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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

SOVRANITA' MONETARIA, IMPRENDITORI E STATO

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Quali sono i rapporti degli imprenditori con il sistema bancario, i lavoratori dipendenti e lo Stato?

Gli imprenditori non sopportano l’invadenza fiscale  dello Stato nella loro attività. E’ comprensibile, non si è mai vista in Europa e forse nel mondo una tassazione delle imprese così alta.

Ma il legittimo risentimento contro lo Stato non può coinvolgere la questione della sovranità monetaria, perché il liberismo finanziario e bancario – la creazione dal nulla di moneta da parte delle banche private e l’assenza di regole per la finanza transnazionale – rappresenta anch’esso la morte della libera impresa produttrice di beni reali e di servizi: vedi i 419 miliardi di euro che la privata BCE ha regalato alle banche private nel dicembre 2011, al tasso dell’1 per cento. Né oggi ci si può far ingannare dall’allentamento della borsa da parte di Strasburgo: la questione è strutturale, non contingente.

 

Bisogna piuttosto chiarirsi le idee sulla proprietà della moneta: per favorire la corretta libertà d’impresa, essa deve essere semplicemente abolita nella sua attuale forma privata, e l’emissione monetaria di ogni tipo – metallica, cartacea e elettronica - deve passare nelle mani dello Stato. Come sostenuto dal liberale e premio Nobel dell’economia Maurice Allais - non a caso mai citato nei dibattiti sulla sovranità monetaria - lo Stato e solo lo Stato ha il diritto-dovere di emettere monete e banconote.

La monetazione da parte dello Stato – la cui ampiezza non è più da garantirsi con l’oro ma con il Lavoro dei cittadini dello Stato al cui interno la moneta originariamente viene immessa e circola - non sarà così - come ricordato dall'imprenditore Tanari al convegno del Master Mattei del 17 maggio scorso - né a credito né a debito: la massa monetaria prodotta dallo Stato diverrà semplicemente lo strumento elastico (non cioè rigidamente ancorato al PIL) sia per bloccare la spirale del Debito su cui incide da una ventina d’anni l’usurpazione del reddito da signoraggio da parte della privatizzata (1992) Banca d’Italia; sia per rilanciare l’economia, grazie alla detassazione radicale delle imprese;  sia per difendere e sviluppare lo Stato sociale in modo da garantire a tutti  i cittadini una vita dignitosa.

 

La vera sovranità monetaria è solo questa: altre strade sono a rischio o di fantasticherie senza senso (vedi la proprietà ‘popolare’ della moneta nella versione qualunquista e localistica, il Popolo cioè costantemente opposto allo Stato, che è invece il vero e unico tramite per l’esercizio della sovranità popolare sulla moneta) o di vere e proprie provocazioni,  operazioni di depistaggio verso falsi obbiettivi a difesa del dominio delle banche private sulla sfera della produzione, cioè sui lavoratori dipendenti e gli imprenditori. L’obbiettivo vero è solo quello indicato dal già citato Maurice Allais: “La creazione di moneta deve essere di competenza dello Stato e dello Stato soltanto. Tutta la creazione di moneta eccedente la quantità di base da parte della Banca centrale deve essere resa impossibile, in maniera tale che scompaiano i “falsi diritti” derivanti attualmente dalla creazione di moneta bancaria

 

La conquista del monopolio statale della monetazione è battaglia democratica e costituzionale difficile, ma non impossibile: contro questo obbiettivo stanno le derive ideologiche nei decenni trascorsi. dei ceti produttori: i lavoratori e i sindacati fagocitati dalla ‘sinistra finanziaria’ dell’ultimo quarto di secolo e – i cattolici – dalla crisi verticale della plurisecolare tradizione antiusuraria della Chiesa; gli imprenditori a rischio di non saper distinguere tra la criminalità fiscale dello Stato e il suo ruolo - salvifico per la libera impresa - di emettitore di moneta.

 

A favore della battaglia da intraprendere stanno però alcuni corposi fatti: innanzitutto c’è la Storia del nostro paese, che dal 1936 al 1992 ha conosciuto una sostanziale sovranità dello Stato sull’emissione e (fino al 1981) la politica monetaria. Nel 1936 Mussolini trasformò la Banca d’Italia, fino allora privata, in ente di diritto pubblico di nome e di fatto; la Repubblica sussunse senza alcuna variazione il modello di banca centrale riformato dal fascismo, nonostante il tentativo di Togliatti in un suo intervento nell'Assemblea Costituente di far includere nel Consiglio Superiore della Banca centrale non solo "i capitalisti" ma anche le rappresentanze dei lavoratori.  Fu invece il governo Amato, nel 1992, sull'onda cioè di Tangentopoli, a privatizzare la Banca d’Italia, consegnando il reddito da signoraggio alle banche private. Ritornare al controllo pubblico della Banca d’Italia non vuol dire dunque chiedere la luna, ma porsi un obbiettivo assolutamente perseguibile, perché fatto compiuto per oltre mezzo secolo di storia nazionale.

Inoltre, la conseguibilità dell’obbiettivo della statizzazione dell’emissione monetaria è facilitata dalla sua assoluta trasversalità: trasversalità sociale, perché il monopolio statale dell’emissione monetaria corrisponde agli interessi di tutti i ceti produttori, che attraverso il recupero da parte dello Stato del reddito da signoraggio e la contemporanea battaglia contro il Debito da anatocismo, vedrebbero la ‘torta’ per la cui divisione da sempre si confrontano e trattano, aumentare, a scapito del sistema bancario privato.

Trasversalità politica: la statizzazione dell’emissione monetaria non c’entra proprio nulla con lo ‘statalismo’ socialista  e comunista, è anzi la premessa logica della libertà di impresa e del libero mercato. Non a caso, tra i più strenui sostenitori del monopolio statale dell’emissione monetaria troviamo numerose personalità liberali: Thomas Jefferson, Abram Lincoln, John Kennedy, l’industriale Henry Ford, il premier canadese William King Mackenzie, Raymond Aron, Maurice Allais. Non a caso inoltre, dal 1995 al 2012 il Parlamento italiano ha registrato numerosi progetti di legge a favore di un ritorno alla sovranità monetaria dello Stato, ad opera di forze politiche di diverso e anche opposto orientamento.

 

La strada è dunque percorribile: tanto percorribile che in tempi recentissimi, persino dal mondo finanziario sono emerse proposte a favore del monopolio statale dell’emissione monetaria: come ricordato da Giovanni Zibordi nel convegno all’Università di Teramo del 17 maggio scorso, l’economista e giornalista Martin Wolf ha scritto circa un mese fa quanto segue:

In primo luogo lo Stato, non le banche, dovrebbe creare tutta la moneta per le transazioni, così come oggi crea il denaro contante. I clienti terrebbero i propri soldi nei conti correnti, e pagherebbero alle banche una tariffa per la loro gestione.

In secondo luogo, le banche potrebbero offrire dei conti di investimento, che fornirebbero i prestiti. Ma potrebbero prestare solo i soldi effettivamente investiti dai clienti. Sarebbero impediti dal poter creare questi conti dal nulla e così diventerebbero gli intermediari che ora molti credono erroneamente che siano …

In terzo luogo, la banca centrale creerebbe nuova moneta quando questa si mostrasse necessaria per promuovere la crescita non inflazionistica. Le decisioni sulla creazione di moneta dovrebbero, come ora, essere prese da un comitato indipendente dal governo…

 

Questi alcuni estratti dell’articolo, pubblicato nientemeno che sul Financial Times del 27 aprile scorso: se il quotidiano storico della City di Londra dà spazio a posizioni del genere – un fatto su cui riflettere e indagare, come è stato sottolineato negli interventi al convegno del 17 maggio scorso all’Università di Teramo: vedi peraltro la chiosa dell'estratto appena citato - perché mai gli imprenditori (e i sindacati) non potrebbero e non dovrebbero discuterle, cercando di capire la svolta in atto nella grande finanza transnazionale e forse in una parte almeno dei poteri bancari che oggi stra-dominano il mondo della produzione?”

Tratto da: http://www.claudiomoffa.info

SOVRANITA' MONETARIA, IMPRENDITORI E STATO
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Geoingegneria clandestina ed altri crimini governativi: un bilancio a distanza di nove anni

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECOLOGIA

Premessa. Il “noi” usato nel presente articolo, che è un pluralis modestiae, intende coinvolgere, oltre ai curatori di Tanker enemy, tutti gli amici e gli utenti che, in quasi due lustri, hanno contribuito a gettare luce sulla “guerra climatica” con le loro segnalazioni, chiose, analisi, testimonianze. 

Dopo nove anni di ricerca e di divulgazione, possiamo compiere un bilancio, ancorché provvisorio ed in fieri, delle ipotesi e delle conclusioni formulate per vedere se sono state avvalorate dai fatti o smentite. 

Vediamo dunque gli aspetti precipui delle questioni inerenti alla geoingegneria illegale e ad altre scelleratezze governative per stabilire, di volta in volta, se le congetture e le previsioni hanno ricevuto conferma o no. 

 
• Avevamo preannunciato che le attività chimiche nella biosfera sarebbero state, prima o poi, in parte ammesse e sdoganate con il pretesto di dover ricorrere ad interventi di geoingegneria per mitigare il cosiddetto “riscaldamento globale”. L’anticipazione ha ricevuto molti avalli. 

• Avevamo preconizzato che il 
modus operandi dei geoingegneri sarebbe stato via via adattato alle nuove esigenze e condizioni, ad esempio, con il sempre più massiccio impiego di scie evanescenti, ancora oggi purtroppo scambiate da taluni per le rarissime scie di condensazione. 

• Avevamo 
pronosticato che gli attacchi contro i ricercatori indipendenti sarebbero culminati in iniziative “legali” ed addirittura in intimidazioni. Il tutto si è adempiuto. Si legga questo articolo. 

• Avevamo accennato alla possibilità che si introducessero e si diffondessero sempre più 
carburanti speciali per gestire le operazioni chimiche. E’ accaduto. Si legga qui. 

• Avevamo intuito che sia 
Adam Kadmon sia Giulietto Chiesa, per menzionare solo due fra i numerosi gatekeepers, avrebbero cavalcato l’onda delle “scie chimiche” per poi convogliare tutte le ambigue informazioni nell’alveo della geoingegneria “per il nostro bene” e comunque finalizzata a contrastare i “cambiamenti climatici”, causati (sic) dalle emissioni di biossido di carbonio. L’intuizione era corretta, anche se ci ha attirato gli strali scoccati dagli acritici adepti di scaltri depistatori. I due hanno gettato la maschera. 

• In “
Tutti dentro!” avevamo evidenziato il coinvolgimento di enti, istituzioni, associazioni… nella disinformazione più bieca. Gli organigrammi di recente pubblicati, scaturiti da indagini meticolose, sono il naturale coronamento. 

• Avevamo avvertito che le 
manipolazioni meteorologiche et similiaavrebbero potuto provocare un indebolimento della Corrente del Golfo. I fatti ci hanno dato ragione. 

• Avevamo lanciato l’allarme circa il rischio che, attraverso cartoni animati, 
pubblicità, libri scolastici etc. le nuove generazioni fossero gradatamente ma in modo irreversibile assuefatte all’orrore di cieli intonacati e sfregiati. Si legga qui. 

• Avevamo previsto che la diffusione di veleni avrebbe portato ad un pauroso incremento di svariate patologie, in primis le 
malattie neurodegenerative.

• Avevamo compreso che il 
Movimento 5 stelle, nel suo complesso, non avrebbe abbracciato la causa né della lotta al signoraggio bancario né alla geoingegneria abusiva.

• Avevamo capito che i vari governi avrebbero inasprito la pressione fiscale ed esacerbato i vari problemi con le loro politiche finalizzate ad un
declino voluto e programmato. La disgregata realtà socio-economica è sotto gli occhi di tutti. 

• Avevamo attribuito il terremoto in Emilia alla sciagurata pratica del
fracking, la firatturazione delle rocce attraverso il pompaggio, nello strato superficiale della litosfera, di composti chimici con l’obiettivo di estrarre gas naturale. Di recente la rivista “Science” ha avvaloratol’interpretazione. 

Queste sono alcune ratifiche di quanto ventilato negli anni passati. Le smentite? Sinceramente non ci sembra di poterne rintracciare o almeno di poter individuare delle sconfessioni significative in grado anche solo di incrinare il quadro sin qui delineato. Certo, nemo propheta in patria, ma questo è un altro discorso…
Tratto da:http://www.tankerenemy.com
Geoingegneria clandestina ed altri crimini governativi: un bilancio a distanza di nove anni
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RENZI E LE SUE TRUPPE ALLA PROVA DEL GENERALE INVERNO DOPO LA VITTORIA DI BORODINO

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Renzi e le sue truppe alla prova del generale inverno dopo la vittoria di Borodino!

Esattamente come il buon Napoleone nel 1800 e rotti, quando vinse una battaglia che gli spianò la strada verso Mosca, Renzi oggi ha la strada verso l’europa decisamente in discesa.

 

Egli ha vinto la battaglia del 25 maggio con un’abile mossa: i sondaggi di M5S sono al 31-34%? E io dissolvo SCELTA CIVICA entro il PD così da avere almeno un 28+11%=39%.

A quel punto chiedo qualche voto a Forza Italia ed ecco che nel Veneto mi prendo un paio di punti percentuali in più (parole e musica di Abrignani).

Quindi senza troppa fatica batto comunque Grillo che mai arriverà al 40% anche in caso di massima esplosione del consenso.

borodino 2

E ora?

Ora arriva il Generale Inverno:

generale inverno

 

Chi sarebbe questo generale (visto che siamo a Giugno)?

Lui: phi-pi e pigreco

Sempre Lui, scritto proprio con la L maiuscola: PIGRECO!

Noi sappiamo che il PIL ha la seguente formula: Y = C (consumi privati ) + I (investimenti) +G (spesa pubblica) + BP.

Oggi sono usciti seguenti articoli:

1) CALO CONSUMI

calo consumi

 

2) CALO INVESTIMENTI: calo investimenti

 

3) L’ESIGENZA DI COPERTURA FINANZIARIA DELLE SPESE PUBBLICHE RENDERA’ NULLO L’EFFETTO 80 EURO DI RENZI:

spesa pubblica a deficit non si puo' fare anzi...

 

 

Rimarrebbe il quarto punto BP=Bilancia dei Pagamenti (Export-Import):

- rallentano gli usa

rallenta economia usa

 

- rallenta l’export verso il Giapponestallo giappone

Quindi non possiamo contare neanche sull’export.

Cosa pensate accadrà allora al nostro PIL nei prossimi mesi?

Se tutto va bene faremo 0,5% ma intanto la situazione peggiora e quello che ci si troverà a fronteggiare sarà questo:

1) CALO DEL PIL SU BASE ANNUA = – 0,5%

2) CRESCITA PREVISTA DA RENZI = 0,8%

3) DIFFERENZA FINALE = 1,3%

4) MINORI ENTRATE DA COPRIRE CON MAGGIORI TASSE = 0,65% DEL PIL = CIRCA 10 MILIARDI

5) COPERTURA NECESSARIA PER IL BONUS RENZI = 15 MILIARDI (FONTE BANKITALIA DI OGGI)

6) MANOVRE 2013 (NON ESEGUITA DA LETTA A FINE NIOVEMBRE 2013) E 2014 NECESSARIE CONSEGUIRE IL PAREGGIO DI BILANCIO STRUTTURALE (OVVERO ARRIVARE A DEFICIT 2,2%) = 0,8% OVVERO CIRCA 12 MILIARDI DI EURO

7) MANOVRA FINALE NECESSARIA CHE DOVRA’ ESEGUIRE L’AMICO RENZI ENTRO NOVEMBRE 2014 = 37 MILIARDI DI EURO (10+15+12)

8) DATO CHE IL MOLTIPLICATORE KEYNESIANO E’ 1,2-1,3 NE CONSEGUE UNA CONTRAZIONE DEL PIL DI CIRCA 48 MILIARDI DI EURO

 

renzi1

 

Renzi! Sei proprio sicuro che sia il caso di sorridere? Il Generale Inverno ti attende…..e sappi una cosa….Lui è li da secoli….sull’argine del fiume….. che attende l’ennesimo fiero e sicuro di sé Napoleone per la solita sfida dall’esito scontato!

renzi 2

Maurizio Gustinicchi

Economia5Stelle

Tratto da:http://scenarieconomici.it/renzi-sue-truppe-prova-generale-inverno-dopo-vittoria-borodino/

RENZI E LE SUE TRUPPE ALLA PROVA DEL GENERALE INVERNO DOPO LA VITTORIA DI BORODINO
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L'ISTAT RENDE NOTI DATI APOCALITTICI: LA DEFLAZIONE ACCELERA -1,8% TENDENZIALE, L'ITALIA E' IN AFFONDAMENTO RAPIDO.

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Ad aprile l'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell'1,5% rispetto ad aprile 2013. E' quanto rende noto l'Istat rilevando che i prezzi dei prodotti venduti sul mercato interno presentano variazioni negative dello 0,3% rispetto a marzo e dell'1,8% su base tendenziale per l'anno 2014.

I prezzi dei beni venduti sul mercato estero segnano una diminuzione dello 0,2% sul mese precedente (con una variazione negativa dello 0,2% sia per l'area euro sia per l'area non euro).

In termini tendenziali si registra un calo dello 0,5% (-0,5% per l'area euro e -0,4% per quella non euro).

Riguardo ai contributi settoriali alla dinamica tendenziale dell'indice generale, per il mercato interno quello piu' rilevante deriva dal comparto energetico (-1,7 punti percentuali).

Sul mercato estero i contributi piu' ampi in diminuzione derivano dai beni intermedi per l'area euro (-0,7 punti percentuali) e dall'energia e dai beni intermedi per l'area non euro (-0,2 punti percentuali). La diminuzione tendenziale dei prezzi piu' marcata, deriva per il mercato interno dal settore di attivita' economica della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-2,8%); per il mercato estero dal settore della fabbricazione di prodotti chimici (-4,2%). 

Il quadro complessivo che raduna questi dati resi noti ora dall'istat non potrebbe essere più allarmante: l'Italia è precipitata in una deflazione micidiale che sta letteralmente sbranando sia gli utili delle aziende (il calo dei prezzi produce questo) sia la diminuzione ulteriore dell'occupazione (riducendosi gli utili aumenta il costo del lavoro e quindi i licenziamenti).

Non c'è via d'uscita: il Pil del 2014 con questa deflazione sarà molto ma molto negativo. Il Paese sta precipitando verso il default. Non c'è altro da dire. Purtroppo. E neppure da fare, se l'Italia non abbandona l'euro.

Il vortice della deflazione sta inabissando l'Italia. 

Max Parisi.

Tratto da:http://www.ilnord.it

L'ISTAT RENDE NOTI DATI APOCALITTICI: LA DEFLAZIONE ACCELERA -1,8% TENDENZIALE, L'ITALIA E' IN AFFONDAMENTO RAPIDO.
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Dopo l'accordo con la Cina anche il Giappone vuole il gas russo

Pubblicato su 31 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ESTERI

Il Pakistan deve ancora portare a compimento il progetto di gasdotto "Mir" dall'Iran. Questo è stato riportato dai media locali mercoledì. Il gasdotto dovrà entrare in funzione nel dicembre 2015. Le sanzioni dell’Occidente contro l'Iran hanno impedito la fornitura di gas al Pakistan da dicembre di quest'anno. Tuttavia, nonostante le pressioni degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita e di altri paesi produttori di petrolio, non si può fare più nulla per impedire al Pakistan e all'Iran di completare il progetto, ha assicurato il Primo Ministro Nawaz Sharif.

Allo stesso tempo, il Ministro delle Risorse Idriche ed Energetiche del Pakistan, Khawaja Muhammad Asif, recentemente in un incontro a Mosca ha chiesto alla Russia di costruire un gasdotto in Pakistan. Il suo dipartimento sta promuovendo attivamente il progetto di costruzione di un gasdotto dal Turkmenistan al Pakistan via Afghanistan (TAPI). E in un altro progetto si prevede anche la partecipazione dell’India. Il Pakistan è interessato commercialmente al transito di gas verso l'India. Eppure proprio questo punto era uno degli ostacoli all'inizio del progetto TAPI.

In passato l’India, a causa delle tensioni con il Pakistan, si è ritirata dal progetto "Mir", rimasto quindi solo sulla carta, a causa dell’incapacità del Pakistan di finanziare il progetto da solo. Oggi, Pakistan e India hanno la possibilità di superare gli ostacoli politici e cooperare sul gas, dichiara l'esperto dell'Istituto di Studi Orientali Tatiana Šaumyan:

Tali progetti richiedono determinati cambiamenti nelle relazioni tra i governi. Ora ci sono stati dei cambiamenti nei rapporti indo-pakistani, associati all'arrivo del Primo Ministro del Pakistan Nawaz Sharif all'insediamento del Primo Ministro indiano Narendra Modi. Il loro incontro potrebbe essere un buon segno per eventuali negoziati e per trovare vie che creeranno determinate garanzie per la costruzione congiunta e l'uso delle condotte. Il miglioramento delle relazioni politiche creerà un'atmosfera in cui gli enormi progetti di gas, molto importanti per entrambi i paesi, verranno realizzati.

La politica può contribuire a risolvere anche i problemi della sicurezza energetica del Giappone. Un gruppo di 33 deputati del parlamento giapponese ha votato per la costruzione di un gasdotto tra l’isola russa di Sachalin e la prefettura giapponese nord-orientale di Ibaraki. I Parlamentari sperano che questo progetto venga iscritto all'ordine del giorno della visita del presidente russo Vladimir Putin in Giappone, prevista per questo autunno.

Secondo l'esperto dell'Istituto di Estremo Oriente Valeri Kistanov, il recente accordo sul gas tra Cina e Russia per 400 miliardi dollari in 30 anni è diventato l'impulso per il Giappone. Tokyo ha riconosciuto il ruolo crescente della Russia come fornitore di energia in Asia:

Il Giappone è costretto a rilanciare questo progetto. Questi parlamentari sono lobbisti, uomini d'affari che si sono impegnati ad aumentare la cooperazione con la Russia nel settore energetico. Naturalmente, esiste il fattore cinese. Ed è probabilmente quello principale. Il Giappone non vuole che la Cina domini il campo della cooperazione con la Russia in Estremo Oriente. Soprattutto Cina e Giappone competono per petrolio e gas in tutto il mondo, in Africa ed in America Latina. E poi il gas russo è a portata di mano. Il Giappone è costretto a trasportare il petrolio dal Medio Oriente attraverso la Cina meridionale ed il Mar Cinese Orientale. Qui il transito deve tenere conto dei rischi di dispute territoriali aggravati sulle isole. Questo incoraggia anche il Giappone a garantirsi che il gasdotto provenga dalla Russia.

I Parlamentari giapponesi hanno creato una lobby sul gasdotto dalla Russia, nonostante il sostegno del Giappone alle sanzioni americane e della Ue contro la Russia per la sua posizione sull'Ucraina. Tokyo, pressata dai partner del G-7, ha congelato la cooperazione tecnologica con la Russia, fermando i contatti nel settore nucleare. Ora al Giappone è data la possibilità di fare una scelta. O continuare questa politica miope, o mettere la politica da parte e fare economia reale. Se il Giappone acquisterà il gas naturale russo direttamente attraverso i gasdotti, sarà molto più conveniente per lui che trasportarlo con costose metaniere.

Tratto da:http://italian.ruvr.ru

© Foto: bloglobal.net

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''MARINE LE PEN MI HA DETTO: APPENA VINCO, DARO' ISTRUZIONI AL TESORO PER L'IMMEDIATO RITORNO DEL FRANCO'' (PRITCHARD)

Pubblicato su 30 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

LONDRA - "Lunedì sera, il messaggio di Hollande alla nazione era triste. Non ha dato risposte oltre qualche riferimento proforma a "crescita, posti di lavoro e investimenti", immediatamente smentiti dalla sua volontà di insistere tenacemente con la stessa politica restrittiva che ha portato al disastro. Il suo primo ministro, Manuel Valls, ha anche annunciato che il Presidente avrebbe portato a termine il suo mandato di cinque anni, come se questo fosse già in dubbio.

Molti sostengono che il Front National sia euroscettico solo in superficie. Forse, ma quando ho chiesto alla signora Le Pen che cosa avrebbe fatto il primo giorno del suo mandato se fosse mai arrivata al Palazzo dell'Eliseo, la risposta è stata incisiva. Avrebbe dato istruzioni al Tesoro francese per pianificare l'immediato ritorno al Franco, quel grande simbolo dell'emancipazione dall'occupazione inglese (l’etimologia del termine deriva dall’”affrancarsi” dagli Inglesi).

Ha promesso di confrontarsi con i leader europei, mettendoli subito davanti a una scelta netta: lavorare con la Francia per una "uscita concertata" o smantellamento coordinato dell’Unione Monetaria Europea, oppure resistere e lasciare che l’"Armageddon finanziario" faccia il suo corso. "L'euro cessa di esistere nel momento in cui la Francia se ne va, e questa è la nostra  incredibile forza. Cosa faranno, manderanno i carri armati?" ha detto.

La Le Pen ha detto che non ci può essere nessun compromesso con l'Unione Monetaria, ritenendo impossibile restare una nazione sovrana all'interno delle strutture dell'UEM e impossibile effettuare le politiche di reflazione necessarie per sconfiggere la crisi economica. "L’euro blocca tutte le decisioni economiche. La Francia non è un paese che possa accettare la tutela di Bruxelles. Stiamo cedendo a uno spirito di schiavitù," ha detto.

Le autorità dell'UE sono ora in una situazione quasi senza speranza".

Ambrose Evans Pritchard - The Telegraph. 

Tratto da:http://www.ilnord.it

''MARINE LE PEN MI HA DETTO: APPENA VINCO, DARO' ISTRUZIONI AL TESORO PER L'IMMEDIATO RITORNO DEL FRANCO'' (PRITCHARD)
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Il sindaco di Resana: "Basta tasse! Sarò il primo ad aderire all'obiezione fiscale "

Pubblicato su 30 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

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Il nuovo Parlamento europeo? Come quello asburgico negli ultimi anni di esistenza. A. Evans-Pritchard

Pubblicato su 30 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Ad un certo punto il ciclo macroeconomico mondiale produrrà

una nuova crisi e la zona euro...

Se le élite politiche europee non volevano crederci prima, ora sanno con certezza che hanno perso la Gran Bretagna dal progetto europeo. Con questa premessa, Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph sostiene come i difensori britannci dello status quo sono stati spazzati via dal voto di domenica e i leader europei devono sapere che il popolo britannico voterà per lasciare l'UE complessivamente a meno che non gli si offra un'alternativa: il libero accesso tariffario al mercato unico lungo le linee già concesse a Turchia o Tunisia; la fine da metà dell'acquis communautaire - 170.000 pagine di direttive e regolamenti che spazza via la sovranità interna.

 
Il Brexit, prosegue il Columnsit del Telegraph, cambierebbe completamente la chimica dell'unione, lasciando la Germania in un ruolo egemonico e la Francia in una situazione di "menage a deux" molto debole. Priverebbe poi gli stati più piccoli di un mercato di sbocco fondamentale e porterebbe ad una reazione a catena, ad esempio una cooperazione più stretta tra i paesi del nord protestanti. Gli euroscettici hanno vinto anche in Danimarca, e non è un caso. Sarebbe, quindi, opportuno che i leader europei cercassero una formula amichevole, lasciando che la Gran Bretagna rimanga all'interno dell'Ue con una formula più distaccata. 
 
Ma Londra, prosegue Ambrose Evans Pritchard, è l'ultimo dei problemi per i burocrati di Bruxelles. Il vero "sisma" si chiama Marine Le Pen. Hollande si è rivolto alla nazione lunedì in modo triste e senza risposte se non le solite promesse vuote di "crescita, lavoro ed investimenti", subito smentite dal suo impegno al rigore e alle politiche di contrazione che hanno generato il disastro.  Si dice che il fronte euroscettico è solo superficiale e poco concreto. Ma Evans-Pritchard ricorda una sua intervista a Le Pen, in cui il leader del FN chiariva come il primo giorno che arriverà all'Eliseo darà incarico al Tesoro francese di elaborare i piani per l'immediato ripristino del franco. Ha poi sostenuto come non può esserci nessun compromesso con l'unione monetaria, ritenendo impossibile rimanere una nazione autonoma all'interno delle strutture dell'UEM  e dover perpetuare le politiche di deflazione necessari per sconfiggere la crisi economica. 
 
Le autorità europee sono ora in una situazione disperata. La logica della zona euro è una ulteriore erosione degli Stati nazionali. Il " Two Pack" , " Six Pack " e " Fiscal Compact" sono tutti i vigore , e le autorità di regolamentazione nazionali stanno perdendo il controllo sui loro sistemi bancari. Inevitabilmente l'area euro oscillerà da crisi a crisi senza una qualche forma di unione fiscale e di messa in comune del debito. Eppure gli elettori hanno appena lanciato un urlo primordiale a ulteriori trasferimenti di potere. Con l'eccezione della Germania e dell'Italia, le elezioni sono state un ampio ripudio dell'austerità imposta. I due partiti dominanti della Spagna post-franchista vedono il loro peso passare dall'80% al 49%, con il neo partito Podemos dal nulla arrivare all'8% con la critica a Bruxelles e con la fine di essere "una colonia di Germania e della Troika". 
 
La coalizione che ha spinto l'Olanda in una deflazione da debito è crollata al 21%. Gli esecutori del diktat della troika sono scesi al 31% in Grecia e al 28% in Portogallo.  
 
L'emiciclo di Strasburgo sta diventando una camera di militanti e di protesta dove una Babele di voci gridano in linguaggi che altri neanche comprendono, come il Parlamento asburgico nei suoi ultimi anni di esistenza. I leader europei, sostiene il Columnst del Telegraph, sperano che la ripresa economica li salverà, confidando nel resto della domanda per un incremento della domanda. Si tratta di una vana speranza in una fase in cui la Cina sta restringendo la sua politica monetaria, come la maggior parte dei Brics in chiave anti bolle. E in una fase in cui anche la Fed ha virato su scelte restrittive. 
 
Italia, Portogallo ed Olanda sono tornati a contrarsi nel primo trimestre e la Francia è in stagnazione. Gli ultimi dati mostrano poi che l'offerta M3 di moneta è crollata ad aprile. La stagnazione perpetua è la nuova normalità.
 
Il "Fiscal Compact" europeo ha previsto una macchina dell'orrore, che richiede agli stati di risparmiare per anni fino a quando il debito non abbia raggiunto il 60%, e a quel punto saremo tutti morti. Il meglio che può essere sperato è l'1% di crescita nel sud dell'Europa per il prossimo decennio, troppo poco per impedire la perdita di un'intera generazione e l'aumento del combinato debito pubblico e privato. Sempre più speculazioni vogliono che la Bce abbasserà i tassi allo zero nel prossimo board. Le banche centrali non arrivano a queste decisioni se non in situazioni molto difficili:  lo stimolo non sarà sufficiente sicuramente. La struttura della Bce non la rende capace di agire contro le forze congiunte di Fed, Cina e Giappone e non potrà smontare la psicologia recessiva.  
 
Ad un certo punto il ciclo complessivo porterà la zona euro di fronte alla prospettiva di un'altra crisiprima che sia partito qualsiasi recupero. E 'un pensiero che fa riflettere. La disoccupazione può toccare nuovi record e le elezioni europee del maggio 2019 vedere l'annientamento del sistema partitico esistente. La causa principale di questo disastro politico, sociale ed economico è l'unione monetaria. Come ha detto l'economista premio Nobel Paul Krugman questa settimana: "La depressione non era la normalità nel continente prima dell'avvento dell'euro". 
 
Il professore di Oxford Kevin O'Rourke ha chiesto di porre fine alla miseria in un notevole "cri de coeur" per il Fondo monetario internazionale . Quello che l'ha sconvolto è vedere gli ufficiali europei trattare con superficialità una disoccupazione ai livelli degli anni '30 o un Pil italiano crollato di 9 punti in cinque anni. "Se gli storici dell'economia hanno imparato qualcosa dalla Grande Depressione, è che gli aggiustamenti basati su austerità e svalutazione interna sono pericolosi. La Gran Bretagna ha ottenuto larghi surplus primari negli anni '20, ma il suo debito aumentava per bassa crescita e deflazione". O'Rourke ha dichiarato che stiamo aspettando da ormai cinque anni che gli ufficiali europei si dotino di quegli strumenti che possano far funzionare l'unione, ma è ora ovvio che la Germania non permetterà un'unione fiscale o responsabilità bancarie condivise. Non ha quindi senso protrarre l'agonia. "Il destino dell'euro è quello di una nuova grande crisi. Non dovremo desiderarla, ma se la crisi è inevitabile, allora è meglio che questa avvenga quando moderati ed eurofili sono ancora al potere. Se l'euro dovesse essere abbandonato, la mia previsione è che gli storici tra cinquant'anni si chiederanno come è stato mai possibile introdurlo".
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it
Il nuovo Parlamento europeo? Come quello asburgico negli ultimi anni di esistenza. A. Evans-Pritchard
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L’Italia uscirà dall’euro, Renzi è un bluff

Pubblicato su 30 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

dedicato ai cantori che la Ue fa guadagnare la Germania….ma toh pure Luttwack si lagna delle “mancate riforme”…..ma non era la Merkel che dettava ordini?

“Renzi non riuscirà a non onorare gli impegni con la Merkel e l’Italia dovrà uscire dall’euro”. La profezia, funesta, è del politologo americano Edward Luttwak che intervistato da Affaritaliani.it avverte: “Gli Usa hanno interesse che l’Europa resti unita e che ritrovi la via della crescita perché questo consente al Vecchio Continente di avere un cambio euro/dollaro elevato sui mercati valutari”. 

Il successo dei No Euro – Dovevano essere le elezioni dello sfondamento degli euroscettici e in qualche misura lo è stato. I partiti contro l’euro e ostici alla Bce hanno trionfato, conquistando il primato nei rispettivi paesi, solo in Francia con il Front National di Marine Le Pen, in Gran Bretagna con l’Ukip di Nigel Farage e in Ungheria con il Fidesz di Viktor Orban. Nei restanti paesi Ue i No Euro sono andati bene, ma la presidenza della commissione finirà ancora una volta al Ppe e a Jean-Claude Juncker, per la gioia di Obama e delle grandi banche d’affari statunitensi. “L’interesse americano – afferma Luttwak – è che l’Europa goda di buona salute e che ci sia sempre un euro forte”, trend “sostenuto incredibilmente e in maniera fanatica anche dalla Banca Centrale Europea“. Draghi dunque starebbe facendo il gioco degli Usa, invece che aiutare la crescita del Vecchio Continente. Poi il politologo sgancia la profezia. Ora che in Italia e in Spagna i partiti tradizionali hanno tenuto l’attacco dei no euro e, nel caso italiano, Matteo Renzi ha sconfitto in casa il pericolo grillino, per i Paesi del Pigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) si apre la grande sfida e cioè “ritrovare la via della crescita”, spiega Luttwak. Ma non è facile, anzi. In primis, “perché Spagna e Italia hanno rifiutato di intraprendere un serio cammino di riforme”. In secondo luogo perchè “rimanere nell’euro, soprattutto per l’Italia, vorrebbe dire fare ricorso per i prossimi anni ancora a pesanti politiche di austerità dettate dal Fiscal Compact“.

Renzi e l’uscita dall’euro – Politiche di austerità corrispondono secondo il professore ad avere “zero deficit e una riduzione del 2% del debito all’anno”, una sforbiciata “di 40 miliardi, 10 Imu” ogni 12 mesi”. Uno scenario che “condannerà le prossime generazioni alla disoccupazione strutturale e che Renzi non potrà evitare a meno di un’uscita dall’euro o di non rispettare i nuovi dictat dell’Unione Europea: trovare 10 Imu all’anno è una pura fantasia. Vorrebbe dire strozzare l’economia”, sentenzia Luttwak. Si tratterebbe quindi di salutare la Merkel e di non onorare gli impegni presi nei mesi scorsi. “Renzi farebbe meglio a rivelare il suo piano“, conclude Luttwak e cioè che “non intenderà rispettare mai i patti europei. Sarebbe più serio”

Perchè gli Stati Uniti ci guadagnano - Poi il professore ritorna sulle europee e su come una tenuta dell’euro può solamente giovare gli States, spiegandone i motivi, ma sopratutto i guadagni. Lo spread è tornato oggi a scendere nei Paesi che utilizzano il rapporto Btp e Bund tedeschi (per l’Italia da 200 della settimana scorsa a 160 di lunedi 26 maggio), le borse a crescere e la moneta unica, dopo le europee, continuerà comunque a rimanere forte sul dollaro. “Un dollaro debole, da mantenere il più possibile a questi livelli, è una situazione super-vantaggiosa per gli Usa: un volano per le esportazioni che spingono al rialzo il Pil e, di conseguenza, al ribasso il rapporto debito/Pil”, spiega Luttwak.

Lo spread e la speculazione – Riguardo agli improvvisi aumenti dei giorni scorsi dello spread il politologo si dice convinto che “non si è trattato di movimenti strutturali che miravano a una disgregazione dell’euro, quanto soltanto di volatilà: alcuni operatori finanziari hanno approfittato dell’incertezza scommettendo sulle vendite per guadagnare”. Un discorso che qualche giorno fa era stato anticipato da Massimo D’Alema che sottolineava come “le voci circa l’avanzata di Grillo a ridosso del Pd “erano il frutto di una manovra di speculazione finanziaria, e proprio per questo lo spread aveva fatto un balzo in alto, permettendo a chi ha diffuso le voci di comprare titoli a maggior rendimento

Edward Luttwak 
Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/

Tratto da: http://davi-luciano.myblog.it

L’Italia uscirà dall’euro, Renzi è un bluff
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Gaffe Van Rompuy: “Europa protegga i lavoratori, non gli affaristi” (video)

Pubblicato su 30 Maggio 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Praticamente ha confessato che fino ad oggi si proteggevano gli affaristi, la finanza ed i banksters. Claudio Marconi

AQUISGRANA – “L‘Europa cambi rotta: protegga i lavoratori e no solo gli affaristi”: a dirlo non è un’euroscettico Nigel Farage o Marine Le Pen, ma niente meno che Herman Van Rompuy, dal 1° dicembre del 2009 presidente del Consiglio Europeo. E che fino ad oggi non ha mai parlato con questi toni. 

“L’Ue cambi rotta subito: è “urgente” ed “essenziale” che sia “anche protettiva”, “non solo degli affaristi, ma anche degli impiegati” e “dei lavoratori”, “non solo quelli con i diplomi e che sanno le lingue ma di tutti i cittadini”,  ha detto Van Rompuy ricevendo il più importante premio europeo, il ‘Carlo Magno 2014′. 

Si è rivolto anche ai rappresentanti di Moldavia e Georgia, complimentandosi con il loro coraggio nel percorrere la via dell’associazione all’Unione Europea.

Tratto da:http://www.blitzquotidiano.it

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