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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Ustica e i segreti di Hollande

Pubblicato su 30 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Scrivendo l’articolo (link) sulla vicenda di Ustica per “Il Primato Nazionale”, in occasione del 34esimo anniversario del disastro avvenuto il 27 giugno 1980, non potevo immaginare che proprio il premier Hollande annunciasse la rimozione dei segreti da parte francese. Infatti nell’articolo spiegavo che il trasporto dell’uranio arricchito per il reattore nucleare Osirak dalla Francia all’Iraq potrebbe essere stato la causa scatenante del disastro in cui rimase vittima lo sfortunato aereo civile italiano.

Il “segreto rimosso” riguarda per adesso l’attività di volo sulla base militare corsa di Solenzara. Ufficialmente, per tutti questi 34 anni, le autorità francesi avevano dichiarato che l’attività di volo si era chiusa alle ore 17, adesso finalmente si ammette che è proseguita ben oltre quell’orario.

In effetti lo sapevamo già da almeno una ventina di anni: il Generale dei Carabinieri Bozzo quella sera era in vacanza con la famiglia proprio a Solenzara, ed ha testimoniato di essere stato talmente disturbato da decolli e atterraggi proseguiti tutta la notte da decidere di lasciare l’albergo.

Ma vista la buona volontà mostrata dal Presidente Hollande, e in qualità ormai di memoria storica degli aspetti tecnici della vicenda, approfitto per suggerire di rimuovere un altro paio di segreti francesi.
1) Quando e come sono stati effettuati i trasporti di uranio arricchito dalla Francia all’Iraq, come già indicato nell’articolo pubblicato ieri?
Si tratta appunto di una ipotesi investigativa che si è fermata di fronte ai “segreti” opposti al magistrato italiano sia dalla Francia sia dalla AIEA di Vienna.
C’è stato un trasporto di uranio arricchito partito dalla Francia e transitato sul luogo del disastro la sera del 27 giugno 1980?

2) La vicenda del misterioso volo Ajaccio-Tripoli. Anche su questo aspettiamo da una ventina di anni una risposta dalla Francia.

Dalla Corsica sicuramente parte, circa una ora prima del disastro, l’aereoambulanza 5A-DDY di proprietà dello Stato libico. Si tratta di un Beechcraft 200, bimotore turboelica che vola di crociera a 270 nodi (di velocità massima fa 290 nodi). Da Ajaccio per Tripoli.

Il Giudice Dott. Priore chiede conto con rogatoria internazionale alla Francia di questo 5A-DDY decollato da Ajaccio per Tripoli, che risulta nelle registrazioni dei colloqui fra radaristi francesi di Tolone e radaristi italiani di Poggio Ballone (che segue il volo come LL037)
La Francia risponde, per tramite della Direzione Generale della Polizia dell’Aria e di Frontiera, che non c’è stato nessun volo Ajaccio-Tripoli.

Ma, facendo una verifica nell’Archivio Generale delle Ferrovie dello Stato, dove sono conservate le ricevute del pagamento delle tasse di sorvolo sull’Italia, emerge quella del pagamento della tassa di sorvolo sulla Sardegna da parte dell’aereoambulanza libica 5A-DDY, decollata da Ajaccio e diretta a Tripoli.

Ci aveva pure pagato le tasse!

 

Il Magistrato fa una seconda rogatoria alla Francia chiedendo nuovamente conto del volo Ajaccio-Tripoli e adducendo le prove, ma la “la Francia non risponde”.

Sarebbe molto importante ai fini della conoscenza dei fatti sciogliere il mistero su questa fantomatica aereoambulanza libica.
Infatti l’unica traccia che ho sul radar assimilabile a 5A-DDY (AJ453 cod. 56 Zombie sul radar militare di Marsala) mi vola a quasi 500 nodi: un caccia militare! Sicuramente non è l’aereoambulanza 5A-DDY perchè il Beechcraft 200 fa al massimo i 290 nodi. E quindi il piano di volo è falso: come pacifica “aereoambulanza” è decollato in realtà un aereo molto più performante.
Possibile che ad Ajaccio non se ne siano accorti? E poi, siamo logici, dagli aereoporti civili come Ajaccio partono le aereoambulanze, i caccia partono dagli aereoporti militari come ad esempio Solenzara. Sono i caccia che volano a 500 nodi, mica le aereoambulanze.

Dopo aver sorvolato tutta la Sardegna (correttamente ci paga le tasse!) e mentre è seguita dal radar militare di Marsala con la sigla AJ453 questa misteriosa aereoambulanza emette due echi radar anomali, e la cosa è così “anomala” che la traccia AJ453 cod. 56 “Zombie” (velivolo di un paese del Patto di Varsavia, o potenzialmente ostile (fra cui la Libia) viene passata a cod. 76 “Assegnata all’intercettore pilotato”.
Contemporaneamente sulla verticale della base caccia intercettori di Trapani-Birgi viene creata la falsa traccia AJ000 cod. 64 “Intercettore pilotato” che dovrà guidare verso il bersaglio la coppia di F104 Starfighter che nello stesso momento sarà andata in allarme (il tutto dura pochissimi minuti, le emissioni anomale non si ripetono e tutto rientra)

E siamo a circa mezz’ora prima del disastro di cui rimane vittima il DC9 I-Tigi e i suoi ignari passeggeri.
(i dettagli a 
questo link)

Ecco, ho voluto suggerire al Presidente Hollande un altro segreto francese da sciogliere.
Chi c’era, cosa era in realtà il volo Ajaccio-Tripoli?

Luigi Di Stefano*

* Perito di parte civile per conto della compagnia aerea Itavia nell’inchiesta sul disastro aereo di Ustica.

Tratto da:http://www.ilprimatonazionale.it

Ustica e i segreti di Hollande
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MA, COME MAI RENZI E' CASCATO ANTIPATICO A DE BENEDETTI & C. ?

Pubblicato su 30 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

DI ALDO GIANNULI
 
aldogiannuli.it

Scalfari non è tipo che scriva a caso e, quando usa le parole, le sceglie una per una e le combina affilandole al meglio. Domenica, la sua abituale articolessa di un ettaro si intitolava: “Quanto è bravo il premier, ma chi ripara gli errori che sta facendo?”. Che è un bel “buongiorno!”. Il pezzo si apre con una interminabile disquisizione sulla modernità che parte da Montaigne ed arriva a Nietzsche, per poi planare su Walter Veltroni. Come dire, dall’Imperatore Tiberio, Leonardo da Vinci ed il pizzicagnolo sotto casa. Ma fin qui, nulla di importante. Il meglio viene dopo, quando Scalfari, intinto il pennino nel cianuro, viene “al nostro vissuto di questi ultimi giorni”.


 

Anche qui una lunga introduzione sulle sorti del sogno europeo, per poi iniziare a parlare dell’occasione che hanno gli italiani di avere un leader “di notevole capacità che è riuscito nel giro di pochi mesi a trasformare in forza le sue qualità ed i suoi difetti”. Quel che sembra mettere il vento in poppa all’Italia, cosa che però è vera solo in parte.

“La sola vera conseguenza è il suo rafforzamento personale a discapito della democrazia, la cui fragilità sta sfiorando il culmine, senza che il cosiddetto popolo sovrano ne abbia alcuna percezione”. Come dire che gli concede una caramella per poi rifilargli una frustata sulle costole. Poi parla delle “esibizioni” di  Renzi, a Ypres e di Bruxelles, di “dazione” degli 80 euro che non ha funzionato, perché i consumi sono fermi (parola scelta con rara perfidia: “dazione” è il termine che Di Pietro usò nel suo celebre saggio per parlare della corruzione, e qui sembra che Scalfari voglia dire che si è trattato di una mancia elettorale, un modo per comprarsi i voti). Infine viene al dunque: Renzi vuole fare i comodi suoi per mandare la Mogherini a fare l’alto rappresentante della politica estera europea, carica che non conta assolutamente nulla, perché vuole fare i fatti suoi all’interno del partito, ed in nome di questo fa un danno incalcolabile bocciando Letta ad un incarico ben altrimenti importante.

Poi, gli dice che non capisce nulla di Europa, che non è vero che ha ottenuto lo spostamento del pareggio di bilancio al 2016, perché di fatto deve farlo al 2015 e che deve prepararsi ad una finanziaria di fuoco e che della riforma elettorale e di quella del Senato, all’Europa ed agli italiani non frega assolutamente nulla.

Pesante direi, vi pare?

Due giorni prima è uscito l’”Espresso” con la copertina che dice: “5 miliardi di tasse in più. Renzi aveva promesso di abbassare la pressione fiscale, ma ora le famiglie dovranno fare i conti con imposte sulla casa molto più alte che in passato. Vanificando così il bonus di 80 Euro”. Direi che non c’è bisogno di commenti. Nel numero non c’è un pezzo che riprenda la cover, ma ce n’è un altro acidissimo dedicato alle “quote rosa” del piano di Renzi: Mogherini in Europa, Pinotti al Colle, ecc, ma solo per fare un po’ di raccolta consensi e liberare qualche poltrona, per i giochi interni.

Infine sia La Repubblica che l’Huffington Post presentano le imprese europee di Renzi come un mezzo fiasco. Insomma, tutte le cannoniere della flotta De Benedetti sparano ad alzo zero sul vascello renziano. Come mai? Che si siano improvvisamente accorti che Renzi non è l’astuto stratega di cui parlavano solo un mese fa, ma solo un autentico bidone, che vuol mandare la Mogherini in Europa? Per una volta ci sembra che la scelta di Renzi sia felice, perché la carica di Alto rappresentante ecc ecc non conta assolutamente nulla, la Mogherini è come se non esistesse: sono fatti l’una per l’altra. Ed allora perché tanto e così repentino astio?

Una prima ragione è quella che dice esplicitamente Scalfari: Letta. Probabilmente il giullare di Firenze sottovaluta troppo il suo predecessore che ha amici molto potenti che già hanno mal digerito il suo siluramento a Palazzo Chigi. Poi il modo della sua esternazione “Letta? Nessuno ha fatto il suo nome”) deve essere sembrato a lorsignori un insopportabile effetto di rincaro. “Fassina chi?” lo può dire, appunto, a Fassina, ma quando tocca un membro della nobile schiatta dei Letta, vice presidente dell’Aspen Italia, certe cose non se le deve permettere. E questo stile un po’ tanghero comincia a dare sui nervi a molti.

In secondo luogo, si sa che il tamarro di Firenze vuole spedire la Mogherini in Europa per fare un rimpasto di governo che azzeri la presenza di montiani e alfaniani, in modo da liberare sedie per operazioni interne di partito. Solo che, in questo gioco, non tiene presente che montiani ed alfaniani sono un pezzo importante del “partito del Colle” e Napolitano ha fatto capire che la cosa non gli va. Il Presidente sa si essere avviato sulla via dell’uscita, ma vuole pilotare la successione, magari a favore di un suo candidato o, quantomeno, per bloccare la strada a quelli più sgraditi. Gli oltre 150 voti di montiani, casiniani, alfaniani sono un pacchetto troppo importante, che vanno ad  aggiungersi agli alleati lettiani, ai senatori a vita ed ai pochi fedelissimi nel Pd. Un blocco che sfiora i 200 voti che può fare la differenza in un Parlamento-spezzatino come quello attuale. Ma, nel frattempo occorre tutelare questi amici, per cui niente rimpasto, che Renzi se lo metta bene in testa.

Poi la riforma del Senato sta andando in modo diverso da quello auspicato da Scalfari, che vorrebbe un bel Senato dei “talenti e delle competenze” di nomina regia: docenti universitari, finanzieri, alti burocrati, “tecnici” e specialisti vari ecc. Insomma, una cosa di mezzo fra una specie di “governo Monti” allargato ed una commissione di saggi come quelle che il Presidente ama nominare. Qui, invece, si minaccia un Senato di sindaci e consiglieri comunali: gente poco fine. Quindi, questa riforma del Senato non interessa agli italiani. Sarebbe diverso se si trattasse del Senato dei talenti e delle competenze cui gli italiani si appassionerebbero.

Poi Renzi ha aperto agli insopportabili cinquestelle. Beninteso: magari non lo fa per simpatia verso di loro o per scrupolo democratico, ma per una sorta di aggiornamento della politica dei due forni di andreottiana memoria, ma non va affatto bene neanche così, perché l’uomo si sta troppo allargando, cercando di giocare a tutto campo (quell’accenno scalfariano al “suo rafforzamento personale a discapito della democrazia” parla molto chiaro). Insomma il ragazzo poteva anche andare  sino ad un certo punto, anche perché si è rivelato efficace nello sbarrare la strada ai barbari antisistema del M5s, ma ora deve stare al suo posto ed occuparsi di flessibilità che è la vera riforma che l’”Europa ci chiede”. E deve fare bene i compiti a casa. Magari ne ha trascurato qualcuno cui era particolarmente interessato l’ingegner De Benedetti. E non sta bene, torni più preparato la prossima volta.

Insomma, mi pare che la luna di miele con i poteri forti stia finendo. Accade a volte che dalla primavera si passi all’autunno di colpo, saltando l’estate. Neanche le stagioni sono più quelle di una volta, signora mia…

Aldo Giannuli

Fonte: www.aldogiannuli.it/

Link: http://www.aldogiannuli.it/2014/06/renzi-antipatico-a-de-benedetti/

30.06.2014

Tratto da:http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13573

MA, COME MAI RENZI E' CASCATO ANTIPATICO A DE BENEDETTI & C. ?
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Italia, una classe dirigente di cartapesta

Pubblicato su 30 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

 

Siamo poi così certi che le sfortune dell’Italia siano da addebitare in blocco ai suoi politici? È una domanda che il Paese si deve porre seriamente, se vuole uscire una volta per tutte dalla crisi epocale che l’ammorba con particolare intensità dal 2009. Perché una cosa deve essere chiara: più si analizza a fondo questa crisi, più si comprende come poco o nulla abbia a che vedere con quella internazionale, che sta attanagliando gli altri Stati del mondo.

In Italia a dover essere messo in discussione è un sistema che non regge più. Un sistema, tuttavia, che non ci è stato imposto con la forza o col ricatto da questo o quel partito, ma che è stato avallato da un’intera classe dirigente. È una classe dirigente fatta di cartapesta e che spesso ha tratto grandi benefici personali da questo stato di cose. Dov’erano le associazioni datoriali, le parti sociali, gli ordini professionali, le associazioni dei consumatori, le comunità no profit, i social forum, i corpi militari, mentre la politica perseverava nei suoi sbagli? Quali azioni reali hanno promosso per dare un alt alle scelte dei vari Governi che hanno continuato ad accumulare debito pubblico sulle spalle dei contribuenti? Quegli stessi Governi che poi hanno iniziato a ricevere puntuali declassamenti da parte delle agenzie di rating e a fare figuracce sciagurate per l’immagine del nostro Paese all’estero? Perché, sia chiaro, non è che l’odiata casta ha potuto fare tutto da sola: qualcuno deve averle armato la mano…

A rafforzamento di questa denuncia basti pensare alla debolezza del presidente di Confidustria, Giorgio Squinzi, che in un’intervista al 44esimo convegno dei Giovani imprenditori dell'Associazione ha affermato: Renzi ha un mandato forte, a questo punto deve fare le riforme, non ha più paraventi dove nascondersi. Il Paese ha bisogno di fare le riforme e di eliminare i nodi che hanno impedito lo sviluppo. È il momento delle decisioni: il Paese ha bisogno di cambiare marcia e registro, il problema vero è fare le riforme, ma vanno fatte adesso, subito, nei prossimi mesi, o la possibilità di ripartire e di creare lavoro per i giovani rimarrà una illusione. Tutte belle parole, per carità...ma in sostanza che cosa vogliamo fare? In Parlamento si discute oggi delle modifiche sul Senato e sulla legge elettorale: sono queste le riforme di cui parla il leader dei grandi imprenditori? Oppure parla del “Jobs Act”, che al momento attuale è un immenso cantiere, dopo che dovrebbe essere entrato già in vigore da mesi? Ormai gli auspici non servono a nulla, è invece il tempo nel quale chi rappresenta la forza motrice del Paese, cioè il mondo delle imprese, pretenda che le sue proposte vengano accettate. Anche perché di riforme a costo zero, e Squinzi lo sa bene, l’Italia non se ne fa più nulla. Non è più il tempo di abdicare al proprio ruolo, ma di esercitarlo fino in fondo.

Così cresce la rabbia nel rileggere le dichiarazioni di Squinzi. Il 12 marzo il neo premier prometteva nelle sue famose slide di cambiare il fisco durante i primi 100 giorni e di ridurre alle Pmi (cioè le piccole e medie imprese) il costo dell’energia del 10% entro il primo maggio. Non ci risulta che sia stato fatto nulla del genere. Al contrario: la pressione fiscale è aumentata ancora e l’agenzia Standard & Poor’s ha mantenuto invariati sia il rating sovrano dell'Italia che l’outlook: una situazione che si traduce in mutui costosi per le aziende. E allora sarebbe forse il caso di non limitarsi ai desiderata, ma di iniziare a scendere nel dettaglio delle riforme, non accontentandosi più delle briciole.

Stesso discorso vale per tutte le altre categorie. Si pensi alla notizia che tiene banco in queste ore: l’imposizione da parte del Governo ai liberi professionisti di ricevere pagamenti con il Pos per le spese superiori ai 30 euro. Per la Cgia di Mestre l’obbligo del Pos costerà in media 1.200 euro l’anno. Ma gli artigiani e gli altri rappresentanti delle categorie toccate da questa norma hanno promosso qualche azione concreta? Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, ha commentato: Gli idraulici, i falegnami, gli elettricisti, gli antennisti i manutentori di caldaie, nonché i loro dipendenti, spesso si recano singolarmente presso l’immobile del committente. Questo comporta che ciascun dipendente dovrà essere dotato di un Pos. Chi ha voluto questa legge ha idea di quali costi dovranno sostenere queste aziende?. È l’unico ad essersi espresso; invece tutti gli altri latitano.

D’altra parte non è un caso che ancora oggi, sebbene spiri forte il vento dell’antipolitica, trascorrendo una giornata con i politici si sentano sempre le medesime richiste da parte dei cittadini: che cosa mi dai in cambio? una raccomandazione, un posto di lavoro, una casa popolare per via preferenziale, una consulenza? Alla fine anche la classe dirigente del Paese viene eletta da qualcuno e quel qualcuno, i cittadini, dovrebbe pretendere molto di più rispetto alla salvaguardia del proprio orticello.

Tratto da:http://italian.ruvr.ru

© Foto: Flickr.com/Bruno/cc-by-sa 3.0

© Foto: Flickr.com/Bruno/cc-by-sa 3.0

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I NUMERI CHE CONDANNANO L'ITALIA

Pubblicato su 30 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Quella che segue  è una tabella tratta dal Def 2014, che ho  integrato con alcune considerazioni  che a mio avviso sintetizzano la condanna dei conti pubblici italiani, dal alto della mancata crescita.
Cerco di spiegare.
Il governo, per il 2014,  stima una crescita del PIL a +0.8%.
Le ultime previsioni elaborate dalle istituzioni internazionali (Fmi, Ocse, Ue ecc ), le più vecchie risalenti ormai a qualche mese fa, valutavano la crescita dell'Italia per il 2014 mediamente intorno allo 0.5%. Quindi sensibilmente meno rispetto al dato previsto dal governo. 
Fonte: Il Grande Bluff

Se queste istituzioni dovessero pronunciarsi alla luce dei dati attuali, con ogni probabilità, le ridurrebbero ulteriormente.
Quindi non deve affatto sorprendere se ieri Confindustria ha ridotto drasticamente le sue previsioni sull'Italia, stimando una crescita per il 2014 ad appena + 0,2%, dal +0.7% precedente.

Altro aspetto, di non meno importanza.
Il governo, nella stesura del Def, ai fini della determinazione della performance del PIL,  attribuisce un contributo significativo alle esportazioni, viste in crescita del 4%. Quindi, sempre secondo il governo, la domanda estera dovrebbe rimanere sostenuta in virtù del Pil mondiale visto in crescita del 3.7% con gli Stati Uniti che trainano la ripresa con il PIL in progresso del 2.9%
Problemone! Pare che gli Stati Uniti, anziché crescere come auspicato dal governo italiano, stiano scendendo e scendendo di brutto. Tant'è che l'ultima revisione del Pil statunitense, uscita solo qualche giorno fa,  dice che nel primo trimestre 2014 l'economia a stelle e strisce si è contratta del 2.9% su base annua. Quindi, alla luce della contrazione  dell'economia statunitense e del possibile rallentamento di quella mondiale, appare assai difficile poter sostenere una performance delle esportazioni come quella indicata nel DEF. Tanto più se si considera che il cambio Euro/Usd, nonostante gli interventi della BCE di inizio giugno, rimane saldamente ancorato a livelli alti. E' evidente che se la performance delle esportazioni dovesse risultare sensibilmente inferiore a quanto preventivato, la performance del PIL ne risentirebbe significativamente, stante anche la debolezza della domanda interna e degli investimenti, che non potrebbero compensare l'eventuale debolezza della domanda estera.

Del nostro stesso avviso è anche la Commissione Europea che solo qualche settimana fa, valutando i conti dell'Italia, ha affermato:


 
 
Altra considerazione.
Come si rileva dai dati sulla performance del PIL nominale (seconda riga della tabella), questo, per il 2014, è visto in aumento dell'1,7%. Sempre secondo lo stesso DEF, a  favorire questa dinamica dovrebbe intervenire una crescita dell'inflazione all'1%. Secondo gli ultimi dati Istat, l'inflazione è esattamente la metà.
Se questi dati dovessero essere confermati anche nei prossimi trimestri, ciò significherebbe che, nella migliore delle ipotesi, a fine anno, il Pil nominale risulterebbe notevolmente inferiore (almeno 16 miliardi in meno) rispetto a quanto stimato dal Governo. Questo, oltre ad incidere sul rapporto debito/PIL,  a parità di spese previste, aprirebbe un buco di bilancio di circa 7.5 miliardi di euro, che si aggiungerebbero ai 10 miliardi che il governo dovrebbe trovare per finanziare il bonus di 80 euro, che per l'intero 2014 dovrebbe valere circa 10 miliardi di euro. Oltre annessi e connessi.
Tratto da:http://www.vincitorievinti.com
I NUMERI CHE CONDANNANO L'ITALIA
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Viktor Orban: la sua lotta per la sovranità dell’Ungheria e la strategia di disinformazione dei media italiani.

Pubblicato su 30 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

(Capitolo tratto dal libro Azzannate le iene di Francesco Amodeo.http://www.francescoamodeo.net)

“Sono andati via con i carri armati. Sono tornati con le banche.” (Viktor Orbán)
 

È una lanterna nel buio Viktor Orbán, il Primo Ministro che ha sfidato e cacciato via i poteri forti, denunciando il nuovo ordine mondiale e lottando per la sovranità del proprio paese: l’Ungheria. È una lanterna nel buio, col suo discorso in cui ha dichiarato di “aver respinto gli attacchi ed aver dato qualche botta ai piagnoni del Parlamento Europeo”; è una lanterna nel buio, per la sua lotta contro le multinazionali e le banche straniere, colpevoli di essere “lo strumento mediante il quale gli ungheresi si impoveriscono, a favore dei poteri forti europei al cui vertice ci sono la finanza USA” (a cui Orbán dà la colpa di “tentare in ogni modo di impedire ad altri paesi di mettersi al passo economicamente”), e la grande industria tedesca, che “sta imponendo la propria egemonia sull’Europa.” Nei suoi ultimi discorsi il premier ungherese ha infatti parlato del predominio dei grandi stati membri all’interno dell’Unione Europea (in sostanza la Germania e la Francia), e della sua convinzione che alcuni poteri, in realtà, stiano sfruttando i paesi piccoli, drenando via da essi risorse finanziarie ed umane. “L’obiettivo per l’Ungheria”, dice Orbán, “è quello di prevenire e contrastare tale sfruttamento e la fuga di cervelli”.                                     Questa è l’essenza della strategia nazionale ungherese. Orbán ha un grande carisma, una personalità che ha conquistato gli ungheresi e non solo, visto che in molte parti d’Europa viene visto come modello per una rivoluzione politica e pacifica che ridia sovranità ai popoli; il suo governo, in carica dal 2010, si è contraddistinto per un braccio di ferro contro la Commissione Europea, e soprattutto contro la BCE ed il FMI; Orbán infatti ha, in passato, rigettato i termini proposti dal Fondo Monetario Internazionale, rifiutandosi di tagliare le pensioni a copertura di un prestito al suo paese, ed ha quindi invitato quelli

del FMI ad andare via. Dopo la riforma della Costituzione del suo paese, infatti, Orbán ha risposto agli attacchi dell’Unione Europea in maniera secca e decisa: “Siamo uno statodi diritto, il governo sta rispettando le norme europee, il potere costituente spetta solo al Parlamento ungherese. Siamo sovrani, decidiamo noi.”
Tutto questo, nei mesi a seguire, gli è costato anche una feroce campagna mediatica nella quale è stato dipinto come un nuovo dittatore, o come colui che sta restringendo le libertà civili nel paese magiaro. Tuttavia la campagna sembra non aver attecchito, anzi, ha fatto crescere la popolarità di Orbán in tutta Europa, e nei sondaggi elettorali, in vista delle elezioni del 2014, i dati gli danno ragione: il suo partito potrebbe avere la maggioranza assoluta dei voti. Orbán è in questo momento un treno inarrestabile, nonché forse l’unico capo di governo europeo ad andare controcorrente rispetto alle scellerate linee politiche tracciate da Bruxelles, e questo certamente gli ha creato nemici
tra le lobby e le élite internazionali. Non solo i dati dei sondaggi, ma anche i dati economici danno ragione al “modello ungherese” di Orbán, che prevede interventi per la conversione in valuta locale dei prestiti contratti in valuta estera, e, soprattutto, finanziamenti a tasso zero per gli istituti di credito che si impegnino a finanziare a loro volta le piccole e medie imprese ad un interesse non superiore al 2%. Sono questi, infatti, i punti salienti del piano annunciati dalla Banca Centrale ungherese con l’obiettivo di favorire la crescita del paese.
La sua carta vincente, che è poi quella che l’ha reso nemico da combattere per l’Unione Europea, è, infatti, proprio quella di porre sotto controllo governativo la Banca Centrale (vale la pena ricordare che l’Ungheria non fa parte dell’Euro), quindi sottraendola alle banche private manipolate dalle élite in questione. Mossa ovviamente aspramente criticata dalla BCE e dalla commissione guidata da Barroso.
Il governo ungherese ha assunto la sovranità della sua moneta, che adesso emette senza debito. Come trapela dal quotidiano ungherese Magyar Nemzet, nella recente riunione di Londra del Bilderberg il caso ungherese sarebbe stato tra i punti più trattati. In particolare, le lobbies finanziare e massoniche sarebbero preoccupate circa un eventuale effetto contagio dell’Ungheria, vista la grande presa sull’opinione pubblica che ha Viktor Orbán; infatti, sempre secondo il quotidiano magiaro, sarebbe stato elaborato un piano per finanziare il principale partito di opposizione e scatenare una campagna mediatica robusta
anti-Orbán subito dopo la certa vittoria elettorale della prossima primavera. Ora sentite bene quello che è accaduto, e ragionate sulla tempistica e sulla incredibile coincidenza.   A pochi mesi da quella riunione del Bilderberg, in cui si è discusso di come fermare l’ascesa di Orbán, quest’uomo è stato vittima di un “incidente” d’auto, come fu vittima di un “incidente” con il suo bimotore Nigel Farage, dopo aver preso anche lui a schiaffi con un suo discorso i poteri forti che si nascondono dietro l’Unione Europea. È successo durante una visita del premier ungherese in Romania; improvvisamente, un’auto è piombata sul
corteo di Orbán, centrando in pieno il mezzo blindato che precedeva l’auto nella quale si trovava il premier. Per fortuna non ci sono state conseguenze, anche se, guardando la vettura che è stata colpita, si può ben capire la forte entità dell’impatto, che solo per una fatalità non ha travolto l’auto del primo ministro ungherese, particolare questo che risulta molto inquietante. Sarà solo una coincidenza l’incidente avuto a poche ore dal suo messaggio contro il Fondo Monetario Internazionale, ed a pochi mesi dalla riunione Bilderberg, dove si è discusso del pericolo dei nazionalismi, ed in particolare del caso Orbán? In questo contesto, le voci circa un presunto attentato perpetuato ad Orbán si moltiplicano: su alcuni blog ungheresi, si punta il dito contro un presunto cambiamento di strategia delle lobby – inaridite ulteriormente dopo le parole anti FMI di Orbán, e soprattutto per il fatto che il governo abbia assunto la sovranità della propria moneta – le quali mirerebbero adesso ad un’eliminazione fisica del primo ministro, e non più ad una campagna mediatica volta contro di lui. Se siano vere o false queste voci, non spetta a me dirlo, ma è ovvio che Orbán ha dichiarato “guerra” ad un sistema anti-etico governato da banchierie lobbysti senza scrupoli, un sistema che ha ramificazioni ovunque, e che non
si darà pace finché non avrà messo fuori dai giochi il suo nemico. È già cominciata
una campagna di odio, di disinformazione e diffamazione del premier ungherese, ed i nostri media servili e burattini dei poteri forti si sono subito prostrati al nuovo diktat, come dimostrato da “Repubblica”, che, essendo tra i media che prendono parte al Bilderberg, ha subito cominciato la sua opera diffamatoria anche in Italia.                                                  In un articolo di “Repubblica” dal titolo L’Ungheria di Orbán sfida l’UE e il FMI. A rischio indipendenza Banca Centrale, il premier viene definito “autocrate”, e le sue azioni vengono bollate come “nuova, gravissima sfida ai principi del mondo libero e alle sue istituzioni economiche e finanziarie, dalla Banca Centrale Europea al Fondo Monetario Internazionale.” Queste, secondo il giornalista, sono le istituzioni del mondo libero. Ma non è tutto, perché continuando a leggere c’è davvero da rabbrividire. Si parla, infatti, di Gyorgy Matolcsy, il ministro dell’Economia nominato dal premier come il nuovo governatore della Banca Centrale ungherese. Il giornalista lo definisce “discusso ministro dell’Economia”, ed anche “pericoloso incompetente e un fautore di politiche economiche piegate al volere del regime”. Sì, avete capito bene: il giornalista ha chiamato “regime” quello di un primo ministro democraticamente eletto per ben due volte, che dopo anni sempre all’opposizione, ha ora i due terzi della maggioranza di governo. Il giornalista in questione continua schierandosi apertamente con il governatore uscente della Banca ungherese Andras Simor – il quale, al termine dei sei anni di mandato per statuto, non poteva ripresentarsi – affermando che “con Simor esce di scena un banchiere centrale apprezzato e stimato in tutto il mondo, da Draghi, da Bernanke, dalla Merkel e da Obama, e soprattutto l’ultimo difensore del principio-chiave della separazione dei poteri, costitutivo di ogni democrazia, e dell’autonomia della Banca Centrale.” Avete letto bene anche questa volta? Il giornalista di “Repubblica” ha definito l’ex governatore come uno “amato in tutto il mondo”, e poi ha anche elencato chi sarebbe “tutto il mondo” secondo lui, ossia la Merkel (eletta dai tedeschi ed odiata dalla maggior parte dei paesi europei), Draghi (non eletto da nessuno), Bernanke (non eletto da nessuno) e Obama, eletto dai poteri forti americani. Abbiamo quindi scoperto che “tutto il mondo” che conta per il giornalista di “Repubblica” altro non sono che i poteri forti americani. Ma ora arriva la ciliegina sulla torta: il giornalista si dà la zappa sui piedi, sfoderando il massimo del servilismo nel definire “pazzesco” l’ultimo discorso di Matolcsy, che avrebbe sostenuto che “i big di economia e finanza europei e internazionali complottano e tramano contro la nostra patria”.
Per questa frase il servile giornalista paragona il discorso di Matolcsy a quello del “demoniaco ministro della propaganda di Adolf Hitler” contro la “grande finanza ebraica internazionale”, e a quello di Mussolini sulla “demoplutocrazia massongiudaica”. Ma nel suo articolo non si è fatto mancare proprio nulla, dimostrandosi abile servo dei poteri forti che manipolano la stampa italiana, ed ha concluso dicendo che “Mario Draghi, nella sua conferenza-stampa, si è detto molto preoccupato per gli sviluppi politici a Budapest.” Chissà come mai un governo che vuole avere il controllo della propria Banca Centrale debba preoccupare così tanto Mario Draghi. Questo, però, l’intrepido giornalista che scrive da Berlino non se l’è chiesto, ed il suo articolo è l’emblema della nostra stampa al servizio dei poteri forti, della disinformazione e della manipolazione delle masse per gli interessi delle élite mondialiste. Non sono stato di certo l’unico ad aver notato questa assurda ed ingiustificata campagna di fango contro Orbán da parte del famoso quotidiano italiano: addirittura l’ambasciatore di Ungheria in Roma, in data 24 maggio 2013, ha fatto pervenire una lettera al direttore del quotidiano Ezio Mauro, accusando il corrispondente da
Berlino del suo giornale di attribuire, in maniera faziosa, affermazioni al Primo Ministro Ungherese, che questi, in realtà, non ha mai pronunciato, come per esempio l’aver paragonato la cancelliera Merkel ad Hitler, come il giornalista di “Repubblica” ha addirittura scritto e virgolettato nel titolo del suo articolo. “Non vorrei commentare le altre accuse ridicole del vostro corrispondente (legge bavaglio, partito-stato, nazional-populista, regime)”, scrive indignato l’ambasciatore, “perché è stato tutto già smentito diverse volte da fori ed autorità europee, che ormai sono diventate scenografie permanenti nei suoi articoli. Esprimo però rammarico e delusione per il fatto che le mie lettere correttive non vengano mai pubblicate sul vostro giornale, ricordando che la fedele rappresentazione dei fatti è un requisito assoluto, inerente all’etica giornalistica universale”, conclude il rappresentante diplomatico ungherese. L’ambasciatore, infatti, aveva già varie volte in passato scritto lettere al direttore di “Repubblica”, lamentando l’inaccettabile attacco mediatico da parte del giornalista in questione nei confronti del primo ministro Orbán, rilevando le false accuse mosse attraverso il suo giornale al governo ungherese, smentendo nella missiva in maniera documentata quanto dichiarato in due precedenti articoli pubblicati a novembre 2011, dal titolo Ungheria, l’autarchico Orbán chiede aiuto al FMI e Ora gli ultranazionalisti ungheresi si sentono accerchiati.
Resta da chiedersi chi abbia incaricato “Repubblica”, ed in particolare questo giornalista, di intraprendere una campagna di fango contro il governo ungherese, utilizzando, a quanto pare, la menzogna e la diffamazione. Credo però che tutti voi possiate avere, a questo punto, una precisa idea al riguardo. In Ungheria, comunque, i cittadini hanno ritenuto opportuno manifestare per strada la loro solidarietà al ministro ungherese con cartelli con su scritto “Abbiamo votato per Orbán e non per Goldman Sachs”, un cartello che in una
sola frase racchiude tutto quello che i nostri media non riporteranno mai, e che il giornalista di “Repubblica” dovrà solo continuare a fingere di non aver visto.

Francesco Amodeo

 

 

Viktor Orban: la sua lotta per la sovranità dell’Ungheria e la strategia di disinformazione dei media italiani.
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SCONTRO SUL PATTO DI STABILITA’

Pubblicato su 30 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Ci sarebbe tanto da dire sull’ingenuità con la quale in molti hanno accolto le presunte aperture della Germania, ma tiriamo innanzi!

Ve lo ricordate il nostro J.K.Galbraith la sua proverbiale saggezza, le parole con le quali conclude il suo capolavoro sulla Grande Depressione del ’29…

Come sempre nella storia capacità finanziaria e perspicacia polita sono inversamente proporzionali. La salvezza a lunga scadenza non è mai stata apprezzata dagli uomini d’affari se essa comporta adesso una perturbazione nel normale andamento della vita e nel proprio utile. Cosi si auspicherà l’inazione al presente anche se essa significa gravi guai nel futuro. Questa è la minaccia per il capitalismo (…) E’ ciò che agli uomini che sanno che le cose vanno molto male fa dire che la situazione è fondamentalmente sana!

Ebbene nulla cambia tutto è per sempre uguale quando c’è di mezzo un uomo!

L’Italia e l’Europa hanno affrontato «una crisi profonda da cui non siamo ancora definitivamente usciti». Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, alla presentazione del Rapporto sul benessere di Istat e Cnel. Per Padoan è « fondamentale avere le riforme strutturali in cima all’agenda». E la riforma della Pa «è quella che serve per far funzionare le altre riforme». Il Sole 24 Ore 

Ma fatele queste riforme, fatele, ma prima pensate a saldare i debiti della PA, rimettete in circolazione linfa vitale sono oltre 80 miliardi anche se probabilmente ormai non avranno un grande effetto sulla crescita come è accaduto per la precedente tornata.

Ma per favore finitela di condividere assurdità…Padoan: “Con 80 euro permanenti si esce dalla crisi” questa è la prima risposta Istat: lieve calo fiducia consumatori a giugno

Italia terra di geni in libertà, eccone un’altro…Fisco, Bonanni a governo: sposti tasse da lavoro a consumi

Ieri gli uffici studi della Confindustria di cui parleremo nel prossimo articolo, hanno previsto una crescita dello 0,2 % per quest’anno in Italia.

Ovviamente come è accaduto in America, DelRio ha subito messo in puntini sulle i, prevedendo miracoli…

Pil: Delrio, fiduciosi su nostra previsione crescita, shock da riforme.

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 26 giu – “Per ora siamo fiduciosi sulla nostra previsione di crescita del Pil” dello 0,8% nel 2014. Cosi’ il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, interpellato a margine del seminario previsionale del Centro studi di Confindustria. “Siamo convinti – ha spiegato – che le riforme messe in campo procureranno uno shock positivo, vedremo l’effetto degli 80 euro e delle riforme della giustizia, del lavoro, della pubblica amministrazione e della spending review”.

Chi glielo spiega a questi Signori che oggi serve un New Deal ora, subito, adesso e non solo riforme, che hanno bisogno di anni per produrre i loro effetti. Basti pensare a quelle della Fornero, meraviglie si sono viste Signori, meraviglie!

Coraggio, Signori, prendetevi un buon libro e rileggetevi quello che la storia soprattuto del secondo New Deal di Franklin Delano Roosevelt…

Ovunque nella nazione, uomini e donne, dimenticati dalla filosofia politica del nostro governo, ci guardano in attesa di guida e di opportunità per ricevere una più equa distribuzione della ricchezza nazionale. Io mi impegno a sancire un nuovo patto [new deal] con il popolo americano. Questa è più di una campagna elettorale: è una chiamata alle armi.

Works Progress Administration (WPA) altro che patto di bilancio interno, fesserie come il e altre amenità varie.

Come disse Roosevelt , la gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte tutte le dittature. Fate presto svegliatevi.

Non lasciatevi condizionare da coloro che hanno vissuto sulla loro pelle la triste esperienza della Repubblica di Weimar e l’hanno ricreata in Europa in Grecia, è subito scontro con Merkel

…le indiscrezioni parlano di una discussione accesa tra i due. Tema: la flessibilità sui bilanci, in particolare la possibilità di non contabilizzare nel  quanto viene versato per il cofinanziamento dei fondi Ue e , cosa che all’Italia interessa molto, il pagamento della Pubblica amministrazione. Si capisce così che poi renzi abbia voluto ribadire, con un riferimento non casuale, che «contrariamente da quanto fatto in passato da Germania e Francia, non abbiamo intenzione di sforare il 3%».

Ancora oggi dopo aver visto lontano con l’aiuto della storia, qualcuno insiste a considerarmi un catastrofista. Rassegnatevi sono un ottimista ben informato che non si arrenderà mai all’idiozia dell’uomo!

Tratto da:http://icebergfinanza.finanza.com

SCONTRO SUL PATTO DI STABILITA’
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Il Movimento Cinque Stelle salva la casta "No al taglio degli stipendi di Camera e Senato"

Pubblicato su 30 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Se ci sarà un rinvio e poi eventualmente un dietro front sul taglio agliesorbitanti compensi dei dipendenti di Montecitorio e Palazzo Madama sarà tutto "merito" del Movimento Cinque Stelle. Sì, proprio i grillini, che si stracciano le vesti per i benefit della casta, che hanno fatto della lotta alla casta il loro cavallo di battaglia per ottenere facili consensi, adesso fanno un passo indietro affinchè non si tocchi lo status quo che tanto detestano. Un rinvio di «massimo sei mesi» dell’applicazione del tetto di 240mila euro agli stipendi dei funzionari di Camera e Senato, per effettuare una «riforma organica dell’amministrazione» è stato chiesto con una lettera, resa nota dall’Adnkronos, che il grillino Riccardo Fraccaro ha inviato alla presidenza del comitato per gli Affari del Personale della Camera. «Gentile Presidente», si legge nelle lettera del pentastellato componente del comitato per gli Affari del Personale della Camera, «come ho già avuto occasione di far rappresentare nell’ultima riunione dell’Ufficio di Presidenza, ritengo che la riforma del trattamento economico dei dipendenti della Camera non possa essere disgiunta da una riforma organica dell’amministrazione, da effettuare in tempi brevi, cioè nel termine massimo di sei mesi». «Auspico che tale riforma -si legge ancora nella lettera- possa costituire l’occasione per la determinazione della pianta organica, al fine di effettuare una corretta programmazione di fabbisogno del personale dipendente)».

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it
Il Movimento Cinque Stelle salva la casta  "No al taglio degli stipendi di Camera e Senato"
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CLEARSTREAM LAVA PIÙ BIANCO

Pubblicato su 29 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Come ripulire il flusso: la lavanderia della finanza.

Già nel nome stesso Clear-Stream ce lo dicono di cosa si tratta: una lavanderia, dove si rende tutto il flusso più chiaro.

Così chiaro che fino a poco tempo fa non si sapeva neppure cosa facesse in realtà la cosiddetta “camera di compensazione” come si autodefiniscono strutture bancarie di questo tipo (così pure Euroclear)

Beh, leggiamo questo articolo molto… chiaro di Lorenzo Acerra – che ringraziamo – e sapremo qualcosa di più di questo “inavvertibile” moloch finanziario sommerso in grado di muovere gli ingranaggi della Storia.

Jervé

Clearstream secondo Denis Robert

Nel libro “Soldi. Il libro nero della finanza internazionale“ (traduzione di Marco Saba, Nuovi Mondi Edizioni 2004), Denis Robert narra la scoperta di Clearstream, un’organizzazione privata fondata in Lussemburgo che aveva conti correnti per poche migliaia di potenti del mondo, con il ruolo di banca e di camera di compensazione interbancaria internazionale, I conti creati su Clearstream hanno la caratteristica di fatto che non possono essere monitorati a livello nazionale (fiscalmente, contabilmente e come eventi sottoposti alle leggi vigenti). La stessa compensazione è una valuta a sè stante: business a costo zero. 

Grazie all’aiuto di Marco Saba abbiamo visto che non può essere vero il discorso filosofico che nessuno si accredita all’attivo il valore nominale della moneta che viene stampata dai popoli! Infatti la creazione di questa massa monetaria non viene seguita dalla distruzione, e poiché colui che ha prestato restituisce, e poiché la banca commerciale ha un pareggio di contabilità (grazie ad una voce di passivo emessa nei bilanci contabili nello stesso momento della creazione), avremo che questi soldi rientrati non li reclama nessuno. Se questi soldi che chi ha preso in prestito restituisce non li distruggiamo e non li bruciamo al loro rientro, questi soldi a chi li stanno dando? Come per tante altre circostanze dove un business o un sopruso creano un vantaggio o un super-potere, entra in gioco la Clearstream-Connection: i volti sotto gli occhi di tutti e quelli che devono pagare le tasse simulano una perdita nei bilanci contabili e cedono quelli che sarebbero stati i loro privilegi al personaggio oscuro che tiene i conti su Clearstream.

Nel libro del 2001 Denis Robert si è interrogato se per caso, anche grazie all’aiuto di un un insider e di alcuni tabulati e microchips, non si potessero scoprire abusi e crimini finanziari. Nelle successive opere il giornalista si è posto soprattutto la domanda se il fatto di mettere sotto controllo questa camera oscura della finanza che è Clearstream non possa essere utile a cambiare il corso degli eventi del mondo.

Il libro citato risulta esaurito e fuori catalogo nell’estate 2014. Comunque era anche un po’ vecchiotto (stampato in Francia nel 2001).

Quindi l’ho recentemente riassunto in un video di 20 minuti su youtube, con un’enfasi su tutti gli sviluppi successivi fino al 2011:

 

Questo video ( vedi allegato – ndr ) , questo articolo e quello precedente (http://www.disinformazione.it/clearstream.htm) hanno richiesto da parte mia un’impegno non da poco, nato dalla motivazione che parlare della globalizzazione e della volatilizzazione della ricchezza solo in termini puramente filosofici non basta. Se una nazione ribelle ai soprusi della globalizzazione non si vuole semplicemente chiudere in sè stessa, si deve come prima cosa interrogare su quali camere di compensazione sta usando. Gheddafi ne voleva costruire una per i popoli africani che non li costringesse al debito perpetuo (UMA, Unione Monetaria Africana, mai decollata). L’Iran ne ha creata un’altra alternativa (Asian Clearing Union, nata nel 1974), che ha 5 o 6 aderenti. Chavez ha iniziato il SUCRE, cioè una camera di compensazione interna dei paesi del Sud America. Altre notizie sul fronte delle camere di compensazione?

Ma non è finita! Pure Germania e Cina, per superare il problema del costo delle masse monetarie hanno istituito una camera di compensazione diretta che si chiama Renminbi-Clearing. È stata pianificata tra la banca centrale cinese e la Deutsch Bundesbank (banca centrale tedesca). L’accordo è stato raggiunto in occasione della visita del presidente della Cina Xi Jinping in Germania tra il 28 e il 30 marzo 2014. È notizia invece del 31 marzo 2014 che la Cina con piacere ha accettato di Putin di creare una centrale di Clearing con la Russia.

Il discorso è questo per quasi tutti gli stati del mondo: siccome avere una grossa massa monetaria costa, perché tutta la massa monetaria è emessa a debito, e non dallo stato, chi si serve di una camera di compensazione fa affari senza dover allargare la propria base monetaria per i grossi affari, quindi senza essere gravato da debiti per far carburare l’economia! Questo l’avevano capito già gli antichi e lo sfruttavano bene bene (vedi: (www.anticorpi.info/2014/05/storia-della-moneta-prestito-sistema.html ).

La camera di compensazione è pensata per agire molto e minimizzare la necessità di scambi e di contante.

Dunque in un modo o nell’altro bisogna iniziare a parlare di quella che abbiamo in Europa, Clearstream, le cui regole attuali forniscono ai potenti del mondo una leva di archimede per il perpetrarsi dei soprusi e delle distorsioni sugli eventi del mondo. Partecipano solo i potenti, ma diventano vittime tutti i mercati e tutti i popoli. Ma vediamo alcuni esempi ben documentati dalle fonti di Denis Robert, e soprattutto esempi a prova di querela (il francese ha superato brillantemente questa sfida: 312 procedimenti giudiziari, 62 dei quali hanno seguito l’intero corso, con Denis Robert che è passato relativamente indenne a tutto quello che aveva detto e scritto):

1.

La vicenda degli ostaggi americani trattenuti in Iran all’inizio degli anni ’80. Reagan ha sempre affermato che non fu pagato alcun riscatto per la loro liberazione. Ed aveva ragione: il denaro fu pagato allo scopo di tenere prigionieri per ulteriori tre mesi gli americani dell’ambasciata, fino ad elezioni presidenziali avvenute. Una loro liberazione anticipata avrebbe favorito la rielezione di Carter a scapito di Reagan (e il suo vice Bush). Gli americani saranno liberati il 18 gennaio 1981, dopo 444 giorni di detenzione, due giorni dopo l’ordine di versamento ricevuto da un impiegato di Clearstream, Ernest Backes. Quest’ultimo si ricorda molto bene di quell’ordine perché per effettuare il trasferimento c’era bisogno di soprassedere al regolamento interno. Due suoi superiori erano assenti, così dovette rivolgersi al presidente del consiglio amministrativo della sua azienda, un certo Edmond Israel. Queste e altre deviazioni dai regolamenti e dalle leggi lussemburghesi costarono poi il posto a Lussi, che nel 2002 dovette rassegnare le dimissioni.

2.

I tre libri di Denis Robert su Clearstream, i due documentari, i tre fumetti di FRANCE-info e tutti i suoi interventi in Tv, presso i giudici e presso la commissione parlamentare d’inchiesta attingono a tabulati, microchip e informazioni forniti da ben tre “gole profonde” (cioè Ernest Backes, Régis Hempel e Florian Bourges). In particolare nel suo libro del 2001 Robert si sofferma su Roberto Calvi, Michele Sindona, lo IOR, il Vaticano, lo scandalo Iran-contra, la BCCI, Gladio, la mafia, il riciclaggio, l’ONU, le organizzazioni non governative, la Bilderberg e la Trilaterale, l’Opus Dei, Saddam Hussein, massoneria, P2, ecc…

Albino Luciani, poche ore prima di essere trovato morto, disse: “Voglio che siano interrotti tutti i nostri rapporti con il Banco Ambrosiano, e ciò deve avvenire nell’immediato futuro”. Disse questo rivolto al segretario di Stato Jean Villot, e poi aggiunse: “Ci sono altri cambiamenti all’interno dello IOR che devono esser operati immediatamente. Marcinkus, Mennini, De Strobel e Monsignor De Bonis devono essere sostituti… subito! ”. Questo perché già nel 1978 persino la Banca d’Italia aveva commissionato un dossier che confermava alcuni dettagli delle accuse della gestione del Vaticano sul Banco Ambrosiano.

Visto che i trasferimenti in questione avvennero attraverso Clearstream ci viene da pensare che Ernest Backes potesse essere la gola profonda già allora. Tra le tante attività del Banco Ambrosiano, un miliardo e trecento milioni di dollari erano stati investiti nel finanziamento dei regimi militari di Argentina, Uruguay e Paraguay, nell’acquisto di missili Exocet per la guerra nelle isole Falkland, per pagare tangenti ai politici e nei fondi neri pronti ad ogni evenienza.

3.

All’inizio degli anni ’80, dietro la richiesta di Calvi, Sindona e di varie banche tedesche, Cedel-Clearstream passò alla fase della creazione di un sistema di conti “non pubblicati”, ovvero “conti invisibili” che non appaiono nelle liste ufficiali. Un dirigente che s’impuntò di non concedere tutte le autorizzazioni all’apertura dei conti invisibili richiesti era Gèrard Soisson. Soisson venne fuori con l’idea che almeno la Cedel accettasse di farsi controllare da un Ente Pubblico. Indovinate che fine a fatto? Gèrard Soisson è morto il 28 luglio 1983 durante una vacanza in Corsica. Il certificato medico non precisa l’origine del decesso. Si parla di “morte naturale”. Eppure Gèrard Soisson era un quarantenne sano, sportivo, cintura nera di karatè.

Ma muore improvvisamente dopo aver fatto jogging mentre beve un bicchiere d’acqua al bar dell’albergo. Può capitare. Ciò che non si capisce però è perché subito dopo la morte il corpo di Gèrard Soisson sia stato stranamente eviscerato (certo è che, una volta tolte le viscere ad un corpo, diventa difficile trovare tracce di avvelenamento). Dopo la sua morte il capo di Soisson, Ernest Backes, è stato licenziato e da allora più del 50% dei conti sono diventati “non ufficiali” o “non pubblicati” (“UNPUBLISHED PARTICIPANT”)

4.

Una riforma di Clearstream verso la trasparenza è stata auspicata di recente da Montebourg e Peillon, due parlamentari francesi a capo della Commissione parlamentare che ha indagato su Clearstream. Essi hanno pure parlato della necessità che non si lascino operare società di Clearing come Clearstream senza che ci sia un ente pubblico che monitori le transazioni e gli afflussi di capitale. Montebourg (2008): “..questi ex-impiegati di Clearstream hanno pienamente comprovato che l’opacità è un problema reale…

A partire dai testimoni che abbiamo ricevuto, a partire dagli elementi di prova raccolti, siamo stati indotti a scrivere nella relazione parlamentare che questa camera di compensazione che al momento è privata, dovrà essere nazionalizzata.. o in ogni caso dovrà essere messa sotto il controllo degli stati europei, in un modo organizzato da loro stessi, secondo regole prudenziali definite… riguardo alla compensazione inter-bancaria.”
Giornalista di LaTeleLibre: “Che cosa resta da fare allora? ”

Montebourg: “TUTTO resta da fare! Perché niente è cambiato! i meccanismi sono ancora lì. “
Ora siamo nel 2014, per così dire siamo diventati coscienti della situazione, perché abbiamo finalmente molte informazioni su Clearstream, cosa ci impedisce allora di rendere più trasparente il motore della tesoreria degli attivi accentrati che compaiono sui conti delle camere di compensazione?
Detto in parole più chiare, perché non poniamo Clearstream sotto il controllo di un organismo pubblico?

5.

Spessissimo ci sono eventi che passano sotto gli occhi, alcuni dei quali passano anche alla storia, ma ignorando la natura di Clearstream non si ha proprio la possibilità di vedere la struttura che li ha generati o favoriti. Per esempio il 1 gennaio 2013 la finanza internazionale escluse la città papale del Vaticano dalla camera di compensazione internazionale Swift, proprio come era stato fatto con l’Iran ( http://www.disinformazione.it/clearstream.htm ). I turisti, i pellegrini non potevano più utilizzare le loro carte di credito e ancor meno utilizzare i distributori di biglietti. Ma soprattutto, lo IOR (vedi elenco Clearstream del 2001) aveva 21 conti non-pubblicati per dei suoi clienti di elite! Tutto tornò alla normalità 39 giorni dopo, con la sostituzione di Papa Ratzinger con il nuovo Papa dell’ordine dei gesuiti, Papa Francesco.

Danni stimati del black-out di 39 giorni? Inestimabili, se si considera che lo Swift è una stampella essenziale per la camera di compensazione Clearstream, nella quale i possessori dei conti IOR hanno avuto la possibilità di depositare valori centinaia di volte più elevati dei 6 miliardi di euro di attivo che compaiono nei rendiconti della banca IOR che sono sotto gli occhi di tutti.

6.

Tutto questo per dire che Clearstream permette di trasportare elettronicamente titoli e valori per i propri clienti, permette di detenere ricchezza, alle quali fornisce opacità e sicurezza. Sicurezza al di sopra dei governi, sicurezza dai prelievi fiscali, sicurezza di fare le cose sotto gli occhi di tutti i potenti ma lontano da occhi indiscreti.

7.

Altro esempio discusso a lungo è che Clearstream abbia continuato ad accettare ordini di trasferimento per una banca russa notoriamente coinvolta in attività criminali, anche svariati mesi dopo che la banca era collassata portando perdite agli azionisti.

(http://www.thekomisarscoop.com/2002/03/clearstreamexplosive-revelations/#sthash.8YhBoCgc.dpuf)
Dice Backes: “Dalle microfiches di cui sono in possesso risulta che dopo il fallimento di Menatep, Clearstream ancora autorizzò trasferimenti dai conti di Menatep, ed erano trasferimenti di cash e non di titoli, quindi assolutamente fuori dall’ordinario e contrari allo statuto di Clearstream.”

Alla fine, su questa vicenda la coppia Denis Robert e Ernest Backes vinsero tutte le cause contro la Menatep e l’allora presidente di Clearstream, Andrè Lussi, accettò di dimettersi (seppure con una buonuscita di 8 milioni di euro!). Era stato Lussi che il 15 maggio 1997 aveva visitato a Mosca il presidente della Banca Menatep invitandolo ad aprire un conto su Cedel- Clearstream. Alla fine fu aperto un conto non-pubblicato (il numero 81738). Non avendo Menatep nessun conto pubblicato, questo violava le regole stesse che Clearstream dice di essersi data.

8.

Un’ altra regola della prima ora, resa obbligatoria dalla legislatura lussemburghese, sulla quale Clearstream però ha dovuto soprassedere più volte, è quella di poter servire utenti che non fossero banche. Secondo rivelazioni uscite sulla stampa tedesca, la multinazionale Siemens ha (o aveva) fondi in nero dedicati alla corruzione di ufficiali e politici, nell’ordine di 1.3 miliardi di euro. Questo argomento è stato affrontato dalla Commissione parlamentare francese su Clearstream del 2001, dove sono stati rivelati i conti non pubblicati tenuti da Clearstream per la Siemens (http://thekomisarscoop.com/wp-content/uploads/2007/08/clearstream-list-of-siemens-accounts-2001.jpg).

9.

Il problema di Clearstream è che uno non può fare controlli su quello che non sa e non ha sotto gli occhi.
Però sia il parlamento belga nel 2004 che la Commissione Europea nel 2002 hanno deciso di rigettare la proposta di alcuni parlamentari d’istituire una Commissione parlamentare per indagare su Clearstream, motivando ciò con il discorso che il Lussemburgo ha sempre “trasposto ed applicato correttamente la direttiva relativa allo sbiancamento dei capitali”.
Ora questo perlomeno appare assai strano nel quadro della persecuzione giudiziaria che lo stesso Lussemburgo ha praticato dal 2001 al 2008 nei confronti di Denis Robert, appensantendolo con una decina di procedimenti giudiziari che però hanno portato alla sua assoluzione.

10.

Ricapitoliamo: delle cose ben precise sono successe sulle scrivanie di Clearstream in Lussemburgo. Strano che il Lussemburgo come stato se la prenda con il messaggero, Denis Robert, e non contro i veri responsabili!
Fatto sta per esempio che Ernest Backes movimentò denaro del Banco Ambrosiano verso il sud america e verso i paradisi fiscali, poco prima della bancarotta del Banco ambrosiano.
Dice Ernest Backes in un’intervista con “In These Times” a Neuchâtel (2002): “Nessuno nemmeno sapeva che c’era una sede del Banco Ambrosiano a Lima. Fummo io e Soissons ad instradare gli ordini di pagamento a quella e altre sedi offshore.” ( http://www.thekomisarscoop.com/2002/03/clearstreamexplosive-revelations/#sthash.8YhBoCgc.dpuf )

Shockato da questo discorso e dalla morte sospetta del collega Soissons, dopo aver lasciato la camera di compensazione Backes trovò lavoro nella Borsa del Lussemburgo e poi manager di una cooperativa di macellai. Ma iniziò a raccogliere informazioni e microchips della camera di compensazione grazie a degli amici fedeli ancora impiegati che avevano grossa fiducia in lui.

11.

La pubblicazione del libro di Denis Robert incoraggiò vari altri personaggi a rivelare come Cedel/Clearstream aveva facilitato corruzione. Per esempio Joël Bûcher, ex direttore generale del ramo di Taiwan della banca Société Générale. Nell’ambito di una discussione molto sentita dai mass-media francesi Bûcher ha testimoniato che nei primi anni ’90 Cedel fu usata per veicolare molte centinaia di milioni di dollari in tangenti per facilitare il contratto della vendita di sei fregate da guerra francesi a Taiwan.

Bûcher disse alle autorità di Taipei che un terzo delle tangenti andarono a generali e politici Taiwanesi, mentre il resto furono intascate da ufficiali francesi. La giustizia di Taiwan condannò 13 ufficiali militari e 15 venditori di armi a pene tra I diciotto mesi e l’ergastolo per corruzione e uso improprio di segreti militari.

Il vero scandalo, fa notare Lucy Komisar, una giornalista sempre presente su questioni che riguardano Clearstream, è che l’azienda francese Thompson ha pagato oltre un miliardo di dollari in tangenti connesse a quella vendita di sei fregate a Taiwan e sia il vecchio governo socialista che i governi conservatori hanno rifiutato di dare ai magistrati incaricati dell’inchiesta i documenti della dogana nascondendoli dietro il segreto militare (http://www.thekomisarscoop.com/2007/10/french-finance-minister-not-sufficiently-aware-of-frigates-case/)

12.

Creando Clearstream, le banche dei potenti hanno materializzato un livello dove controllarsi tra di loro, hanno creato un livello dove fare i loro comodi, incluse le azioni di distorsione su personaggi chiave della politica e sulle economie di qualunque luogo della terra. Non c’è modo che i governi o le magistrature maneggino con agilità il programma informatico usato da Clearstream (che è stato ispezionato solo in un’occasione e solo per poche ore, da Régis Hempel) e quindi non c’è modo di comprendere o limitare cosa sta succedendo. Infatti tra le altre cose, queste camere di compensazione permettono di riciclare i proventi del signoraggio primario delle banche centrali oltre che il signoraggio secondario delle altre banche tradizionali (vedi: http://www.disinformazione.it/clearstream.htm e http://marra.it/component/k2/item/67-il-signoraggio-primario-e-secondario-l-illiceita-del-sistema-fiscale.html ).

13.

Nessuno prima delle rivelazioni di Denis Robert e Ernest Backes (2001) aveva mai discusso l’esistenza delle centrali di compensazioni come Clearstream ed Euroclear (negli Stati Uniti la DTC e il CHIPS), che operano come una sorta di “notaio internazionale”.  Nessuno quindi aveva mai potuto sapere del modo in cui sono organizzate al momento, che è compatibile con il loro assorbire buona parte del denaro sporco del mondo e rimetterlo in ballo, ovvero farlo accettare dalle economie di tutto il mondo.

Denis Robert annuncia il suo successo. È il 4 febbraio 2011: “Diffamazione, parti civili, etc. etc.., banche russe e banche lussemborghesi, su quel fronte ho sempre vinto in tribunale. Frontalmente contro Clearstream (una ventina di cause) ho anche vinto, soprattutto ora con questo risultato della Corte di Cassazione che mi assolve e aggiunge che ho fatto un giornalismo serio e di grande utilità sociale. A volte no, avevo perso in primo appello, per affermazioni fatte nel corso di articoli di giornale. Ma ora con questa Corte di Cassazione posso andare in appello anche per le poche cause di diffamazione perse.

Con questa sentenza della Corte di Cassazione ora si può, certo io, ma soprattutto gli altri giornalisti, mettere il dito nei misfatti di questi strumenti bancari, come spiegato nei miei libri, Rischi di diffamazioni ora non ce ne sono più.

Prima di dare ulteriori informazioni in un ulteriore articolo, volgiamo rapidamente lo sguardo al libro di Robert del 2001, “Soldi. Il libro nero della finanza internazionale“:

- Tutte le operazioni tra gli attori del mercato finanziario (i venditori, i compratori, i banchieri) si svolgono ormai tramite un sistema elettronico fondato “sulla fiducia reciproca degli attori”, spiega Backes.

Diremo dunque che il denaro è smaterializzato. Il problema di tutti coloro che possiedono delle ricchezze è sempre quello di investirle, di convertirle in titoli: in Sicav, Sicam, in azioni, in obbligazioni. Anche questi titoli sono smaterializzati. Esistono sempre meno in supporto cartaceo. Milioni di titoli sempre più virtuali, cioè non aventi nessuna esistenza fisica- sono scambiati ogni giorno grazie alle società di clearing.

[..] Mi ci è voluto del tempo ad accettare l’idea che veramente Ernest Backes poteva essere l’uomo che mi avrebbe permesso di guardare dietro lo specchio della Borsa, nel back office del villaggio finanziario. Se, nel linguaggio finanziario, la borsa è il luogo degli scontri  (front office), il clearing è quello del coordinamento (back office).

 

Questo mangiatore di insalata di cento chili che spesso annega i suoi racconti sotto tonnellate di particolari di cui nessuno sa i significati, possiede un tesoro, una chiave di accesso ai piccoli e ai grandi segreti del Global Village, quell’universo di cifre, di tic e di codici, dove essere informati prima degli altri è il primo segno del potere. Ernest Backes, pensionato lussemburghese che maneggia frequentemente nei suoi dossier le vicende mafiose italiane e le attività di misteriose società segrete come la Bilderberg o la Trilaterale, che tira fuori dalla tasca un influentissimo venditore d’armi chiamato Henry che si suppone tutti conoscano, che connette troppo velocemente i fatti, le persone e gli avvenimenti che, per noi, non hanno nessun rapporto, non è un buon insegnante. Piuttosto è una persona non contenibile.

Ernest  trae la sua forza e le sue convinzioni dalle sue ricerche. Ha capito, ad un certo punto della sua vita professionale, che lavorava sul punto cieco delle transazioni finanziarie internazionali. Ha afferrato ciò che succedeva. Ha visto ciò che nessuno intorno a lui vedeva. Deve essere un sentimento molto particolare.

La società di clearing è il luogo dell’accelerazione e della registrazione delle transazioni. Anche dell’occultamento.

Torniamo indietro di qualche decennio. Se un agente assicurativo di Chicago voleva vendere una parte del capitale della sua società ad un armatore greco, come faceva? Andava a trovare il proprio banchiere, supponiamo presso la Bank of New York, e gli affidava la missione di vendere i titoli. Quest’ultimo prendeva l’aereo per  Atene, dove entrava in contatto con il banchiere dell’armatore, supponiamo presso la filiale greca dell’ABN Amro Bank. Innanzitutto il clearing ha consentito  di guadagnare tempo, dunque denaro.

Non c’è più bisogno di spostarsi. Oramai un organismo centrale garantisce la realtà dello scambio. Il principio di base  è semplice: raggruppiamoci tra banchieri di diversi paesi, e creiamo un luogo di fiducia dove sarà registrato e avallato lo scambio bancario. A differenza di una Borsa, che comprende  le diverse parti di una transazione, la società di clearing è un’infrastruttura apparentemente passiva. I titoli non cambiano posto, cambia soltanto il nome del proprietario. La società di clearing s’incarica di registrare e avallare la modifica”.

Lorenzo Acerra

Tratto da: http://www.iconicon.it

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L’Ucraina e la battaglia per il South Stream

Pubblicato su 29 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Il conflitto in Ucraina, certamente è un tentativo di espandere NATO ed Unione Europea (UE), viene ingigantito dal dominio dei mercati energetici europei. I tentativi di fermare la costruzione  del gasdotto South Stream della Russia sembrano diretti a danneggiare ulteriormente la Russia per il suo ruolo nella difesa degli ucraini attualmente assediati da aerei, artiglieria, blindati e truppe irregolari.

Verso un’Europa “unita e libera” come il suo mercato dell’energiaVerso un’Europa unita e libera” è il titolo dell’evento del maggio 2014 quando il Consiglio Atlantico della NATO celebrava la continua espansione della NATO dalla caduta dell’Unione Sovietica e l’aspirazione ad integrare i confini della Russia e la stessa Russia, nel suo ordine geopolitico-socio-economico. Il sito del programma ufficiale dell’evento del Consiglio Atlantico dichiara: “Questa conferenza onorerà le tappe storiche che hanno forgiato una comunità atlantica forte e prospera ed esplorerà le sfide più urgenti del completamento dell’Europa unita e libera. Questa visione, implementata con successo da due decenni di strategia bipartisan e transatlantica, è stata chiamata in causa sia dagli attuali membri della NATO e dell’Unione europea che dalle azioni aggressive della Russia. Capi ed esperti si riuniranno presso la sede del Consiglio per discutere opportunità e sfide nell’Europa dell’est e del sud con l’obiettivo di esplorare un rinnovato approccio transatlantico comune”. Essenzialmente una celebrazione dell’espansionismo, aggressione militare e sovversione politica extraterritoriale, all’evento erano presenti molti dei principali protagonisti della crisi attuale in Ucraina. Tra costoro il segretario di Stato USA John Kerry e il vicepresidente USA Joseph Biden, insieme ai comandanti della NATO e degli Stati Uniti e ai politici al soldo delle aziende corporativo-finanziarie che parlano da decenni di “eccezionalismo” degli USA, compreso il senatore statunitense John McCain, volato a Kiev durante le proteste “Euromaidan” condividendo il palco con il capo del partito neo-nazista Svoboda. Secondo loro, i partecipanti alla riunione del Consiglio Atlantico descrivono la battaglia per l’Ucraina come “completamento” del consolidamento socioeconomico dell’Europa, includendovi “l’integrazione della Russia”. Il segretario John Kerry avrebbe detto: “I nostri alleati europei hanno speso più di 20 anni con noi per integrare la Russia nella comunità euro-atlantica”. “Integrare” la Russia, naturalmente, per Kerry significa rovesciare qualsiasi ordine politico nazionale indipendente a Mosca e sostituirlo con uno agli ordini di Wall Street, Londra e Bruxelles. Ciò si vede chiaramente nel tentativo occidentale di replicare il suo modello di “rivoluzione colorata” nel territorio russo. Ma Kerry e il resto di UE-NATO, riconoscendo che gli sforzi per sovvertire e rovesciare l’ordine politico indipendente in Russia sono falliti, fanno ricorso alla politica di accerchiamento, contenimento e confronto in Ucraina, essendo solo uno dei tanti campi di battaglia in cui l’occidente combatte. Kerry avrebbe indicato il mercato energetico europeo uno di essi. Ha dichiarato: “…Se vogliamo un’Europa unita e libera, dobbiamo fare di più subito, con urgenza, per garantirci che le nazioni europee non dipendano soprattutto dalla Russia per l’energia. In questa epoca di nuovi mercati energetici, di preoccupazione per il cambiamento climatico globale e sovraccarico di carbonio, dovremmo poter renderne l’Europa meno dipendente. E se lo facciamo, sarà una dei più grandi vantaggi strategici che si possano avere. Possiamo avere una maggiore indipendenza energetica e contribuire a diversificare le fonti energetiche disponibili per i mercati europei, ed espandere l’infrastruttura energetica in Europa costruendo capacità di stoccaggio energetico nel continente“. E subito hanno agito. Dopo aver resistito alla pressione dell’UE sul gasdotto South Stream della Russia, la Bulgaria è stata costretta a sospenderne la costruzione, mettendo a repentaglio gli interessi e le opportunità non solo della Russia, ma delle nazioni in cui il gasdotto deve passare.

La battaglia per il South Stream
L’arresto della costruzione dopo la visita da parte dei senatori USA John McCain, Christopher Murphy e Ron Johnson; con McCain che in particolare sostenne direttamente il rovesciamento armato del governo ucraino all’inizio di quest’anno. In un articolo del Washington Post intitolato “La Bulgaria ferma i lavori sul gasdotto South Stream“, si afferma: “Il primo ministro della Bulgaria ha ordinato la sospensione dei lavori di costruzione del gasdotto South Stream della Gazprom volto a bypassare l’Ucraina e consolidare la presa della Russia sull’energia europea. Plamen Oresharskij ha detto, dopo l’incontro con John McCain, Christopher Murphy e Ron Johnson, di aver ordinato di proseguire i lavori sul controverso progetto solo dopo consultazioni con Bruxelles”. Mosca ha risposto sottolineando la natura evidente di ciò dovuta alle sanzioni contro la Russia. The Moscow Times in un articolo intitolato “La Russia vede le sanzioni nella subdola sospensione della Bulgaria del South Stream“, afferma che: “La decisione della Bulgaria di sospendere la costruzione del  gasdotto della Russia South Stream sul suo territorio, minando gli sforzi della Russia di diversificare dall’Ucraina le infrastrutture di trasporto del gas verso l’Europa, è una subdola spinta occidentale delle sanzioni economiche alla Russia, hanno detto un alto diplomatico russo e analisti del settore russi”. L’articolo sottolinea inoltre che una volta che il gasdotto South Stream sarà completato ridurrà l’importanza dell’Ucraina quale punto di transito del gas russo per l’Europa occidentale. Sembra che le azioni contro South Stream siano volte almeno a ritardare  il più a lungo possibile questo risultato inevitabile, mantenendo una leva finanziaria mentre l’occidente fatica a consolidare il potere del suo vacillante regime-fantoccio a Kiev. Da parte della Bulgaria, non solo ha violato le sanzioni degli Stati Uniti alla Russia scegliendo una società russa per la costruzione del gasdotto, ma sembra desiderosa di risolvere gli ostacoli giuridici opportunamente fissati durante la crisi ucraina, per completare il gasdotto al più presto possibile.

Sfruttare il ritardo di South Stream
I piani occidentali sono sfruttare il ritardo di South Stream per estorcere concessioni dalla Russia e da coloro che vi lavorano. Inoltre, il ritardo aiuterà a preservare i vantaggi dei monopoli attuali ucraini sul trasporto del gas naturale russo verso l’Europa occidentale. Per garantire la massima leva finanziaria, l’occidente pone suo personale chiave nel settore energetico dell’Ucraina, oltre a puntellare il regime di Kiev. Forse più indicativo dell’illegittimità globale e della natura criminale dell’attuale azione di UE-NATO è la nomina di Hunter Biden, figlio del vicepresidente Joseph Biden, a membro del consiglio di amministrazione del colosso energetico ucraino Barisma. La nomina nepotistica di Biden Jr. non si pone laddove il conflitto di interessi inizia o termina. Biden Jr. è stato anche direttore del Fondo Nazionale per la Democrazia (NED), controllata da National Democratic Institute (NDI) del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Il NED/NDI ha svolto un ruolo noto nella costruzione dei partiti di opposizione in Ucraina prima delle cosiddette proteste “Euromaidan” e certamente ha costruito la cosiddetta “rivoluzione arancione” in Ucraina nel 2004. Ultimamente è stata “osservatore elettorale” che ha approvato i seggi in Ucraina, dove intere province non votarono, ad est, e i partiti di opposizione non hanno potuto fare una campagna ad ovest, mentre i bombardamenti aerei delle città del Paese erano in corso. In effetti, il NDI di Biden Jr. ha rovesciato un governo prima di farsi nominare direttore della più grande società energetica della nazione colpita; un conflitto di interessi da capogiro. Assieme all’agenda statunitense volta a ridurre l’influenza della Russia nel mercato energetico europeo, tale conflitto di interessi diventa di una scorrettezza evidente e componente dell’agenda occidentale volta ad accerchiamento e contenimento della Russia. Resta da vedere quanto sarà il ritardo South Stream e quant’altro faranno UE, NATO e un’Ucraina apertamente eterodiretta da regimi e industrie stranieri, perseguendo l’obiettivo dichiarato dal segretario Kerry di affrontare la Russia. Per nazioni come la Bulgaria, il prezzo della propria sovranità entrando nell’Unione europea può ora essere acutamente sentito. La Bulgaria non può perseguire i propri interessi a causa del diktat di Bruxelles, in nome di interessi particolari che operano oltre i confini e in disprezzo assoluto di pace e prosperità del popolo bulgaro. Si tratta di un monito alle altre nazioni che cercano di entrare in simili “comunità” sovranazionali, in particolare l’ASEAN/AEC del Sud-Est asiatico.
Il chiaro intento di NATO ed Unione europea d’”integrare” tutta l’Europa, compresa la Russia, nel loro ordine geopolitico, anche con la forza se necessario, il loro abuso del quadro giuridico dell’UE imponendo sanzioni alla Russia e nepotismo palese, così come ostacolare il completamento di progetti chiaramente vantaggiosi per gli Stati membri, rivela un ordine politico di grave criminalità slegato dal diritto e un netto ed attuale pericolo per la stabilità globale. Per coloro che nell’Ucraina orientale subiscono raid aerei, sbarramenti di artiglieria e l’assalto della “guardia nazionale” meccanizzata composta da neo-nazisti, l’instabilità è già una mortale realtà quotidiana.

 

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Tony Cartalucci ricercatore e scrittore di di geopolitica di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina e la battaglia per il South Stream
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LA SECONDA GUERRA FREDDA

Pubblicato su 29 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

“Guerra fredda” è la formula giornalistica che diventò d’uso corrente nel 1948, con l’inizio del blocco di Berlino, per definire lo stato di guerra non guerreggiata, ovvero di pace armata, fra i due grandi blocchi antagonisti e simultaneamente solidali nella spartizione del potere mondiale: il blocco occidentale facente capo agli USA e quello eurasiatico facente capo all’URSS. Pare che la fortuna di tale termine, impiegato per indicare un’intera fase storica, sia dovuta, se non a George Orwell che lo coniò, al giornalista statunitense Walter Lippmann, il quale lo diffuse tramite una serie di articoli pubblicati nel luglio 1947 sul “New York Herald Tribune” e poi raccolti nel volume The Cold War. A Study in U.S. Foreign Policy.

L’atto ufficiale di nascita della Guerra fredda può essere individuato nel discorso pronunciato il 5 marzo 1946 a Fulton (Missouri) da Sir Winston Churchill, che in quella circostanza usò per la prima volta un’altra espressione destinata ad incontrare analogo successo: “cortina di ferro”.

Caratterizzata da continui atti ostili, la guerra fredda fu combattuta con un’intensa attività propagandistica affidata alla stampa ed alle emittenti radiofoniche (“guerra delle onde”) e con la divulgazione di notizie ora incoraggianti ora deprimenti (“guerra dei nervi”).

Iniziata nello scenario successivo alla seconda guerra mondiale e finita nel 1989-1991, la guerra fredda può essere considerata, se è lecito continuare ad usare il termine “guerra” in maniera estensiva, una terza guerra mondiale. Se non altro, l’uso arbitrario del termine può servire a rappresentare la realtà di un conflitto che è terminato con la vittoria di un antagonista e la sconfitta dell’altro. Come sostiene Brzezinski, “siccome la guerra fredda è stata vinta pacificamente, sia i vincitori sia i vinti hanno condiviso l’interesse a nascondere il fatto che essa è terminata con una vittoria ed a mascherare sotto le parvenze di una riconciliazione tra Est ed Ovest quella che è stata una vittoria geopolitica e ideologica dell’Occidente”(1).

Infatti la guerra fredda o terza guerra mondiale “è stata un novum della storia, non tanto perché in passato non siano state condotte guerre in cui l’elemento religioso e l’elemento economico-territoriale non fossero già presenti (…) quanto perché siamo qui di fronte ad un intreccio fra elemento geopolitico (il confronto USA-URSS) ed elemento ideologico (il confronto fra capitalismo e comunismo) talmente potente ed invasivo da non tollerare vere e proprie analogie con eventi del passato”(2).

Nella fase attuale dei rapporti tra il blocco occidentale e la Russia, fase inaugurata dal putsch di Kiev sostenuto dall’Occidente, l’intreccio dell’elemento geopolitico con quello ideologico non è certamente così stretto come nel periodo della (prima) guerra fredda. La stessa formula di “guerra fredda”, secondo quanto ha dichiarato il 26 marzo 2014 Barack Obama, non sarebbe riproponibile, proprio per il fatto che, “a differenza dell’URSS, la Russia non guida un blocco di nazioni o un’ideologia globale”(3).

Va però osservato che il medesimo Obama, contraddicendosi in parte, ha tuttavia attribuito alla Russia postsovietica una visione ideologica, la quale sosterrebbe “che gli uomini e le donne comuni siano di vedute troppo corte per poter badare ai propri affari, e che ordine e progresso possano esserci soltanto quando i singoli rinunciano ai propri diritti a vantaggio di una potente sovranità collettiva”.

Per quanto riguarda il blocco occidentale, il presidente statunitense ha ribadito in maniera chiarissima la connessione tra l’aspetto geopolitico e quello ideologico. “Da un lato all’altro dell’Atlantico – egli ha detto – abbiamo abbracciato una visione condivisa di Europa; una visione che si basa sulla democrazia rappresentativa, i diritti dell’individuo, e il principio che le nazioni possano soddisfare gli interessi dei loro cittadini con il commercio e il libero mercato; una rete di sicurezza sociale e il rispetto per chi professa una religione diversa o ha origini diverse”. O caratteri antropologici diversi, come nel caso dei “nostri fratelli gay e [del]le nostre sorelle lesbiche”.

Obama non ha mancato di proclamare la validità universale di quelli che ha definito, parlando a nome dell’Occidente globale, “i nostri ideali”. “Gli ideali che ci uniscono – ha detto – hanno la medesima importanza per i giovani di Boston e di Bruxelles, di Giacarta e di Nairobi, di Cracovia e di Kiev”. E a proposito di Kiev ha dichiarato che “è proprio questa la posta in gioco oggi in Ucraina”: ossia l’imposizione degl’interessi geopolitici atlantici e della visione ideologica occidentale.

È vero che la radice della guerra fredda – intesa non come “un segmento di storia ma [come] una curvatura permanente della geopolitica contemporanea”(4) – è geopolitica prima che ideologica. Come dichiara in maniera franca e realistica il recente editoriale di una rivista di ispirazione occidentalista, “per l’America si tratta di garantirsi contro l’emergere di una potenza rivale in Eurasia. Poco importa se comunista, buddhista o vegana”(5).

Resta tuttavia il fatto che, se la Russia ha una sua visione geopolitica, essa non dispone però di una sua ideologia da contrapporre a quella occidentale. Eppure, come reclama Aleksandr Dugin, “la Russia, intesa come civiltà, non può, ma deve avere valori propri, diversi da quelli delle altre civiltà”.

L’esigenza di richiamarsi ai princìpi ispiratori della propria civiltà non riguarda soltanto la Russia, ma tutte le aree in cui si articola il continente eurasiatico e quindi tutte quelle forze che condividono la prospettiva di un’Eurasia sovrana. Gábor Vona ha espresso chiaramente tale esigenza: “Non ci può bastare – afferma il politico ungherese – un’alternativa semplicemente geografica e geopolitica, ma avvertiamo la necessità di un eurasiatismo spirituale. Se non siamo in grado di assicurarlo, allora la nostra visione rimane soltanto una diversa concezione politica, economica, militare o amministrativa, capace sì di rappresentare una diversità strutturale, ma non una rottura di livello qualitativa di fronte alla globalizzazione occidentale. Ci sarà un polo politico opposto, ma non una superiorità qualitativa. Tutto ciò può creare le basi per una nuova guerra fredda o mondiale, nella quale si affronteranno due forze antitradizionali, come è avvenuto nel caso dell’URSS e degli USA, ma certamente non sarà possibile contrastare il processo storico della diffusione dell’antitradizione. Per noi invece sarebbe proprio questo l’essenziale. Dal nostro punto di vista, è inconcepibile uno scontro in cui una globalizzazione si contrapponga ad un’altra globalizzazione”(6).

Claudio Mutti è Direttore di “Eurasia”.

NOTE

1. Zbigniew Brzezinski, The Consequences of the End of the Cold War for International Security, in The New Dimensions of International Security, “Adelphi Papers”, 265, inverno 1991-1992, p. 3.
2. Costanzo Preve, La quarta guerra mondiale, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2008, p. 104.
3. Barack Obama, Usa ed Europa difenderanno il diritto, ma non è una nuova Guerra fredda, “La Stampa”, 27 marzo 2014, pp. 20-21.
4. Lo specchio ucraino, “Limes”, n. 4, aprile 2014, p. 18.
5. Lo specchio ucraino, cit., p. 17.
6. Vona Gábor, Néhány bevezető gondolat a szellemi eurázsianizmus megteremtéséhez, “Magyar Hüperión”, I, 3, nov. 2013 – genn. 2014, p. 294.

Tratto da:http://www.eurasia-rivista.org

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