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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

9 DICEMBRE - CODICE ETICO DI COMPORTAMENTO

Pubblicato su 30 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in 9 DICEMBRE

 

CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO

 

ABBIAMO DECISO DI DIRE BASTA!

 

Dal 9 dicembre iniziamo la rivoluzione civile e costituzionale del popolo

 

SIAMO PER LA RIAFFERMAZIONE

 

DEI PRINCIPI SANCITI DALLA CARTA COSTITUZIONALE !

ormai accantonati a benecio di meri interessi di parte e di singole caste sociali

 

1. La Rivoluzione civile e costituzionale italiana è apartitica e rappresentano tutto il popolo

italiano, nel rispetto delle diverse idee o posizioni di ogni singolo individuo.

2. Non sono ammessi simboli di partiti e/o associazioni di alcuna natura, né politica

né sindaca le o di altro genere.

3. Non sono ammesse bandiere o rappresentanze di partiti e/o associazioni di alcuna natura,

né politica né sindacale o di altro genere.

4. L’unico simbolo/bandiera ammesso è il tricolore!

5. Non sono ammessi atteggiamenti violenti, né sici né verbali.

6. Non è ammessa l’incitazione alla violenza.

7. Non è ammessa alcuna forma di discriminazione in merito a religione, ideologia politica, regione di appartenenza e

razza, né ogni altra forma di disgregazione del Unico Popolo Italiano.

8. Non è benvoluto il turpiloquio.

9. La rivoluzione civile e costituzionale Italiana e un moto spontaneo della società italiana.

10. Il principio ispiratore è la collaborazione tra cittadini.

11. Non esiste qualcuno che “comanda” ed altri che obbediscono, ma esistono solo coordinatori.

12. Si invocano rispetto ed adesione alle idee fondamentali, ed a coloro che prima di altri le hanno aggregate in questo

libero moto della società.

CODICE ETICO

CODICE DI COMPORTAMENTO COME DIRETTA

CONSEGUENZA DEI PRINCIPI SOPRA ESPOSTI.

NAZIONALE PER IL 9 DICEMBRE

CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO

COMITATO DI COORDINAMENTO

1. Ciascun cittadino sceglie liberamente di partecipare all’iniziativa; non sono ammesse forme di coercizione

o di biasimo per scelte individuali diverse. Non è ammessa alcuna forma di violenza sica o verbale

per chi non approva le nostre scelte.

2. Nelle discussioni e nei confronti (sui social networks, di persona ecc.) si ricorda che siamo civili,

non violenti e rispettosi; non sono ammesse forme di insulto o giudizio per posizioni/opinioni differenti dalle proprie.

3. Nello spirito fondamentale di collaborazione, le decisioni vengono prese secondo buon senso ed a maggioranza,

purché nel rispetto dei punti del Codice Etico.

4. Non si danneggiano proprietà pubbliche e/o private.

5. Non è ammessa alcuna forma di vandalismo.

6. Non sono ammessi furti, espropri, saccheggi e simili.

7. Dopo ogni nostra attività, si lascia pulito il posto, una parte del nostro paese che noi vogliamo migliore.

8. Nelle nostre iniziative non sono ammesse armi proprie o improprie (bastoni, catene ecc.), non sono ammessi caschi,

passamontagna e simili (noi siamo cittadini italiani che manifestano pacicamente a viso scoperto).

9. Non è ammesso alcun tipo di equipaggiamento tipico di sommosse. Non è questa la nostra intenzione.

10. Le Forze dell’Ordine non sono nostri nemici !!!Non si insultano, provocano o aggrediscono per alcuna ragione.

11 Provocatori, violenti, aggressivi, insolenti ecc. sono nostri nemici! Vogliamo una rivoluzione civile e costituzionale non

violente e rispettosa delle nostre ed altrui dignità di cittadini italiani. Questi gruppi che intervengono solo per sfruttare

il nostro impegno e provocare guai non sono utili alla nostra causa.

12. Chiunque si avveda dell’intrusione nelle nostre attività (cortei, presidi ecc.) di gruppi come sopra descritti è tenuto

ad isolarli e segnalarli sia ai coordinatori sia alle Forze dell’Ordine. Essi mettono a rischio la nostra incolumità

sica ed il successo della nostra iniziativa.

13. Chiunque osservi qualcuno del nostro movimento che contravviene alle disposizioni del Codice Etico e del Codice

di Comportamento è tenuto ad avvicinarlo e dissuaderlo. In caso di insuccesso, è tenuto a isolarlo e segnalarlo,

ai coordinatori ed alle Forze dell’Ordine, afnché le sue personali responsabilità non ricadano su tutti i partecipanti.

Anche questi individui mettono a rischio la nostra incolumità sica ed il successo della nostra iniziativa.

COMPORTAMENTALE SONO NECESSARI ED IMPRESCINDIBILI.

NEL RISPETTO DI QUANTO SOPRA

E PER LA SUA PIENA REALIZZAZIONE

I PUNTI DI QUESTO CODICE ETICO

NAZ

9 DICEMBRE - CODICE ETICO DI COMPORTAMENTO
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CACCIATA UE-BCE-FMI, L'UNGHERIA RINASCE: TAGLIO COSTO LUCE GAS ACQUA DEL 20% TICKET BUS DEL 10% IVA RIDOTTA DA 27% A 5%

Pubblicato su 30 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

30 nov 2013 - Budapest - L'Ungheria continua la sua politica di abbassamanento delle tasse e delle tariffe. I giornali e i vari talk show italiani continuano a ignorare la rivoluzione economica che sta avvenendo in Ungheria perche' si vuole tenere il popolo nell'ignoranza onde evitare che un numero sempre crescente di persone inizi a opporsi alle misure lacrime e sangue varate da questo governo per conto dell'Unione Europea.

 
Per chi non ne fosse a corrente (e purtroppo sono ancora tantissimi) il governo magiaro alcuni mesi fa ha deciso di ripagare con due anni di anticipo il debito contratto col Fondo Monetario Internazionale allo scopo di non subire piu' pressioni ricattatorie da parte dei suoi ispettori.
 
Dopo essersi liberato di questi ricattatori e usurai il governo ha iniziato ad adottare una serie di provvedimenti aventi lo scopo di stimolare l'economia e aiutare le fasce piu' deboli e cosi' ha deciso di abbassare le bollette di luce, acqua, gas e nettezza urbana del 20% e ha aumentato le pensioni per compensare i recipienti dell'aumento del costo della vita.
 
Tali provvedimenti sarebbero stati sufficienti per migliorare le condizioni di vita degli ungheresi ma il governo ha deciso di andare oltre e infatti nel disegno di legge fiscale recentemente approvato dal parlamento sono previste nuove misure sugli assegni familiari e riduzione dell'IVA dal 27% al 5 % sui suini vivi e macellati.
 
Inoltre questo disegno di legge amplia le possibilità di detrarre le tasse sui contributi sociali e sul reddito personale delle famiglie con più figli nella fascia di reddito medio-bassa e questo ampliamento delle detrazioni fiscali familiari costerà al bilancio 53 miliardi di fiorini (oltre 180 milioni di euro) ed interesserà circa 260mila famiglie.
 
Ma se i cittadini ungheresi sono fortunati quelli di Budapest lo sono ancora di piu' visto che l'amministrazione municipale di questa citta' ha deciso che dal 1 Gennaio del 2014 il prezzo degli abbonamenti per i trasporti pubblici sarà ridotto del 10% e nello specifico gli abbonamenti mensili passeranno dagli attuali 10.500 fiorini a 9.500, l'annuale da 114.500 costerà 103.000 fiorini, il pass mensile per gli studenti scenderà da 3.850 a 3.450 e quello mensile per pensionati da 3.700 a 3.330 fiorini.
 
Questo e' quello che avviene quando al governo ci sono partiti nazionalisti che fanno l'interesse del popolo e questo spiega il perche' la nostra casta dirigente teme la crescita del nazionalismo in tutta Europa e usa parole estremamente offensive per attaccare chiunque osa opporsi alla dittatura dei poteri forti.
 
L'Ungheria dimostra che un'alternativa all'austerita' esiste e sarebbe ora che anche gli italiani protestassero affinche' tali politiche vengano adottate anche in Italia.
 
GIUSEPPE DE SANTIS - Londra.
 
Tratto da: terrarealtime.blogspot.it
CACCIATA UE-BCE-FMI, L'UNGHERIA RINASCE: TAGLIO COSTO LUCE GAS ACQUA DEL 20% TICKET BUS DEL 10% IVA RIDOTTA DA 27% A 5%
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Il traditore Napolitano ci ha venduti alla culona che imboscava il debito per fregare l’Italia

Pubblicato su 30 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

29 nov – Nel 2011 l’Italia aveva sicuramente un presidente del Consiglio poco apprezzato all’estero, Berlusconi, ma un ministro dell’Economia, Tremonti, che a giudizio della stessa stampa internazionale aveva tenuto in ordine i conti pubblici durante la crisi. Prova ne è che a fine 2010 l’Italia poteva vantare il miglior bilancio statale primario dell’Eurozona, pari al +0,1% del PIL, dopo quello dell’Estonia (+0,3%), mentre la Germania era al -1,6%, la Francia al -4,7%, la Grecia al -4,9%, il Portogallo al -7%, la Spagna al -7,7% e l’Irlanda al -27,5%.

In più, il debito pubblico italiano figurava tra quelli cresciuti di meno in termini monetari tra il 2008 e il 2010: +180 miliardi di euro. Più di tutti era però cresciuto il debito pubblico tedesco, di ben 405 miliardi! Davvero un pessimo biglietto da visita per la signora Merkel.
Ma ad aiutare la Germania e gli altri nuovi debitori (di qua e di là dell’Atlantico) a togliere le castagne dal fuoco c’era l’Italia, pronta come un agnello sacrificale su un vassoio d’argento.

Complice la crisi del Governo Berlusconi, (la crisi, ma quale crisi? Zapatero rivela: ecco come e perché i leader europei fecero fuori Berlusconi, ndr)  la cui credibilità toccò il fondo al G-20 di Cannes, l’Italia nel 2011 divenne l’epicentro universalmente percepito della crisi dell’euro e il Paese per eccellenza “too big to fail” da additare al mondo come la possibile causa di un eventuale naufragio della moneta unica. Tutto ciò in base al più classico dei parametri consacrati dagli accordi di Maastricht: ilrapporto debito pubblico/PIL. ( Il rapporto deficit/pil al 3% è una ciarlataneria ndr). Parametro che non potrebbe essere più stupido, se applicato all’Italia, visto che nel 2010 il nostro debito pubblico in percentuale della ricchezza finanziaria netta delle famiglie, che è l’unica vera garanzia di stabilità finanziaria di una economia, era sì salito un po’, ma solo al 66%, cioè allo stesso livello della Germania, mentre la Spagna era balzata all’81%, l’Irlanda al 122% e la Grecia al 259%!

fmiLA RICCHEZZA FINANZIARIA
A fine 2010, nonostante la crisi economica, l’Italia poteva ancora vantare una ricchezza finanziaria netta delle famiglie pari al 181% del PIL, contro il 125% della Germania, il 138% della Francia, il 76% della Spagna e il 57% della Grecia. Indipendentemente dai nostri oggettivi demeriti e dalla debolezza del Governo, è indubbio che nel 2011 fece comodo a molte altre economie che l’Italia entrasse nell’occhio del ciclone e che il nostro spread andasse alle stelle. Infatti, giusto o sbagliato che fosse, gli investitori internazionali abbandonarono rapidamente il nostro debito pubblico (che fino a quel momento aveva sempre garantito ottimi tassi di interesse e regolari pagamenti degli stessi), per andare a finanziare i debiti dei nuovi Paesi in affanno, in primo luogo la Germania stessa. Ma la più sorprendente cifra di cui non si discute, perché imbarazzerebbe molto la Germania, è che dal 2008 al 2012 i debiti pubblici esteri di 20 Paesi UE censiti dall’Eurostat, Italia esclusa, sono cresciuti complessivamente di 1.084 miliardi di euro, mentre il debito pubblico estero italiano è aumentato nello stesso periodo di soli 24 miliardi. Per contro, il debito pubblico estero tedesco è cresciuto nei quattro anni considerati di ben 345 miliardi, finanziato con comodi tassi di interesse ai minimi storici.

In particolare, tra il 2010 e il 2012 il debito pubblico estero tedesco è salito di 120 miliardi di euro mentre quello italiano è diminuito di 104 miliardi. La seconda mossa con cui la Germania ha dato scacco matto al Sud Europa, dopo aver accumulato dal 1999 al 2012 un gigantesco surplus commerciale con quest’ultima grazie al tasso di cambio fisso dell’euro, è stata dunque quella di aver costruito mediaticamente il mito dell’Europa meridionale super-indebitata, incardinata su un’Italia perennemente “sorvegliata speciale”. In tal modo Berlino ha potuto più facilmente attrarre gli investitori verso il proprio debito pubblico e finanziare la sua crescente spesa pubblica “keynesiana”.[...]  (estratto da  messaggeroeconomia)

E adesso vi invitiamo a rileggere quello che stiamo pubblicando da anni inutilmente

Invece di tacere, la Merkel umilia gli italiani: “Ogni Paese deve fare i propri compiti”

Germania disonesta, è il debitore più insolvente d’Europa

Italiani furbastri e Germania lungimirante? (la Germania sta nascondendo 7mila miliardi di debiti)

Tedeschi rigorosi contro italiani scansafatiche? Vediamo…

Berlusconi: decisivo vincere il braccio di ferro con la Merkel

La Merkel “chiama” Napolitano: “Far decadere Berlusconi e votare subito”

Fu la Merkel a “consigliare” a Napolitano di sostituire Berlusconi alla Presidenza del Consiglio

WSJ: “La Merkel chiamò Napolitano per far dimettere Berlusconi”

Monti (IL TRADITORE): “Ho voluto proteggere la Merkel da Berlusconi”

Angela Merkel chiama Napolitano, la ricostruzione del Wall Street Journal

Fu la Merkel a “consigliare” a Napolitano di sostituire Berlusconi alla Presidenza del Consiglio

Telegraph: Berlusconi fatto fuori politicamente perchè minacciava di uscire dall’euro

Berlusconi: c’è stato un golpe e la truffa dello spread

Roubini: “Berlusconi sta rompendo il patto fra Napolitano e Merkel”

Letta rassicura la Merkel: «Berlusconi non è più un pericolo»

Letta (Pd – infame traditore): Berlusconi e’ un problema per l’Italia

Berlusconi: ho contrastato la Merkel per difendere gli interessi dell’Italia

Germania teme Berlusconi e minaccia l’Italia. Ftd: “Roma deve bruciare”

Berlusconi: Italia prossima vittima della UE, la rigidita’ della Merkel porta al disastro

Moody’s: Italia rovinata per forzare uscita di Berlusconi, ora vantaggioso uscire dall’euro

Sapelli, il piano è: Renzi premier e l’Italia svenduta alla Germania

Berlusconi: c’è stato un golpe e la truffa dello spread

Bersani (IL TRADITORE!) : Berlusconi non fa bene allo spread, il mondo non è tranquillo

Bisignani: rapporti tra Grillo e servizi segreti Usa

Lombardi: oggi delegazione M5S dall’ambasciatore Usa Thorne

La “lotta alla corruzione” è l’arma USA per affermare i propri interessi economici nel mondo

Le bufere giudiziarie distruggono la reputazione dell’industria italiana

L’ambasciatore Usa, ex cognato di Kerry, figlio di un agente della Cia, apprezza i grillini

“Ambasciatore americano Thorne: Monti bis? Sosteniamo questa linea di riforme”

E adesso tutti in Galera (Ergastolo) per alto Tradimento, eletti a Ministri fuori da ogni logica costituzionale, ladri, delinquenti e criminali di guerra

Tratto da: imolaoggi.it

Il traditore Napolitano ci ha venduti alla culona che imboscava il debito per fregare l’Italia
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Unione Europea voluta dalla CIA e gestita dal BILDERBERG. Ecco le prove

Pubblicato su 30 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

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Finanziamenti ai partiti: dal ’97 leggi incostituzionali

Pubblicato su 30 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

econdo Raffaele De Dominicis, procuratore del Lazio della Corte dei Conti, tutte le leggi, a partire dal 1997, che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, sarebbero di fatto incostituzionali. La decisione – ha reso noto lo stesso procuratore nel corso di un incontro con i giornalisti a margine dell’udienza di parificazione del rendiconto della Regione Lazio – è stata presa nell’ambito dell’indagine istruttoria aperta nei confronti dell’ex amministratore-tesoriere del partito “La Margherita”, Luigi Lusi, sotto processo anche penalmente per illecite sottrazioni di denaro pubblico.

 
De Dominicis solleva la questione di legittimità costituzionale delle leggi, varate in difformità con quanto proclamato dai cittadini con il referendum dell’aprile 1993. Il corpo elettorale, in occasione del referendum “fornì una risposta decisamente negativa in relazione alla persistenza delle erogazioni di contributi statali a beneficio dei partiti politici e dei movimenti e/o gruppi ad essi collegati“, si solleva questione di legittimità giacché le disposizioni posteriori “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate“.

Per la Corte dei Conti, quindi, “tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l’ondata disgregante dell’antipolitica“.

Dalla normativa contestata, poi, deriva per il procuratore De Dominicis “la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti, i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell’aprile 1993“. La differenziazione degli importi dei rimborsi dopo il primo anno dalle elezioni “si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare“.

Tratto da: http://www.nanopress.it

Finanziamenti ai partiti: dal ’97 leggi incostituzionali
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Ferretti, il gioiello piegato dalla finanza

Pubblicato su 30 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Analisi della sconfitta di una società che ha fatto storia. Ma la ricetta cinese dà i primi frutti

C’era una volta un gruppo che nel 2000 fatturava poco meno di 200 milioni di euro, cosa che nel piccolo mondo della nautica italiana voleva dire competere con gli amici-nemici di sempre Azimut, per essere The Number One. Da quel giorno Ferretti Group è arrivato sì a quasi un miliardo di fatturato – tra gli applausi in buona o malafede – ma con un debito tale da consegnarsi due anni fa nelle mani di una holding cinese: Shig. A parte la retorica dell’ennesimo marchio italiano finito in mani estere, questa è una storia esemplare su come la finanza abbia sostanzialmente distrutto una grande azienda, che rappresentava in pieno lo sviluppo di un mondo come la nautica da diporto che porta (pardon, portava) lustro e tanti quattrini al nostro Paese. Per raccontarla, e soprattutto capire come finirà, abbiamo sentito il giornalista Antonio Vettese, firma storica del settore, oggi impegnato con The Boat Show, programma televisivo all’interno della piattaforma di Sky Sport.

Sembra passato un secolo dal periodo d’oro Ferretti. Però ancora adesso molti si chiedono come sia stato possibile un disastro del genere in pochi anni.

Erano anni in cui queste operazioni sembravano necessarie, la finanza prometteva molto e la “crescita” era un must per ogni brand, parole inglesi che usiamo spesso a sproposito. Purtroppo a volte i mitici fondi di investimento, con le loro ferree regole di mordi e fuggi, hanno portato denaro ma anche un modo di lavorare che si è rivolto contro l’interesse di chi pensava di aver fatto l’affare ma che non è più riuscito a ridimensionarsi. E poi c’è stata la crisi che dal 2008 ha stravolto ogni piano industriale fondato sulla crescita a due cifre necessaria a ripagare il debito. Queste operazioni, non solo quella di Ferretti Group, si sono basate su un leverage che caricava il debito per l’acquisto sull’acquistato erogando una piccola parte di cash

Ma era prevedibile un finale del genere o meno?

Diciamo che quando Candover acquistò per 1,7 miliardi di euro il gruppo, a me sembrò subito qualcosa di incredibile e non l’affare del secolo, come altri scrissero (Candover aveva rilevato il 50,2% delle quote di Ferretti nel gennaio 2007, principale finanziatrice dell'operazione era stata la Royal Bank of Scotland, ndr). Una supervalutazione di 11 volte la Ebitda con un mercato incerto come quello nautico. Mi chiesi come avrebbe fatto il Gruppo Ferretti a sostenere il debito per un acquisto del genere, con un fatturato spesso gonfiato da acquisti virtuali intergruppo. Nell’immediato Permira - il fondo che lo possedeva e che aveva rinunciato alla quotazione in Borsa - il patron stesso e i manager soci ricavarono un buon incoming. Dopo la rinuncia a gran parte del debito della Bank of Scotland, uscita con una forte perdita, e la pesante situazione del Gruppo qualcuno ha reinvestito, ma non è stato sufficiente.

Un cantiere di Ferretti Group

Tornando indietro, cosa consiglieresti a Norberto Ferretti (co-fondatore della società, con il fratello Alessandro, attualmente presidente, ndr)?
Norberto è un romagnolo, viene da una terra di giocatori e sognatori. È uno straordinario creatore di barche perché le conosce - a differenza di altri industriali - in ogni particolare, ma ha creduto al sogno di una crescita fuori misura, con lui gli amici manager che, intendiamoci, considero in molti casi anche amici miei. Credo se ne siano ampiamente resi conto, hanno avuto bisogno di aiuto dopo la prima crisi del ’92/’94 e hanno incontrato una finanza (Paolo Colonna, prima Schroeder e poi Permira) che li ha aiutati concretamente a uscire da una dimensione di grandi tra i piccoli. Poi erano anni ruggenti dove si pensava che bastasse assecondare il lifestyle dei ricconi nella comunicazione per vincere. Si cresceva a due cifre, nessuno pensava più alla barca come strumento di vacanza e si andava a pesca di clienti. Era anche difficile pensare a chiudersi in una dimensione maneggevole e a non pedalare di nuovo sulla salita della finanza, dei Fondi. Per rispondere, credo che al momento buono avrebbero dovuto credere alla quotazione in Borsa già programmata. Così invece di incassare profitti hanno incassato perdite. Ma intendendiamoci, forse neanche un mago avrebbe superato la crisi senza danni.

Non c’erano alternative alla vendita a un gruppo cinese, digiuno di nautica?

Nel momento in cui è successo temo di no. Adesso è difficile capire cosa faranno, se, per esempio marchi forti come Riva diventeranno anche catene di alberghi con la foto di Brigitte Bardot sul motoscafo nella hall e se la produzione verrà spostata dalle loro parti. Credo che saranno abbastanza smart da conservare da noi la produzione, riorganizzata, perché il made in Italy resta per fortuna un plus sul mercato mondiale: cambieranno solo quando capiranno che questo non ha più valore. Non perdere la produzione di beni di lusso è una scommessa per il Paese, non solo per Ferretti e la nautica.

 

L’accordo tra Ferretti Group e il gruppo cinese Shig
L’accordo tra Ferretti Group e il gruppo cinese Shig. Secondo a sinistra è Norberto Ferretti, fondatore della società

Cosa stanno facendo i manager orientali?
Per le informazioni che ho lavorano a una radicale ristrutturazione, soprattutto in chiave industriale e occupazionale dove hanno modelli ben diversi dai nostri. In questi giorni ho seguito un convegno in cui hanno affermato che il Partito Comunista Cinese resta la migliore scuola di manager del mondo…. Sembra chiaro che vogliono concentrare buona parte della produzione a Mondolfo, il cantiere migliore del gruppo, e mollare quello storico di Forlì. Si punta credo a una produzione più omogenea con più parti comuni, il che da un lato non è il massimo. Perché se è vero che si fatica a realizzare barche diverse per ogni brand con costi competitivi, dall’altro l’identità spiccata di ogni marchio era la forza di Ferretti Group.

Il Gruppo, nell’uscita di Cannes, ha diramato solo un dato per il 2013: +2,3% nella raccolta ordini per il primo semestre. E ha sottolineato che, grazie anche a investimenti di 80 milioni di euro, tra cinque anni vuole tornare a un fatturato di 900 milioni di euro. Credibile?

Mah, saperlo. Di certo, sta andando bene sul mercato americano e quello Asia-Pacifico: nel giro di un paio di anni contano di realizzare lì metà del fatturato. E questo ci sta, a patto di fare le barche giuste per questa nuova clientela: il 122 Mythos, nuova ammiraglia di Riva rientra nella strategia. Grande oltre lo standard del cantiere, costruita da Crn e primo scafo del marchio in lega leggera: è proprio qualcosa di diverso, senza rompere del tutto con il passato.

Riva e Crn sono due brand del Gruppo. Ma ci sono anche Pershing, Itama, Bertram, Mochi Craft e Ferretti. Troppi in un momento come questo?
Non sarà un problema a patto che non perdano del tutto la loro identità, sicuramente a rischio pensando ai canoni orientali. L’importante è tornare a fare barche nel vero senso della parola e non escludo che neofiti del settore ma industriali veri come quelli di Shig possano riuscirci meglio di altri. In passato, si è pensato che bastasse mettere la parola “lusso” davanti a un’imbarcazione per renderla tale e venderla a caro prezzo. Il lusso vero è altra cosa. Questo ragionamento ha fatto gravi danni al prodotto barca, non bastasse l’atmosfera ostile e la crisi economica.

Il competitor storico Azimut ha guadagnato dalla crisi Ferretti?
Nella fase più drammatica della sua storia, Ferretti Group e altri cantieri in crisi hanno venduto a prezzi bassissimi per fare cassa e quindi gli altri cantieri sono stati danneggiati da un mercato del genere. Azimut in un primo momento ha reagito bene, soprattutto lavorando a nuovi prodotti. Ora mi dicono che non ha i conti del tutto a posto. Rispetto al rivale, però hanno speso meno in champagne, se vogliamo usare un’immagine chiara. Prima della crisi non hanno comunque rinunciato a piani di espansione ambiziosi, quindi adesso non è facile neppure per loro. Peraltro quasi tutti si sono sbagliati in queste valutazioni.

Morale della favola?
Direi che quella di Ferretti è la storia esemplare di un bel gruppo italiano che ha ceduto alle sirene della finanza, allontanandosi dai valori concreti che aveva creato e che ne avevano fatto un esempio. Ora vedremo se il nuovo management saprà riportarla in auge. La nautica in Italia è in crisi più di altri settori e non sembra in grado di riprendersi in pochi anni: sembra che qualsiasi oggetto galleggiante – dal pedalò alle grandi navi – rappresenti un problema e non qualcosa che crea sviluppo e produce ricchezza. Ecco, la nuova Ferretti deve combattere anche questo.

Tratto da: http://www.linkiesta.it/ferretti-cinese

Ferretti, il gioiello piegato dalla finanza
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Claudio Marconi Forlì shared Tutto il web...

Pubblicato su 30 Novembre 2013 da Claudio Marconi Forlì

Claudio Marconi Forlì shared Tutto il web d'Italia's video: SPOPOLA SUL WEB L'INNO DEL 9 DICEMBRE DI MIGUEL CRIS.

Spopola sulla rete con “Er paese dei balocchi” Miguel Cris, il Rapper romano, accusa e descrive senza veli, il brutto periodo che l’Italia sta attraversando. Accusa in primis quei politici che hanno contribuito a portarci alla recessione. Velenoso contro le morti dei piccoli imprenditori suicidi: “La morte fa notizia degli imprenditori che oppressi dalle tasse, se so fatti fori, noi inermi a guardare , la sorte della gente, li avete uccisi Voi, e n’ve ne frega niente!”. Miguel enfatizza perfettamente, col suo accento romanesco, le malefatte di chi ha il potere. Finalmente un Rap vero e diretto che deve arrivare alle loro orecchie. Sono tantissimi i commenti che si leggono nelle più importanti pagine web inerenti al social-politico, tutti commenti positivi nei confronti di Miguel, ma quello che ci sorprende di più è che la gente comune, ormai stanca del periodo storico che purtroppo stiamo vivendo, ha fatto del ” Er Paese dei Balocchi” un vero e proprio inno. Il Rapper romano ci parla di corruzione, perversione, disoccupazione, insomma mette in luce la nostra Italia in un modo vero e senza tanti giri di parole. Sappiamo che ultimamente ha scritto anche una lettera pungente e allo stesso tempo divertente, al Presidente Napolitano, vi citiamo solo la conclusione che crediamo sia la parte più rappresentativa: “Caro Presidente Napolitano, ormai del nostro Bel Paese ci è rimasto solo il formaggio”. Come ci sorprenderà ancora questo nuovo Rapper? Beh, non ci resta che aspettare e nel frattempo fargli un in bocca al lupo, curiosi dei suoi prossimi lavori. Video ufficiale: http://www.youtube.com/watch?v=QYNyP3sihV4 Se desideri visualizzare i nostri prossimi post, tieni fermo per un secondo il puntatore del mouse su → Tutto il web d'Italia, si aprirà una finestrella, clicca sul MI PIACE, automaticamente i nostri prossimi post e video pubblicati appariranno sulla tua home page. Grazie! A presto!!

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Telegraph: Il "Potere della Borsa" passa a Bruxelles - un Pericoloso Passo in Avanti Contro la Democrazia

Pubblicato su 29 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Nel silenzio dei media i paesi dell'Euro hanno ceduto a Bruxelles  il simbolo del potere del Parlamento (i cordoni della borsa)...e lo staff del Telegraph rabbrividisce all'idea: immaginate se la Camera dei Comuni non avesse più l'ultima parola sul bilancio…!

Telegraph staff

L'Eurozona si è spinta in terre finora inesplorate. Per la prima volta, la Commissione Europea usa i suoi nuovi poteri, rinforzati da penalità, per sottoporre a revisione i bilanci statali prima dell'approvazione parlamentare. 


L'esecutivo di Bruxelles  ha mostrato i muscoli  criticando le più grandi economie dell'Eurozona, ma si è trattenuto dal dare istruzioni su come riscrivere i bilanci – almeno per ora.
  
Ma anche così, mettendo in discussione il bilancio preventivo Italiano, ha fatto in modo che la stabilità politica e la fragile ripresa della terza più grande economia dell'Eurozona siano ora ancor più in dubbio.
Senza esagerare il significato di questa evoluzione della politica dell'eurozona: l'ultima parola sulle spese e sulla distribuzione della ricchezza nazionale nei paesi aderenti alla moneta unica non appartiene più ai parlamenti.

Immaginate se la Gran Bretagna fosse entrata nell'euro; la Camera dei Comuni non avrebbe più l'ultima parola sul bilancio, un diritto democratico che risale alla storica battaglia del Parlamento contro Carlo I sul "potere della borsa".

Invece, il Cancelliere dovrebbe sottoporre il suo bilancio a  Bruxelles e, prima del voto dei Parlamentari, esso dovrebbe essere esaminato da funzionari stranieri e dai Ministri delle finanze Europei. 

Funzionari UE non eletti sarebbero in grado di dare istruzioni per modificare  le linee di politica economica, e se il governo o il Parlamento si rifiutassero di attenervisi, potrebbero imporre delle penalità tramite la Corte di Lussemburgo. 

E qui sorge spontanea la domanda: se un parlamento non può decidere come spendere la sua ricchezza nazionale, a che serve eleggerlo? Questo passo è già stato fatto dai 17 paesi aderenti all'Eurozona – spesso senza alcun dibattito su un cambiamento costituzionale così importante. Si tratta di un pericoloso deficit democratico.  

Nessun partito politico in Francia, per  esempio, ha mai fatto la sua campagna elettorale su un programma che prevedesse la cessione della propria sovranità nazionale in questo modo. Se lo avesse fatto, certamente non avrebbe vinto le elezioni. Privatamente, i funzionari Francesi dicono che ignoreranno qualsiasi tentativo di mettere un veto ai loro programmi di spesa, ma in ogni caso si innescherebbe una crisi. 

Se la Commissione chiamasse il loro bluff e decidesse di prevalere sulla volontà del Parlamento nell'interesse dell'euro, si aprirebbe una fase densa di pericoli dagli esiti incerti. In alternativa, se cedesse per evitare il confronto, l'euro potrebbe dover affrontare una nuova crisi non appena i mercati realizzassero che le sue fondamenta non sono solide. 

Se in nome della stabilità l'Eurozona poggia su degli strumenti così a rischio, vuol dire che è ancora una costruzione molto  fragile.
 
Tratto e traduzione di:http://vocidallestero.blogspot.it
Telegraph: Il "Potere della Borsa" passa a Bruxelles - un Pericoloso Passo in Avanti Contro la Democrazia
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Roma, Manifestazione Pro-Stamina: ecco cosa è successo VIDEO

Pubblicato su 29 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MEDICINA ALTERNATIVA

Questo è uno dei migliori video in circolazione sulla manifestazione del 25 Novembre a Roma in favore delle staminali. I malati che avrebbero immensi benefici dalle cure a base di Stamina ed i loro familiari, esasperati dai rifiuti e dall'indifferenza del governo - mentre chi aspetta continua a morire - sono scesi in piazza inferociti, sedati dalle forze dell'ordine, che hanno faticato a mantenere il controlle della situazione, quando alcuni manifestanti volevano entrare nel palazzo.

Nel video si vede anche una discussione tra un operatore TV ed i Carabinieri, che pare abbiano chiesto la cancellazione di quanto videoripreso. Le Iene hanno comunque fatto un servizio, ma forse non hanno potuto fare vedere alcune scene...?!?
  

Staff nocensura.com 

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9 DICEMBRE - COLLABORAZIONISTI DEI PARASSITI , NON VI FATE ILLUSIONI, L'ARCO DEL POPOLO E' TESO

Pubblicato su 29 Novembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in 9 DICEMBRE

Qualche " bella testa pensante" ha pensato bene di cercare di creare una campagna di opinione contraria all'avvenimento del 9 Dicembre. Non intendiamo rispondere uno ad uno per il semplice motivo che non c'è peggior sordo di colui che non vuole sentire. Ci limitiamo a qualche considerazione di carattere generale e rioordiamo loro le parole di un poeta " l'opera dei malvagi è caduca, ma noi, o Signore, da dietro queste sbarre riusciamo ancora a vedere il cielo".

Claudio Marconi

Negli ultimi tempi ci sono stati “ feroci” attacchi contro la rivoluzione del 9 dicembre, anche da parte di chi si dice, a parole, schierato sul fronte del popolo.

Rispondere direttamente è tempo perso, ci limitiamo ad alcune considerazioni di carattere generale.

Chi rinuncia alla lotta, chi si chiude nei suoi schematismi “ intellettuali”, non tocca l’essenziale, quando la scelta è caduta su questo campo di verifica, significa esclusivamente esprimere un sofisma, e si invoca l’alibi di chi è costituzionalmente trascinato alla rinuncia o si lascia possedere dalle illusioni.

Abbiamo sempre considerato con disprezzo gli esclusivismi settari che vanno a nutrire i fenomeni delle ideologie, praticamente delle astrazioni arrendevoli della borghesia.

Analogo disprezzo per quei gruppi di bottegai che facendo finta di essere “ alternativi” a questo sistema fissano l’equilibrio all’interno di un supermercato politico che, in definitiva, garantisce la stabilità dell’oligarchia.

Questi tipi zoologici non ci interessano, parlare con loro è tempo perso, non hanno capito che l’arco del popolo si può tendere benissimo

9 DICEMBRE - COLLABORAZIONISTI  DEI PARASSITI , NON VI FATE ILLUSIONI, L'ARCO DEL POPOLO E' TESO
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