ai loro emendamenti e la proposta del relatore Hökmark è stata bocciata.

E’ stato così bloccato il tentativo di perpetuare per legge sul territorio dell’UE il fallito sistema della banca universale. La bozza bocciata impediva una chiara definizione del trading finanziario e adottava un approccio “caso per caso”, dando alle autorità di vigilanza (di fatto la BCE) la facoltà di giudicare se il trading di ogni singola banca presentasse alti profili di rischio, nel qual caso sarebbe sempre stata la BCE a decidere lo scorporo delle attività commerciali. 

La truffa si scopriva leggendo il passaggio del testo che recita: “All’autorità competente è conferito il potere di esigere la separazione. Questo potere di esigere la separazione non è imposto come una misura universale; invece,all’autorità competente è consentito di esercitare il giudizio, usando un set di modelli armonizzati. Solo in certe circostanze, quando i rischi eccedono i livelli da definire per mezzo dei modelli armonizzati, l’autorità competente è tenuta a imporre la separazione”.

In pratica, ci si affidava agli stessi metodi con cui sono state condotte le farse degli stress-test, secondo cui tutte le banche europee scoppierebbero di salute.

“Siamo riusciti a bloccare il testo porcata redatto dalle lobby bancarie e presentato dal PPE”, ha dichiarato all’EIR Marco Zanni. “Adesso il processo riparte. Cambieranno relatore e cercheranno gente più disposta a trattare su posizioni di regolamentazione più rigida.”

“Vediamo cosa succederà ma per ora aver bloccato quella porcata è già un grande successo”.

Tratto da:http://movisol.org/separazione-bancaria-sconfitta-la-ciofega-della-commissione-ue/

Separazione bancaria: sconfitta la “ciofega” della Commissione UE
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Ma quale spartizione: i profughi restano a noi

Pubblicato su 30 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Di: Gian Micalessin

Se pensate che ci abbiano semplicemente lasciato con un pugno di mosche in mano disilludetevi. La realtà è molto peggiore. Si stanno facendo beffe di noi.

 
Con il tacito consenso di un governo italiano che non alza un dito per denunciare l'inganno. Per capirlo basta un'occhiata alla proposta per la redistribuzione dei migranti richiedenti asilo da Italia e Grecia varata ieri dalla Commissione Europea.
 

A prima vista non sembra neppure male e dovrebbe, in teoria, sgravarci del peso di 24 mila migranti per redistribuirli in altri 22 paesi dell'Unione. Ma il diavolo si nasconde sempre nei dettagli. Coda e zoccoli si celano, in questo caso, nelle clausole che determinano la «ripartibilità» dei migranti in base alla loro nazionalità e alla data d'arrivo sulle nostre coste. Stando al testo presentato ieri a Bruxelles dalla Commissione Europea verranno «ripartiti» solo i richiedenti asilo di nazionalità eritrea e siriana arrivati dopo il 15 aprile di quest'anno. In pratica nessuno dei 165mila e passa arrivati in Italia nel 2014 e degli oltre 30mila sbarcati nei primi 4 mesi e mezzo del 2015 si muoverà dal nostro Paese. Dunque per il pregresso siamo già condannati a tenerci più di 190mila persone.

Ma con quelli arrivati dopo non andrà meglio. Il dettaglio diabolico, quello che ci condanna a far fronte da soli anche alla quasi totalità degli sbarchi prossimi venturi, è la clausola in base a cui solo i richiedenti asilo provenienti da Eritrea e Siria saranno «spartibili». Sorvoliamo per un attimo sull'«abominio» di una norma europea che discrimina tra migranti spartibili e no. Concentriamoci, invece - visto che moralità «l'è morta» - sull'elemento chiave della truffa giocata ai danni dell'Italia. Per capirlo bastano gli elenchi del Viminale in cui si specifica la nazionalità dei 64.886 migranti hanno richiesto asilo nel nostro Paese nel corso del 2014. All'interno di questa già selezionata minoranza (64mila a fronte di oltre 165mila sbarcati) i siriani sono solo 505. Gli eritrei, invece, appena 480. Dunque anche calcolando un incremento negli arrivi non potremo riallocare più di mille richiedenti asilo rispetto ai 20mila garantiti dalla proposta delle Commissione.

L'ennesima fregatura rifilataci da Bruxelles è anche figlia dell'aurea di «sinistro» buonismo con cui le nostre autorità giustificano la necessità di accogliere chiunque arrivi su un barcone. Nella narrativa del Pd e della sinistra gran parte di quei disgraziati fuggono da guerre e tormenti. Ed infatti in nome di quella narrativa oltre 40mila dei 165mila sbarcati nel 2014 si sono dichiarati siriani. Altri 34mila hanno raccontato, invece, di fuggire dall'Eritrea. Quando però si analizzano le 64.886 richieste d'asilo del 2014, richieste basate non su semplici dichiarazioni, ma su documenti e attestazioni comprovabili, si scopre che la maggioranza di quei disgraziati arrivano da Nigeria, Mali, Gambia, Pakistan e Senegal. Eritrei e siriani si riducono, invece, ai minimi termini. Purtroppo però la narrativa usata dalla sinistra per convincerci della necessità ineludibile di accogliere chiunque provenga dalle coste libiche fa breccia anche a Bruxelles. E diventa il presupposto ideologico dell'ennesima truffa rifilataci dalla Commissione.

Le beffe ai nostri danni comunque non finiscono qui. La proposta per la redistribuzione teorica di 24mila migranti provenienti dall'Italia e 16mila dalla Grecia prevede anche un contributo di 6mila euro a testa per ciascun migrante accolto dai 22 paesi chiamati in teoria ad aderire alla proposta. Dunque dopo aver pagato per mantenere gran parte dei migranti accolti sul proprio territorio l'Italia contribuirà, in veste di terzo contribuente europeo, a sovvenzionare i partner europei campioni d'egoismo. Un tempo si diceva «cornuti e mazziati». Da oggi basta dire Europei.

tratto da:http://www.ilgiornale.it/news/politica/quale-spartizione-i-profughi-restano-noi-1133936.html?mobile_detect=false

Ma quale spartizione: i profughi restano a noi
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WIKILEAKS PUBBLICA DOCUMENTI SEGRETI DELLA UE: PIANO PER INVADERE LA LIBIA, E BLOCCARE I TRAFFICI DI MIGRANTI (GUERRA)

Pubblicato su 30 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

WikiLeaks ha pubblicato due documenti classificati dell'Unione europea sull'intervento militare contro le reti di trafficanti di esseri umani attive nel Mediterraneo; uno dei due documenti è il piano licenziato dai ministri della Difesa poi approvato il 18 maggio scorso a Bruxelles.

Nella descrizione offerta da WikiLeaks si afferma che si tratta di un piano per "un'operazione militare di (almeno) un anno contro le reti e le infrastrutture di trasporto dei profughi nel Mediterraneo, comprendente la distruzione di imbarcazioni ancorate e di operazioni dentro i confini territoriali libici".

Secondo l'organizzazione di Julian Assange "l'intento dei ministri della difesa Ue" è "dispiegare una forza militare contro le infrastrutture civili In Libia per fermare i flussi migratori" e visti "i precedenti attacchi in Libia da parte di diversi membri europei della Nato e delle riserve petrolifere in Libia, il piano potrebbe portare ad altri coinvolgimenti militari in Libia".

Nel documento si afferma che il piano prevede un'operazione in tre fasi di circa un anno e la prima fase dovrebbe portare a "una sufficiente comprensione dei modelli di business di traffico degli esseri umani, dei finanziamenti, delle rotte, dei punti di imbarco, delle capacità e delle identità, in modo che le operazioni di interdizione possano avere inizio con la più alta probabilità di successo e il minimo rischio". Di fatto, si precisa, l'operazione dovrebbe considerarsi conclusa una volta "ridotti in modo significativo il flusso dei migranti e le attività dei trafficanti".

Nel piano si ammette la possibilità dell'intervento della forza militare Ue "all'interno della zona di sovranità libica": "La minaccia posta alla missione deve essere riconosciuta, soprattutto durante attività quali l'imbarco, durante operazioni su terra o in prossimità di zone costiere non sicure o durante interazioni con imbarcazioni che non dovrebbero prendere il mare. Così come deve essere tenuta in considerazione la potenziale presenza di forze ostili, estremisti o terroristi quali quelli dell'Isis, e la minaccia posta dalla sola gestione di grandi numeri di migranti".

Per l'uso della forza sono quindi necessarie, si legge ancora nel documento, "regole di ingaggio robuste e riconosciute, in particolare per il sequestro di imbarcazioni in caso di opposizione, per la neutralizzazione delle navi e dei beni dei trafficanti, per situazioni specifiche quali il soccorso di ostaggi e la detenzione temporanea di quanti rappresentano una minaccia alla missione o sono sospettati di crimini". Il piano prevede anche una strategia da adottare nel campo dell'informazione, in quanto si evidenzia "il rischio per la reputazione dell'Ue in caso di qualsiasi trasgressione percepita dall'opinione pubblica a causa di eventuali incomprensioni riguardanti compiti e obiettivi" della missione, o nel caso di eventuali "perdite di vite umane attribuite, correttamente o meno, all'intervento o all'inazione della forza europea".

A tale fine "le operazioni di informazione militare dovrebbero far parte integrante di questo piano Ue", andando a interessare anche la Libia e i Paesi confinanti del Nord Africa.

Redazione Milano

Tratto da: http://www.ilnord.it

WIKILEAKS PUBBLICA DOCUMENTI SEGRETI DELLA UE: PIANO PER INVADERE LA LIBIA, E BLOCCARE I TRAFFICI DI MIGRANTI (GUERRA)
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Ecco come continua la "guerra al terrorismo" dell'Ue: estese le sanzioni alla Siria in lotta contro l'Isis

Pubblicato su 30 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

L'Unione europea ha esteso per un altro anno le sanzioni imposte al governo siriano e ai suoi sostenitori, riferisce il servizio stampa del Consiglio dell'Unione europea.
 
"Mentre la situazione in Siria continua a deteriorarsi, il Consiglio ha prorogato di un anno le misure restrittive dell'Unione europea contro gli sponsor del regime in Siria", recita il comunicato ufficiale. 
 
La decisione ha inoltre esteso le sanzioni esistenti, tra cui l'embargo petrolifero e le restrizioni su alcuni investimenti fino al 1° Giugno 2016.  
 
Nel mese di dicembre 2014, il Consiglio ha ribadito che l'UE continuerà imporre e far rispettare le sanzioni che colpiscono il regime e i suoi sostenitori finché la repressione continuerà. Per l'UE, una soluzione duratura al conflitto può venire solo attraverso un processo politico interno che conduca ad una transizione. L'UE continua a incoraggiare tutti gli sforzi a tal fine.  
 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it/
Ecco come continua la &quot;guerra al terrorismo&quot; dell'Ue: estese le sanzioni alla Siria in lotta contro l'Isis
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Prato il seggio facsimile per il voto degli immigrati

Pubblicato su 30 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

VISTO A COSA MIRA IL BUONISMO DEI SINISTRI? FINALMENTE HANNO GETTATO LA MASCHERA E ORA NON CI SONO PIÙ ALIBI PER NESSUNO.

 
Cesare Ferri
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Documento segreto del Pentagono rivela che gli USA “crearono” l’ISIS come “strumento” per rovesciare il presidente Assad in Siria

Pubblicato su 29 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI

Fin dalla prima improvvisa e teatrale comparsa sulla scena mondiale del fanatico gruppo islamico noto come ISIS, praticamente sconosciuto fino a un anno fa e che ha sostituito la logora al-Qaeda nel ruolo di terrorista cattivo, avevamo suggerito che lo scopo del video con la decapitazione postato su YouTube e dello Stato Islamico finanziato dall’Arabia Saudita (thedailybeast.com/) era molto semplice: usare i jihadisti come strumento per ottenere un obiettivo politico, ovvero la deposizione del presidente siriano Assad, che da anni ostacola la realizzazione di un cruciale gasdotto del Qatar(zerohedge.com-), gasdotto che detronizzerebbe la Russia dal ruolo di principale fornitore di energia dell’Europa. La situazione raggiunse l’apice della tensione nel 2013 con l’accumulo di forze militari nel Mediterraneo, che fecero sfiorare un conflitto potenzialmente mondiale. Il racconto e la trama erano così trasparenti che perfino la Russia non si fece ingannare.

Lo scorso settembre scrivemmo:
“Secondo il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, se l’Occidente bombarderà i militanti dell’ISIS in Siria senza consultare Damasco, LiveLeak riporta che l’alleanza anti-ISIS potrebbe sfruttare l’occasione per lanciare attacchi aerei contro le forze di Assad. Capendo chiaramente che la nuova strategia di Obama contro l’ISIS serve solo a far passare il gasdotto del Qatar (come la spinta ad intervenire nel 2013), la Russia frena, notando che l’ISIS è un pretesto per bombardare le forze siriane e ammonendo che -ciò potrebbe portare a un’enorme intensificazione del conflitto in Medio Oriente e in Nord Africa-.”

Una cosa però è speculare, un’altra è avere prove concrete. E mentre c’erano un sacco di speculazioni sul fatto che, come Al Qaeda, finanziata dalla CIA,  era stata usata dagli USA come facciata per ottenere i loro interessi geopolitici e nazionali negli ultimi 20 anni, così l’ISIS non fosse altro che al-Qaeda 2.0, di questo non c’erano prove concrete.
Ora però tutto è cambiato con un documento segreto declassificato del Pentagono, ottenuto da Judicial Watch, che mostra come i governi occidentali si allearono deliberatamente con al Qaeda e altri gruppi estremisti islamici per deporre il presidente Assad.

Secondo quanto afferma il reporter investigativo Nafeez Ahmed su Medium, “il documento rivela che l’Occidente, in coordinazione con gli stati del Golfo e la Turchia, ha sponsorizzato intenzionalmente i gruppi islamici violenti per destabilizzare Assad, nonostante prevedesse che ciò avrebbe portato all’emergere dell’ISIS.” […]
E non solo: ora che l’ISIS sta andando in giro per il Medio Oriente a tagliare le teste alla gente in alta definizione e qualità da Hollywood (forse letteralmente), gli USA hanno una giustificazione credibile per vendere miliardi in armi moderne e sofisticate ad alleati come l’Arabia Saudita, Israele e Iraq.

Ma che il complesso militare-industriale statunitense sia il vincitore ogni volta che scoppiano guerre nel mondo (di solito con l’assistenza della CIA) ormai è chiaro a tutti. Quello che non era chiaro è come gli USA predeterminarono l’attuale svolgimento degli eventi in Medio Oriente. Ora, grazie al seguente resoconto declassificato abbiamo una comprensione molto migliore non solo del modo in cui si sono sviluppati gli odierni avvenimenti in Medio Oriente, ma anche del ruolo dell’America quale burattinaio.

Dall’articolo di Nafeez Ahmed pubblicato su Medium: (Vedi:  medium.com/insurge-intelligence/secret-pentagon-report-reveals….)

Ipocrisia

Le rivelazioni contraddicono la linea ufficiale dei governi occidentali riguardo alle loro politiche in Siria, e pongono domande inquietanti sul supporto segreto fornito dall’Occidente agli estremisti violenti all’estero, mentre la minaccia del terrorismo viene usata all’interno per giustificare la sorveglianza di massa e la restrizione dei diritti civili.
Tra i documenti ottenuti da Judicial Watch attraverso una causa federale ve n’è uno dell’Agenzia d’Intelligence per la Difesa statunitense (DIA), datato 12 agosto 2012. […] Finora i media hanno evidenziato che l’amministrazione Obama sapeva che da un baluardo terrorista libico venivano inviate armi ai ribelli in Siria. Alcuni media hanno riportato che l’intelligence statunitense aveva previsto l’ascesa dell’ISIS. Tuttavia, nessuno ha esposto i dettagli inquietanti che mettono in evidenza come l’Occidente ha fomentato in Siria una ribellione settaria guidata da al-Qaeda. […]

Gli islamisti dell’Occidente

Il documento DIA del 2012 conferma che la componente principale delle forze anti-Assad era composta da insorti islamisti affiliati a gruppi che avrebbero portato all’emergere dell’ISIS, ma che nonostante questo dovevano continuare a ricevere supporto dagli eserciti occidentali e dei loro alleati regionali.
“Notando che salafiti, Fratelli Mussulmani e al-Qaeda in Iraq sono le forze principali dell’insurrezione siriana, l’Occidente, i paesi del Golfo e la Turchia supportano l’opposizione, mentre Russia, Cina e Iran supportano il regime di Assad.”
Il documento di 7 pagine afferma che al-Qaeda in Iraq (AQI), il precursore dell’ISIS, ha appoggiato l’opposizione siriana fin dall’inizio, sia ideologicamente che tramite i media. […] La DIA prevede che il regime di Assad manterrà il controllo sul territorio siriano, ma la crisi si intensificherà fino a diventare una “guerra per procura”. Il documento raccomanda anche la creazione di “rifugi sicuri sotto riparo internazionale, come in Libia quando Bengasi venne scelta come sede del governo provvisorio.” In Libia i ribelli anti-Gheddafi, in gran parte milizie affiliate ad al-Qaeda, venivano protetti dalla NATO tramite zone di non sorvolo.

Le potenze vogliono deliberatamente l’ISIS

Il documento del Pentagono predice esplicitamente la probabile dichiarazione di uno “Stato Islamico, tramite la sua unione con altre organizzazioni terroriste in Iraq e in Siria.” Nondimeno, “i paesi occidentali e la Turchia stanno supportando gli sforzi dell’opposizione siriana che lotta per il controllo delle aree orientali adiacenti alle province irachene occidentali (Mosul e Anbar)”:
“…c’è la possibilità che venga istituito un principato salafita dichiarato o non dichiarato in Siria orientale (Hasaka e Der Zor), e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono, così da isolare il regime siriano, considerato la profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran).”
Il documento segreto del Pentagono fornisce perciò la straordinaria conferma che la coalizione anti-ISIS guidata dagli USA aveva salutato l’emergere di un “principato salafita” come strumento per indebolire Assad e fermare l’espansione strategica dell’Iran. E’ significativo che anche l’Iraq vi venga citato come parte integrante di questa “espansione sciita”.

 

Più avanti, il documento rivela che gli analisti del Pentagono conoscevano benissimo i rischi di questa strategia, ma decisero di andare avanti comunque:
“L’istituzione di un simile principato salafita in Siria orientale porrebbe l’AQI nelle condizioni ideali per tornare alle sue vecchie roccaforti di Mosul e Ramadi.”
Ebbene, l’estate scorsa l’ISIS ha conquistato Mosul in Iraq, e proprio questo mese ha preso controllo anche di Ramadi.
Tale entità quasi statale avrebbe fornito:
“…un rinnovato impulso alla pretesa di unificare la jihad tra l’Iraq sunnita, la Siria e il resto del mondo arabo contro quello che esso considera il suo nemico. L’ISI potrebbe anche dichiarare uno Stato Islamico tramite la sua unione con altre organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria, il che costituirebbe un grave pericolo per l’unificazione dell’Iraq e la protezione del suo territorio.”

Il documento della DIA è un resoconto informativo, non una valutazione definitiva, ma è circolato nella comunità d’intelligence statunitense, compreso il Dipartimento di Stato, il Comando Centrale, il DIpartimento per la Sicurezza Nazionale, la CIA, l’FBI e altre agenzie.
In risposta alle mie domande riguardo alla strategia, il governo britannico ha semplicemente negato le rivelazioni contenute nel documento del Pentagono. […] La DIA non ha risposto alla richiesta di commento.

Obama  ed il suo staff

Risorsa strategica per il cambio di regime

L’analista per la sicurezza Shoebridge, tuttavia, che ha tenuto traccia del supporto occidentale ai terroristi islamici in Siria fin dall’inizio della guerra, ha sottolineato che il resoconto segreto del Pentagono mette in evidenza fatali contraddizioni nelle dichiarazioni ufficiali:
“Per tutti i primi anni della crisi siriana, i governi statunitense e britannico e quasi tutti i media occidentali dipensero i ribelli siriani come moderati, liberali, secolarizzati, democratici e quindi meritevoli del supporto occidentale. Visto che questi documenti smentiscono del tutto questa immagine, è significativo che i media occidentali li abbiano quasi completamente ignorati, nonostante la loro importanza.”
Secondo Brad Hoff, ex ufficiale statunitense di Marina che servì durante i primi anni della guerra in Iraq, il documento declassificato del Pentagono fornisce la prova che:
“L’intelligence statunitense prevedeva l’ascesa dell’ISIS, ma invece di delineare chiaramente il gruppo come nemico lo considerava una risorsa strategica degli USA.” […]

Complicità

I critici della strategia statunitense nella regione hanno ripetutamente sollevato domande circa il ruolo degli alleati della coalizione nel fornire intenzionalmente supporto a gruppi islamici terroristi con lo scopo di destabilizzare il regime di Assad. La versione convenzionale è che il governo USA non controllò abbastanza il finanziamento ai gruppi ribelli anti-Assad, che avrebbe dovuto essere monitorato e valutato affinché venissero appoggiati solo i gruppi “moderati”. Tuttavia, il documento del Pentagono dimostra senza dubbio che anni prima che l’ISIS lanciasse la sua offensiva contro l’Iraq, l’intelligence degli USA era pienamente consapevole che i militanti islamici costituivano il nucleo principale dell’insurrezione siriana. Nonostante ciò, il Pentagono continuò a supportare l’insurrezione islamista, anche se prevedeva la probabilità che ciò avrebbe portato all’istituzione di una roccaforte salafita in Siria e Iraq. […]

Divide et impera

Diversi ufficiali governativi statunitensi hanno ammesso che i loro alleati nella coalizione anti-ISIS stavano finanziando gruppi islamisti violenti che diventarono parte intengrante dell’ISIS. L’anno scorso per esempio il vice presidente Joe Biden ammise che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Turchia avevano incanalato centinaia di milioni di dollari verso i ribelli islamisti in Siria che hanno poi dato vita all’ISIS. Ma non ha ammesso che questo documento interno del Pentagono dimostra che l’intera strategia segreta era approvata e supervisionata da USA, Gran Bretagna, Francia, Israele e altre potenze occidentali.
Tale strategia pare essere conforme a uno scenario politico identificato da un resoconto della RAND Corp commissionato dall’Esercito USA. Il resoconto, pubblicato 4 anni prima del documento della DIA, suggeriva agli USA “di capitalizzare sul conflitto tra sciiti e sunniti, schierandosi con i regimi conservatori sunniti e lavorando con loro contro tutti i movimenti sciiti del mondo mussulmano.” Gli USA avrebbero dovuto contenere “il potere e l’influenza iraniana” nel Golfo “appoggiando i tradizionali regimi sunniti di Arabia Saudita, Egitto e Pakistan.” Allo stesso tempo gli USA devono mantenere “una forte relazione strategica con il governo iracheno sciita”, nonostante la sua alleanza con l’Iran.

Il resoconto RAND confermava che la strategia del “divide et impera” era sempre stata usata per “creare divisioni nel campo jihadista. Oggi in Iraq tale strategia viene usata a livello tattico.” […]
La rivelazione di un documento interno dell’intelligence statunitense, secondo il quale la stessa coalizione guidata dagli USA che oggi combatte contro l’ISIS lo ha coscientemente creato, pone interrogativi inquietanti sui recenti sforzi dei governi occidentali di giustificare l’espansione dei poteri anti-terrorismo degli stati. In seguito all’ascesa dell’ISIS, da entrambe le parti dell’Atlantico si stanno perseguendo nuove misure invasive per combattere l’estremismo, tra cui la sorveglianza di massa, l’orwelliano “dovere di prevenire” e perfino progetti che permetterebbero ai governi di censurare i media, il tutto indirizzato prevalentemente contro gli attivisti, i giornalisti e le minoranze, specialmente mussulmane.

Eppure il nuovo documento del Pentagono rivela che, contrariamente alle affermazioni dei governi occidentali, la causa principale della minaccia è la loro stessa politica profondamente sbagliata di sponsorizzare segretamente il terrorismo islamista per dubbi fini geopolitici.

Fonte: Zero Hedge.com

Traduzione: Anacronista

Tratto da Controinformazione

Tratto da: Informare per resistere

Tratto da:http://iodubito.altervista.org

Documento segreto del Pentagono rivela che gli USA “crearono” l’ISIS come “strumento” per rovesciare il presidente Assad in Siria
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Ringraziamenti ed un paio di segnalazioni elettorali

Pubblicato su 29 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECOLOGIA

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La Russia è rimasta indifferente all’esibizione canora della NATO “Noi siamo la guerra”

Pubblicato su 29 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI

Al Gurnov per rt.com

Consideriamo per un momento quale sarebbe la risposta da Washington se la Russia annunciasse l’inizio di giochi di guerra internazionali vicino ai confini americani. Impossibile, dite? Eppure è quasi esattamente quello che il Pentagono ha annunciato vicino alla Russia.
“Il Ministero della Difesa russo ha annunciato che oltre 350 soldati russi e 80 veicoli blindati con copertura aerea inizieranno una marcia di 300 miglia attraverso il Messico la prossima settimana, segnalando l’inizio di giochi di guerra multinazionali BRICS nella regione.”
La dichiarazione fittizia di cui sopra suona un po’ come uno scherzo, o qualcosa di impossibile da immaginare. Dopo tutto, per quale scopo la Russia dovrebbe patrocinare l’invio di truppe internazionali vicino al confine degli Stati Uniti? Quindi, come si spiega questo altro pezzo di notizia molto vera: oltre 350 soldati americani e 80 veicoli dell’esercito americano con la copertura dell’US Air Force inizieranno una marcia di 400 chilometri attraverso la Romania questa settimana, segnalando l’inizio di giochi di guerra multinazionali NATO in Romania.
Suona un po’ più credibile, non è vero? E dimostra il semplice fatto che la NATO e gli Stati Uniti hanno creato per se stessi una reputazione di essere aggressivi, dal grilletto molto facile, mentre la Russia, che la scorsa settimana ha festeggiato il 70° anniversario della sua vittoria sul fascismo, ha dichiarato la propria intenzione di non andare mai più in guerra.
Dopo aver assunto il titolo di “vincitori” della Guerra Fredda, gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali hanno categoricamente trascurato importanti leggi internazionali in uno sforzo sfacciato di imporre la loro volontà in tutto il mondo. Sono tornati alla vecchia pratica del 20° secolo di dividere il mondo in amici e nemici in un pericoloso gioco geopolitico “a somma zero”. In effetti, la NATO promise di impegnarsi a non espandersi a Est in cambio della riunificazione della Germania e del ritiro militare sovietico dall’Europa. Tuttavia, questa promessa si è rivelata essere uno scherzo ancora più grande di quello che apre questo articolo.
Nel quadro del cosiddetto “Partenariato Orientale”, l’infrastruttura della NATO continua la sua marcia ad est verso i confini della Russia. Questa mossa ha praticamente distrutto i legami storici che la Russia ha avuto con almeno una dozzina di Stati, cui è stata data una falsa scelta, artificiale di essere “o contro la Russia, o contro il resto d’Europa”. C’è stata anche la costruzione di un nuova Cortina di Ferro – eretta questa volta dall’Occidente – che impedisce l’espansione del commercio, delle relazioni economiche, umanitarie e culturali tra le persone.
Per questo motivo, quando i ministri degli Esteri della NATO, dopo un banchetto in Turchia, si sono lasciati andare e hanno cantato “We are the World”, le persone in tutto il mondo hanno udito invece le parole “We are the WAR”.
Questo atto pubblico è stato ampiamente deriso sulle reti sociali, con un commentatore a dire che la NATO “dovrebbe attenersi a cantare invece delle loro solite campagne di bombardamento”. Michael Jackson e Lionel Richie scrissero ed eseguirono la loro epica canzone nel 1985, nel tentativo di contribuire a raccogliere 6,5 milioni di dollari per le vittime della carestia in Africa. Il rifacimento turco del successo degli anni ’80 tocca una cattiva corda, celebrando come fa i miliardi che la NATO è riuscita a spendere per le guerre in Afghanistan, Irak e Libia, per non parlare delle migliaia di morti nelle operazioni con droni e dei bombardamenti sotto l’insegna “Guerra al Terrore “. E questo solo dall’inizio del secolo!
Ma il più grande risultato dell’alleanza militare di cui sopra è rendere un conflitto militare con la Russia più probabile che mai. E’ tutto in un rapporto pubblicato di recente dalla missione permanente russa presso la NATO. 
Russia-NATO: fatti e miti indaga in dettaglio la differenza tra gli sforzi dichiarati della NATO per mantenere la pace e la sicurezza in Europa e i fatti storici, che mostrano la ragion d’essere dell’alleanza: affrontare la Russia come suo avversario principale.
Qui ci sono solo alcuni dei numerosi titoli giornalistici che enumerano le recenti mosse della NATO:
– L’impegno della NATO: US Army sostiene esercitazione delle forze speciali lettoni…
– Georgia, Romania: la NATO consolida il controllo del Mar Nero…
– Esercitazioni del gruppo navale della NATO con la Marina del Marocco…
– La Polonia erige torri di osservazione NATO sul confine con la Russia…
– Gli Stati Uniti lanciano ancora altri giochi di guerra in Estonia…
–  Caccia F-15 dell’US Air Force in Bulgaria per partecipare ad esercitazioni militari…
– L’unità lanciamissili Jason Dunham della US Navy entra nel Mar Nero…
E, l’ultimo: “Operazione Risoluzione Atlantica-Sud: il Pentagono prepara la Romania per un conflitto con la Russia”. Secondo fonti ufficiali, le truppe del 2° Squadrone, 2° Reggimento di Cavalleria inizieranno una marcia dalla base aerea Mihail Kogalniceanu dirigendosi al Centro di Addestramento per il combattimento delle forze di terra rumene di Cincu. Lì si uniranno ai loro omologhi canadesi, britannici e rumeni. L’esercitazione militare, con la partecipazione di 1.500 soldati provenienti da quattro Paesi della NATO, andrà avanti fino al 6 giugno. Washington non fa mistero che questa cosiddetta marcia di cavalleria attraverso la Romania è un segnale diretto alla Russia, che si oppone alla espansione dell’alleanza militare NATO verso i suoi confini.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la NATO ha adottato 12 nuovi Stati membri – tutti ex alleati sovietici, dall’Estonia al nord, fino all’Albania, nel sud. Nello stesso periodo di tempo, la NATO ha cercato di convincere i Russi che nel mondo post-Guerra Fredda essa non è più una mera alleanza militare, ma piuttosto un’organizzazione politica volta a stabilire la pace, la sicurezza e la comprensione. Un’entità desiderosa di collaborare con la Russia al fine di prevenire conflitti militari e superare problemi politici. Ma in realtà la NATO si è trasformata in una organizzazione aziendale militare privata, al servizio del suo sponsor principale, gli Stati Uniti d’America.
In un’epoca in cui i concetti sono stati completamente distorti, “aggressione” ora sta per lotta per la pace. Ma la NATO avrà bisogno di più che cantare “We Are the World” per giustificare un bilancio militare superiore a 1.023 miliardi di dollari (di cui 735 miliardi dagli Stati Uniti), rispetto alla spesa della Russia, che è 17 volte inferiore (60 miliardi). Quel numero pone la Russia come 40° al mondo in termini di percentuale del bilancio della difesa in rapporto alla lunghezza dei suoi confini statali.
Nel frattempo, il ruolo dell’Europa in questa pericolosa lotta di potere tra Mosca e Washington è lo stesso di entrambe le guerre mondiali: Washington ritiene che sia il più probabile campo di battaglia nel caso in cui la sua prossima avventura militare sul continente si trasformi in una guerra vera e propria. Ma la buona vecchia Europa non è “un Paese per vecchi ingenui”. Così non ci è voluto un sacco di sofisticazione per designare gli Stati dell’ex blocco sovietico quali i primi candidati a rompersi i denti sull’Orso. Tanto più che Stati falliti, come l’Ucraina, si sono anche prestati volontariamente per essere carne da cannone a prezzo modico.
Dopo che Mosca ha scoperto il bluff ucraino in occasione del vertice di Minsk, Kiev non ha altra scelta che far finta che l’Ucraina sia parte della NATO. Questo non dovrebbe essere troppo difficile considerando che ora pretendono che sia stata l’Ucraina a prendere Berlino nel 1945, ponendo fine alla guerra iniziata dalla Russia! Oggi, i leader ucraini parlano continuamente di sconfiggere i Russi nel Donbass – che nessuno ha mai visto; di un accordo di cooperazione e di sostegno con la NATO – che nessuno ha mai firmato; e di sviluppare le loro forze armate, che finora non sono riuscite a sopprimere un gruppo di guerriglieri ribelli nel Sud-Est. In effetti, le fesserie hanno raggiunto dimensioni tali che il Segretario di Stato USA John Kerry ha dovuto consigliare pubblicamente al presidente ucraino di iniziare a usare il cervello…
In conclusione, vorrei solo suggerire ai politici della NATO di astenersi da spettacoli di karaoke in futuro. Tanto più perché la loro ultima esibizione ha messo in chiaro che, come Alex Barker ha rilevato, in termini di diplomazia canticchiata l’alleanza può essere eclissata da Vladimir Putin, che in tempi più felici abbagliò Hollywood con la sua raffinata interpretazione di “Blueberry Hill”.

Traduzione di F. Roberti

Tratto da:https://byebyeunclesam.wordpress.com

La Russia è rimasta indifferente all’esibizione canora della NATO “Noi siamo la guerra”
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