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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Mentre l'Europa è alla fame a Bruxelles si aumentano i privilegi

Pubblicato su 30 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Mentre i cittadini europei sono ridotti alla fame e alla miseria per via delle misure lacrime e sangue imposte dai parassiti di Bruxelles i parlamentari europei stanno lavorando per aumentare i contributi ricevuti per assumere portaborse.

Secondo un documentato articolo d'inchiesta pubblicato pochi giorni fa dal Daily Express i nostri degni rappresentati al parlamento europeo vogliono aumentare di 18mila euro l'ammontare della diaria ricevuta da ciascuno di essi ogni anno destinata ad assumere nuovi collaboratori e tale somma si aggiunge ai tanti generosi sussidi e stipendi di cui godono.

Infatti, ogni parlamentare europeo riceve uno stipendio di 70mila euro all'anno più vari rimborsi spese e gettoni di presenza che permettono loro di aumentare sensibilmente le loro remunerazioni e se tale misura viene approvata il costo di ogni singolo parlamentare europeo salirebbe a 270mila euro all'anno.

Tale somma moltiplicata per tutti i parlamentari europei e per gli anni del loro mandato ammonterebbe a circa 1 miliardo di euro per i prossimi cinque anni, circa duemila miliardi delle vecchie lire. 

Se questo non fosse sufficiente per mandare i cittadini europei su tutte le furie alcuni parlamentari europei hanno proposto un aumento di 36mila euro all'anno dei contributi per i portaborse, il doppio di quanto il parlamento europeo sarebbe disposto a concedere.

Tale notizia è stata accolta molto negativamente dai movimenti euroscettici britannici i quali hanno usato questa storia per convincere i cittadini d'Oltremanica della necessità di far uscire la Gran Bretagna fuori dalla UE.

Ovviamente lo stesso argomento vale per l'Italia ma nel nostro paese non c'è stata nessuna reazione visto che i giornali di regime hanno preferito censurare questa notizia perché darebbe fastidio alla nostra classe politica. Basti ricordare che addirittura è stato censurato dai telegiornali nazionali italiani il risultato delle elezioni politiche nazionali in Finlandia, solo per il fatto che hanno vinto le formazioni politiche anti Ue.

Autore: Giuseppe De Santis / Fonte: ilnord.it

Tratto da:http://www.ecplanet.com

Mentre l'Europa è alla fame a Bruxelles si aumentano i privilegi
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FOREIGN POLICY: LA DITTATURA DELLA BCE DEVE FINIRE

Pubblicato su 30 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Su Foreign Policy, Philippe Legrain, consulente del presidente della Commissione Europea fino allo scorso anno, fa una critica radicale alla BCE. Questo organismo, che non deve rispondere a nessuno del suo operato, anziché essere di sostegno ai governi dell’eurozona ha invece travalicato i propri limiti, dettando l’agenda ai paesi in crisi, imponendo misure drastiche e rovesciando governi eletti democraticamente. L’autore si aspetta quindi che l’atto dimostrativo di contestazione recentemente avvenuto possa essere solo l’inizio della ribellione democratica che attende la BCE in futuro. Noi rimaniamo sempre della stessa opinione: l’unica BCE buona è quella morta

di Philippe Legrain, 22 aprile 2015

Basta con la dittatura della BCE!” ha gridato Josephine Witt mentre saltava sul podio dove Mario Draghi stava tenendo una conferenza stampa il 15 aprile, gettando coriandoli sopra il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE). Anche se il “manifesto” della contestatrice solitaria è piuttosto confusionario, ha evidenziato un problema vero: la BCE è la banca centrale più indipendente del mondo e abusa del suo vasto, incontrollabile potere agendo in maniera sfacciatamente politica su questioni ben al di fuori della sua competenza di politica monetaria. Occorre rimetterla al suo posto.

Il potere della BCE è unico al mondo. Le altre banche centrali funzionalmente indipendenti sono in definitiva asservite ai propri governi eletti: anche se i funzionari del dipartimento del tesoro non si immischiano nella condotta quotidiana di politica monetaria, è inconcepibile che la Federal Reserve USA possa rifiutarsi di acquistare le obbligazioni del tesoro durante una crisi, se il governo federale glielo richiede. Ma la BCE, che non viene eletta da nessuno, non ha un padrone politico. Non esiste un governo dell’eurozona. La Banca Centrale galleggia sopra i 19 stati nazionali, paga qualche dazio a Berlino, ma si rifiuta di cooperare con l’eurogruppo, la riunione dei ministri delle finanze dell’eurozona. Quando il panico ha investito l’eurozona a partire dal 2010, Francoforte (la sede della banca) ha ignorato le richieste di fare “whatever it takes” (“qualsiasi cosa sia necessaria”, ndt) per sedare la fuga dalle obbligazioni pubbliche di molti paesi — fino a quando finalmente, nel luglio 2012, Draghi ha pronunciato la frase magica e gli investitori gli hanno creduto.

L’eccessiva indipendenza della BCE è radicata nei trattati UE, che possono essere modificati solo con l’accordo dei governi e dei parlamenti di tutti i 28 paesi dell’Unione Europea e, in alcuni paesi, è necessario anche un voto popolare. Come un monarca assoluto, la BCE è ulteriormente protetta da un tabù politico di ispirazione tedesca che considera un reato di lesa maestà chiedere conto [alla banca centrale] delle sue azioni e dei suoi poteri. Tale immenso potere nelle mani di funzionari non eletti richiede un adeguato grado di accountability, ma la BCE si degna di parlare unicamente con i membri del Parlamento Europeo, ai quali fornisce informazioni insufficienti per controllare accuratamente la sua attività. E il Parlamento non può sanzionare i funzionari della BCE se essi non svolgono le loro funzioni o abusano dei loro poteri.

Come minimo, i banchieri centrali, indipendenti e deresponsabilizzati, dovrebbero “rimanere nel loro orticello,” come dice Willem Buiter, capo economista di Citigroup. Eppure la BCE dà lezioni, intima e detta perfino l’agenda ai governi su questioni fuori dal suo ambito di competenza, in particolare opponendosi alla ristrutturazione dei debiti ed esigendo consolidamento fiscale e riforme strutturali. Per ottenere quello che vuole, in effetti, ha perfino minacciato di privare illegalmente i greci e gli irlandesi — e, per estensione, anche altri — del diritto di utilizzare la propria moneta, l’euro, come moneta a corso legale.

Questo andazzo è iniziato con il predecessore di Draghi, Jean-Claude Trichet. L’ex governatore della Banca di Francia ha combattuto con le unghie e con i denti per evitare una ristrutturazione del debito della Grecia insolvente nel 2010, ristrutturazione che avrebbe imposto pesanti perdite alle banche francesi. Per dare credibilità all’affermazione falsa che la Grecia stava semplicemente attraversando difficoltà temporanee di finanziamento, la BCE ha poi iniziato ad acquistare titoli di stato greci. Ciò ha dato a Francoforte un motivo ulteriore per opporsi alla successiva ristrutturazione del debito emesso sul mercato dalla Grecia nel 2012 — e la minaccia della BCE di seminare il caos sull’eurozona se non si fosse seguita la sua linea ha notevolmente limitato l’alleggerimento del debito che Atene ha ottenuto, come ho ampiamente spiegato nel mio libro Primavera Europea. Sia Trichet sia Draghi hanno minacciato, in effetti, di espellere la Grecia dall’euro se avesse fatto default. Ora, il fatto che la BCE possegga le obbligazioni greche, è un ulteriore ostacolo per la riduzione del debito di cui la Grecia ha bisogno. Francoforte sta anche costringendo le banche greche a fare pressione sul governo perché questo si conformi alle richieste dei suoi creditori dell’eurozona in una maniera palesemente politica.

Il trattamento di Trichet di un’altra vittima della crisi, l’Irlanda, è stato altrettanto scandaloso. Nel novembre 2010, egli minacciò di togliere alle banche irlandesi l’accesso ai finanziamenti della BCE— cosa che avrebbe spinto l’Irlanda fuori dall’euro — a meno che il governo non facesse richiesta di un prestito da parte della UE-FMI, non salvasse le banche (spesso tedesche) creditrici e non attuasse riforme strutturali e di austerità.

Quell’abuso di potere ha gravato i contribuenti irlandesi con circa 64 miliardi di euro in debito bancario — 14.000 euro per ogni irlandese.

A prescindere dal giudizio sul consolidamento fiscale e sulle riforme strutturali, non è il ruolo dei banchieri centrali non eletti richiedere queste cose — e tanto meno imporle. Nonostante ciò i funzionari della BCE lo fanno di regola. Trichet ha ripetutamente abbracciato l’austerità, sostenendo (falsamente) che sarebbe stata espansiva. Fino a quando non ha cambiato registro, a Jackson Hole lo scorso agosto, anche Draghi ha chiesto ai governi dell’eurozona di stringere la cinghia. Il Presidente della Bundesbank tedesca, Jens Weidmann, dà regolarmente lezioni ai governi stranieri, in particolare a quello francese, su che cosa dovrebbero fare. Eppure se fossero ufficiali francesi a dare consigli alla Bundesbank, Weidmann griderebbe allo scandalo.

Non stiamo parlando solo di dichiarazioni pubbliche inopportune. Nell’estate del 2011, Trichet e Draghi scrisseroall’allora primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, chiedendogli di dare il via all’austerità e alle riforme come condizione perché la BCE comprasse titoli di stato italiani per limitare il panico che minacciava di condurre il paese alla bancarotta. Quando Berlusconi si rifiutò di farlo, la BCE, di fatto, costrinse il primo ministro eletto alle dimissioni, lasciando che tutti sapessero che avrebbe acquistato obbligazioni italiane solo se egli fosse stato sostituito con un tecnocrate più manipolabile.

Nel dicembre 2011, quando sembrava che il panico avrebbe causato il collasso dell’euro nel giro di settimane, Draghi richiese ai governi dell’eurozona di sottoscrivere un “fiscal compact” che avrebbe imposto una disciplina fiscale molto più rigida, suggerendo che questo avrebbe potuto indurre la BCE ad intervenire per sedare il panico. I governi dell’eurozona obbedirono debitamente e ora sono legati in questa nuova camicia di forza fiscale attraverso gli obblighi del trattato recepiti nelle costituzioni nazionali.

La BCE è anche intervenuta direttamente nell’impostazione di politiche fiscali e riforme economiche come facente parte della Troika (che comprende anche il FMI e la Commissione Europea), che ha guidato i paesi che hanno ricevuto prestiti UE-FMI – la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e Cipro — quasi come fossero delle colonie.

Il potere corrompe. E un potere deresponsabilizzato corrompe al massimo grado. La BCE dovrebbe smettere di immischiarsi in questioni politiche che sono al di fuori del suo mandato di stabilità finanziaria e politica monetaria. Dovrebbe rinunciare ai suoi poteri appena acquisiti di vigilanza e risoluzione delle banche dell’eurozona e affidarli a un’agenzia che sia indipendente dalle banche e sia correttamente responsabile di fronte ai parlamentari eletti. Dovrebbe essere molto più aperta e trasparente riguardo le proprie attività, in particolare riguardo alle entità con le quali conduce operazioni finanziarie, e in quali termini. I suoi funzionari dovrebbero essere sanzionati — e se necessario licenziati — dal Parlamento Europeo se non ottemperano ai loro doveri o abusano dei loro poteri.

Se la BCE fosse saggia, farebbe tutto questo volontariamente — o chiederebbe che tali cambiamenti divenissero legge. Poiché non vi è alcun segno di tale ravvedimento, alla fine si troverà di fronte a una reazione democratica molto più grande rispetto a una sola contestatrice che getta coriandoli.

Tratto da: http://vocidallestero.it/

FOREIGN POLICY: LA DITTATURA DELLA BCE DEVE FINIRE
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INTERVENTO DI GIULIETTO CHIESA ALL'ASSEMBLEA DELLA LEGA NAZIONALE

Pubblicato su 30 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

INTERVENTO DI GIULIETTO CHIESA ALL'ASSEMBLEA DELLA LEGA NAZIONALE
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Il capo del SIIL, al-Baghdadi, morto in un ospedale israeliano

Pubblicato su 30 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI

Il capo del gruppo terroristico SIIL Abu Baqr al-Baghdadi è morto e membri del gruppo taqfirita in Iraq hanno già giurato fedeltà ad Abu Ala Afri quale suo successore, secondo media arabi. Secondo le agenzie irachene Alghad Press e Yum al-Thaman (l’8.vo giorno), così come fonti da Mosul, al-Baghdadi è morto in un ospedale israeliano nelle alture occupate del Golan, dov’era ricoverato per cure dopo aver subito gravi ferite nel corso di un attacco dell’esercito iracheno e delle forze popolari. Le fonti hanno aggiunto che al-Baghdadi è stato dichiarato da medici e chirurghi israeliani ormai “clinicamente morto”. Il capo dei terroristi era stato colpito in un attacco aereo nell’Iraq occidentale il 18 marzo.
Yum al-Thaman, citando fonti dell’intelligence ha detto che il SIIL aveva già registrato diversi video del suo capo, mesi prima del raid aereo di marzo, dopo che una era scampato, con gravi ferite, circa un anno fa, per dimostrare che era vivo finché il gruppo non avesse presentato un nuovo capo universalmente accettato. Le fonti hanno aggiunto che i membri del gruppo taqfirita operante in Iraq hanno già giurato fedeltà al nuovo capo Abdurahman al-Shaijlar, alias Abu Ala Afri, successore di Baghdadi. Ci sono anche notizie non confermate su dispute interne e divergenze tra le numerose fazioni del SIIL in Siria e Iraq, che si ampliano con la nomina del nuovo capo, mentre il ramo del SIIL che combatte in Siria ha respinto la leadership di Afri e cerca un altro successore di Baghdadi.
La televisione HispanTV ha anche pubblicato una notizia il 25 aprile, in cui conferma la morte del capo del SIIL. Una notizia sul Guardian del 21 marzo indicava che Baghdadi aveva subito gravi ferite ed “era in pericolo di vita” per un attacco a marzo. L’articolo, naturalmente, aggiunse che Baghdadi era sopravvissuto. Il ferimento di Baghdadi ha portato a riunioni urgenti dei capi del SIIL, che inizialmente credevano che sarebbe morto e quindi pianificavano di nominare un nuovo capo. Un ufficiale iracheno ha confermato che l’attacco ha avuto luogo il 18 marzo ad al-Baj, provincia di Niniwa, presso il confine siriano. C’erano state due notizie a novembre e dicembre secondo cui Baghdadi era stato ferito, anche se non facevano precisazioni.
Hisham al-Hashimi, ufficiale iracheno che consiglia Baghdad sul SIIL, ha detto: “Sì, è stato ferito ad al-Baj, presso il villaggio Um al-Rus, il 18 marzo assieme al suo gruppo“.

mb3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il capo del SIIL, al-Baghdadi, morto in un ospedale israeliano
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GRECIA: I SEI MITI DA SFATARE GREXIT!

Pubblicato su 30 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA, EUROPA

Francamente non ci credevo e si che questi anni mi hanno ormai insegnato a non meravigliarmi più di nulla, ma alla fine è successo veramente, ovvero l’ultimo arrivato alla corte del circo equestre d’Europa è stato definito…

“Un perditempo, un giocatore d’azzardo, un dilettante“. Che l’Eurogruppo in corso a Riga non avrebbe rappresentato una svolta nelle trattative tra la Grecia e i creditori era ormai scontato per lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti finanziari, ma nessuno si aspettava che finisse con toni così duri. Una vera debâcle per il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, che alcuni colleghi, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, hanno definito proprio in quei termini. Aggiungendo che il suo comportamento è “irresponsabile“ (Il Fatto Quotidiano)

Dite la verità, non è affascinante osservare un manipolo di falliti non importa se politici o ministri delle finanze che ha condotto in maniera irresponsabile e dilettantesca la tragedia greca che accusano l’ultimo arrivato di essere un giocatore d’azzardo?

Se vogliamo uscire da questo inferno come dice il buon Taleb…  A coloro che guidavano uno scuolabus bendati (e l’hanno sfasciato) non dovrebbe essere mai più permesso di guidare un altro scuolabus. L’establishment economico (università, autorità di regolamentazione, funzionari governativi, economisti al servizio di varie organizzazioni) ha perso la propria legittimità a seguito del fallimento del sistema. Sarebbe imprudente e insensato da parte nostra se ci affidassimo alle capacità di questi esperti per uscire da questo caos. Al contrario, bisogna individuare le persone intelligenti e con le mani pulite.

(…)  Il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis non lascia cadere nel vuoto le accuse mosse nei suoi confronti e trapelate venerdì dopo la riunione dei ministri delle Finanze a Riga. Non ci sta a stare zitto e affida a twitter la sua risposta. Cita Franklin Delano Roosevelt e un suo celebre discorso in difesa del New Deal dagli attacchi dei repubblicani per rispondere a quelle voci che lo hanno definito «incompetente, giocatore d’azzardo, perditempo e dilettante». L’economista greco-australiano che insegna all’università del Texas scrive: «Sono unanimi nel loro odio contro di me e io dò il benvenuto al loro odio». E aggiunge:«Una citazione vicina al mio animo (e alla realtà) questi giorni».

Purtroppo è cosi dall’inizio della crisi, gli incompetenti e i falliti oggi danno lezione, amministrano, dettano le condizioni, minacciano e …fanno sorridere!

Quando non ci riescono chiamano una banca e minacciano la fine del mondo se il popolo non voterà per sostenere i loro fallimenti. Vi ricordate la Scozia, bene oggi una banca di falliti minaccia addirittura il Rischio Brexit, HSBC shock: quartier generale fuori da Londra

E’ sempre cosi, dovunque vi giriate, vi minacciano e vi prospettano la fine del mondo se non votate come vogliono loro, le banche, i tecnocrati, un manipolo di psicopatici bravi ad accusare gli altri dei loro fallimenti.

Non passa giorno che in Italia qualche idiota si preoccupi per i 42 miliardi che la Grecia ci deve, dopo aver fatto finta di nulla mentre le banche tedesche e francesi si riprendevano gli stessi 42 miliardi concessi da un manipolo di dilettanti travestiti da tecnocrati e politici, minacciando quotidianamente il fallimento del nostro Paese, la più colossale balla della storia d’Italia.

Non vale la pena di perdere troppo tempo su cosa accadrà nei prossimi giorni, il destino della Grecia è segnato, come quello dell’Europa che Martin Wolf sintetizza magistralmente sul Financial Times…

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La sintesi migliore è tutta qui

… l’appartenenza alla moneta unica cesserebbe di essere irrevocabile, e ogni crisi potrebbe scatenare ondate di speculazione destabilizzanti”.

Io ormai sono stanco di ripetere le solite cose, probabilmente stiamo per giungere alla fine della nostra avventura, sto diventando noioso, forse chissà ascoltando qualcun altro magari…

In un recente articolo uscito sul Financial Times Martin Wolf ha sfatato alcuni dei miti che circondano l’epopea greca. Ecco i sei miti principali secondo il capo economista del giornale britannico:

Tratto da Grecia, i sei miti da sfatare – Eunews

L’uscita della Grecia aiuterebbe l’eurozona

Un’uscita dalla Grecia dall’euro sarebbe quasi senz’altro un disastro per tutta l’eurozona, secondo Wolf. “Se l’uscita dall’euro si traducesse in una catastrofe per il paese ellenico, le campagne populiste in altri paesi europei perderebbero di mordente. Ma l’appartenenza alla moneta unica cesserebbe di essere irrevocabile, e ogni crisi potrebbe scatenare ondate di speculazione destabilizzanti”.

L’uscita dall’euro aiuterebbe la Grecia

Molti sono convinti che un ritorno alla dracma, con relativa svalutazione, offrirebbe una via indolore alla prosperità. “Ma sarebbe così solo se l’economia fosse in grado di potenziare senza problemi la produzione di beni e servizi competitivi a livello internazionale, e la Grecia non è in grado di farlo”, scrive Wolf.

È colpa della Grecia

“Nessuno è stato costretto a prestare alla Grecia”, dice Wolf. “Inizialmente, i privati erano felici di prestare soldi al governo di Atene più o meno alle stesse condizioni che al governo tedesco: eppure non è che la natura della politica greca fosse un segreto”. Nel 2010, poi, invece di cancellare i debiti, come sarebbe stato necessario, i governi ( e l’Fmi) hanno deciso di salvare i creditori privati rifinanziando la Grecia. E così cominciò il gioco dell’“estendi e pretendi”.

Questo lo aggiungo io scritto da Wolf, questa volta in inglese perchè è la chiave di lettura di tutta la crisi europea…

” Stupid lenders lose money. “

La crisi non ha fatto altro che separare li stupidi dal loro denaro, si le banche dei tedeschi e dei francesi e degli inglesi, un manipolo di idioti che ha prestato denaro ovunque senza nessuna garanzia, la crisi aveva fatto una cosa giustissima, aveva separato gli stupidi dal loro denaro.

Purtroppo altri stupidi hanno, con l’aiuto di qualche fesso o politico idiota nostrano, contribuito a far si che gli stupidi potessero avere di ritorno il denaro che meritavano di perdere!

La Grecia non ha fatto nulla

“Atene ha operato un aggiustamento dei suoi conti pubblici e della sua posizione con l’estero di proporzioni enormi”, fa notare Wolf: tra il 2009 e il 2014, il saldo di bilancio primario (esclusi gli interessi sul debito) si è ridotto del 12 per cento del prodotto interno lordo, il disavanzo di bilancio strutturale del 20 per cento del Pil e la bilancia delle partite correnti del 12 per cento del Pil. Fra il primo trimestre del 2008 e l’ultimo trimestre del 2013, la spesa in termini reali dell’economia greca è scesa del 35 per cento e il Pil del 27 per cento, mentre la disoccupazione ha toccato un livello record del 28 per cento della forza lavoro. “Sono aggiustamenti di enormi proporzioni Anzi, una delle tragedie dell’impasse sulle condizioni per il sostegno è proprio che c’è stato l’aggiustamento. La Grecia non ha bisogno di risorse aggiuntive”.

I greci riusciranno a restituire i soldi

Secondo Wolf, è impossibile che i greci siano in grado di rimborsare la montagna di prestiti che hanno contratto. “Un condono del debito è inevitabile”, dice. E non solo in Grecia.

Una dichiarazione di insolvenza comporterebbe un’uscita della Grecia

Il sesto mito è che se la Grecia dovesse dichiarare il default, sarebbe costretta a creare una nuova moneta e dunque a lasciare l’eurozona:

Se il governo di Atene dichiarasse lo stato di insolvenza, gli istituti di credito del paese potrebbero non avere più i requisiti per accedere ai fondi di emergenza erogati dalla Banca centrale greca. Se così fosse, le banche quasi certamente dovrebbero imporre uno stop ai prelievi. Potrebbe addirittura arrivare uno stop ai pagamenti. Qualcuno sostiene che la Bce non avrebbe il diritto di venir meno al suo ruolo di prestatore di ultima istanza per le banche greche, come la Federal Reserve non avrebbe avuto il diritto di smettere di erogare prestiti alle banche di Detroit dopo il default dell’amministrazione comunale di quella città. Ma c’è una differenza. Nessuna banca americana era così esposta con il comune di Detroit da rischiare l’insolvenza in seguito al default della città. Ma nell’eurozona, che ha 19 mercati bancari separati, uno per ogni Stato membro, e con i titoli di Stato che pesano molto in ciascuno di essi, se un governo nazionale dovesse dichiarare lo stato di insolvenza le banche di quel paese potrebbero andare in bancarotta. La Bce non è tenuta prestare denaro a banche palesemente insolventi. L’interrogativo allora è quale risposta dare. Gestire l’economia greca con un funzionamento ristretto delle sue banche potrebbe essere possibile. Il governo in a corto di liquidità potrebbe effettuare pagamenti con dichiarazioni di credito che accetterebbe come pagamento delle somme a esso dovute. Non sarebbe auspicabile, ma sarebbe possibile.

“Smontare questi miti non basterà a garantire una soluzione soddisfacente, ma sarebbe un inizio”, conclude Wolf. “Un accordo che includesse una riduzione permanente del debito dopo il completamento di una serie di riforme del funzionamento dell’economia e della politica greca sarebbe il risultato migliore. Se non si riuscisse a raggiungere un accordo di questo tipo, il meno catastrofico degli esiti potrebbe essere quello di accettare la realtà del default e lasciare che sia la Grecia a decidere cosa fare. Di sicuro sarebbe un risultato negativo: ma ormai chi ha ancora fiducia in un esito migliore?”.

Chiaro? Buona consapevolezza e soprattutto mi raccomando è tutta colpa dei greci in attesa che nei prossimi anni arrivi il nostro turno!

UPDATE: Puntuali come orologi svizzeri, le elites europee sono riuscite a far rimuovere lo scomodo ministro delle finanze greco Varoufakis, i falliti hanno rimosso la loro coscienza!

Ah dimenticavo… sono solo un blogger qualunque, incompetente, ignorante, irresponsabile giocatore d’azzardo, lasciate perdere fate finta di non aver letto nulla, continuate a comprare e sostenere chi nasconde la verità, mi raccomando, buona fortuna!

Tratto da:http://icebergfinanza.finanza.com

GRECIA: I SEI MITI DA SFATARE GREXIT!
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Risvegliarsi nel Manciukuò

Pubblicato su 30 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Dove sono i Girotondi, la Guzzanti, Mascia & Il Popolo Viola, la Società Civile, le Agende Rosse, i sindacati, i partiggiani, la vera sinistra che "mailpiddìnonèlasinistra", quelli con il bellaciao sempre armato nel gargarozzo, Paolo Flores "Micromegaloman" D'Arcais, Travaglio e il vero giornalismo d'assalto che non ne perdonò mezza a Berlusconi; gli antagonisti, quelle merde degli intellettuali, le bagasce dell'informazione, gli elettori per appartenenza, quelli che moriranno di sinistra dopo essere morti di fame, la parte sana della società, i magistrati del "resistereresistereresistere", la PIAZZA e lo strakitemmuorto?
 
Tranquilli, sono nelle mani dei minorati della minoranza: i Bersani, Cuperlo, Civati, Speranza, Bindi ed eventuali. Ovvero in quelle dei gatti del vicolo di Schroedinger, quelli dentro e fuori al PD allo stesso tempo. "Ci stanno offrendo delle poltrone in cambio del voto all'Italicum!" piagnucolavano ieri le PDemi vierges, timorose dell'Italicum dopo essersi prese dei Fiscal Compact così. Poltrone? Bene, vediamo chi sse 'o fa, il sofà. Ora che sono a un passo dal potere assoluto, seppure quello che esercita il portinaio nella guardiola del palazzo, se lo paragoniamo al potere dei loro mandanti, figuriamoci se ci rinunciano, dopo essersi sbattuti per ottenerlo da almeno quarant'anni.
 
Ma non è finita. Dov'è la destra riverginata e presentabile, quella deberlusconizzata ed ecologicamente riciclata, la borghesia illuminata e quella ormai decerebrata, gli imprenditori che ormai meditano solo di impiccarsi e soprattutto Berlusconi, oggetto per vent'anni del fuoco concentrico di tutta la marmaglia testé citata, ora divenuto muto come chi ha appena scoperto una testa di cavallo nel letto?
Volete ridere, per non piangere? A parte la Lega e i commoventi cinquestelle - mi pare si possa non avere dubbi sul sincero entusiasmo della base, mentre tutti quelli del mondo su quello dell'altezza; cinquestelle che si sono battuti come leoni contro la rabbiosa mediatrice culturale e le ministre ciuche nominate cavalle di razza, sapete chi è sceso in piazza con il bavaglio contro l'Italicum, con gli italiani che prontamente lo sbeffeggiavano? Un banchiere, Corrado Passera. E' il colmo, e sarebbe tragico che fosse vero amor di patria e non faccia da culo, ma non c'è da meravigliarsene, visto che ormai ci tocca difendere Mussolini dal paragone con Renzi.
 
Non abbiamo notizie da ieri di un'alta carica. Si chiama Sergio e indossa un paltoncino scuro. 
Sabato scorso alla radio, una giornalista della Stampa che si bullava di avere informazioni di prima mano e riservate manco fosse Pecorelli, sosteneva che Renzi non avrebbe mai osato porre la fiducia sull'Italicum "perché Mattarella non vuole".
Bene, ora è giunto il momento della verifica. Vedremo se oggi Mattarella si noterà di più se parlerà o se starà zitto, per citare un noto intellettuale di sinistra. Si accettano scommesse.
Benvenuti nel Manciukuò.
 
Tratto da:http://ilblogdilameduck.blogspot.it
Risvegliarsi nel Manciukuò
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CONTRORDINE DEL FMI: LE RIFORME SONO DANNOSE! (di Antonio M. Rinaldi)

Pubblicato su 30 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Se non si trattasse di problematiche serie che coinvolgono il futuro e le sorti di interi paesi, ad iniziare dal nostro, ci troveremmo davanti alle classiche comiche finali! Mi riferisco all’ultima marcia indietro del Fondo Monetario Internazionale, che ha candidamente ammesso, grazie al suo dipartimento della ricerca diretto da Olivier Blanchard, che “le riforme strutturali non sono una cura miracolosa“, rincarando poi la dose affermando che “gli esiti sono molto spesso incerti“.

Ma la considerazione più eclatante che scaturisce dalla lettura del World Economic Outlook, rapporto periodico dell’FMI, è nell’affermazione che la deregolamentazione del mercato del lavoro produce effetti esclusivamente negativi sulla produttività (leggasi jobs act).

 

Il tutto con buona pace dei tanti pseudo economisti azzeccagarbugli nostrani che hanno sempre fatto a gara nel dichiararsi convinti neoliberisti per potersi poi accreditare presso una classe politica dirigente incapace anche di capire il funzionamento di un condominio (anche perché per loro era l’unico modo per riuscire ad assicurarsi un piatto sicuro di lenticchie).

Alla luce del dietro front del FMI sugli effetti delle riforme, sarebbe infatti il caso di chiedere ora il parere a questa sottospecie di economisti cosa ne pensano, visto che fino ad ora sono stati capaci solamente di riempirsi la bocca magnificando come le riforme strutturali sarebbero state le uniche a “salvare” l’Italia dal declino.

 

Ma d’altronde non è la prima volta che il FMI “ripudia” i mezzi utilizzati per mettere in pratica (con esiti disastrosi) le folli politiche economiche imposte ai paesi eurodotati in omaggio all’errata convinzione di perseguire ad ogni costo il modello economico tanto caro all’ortodossia tedesca che prevede essenzialmente la stabilità dei prezzi, cioè il contenimento paranoico dell’inflazione, e il rigore dei conti pubblici fino al raggiungimento del pareggio di bilancio, come unico presupposto per la crescita.

 

Il riferimento è anche al “mea culpa” del dicembre 2013, quando fu ammesso pubblicamente dallo stesso FMI, presieduto sempre dalla francese Lagarde, che era stato notevolmente sottostimato l’effetto del moltiplicatore fiscale per determinare l’influenza delle politiche di austerity sul PIL.

Praticamente in un working paper a firma dello stesso Blanchard’’ ha riconosciuto di aver completamente sbagliato, e di tanto, le stime con la conseguenza di aver accelerato in modo esponenziale le contrazione dei PIL dei paesi periferici dell’eurozona, in quanto ha ritenuto che ad ogni punto di aumento della pressione fiscale e/o taglio della spesa pubblica,corrispondesse una contrazione dello 0,5% di PIL.

A posteriori invece si è scoperto che il rapporto corretto indicava che per ogni punto percentuale di “austerity” aggiuntiva corrispondesse un calo medio della crescita intorno all’1,5% con casi specifici, vedasi Grecia, superiori al 2%!

 

Ora ci risiamo e uno dei componenti della Troika prende le distanze da ciò che è stato uno dei cavalli di battaglia della politica economica UE per giustificare lo stato di crisi: cioè non aver effettuato le cosiddette riforme strutturali.

Viene spontaneo chiedersi se, le sempre più pressanti richieste provenienti da organismi internazionali nei confronti dei paesi del Sud Europa nell’effettuare speditamente le riforme strutturali in cambio di flessibilità, siano state nella pratica solo un’ingerenza esclusivamente politica per perorare esclusivamente interessi delle lobby finanziarie e dei grandi agglomerati industriali.

Infatti, ad esempio, che titoli ha nel suo statuto la BCE per indurre alcuni governi dell’eurozona ad indurre a fare in fretta le riforme pena il non supporto tecnico previsto dalle mansioni di una Banca Centrale o la Commissione Europea, composta da non eletti, in virtù di quale potere può condizionare un Parlamento nazionale su scelte del genere?

 

Quanto tempo ancora dovremo aspettare per sentirci dire, magari proprio dallo stesso FMI, che l’euro è stato un errore clamoroso? Saranno poi gli stessi “economisti”, di cui sopra, ad avallare prontamente il contrordine del FMI, questa volta sulla validità della moneta unica, mentre fino ad un minuto prima ne decantavano la bontà, o preferiranno (speriamo) scappare? 

 

Antonio M. Rinaldi

Tratto da:http://scenarieconomici.it/contrordine-del-fmi-le-riforme-sono-dannose-di-antonio-m-rinaldi/

CONTRORDINE DEL FMI: LE RIFORME SONO DANNOSE! (di Antonio M. Rinaldi)
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Che altro deve succedere perché la gente scenda in piazza e faccia una rivoluzione?

Pubblicato su 29 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

di Ludovico Nobile

Che altro deve succedere perché la mia generazione scenda in piazza e faccia una rivoluzione? E pure basta guardare a tassazione, disoccupazione (in particolare quella giovanile), precariato, il deficit democratico delle istituzioni europee, la violenta politica imperialista dei paesi Nato (Yugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, e Ucraina sono le medaglie insanguinate che portiamo al petto) per rendersi conto che la società sta regredendo e l’Europa ha preso una svolta di tipo autoritario sia pure nascosta dagli specchi di istituzioni internazionali paramassoniche al servizio di forze reazionarie; la gente non lo capisce o se ne frega?

Spesso sento dire che in Italia non faremo mai una rivoluzione perché siamo un paese di vecchi o perché il 70% degli italiani ha una casa di proprietà o anche perché ci basta guardare il calcio in televisione mangiare un piatto di pasta e fumarci una sigaretta con il caffè. La verità che è che il malcontento può portare la gente in piazza ma questo non basta a fare una rivoluzione, per quello ci vuole un’organizzazione pronta a succedere all’amministrazione uscente e tanti soldi, come ci ha mostrato il Dipartimento di Stato Americano, fabbrica di tutte le ultime rivoluzioni in giro per il mondo (il Venezuela o l’Ucraina sono esempi perfetti).

La verità è che una rivoluzione la possiamo fare anche senza scendere per strada informandoci e informando chi ci circonda. Il sistema informazione in Italia è sotto lo stretto controllo di gruppi (lobby, massonerie, servizi segreti, gruppi bancari e Scontrimultinazionali) filo-atlantici come voluto nel piano di rinascita democratica della P2; lo stesso succede negli altri paesi occidentali ed infatti questi sistemi sono coordinatissimi quando si tratta di argomenti sensibili come guerre e rivoluzioni, Unione Europea.

E’ risaputo che prima di intervenire militarmente le oligarchie occidentali devono vendere la guerra all’opinione pubblica il controllo totale dei mezzi di informazione è cruciale alla raggiungimento di tale obbiettivo. Vi basterà osservare come prima di un intervento militare i telegiornali riportino notizie di odiose violenze contro donne e bambini, servono esattamente a vendervi la guerra. Se pensate che quello che è successo in Iraq o in Libia, dove sono morte centinaia di migliaia di persone, sia il risultato di una guerra ‘giusta’, non è perché siete cretini ma semplicemente vivete in un contesto di precarietà lavorativa, distratti dall’industria dell’intrattenimento e sovraesposti ad una propaganda bellicacontro la quale non avete né voglia né tempo di assumere un ruolo critico.

Ci confondono con il teatro della politica dove la dialettica destra e sinistra è solo intrattenimento che persegue un pensiero unico trasversale sintesi di interessi privati, aziendali, finanziari, militari, massonici e criminali. Mi rendo conto che potrei scrivere pagine e pagine per argomentare alcuni temi toccati ma preferisco suggerire al lettore un modo pratico per cominciare la propria rivoluzione… culturale. In un mondo dove l’informazione è un prodotto come un altro e l’acquirente sono i grossi gruppi di potere che governano il mondo, il sistema produce l’informazione commissionata selezionando in modo darwiniano i compiacenti giornalisti allineati.

Negli ultimi tempi c’e’ un grande sforzo di creare raccoglitori di news da parte di giganti come Yahoo o Google per poter controllare quello che la gente legge. Spezzate le catene con il mainstrean e cominciate a leggere anche le news di fonti alternative.

(Ludovico Nobile, “Impariamo a informarci in tempi moderni”, da Conflitti e strategie).

Tratto da:http://www.imolaoggi.it

Che altro deve succedere perché la gente scenda in piazza e faccia una rivoluzione?
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Il Metodo Di Bella contro il cancro: 31mila gli studi pubblicati

Pubblicato su 29 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in MEDICINA ALTERNATIVA

Vi ricordate il protocollo di trattamento del cancro ideato dal professor Luigi Di Bella? Migliaia di malati continuano ad utilizzarlo con beneficio e i giudici continuano a disporre che queste cure definite salva-vita siano rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre, malgrado una criticatissima sperimentazione di anni fa avesse decretato l’inefficacia del cosiddetto Metodo Di Bella, la banca dati medica degli Institutes of Health americani ha indicizzato 31.000 pubblicazioni sull’efficacia delle sostanze che facevano e fanno parte di quel metodo. E il figlio del noto medico scomparso dice: «Fu un abbaglio voluto quello della bocciatura del metodo di mio padre, ora se ne appropria anche l’oncologia convenzionale».

di Giovanni Fez - 27 Aprile 2015

«Fate una prova. Digitate su www.pubmed.gov , il sito web della banca dati medica degli Institutes of Health americani, ogni singolo componente del Metodo Di Bella (ad esempio SomatostatinOctreotide,cioè l’analogo sintetico della somatostatina, MelatoninRetinoid, eccetera) e Cancer e otterrete 31.000 pubblicazioni, tra cui quelle di diverse premi Nobel come Schally, ad esempio, che ha documentato l’efficacia antitumorale della somatostatina». A parlare è il dottor Giuseppe Di Bella, anch’egli medico, figlio del professor Luigi Di Bella, scomparso alcuni fa e ideatore di un protocollo terapeutico (ancora non riconosciuto formalmente dalla medicina convenzionale) per la cura del cancro. «Da questa rassegna della letteratura medico-scientifica ufficiale emerge il dato evidente e incontestabile che ogni componente del Metodo Di Bella è dotato di comprovata efficacia antitumorale senza la grave tossicità della chemioterapia - spiega il dottor Di Bella ­- e che il loro uso sinergico, per l’interazione del meccanismo biochimico e molecolare dei componenti, ne potenzia notevolmente l’efficacia antitumorale». 

Quali pecche ebbe la sperimentazione ministeriale sul protocollo terapeutico di suo padre che anni fa suscitò così tante polemiche?

«Riporto alcune delle numerose anomalie che hanno destituito di qualsiasi credibilità e dignità scientifica la sperimentazione:

1) Somministrazione di farmaci scaduti a 1048 pazienti (verbale firmato da due marescialli dei NAS)

2) Presenza di acetone, sostanza tossica e cancerogena, nella soluzione vitaminica (verbale firmato da due marescialli dei NAS)

3) Grossolani e documentati errori nella preparazione del composto dei retinoidi, uno dei quattro componenti fondamentali del MDB (lo scrisse anche Marco Travaglio quando ancora lavorara per Repubblica nel settembre del 2000: “Così hanno truffato Di Bella, dosi sballate e farmaci scaduti”, era il titolo). 

4) Somministrazione di solo 4 dei 7 farmaci del Metodo Di Bella, malgrado ricetta autografa rilasciata dal professor Di Bella in commissione oncologica. La gravissima carenza è documentata nel verbale della riunione del prof. Di Bella e collaboratori con gli sperimentatori dell’Istituto Superiore di Sanità 

5) Somministrazione rapida, senza temporizzatore, della somatostatina (va somministrata con un temporizzatore in 8-10 ore) che ne ha vanificato l’effetto, provocando nausea e vomito, attribuiti dagli sperimentatori a tossicità del MDB

6) Arruolamento di pazienti in altissima percentuale chemio-radiotrattati, non più responsivi, con aspettativa di vita tra 11 giorni e 3 mesi, disattendendo le indicazioni del prof. Di Bella che aveva posto come condizione (verbalizzata in commissione oncologica) che il suo metodo poteva essere sperimentato unicamente in pazienti non chemio-radiotrattati e in condizione iniziali, non terminali

7) L’evidenza scientifica della sperimentazione è talmente bassa da non poter dare alcuna indicazione clinica: il National Cancer Institute codifica infatti il grado di evidenza scientifica delle sperimentazioni cliniche in base a due parametri: evidenza degli obiettivi ed evidenza della progettazione, dal cui incrocio deriva la valutazione di una sperimentazione. L’elenco con evidenza decrescente degli obiettivi vede al primo posto come priorità la sopravvivenza, poi la qualità di vita e in ultimo la dimensione del tumore. Per la sperimentazione hanno scelto e valutato solo l’ultimo. L’elenco con evidenza decrescente della progettazione vede al primo posto lo studio in doppio cieco con gruppo di controllo, poi quello con solo gruppo di controllo e infine la accolta di casi clinici. Per la sperimentazione hanno scelto solo l’ultimo. Non solo non poteva dare alcuna indicazione clinica, ma può essere considerata spazzatura scientifica. Senza confrontare l’effetto del MDB con quello della chemio, come potevano sostenerne la maggiore o minore efficacia?

8) Grossolano errore di base nel criterio di valutazione di una terapia biologica come il MDB che riconverte lentamente e gradualmente su parametri fisiologici una patologia. Hanno invece applicato i criteri di valutazione di una terapia citotossica e citolitica come la chemioterapia, fissando l’utopistico obiettivo della riduzione in 3 mesi di almeno il 50% del volume neoplastico in pazienti in stadio terminale».

Sulla sperimentazione, per chi non lo ricordasse, venne aperta anche un’inchiesta. 

«Il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello – prosegue Giuseppe Di Bella - aveva già inviato l’avviso di conclusione indagini ai responsabili della sperimentazione quando, dopo 3 giorni, l’inchiesta fu trasferita ad altra procura che archiviò tutto rapidamente ammettendo le anomalie ma discolpando i responsabili, che non avrebbero agito per dolo ma, spinti dall’opinione pubblica e per la fretta, avrebbero commesso molti e gravi errori. Per loro pacca sulla spalla e “poverini”. Numerose interrogazioni parlamentari sul sospetto e tempestivo trasferimento d’inchiesta e immediata archiviazione non hanno mai avuto risposta. Rimane il dato di fatto che, malgrado tutte queste documentate anomalie, si è preteso di ritenere valida questa sperimentazione, anche se pesantemente criticata da prestigiose testate scientifiche internazionali come il British Medical Journal». 

La documentazione completa dell’invalidazione scientificadella sperimentazione è reperibile sul sito ufficiale www.metododibella.org

«Ci sono tanti interessi che stanno dietro al fatto che non si riconosca ufficialmente, né si riabiliti, un protocollo di cura le cui sostanze utilizzate hanno dimostrato attività anticancro. Inoltre siamo di fronte ad una situazione d’emergenza per la ricerca – prosegue Giuseppe Di Bella - C’è un progressivo e ormai quasi totale asservimento della ricerca e della pratica clinica alla logica del profitto e ad inconfessate e ben dissimulate finalità speculativo-commerciali. E questo costringe a non aprire gli occhi. La concezione multiterapica del Metodo Di Bella, mediante l’integrazione sinergica dei suoi componenti, asseconda ed esalta le reazioni vitali e l’omeostasi antitumorale, puntando a metterle in condizione di contrapporsi alla insorgenza e progressione neoplastica. Questo protocollo nasce da acquisizioni saldamente scientifiche. Dopo aver  considerato  i troppi insuccessi e la grave, anche mortale, tossicità dell’oncoterapia, mio padre formulò il suo metodo su basi biologiche, biochimiche e fisiologiche, denunciando il sostanziale ed evidente, anche se abilmente nascosto, fallimento dell’oncologia convenzionale. Egli dimostrò che  non vi è, né ci potrà mai essere, alcun farmaco con tossicità differenziale, che abbia effetto citolitico e citotossico unicamente sulle cellule tumorali e non sulle sane. Occorre invece agire, disse, sulle condizioni biologiche, in modo da creare un ambiente non farmacologicamente tossico, ma biochimicamente sfavorevole alla biologia neoplastica, incidendo negativamente di volta in volta su una o più delle reazioni che si svolgono nell’evoluzione tumorale e attivando contemporaneamente quelle reazioni che intervengono nei processi di guarigione». 

Qual è la condizione migliore affinché la terapia Di Bella esprima la sua massima efficacia?

«La risposta al MDB è inversamente proporzionale al numero e intensità dei cicli chemio-radioterapici effettuati e direttamente proporzionale alla precocità del trattamento. Più chemioterapia è stata effettuata, più limitati sono gli effetti del MDB, più è precoce l’applicazione del MDB rispetto all’insorgenza della malattia maggiori sono le possibilità di avere risposte positive. La chemio induce raffiche di mutazioni ognuna delle quali incrementa la resistenza, la mobilità, la velocità di crescita e la tossicità delle cellule tumorali in pazienti in cui vengono dalla chemio destabilizzate le strutture portanti dell’organismo e le reazioni vitali. Contrariamente alla disinformazione ampiamente diffusa dalla propaganda, il Metodo Di Bella non è alternativo ma rappresenta l’integrazione razionale delle conoscenze mediche definitivamente acquisite e delle evidenze scientifiche aggiornate, in una clinica affrancata da inquinamenti politico-commerciali». 

Tratto da: http://www.ilcambiamento.it/

 

 

Il Metodo Di Bella contro il cancro: 31mila gli studi pubblicati
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Se pensate che il problema sia Varoufakis

Pubblicato su 29 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Altro giorno, altra dichiarazione di principio proveniente dal governo greco. Oggi è il turno del premier Alexis Tsipras, che riesce a confermare l’impressione che la situazione è sempre più grave ma sempre meno seria. E siamo al rilancio di quanto ipotizzato settimane addietro dal ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, che nel frattempo pare essere stato depotenziato dal premier greco, dopo gli insulti che gli sono piovuti in testa nell’Eurogruppo di Riga del 24 aprile.

Che propone, quindi, Tsipras? Un eventuale referendum popolare, niente meno. In caso l’agognato accordo con i creditori internazionali “ecceda il mandato” popolare assegnato al governo Tsipras, che poi sarebbe quello di “non ripetere il circolo vizioso di austerità, miseria e saccheggio” che ha caratterizzato gli ultimi anni di vita greca, attraverso il famigerato Memorandum. E questa consultazione col popolo escluderebbe comunque elezioni, sostiene Tsipras. Se comprendiamo correttamente, la traduzione sarebbe in questi termini:

«Cari greci, ci avete eletto per liberarvi dall’austerità e dal governo Samaras, che eseguiva gli ordini della Troika imperialista. Pare che non riusciremo a farlo esattamente nei termini che vi abbiamo promesso, diciamo, quindi abbiamo bisogno del vostro parere per implementare quelle stesse misure di austerità chieste al governo Samaras, e che servono per chiudere il Memorandum e negoziare le condizioni di un nuovo salvataggio»

Quindi, giusto per chiarire ulteriormente: ipotizzate che la Ue chieda alla Grecia di riprendere le privatizzazioni, scordarsi l’aumento del salario minimo, scordarsi la riassunzione dei dipendenti pubblici “illegalmente licenziati”, scordarsi la tredicesima mensilità sulle pensioni più basse, consentire la presenza sul campo (cioè tra le carte dei ministeri e delle agenzie governative) di osservatori e tecnici della ex Troika, rimuovere l’Iva agevolata di cui godono le isole greche, eccetera. A quel punto che farebbe Tsipras? Convocherebbe un referendum chiedendo ai greci se sono d’accordo con queste condizioni “fuori dal mandato elettorale”, e che di fatto erano quelle richieste al governo Samaras. Ah, e il tutto, sia chiaro, non dovrebbe avere conseguenze elettorali.

Ma è in un altro punto dell’intervista di ieri che Tsipras riesce a dare il meglio di sé. Vedi alla voce pacta sunt servanda ma secondo interpretazione rigorosamente soggettiva, sia chiaro. Perché sono Ue e Bce ad aver violato gli accordi, secondo Tsipras. Perché è stata la Bce, il 18 febbraio, ad aver assunto una decisione “politicamente ed eticamente non ortodossa”, “mettendo un tetto a 9 miliardi di euro sull’importo che le banche sistemiche della Grecia possono detenere in titoli di stato a breve termine, mentre il tetto normale è 15 miliardi”. Ma benedetto ragazzo, ti risulta che il tetto di 15 miliardi sia scritto nelle Tavole della Legge? E che debba esistere supporto della Bce anche in caso di condizioni di solvibilità molto dubbia delle banche di un paese, anche senza arrivare alla conclamata “insolvenza” che invece è stata dichiarata dal tuo ministro delle Finanze senza peraltro che tu avessi nulla da eccepire? Ricordi che il tetto di 15 miliardi (puramente contingente agli eventi, ed alla implementazione delle riforme) era stato ottenuto dal tuo detestato predecessore? Se si, ricordi anche di aver più e più volte proclamato che con te tutto sarebbe cambiato, e che gli impegni di Samaras (e quindi le contropartite europee a tali impegni) erano da considerarsi carta straccia, in una sorta di regime change post rivoluzionario? Vuoi una rivoluzione à la carte e magari in abito di gala?

Ma Tsipras, non pago di queste interpretazioni legali ad alta gradazione alcolica, si lancia in un assai prevedibile e manieristico vittimismo. C’erano le rassicurazioni di Dijsselbloem e di tutti gli altri ministri dell’Eurogruppo circa il fatto che quel tetto sarebbe stato rimosso appena firmato il prolungamento dell’accordo di bailout oltre febbraio. E invece, ci hanno traditi, frigna Tsipras:

«Il nostro errore è stato di aver accettato delle promesse orali e non aver chiesto un impegno scritto»

E qui c’è da trasecolare perché a febbraio, come forse ricorderete, Grecia e creditori avevano in realtà “trovato l’accordo di cercare un accordo” entro fine aprile sul completamento delle azioni per ottenere i restanti 7,2 miliardi di euro ex-Memorandum. Ma la cornice mancava del dipinto ed anche della tela, a dirla tutta. Secondo Tsipras, invece, bastava il pre-accordo per fare bingo. Vabbè.

Se siete convinti che il problema fosse Varoufakis, “dilettante e giocatore d’azzardo”, fatevela passare. Pare che questo esecutivo ellenico sia ricco di figure specializzate in teoria dei giochi. Soprattutto delle tre carte. Ma giocare con un accendino in prossimità di un bidone di benzina, per giunta bucato e che sta riversando il contenuto tutto intorno, non induce a pensare al lieto fine.

Tratto da:http://phastidio.net

Se pensate che il problema sia Varoufakis
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