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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA MEDICINA AL CAPOLINEA

Pubblicato su 31 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MEDICINA ALTERNATIVA

microscopio.jpg
Il metodo riduzionistico d'indagine: vediamo solo quello che conosciamo.
Osserviamo il comportamento di una persona sana che al giorno d’oggi si trova a dover pensare alla sua salute.
Nel caso di una situazione ottimale, senza disturbi di rilievo, di solito si è portati a pensare alla malattia come a qualcosa che capita agli altri. Ma, vista l'ossessione mediatica che induce alla prevenzione, quasi tutti, chi più chi meno, ci premuriamo di sa­perne di più con riviste, libri, enciclopedie mediche "fai da te", televisione e quant'altro.
Molti arrivano a cavalcare l'onda delle terapie alternative. Non manca poi chi si sottopone scrupolosamente alle visite me­diche di controllo, con cadenza sporadica per prevenzione sino a quella ossessiva ipocondriaca.
Ma quando, un giorno, ci arriva addosso "la malattia", allora ab­bandoniamo riviste, enciclopedie, terapie più o meno dolci e al­ternative, per correre dal medico, pronti a farci ricoverare in ospe­dale.
E' questo il momento in cui i tecnici del settore salgono sul nostro corpo come su di un tram e, dovendo capire perché sia andato fuori strada, cominciano ad analizzare ogni parte strutturale di questa macchina.
Noi, che sino allora ne eravamo i conducenti, restiamo degli ano­nimi silenziosi e aspettiamo i risultati dell'indagine, come una sentenza.
Questo modo di procedere è strutturato su un errore d'impostazione che continua da secoli: ilmetodo riduzionistico d'indagine.
Il sistema attuale di indagine del corpo umano e delle malattie trova le sue radici alla fine del Medioevo, quando, con il Rinasci­mento e l'Illuminismo, si riconobbe finalmente all'uomo il ruolo di protagonista di una ricerca fondata su spiegazioni scientifiche dei fenomeni.
La finalità di questo nuovo modo di procedere è ben espressa dalle parole di Francis Bacon che, nel 1549, disse: "LaScienza moder­na dovrà dominare e controllare la Natura".
L’uomo, giustamente, cominciò a riconsiderare il metodo di indagine scientifica, rifuggendo ogni preconcetto riferibile a dogmi o credenze. Mise in gioco la sua capacità intellettiva e iniziò il cammino della ricerca analizzando tutto l'analizzabile.
Nel campo della Medicina non restava che sezionare e studiare il corpo umano a colpi di bisturi per comprendere nel dettaglio come questo fosse costituito, secondo un metodo d'indagine sempre più riduzionistico.
Il risultato finale è che nella terminologia moderna si annoverano due classi principali legate ai fattori eziologici delle malattie: quelle intrinseche, comprensive di quelle genetiche, e quelle ac­quisite, cioè per eventi infettivi, nutrizionali, chimici o fisici. Nes­sun riferimento all'individuo.
Nel frattempo, per quanto riguardava il fenomeno delle cosiddett­e malattie, l'obiettivo primario rimaneva sempre, e rimane tutto­ra, quello di eliminare i sintomi del dolore e combattere la morte. Il risultato a oggi è che ormai siè arrivati alla dotazione di stru­menti sempre più sofisticati e di alta precisione (TAC, RM, PET, scintigrafia, microscopi elettronici ecc.) che ci hanno portato a osservare sempre più nel dettaglio il corpo umano, sino allo stu­dio del DNA e dei suoi acidi nucleici.
Sul fronte terapeutico si continuano a sfornare farmaci sempre più nuovi e costosi, oppure si ricorre al rimedio estremo dell'in­tervento chirurgico e addirittura microchirurgico.
Ma il concetto di fondo della malattia resta sempre quello dal quale si è partiti:la malattia è un errore della Natura e l'uomo-Medicina deve porvi rimedio.
A buon diritto, oggi, la Medicina ufficiale, con ostentata certezza, definisce "allopatica" la terapia corrente scelta per le malattie, cioè basata sul trattamento “dei contrari con i contrari”; detto in soldoni, si usano le strategie di un combattimento.
Avviene quindi che, curvi sugli strumenti di laboratorio, con gli occhi dentro i monocoli di microscopi sempre più potenti, si continua pervicacemente a ricercare il virus cattivo o la cellula cancerogena - definita maligna - e, quando questi vengono tro­vati in qualche tessuto istologico, si grida al colpevole. Il concetto è ben rappresentato dal simbolo presente sul marchio adottato dall'Associazione per la Ricerca sul Cancro: un grosso microscopio!
La conclusione di questo sistema di indagine è una grossolana, errata, ma inevitabile attribuzione della causa:tutto ciò che si trova è ilcolpevole.
L'allegoria seguente chiarisce perfettamente l'errore di metodo.
Immaginate un extraterrestre che arriva sulla Terra per cercare di capire quale sia la causa degli incendi delle case. La prima volta vede una casa che brucia, e annota che ci sono: i pompieri, forse i proprietari della casa e alcuni curiosi. Poi, per dovere di indagine statistica, si propone di osservare altri cento incendi. Si accorge che cambiano i proprietari, cambiano i curio­si, ma vede che in tutti gli incendi ci sono sempre i pompieri. Al termine della sua indagine, sulla base dei dati raccolti, l'extraterrestre ha la certezza della risposta: chi causa gli incen­di? I pompieri, ovviamente!
I nostri ricercatori usano lo stesso metodo e arrivano alle stesse conclusioni.
Tratto dal libroGrazie Dottor HamerdiClaudio Trupiano, che consiglio vivamente a chi è interessato ad approfondire la conoscenza delle 5 leggi biologiche. L'autore spiega in modo semplice e dettagliato tutte le scoperte di Hamer, aggiungendo le sue esperienze vissute con Lui e i suoi pazienti.
Grazie Dottor Hamer Grazie Dottor Hamer
Un anello mancante nell'evoluzionismo di Darwin: la causa e il senso biologico delle malattie dal raffreddore al tumore... Non ancora per tutti
Claudio Trupiano

Vedilo su il Giardino dei Libri


Grazie Dottor Hamer Voto medio su 51 recensioni: Da non perdere

Tratto da: frontelibero.blogspot.it

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LO STATO EUROCRATE DELLA GRECIA SI SFALDA: DECINE DI SINDACI DANNO LE DIMISSIONI

Pubblicato su 31 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Decine di Sindaci di un Paese distrutto e affamato si rivoltano contro il governo " europeista" di Samaras. La Troika è il vero ed unico responsabile dello scempio della Grecia, e, tra poco, anche di altre Nazioni, compresa la nostra. Il popolo greco, per la sua storia e la sua Tradizione, è un popolo fiero, che non vuole elemosine ma vuole vivere decentemente e con dignità del proprio lavoro. Noi siamo al loro fianco.

La nota positiva, per loro, è che almeno hanno dei sindaci con gli attributi, la nota negativa, per noi, è che non abbiamo dei sindaci ma solo amministratori di condominio.

Claudio Marconi

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ATENE - In segno di protesta contro i licenziamenti dei dipendenti delle amministrazioni comunali che rientrano nell'ambito della drastica riforma del settore pubblico varata dal governo per risanare il bilancio dello Stato, 25 dei 38 sindaci della regione della Macedonia (Grecia settentrionale) si sono dimessi.

I primi cittadini hanno rassegnato le dimissioni con una lettera firmata congiuntamente ed inviata al premier Antonis Samaras, al vicepremier Evanghelos Venizelos e ai ministri competenti, come estrema espressione di salvaguardia delle Autonomie locali.

Nella missiva, tra l'altro, si legge: "Le Autonomie locali, per mezzo di una serie di ordinamenti contrari alla Costituzione, all'istituzione delle Autonomie locali e ai principi dell'Unione europea, subiscono dei colpi umilianti che le portano direttamente alla distruzione".

Secondo il presidente dell'Unione dei Sindaci della Macedonia centrale, Simos Daniilidis, presto seguiranno le dimissioni di altri sindaci che vogliono esprimere cosi' la loro contrarieta' ai tagli dei fondi e agli accorpamenti dei comuni decisi dal governo. Da parte loro, i sindaci di 21 isole greche hanno scritto al parlamento chiedendo ai deputati di non votare a favore di un disegno di legge teso a rendere piu' facili gli insediamenti turistici e che danneggerebbero irrimediabilmente il paesaggio. (ANSAmed).

Tratto da: ilnord.it

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COLPO DI STATO LAMPANTE E STATO DI COLPA EVIDENTE

Pubblicato su 31 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Rebus sic stantibus, anziché denunciare tardivamente il putsch di palazzo, Tremonti e Berlusconi, il cui vittimismo è stucchevole al pari dell’ingiustificata considerazione che hanno di se stessi, dovrebbero spiegare agli italiani perché non opposero nessuna resistenza ai banditi “multinazionali” e finirono per consegnarsi, con le mani legate e senza batter ciglio, al nemico.

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L’ex ministro della Repubblica Giulio Tremonti ritorna sulla famosa lettera degli apostoli della Torre di guardia (Eurotower) ai conti comunitari, il duo Draghi-Trichet, i quali, il 5 agosto del 2011, scrissero all’allora Primo Ministro Berlusconi “intimandogli” di anticipare il pareggio di bilancio dal 2014, così com’era stato pianificato dal governo, al 2013. Quella nota produrrà effetti devastanti nei mesi successivi, tanto che nel novembre dello stesso anno Berlusconi sarà costretto a salire al Colle per rimettere il mandato nelle mani diNapolitano, il quale, con finta afflizione e falsa preoccupazione per le sorti della patria, accetterà le sue dimissioni.

Lettere simili furono mandate anche ad altri Paesi (vedi la Spagna) ma questi si fecero scivolare addosso le minacce e continuarono per la loro strada. Per noi, invece, quel ricatto in forma di epistola si rivelò devastante, sia sotto il profilo della tenuta della compagine ministeriale che sotto quello economico generale. L’accelerazione delle politiche d’austerità, per rendere il bilancio pubblico sostenibile, si voltò in rapina ai danni dei contribuenti ed in uno scossone agli assetti finanziari e produttivi del Paese dal quale non ci saremmo più ripresi.

Ora Tremonti, tornando sulla faccenda, parla di vero e proprio Golpe, seppur dolce o morbido, come si usa in questa fase post-democratica e post-moderna (sono definizioni sue) e, tra le righe, lascia intendere che Draghi, in quell’occasione, si fosse fatto latore consapevole di terze parti, interne ed esterne, le quali, con un piano ben congegnato, intendevano costringere il Cav alla resa politica per imbrigliare Roma e modificare i suoi indirizzi di politica economica

Il fiscalista di Sondrio accenna poi, più esplicitamente, ad un connubio tra forze straniere e quinte colonne interne. Atteniamoci all’evidenza e cerchiamo di essere meno vaghi di lui per capirci qualcosa. Seguiamo l’odore degli affari strategici nostrani che attirano gli sciacalli mondiali su una preda sempre più isolata e sguarnita di difese come l’Italia. Il messaggio di cui sopra porta la firma di un nostro connazionale, italiano di nome e allogeno di fatto, che tempi addietro Cossiga definì “Un vile, un vile affarista…socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana …il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana, quand’era Direttore Generale del Tesoro”, colui che svenderebbe quel che rimane di questa povera patria (Finmeccanica, l’Enel, l’Eni) “ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs”. Cossiga non è mai stato denunciato da Draghi, evidentemente perché in quelle frasi, pronunciate dal Senatore a vita, non c’erano gli estremi della diffamazione, essendo tutto vero o almeno verosimile.

Il progetto dell’ex governatore della Banca d’Italia resta quello di ieri, fare in modo che alla debolezza politica e al caos istituzionale italiano consegua la liquidazione industriale ed economica del patrimonio statale. Per conto di chi agisce Draghi? I macchinatori sono molti, ma possiamo immaginare che dietro a tutto ci siano gli stessi ambienti internazionali per i quali egli ha lavorato in passato e le cricche europee (francesi, inglesi e tedesche) legate a doppio filo alla finanza statunitense. Questo branco di predatori sta separando l’esemplare più debole dagli altri, al fine di immobilizzarlo e spartirsi la ciccia. Abbiamo visto la strana alleanza già all’opera durante il conflitto in Libia, laddove, con il pretesto di abbattere l’ennesimo dittatore sanguinario, si è, innanzitutto, spodestato un potere amico dell’Italia per soffiare ad essa contratti e commesse ed impedire qualsiasi ulteriore sua “espansione” sulla quarta sponda del Mediterraneo.

Per forzare l’Italia a privatizzare le compagnie strategiche non c’è altra via che quella di affrettare la sua caduta nel baratro o, per lo meno, di far percepire l’irreversibilità della situazione di crisi, anche se  la contingenza non è così disperata, in modo che la vendita dei gioielli di famiglia appaia come una necessità ineludibile per salvare il salvabilie. Del resto, anche quest’ultimo Esecutivo di larghe intese, ristrette idee e medesime cattive intenzioni degli altri che lo hanno preceduto ha già annunciato di voler riaprire il dossier dismissioni.

Rebus sic stantibus, anziché denunciare tardivamente il putsch di palazzo, Tremonti e Berlusconi, il cui vittimismo è stucchevole al pari dell’ingiustificata considerazione che hanno di se stessi, dovrebbero spiegare agli italiani perché non opposero nessuna resistenza ai banditi “multinazionali” e finirono per consegnarsi, con le mani legate e senza batter ciglio, al nemico. I registi anti-italiani – se ci sono e, secondo me, ci sono certamente perché questa è un’epoca storica che oggettivamente favorisce il complotto e la diserzione dei singoli e dei gruppi – hanno avuto la meglio perché sulla loro strada hanno incontrano personaggi meschini e arrendevoli che si dichiarano retti statisti durante la bella stagione ma diventano uomini ad angolo retto appena principia la cattiva. Presupposto per la riuscita di un colpo di Stato è lo stato di colpa di chi non lo ha fermato quando doveva e poteva.

Scritto da: Gianni Petrosillo - Fonte: conflittiestrategie.it

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ORBAN: L'UOMO DELLA SOVRANITA' NAZIONALE

Pubblicato su 31 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

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Per chi non l'avesse ancora capito l'Europa sta vivendo il periodo più buio della sua millenaria storia… Il più buio anche perchè il più occultato e mistificato. Insomma viviamo in una prigione totale e molti ancora non se ne rendono conto, plagiati dai media di regime. Tutti i fantasmi che qualcuno pensava fossero stati fugati – sulla scia di testi di storia completamente distorti, falsi ed alterati – stanno prendendo corpo, e sotto le mentite spoglie di agnelli che lavorano per una presunta e miracolistica unificazione europea, i mostri e gli spettri più cupi del passato stanno tornando minacciosamente a galla per una sorta di attacco finale ai popoli. 

 

L'attentato a Viktor Orban, sembra essere unito a un doppio filo rosso con questa tesi, che qualcuno – erroneamente – bollerà come "complottista", ma che alla fine è la pura e semplice realtà dei fatti. Il convoglio che accompagnava il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, in viaggio verso la Balvanyos Summer University, con tanto di poliziotti rumeni a scorta del convoglio, ha subito un gravissimo incidente-attentato. Tra i feriti, il Console Generale ungherese ed altri 4 "suoi fidati uomini". Rimasto miracolosamente illeso il Premier.

 

Negli ultimi giorni, in Ungheria era stato chiuso l'ufficio del Fondo Monetario Internazionale. Sarà stata una strana coincidenza? Per molti no! Sarà una strana coincidenza il fatto che il Bilderberg abbia affrontato il "problema Ungheria" nell'ultimo suo incontro? Certo, vietare gli OGM e puntare sulla rinazionalizzazione della Banca Centrale non sono cose da poco!

 

Ma l'uomo della sovranità e dell'indipendenza per antonomasia, l'uomo che ha osato come detto vietare i distruttivi OGM nel proprio Paese l'uomo che è diventato un esempio e modello per centinaia di milioni di europei schiacciati, sviliti e distrutti dall'usura internazionae e dal golpe masso-mafioso dei poteri occulti che dominano l'Europa, nelle ultime ore ha preso la situazione di petto ed ha parlato alla Nazione in diretta TV.

 

Senza alcun pelo sulla lingua Orban ha esordito parlando del Nuovo Ordine Mondiale e di cosa gli stati devono fare per liberarsi da questo diabolico cancro mondialista, proteso a distruggere non solo le nazioni e le costituzioni, ma le famiglie, "la Famiglia", e gli stessi uomini. Come? Sovvertendo la natura e la società in nome del "progresso"; distruggendo il creato (vedi OGM, per l'appunto) e modificando lo stesso DNA umano; creando debiti fittizi ed inestinguibili e iniziando più o meno in tutto il mondo guerre senza fine e logica. Guerre spacciate per missioni di Pace e missioni per "l'esportazione della democrazia". Cosiddette "primavere". Più simili però a gelidi e taglienti Inverni.

 

Orban nell'occasione ha chiamato a raccolta tutta la Nazione, tutti gli Ungheresi di buona volontà, sono stati chiamati a dare il proprio contributo in termini pratici e di idee per contrastare il male assoluto che vuol distruggere e schiavizzare la Nazione, come fatto già con la Grecia ed in buona parte con Spagna, Portogallo, Irlanda, Cipro, Italia. Orban ha ammonito sul fatto che ogni idea proveniente dal popolo e dagli amici della nazione, dotata di senso pratico e spessore morale e/o legale sarà ben accetta per il governo e diventerà la protagonista principale delle sue politiche, per il bene del popolo. Una sorta di nuovo, fantastico e rivoluzionario modello di università a cielo aperto, libera e aperta come mai.

 

Nella sua compita e puntuale digressione sul pericolo ed il male concreto del Nuovo Ordine Mondiale in via di completamento ha affrontato il tema anche dal punto di vista storico, ricordando agli Ungheresi – accorsi per l'occasione da tutta la Nazione – come nel 1918 il percorso fu segnato dall'ascesa degli Stati Uniti e dal formarsi di nuovi equilibri mondiali, guidati da poteri occulti. Le Guerre mondiali – ha notato in pratica il Prermier - portarono all'instaurazione di un "Nuovo Mondo" in Europa. Non a caso – aggiungiamo – il 1943 fu l'anno del colpo di stato angloamericano ai danni dell'Italia.

 

Nel 1990 – ha poi continuato il Premier ungherese - l'impero sovietico ha cessato di esistere nel mondo bipolare e gli Stati Uniti si sono imposti all'Europa in una posizione dominante. Per il vero – aggiungiamo – il golpe USA-CIA nel Vecchio Continente iniziò con il Piano Kalergi, ancor prima della nascita dell'UE. Orban nel suo intervento ha poi parlato di due principali difetti/errori (orrori) fatali all'Europa di oggi: il centralismo europeista che ha preso in contropiede molti popoli che non immaginavano una tale deriva, nonché il sistema di moneta comune, apripista della cosiddetta "crisi". Beh, non ci resta che gridare: "Forza Orban! Forza Ungheria! L'Italia e gli Italiani ora hanno un modello da seguire. E non esistono più alibi e mezze misure per nessuno! Né per la politica, né per la cosiddetta "antipolitica". A buon intenditor… 

di Sergio Basile

Tratto da Qui Europa

Tratto da: freeondarevolution.blogspot.it

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LETTA DICHIARA DI ESSERE NULLATENENTE: I MISTERI DI CASA NOSTRA.

Pubblicato su 30 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

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Nel 2012, quando era “soltanto” parlamentare, il nipote di Gianni Letta dichiara di avere guadagnato 124mila euro. Nonostante questo reddito faraonico, nonostante sieda su poltrone ricche e prestigiose da ormai un ventennio, il premier – ufficialmente – non ha né automobili, né moto, né barche. Non ha nemmeno immobili, azioni, obbligazioni e altri investimenti. Un francescano.

Forse che Enrico Letta viva in una capanna o in una grotta? Mistero. Eppure, a vederlo,

non sembra abbia condotto una vita così stentata.

Sono i misteri della politica italica. Il popolo se la prende con parlamentari, ministri, assessori, sindaci e consiglieri perché guadagnano troppo e accumulano troppe ricchezze. I politici, dal canto loro, si dichiarano nullatenenti. Una situazione pirandelliana o, se preferite, semplicemente italiana.

Sta di fatto che, in caso di patrimoniale, sarebbero cavoli amari per i normali cittadini che dichiarano anche 1 euro in banca. Il nullatenente Letta, invece, non pagherebbe un centesimo. Poverino.

Fonte: Contro copertina

Tratto da: http://dadietroilsipario.blogspot.it

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ANDREA MAVILLA LE COSE CHE NESSUNO TI DIRA' MAI. GIANFRANCO E I TRE SOLERTI VIGILI URBANI

Pubblicato su 30 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Illustri Agenti, prima che applicaste la legge nei confronti di Gianfranco, avreste dovuto applicare un minimo di buonsenso oltre che una dose di umanità...!
Cari amici, l'uomo che vedete in foto si chiama Gianfranco, 69enne di Roncadelle, paesino alle porte di Brescia. Gianfranco ogni mattina riempie un vecchio zainetto con una dozzina di libri sottratti agli scaffali di casa, dai romanzi alla Bibbia, inforca la sua bicicletta e dopo 8 km di pedalata raggiunge il centro di Brescia, per trascorre le sue giornate in corso Palestro... con la speranza di vendere qualche libro. Brescia, ore 6:55 Giovedì 25 Luglio 2013: Gianfranco é pronto... riempie nuovamente il suo vecchio zainetto e monta in sella, dopo 30 minuti raggiunge corso Palestro, appoggia la bicicletta al muro e tira fuori i suoi libri, senonché dopo circa 40 minuti una pattuglia dei Vigili Urbani si accosta a Gianfranco. "Senta lei" dice uno dei tre vigili urbani, "ha un permesso per vendere i libri"? Gianfranco con un filo di voce risponde: no signore, ma cerco di vendere i libri per sopravvivere fino alla fine del mese, prendo una pensione di 550 euro mensili, ma tra affitto e bollette non riesco a mettere niente sotto ai denti. "Ci dispiace ma lei non può stare qui" ripete il vigile "devo farle una multa di 160 euro per aver occupato abusivamente il suolo pubblico e sequestrarle i libri". Cari amici, Gianfranco è solo il simbolo di una parte dell'Italia che è ridotta veramente in situazioni economiche drammatiche, in totale dissonanza con il denaro pubblico sprecato e male usato, denaro pubblico che potrebbe essere messo a disposizione di quelle povere persone che non hanno cosa mangiare all'ora dei pasti. Gianfranco racconta: «Non è facile chiedere aiuto, ma un’offerta libera per uno di questi libri mi pare più dignitoso che allungare la mano per chiedere alla gente una moneta. Io non avvicino nessuno. Chi vuole si ferma e se è interessato mi offre quel che può». Tanti gli sguardi che cadono indifferenti su quei libri a terra, pochi quelli che gli rivolgono anche una parola e che se ne vanno con un volume sotto braccio. «È dura ottenere qualcosa -ammette Gianfranco-, ma venire in città per me è anche un modo per non deprimermi, per stare in mezzo alla gente, come facevo quando ero giovane e lavoravo come autista o portalettere. Mi piacerebbe avere un lavoro per vivere, potrei fare il guardiano per qualche azienda e sarei disposto a lavorare anche la notte. Mi accontenterei anche di poche ore, quel tanto che basta per arrotondare la pensione che non basta mai». Continua Gianfranco: «Con quello che prendo, al netto dell’affitto e delle bollette, posso permettermi solo un pasto al giorno, che il mio Comune mi offre a 6 euro e mezzo - continua Gianfranco -. Ma negli ultimi mesi ho perso 15 chili e avrei bisogno di riempire lo stomaco un po’ più spesso». Cari e gentili Vigili Urbani, anziché andare in 3 da un povero pensionato il quale tenta di sopravvivere vendendo qualche vecchio libro, perché non andate all'interno dei quartieri malfamati ad arrestare spacciatori, criminali e delinquenti di ogni genere? Illustri Agenti, prima che applicaste la legge nei confronti di Gianfranco, avreste dovuto applicare un minimo di buonsenso oltre che una dose di umanità...! Vergognatevi. @[100001409534393:2048:Andrea Mavilla]
Cari amici,
l'uomo che vedete in foto si chiama Gianfranco, 69enne di Roncadelle, paesino alle porte di Brescia.

Gianfranco ogni mattina riempie un vecchio zainetto con una dozzina di libri sottratti agli scaffali di casa, dai romanzi alla Bibbia, inforca la sua bicicletta e dopo 8 km di pedalata raggiunge il centro di Brescia, per trascorre le sue giornate in corso Palestro... con la speranza di vendere qualche libro.

Brescia, ore 6:55 Giovedì 25 Luglio 2013: Gianfranco é pronto... riempie nuovamente il suo vecchio zainetto e monta in sella, dopo 30 minuti raggiunge corso Palestro, appoggia la bicicletta al muro e tira fuori i suoi libri, senonché dopo circa 40 minuti una pattuglia dei Vigili Urbani si accosta a Gianfranco.

"Senta lei" dice uno dei tre vigili urbani, "ha un permesso per vendere i libri"?

Gianfranco con un filo di voce risponde: no signore, ma cerco di vendere i libri per sopravvivere fino alla fine del mese, prendo una pensione di 550 euro mensili, ma tra affitto e bollette non riesco a mettere niente sotto ai denti.

"Ci dispiace ma lei non può stare qui" ripete il vigile "devo farle una multa di 160 euro per aver occupato abusivamente il suolo pubblico e sequestrarle i libri".

Cari amici, Gianfranco è solo il simbolo di una parte dell'Italia che è ridotta veramente in situazioni economiche drammatiche, in totale dissonanza con il denaro pubblico sprecato e male usato, denaro pubblico che potrebbe essere messo a disposizione di quelle povere persone che non hanno cosa mangiare all'ora dei pasti.

Gianfranco racconta: «Non è facile chiedere aiuto, ma un’offerta libera per uno di questi libri mi pare più dignitoso che allungare la mano per chiedere alla gente una moneta. Io non avvicino nessuno. Chi vuole si ferma e se è interessato mi offre quel che può».

Tanti gli sguardi che cadono indifferenti su quei libri a terra, pochi quelli che gli rivolgono anche una parola e che se ne vanno con un volume sotto braccio. «È dura ottenere qualcosa -ammette Gianfranco-, ma venire in città per me è anche un modo per non deprimermi, per stare in mezzo alla gente, come facevo quando ero giovane e lavoravo come autista o portalettere. Mi piacerebbe avere un lavoro per vivere, potrei fare il guardiano per qualche azienda e sarei disposto a lavorare anche la notte. Mi accontenterei anche di poche ore, quel tanto che basta per arrotondare la pensione che non basta mai».

Continua Gianfranco: «Con quello che prendo, al netto dell’affitto e delle bollette, posso permettermi solo un pasto al giorno, che il mio Comune mi offre a 6 euro e mezzo - continua Gianfranco -. Ma negli ultimi mesi ho perso 15 chili e avrei bisogno di riempire lo stomaco un po’ più spesso».

Cari e gentili Vigili Urbani, anziché andare in 3 da un povero pensionato il quale tenta di sopravvivere vendendo qualche vecchio libro, perché non andate all'interno dei quartieri malfamati ad arrestare spacciatori, criminali e delinquenti di ogni genere?

Illustri Agenti, prima che applicaste la legge nei confronti di Gianfranco, avreste dovuto applicare un minimo di buonsenso oltre che una dose di umanità...! Vergognatevi.

Andrea Mavilla

Tratto da: http://campagnadisobbedienzaciviledimassa.blogspot.it



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FALLACI CONTRO KYENGE: ' STATO DI GUERRA'

Pubblicato su 30 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

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INTEGRAZIONE? – Intimiditi come siete dalla paura di andar controcorrente oppure d’apparire razzisti, non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla Rovescia. Abituati come siete al doppio gioco accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra.

Una guerra che non mira alla conquista del territorio forse, (forse?), ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci…

Distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri… Cristo!

Estratto da: LA RABBIA E L’ORGOGLIO di Oriana Fallaci

Non abbiamo dubbi che se oggi fosse ancora viva, sarebbe sulle barricate con noi contro l’aggressione multietnica alla nostra identità. Non perché fosse ‘razzista’, ma perché è razzismo imporre una non italiana nel governo che dovrebbe rappresentare gli italiani.

Perché, se un ‘negro’ diventa ministro in un paese europeo la chiamano ‘integrazione’, e se un europeo diventa ministro in un paese africano strillano invece il termine ‘colonizzazione’? Non è, questa, schizofrenia intellettuale? Non è, questa, demenza di una sistema nella sua fase ‘senile’?

Ci sono due motivi per i quali la Kyenge non dovrebbe essere ministro della Repubblica Italiana. Entrambi sono sufficienti da soli: è straniera, ed è entrata in Italia violando la legge, da clandestina.

Ma i media se ne fregano. Sono talmente assuefatti dalla propaganda che loro stessi spargono a piene mani, da non essere in grado neanche di proferir parola contro Santa Kyenge: perché è negra. E se sei negro, sei intoccabile.

E qui torniamo alle parola iniziali della Fallaci:

“Intimiditi come siete dalla paura di andar controcorrente oppure d’apparire razzisti, non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla Rovescia”.

Qui ci stanno colonizzando. Questa è un’invasione. Sono già al governo, controllano pacchetti di voti con i quali intimidiscono i politici e gli amministratori. Leggiamo la minaccia del cosiddetto ministro dell’integrazione al Sindaco di Forte dei Marmi:

“La decisione del sindaco di Forte dei Marmi di impedire agli immigrati di operare in spiaggia è la dimostrazione che bisogna urgentemente dare il diritto di voto agli immigrati. Quando questo sarà possibile, vedrete che le cose cambieranno”.

Queste sono minacce che, se accoppiate all’idea di sostituzione etnica degli italiani con i simili della Kyenge – da noi definita ‘genocidio dolce’ – di una gravità inaudita. E nessuno dice nulla. Tanto meno la prostituta del Pd, il Pdl. E, sinceramente, nemmeno la Lega, intontita dalla propaganda e dal terrore di apparire ‘razzista’.

E’ talmente degradato il livello civile e politico, da risultare normale che un ministro straniero entrato in Italia da clandestino prenda le difese di altri clandestini che esercitano un commercio abusivo e foriero di degrado, e minacci il ‘voto degli immigrati’ come clava per abbattere i residui brandelli di ‘legalità’: vogliono il voto per comandare e dominarci.

E a chi si ribella, si invia la Digos, incarnazione moderna di organismi polizieschi. O, nel caso di politici, si inviano minacce mafiose per mezzo stampa:

Kyenge:“Maroni fermi attacchi Lega”
“Gli attacchi delle ultime settimane
espressi dalla Lega Nord nei miei con-
fronti sono ormai inaccettabili”.

Stanno costruendo un regime. Per ora, la Kyenge, utilizza i galoppini del Sistema e gli utili idioti dell’antirazzismo. Ma quando saranno ‘massa critica’ – gli africani – saranno loro ad imporre la ‘sua parola’. E viste le stragi compiute in Congo, non sarà con il voto che lo faranno, ma con i machete.

Stiamo svendendo l’Italia agli immigrati. Una signora che non ha nulla di italiano si permette, urbi et orbi, di dire a italiani da generazioni cosa possono o non possono dire: questo non è tollerabile.

Non ascoltate la propaganda dei media di distrazione di massa. Non chinatevi al loro tentativo di mostrarvi come ‘normale’, ciò che normale non è. E non è normale, che una congolese sia ministro in Italia: non fatevi intimidire dal grido ‘razzisti’ che rincorre chiunque si opponga al ‘dogma’. Sono loro i ‘razzisti’, razzisti contro gli italiani.

Tratto da: identita.com

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PER CHI LAVORA NAPOLITANO, CHE ROTTAMA LA COSTITUZIONE ?

Pubblicato su 30 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

In base alla legge, il presidente della Repubblica dev’essere il massimo garante della Costituzione. Com’è che, al contrario, oggi è diventato il suo rottamatore? Accade da quando al Quirinale siede Giorgio Napolitano. Qualcuno ha osservato che «Napolitano sta cercando di limitare i danni». Davvero? «Altro che limitare i danni, Napolitano è il danno», protesta Aldo Giannuli: «Per molto meno, l’allora Pds stava per chiedere la messa in stato d’accusa di Cossiga per attentato alla Costituzione». Oggi siamo sull’orlo del baratro, se è vero che a cambiare la Carta non sarà il Parlamento, come prescrive la norma democratica, ma il governo, su diretta “ispirazione” del Colle, che proprio per questo ha “spiegato” che l’esecutivo Letta “deve” durare almeno fino al 2015. «E’ arrivato il momento di dire che siamo ad un passo dalla rottura costituzionale e dal colpo di Stato “bianco”», se Napolitano “impone” un presidenzialismo d’imperio per archiviare la Costituzione antifascista che, secondo Jp Morgan, va ormai cestinata perché col suo sistema di diritti“frena il business”.

Chiudendo la porta ad elezioni anticipate a ottobre, scrive Giannuli nel suo blog, Napolitano «ci ha fatto sapere di un patto i cui termini sono ben diversi Giorgio Napolitanoda quelli fatti trapelare nell’immediatezza dell’accordo: allora si parlò di un esecutivo di durata breve, con il compito di cambiare la legge elettorale, fronteggiare l’immediatezza della crisi e poi andare a votare. Poi, man mano, la riforma elettorale è andata scivolando in avanti e si è iniziato a dire che il governo “non ha scadenza” e che si sarebbero dovute fare anche altre riforme istituzionali mettendo mano alla Costituzione». Da lì la nomina del comitato dei “saggi” e la scadenza vera, quella del 2015: il tempo necessario per aggirare l’opposizione parlamentare e imporre la ventilata revisione costituzionale, anche di fronte ai ritardi causati dall’eventuale ostruzionismo degli oltre 200 parlamentari M5S e Sel che potrebbe bloccare i lavori per mesi, «anche perché nel processo di revisione costituzionale non è possibile stroncare l’ostruzionismo ponendo il voto di fiducia al governo». Ma niente paura: il governo avanza un disegno di legge di deroga alle procedure previste dall’articolo 138, riducendo ad un mese l’intervallo, oggi trimestrale, fra le due deliberazioni.

«Che nel processo di revisione della Costituzione abbia voce in capitolo l’esecutivo è una novità assoluta», sottolinea Giannuli. «Questa procedura eccezionale consisterebbe in una sorta di deroga una tantum, per sveltire i lavori finalizzati ad una limitatissima riforma costituzionale, come l’abolizione del voto di fiducia da parte del Senato, così da evitare un blocco come quello seguito alle elezioni di febbraio». Ma, come fa notare su “Repubblica” il costituzionalista Alessandro Pace, la proposta governativa dovrebbe essere approvata con procedura ordinaria, «per cui faremmo passare il principio per cui una legge ordinaria può derogare alla Costituzione», e questo «potrebbe essere ripetuto per qualsiasi altra revisione». Di fatto, avverte Giannuli, stiamo aprendo la porta alla disarticolazione dell’articolo 138, quello che garantisce la piena sovranità del Parlamento in materia costituzionale. Se il problema fosse il semplice superamento delle lentezze dell’attuale bicameralismo, basterebbe Enrico Lettamodificare un paio di articoli, il 94 e l’81. Ma perché allora nominare una apposita commissione di quaranta “saggi”?

«Il dubbio che sorge è che questa specie di Sinedrio debba preparare una revisione organica della Costituzione e che la “deroga” attuale sia solo la legittimazione di ben più sostanziose prossime deroghe», sostiene Giannuli, avanzando il sospetto «che il testo della nuova Costituzione sia già pronto e giaccia in qualche cassetto (della Jp Morgan per caso?)». Attenzione: «Non possiamo tacere che, di fatto, siamo alle soglie di una vera e propria rottura costituzionale: l’articolo 138 fa parte della Costituzione e non può essere modificato con procedura ordinaria». Anzi, proprio per la delicatezza della sua funzione, «è l’ultimo per il quale si possa pensare una procedura tanto disinvolta». La cui regia, dietro le quinte, è proprio di Napolitano: «Tutto fa intendere che la partita della revisione costituzionale – ben oltre che la questione dell’articolo 94 – abbia fatto parte delle trattative che portarono alla rielezione di Napolitano che oggi, infatti, blinda il governo per evitare quelle elezioni che sospenderebbero questo processo così avviato».

Dunque, Letta “deve” durare perché il capo dello Stato vuole che la Costituzione cambi, in tutto o in parte. «Ma dove sta scritto che il presidente della Repubblica possa farsi promotore del cambiamento costituzionale?». Non può essere lui a cambiare la Costituzione, né tantomeno a “rottamarla”. Secondo Giannuli, in teoria Napolitano dovrebbe rifiutarsi di firmare il decreto legge governativo, per palese violazione dell’articolo 138 e quindi della lettera e dello spirito stesso della Costituzione, investendo direttamente la Corte Costituzionale. E magari dovrebbe inviare un messaggio alle Camere per avvertire del carattere anticostituzionale della norma che stanno per varare. «Ma questo non accade e non accadrà, per la Aldo Giannulisemplice ragione che Napolitano è interno al progetto».

Come si è mosso, finora, l’uomo che Kissinger definì «il mio ex comunista preferito»? Negli ultimi quattro anni, continua Giannuli, Napolitano si è premurato essenzialmente di far rispettare i patti internazionali contratti dall’Italia, «per non dire dei patti impliciti rappresentati dai titoli di debito pubblico». Di fatto, più che rappresentare la nazione all’estero, Napolitano «ha piuttosto rappresentato la Ue e la Bce presso il governo e il Parlamento. Una sorta di “commissario agli atti”: e in questa inedita metamorfosi della figura del Capo dello Stato, si sono determinate una serie di alterazioni nei rapporti fra istituzioni della Repubblica». Golpe bianco, dunque, in ossequio ad una “trattativa” segreta per il declassamento dell’Italia, giocata sui tavoli dell’élite finanziaria, al riparo dei media? Mentre la crisi sta stritolando il paese, l’amputazione della Costituzione potrebbe servire a controllarlo meglio, privandolo dell’ultima quota residua di sovranità democratica parlamentare.

Tratto da: libreidee.org

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CRISI, STAMPARE MONETA ? MA PER FAVORE........

Pubblicato su 30 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Discorso differente, è ovvio, sarebbe se la creazione di moneta fosse prerogativa dello Stato, cioè dei cittadini. In quel caso lo Stato potrebbe creare moneta per quanta ne serve. Senza signoraggio. Per le sole esigenze statali di investimenti e di circolazione di beni, merci e servizi. Ma ciò vorrebbe dire tornare a essere sovrani. Tornare a essere padroni della propria vita. E per le oligarchie finanziarie, politiche e predatrici, ciò rappresenta l'orrore allo stato puro. O si pensa davvero che esse lascino tornare libere le popolazioni senza una loro rivolta?

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DI VALERIO LO MONACO ilribelle.com

Che il Partito Democratico, ultima trasformazione di quello che una volta vantava dichiararsi partito dei lavoratori sia diventato da decenni una delle punte di lancia del liberismo e faccia parte esso stesso del problema di cui si vantava di rappresentare la soluzione, è cosa che ormai sanno anche i sassi. Ma che uno dei candidati alle primarie di qualche anno addietro, ovvero Piergiorgio Gawronski, si spenda oggi per sostenere e promuovere soluzioni keynesiane alla crisi è cosa nuova e degna di nota. Secondo il giornalista si deve andare verso direzioni marcatamente neoliberiste. Beninteso, tutta l'impalcatura del dibattito attuale sui grandi media in merito alle possibili soluzioni della crisi oscilla tra le posizioni degli economisti neoliberisti e quelle dei fautori della austerity. Nessuna delle due coglie, o vuole cogliere, il dato di fondo che ha causato la crisi stessa: per trovare analisi in questo senso si deve andare a pescare tra giornalisti, economisti e intellettuali di vario genere che ovviamente non trovano posto nei media mainstream. Ciò che conta, ciò che rimane da fare per tutti quelli che sono costretti loro malgrado a occuparsi di controinformazione è dunque smontare, logica e aritmetica alla mano, le varie cialtronerie che vengono invece divulgate e diffuse (e bevute) in pompa magna in ogni dove. Ora, facendo una estrema sintesi del pensiero che Gawronski porta in giro da tempo, sul Corriere della Sera, sul Sole 24 Ore e anche sul Fatto Quotidiano, quello che l'Italia e l'Europa dovrebbero fare è stampare moneta. Ciò che manca, sostiene Gawronski, non è l'offerta, ma la domanda. Non si spende più perché non c'è denaro. Elementare, si direbbe. E cosa di meglio, per alimentare la domanda, che stampare moneta? Né più né meno che quello che sta facendo la Fed da tempo. Ma soprattutto - e la citazione dello stesso giornalista non è casuale - quello che sta facendo il Giappone. Tokio ha registrato un rialzo del Pil senza precedenti proprio grazie alle politiche economiche eterodosse che ha adottato da tempo. E se, sempre secondo Gawronski «vendere il patrimonio pubblico non serve a nulla» è però vero che «come diciamo noi economisti keynesiani da cinque anni, si può uscire dalla crisi stampando moneta». Ci sforziamo di sorridere per non piangere. Soprattutto perché, e in questo risiede l'aberrazione più importante, egli si lamenta di essere considerato come una sorta di rivoluzionario. Ci troviamo così di fronte alla pietosa situazione, dunque, secondo la quale gli ortodossi sarebbero quelli che vogliono continuare a battere la strada dell'austerità e della svendita del patrimonio pubblico onde pagare i debiti contratti con la speculazione, mentre gli eterodossi sarebbero quelli che spingono invece per politiche economiche folli come quelle della Fed e della Bank of Japan. Le soluzioni sul tavolo sarebbero dunque due. Si continua sulla strada degli ultimissimi anni, dove dopo lo spostamento dei debiti dalle Banche ai bilanci degli Stati, e dunque dei cittadini, si pensa di ridurre il tutto tassando direttamente le popolazioni, oppure si passa direttamente all'illusione suprema di far stampare moneta per alimentare la domanda, far risalire i consumi e quindi continuare a far muovere il meccanismo verso la bolla successiva. Alla fine, stampa oggi e stampa domani, qualcuno inizierà pure a capire che tale moneta non vale nulla. E quando ci si accorge della cosa a livello diffuso, l'inflazione non può che andare alle stelle. Visto che la moneta costa solo la spesa della stampa, cosa volete che siano un milione di euro per un chilogrammo di pane? Ci scrivono in redazione, sempre più spesso, con email piene di domande con il tema seguente: "ma alla fine dei conti, se per far ripartire l'economia, decidono di stampare moneta, a noi cosa importa?". Come dire: vista la situazione attuale, pur di non continuare a sprofondare, si accetterebbe anche l'illusione della moneta virtuale. Tanto cosa cambia? Cambia molto, a dire il vero. Soprattutto per un motivo: che tale moneta, ove si decidesse di stampare a più non posso, non sarebbe "nostra". Non sarebbe dello Stato e dei cittadini, ma continuerebbe a essere di chi la emette come adesso. E dalle nostre parti ciò significa Banca Centrale Europea, ovvero una società privata posseduta dalle Banche che da questa operazione genererebbe introiti personali. E ancora, si solleva da più parti l'obiezione: "e a noi cosa importa? Ovvero, se pure la BCE e i suoi proprietari fanno fortune immense da questa operazione, se alla fine il denaro arriva anche all'economia reale, non è sempre forse meglio della situazione attuale?". No, non è affatto meglio. Perché quella enorme ricchezza privata prodotta dalla creazione di denaro, finisce poi nelle tasche di pochi soggetti. In fondi di investimento enormi. In entità che poi, proprio grazie a tale potenza di fuoco, sono in grado di andare a intervenire nel mondo con attacchi speculativi e razzie di ogni tipo. È come se giorno dopo giorno, pur di continuare ad avere l'illusione di un pezzo di pane, consegnassimo loro munizioni su munizioni da usare a piacimento, quando lo ritengono opportuno, per andare a farci la guerra in ogni ambito che possa metterci in ginocchio. Un solo dato: secondo il Global Wealth Inequality, i miliardari, nel mondo, sono circa 200 persone (o soggetti). Ebbene questi possiedono circa 2.7 trilioni. Più di quanto possiedono 3.5 miliardi di persone. E sono solo dati parziali. Cosa ci fanno, questi soggetti, con tale ricchezza? Guidano le politiche di ogni Paese, guidano i media, guidano la speculazione mondiale, razziano parti fisiche in ogni luogo e le comprano per sé, controllano le ultime risorse energetiche e fondamentali del pianeta stabilendo tariffe per tutti gli altri. In altre parole, comprando il mondo, e controllano le vite di ognuno di noi. Se la stampa di moneta rimane appannaggio di pochi soggetti e non sono invece prerogativa di ogni Stato, dunque di ogni cittadino, l'illusione breve può anche andare avanti e alleviare, dal punto di vista percettivo, la crisi attuale. Ma è come se giorno dopo giorno consegnassimo loro sacche del nostro sangue. A fronte di questa possibilità, quando non anche in accoppiata con essa, come stiamo sperimentando da anni, ci sono invece le politiche restrittive che stiamo vivendo in Europa. Ma il fatto che per ostare a queste si lasci percepire all'opinione pubblica che la strada maestra sia quella della stampa di denaro, inducendo in errore persino alcuni nostri lettori, certamente più informati di altri, è un crimine in piena regola. Discorso differente, è ovvio, sarebbe se la creazione di moneta fosse prerogativa dello Stato, cioè dei cittadini. In quel caso lo Stato potrebbe creare moneta per quanta ne serve. Senza signoraggio. Per le sole esigenze statali di investimenti e di circolazione di beni, merci e servizi. Ma ciò vorrebbe dire tornare a essere sovrani. Tornare a essere padroni della propria vita. E per le oligarchie finanziarie, politiche e predatrici, ciò rappresenta l'orrore allo stato puro. O si pensa davvero che esse lascino tornare libere le popolazioni senza una loro rivolta?

Valerio Lo Monaco> www.ilribelle.com 23.07.2013 Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle” La Voce del Ribelle è un mensile - registrato presso il Tribunale di Roma, autorizzazione N° 316 del 18 settembre 2008 - edito da Maxangelo s.r.l., via Trionfale 8489, 00135 Roma. Partita Iva 06061431000 Direttore Responsabile: Valerio Lo Monaco All rights reserved 2005 - 2008, - ilRibelle.com - RadioAlzoZero.net Licenza SIAE per RadioAlzoZero n° 472/I/06-599 Privacy Iscrizione ROC - Registro Operatori della Comunicazione - numero 17509 del 6/10/2008

Tratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=12119

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L'UOMO CREA VALORE IL PARASSITA SE NE APPROPRIA

Pubblicato su 29 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Prendiamo spunto dalla mail inviata a “ per chiunque ha compreso”, integrandola con un commento ed una mail di Gianni Zurlo di Nuova Era, e ripubblicando un nostro vecchio articolo “ Arrendersi o lottare: a voi la scelta”.

Crediamo sia giunto il momento, non più procrastinabile, di vederci, scambiare opinioni, elaborare una strategia e…..agire.

Sia chiaro nessuno vuole omologare nessuno, le domande che dobbiamo porci sono solamente tre:

1 -stiamo bene insieme

2 -se stiamo bene insieme cosa vogliamo fare

3 -una volta deciso cosa fare come agire per perseguire il nostro scopo

Rimaniamo in attesa di riscontri.

Claudio Marconi

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STRALCIO DI EMAIL RICEVUTA DA ACCADEMIA DELLA LIBERTA'

 

Seguendovi in questi mesi ho imparato tanto, ma soprattutto ho avuto conferma dell'esistenza di un enorme potenziale umano presente sul territorio nazionale, siamo in tanti, consapevoli delle nostre potenzialità, coscienti di poter tracciare percorsi alternativi a quelli imposti dall'alto, e con la voglia di mettersi in gioco. Il “nemico” cerca in tutti i modi di tenercelo nascosto. Le menti libere ci sono, occorre solo un piano d'azione concreto, attuabile da subito, io ci sto e sono pronto a lavorarci. So per certo che nessuno dall'alto ci aiuterà, che dalla politica oggi non possiamo attenderci nulla di buono, perchè li conosciamo, sappiamo da dove vengono, chi ce li manda, e dove vogliono arrivare, non c'è salvezza per noi nei loro piani. Occorre passare all'azione con quello che abbiamo oggi a disposizione, e tralasciare anche di chiedere, o perlomeno smettere di pensare che chiedendo ai governanti ci possa esser concesso ciò che vogliamo, nemmeno a pretenderlo con la forza, nemmeno se fossimo in rapporto 1000 a 1. E' mia opinione che perderemmo inesorabilmente, perchè il “nemico” è preparato a questo genere di attacchi. Occorre piuttosto fregarli su di un terreno sul quale mai si aspetterebbero d'essere attaccati, sul piano delle idee, della creatività, dell'organizzazione, della coordinazione, perchè ci reputano stupidi e incapaci di organizzarci.

Il vostro operato è lodevole, fate un lavoro eccezionale, fondamentale.

Quando si arriva a comprendere il significato di “bene”, di “valore”, di “lavoro” di “denaro” e il rapporto che intercorre fra essi, l'azione diventa conseguenziale.

 

Se si conviene che:

· il “bene” è ciò che si desidera in quanto è conveniente alla natura umana, è utile ad uno scopo, e posseduto rende tranquilli, felici, soddisfatti;

· il “valore” è il riconoscimento del beneficio che se ne trae da un qualsiasi bene, oggetto o azione;

· il “lavoro” è l'attività dell'uomo che implica il dispendio di energie fisiche ed intellettive per raggiungere uno scopo prefissato,

· il “denaro” è al tempo stesso “bene” in quanto è prodotto dal lavoro dell'uomo ed è utile ad uno scopo, ma è anche la rappresentazione del “valore” in quanto è tale lo scopo per il quale è prodotto.

 

(Auriti docet)

 

Possiamo provare a rispondere ad alcune fondamentali domande:

·    Dove è il valore, nel bene o nel denaro?

Nel bene, in quanto se ipotizzassimo l'inesistenza del denaro il bene continuerebbe ad essere utile e desiderabile dall'uomo, viceversa, ipotizzando l'inesistenza del bene il denaro perderebbe ogni valore e significato.

·    Chi produce il valore?

Colui che produce il bene.

·   Chi produce il bene? (L'uomo o la banca?)

L'uomo.

·   Di chi è il valore? (Dell'uomo o della banca?)

Dell'uomo

·   Cosa centra il denaro in tutto questo?

Rappresenta il valore del bene, è un simbolo economico.

 

Riassumendo:

Il valore è il bene,

il bene è frutto del lavoro dell'uomo

il valore è dell'uomo

il denaro rappresenta il valore

il denaro è dell'uomo.

 

Quindi? Io, col mio lavoro produco il bene, che ha valore, in quanto è desiderabile da qualcun altro. Creo beni che scambio con altri beni, non importa quale sia il particolare mezzo o il metodo di scambio, importa che io ottenga il bene, che ci siano beni da scambiare e si trovi un accordo fra le parti. Sembra che questa fondamentale verità sia la chiave per scardinare il sistema, dato che di beni da scambiare ce ne sono a sufficienza, dato che la stragrande maggioranza degli uomini è capace di produrre valore, dato che di lavoro da fare ce ne sarebbe a iosa, perchè farci paralizzare dalla privazione del mezzo di scambio, perchè non mettere in pratica ciò che abbiamo capito? Io sono pronto, da domani stesso, ad offrire il mio potenziale valore in cambio di altro valore al di fuori del circuito dell'euro, possibile che non si riesca a studiare un meccanismo per eludere questa appropriazione indebita del valore? Cosa dovremmo chiedere e a chi, se ciò che ci occorre è già in nostro possesso? Se chi crea il valore è l'uomo? Se mai ci fosse stato un tacito accordo fra governanti e governati, beh è saltato. Il “contratto sociale” è stato violato, siamo legittimati ad agire senza chiedere il permesso a nessuno. Non ho le capacità e le conoscenze per formulare una proposta nel dettaglio, ma in linea di massima, se l'ostacolo alla fruizione dei beni, e quindi al lavoro, è la carenza di denaro in circolo, mi sembra ovvio che dovremmo cominciare a lavorare, produrre valore, scambiare valore, senza l'ausilio del loro denaro, o magari solo in parte tanto per cominciare, coprendo le spese e i costi delle materie prime con la loro moneta, ed inventarci una nuova modalità di scambio per la parte di valore rimanente. Non è detto che si debba per forza stampar moneta, la butto li, si potrebbe creare una banca dati che registri la creazione e le transazioni di valore prodotto dall'uomo, che contenga tutte le prestazioni, i servizi, i prodotti offerti dai partecipanti al circuito. All'interno di questa banca dati si potrà riscuotere, direttamente sotto forma di beni, la parte di compenso spettante per la fornitura del proprio lavoro. Il tutto regolato e garantito dalla stipula di un nuovo “contratto sociale” al quale ogni uomo è libero di aderire. La moneta di scambio potrebbe essere il valore del lavoro dell'uomo. Lavoro in permuta. Una sorta di evoluzione del baratto che permetta al valore di spostarsi nello spazio e nel tempo, in stretto rapporto con l'economia reale. Ma anche no. Discutiamone, studiamo, troviamo il modo e facciamolo, cosa altro abbiamo da perdere?

 

Siamo un popolo di inventori, creativi, abbiamo un potenziale immenso, e permettiamo che tutto ciò venga represso. <<E lo dici a noi?>> direte voi, <<a noi che già lo sappiamo e lo diciamo tutti i giorni?>>. Se mi rivolgo a voi è per farvi presente che io ci sto, ci proverei subito, ne vogliamo parlare? Per come la vedo io non ci occorrono mobilitazioni di massa con mazze e forconi, e nemmeno la comprensione approfondita del funzionamento del sistema da parte di tutti, basterebbe innescare un circuito virtuoso, che funzioni, e con un po' di visibilità aderiranno in massa, senza nemmeno chiedersi perchè la cosa funzioni. D'altra parte in quanti si chiedono come e perchè le loro banche funzionano? L'esperimento di Auriti ci insegna anche questo. Mi rivolgo a voi perchè siete l'unico canale che conosca capace di raggiungere al tempo stesso studiosi, economisti, pensatori, imprenditori, avvocati, legislatori, tecnici, tecnologi, liberi professionisti, associazioni, persone sensibilizzate verso queste tematiche, il miglior pubblico desiderabile, ciò che occorre per elaborare insieme un piano d'azione e una proposta. Altra cosa che reputo importante, e che vorrei rilevare, è la necessità di fare rete tra le aziende e i liberi professionisti italiani, allo scopo di essere più competitivi verso il mercato estero. Ci vogliono un popolo di meri consumatori e distruggono la nostra economia attaccandoci su tutti i fronti, abbandonando interi settori all'oblio, il resto lo facciamo noi con la nostra naturale predisposizione a “farci le scarpe” l'uno con l'altro. So che esistono realtà industriali ed artigianali italiane davvero positive in regioni quali Toscana, Emilia Romagna, dove si fanno delle politiche di sostegno alle imprese, si danno vita a filiere produttive che usufruiscono di tutta una serie di servizi organizzati dalla regione, addirittura sentivo parlare in alcuni casi di condivisione del pacchetto clienti. In altre regioni, specie al sud, non mi risulta presente questo tipo di mentalità. Col mio lavoro ho avuto un po' a che fare con le imprese del sud, grandi potenzialità, tanta creatività, tanta voglia di lavorare, imprenditori instancabili, ma di visione corta. E' vero, il governo non è dalla nostra parte, non ci mettono in condizione di innovarci, a stento si sopravvive, ma, piuttosto che scannarci fra noi per raccogliere le briciole di un mercato interno distrutto, magari potremmo sederci intorno ad un tavolo e condividere qualcosina con gli altri per ottenerne molto di più tutti insieme. Potrei fare moltissimi esempi pratici, ma rimanendo sul vago, una serie di aziende sinergiche potrebbero cooperare per la nascita di filiere, potrebbero finanziare delle ricerche per la progettazione di prodotti innovativi, risolvere problemi comuni ingaggiando tecnici e professionisti, creare consorzi energetici per il fabbisogno interno e locale d'energia, puntare sulla qualità e l'innovazione piuttosto che tentare di fare la concorrenza alla Cina. Certo, possiamo continuare a lagnarci, potremmo dire che in altre nazioni tutto ciò si affronta a livello politico con la pianificazione a diverse scale, e che quindi dovremmo chiedere ai nostri politici di varare un piano industriale. Ma, avendo preso atto dei fatti, onestamente, sarebbe possibile credere ad una tale eventualità? Credo sia l'ora di cominciare a pensarci da soli.

 

La Fiat vuol spostare la sua produzione all'estero? Io officina meccanica, io carrozziere, io fonderia, io industria chimica, io industria elettronica, io ingegnere, io designer, io tappezziere, che faccio? Chiudo? Fanculo la Fiat! Ma abbiamo davvero bisogno della Fiat per fare auto? Mettiamoci insieme, finanziamo un progetto, in tanti si può fare, inventiamoci un prodotto, un marchio, diventiamo una potenza. Non ci sono i soldi? Mettiamoci d'accordo, discutiamone, chi ha denaro mette denaro, chi non ne ha mette lavoro, è un investimento che ogni uno potrebbe fare. Da una parte c'è da affrontare un rischio, ogni impresa è un rischio, dall'altro c'è la possibilità di chiudere se domani la Fiat sposta tutto all'estero. La soluzione politica purtroppo non arriverà, perlomeno a breve, sta a noi inventarci qualcosa, all'interno di quel range di azioni che ancora ci sono concesse. Occorre trovare una soluzione rapida da mettere in pratica per correre ai ripari subito. Ciò che dovremmo chiederci è: con chi e per cosa dovrei collaborare? A chi occorrono le mie competenze? Chi ha i miei stessi obbiettivi, problemi, necessità? Magari qualcuno con le nostre stesse esigenze è a due passi da noi e non lo sappiamo, beh, troviamo il modo di saperlo. Ancora una volta io sono pronto. Sono pronto a sedermi al tavolo con gli altri e ragionare sul da farsi, mettere in gioco il mio potenziale per ottenere qualcosa di più tutti insieme. Discorsi utopici? Di utopica c'è solo la pretesa che qualcuno dall'alto ci aiuti. 

 

Costruiamo qualcosa di concreto qui, per noi, e nel rispetto della dignità umana. Basta fuggire all'estero, che se ne vadano loro. Io ci voglio provare.

 

Spero a presto, calorosi saluti

 

Mail firmata

Fonte: perchiunquehacompreso.blogspot.it


Mail ricevuta dal Movimento Nuova Era

 

Ognuno di noi compie molti sforzi per il fine utile di fare arrivare all'orecchio l'informazione che può cambiare il destino del popolo italiano ed altri popoli, quello che fino ad oggi manca è la collaborazione,, mi sono prodigato tanto per fare il famoso -et pluribus unum - avendo perso ogni speranza, mi chiedo costa così tanto fondare un centro di collaborazione tra tutti i movimenti? a noi di Nuova Era pare proprio di no, oltre a fare denunce, proteste ecc. in modo massiccio ci offre anche una certa tutela, un conto è colpire un movimento che ha presentato una denuncia o protesta un altro conto è colpirne 50 - 100 - 1000 movimenti che aderiscono alla stessa iniz iativa. Un abbraccio da vero fratello, Gianni Zurlo

 

Commento ad un nostro articolo del Movimento Nuova Era

 

Mi rivolgono a tutti quelli che come noi fanno informazione, sappiamo con assoluta certezza che questa battaglia può essere vinta solo con l'informazione, se però nello stesso tempo chi fa informazione non ci stringiamo in gruppi per lo meno collaborare, inontrarsi studiare insieme il da farsi, raccogliere le persone con gli attributi per intrapprendere una via che oltre a diffondere l'informazione può fare in modo di metterci in luce, se l'informazione finisce all'orecchio di quello che continua a dire (vedrai che prima o poi qualcosa succede) non dimentichiamo che alla fine della seconda querra mondiale in Germania morirono otto milioni di persone di fame) con il ricavato di una casa si mangiava una settimana, Per il Movimento Nuova Era Gianni Zurlo Presidente (sempre al servizio del popolo)

 

“ Arrendersi o lottare: a voi la scelta “

La politica, lungi dal costruire un sistema al servizio del popolo, è divenuta uno strumento in mano ai partiti, che la utilizzano a propri particolari fini.

Con il pretesto di una difesa della sovranità popolare, i partiti gestiscono in realtà questa sovranità.

L’attuale sistema rappresenta il trionfo della partitocrazia più totalitaria e sfacciata.

Gli apparati dei partiti, in questi stessi in netta minoranza, detengono la vera sovranità.

Gli organi dello Stato, cominciando dal Parlamento ( espressione della sovranità popolare ), non hanno altra funzione che limitarsi o avallare formalmente, per renderle più vincolanti per i cittadini, le decisioni concertate previamente ed in forma contrattuale dai partiti.

La partecipazione popolare si muta così in subalterna ed illusoria.

Le elezioni non significano altro che una ripetizione di canoni ampiamente scontati.

La partecipazione si trasforma così, nella “ quantità di privilegi” da distribuire tra i diversi partiti e nel legittimare una struttura di potere limitata ai dirigenti dei partiti, a loro volta collegati ( ma sarebbe più opportuno dire asserviti) con le gerarchie tecnocratiche, la finanza e le alte cariche della UE.

La rivolta in queste condizioni si rende necessaria e non più eludibile.

Per questi motivi insistiamo sulla creazione di Unità Territoriali formate da singoli cittadini.

Dobbiamo dire basta a chi si vuole assumere la titolarità e l’esercizio dei nostri diritti personali: non dobbiamo più delegare nessuno.

Le comunità che noi pensiamo debbono essere un tramite tra eletto ed elettore.

Se non iniziamo a ragionare ed agire in questa maniera significa ammettere di aver alzato bandiera bianca, di essersi arresi: significa dire che hanno vinto.

Se volete questo continuate pure a votare e a comportarvi come avete sempre fatto, se non lo volete iniziate ad organizzarvi nelle città, nei paesi, nei borghi, nei quartieri e state in contatto con altre unità territoriali di altri luoghi.

Se questa azione sarà perseguita con caparbia volontà e tenacia un giorno “ i figli ed i figli dei figli potranno dire abbiamo conosciuto degli uomini”.

Claudio Marconi

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