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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IDENTITA' di A.B. MARIANTONI

Pubblicato su 30 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

L’essenza dell’essere, dell’esistere e del divenire dei Popoli-Nazione

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Se dovessi esclusivamente limitarmi a prendere in esame il concetto di identità (dal tardo lat. identitas, -atis, deriv. di idem - formato dal pronome is, ea, id  e dal suffisso dem -  : la medesima cosa) da un punto di vista strettamente letterale (cioè, nel senso di ciò che è identico o uguale), non potrei fare altro che ”dichiarare forfait” e rinunciare immediatamente a pensare e/o a redigere questo articolo.

 

Sarei costretto a rinunciarci, in quanto, da un punto di vista semantico, non essendo possibile separare la nozione di identità da quella di individuazione, dovrei vanamente tentare di far quadrare un “cerchio” che non c’è.

 

Dal greco to auto e/o dal latino idem, infatti, lo stesso, il medesimo, l’identico sono nozioni di ontologia formale (come unum, ens, aliquid, in latino) che difficilmente possono essere utilizzate per focalizzare, inquadrare e/o definire qualcosa di diverso o di distinto da ciò che è perfettamente coincidente, corrispondente e/o conforme ad un qualsiasi originale.

 

Siccome in natura, però, ogni essere umano (quale madre, al mondo, potrebbe di nuovo partorire il medesimo figlio?), ogni animale (equivalente constatazione…) ed ogni cosa (esistono due granelli di sabbia o due fiocchi di neve identici?) sono praticamente unici, originali ed irripetibili, parlare di “identità”, nel senso letterale del termine, sarebbe simultaneamente un’assurdità, una contraddizione ed un paradosso… Tanto più che - nella sfera dell’umano in particolare - nessuno può sperare di essere esattamente identico a sé stesso. Nemmeno - suppongo - attraverso un artificiale o artificioso processo di perfetta clonazione clinica !

 

Tra un originale ed un clone - se l’uno, ad esempio, legge Topolino e l’altro Le Monde - su quale base scientifica si potrebbe effettivamente continuare a considerarli identici?

 

Se, invece, scelgo di prendere in conto la parola identità da un punto di vista estrinsecamente esegetico o interpretativo – esaminandola e valutandola, cioè, come peculiarità generale o, se si preferisce, come generica e riassuntiva similarità, affinità, compatibilità, adattabilità, conciliabilità, tollerabilità, ecc. (che, in definitiva, sono le accezioni più comunemente ritenute ed utilizzate nel nostro tempo) - allora, il significato ed il senso di questo vocabolo possono essere senz’altro focalizzati, inquadrati e/o definiti, e la discussione in merito, a sua volta, agevolmente intavolata e sviluppata.

 

Per cercare, dunque, di non incorrere puerilmente nelle contraddizioni in termini che – come abbiamo visto – potrebbero automaticamente conseguire o risultare dal significato e dal senso letterale di questa parola, quale potrebbe essere, ad esempio, la definizione tipo (nel senso weberiano del termine) che si potrebbe attribuire o conferire al concetto di identità?

 

A mio avviso, potrebbe essere questa: Essere ciò che si è, ed esserne coscienti e degni.

 

Naturalmente, per poterne essere coscienti, bisogna assolutamente sapere chi si è realmente (lo gnôti sauton  o “l’apprendi a conoscere te stesso” degli antichi Greci). E per scoprire chi si è e, quindi, tentare di poterne in qualche modo essere degni, è indispensabile indagare, accertare e conoscere da dove si proviene e/o da dove si scaturisce.

 

Come tutti sanno, infatti, se si è informati e/o si ha coscienza da dove si viene o si sopraggiunge, si può ugualmente immaginare, intuire e/o preconizzare dove si possa andare o ci si possa rendere. Se invece si ignora da dove si proviene o da dove si parte - oltre a non potere assolutamente essere in condizione di poter stabilire un qualunque coerente o ragionevole itinerario - non si riuscirà mai ad andare in nessun posto. E questo, per l’elementare e comprensibile ragione che ovunque ci si possa dirigere, in definitiva nessuno potrà mai sperare di potere realmente raggiungere una qualsiasi destinazione ! 

 

L’identità dei Popoli europei

 

Questa lunga e circostanziata introduzione per dire che se oggi ci poniamo il problema dell’identità dei Popoli europei, questo vuole dire che - ai nostri occhi - i soggetti umani che attualmente  li formano, li compongono o li rappresentano, hanno un’oggettiva difficoltà - da un punto di vista etnico, culturale e storico – ad auto-distinguersi o ad auto-differenziarsi nettamente (ed, ugualmente, a farsi esplicitamente riconoscere o sceverare) da altri soggetti umani che a loro volta, invece, appartengono inequivocabilmente ad altre precise e caratteristiche Società umane, ad altri particolari Popoli o ad altre specifiche Nazioni.

 

Che cos’è una Società umana?

 

Dal latino societas, -atis (deriv. di socius, ii, cioè, socio, compagno, camerata, confederato), una Società umana è un'associazione di esseri unici, originali, irripetibili e complementari, gli uni, in generale, utili agli altri e viceversa, nonché cosmicamente ordinati (o almeno, così era nelle prime manifestazioni della Polis greca e/o della Civitas romana), all'interno di una spontanea e naturale scala gerarchica di valori, di attitudini, di competenze e di responsabilità. Una scala gerarchica, all’interno della quale era impensabile che non si potesse fare una doverosa e salutare distinzione tra l’autoctono, il meteco, l’ospite straniero ed il barbaro; tra l’uomo libero, il servo e lo schiavo; tra il cittadino e il non-cittadino; tra il buon cittadino ed il cattivo cittadino; tra il cittadino naturalizzato, l’ex cittadino (colui, cioè, che era decaduto o che era stato privato della sua cittadinanza), il cittadino proscritto e quello ostracizzato.

 

Che cos’è un Popolo?

 

Dal latino populus, i, un Popolo è una Società umana che possiede origini, lingua, tradizioni, storia e ordinamenti comuni. Questo, sia che si tratti di un Popolo sedentario (un Popolo, cioè, che è stabilmente e/o tradizionalmente stanziato su un determinato territorio), sia che ci si riferisca ad un Popolo nomade (un Popolo, cioè, che ha scelto di fissare saltuariamente la sua dimora in luoghi diversi, spostandosi ciclicamente all’interno di una certa area geografica).

 

Che cos’è una Nazione?

 

Dal latino natio, nationis (nascita, estrazione naturale) - a sua volta scaturito dal participio passato del verbo nascor, nasceris, natus (a, um) sum, nasci (nascere, essere generato; derivare, discendere) che, a sua volta ancora, aveva preso origine dall’arcaico gna-scor, gna-sceris, gna-tus (a, um) sum, gna-sci, dalla cui radice, gen / gna (ger, na), si erano formati i vocaboli genitalis, e (genitale, riguardante la generazione, la nascita), genitor, genitoris (colui che procrea, genitore, padre, origine, causa), genetrix, genetricis (genitrice, madre), gens, gentis (famiglia, casato, razza, popolo), genus, generis (stirpe, schiatta, lignaggio), ecc. – una Nazione, come precisa il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, è “l’insieme di genti legate da comunanza di tradizioni storiche, lingua, costumi, ed aventi coscienza di tali comuni vincoli”.

 

Se i nostri Popoli europei - come si cerca invano di convincerci (per farci più facilmente trangugiare la “pillola” della Società multietnica e multiculturale - ed aggiungerei, inevitabilmente multirazzista… - che ci viene soggettivamente ed arbitrariamente imposta dall’attuale sistema liberista-mondialista-globalista, per motivi strettamente economici) - sono attualmente larisultantedi una serie dimiscuglietnici, culturali e storici che si sono susseguiti negli ultimi 3'000 o 4’000 anni, questo non vuole affatto dire che essi - nel corso della Storia - non abbiano mai avuto una loro qualunque origine o una loro qualsiasi genesi.

 

Dal latino origo, originis, l’origine è semplicemente la nascita, la provenienza. E dal greco génesis -e`os o dal latino genesis –is, la genesi è l’origine, la generazione, il processo di formazione che ha preso naturalmente stimolo, impulso ed evoluzione dalle insondabili ed inenarrabili circostanze e vicissitudini della vita e della Storia, e/o dagli inaccertabili ed incoercibili capricci della tychè (la sorte, il caso).

 

Il concetto di Innata Societas

 

Quale è, dunque, l’origine naturale e spontanea dei nostri Popoli europei?

 

Come possiamo facilmente dedurlo dalle lapalissiane nozioni di Società umana, di Popolo e di Nazione che abbiamo appena finito di percorrere e di verificare, i Popoli europei (come d’altronde l’insieme degli altri Popoli naturali del mondo), in origine – indipendentemente dalle loro “varietà antropologiche” e, nel caso specifico, dall’eventuale e scientifica localizzazione della Urheimat – erano semplicemente dei Popoli-Nazione. Dei Popoli, cioè, che – essendo individualmente e/o collettivamente coscienti di possedere, in comune, alcuni elementi essenziali di aggregazione civile e politica, come la lingua, la cultura, l'origine etnica e/o storica, i costumi, le tradizioni ed, eventualmente, la religione (intesa, naturalmente, come espressione e/o compendio di ancestrali e radicate credenze popolari e/o instrumentum regni di Polibio) – formavano delle originali e distinte Societas che, a loro volta, erano portatrici visibili e tangibili di una particolare e ben individuata Civiltà.  

 

Dal latino civilitas, -``atis, infatti, la parola Civiltà – oltre ad essere generata dalla radice civi  (che racchiude in sé l’idea di civis, civis o cittadino o libero membro di una  libera, indipendente e sovrana Civitas o Città Stato o Nazione) ed a derivare direttamente dal sostantivo civili, e,  che può significare, civile, politico, umano – tende a condensare in sé, nonché ad estrinsecare ed esplicitare, il significato ed il senso dell’insieme degli aspetti spirituali, sociali e materiali dell’essere, dell’esistere e dell’agire o dell’operare di una precisa e caratteristica Società umana, di un determinato Popolo e/o di una specifica Nazione.

 

I Popoli-Nazione, dunque, rappresentavano (e rappresentano) – con tutte le loro possibili ed immaginabili varianti politiche, economiche, sociali e culturali interne – un modello naturale e spontaneo di aggregazione umana e di coesione civile e politica che possiamo benissimo definire una “Innata Societas” o Società tradizionale (dal latino traditio, atto di trasmettere che, a sua volta, deriva dal verbo tradere, far passare, consegnare, affidare, rimettere ad un altro…), autentica e naturale. Una società, cioè, che - per essere, esistere ed agire o operare - non aveva (e non ha) assolutamente bisogno di nessuna costruzione o elaborazione intellettuale, né di nessuna finzione ideologica, politica, giuridica o amministrativa.

 

Attenzione: non nel senso che i Popoli-Nazione non avessero una loro Weltanschauung particolare, oppure dei loro riferimenti culturali, un loro modo di interpretare la realtà, una loro scala gerarchica di valori e/o una loro ideologia.

 

Tutti i Popoli-Nazione del mondo hanno posseduto, ad un certo momento della loro evoluzione storica, un loro corpus culturale, ma quest’ultimo ha fatto sempre seguito al loro naturale e spontaneo processo di aggregazione umana e di coesione civile e politica, che altro non era (ed è) che la giustificazione post eventum di quanto le loro individuali Societas erano già state in grado di edificare o di realizzare.

 

Gli esempi della Storia

 

L’esempio più lampante, in proposito, ci viene offerto dall’insieme delle “visioni o concezioni dell’uomo, della società e del mondo” che sono state espresse o manifestate dai differenti Popoli-Nazione del mondo, nel corso delle diverse epoche storiche.

 

Chi potrebbe affermare e dimostrare, ad esempio, che i Sumeri abbiano incominciato ad aggregarsi ed a costituirsi come Società umana, come Popolo e come Nazione a partire dalla divulgazione dell’Epopea di Ghilgamesh? I Babilonesi, dalla diffusione dell’An-Anum? I Popoli Mesopotamici, dalla propagazione dell’Enuma Elis? Gli antichi Egiziani, dalla pubblicazione degli Insegnamenti, dei Testi sacri e/o del Libro dei morti? I Greci, a partire dalla composizione dell’Iliade e dell’Odissea di Omero? I Romani, dall’apparizione dall’Eneide di Virgilio? I Germani e gli Scandinavi, dalla volgarizzazione degli Edda? I Gallo-Celti, dal momento della nascita della Leggenda di Avalon? I Frisoni (o Fryas), dall’epoca della compilazione degli Oera Linda (o «Ura Linda»)? I Norvegesi, i Danesi e gli altri Popoli Nordici, dalla formulazione delle Saga? I Finlandesi e gli Estoni, dall’inizio delle declamazioni del Kalevala e del Kalevipoeg? I Lettoni, dalla compilazione delle Dainas?  I Lituani, dalla prima recitazione dei Dainos? I Russi, dalla prima narrazione dei Byliny?

 

Chi potrebbe sostenere e documentare che l’antico Popolo Ariano dell’India - come Popolo-Nazione - abbia incominciato ad essere, esistere, agire o operare, a partire dai Veda, dal Mahabharata, dal Ramayana, dalle Upanishad  e  dalla Baghavad-gîta? I Cinesi, a partire dai Ging attribuiti a Confucio, dai Lunyu di Zhu e/o dal Daodeging (o Tao Teu Tsing) imputato a Lao-Tsè? I Giapponesi, dal Koigiki e dal Ginno shoto-ki, nonché dal Nihon shoki, dall’Heike monogatari, dallo Gindaiki e/o dall’Engi-shiki? I Vietmaniti, dal Thien Uyen tap anh e/o dal Viet dien u linh tap? I Coreani, dai Samguk sagi? I «Malesi», dall’Hikayat Hang Tuah? I Popoli precolombiani dell’America Latina, dall’Huehuetlatolli, gli Scilam Balam ed  il Popol Vuh? I Tibetani, dal Gesar? I Mongoli, dal Geser? I Camerunesi ed i Gabonesi, dal Mvet Ekang?

 

Nessuno potrebbe pretenderlo!

 

La nascita della Simulata Societas

 

Eppure, ad un certo momento della Storia dell’umanità, si è incominciato ugualmente a sostenere il contrario: cioè, che le Società umane, i Popoli e le Nazioni potessero parimenti nascere e svilupparsi a partire da una semplice costruzione intellettuale (probabilmente animata da monoideismo e/o monomania)… O, se si preferisce, da una contro-Weltanschauung completamente iconoclasta e sovversiva della Storia e della realtà: una visione o concezione dell’uomo, della società e del mondo, cioè, che tende a ribaltare diametralmente i termini dell’equazione umana e dell’assetto naturale del mondo,  in quanto pretende imporre una visione delle cose che lascia direttamente o indirettamente credere che il reale delle nostre naturali percezioni,  è sempre e comunque irreale, e che l’irreale o l’immaginario delle sue soggettive ed arbitrarie descrizioni o costruzioni intellettuali,  è la vera realtà.

 

E’ il caso, tra gli altri, delle Gatha dei Mazdeisti; dell’Hamifla Humfley Torà degli Israeliti (o Pentateuco); delle Tripitaka, del Saddharmapundarika Sutra e/o delPraginaparamita dei Buddisti; dei Vangeli dei Cristiani (o Nuovo Testamento); del Corano dei Musulmani; del Granth Sahib dei Sikh; del Tirumurai, del Tirumurukarruppatai e del Tiruvacakam dei Tamul; del Bayan, del Kitab-E-Hukkam  e/o del Kitab al-aqdas dei Baha’is.

 

Per quei diversi e distinti (ma senz’altro simili o equipollenti) “corpus culturali”, l’uomo non è mai quello che è in natura, ma quello che i loro testi vorrebbero che fosse o pretendono che dovrebbe essere!

 

Identica constatazione, per quanto riguarda la società ed il mondo.

 

Anche in questo caso, insomma, per quei “corpus culturali”, il mondo e la società nella quale viviamo, non sono ciò che sono nella realtà, ma ciò che le loro teorie vorrebbero che fossero o pretendono che dovrebbero essere…

 

Le rispettive e parificabili contro-Weltanschauung che ne sono derivate, infatti - pur non spiegandoci mai razionalmente, come potrebbe fare un cavallo a diventare realmente una gazzella, o una patata a trasformarsi concretamente in un pomodoro - hanno incominciato a pretendere che l’uomo - attraverso l’adesione incondizionata ai principi ed ai valori assoluti ed indiscutibili della fede che le loro opere veicolano e/o suggeriscono - potesse diventare qualcosa di diverso da ciò che effettivamente è in natura. E per rendere logica ed accettabile quella loro astrusa ed artificiale equazione, hanno operato un sistematico rovesciamento o ribaltamento di nozioni e di concetti nei confronti della quasi totalità dei principi e dei valori che, sin dai primordi, erano stati all’origine della naturale e spontanea aggregazione umana e della formazione e costituzione dei diversi Popoli-Nazione del mondo. Principi e valori che avevano ugualmente rappresentato lo stimolo, il cemento e la principale architrave di supporto, sia per la coesione civile interna di quelle popolazioni che per le loro specifiche e variegate forme o modelli di espressione culturale e civile e/o di organizzazione politica.

 

Quel rovesciamento o ribaltamento di principi e di valori della «Società tradizionale» ha cominciato a farsi strada ed a minare in profondità il significato ed il senso culturale, civile e politico della parola Societas, a partire dal concetto di “Comunità ideologica”.

 

Dal latino comunitas, -atis, e dal greco idéa (aspetto, apparenza, forma) e logos (discorso, ragione, conto, proporzione), una “Comunità ideologica” è un sodalizio umano che – indipendentemente dalla lingua, la cultura, l’origine etnico-storica, i costumi e le tradizioni particolari dei suoi membri – tende a formarsi e/o a costituirsi a partire da una idea; oppure, da una soggettiva ed arbitraria costruzione intellettuale e/o da un’unilaterale descrizione o interpretazione della realtà; o ancora, da una visione parziale e partigiana dell’uomo, della società e del mondo; ovvero, da una pretesa o presunta rivelazione d’ordine divino.

 

Chi decide di aderire a quel genere di “Comunità”, lo fa esclusivamente a titolo individuale o personale, senza altro legame iniziale, con gli altri membri del medesimo sodalizio, che quello di un credo comune o di una comune percezione e/o interpretazione (effettiva o presunta) di un’idea e/o di una costruzione intellettuale e/o di una descrizione o interpretazione della realtà e/o di una visione dell’uomo, della società e del mondo e/o dei termini di una specifica rivelazione.

 

Un altro caso di figura possibile, potrebbe essere quello di un gruppo di persone che – all’interno di una medesima Società o appartenenti, in origine, a diverse Società affini o estranee, concordi o antagoniste – decide di riunirsi, coalizzarsi ed organizzarsi, in quanto ha constatato che ognuno di loro possedeva  comuni punti di vista, comuni idee, una comune visione delle cose, una comune fede, una comune etica, comuni interessi, comuni preferenze, comuni predisposizioni, comuni stili, comuni consuetudini di vita, ecc.

 

In tutti i casi, si tratta di persone che, a partire dalle loro idee (simili e condivise), scelgono volontariamente di formare un «raggruppamento umano», prendendo principalmente in conto la loro scelta ideologica e/o il loro comune denominatore filosofico, dottrinale e/o esistenziale.

 

Questo, che cosa vuole dire?

 

Vuole dire che non abbiamo più a che fare con una Societas di tipo tradizionale, ma con una factio, factionis, un pars, partis o una secta, ae (cioè, una fazione, un partito  o una setta) che tende ad aggregarsi, ad esistere e ad operare all’interno di una medesima società (oppure, a costituirsi, esistere, agire o operare transnazionalmente, magari in chiara ed aperta opposizione o contrasto con la “Innata Societas” d’appartenenza), indipendentemente dall’origine etnico-storica, dalla lingua, dalla cultura, dai costumi e dalle tradizioni dei suoi singoli adepti.

 

E’ ciò che io considero - con tutte le sue possibili ed immaginabili varianti politiche, economiche, sociali e culturali interne - il modello artificiale di aggregazione umana e di coesione civile e politica che mi permetto di definire “Simulata Societas” o Società antitradizionale, fittizia ed innaturale.

 

Contrariamente alla “Innata Societas”, questo tipo di sodalizio umano - per potersi realmente costituire ed essere parimenti in grado di esistere, di agire o di operare, e di durare nel tempo - ha necessariamente bisogno di tutta una serie di finzioni ideologiche e di artifizi politici, sociali e culturali che non hanno (anche quando, esteriormente e apparentemente, riescono ad imitare le Società tradizionali…) nessuna correlazione, né attinenza, con i motivi naturali e spontanei di aggregazione umana e di coesione civile e politica che caratterizzano invece i diversi Popoli-Nazione del mondo.

 

Una “Simulata Societas”, infatti, per potersi effettivamente costituire e concretamente strutturare e funzionare, ha sempre ed invariabilmente bisogno di:

 

1. un iniziatore ideologico, animato da una fede, da una credenza, da una certezza, da una convinzione, da un interesse, da una capacità o da una volontà specifica;

 

2. un principio apertamente innovatore o apparentemente rinnovatore o falsamente assertore e difensore dei principi e dei valori che determinano e caratterizzano le società naturali e spontanee;

 

3. un modello ideale di aggregazione e di coesione umana, sostitutivo o surrogativo di quello proposto in natura dalle diverse «Società tradizionali»;

 

4. una maniera pratica di attirare, aggregare e compattare le diverse genti che una specifica teoria vuole raggruppare, inquadrare o omologare all'interno di un nuovo gruppo umano, differente e/o indipendente da quello tradizionale;

 

5. un dogma (politico, economico, sociale e/o religioso) assoluto ed indiscutibile, un postulato, un assioma ideologico o teologico, una verità acquisita (ma non dimostrabile), uno schema (pseudo-scientifico o pseudo-spirituale), uno scopo (ideale o concreto) o un progetto (teorico e/o pratico) che, in definitiva, non sono altro intrinsecamente che delle semplici riduzioni ortogonali o degli scorci partigiani e parziali della realtà tutta intera;

 

6. una contro-Weltanschauung, una “Dottrina specifica” (politica, economica, sociale e/o religiosa), una “Costituzione”, uno “Statuto”, un “Programma”, un “Contratto” (politico, economico, sociale e/o religioso) e/o delle “Regole di adesione” e di “condotta” (politiche, economiche, sociali, giuridiche e/o religiose) relative al comportamento interno ed esterno del nuovo gruppo umano;

 

7. un quadro o un ordinamento organizzativo ed operativo (politico, economico, sociale, giuridico e/o religioso), un organismo di accoglienza e di inquadramento, una struttura istituzionale, la cui esistenza e persistenza nel tempo, deve essere sistematicamente garantita da una continua e costante capacità di persuasione (come il carisma, la coerenza del discorso, l'inalterabilità e l'indiscutibilità dei dogmi, l'indimostrabilità dei miti o delle certezze evocate, l'incontrollabilità o non verificabilità delle promesse tenute, ecc.) e da una continua e costante capacità di coercizione psicologica e/o fisica, come la minaccia, il ricatto, la riprovazione morale, il rigetto civile e/o politico, la condanna e/o la sanzione giuridica o amministrativa.

 

Come sappiamo, quel “modello associativo” - dopo avere preso origine in un’area geopolitica che era completamente estranea a quella europea; essere scaturita da fonti culturali che niente avevano a che fare o a che vedere con la civiltà greca-latina-celtica-germanica-iberica-illirica-ugrofinnica-slava-ecc.; avere progressivamente trasmigrato e fissato la sua dimora ideologica e pratica nei nostri paesi - è riuscito ad affermarsi e ad imporsi su tutto il nostro Continente (ma anche su altri…) ed a diventarne il modello dominante.

 

Quel “modello”, è riuscito ad imporsi per due ragioni:

 

grazie al monopolio culturale instaurato in Europa – per più di 1'700 anni – dalla contro-Weltanschauung giudeo-cristiana dapprima, e da quella giudeo-cristiano-musulmana in seguito;

 

grazie alla laicizzazione delle suddette contro-Weltanschauung che è stata operata nel tempo (dal XVII° secolo ad oggi), dalle diverse e variegate ideologie anti-tradizionali che hanno dato origine alla Massoneria, all’Illuminismo, alla Rivoluzione francese, alla Rivoluzione americana, al concetto di Stato-Nazione  ed a quello di Dominion, all’Imperialismo, al Colonialismo, al Liberalismo, al Marxismo, all’Internazionalismo, alla Rivoluzione bolscevica, al Mondialismo, all’alter-Mondialismo, alla Società multietnica e multiculturale, ecc.

 

Come precisa Julius Evola, “vi sono malattie che covano a lungo, ma si palesano solo quando la loro opera sotterranea è quasi giunta al termine”.

 

Inutile meravigliarsi…

 

Dobbiamo, dunque, sorprenderci, se la Politica – dal greco politichè (o arte della Polis o della Città-Stato e, per estensione, l’arte o la tecnica degli affari pubblici e del governo delle genti) – da interesse generale di una società, nei confronti, nei riguardi o nell’indifferenza di un’altra società, è diventata, il mio interesse di parte contro il tuo, il tuo contro il mio, il nostro contro il loro, il vostro contro il nostro o contro il loro e così via, tutti facenti parte della stessa società?

 

Dobbiamo stupirci, se l’Economia» - dal greco oikonomia (o arte del ben gestire o del ben amministrare; in ogni caso, del non sprecare, del non sperperare o del non scialacquare; oppure, se si preferisce, del non dilapidare o del non dissipare impunemente) – da interesse economico generale del mio Popolo o della mia Nazione, al quale dovrei ogni volta ispirarmi, per esprimere o manifestare il senso dei miei affari, si è trasformata nel fare i miei affari, ignorando, contrastando o sopraffacendo l’interesse economico generale del Popolo o della Nazione di cui faccio parte”?

 

Dobbiamo sbalordirci, se il Sociale - dal latino socialis, e (lo spazio fenomenologico che emerge dalla sodalitas e l’oggetto e la risultante del vinculum che tende a scaturire dai mutui rapporti o dalle interrelazioni che possono esistere tra i diversi socii di una medesima societas); è ciò che gli antichi Greci, senza conoscerne il vocabolo, assimilavano simultaneamente alla nozioni di pratica quotidiana e reciproca del senso dell’onore, del dovere e del sacro (aidos), di reciproca solidarietà (filallelian) e di complementare e mutua amicizia (filìa alleloisin) nel contesto della Polis o della koinonia polikè, per cui tendevano a considerare tutto ciò che riguardava la sfera del sociale come l’arte di stare insieme per stare bene (politikos bios) – da spazio di autocoscienza collettiva che, collettivamente alimentato, permetteva ad ognuno di essere, di esistere e di ricevere, senza per altro doversi mai umiliare o genuflettere nei confronti di nessuno, si è trasfigurato in una specie di gioco del Risiko, all’interno del quale, nella speranza di essere e di esistere, cerco semplicemente di prendere quel che posso prendere (o ciò che mi viene concesso di prendere) e rifiuto sistematicamente di dare o faccio invariabilmente finta di non potere dare ciò che invece potrei senz’altro dare o sicuramente offrire o condividere”?

 

Dobbiamo sbigottirci, se la Cultura - dal latino colo, is, colui, cultum, colere (è ciò che per i Greci era la paideia, cioè l’arte di migliorarsi o di raffinarsi, per valorizzare la propria naturakalokagathía – e per meglio raffinare e migliorare quella degli altri membri della medesima Polis) – da orgoglio di ogni membro del mio Popolo di sentirsi, allo stesso tempo, radice e frutto, padre e figlio, maestro ed alunno delle migliori opere, del miglior sapere e dei migliori ingegni della mia Civiltà, si è tramutata nello sterile vanto della mia individuale conoscenza, nei confronti del mio Popolo ignorante”?

 

Dobbiamo sgomentarci, se gli pseudo-pedagoghi del nostro tempo, per dispensare l’educazione scolastica ai nostri figli o ai nostri nipoti, piuttosto che ispirarsi al verbo latino educo, is, eduxi, eductum, educere (trarre, tirar fuori, condur fuori, estrarre nel senso di fare emergere o di fare uscire allo scoperto o di mettere in luce le innate qualità e capacità dell’allievo, per poterle pedagogicamente affinare, ingentilire e valorizzare nel contesto di un’istruzione mirata e personalizzata che corrisponda ad un reale insegnamento specificatamente destinato a degli esseri umani), preferiscono indolentemente e correntemente riferirsi al verbo educo, as, educavi, educatum, educare che vuole semplicemente dire: educare, allevare, istruire, nel senso di addestrare, allenare o ammaestrare dei semplici animali?

 

Dobbiamo strabiliarci, se la Gerarchia - dal greco ierarchès (hieros, sacro, e arkia, comando = ordine sacro), la gerarchia era un ordine politico, sociale, religioso e morale composto di qualità e di capacità individuali e collettive, nonché di dignità, di competenze e di responsabilità particolari che tendeva invariabilmente a manifestarsi, a costituirsi ed a concretizzarsi dal basso verso l’alto, prendendo a modello la complessa ed innata armonia della disposizione cosmica (in altri termini, era un ordine senza allineamenti geometrici, nel quale il concetto di migliore in senso assoluto, globale e definitivo, non esisteva affatto; il responsabile designato di un qualunque campo di attività, era semplicemente colui che era stato scelto ad hoc dai pari di quella comunità, in qualità di primus inter pares; quest’ultimo, insomma, era un primus a cui era stato affidato un mandato imperativo e pro tempore, volto esclusivamente a risolvere un problema specifico e contingenziale, essendo egli considerato, in quel campo di attività, dalla sua koinos bios o dalla sua societas, come il più abile, il più esperto, il più valido, il più capace e/o il più competente; risolto il problema per cui era stato elevato alla dignità suprema di quel campo specifico, quel primus ridiventava uno dei pares, ed altri, al suo posto, venivano designati a quella funzione, semplicemente per tentare di risolvere, a loro volta, gli eventuali ed imponderabili problemi del momento di quella Polis o di quella Civitas) – da ordine naturale e spontaneo, organico e differenziato, centripeto e piramidale, è contraddittoriamente diventata un ordine soggettivo ed arbitrario o una specie di ordine mafioso? Un “ordine”, cioè, che viene esclusivamente dall’alto e che tende a costituirsi ed a concretizzarsi a partire da un “promotore” o da un “leader” che, a sua volta, oltre a ritenersi un “tuttologo”, si considera soggettivamente ed arbitrariamente “al di sopra dell’insieme delle parti”.

 

Dobbiamo ancora chiederci, come mai un Danese, un Inglese, un Tedesco, un Polacco, un Cinese, un Italiano, ecc., che decidono di trasferirsi negli Stati Uniti, di aderire all’ideologia di quel paese e di pagarvi le tasse, possano tranquillamente considerarsi degli “Americani”? Oppure, un Inglese, un Irlandese o uno Scozzese – deportati manu militari nei Dominions australi dai responsabili dell’allora Impero britannico – possano automaticamente trasformarsi in “Australiani” o “Neo-Zelandesi”? O ancora, degli Israeliti polacchi, lituani, tedeschi, ungheresi, rumeni, russi, etiopi, francesi, ecc. – andati, in nome della loro «fede», ad occupare e colonizzare un territorio che apparteneva ad altre popolazioni – possano diventare degli “Israeliani”? Ovvero, i membri di Sette politico-religiose olandesi, trasformarsi in “Africaners”? Ossia, dei conquistadores Spagnoli, trasfigurarsi in “Cileni”, “Peruviani”, “Boliviani”, “Argentini”, “Paraguaiani”, “Uruguaiani”, “Colombiani”, “Cubani”, “Messicani”, ecc.? Oppure ancora, dei colonizzatori Portoghesi, mutarsi in “Brasiliani”, “Angolani”, “Cinesi”, “Capo-verdiani”, ecc.? Senza dimenticare, i Congolesi, i Senegalesi, i Gabonesi, i Centrafricani, i Ciadiani, gli Ugandesi, i Turchi, i Curdi, gli Armeni, i Mauritani, i Marocchini, gli Algerini, i Tunisini, i Libici, gli Egiziani, i Sudanesi, gli Eritrei, i Siriani, gli Iracheni, gli Iraniani, gli Afgani, i Pachistani, gli Indiani, i Cinesi, i Vietnamiti, ecc., che – noncuranti del ridicolo che potrebbero suscitare tra le loro stesse popolazioni di origine – tendono orgogliosamente e stoltamente a sfoggiare i loro nuovi passaporti francesi, italiani, tedeschi, svizzeri, spagnoli, greci, portoghesi, olandesi, inglesi, belgi, ecc., come se fossero degli effettivi, ultra radicati ed inveterati autoctoni dell’Europa?

 

Dobbiamo ancora scoprire per quale ragione la Chiesa di Roma è assolutamente contraria all’insediamento ed alla naturalizzazione, in Europa, di immigrati di religione musulmana, mentre invece è totalmente interessata e favorevole all’immigrazione ed alla naturalizzazione generalizzata di Filippini, di Latino americani e di Africani cattolici?

 

Dobbiamo ancora accertare il motivo per cui, una certa “Area politica” - che afferma di riferirsi “ideologicamente” (sic!) all’esperienza storica mussoliniana e/o nazional-rivouzionaria in generale - continua puerilmente a disperdere le sue sparute forze, in mille rivoli di contraddittoria “ortodossia” ed in “orticelli privati” di facile controllo e “manutenzione”, nonché ad opporsi sconsideratamente a qualsiasi genere di riunificazione politica?

 

Dobbiamo ancora interrogarci, per sapere come mai certi Camerati, di sicuro e provato impegno nazional-popolare, tendano geopoliticamente a considerare la Turchia come parte integrante di un ipotetico e stravagante “progetto Eurasia”? Altri, confondano le loro radici politiche o le loro finalità elettorali, con quelle dell’affermazione e del trionfo del “vero… Israele”? Mentre, altri ex-camerati ancora (in questo caso, notori prezzolati e rinnegati confessi della loro stessa storia!), non troverebbero nulla da ridire o da eccepire, se l’attuale Stato Sionista del Vicino-Oriente fosse automaticamente e rapidamente incorporato nell’Unione Europea?

 

In fine, dobbiamo ancora domandarci, per quale ragione le nostre antiche ed armoniose Societas naturali, sono diventate il luogo privilegiato di scontro e di guerra civile permanente tra le diverse fazioni politiche, economiche, sociali, culturali e religiose (autoctone e/o allogene) che infestano impunemente, da molti anni ormai, le nostre sconvolte e martirizzate contrade?

 

C’è amalgama e… amalgama!

 

Come il lettore l’avrà senz’altro intuito o dedotto, il problema  dell’attuale scomparsa (o dell’estrema carenza) dell’identità dei Popoli europei, non risiede affatto nei semplici “miscugli” etnici, culturali e storici (in realtà, la causa apparente o profasis) che le nostre Societas naturali hanno dovuto subire nel corso dei secoli (e che volenti o nolenti, saranno comunque costrette a sopportare anche per il futuro…), ma nell’innaturale “modello di amalgama” (cioè, la vera causa o aitia) che è stato loro imposto da un’infida e nefasta colonizzazione culturale che era (e continua ad essere) completamente estranea ai nostri substrati politici, economici, sociali e culturali originari.

 

Come sappiamo, infatti, qualunque lega è sempre composta da un elemento iniziale o centrale, a cui vengono aggiunti e/o mescolati altri elementi affini, attinenti o pertinenti.

 

Se, invece, a quell’elemento iniziale o centrale, aggiungiamo o mescoliamo elementi discordanti, inadatti o inappropriati, non otterremo più una vera e propria “lega”, ma semplicemente di una “bassa lega”: un miscela, cioè, che – oltre a non valorizzare o a non migliorare affatto le proprietà intrinseche dell’elemento iniziale o centrale da cui eravamo partiti – è sicuramente inferiore e senz’altro più scadente dell’ingrediente di base.

 

E’ ciò che, purtroppo, è avvenuto in Europa (ed in altri Continenti), negli ultimi 1'700 anni.

 

Quest’amara constatazione, però, non deve per nulla essere fonte di gratuito ed inutile scoraggiamento.

 

Non dimentichiamo, infatti, che la natura è sempre e comunque più forte, irresistibile ed efficace di qualsiasi tipo o genere di impostura.

 

In altre parole, qualora noi Europei (e gli altri Popoli-Nazione del mondo) considerassimo che l’elemento iniziale o centrale delle nostre antiche Società naturali, è molto più pregevole e prezioso di quello che abbiamo involontariamente ottenuto con la suddetta “bassa lega”, non ci resterebbe nient’altro da fare – per cercare di recuperare concretamente la nostra effettiva e reale Identità – che tentare con tutti i mezzi a nostra disposizione, di ri-separare culturalmente, dall’ingrediente di base che adesso conosciamo, quelle “componenti” che, nel tempo, hanno esaurientemente dimostrato di essere abbondantemente e nocivamente discordanti, inadatte o inappropriate al nostro naturale essere, al nostro spontaneo esistere e al nostro coerente, confacente e corrispondete divenire.

 

Alberto B. Mariantoni

 

Come precisa il Dizionario Garzanti della Lingua italiana, “parte della metafisica che studia il concetto e la struttura dell’essere in genere, e non le peculiari caratteristiche dei singoli esseri particolari” (XIXª edizione, Aldo Garzanti Editore, Milano, 1980, pag. 1155).

   Letteralmente: “Colui che vive insieme”. Il meteco, per i Greci, era semplicemente il forestiero che era domiciliato o che lavorava all’interno di una delle loro Città-Stato. I matrimoni tra cittadini e metechi erano permessi, ma - ad Atene, a partire dal -451 - i figli di un cittadino e di una meteca o di un meteco e di una cittadina, non potranno più automaticamente rivendicare la qualità di cittadino, né possedere immobili o terre nel contesto della Polis.

   Per “straniero”, i Greci, intendevano il viaggiatore occasionale, ilpellegrino o l’ospite che soggiornava per un breve periodo all’interno di una delle loro Città-Stato. Protetto dagli Dei (in particolare, da Zeus Xénios e da Athena Xénia), l’ospite straniero era considerato sacro e poteva beneficiare di un trattamento di riguardo nell’ambito delle diverse Città-Stato, grazie alle leggi e convenzioni che i Greci avevano previsto nei suoi confronti, sia per regolamentare la sua visita che per organizzare e rendere piacevole il suo soggiorno.

   In altri termini, i “barbari” erano i “non Greci”. La differenza tra straniero (Xénos) e barbaro consisteva nel fatto che lo straniero era un Greco o un grecizzato che non apparteneva alla Polis che lo aveva recensito, mentre il barbaro, era semplicemente uno straniero che era etnicamente e culturalmente estraneo alla società greca.

   La condizione di schiavo era in generale riservata: ai prigionieri di guerra, ai metechi che avevano tentato di farsi passare per cittadini autoctoni, agli ex cittadini che avevano contratto dei debiti sapendo di non essere in grado di onorarli, nonché a coloro che erano nati schiavi. Lo schiavo, pubblico o privato, aveva uno statuto legale che lo proteggeva dagli eventuali abusi del funzionario preposto al suo utilizzo o da quelli del suo padrone. Poteva essere acquistato, venduto o liberato. Pur non potendo esercitare nessun diritto civico, godeva, in generale, di grande libertà. Poteva sposarsi, creare una famiglia ed allevare figli. Poteva partecipare ai culti pubblici e poteva svolgere, secondo le sue attitudini e capacità, qualunque mestiere e qualunque professione. Poteva essere impiegato nell’ambito della pubblica amministrazione, nella gestione diretta di attività industriali, commerciali, marittime o agricole, con la sola restrizione di dover rendere conto - moralmente, giuridicamente e finanziariamente - della sua attività al funzionario preposto al suo controllo o al suo padrone specifico.

   In greco antico: demo-poiètos. Nella Città-Stato greca la naturalizzazione degli stranieri era raramente una procedura di tipo individuale. Essa era piuttosto un atto che era esteso a dei gruppi specifici o a delle popolazioni particolari che, agli occhi dell’Assemblea dei cittadini, erano meritevoli di assurgere ad una tale dignità.

   La cittadinanza, nella Grecia antica, non era affatto una prerogativa che poteva considerarsi definitivamente acquisita. Essa poteva essere temporaneamente sospesa o definitivamente revocata per una serie di motivi. Tra questi: il fatto di essersi in qualche modo disonorato davanti ai suoi pari, di non aver rispettato la parola data, di aver mancato al suo dovere di cittadino o di soldato, di essersi fatto corrompere, di aver fatto dei debiti sapendo di non poterli onorare, ecc.  

   Condannato in contumacia.

   Letteralmente: esiliato.  “Dal greco ostrakismos,  deriv. di ostrakizein  “bandire con l’ostracismo”, deriv. di ostrakon  “coccio”, perché su un coccio i partecipanti all’assemblea popolare scrivevano il nome del cittadino, di cui si votava l’esilio” (Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, Garzanti Ed., Milano, XIX edizione, 1980, pag. 1176 e 1177). L’istituzione dell’ostracismo fu stabilita da Clistene, ad Atene, nel - 508/7.

XIXª edizione, Aldo Garzanti Editore, Milano, 1980, pag. 1106.

La protopatria originaria delle antiche popolazioni Indoeuropee.

E’ nella differenza, e non nell’uniformità, che c’è lo scambio. Se tutti possedessimo la medesima Civiltà, non avremmo più nulla da dirci o da comunicarci, e le nostre generazioni e quelle che ci succederanno sarebbero costrette a vivere il resto dei loro giorni, in un immenso e kafkaiano “Museo delle Cere” !

Parola tedesca letteralmente intraducibile nella nostra lingua. Approssimativamente, però, possiamo attribuirgli il significato di: “Visione o concezione globale dell’uomo, della società e del mondo”.

Titolo originale: Sa nagba imuru (cioè, “Colui che ha visto tutto”). Questa epopea  - il cui testo meglio conservato è quello che è stato trovato nella biblioteca di Assurbanipal a Ninive - risale alla prima metà del III° millennio a.C.. Essa è composta da 3’600 versi (di cui 3’450 giunti fino a noi) trascritti in dodici tavolette. Racconta la vita e le avventure di Gilgamesh, il principale e mitico eroe sumero e (probabilmente) quinto Re della Iª dinastia d’Uruk (l’attuale Warka) in Mesopotamia (l’odierno sud dell’Iraq).  Descrive ugualmente la vita e la morte di Enkidu (l’amico intimo e l’alter ego pratico di Gilgamesh); l’incontro con Uta-Napishtim, il sopravvissuto al diluvio che nel frattempo era diventato immortale (questo episodio è narrato nella XIª tavoletta); nonché la ricerca, da parte di Gilgamesh, della pianta della vita o dell’immortalità. Pianta che egli riuscirà a trovare e portare con sé grazie alle indicazioni che aveva ricevuto da Uta-Napishtim, ma che ben presto perderà per sempre a causa di un serpente che riuscirà a sottrargliela prima del suo rientro ad Uruk, condannandolo così indirettamente al triste destino di ogni mortale. 

  Il “Chi è Chi” del Pantheon babilonese. Un Pantheon che era diviso in otto specifici gruppi di divinità ed al cui vertice regnavano Anu, Enlil, Ea, Sin, ecc. Opera di un autore babilonese anonimo, redatta originariamente su una decina di tavolette, di cui le prime sei elencavano in ordine gerarchico i nomi dei numerosi dei di quella civiltà e le altre quattro dettagliavano i componenti delle diverse famiglie degli dei elencati, nonché i loro abbigliamenti, i loro modi di fare e di agire, gli oggetti di culto che per ciascuno dovevano essere adottati. La copia originale essendo andata distrutta, attualmente disponiamo (British Museum) di una copia in lingua assira che è stata ritrovata dagli scavi archeologici effettuati il secolo scorso nel sito dell’antica biblioteca di Assurbanipal a Ninive, in Mesopotamia.

  Letteralmente (in lingua akkadiana): Quando, lassù (nei cieli). Molto più conosciuto come il Poema della Creazione, quest’opera comprende all’incirca 11’000 versi e risale all’incirca alla fine del II° millennio prima della nostra èra. Probabilmente favorito o voluto dal clero babilonese, questo poema mitologico tenta di giustificare ideologicamente un importante cambiamento di ruoli intervenuto all’interno del Pantheon babilonese. In particolare, la sostituzione del dio Enlil (l’antico “dio supremo” dei Sumeri) con il dio Marduk (l’antico “dio locale” dei babilonesi) alla guida del Pantheon mesopotamico.

  Una serie di scritti sapienziali dell’Egitto dei Faraoni. I più antichi - come il papiro Prisse - risalgono all’epoca dell’antico Impero (tra il -2797 ed il -2586). I più numerosi risalgono all’epoca del Medio Impero (dinastie dalla IX alla XIV) tra il 2336 ed il 1753 a.C. Ci sono poi una serie di Insegnamenti attribuiti a grandi sovrani, come Amenembat I° (2000-1970 a.C.) e Thutmosis III° (1490-1436 a.C.). Altri scritti sapienziali, risalgono all’epoca del Nuovo Impero (XIV-XXV dinastie) tra il 1644 ed il 664 a.C.. La stessa raccolta è completata, in fine, dagli Insegnamenti di un tale Enej e di un tale Amenemope ai loro rispettivi figli. Questi testi, forniscono numerose informazioni sul modo di essere, di esistere e di agire degli Egiziani dell’epoca dei Faraoni. Come precisa Le Nouveau dictionnaire des oeuvres (Ed. V. Bompiani e Robert Laffont,  1994, pag. 2274), è ormai accertato che i famosi Proverbi attribuiti a  Salomone prendono direttamente origine dagli Insegnamenti dell’antico Egitto. Per saperne di più, consultare: Texte sacrés et textes profanes de l’ancienne Egypte, t. I, Ed. Gallimard, Paris, 1984.

  Tra questi: i Testi delle Piramidi o “Divenire celeste del Faraone” (testi scolpiti in caratteri geroglicifi all’interno di cinque piramidi di Saqqara che risalgono alla Vª ed alla VIª dinastia dell’Antico Impero, scoperti nel 1881); il Libro dell’Amduat (ritraccia il viaggio del dio Râ al di la dell’Occidente e risale agli inizi dell’Impero); senza dimenticare, il Libro del giorno e della notte, il Libro delle porte, il Libro di Aker, il Libro delle caverne (libri che ritracciano il percorso notturno dello stesso dio) ed il Testo dei sarcofagi.

   Rotoli di papiro che erano deposti nei sarcofagi, a partire dal Nuovo Impero e che contenevano delle prescrizioni per permettere ai morti di accedere all’immortalità. Le stesse prescrizioni - scritte in geroglifico, in ieratico o in demotico - figuravano già sulle pareti delle piramidi dell’Antico Impero e sui sarcofagi del Medio Impero. Un importante studio sui testi funerari dell’antico Egitto ed in particolare sul Libro dei morti è stato intrapreso, nel 1842, dall’egittologo tedesco Karl Richard Lepsius (1810-1884).

  Questa epopea,  capolavoro della letteratura greca attribuito ad Omero, è uno dei pilastri culturali della Civiltà europea. Composta da 15’537 versi e divisa in 24 canti, essa descrive l’ultima fase della guerra di Troia (una guerra che da dieci anni opponeva - senza vincitori o vinti - una coalizione militare Achea all’esercito troiano, sulle spiagge egee dell’antica Asia Minore) e trasmette l’immagine di un mondo divino completamente umanizzato dal pensiero religioso e sacrale di quella società.

  Ugualmente attribuita ad Omero, questa epopea  è composta da 12’109 versi ed è suddivisa in 24 canti: dal I° al IV°, viene narrato il viaggio di Telemaco alla ricerca di suo padre Ulisse (Odysseus); dal V° al XIII° canto, vengono descritti il naufragio di Ulisse nella terra dei Feaci, l’incontro di quest’ultimo con il re Alcinoo al quale narra l’interminabile ed avventuroso viaggio di ritorno che egli ha dovuto intraprendere per raggiungere Itaca (la sua Patria) dopo la fine della guerra di Troia; dal XIV° al XXIV° canto, vengono presi in conto, il ritorno di Ulisse ad Itaca, la sua vendetta contro i Proci (i pretendenti che bivaccavano nella sua dimora, nella speranza di sposare sua moglie e di impadronirsi del suo trono), il suo ricongiungimento con Penelope, l’amata sposa.  

Poema epico (incompiuto) in dodici canti che narra delle peregrinazioni di Enea (principe sfuggito alla distruzione della sua città, Troia, da parte degli Achei) e del suo approdo sulle coste laziali dove, secondo la leggenda, avrebbe dato origine (dopo la sua vittoria contro Turno, re dei Rutuli, ed il suo matrimonio con Lavinia, la figlia del re Latino), alla stirpe romana. Scritto da Publius Vergilius Maro o Virgilio (-79 / -19), e pubblicato al tempo di Augusto (-63 / 14) dai poeti Varrius e Tucca, questo poema - che ha l’ambizione di essere, per i Romani, ciò che era stata l’Iliade di Omero per i Greci -  miticizza e sacralizza l’origine di Roma e giustifica a posteriori la grandezza e la potenza del suo Impero.   

In particolare: l’Antica Edda  (o Edda poetica che è composta da 35 poemi che espongono la mitologia, i riti magici, le gesta eroiche di questi popoli nella loro antichità più remota) e l’Edda di Snorri (o Edda in prosa che è un manuale di iniziazione alla poesia scaldica ed, allo stesso tempo, una fonte di preziose informazioni sulla religione e le credenze dei popoli nordici). Per  saperne di più, esistono delle ottime traduzioni: Edda poétique, Ed. Fayard, Paris, 1992; Edda de Snorri, Ed. Gallimard, Paris, 1991.

La leggenda di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, recuperata successivamente dal Cristianesimo.

Letteralmente: Al di là dei tigli. Si tratta di una raccolta di antichi manoscritti (sulla cui reale autenticità è tuttora in corso un dibattito tra diversi specialisti della materia e di cui alcuni sono incompleti e frammentari), in parte redatti (o ri-trascritti) in frisone arcaico ed in parte in caratteri runici, che sarebbero stati composti o organizzati da differenti autori, probabilmente nei primi secoli della nostra èra. Il nome attribuito a questa raccolta è completamente arbitrario. Esso fu scelto dal suo traduttore in lingua olandese, il dr. J.G. Ottema, che lo pubblicò con il titolo Thet Oera Linda Bok  (Edizioni H.Kuipers, Leeuwarden, 1872) in quanto, sette dei principali autori del manoscritto appartenevano alla famiglia Oera Linda (o Ura Linda). All’interno di questa raccolta, si parla di leggende (come quella della scomparsa di Atlantide, nel manoscritto Atland), di miti, di cosmogenesi, di antiche leggi, di canoni religiosi, di souvenirs di viaggio, di invasioni straniere, di nascite di regni e di cronologie dinastiche. Si parla altresì - in modo particolare - del mitico Fryaland: un territorio, cioè, geograficamente compreso tra il mare del Nord ed il Baltico, tra il Twiskland (o Germania) ed il paese degli Juti (forse, il sud della Svezia), tra le Saksenmarken (le “marche Sassoni”) e l’attuale Bretagna, che sarebbe stato abitato e posseduto, in epoche remote, dagli Anglo-Frisoni o Fryas (probabilmente i popoli che Plinio chiama gli Ingveones).

  La parola saga è un sostantivo femminile (sögur, al plurale) che deriva dal verbo germano-nordico sègia o segja che, a sua volta, significa dire, raccontare. E’, dunque, nel senso di “racconto di storia” e/o di “storie”, di “declamazione di gesta” e/o di “evocazione di miti e leggende”, di “narrazioni genealogiche reali” e/o “presupposte”, nonché di “invenzione”, “elaborazione” e “presentazione di favole” che questo termine simultaneamente va inteso. La saga è un genere letterario (prosa o prosa mista a poesia) che affonda le sue radici nel mitico passato dei popoli nordici. Dopo essere stato tramandato per secoli dalla tradizione orale, questo genere letterario ha trovato la sua espressione scritta a partire dal XI°/XII° secolo della nostra èra. Tra le più conosciute, spiccano le Saga reali (come la Saga di Hallfredar, la Saga di Gunnlaugur, la Saga di Kormakr, ecc.) le Gesta Danorum  (o Le Gesta dei Danesi), un’opera trascritta e/o composta da Saxus Grammaticus (1140-1206) che racconta l’iter storico di questo popolo dalle sue origini mitiche al 1220 della nostra èra); l’Haimskringla (o “sfera del mondo”), un compendio di 16 saga riunite e/o elaborate e trascritte da Snorri Sturluson (1179-1241) che racconta i fatti e le gesta dei re di Norvegia dall’origine fino al re Magnus Erlingsson; senza dimenticare, la Groenlendinga Saga,  la Saga di Enrico il Rosso,  la Saga dei Ynglingar, le Islendigasögur, la Völsunga Saga, ecc.

Letteralmente: Il paese di Kaleva.  Si tratta di una raccolta di poemi epici e lirici che raccontano l’epopea, i miti e le leggende del popolo Finlandese. Questa raccolta - che è composta da 12’000 versi ed è divisa in dodici canti - è stata per la prima volta organizzata e messa per iscritto da Elias Lönnrot (1802-1884) un medico e folklorista finlandese, tra il 1828 ed il 1834, a partire dall’antica tradizione orale che era stata tramandata, nel corso dei secoli, dai poeti popolari di questo paese.

Letteralmente: Il figlio di Kalev. Questo poema epico è un’estensione delle tradizioni legate al Kalevala.

Ballate e rappresentazioni popolari della cultura Lettone. La più grande raccolta di testi di questo antico genere letterario è stata effettuata tra il 1928 ed il 1932 con il titolo Latvgiù tantas Dainas  (le Dainas del popolo Lettone). Le Dainas descrivono le diverse faccette delle tradizioni e delle credenze ancestrali di questo popolo.

I Dainos sono raccolte di canti e di poemi popolari. Vi vengono descritte le condizioni della vita di tutti i giorni della popolazione rurale con in sottofondo i rapporti con le divinità dell’antica religione pagana. Trasmessi oralmente per secoli, una buona parte di Dainas è stata pubblicata per la prima volta negli anni ‘30 dal poeta Kazys Binkis (1893-1942). L’ultima edizione conosciuta dei Dainos, è quella realizzata in sei volumi dallo scrittore lituano Krevé-Mickevicius (1882-1954). 

Titolo intraducibile che possiamo interpretare con: Le Filastrocche. Imparentati alla Chanson de geste dei menestrelli del Medioevo provenzale ed europeo, i Byliny  sono una raccolta di storie mitiche e di leggende epiche dell’antico passato russo. Probabilmente risalenti a prima dell’anno 1000/1100 della nostra èra e tramandate oralmente dalla tradizione popolare nel corso dei secoli, le Filastrocche in questione sono state ordinate, trascritte e pubblicate a partire dal XVIII° al XIX° secolo. I Byliny  mettono in scena il passato mitico degli Eroi (i bogatyr) della cultura russa. Nei racconti che presentano, i Byliny mischiano le gesta degli antichi bogatyr (quelli dell’antico passato pagano di questo popolo) ed i nuovi bogatyr, quelli dell’epoca dell’introduzione del Cristianesimo in Russia da parte di Vladimiro il Bel Sole, principe di Kiev e principale artefice della cristianizzazione di questo paese.      

Letteralmente: conoscenza o sapere. Per Veda  s’intende in particolare: il Rigveda, il Samaveda, lo Yajurveda e l’Altharvaveda, cioè la quadrilogia di libri che sarebbero stati “rivelati”  agli uomini dalle divinità.

Incluso nella raccolta di precetti denominata Smrti (memoria), il Mahabharata è un vasto poema di 120’000 versetti, diviso in 19 libri, risalente all’epoca vedica (-1000) che racconta l’avventura di 5 fratelli in guerra tra di loro, nonché le gesta eroiche di Krisna e l’epopea dell’invasione e dell’insediamento indoeuropeo nel bacino tra l’Indo ed il Gange.

Letteralmente: Le Gesta di Rama. Ugualmente incluso nella Smrti (memoria), il Ramayana  è un poema epico in 7 parti e 48.000 versetti che racconta le avventure eroiche di Rama: un personaggio delle leggende e dei poemi epici dell’India che è considerato come la settima metamorfosi e/o trasformazione di Vishnu, la seconda divinità della Trimurti brahmanica e divinità suprema di numerose comunità Indù.

Il termine Upanishad è comunemente tradotto: Trattati delle equivalenze. Questo termine, però, è praticamente intraducibile nelle nostre lingue, in quanto racchiude in sé, contemporaneamente, l’idea di “stare seduti nei pressi di un maestro, per apprendere”, l’idea del “contatto con qualcuno e/o con qualcosa” e l’idea di “porre delle equivalenze”. Chiamate pure Vedanta (fine del Veda), le Upanishad, sono dei testi filosofici indiani che appartengono in parte (probabilmente i primi 13 o 14 “trattati”) alla letteratura vedica e, per il resto, a quella post-vedica. Ufficialmente e convenzionalmente raggruppate all’interno di 108 “trattati” (in realtà, ne sono stati recensiti più di 200...), le prime Upanishad  vengono fatte risalire all’epoca della predicazione del Buddha (all’incirca il VI° secolo prima della nostra èra) e le ultime, al nostro XVI° secolo.

Letteralmente: Canto del Beato (o Felice) Signore. Quest’opera - inserita nel Mahabharata  e conosciuta ugualmente con il nome di Gitopanisad - espone l’insegnamento mistico e metafisico che Vishnu, sotto le spoglie di Krisna, avrebbe dato al principe Argiuna.

Vuole dire: Classici.  In particolare: il Classico dei versi,  il Classico degli avvenimenti,  il Classico delle mutazioni,  gli Annali di Lu e le Cerimonie ed i riti, dai quali si deduce lo giunzi, il modello di uomo proposto dal confucianesimo.

Letteralmente: Conversazioni.  E’ una raccolta di aforismi della tradizione orale di Confucio.

Letteralmente: Libro del Principio e della sua azione. Spesso tradotto a torto con il titolo di “Libro della Via e della Virtù”, questo compendio di massime e di sentenze dottrinali a sfondo monoteista (Tao = il Principio = Dio unico) è considerato  la “Bibbia del Taoismo”. Quest’opera - che è composta da 2 libri, rispettivamente di 37 e di 44 capitoli - si riferisce a tradizioni antichissime e sarebbe stata redatta tra il IV° ed il III° secolo prima della nostra èra da Li Eul Po Yang o Lao Tan, meglio conosciuto con il nome di Lao-Tsè (il “vecchio” o “maestro venerabile”). I due libri in questione rappresentano il quadro dottrinale della religione taoista. Per saperne di più: Lèon Wieger, Les Pères du système taoïste, Ed. Belles Lettres, Paris, 1950; Liou Kia-Hway, Tao to King, Ed. Gallimard, Paris, 1967.

Letteralmente: Note sui fatti dell’antichità. Il Koigiki è il principale “libro sacro” dello Shinto, la religione nazionale (o kokka shinto) Giapponese. Esso è formato da tre libri che sarebbero stati composti tra il 711 ed il 712 della nostra èra. Considerato la “Bibbia” di questa religione, il Koigiki è contemporaneamente (parte Iª) una “Genesi”, una “Cosmogonia”, una “Cronaca mistica” e (parte IIª e IIIª) un “libro dei Re o degli Imperatori”. Una “Bibbia” che descrive minuziosamente i miti e la storia  del Giappone, dall’epoca del Caos primitivo all’epoca dell’Imperatrice Suiko (593-628).

Letteralmente: Trattato della successione diretta (o giusta) degli dei e dei sovrani.  Il Ginno shoto-ki è il secondo “libro sacro” dello Shinto, la religione nazionale Giapponese. Questo trattato, composto nel 1339 da Kitabatake Shikafusa (1293-1354), è alla base del nipponismo: l’ideologia nazional-religiosa Giapponese. Il Ginno shoto-ki, infatti, tende a farsi interprete della vera tradizione e dell’indispensabile unità e coesione del paese, sia nei confronti della particolarità feudale autoctona che in quelli delle possibili influenze straniere. Il Giappone, per lo Ginno shoto-ki,  è semplicemente il Paese degli dei (shinkoku): una terra sacra creata espressamente dagli dei e governata dai suoi discendenti, un paese che non ha e non può avere uguali nel mondo.

Letteralmente: Cronaca del Giappone. Complemento del Koigiki, il Nihon shoki (o Nihongi) è una raccolta di 30 libri che - sotto forma di annali storico-mitologici espressi in lingua cinese classica - presenta le differenti versioni dei Miti del Giappone, nonché una serie di cronologie leggendarie che riguardano i primi Imperatori di questo paese. Questa raccolta sarebbe stata scritta 8 anni dopo il Koigiki, all’incirca nel 719/720 della nostra èra.

Letteralmente: Storia degli Heike.  Prosa epica che narra l’ascesa e la decadenza del clan guerriero degli Heike (o Taira), in un contesto di continua lotta con il clan avverso dei Minamoto, per il controllo del paese, dalle province del Nord-Est alle isole del Sud. Inizialmente tramandata a memoria e cantata da monaci ciechi ed itineranti che si accompagnavano con un liuto a quattro corde (il biwa giapponese), quest’opera è stata per la prima volta redatta e condensata in 13 libri tra il 1202 ed il 1221.

E’ una Storia degli Dei.  Descrive e spiega le antiche leggende di questo popolo.

 Compilazione di preghiere. Descrive le tradizioni ed i riti dello Shinto (la via divina).

Letteralmente: Antologia del Giardino delle Meditazioni. Opera metafisica vietnamita redatta in lingua cinese e sotto forma ermetico-poetica da una serie di Bonzi del paese tra il XII° ed il XIII° secolo. Tratta dell’insegnamento e della pratica religiosa ancestrale di questo popolo.

Letteralmente: Raccolta delle potenze meravigliose dello spazio Viet.  Riunito e scritto in cinese dallo scrittore Viet, Ly Te Xuyen verso il XIV° secolo, questo compendio di leggende e di miti contiene una dettagliata genealogia della maggior parte dei Re e degli Eroi antichi di questo popolo.

Si tratta delle Memorie storiche dei Tre Regni. Compendio di miti, di leggende e di storie dell’antica Corea, i Samguk sagi  sono stati scritti intorno al 1146 dallo storico Kim Pushik (1075-1151). Quest’opera - che conta cinquanta capitoli e si riferisce a testi nel frattempo scomparsi - racconta il passato mitologico dei regni di Scilla, di Koguryo e di Paeksce e delle loro sanguinose lotte per la supremazia all’interno del paese.

Letteralmente: L’Epopea di Hang Tuah.  Si tratta di una vasta raccolta di racconti in prosa riguardanti la vita e le gesta del principale Eroe storico-leggendario della Malesia. Quest’opera epica - trascritta da tradizioni orali nel XVII° secolo - descrive ugualmente gli avvenimenti del paese dall’origine mitica del Sultanato di Malacca fino all’arrivo dei primi coloni Portoghesi nel 1511.

Letteralmente: i discorsi degli antichi. E’ una raccolta di precetti e di consigli della tradizione nahuatl tramandati oralmente di generazione in generazione che saranno, in parte, ordinati e trascritti, nel XVI° secolo, dal francescano Andrea de Olmos.

Da Scilam (che designa una categoria di sacerdoti Maya) e Balam (il genere letterario che esprime), gli Scilam Balam sono - secondo il loro attuale ordinamento letterario - una raccolta di otto testi mitologico-profetici di origine precolombiana, espressi in lingua Maya-Yucatanica. All’interno di questa raccolta - oltre lo Scilam Balam d’Ixil, lo Scilam Balam di Tizimin, lo Scilam Balam di Kaua, lo Scilam Balam di Tekax, lo Scilam Balam di Nah, lo Scilam Balam di Manì - troviamo lo Scilam Balam di Sciumayel che descrive la creazione del tempo e dello spazio, l’origine della popolazione, e perfino l’arrivo dei Conquistadores Spagnoli (i cosiddetti  Dzules).  

Letteralmente il  Libro del Consiglio o  Libro delle Tradizioni.  Questo lungo testo della letteratura Maya-Quiscé risale probabilmente alle origini di questa civiltà. La versione che è giunta fino a noi, è una trascrizione in caratteri latini, realizzata nel 1555. Spesso considerata la “Bibbia del popolo Maya”, quest’opera conta tre parti distinte: la prima parte, che narra dell’origine del mondo e dell’uomo; la seconda, che tratta delle gesta di due eroi mitici dell’antichità leggendaria di questa civiltà, Ixbalanché e Hunalpù; la terza parte, in fine, che racconta le origini e lo sviluppo successivo delle popolazioni del Guatemala, nonché le genealogie ed i principali fatti d’arme delle diverse dinastie che avrebbero regnato sul territorio dei Maya-Quiscé.  

Epopea tibetana, composta da canti e declamazioni in prosa, che ritraccia la vita e le gesta di un eroe legendario, Gesar  (spesso identificato nel re del Tibet, Ling), ed allo stesso tempo esalta e glorifica l’ideale di uomo che quest’ultimo rappresenta ed incarna.

Versione mongola liberamente interpretata dell’epopea tibetana appena descritta. Se da un punto di vista formale le due epopee sembrano somigliarsi e perseguire le stesse finalità, nella pratica, la vita e le gesta del Geser  mongolo non corrispondono affatto a quelle del Gesar tibetano.

Letteralmente: il liuto di Ekang. Si tratta di un epopea a carattere mitologico che, trasmessa oralmente per secoli, racconta la creazione del Cosmos e descrive l’eterna lotta tra gli uomini e gli spiriti immortali.

Stato psicopatico, in cui la coscienza si restringe intorno ad una sola idea dominante.

Forma di malattia mentale caratterizzata dalla fissazione in un’idea.

Nel senso di un’idea che ha la particolarità di essere totalmente opposta ai principi ed ai valori che sono alla base di una società naturale.

Letteralmente: “Action de mettre dessous ce qui était dessus et réciproquement”,  (Dictionnaire Politique », Ed. Pagnerre, Paris, 1842, pag. 898).

Gruppo di poemi o di inni liturgici, scritti in un dialetto iraniano antico ed annunciatori di un monoteismo rigoroso centrato sulla divinità Ahura Mazda (o il “Signore Saggio”) che la tradizione mazdeista attribuisce allo stesso Zaratustra (o Zoroastro). Raccolte nello Yasna (il libro del “sacrificio”) ed integrate nell’Avesta (letteralmente: fondamento, definizione e, per estensione, “l’Elogio” di Ahura Mazda. E’ un compendio di inni, racconti, formule e leggi. Originariamente scritta nella lingua avestica o zend, l’Avesta (comprendeva 21 libri o Nasks, di cui uno solo avrebbe mantenuto la sua forma e sostanza originale, cioè il Videvdat - erroneamente chiamato Vendidad - o “legge contro i demoni”) rappresenta ancora oggi il principale fondamento della religione e della cultura mazdeista.

Il nome del Pentateuco in ebraico. Letteralmente: i cinque libri della Torà. Questa denominazione ha cominciato ad essere utilizzata dagli Israeliti a partire dal -130.

Letteralmente: i tre panieri.  E’ una raccolta di sermoni (sutra), di testi di disciplina monastica (vinaya) e di prescrizioni dottrinarie (abhidharma).

Letteralmente: Sutra del fior di Loto.  Sono dei testi canonici attribuiti al Buddha.

Vuole dire: Perfezione della saggezza.  Sono altri testi canonici attribuiti al Buddha.

Letteralmente: il Libro o il Libro per antonomasia. Il Granth - considerato la “Bibbia dei Sikhs” ed espressione della “volontà di Dio” - predica il contatto diretto tra Dio e gli uomini e viceversa. Questo “libro sacro” è formato da due parti distinte: l’Adi Granth (o Grant originale) che - sotto forma di inni sacri - comporta 1430 pagine redatte in lingua gurmukhi (un misto di antico hindi e di antico pengiabi). Quest’opera, secondo la tradizione Sikh sarebbe stata direttamente composta dai primi cinque e dal nono Gurù della setta; ed il Dasven Granth o Dasven Padshah ka o Dasam Granth (il “Libro del Decimo (Gurù)”), è un libro scritto il lingua bradg che sarebbe stato realmente assemblato e/o redatto dall’ultimo Gurù della “setta”, Govind Sing (1675-1708).  

Membri di un gruppo politico-religioso indiano fondato nel XV° secolo dal Gurù Nanak (1469-1539). I Sikhs (attualmente 13 milioni) rifiutano il sistema delle caste e si battono per una fraternità universale.

“Canone Scivaita”. E’ la principale raccolta di testi religiosi della “Setta Tamul”.

Letteralmente: Guida verso il Signore Muruku. Redatto in 317 versi ed attribuito ad un tale Nkkiran, il Tirumurukarruppatai  è un testo religioso che - incluso nell’undicesimo libro del Tirumurai (il “Canone Scivaita” Tamul) - descrive le qualità e le prerogative del dio Murukan o Murugan (dio indù del Sud dell’India, corrispondente a Subrahmanya, uno dei figli di Sciva), la divinità più venerata dai Tamul.

Letteralmente: Divina Composizione. Incluso nell’ottavo libro del Tirumurai  (il “Canone Scivaita” Tamul), il Tiruvacakam è composto da 51 poemi (attribuiti al poeta Manikkavacar che sarebbe vissuto tra l’VIII° ed il IX° secolo) che lodano religiosamente le qualità del dio Sciva o Siva (una delle tre principali divinità del Pantheon Indù).

Gruppo culturale abitante il Sud dell’India ed il Nord dello Sri Lanka.

Letteralmente: L’Annuncio o La Spegazione. Scritto da Mirza Ali Mohammed (il Persiano di Shiraz che si pretese la reincarnazione del 12° Imam della tradizione Shi’ita), questo libro è considerato il principale testo sacro del movimento Baha’is. Esso fissa l’inizio del ciclo profetico di Ali Mohammed al 23 maggio 1844 e stabilisce le nuove regole della nuova fede a sfondo sincretista (una fede, cioè che tenta di riunif

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TORNA A CASA KYENGE

Pubblicato su 30 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

Questo è il sistema per uccidere i popoli: snaturarli, fargli perdere le proprie tradizioni, la propria cultura,la propria religione. Tutti amalgamati da un unico gigantesco " frullatore"  dove alla fine non esisterà più il proprio popolo. Cari lettori, svegliatevi, e datevi da fare per difendere i popoli europei che non sono più. Claudio Marconi

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«Il reato di ingresso clandestino e di soggiorno illegale dovrebbe essere abolito in sede di revisione del Testo Unico sull’immigrazione da parte dei ministeri dell’Interno – calabraghe Alfano già prende appunti – e della Giustizia e dal Parlamento”. È quanto ha chiesto il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, intervenendo a Roma, a palazzo Giustiniani, alla presentazione del Rapporto su “La criminalizzazione dell’immigrazione irregolare». Solita marchetta.

Non basta, i clandestini devono essere liberi di gozzovigliare per l’Italia – stile Kabobo per intenderci – per la congolese infatti «il trattenimento delle persone da espellere nei Cie dovrebbe rappresentare solo l’estrema ratio e comunque 18 mesi sono un periodo eccessivamente lungo».

Ma attenzione, perché il suo obiettivo ‘finale’, è la soppressione etnica del popolo italiano: « La priorità, è il ringiovanimento demografico dell’Italia». Dicasi, ‘sostituzione etnica‘. Anche detto: genocidio. Altro che Velandro.

Una frase del genere è di stile prettamente nazista. Anzi, direi che è in pieno stile Hutu. Quando si dimette, la ministra che vuole la ‘rivoluzione demografica in Italia’?

Prato – Oggi il ministro globetrotter della dis-integrazione era a Prato, per l’ennesima pagliacciata quotidiana della cittadinanza ‘onoraria’ agli immigrati. E ha annunciato che lei, e Alfano – detto anche il ‘calabraghe’ – stanno lavorando per l’abrogazione del reato di clandestinita’.

Lo ha detto a margine di un incontro al circolo di un’associazione che si occupa del business immigrati Arci di Cafaggio a Prato. Ha detto: ”Con il mio ministero e il ministero dell’Interno avvieremo un percorso”.

”Abbiamo già discusso con Alfano su molti punti e stiamo cercando il dialogo per portare avanti un nuovo progetto sulla cittadinanza. Due giorni fa c’è stato un primo incontro in commissione affari istituzionali, dove si sono cominciate ad analizzare le 20 proposte di legge giunte fino ad oggi”.

La prima notizia ci dice molto sull’ideologia del Pd facilitata dai servi sciocchi del Pdl. Questi vogliono ‘sostituirci come popolo’. Per loro l’immigrazione ha una funziona che possiamo definire in altro modo se non genocida.

Dire che ci vuole un ‘ringiovanimento demografico attraverso l’immigrazione’, non è diverso dal progettare l’olocausto di un popolo. E’ diverso nel mezzo con il quale lo si ottiene, non per il fine che ci si prefigge.

Del resto questa è la stessa identica tattica portata avanti dal governo comunista cinese in Tibet, per distruggerne l’identità etnica. E’ l’immigrazione la nuova arma di distruzione di massa. E noi abbiamo un ministro che viene da una zona del mondo – il Congo – dove l’expertise in campo genocida è piuttosto buona.

Si, è vero, la Idem ha rubato qualche migliaia di euro, ma quest’africana ci vuole rubare il futuro. Deve essere eliminata: politicamente, s’intende. Torna a casa Kyenge.

Tratto da: identita.com

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SACCOMANNI, GLI SWAP, E LA SPENDING REVIEW-2 (o 3 o 4)

Pubblicato su 30 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Il PIL nominale 2012 diminuirà nel 2013, visto che l'inflazione, sull'1,2% in base alla ultime stime annue tendenziali, sarà inferiore alla recessione, ormai data persino sopra l'1,8%...dalla stessa Confindustria (che però continua a invocare i tagli della spesa).

Un bel risultato, non c'è che dire: deflazione e recessione insieme. Una situazione "classica" che consiglierebbe lo stimolo fiscale mediante spesa pubblica che, nonostante i luogomunisti, è tutta incidente in termini di sostegno all'occupazione (i deneuronati tendono a far coincidere la spesa pubblica che sostiene l'occupazione con quella per il pubblico impiego dei "carrozzoni" e con quella delle imprese che "dipendono" dagli appalti pubblici).

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E invece no: Saccomanni, ammette che la politica economico-fiscale seguita finora è servita "a prendere tempo" e poi ci dice che occorre procedere a "dolorosi tagli" per circa 20 miliardi.

Che sarebbe il 10% , come noi ben sappiamo, della spesa per "consumi", una volta detratte le voci di bilancio su cui non sarebbe possibile incidere. Avendovi in precedenza già inciso eccome (investimenti scomparsi, personale diminuito di centinaia di migliaia di unità, grazie al regime di blocchi delle assunzioni e pensioni che stanno evaporando, specialmente per le generazioni future).

Cioè il taglio "doloroso" ma "indispensabile" sarebbe per 1,3 punti di PIL; per dare copertura, più o meno alle cose già fatte e per coprire i tagli IMU e IVA definitivamente.

Incidentalmente: una spesa corrente, al netto degli interessi, di 725 miliardi, rispetto al PIL nominale del 2012, di 1566 miliardi, è pari al 46,2% del PIL. E risulta in tale percentuale perchè veniamo da un perioduccio di recessione, e quindi il denominatore PIL è calato alquanto.

Senza contare che il dato è inferiore alla media UEM, in cui solo la Germania (non affetta dalla recessione) ci precede in virtuosità della spesa corrente in rapporto al PIL. Altri sono grosso modo alla pari nostra o con spesa corrente superiore; ma il loro deficit è sopra il 3% e devono quindi ancora correggerlo e...andare incontro alla recessione conseguente, con tutte le belle difficoltà che, "chiagni e fotti", la Commissione prenderà in esame, consentendogli una moratoria nel rientro del deficit al 3%. Ma a noi no. Noi no. Perchè sappiamo negoziare con fermezza. In Europa. Tanta Europa.

 

By the way, Saccommani ammette che la spesa corrente, rispetto allo scorso anno è calata di 0,5 punti, e dell'8,5% dal 2009!

Ma il calo complessivo della spesa corrente in rapporto al PIL, al netto degli stabilizzatori automatici da disoccupazione incentivata" (la parte seccante della curva di Philips "occulta" che li guida), sarebbe stato ancora più ampio in assenza della recessione 2011-2013 (ci limitiamo a quella provocata dal "più europa", escludendo la recessione da "subprime" e tralasciando l'output-gap, dovuto alla stessa UEM, precedente a tale ultima crisi, perchè comunque, costringendoci Maastricht a saldi primari strutturali, per comprimere deficit innnervati da deficit della bilancia dei pagamenti, un certo qual effetto negativo sul PIL ce l'aveva già avuto). 

Comunque, a rigore (il)logico, il ragionamento espanso di Saccomanni è il seguente:

- per coprire circa 8 miliardi di costo del taglio IMU e IVA " a regime" (costo pieno per la prima, ma solo circa due miliardi previsti per il 2013 residuo),

- per pagare magari "qualcosa" sui famosi Swap sul debito pubblico,(qui credo che la spinta ai tagli sia stata alquanto decisiva, ndr.) 

- per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, magari per sistemare gli esodati,

siccome abbiamo il pareggio di bilancio e la Commissione UE, che solo a noi italiani non consente di sforare il 3% di deficit, ESSENDO IN SITUAZIONE DI RECESSIONE, tagliamo la spesa pubblica per circa 1,3 punti di PIL".

Non fa una grinza.

Ora noi sappiamo che per il solito FMI, "nipotino di Stalin", il moltiplicatore della spesa pubblica è di circa 1,8. E stiamo parlando di spesa per consumi, cioè per acquisti di beni e servizi, nonchè per lavori pubblici vari, - avete presente le buche nelle strade e la fogna non a norma che fa tanta puzza, insieme alla monnezza che strabocca dai cassonetti sfracellati, mentre i vigili non passano mai con la Punto senza benzina?

Dunque 1,3x1,8=2,34 punti di PIL in meno: ma non sappiamo ancora come li distribuirebbero tra il 2013 e il 2014.

Saccomanni (consapevole? Vogliamo dire che all'Economia stanno iniziando a capire quella nuova metodologia "tutta da studiare" che è il moltiplicatore?) mette le mani avanti e dice che occorre ponderare bene i nuovi tagli e magari non procedere tutto in una volta.

Intanto 8 miliardi per il 2013, così tanto ripetuti, gli servirebbero come il pane, meglio ancora 10: l'impressione è che abbiano chiarissime le idee su come effettuare i tagli lineari (che ve lo dico a fa'?) e che mettano su il "commissario straordinario" per legittimare ciò che faranno con la legge di stabilità molto prima che, "mumble, mumble", questi con qualche mitico pool di "esperti del tesoro" arrivino a qualche mirabolante conclusione.

Teniamoci bassi e limitiamoci a 8 miliardi di tagli di spesa, incidenti sul 2013; il resto, magari, verrà scaglionato sull'anno prossimo. Tanto qualunque sarà la cifra tagliata sull'anno in corso, i criteri di calcolo rimangono questi.

 

Ora, se ricorreranno a un bel decreto-legge di "spending review-2" ("la vendetta"...dei nipotini di Von Hayek-lovuolel'europa), magari in agosto, quando tutto riesce meglio, specie mandare "segnali di credibilità" all'UEM, avremmo 4 mesi di incidenza sul 2013.

Quindi 8 miliardi x1,8x1/3 di periodo fiscale. Risultato: recessione aggiuntiva per miliarducci 4,8. Un aggravamento "leggero, leggero" della recessione di 0,30 punti circa.

Portando la recessione annuale sicuramente oltre il 2%, anzi a sentire Confidustria, al 2,2%. Ma loro saranno lo stesso contenti: la recessione c'è perchè la spesa pubblica è "improduttiva" e non consente supply side. Il problema "a chi vendo?" non se lo pongono. Tanto "sai", vale la legge di Say, per cui l'offerta crea sempre la propria domanda. Ammesso che lo spiazzamento si verifichi mai (in UK stanno ancora aspettando e Cameron per non sbagliarsi insiste).

Credono probabilmente, a Confindustria, che l'incidenza dei restanti 12 miliardi tagliati sul 2014 sarà tutta assorbita dallo spiazzamento di risorse sull'investimento privato che il taglio della spesa pubblica consentirà grazie ai tagli delle tasse...a moltiplicatore 0,8-0,9.

Cioè, applicando Haveelmo, per cui il moltiplicatore di tagli della spesa accompagnati a corrispondenti sgravi fiscali è pari a 1, si arriva 12 miliardi secchi di perdita di PIL che già avremo sul groppone nel 2014 (ammesso che gli sgravi fiscali siano in quella esatta e pari misura!). Il che è inquietante, perchè sarebbe un effetto differenziale negativo di almeno 0,75 punti di PIL (attuale, ante recessione 2013).

In pratica, calcolando l'incidenza sul 2014 di ulteriori tagli di spesa già introdotti con le precedenti manovre, il nuovo aumento IVA previsto a gennaio 2014 (anch'esso già "svenduto" in europa), la prevista crescita del PIL 2014 per 0,5, è una bella utopia.

E sempre perchè si rifiutano di tenere conto del moltiplicatore. Ma l'UE sarà contenta, avremo fatto altre riforme (magari la revisione delle rendite catastali per uccidere definitivamente i valori di scambio sul mercato immobiliare). Solo che i calcoli dei conti pubblici, come al solito, non torneranno e ci "bacchetteranno" con una bella procedura di deficit.

In attesa del prelievo forzoso sui depositi bancari. Quello sì che servirà a moralizzare i porcellini spreconi. 

Fonte: orizzonte48.blogspot.it

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RIVOLUZIONE DEMOCRATICA: POTERE AL PARLAMENTO EUROPEO

Pubblicato su 30 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Un’Europa “normale”, cioè finalmente democratica, al posto del Palazzo degli Orrori che ci sta torturando in base ad un piano eversivo, golpista: costringerci alla resa fino a svendere i nostri beni ai padroni della Terra dopo aver demolito gli Stati sovrani, la loro economia e il sistema dei diritti a garanzia dei cittadini. Tutto questo, grazie alla complicità di partiti-canaglia ridotti a “maggiordomi” dell’élite mondiale, quella dei “proprietari universali” che – come in un nuovo medioevo feudale – pretendono per sé tutto il potere, grazie al micidiale ricatto della finanza e al ferreo controllo su una moneta non più nostra. Per cancellare l’incubo c’è una sola via: il recupero politico della piena sovranità democratica. Punto numero uno: costruire una grande coalizione che pretenda un’Europa non più nemica. Un’Europa solidale, che lavori per il bene del 99% anziché per la sua rovina, a esclusivo beneficio – come avviene oggi – della super-casta planetaria, quella delle lobby onnipotenti che dettano, letteralmente, le direttive della nostra condanna. La Commissione Europea? Va semplicemente abolita. Gli europei meritano un governo democratico, emanato dal loro Parlamento regolarmente eletto.

E’ l’idea-forza del “Manifesto per l’Europa” redatto da “Alternativa”, laboratorio politico fondato da Giulietto Chiesa. Tra i firmatari, economisti e Emergenza bambini, volto drammatico della crisi grecaintellettuali di varia provenienza, dall’italo-danese Bruno Amoroso al console italiano in Francia, Agostino Chiesa Alciator, passando per liberi pensatori come Piero Pagliani e Pierluigi Fagan. Documento presentato in anteprima il 17 giugno a Bruxelles di fronte a gruppi, associazioni e partiti europei provenienti da Italia, Germania, Danimarca, Spagna, Grecia, ma anche Russia, Bulgaria, Estonia e Lettonia. Il piano: collegare risorse nazionali, mobilitare forze, puntare a una convergenza europea su una piattaforma democratica comune, in vista delle elezioni del 2014. Da tutti i paesi membri deve salire, per la prima volta nella storia, la voce di chi pretende che cambino innanzitutto le regole, perché l’attuale Unione Europea sembra costruita appositamente per produrre crisi, recessione, povertà e disperazione.    

Esplicito il linguaggio del documento: «Un club planetario a vocazione totalitaria sta distruggendo l’Europa dei popoli, la nostra vita, la nostra democrazia, la nostra libertà». Futuro in pericolo: «Gradualmente, senza che ce ne rendessimo conto, siamo stati consegnati nelle mani di un’oligarchia senza patria e senz’anima, il cui unico collante è il delirio di onnipotenza derivante dal possesso del denaro infinito che essa crea». Sul banco degli imputati, i veri dominatori: i proprietari finali delle azioni di banche, fondi e corporation internazionali, «persone che nessuno di noi conosce, che nessuno ha mai eletto ma che determinano le nostre vite». Sostenuti da Parlamenti formalmente eletti ma in realtà nominati dall’alto, questi oligarchi «hanno consegnato il potere politico ed economico – un tempo prerogativa degli Stati – a strutture prive di ogni legittimazione democratica». Sono le impalcature di un nuovo ordine mondiale in via di costruzione: «Si tratta di un’ipotesi eversiva e autoritaria che i pochissimi, eDraghi e Merkel, due super-potenti detestati in tutta Europagià smisuratamente ricchi, vogliono imporre a moltitudini ormai impoverite».

Un disegno aberrante, fondato sull’illusione della crescita infinita e destinato a produrre caos e guerre, poiché rifiuta di constatare la fine dell’era dell’abbondanza. Gli oligarchi, consapevoli del crescere della protesta popolare, si preparano a reprimerla: «Sanno della precarietà dell’inganno con cui hanno usurpato il potere, sanno che le loro presunte leggi economiche e monetarie sono una truffa globale. E sanno che il denaro virtuale mediante il quale ci dominano è destinato e finire in cenere». Per questo destabilizzano quel che resta delle nostre istituzioni democratiche e introducono nuove norme-capestro, «mentre si apprestano ad allungare le mani sulle ricchezze materiali ancora disponibili: territori, acqua, cibo, fabbriche, risparmi, storia, monumenti, “risorse umane”: se non li fermiamo le compreranno, a prezzi stracciati, privatizzandole con l’immensa massa di denaro virtuale, trasformato in debito, che stanno creando dal nulla a ritmi vertiginosi».

Alla fine resteranno intere popolazioni – cioè tutti noi – ridotte in miseria, ignoranza e schiavitù, senza più beni nédiritti, e quindi senza futuro. La Grecia? E’ l’esempio pratico di una strategia già in atto. L’unica possibile salvezza economica è necessariamente di stampo keynesiano: esattamente l’opposto dei diktat della Troika. In sostanza: rimettere gli Stati nelle condizioni fare spesa pubblica e investire per i cittadini, dando respiro all’economia. Con che soldi? Anche con l’euro, trasformando la Bce in “prestatore di ultima istanza”, a patto però che Francoforte diventi un soggetto pubblico, di esclusiva proprietà delle singole banche centrali dei paesi europei, completamente nazionalizzate. Oppure, piano B: ripristinare le valute nazionali, come la lira, mantenendo l’euro – eventualmente – come divisa unitaria per gli scambi internazionali. Serve una rivoluzione finanziaria fondata sulla trasparenza: fine della speculazione, messa al bando dei titoli tossici e delle agenzie di rating, separazione tra banche d’affari e banche di raccolta, con divieto – per queste ultime – di mettere in pericolo, Fame, il calvario della Greciamediante operazioni a rischio, i capitali destinati al sostegno dell’economia reale.

In sintesi, riassume il documento di “Alternativa” nella sua parte economico-finanziaria, si tratta di abbandonare immediatamente l’opzione della triplice deregulation – borsistica, valutaria e doganale – adottata nei vigenti trattati europei in ossequio al liberismo più ottuso ed estremo. Più moneta circolante, grazie a banche nazionalizzate: e lo spettro dell’inflazione? E’ possibile neutralizzarlo «con svalutazioni che accompagnino il differenziale d’inflazione residuo, per esempio tra Stati Uniti e Unione Europea». Quanto alla prevedibile speculazione borsistico-valutaria, può essere bloccata da adeguati vincoli, mentre «le esportazioni di capitali e le delocalizzazioni contrarie all’interesse nazionale possono essere contenute all’interno della Ue dai vincoli valutario-doganali: si potrà così finalmente fondare la ricostituzione del sistema produttivo europeo sulla base della sua domanda interna, in regime di pareggio tendenziale dell’export-import».

Capitolo fondamentale, la domanda interna – quella che oggi è crollata, producendo lo sfacelo che stiamo vivendo. Non si scappa: per riattivarla servono possenti investimenti pubblici. Dove trovare i soldi? Tassando i grandi patrimoni e le rendite finanziarie, ma soprattutto finanziando la spesa pubblica con bond collocati presso le future banche pubbliche: «Perfino l’attuale Trattato di Lisbona consente alla Bce di prestare allo 0,50%, esattamente come li presta a tutte le banche private dell’Eurozona (è così che fanno regolarmente i tedeschi), o “alla giapponese”, ossia forzosamente e al medesimo tasso, presso le banche private che operano nei vari territori nazionali, quale prezzo della licenza bancaria». Ciò che pesa, del debito pubblico, non è il suo valore assoluto e neppure il suo rapporto con il Pil, ma solo l’ammontare degli interessi annui netti, elevati e protratti nel tempo. Il professor Bruno Amoroso«L’assurdo consiste oggi nel collocarli sui mercati finanziari, notoriamente speculativi: è la trappola dello spread».

In Italia, «basterebbe riportare in mano pubblica la Cassa Depositi e Prestiti, o creare un polo bancario pubblico in grado di ricevere il denaro al tasso praticato dalla Bce per le banche private». Così, «si otterrebbe un risparmio secco di 80 miliardi di euro», sui 90 miliardi  di soli interessi «che vengono ogni anno regalati alla speculazione». Problema: «E’ chiaro che abbandonare le tradizionali ricette liberiste in favore di queste ricette anti-liberiste vuol dire fare l’interesse della stragrande maggioranza della popolazione». Banche pubbliche, denaro a basso costo: se queste misure venissero adottate dai 17 paesi membri dell’Unione Europea, si dovrà regolare al loro interno il pareggio tendenziale dell’import-export, che oggi registra uno sbilancio di circa 150 miliardi l’anno, verso la Germania, da parte dei Piigs. Anche la Francia, conti alla mano, dovrebbe trovare conveniente associarsi ai paesi del Mediterraneo nella grande vertenza europea da cui può nascere la salvezza comune.

A monte, ovviamente, si impongono scelte drastiche preliminari: stracciare il Trattato di Maastricht, archiviare il Trattato di Lisbona, rifiutare in blocco il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio. Maastricht e Lisbona «costituiscono le basi dell’aggressione finanziaria contro i popoli europei». L’Europa ha di fronte un bivio drammatico: il suo suicidio a orologeria, o una vera e propria rivoluzione. L’Europa di domani «deve avere un governo democratico e una banca centrale che realizzi la politica di un tale governo, e non viceversa». Gli Stati che decideranno di far parte di questa nuova Europa «non dovranno essere considerati come degli stakeholder di minoranza di un’impresa, ma dovranno essere Stati sovrani che delegano parte della loro sovranità soltanto ed esclusivamente a un livello superiore di governo, che sia altrettanto democratico di quelli che sarà chiamato a coordinare». L’adesione a questa nuova Europa non potrà che essere decisa dai popoli: «Ad essi, e solo ad essi, spetterà – via referendum – la decisioneGiulietto Chiesafinale dell’adesione».

“Alternativa” delinea le tappe di un processo costituente, organizzato dalle attuali istituzioni europee «ma con la partecipazione, in ogni fase, delle società civili, delle popolazioni e dei Parlamenti nazionali». Nella nuova “Europa 2.0” sarà il Parlamento Europeo, «unica istituzione attualmente espressione delle istanze dal basso», a svolgere un ruolo decisivo a partire dalla sua nuova legislatura, prevista per il 2014. Tra un anno, gli elettori europei dovranno assolutamente avere la possibilità di votare un programma comune, per riaprire il futuro. Prima richiesta: una Assemblea Costituente Europea, formata da tutte le componenti: autorità di Bruxelles, rappresentanti del 27 Parlamenti nazionali, capi di Stato e di governo, Parlamento Europeo e Forum Sociale composto da associazioni, gruppi, comitati, partiti, sindacati, enti di autogoverno e di governo delle istituzioni dei livelli sottostanti della società civile e politica.

Missione del Forum, la trasparenza. Ovvero: valutare il procedere dei lavori e diffondere informazioni per portare il lavoro costituente al centro dell’attenzione del dibattito pubblico europeo. Operazione perestrojka, per riformare l’Unione Europea e farne finalmente un soggetto pubblico pienamente legittimo, con un governo democratico emanato dal Parlamento Europeo, diretta espressione della volontà dei cittadini. Solo un sogno? Forse non più. Il laboratorio di “Alternativa” si è messo in moto, a livello europeo, per provare a tessere una trama capace di costringere la politica a dare le risposte che tutti attendono. Una sfida che ha di fronte ostacoli smisurati e nemici potentissimi. Ma proprio la drammaticità della crisi potrebbe bruciare i tempi: se l’epoca dei “maggiordomi” sta davvero finendo, l’Europa dei cittadini potrebbe decidersi a pretendere di essere governata da istituzioni degne, indipendenti e democratiche.

Fonte: libreidee.org

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CON USURA di EZRA POUND

Pubblicato su 29 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

 

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Con usura nessuno ha una solida casa

di pietra squadrata e liscia

per istoriarne la facciata,

con usura

non v'è chiesa con affreschi di paradiso

harpes et luz

e l'Annunciazione dell'Angelo

con le aureole sbalzate,

con usura

nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine

non si dipinge per tenersi arte

in casa ma per vendere e vendere

presto e con profitto, peccato contro natura,

il tuo pane sarà staccio vieto

arido come carta,

senza segala né farina di grano duro,

usura appesantisce il tratto,

falsa i confini, con usura

nessuno trova residenza amena.

Si priva lo scalpellino della pietra,

il tessitore del telaio

CON USURA

la lana non giunge al mercato

e le pecore non rendono

peggio della peste è l'usura, spunta

l'ago in mano alle fanciulle

e confonde chi fila.

Pietro Lombardo non si fe' con usura

Duccio non si fe' con usura

nè Piero della Francesca o Zuan Bellini

nè fu 'La Calunnia' dipinta con usura.

L'Angelico non si fe' con usura, nè Ambrogio de Praedis,

nessuna chiesa di pietra viva firmata : 'Adamo me fecit'.

Con usura non sorsero

Saint Trophine e Saint Hilaire,

usura arrugginisce il cesello

arrugginisce arte ed artigiano

tarla la tela nel telaio, nessuno

apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito;

l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama

in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling

usura soffoca il figlio nel ventre

arresta il giovane amante

cede il letto a vecchi decrepiti,

si frappone tra giovani sposi

CONTRO NATURA

Ad Eleusi han portato puttane

carogne crepulano

ospiti d'usura

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IL RIBELLE: ULTIMA FRONTIERA DELLA LIBERTA'

Pubblicato su 29 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MANIFESTI

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RACCOLTA FIRME PER LA SEPARAZIONE BANCARIA

Pubblicato su 29 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

VIENI A FIRMARE !

firma!

 

La funzione delle banche ordinarie è quella di  sostenere l’economia reale  attraverso l’erogazione del credito a cittadini,  famiglie ed imprese.  L’attuale carenza di liquidità nel circuito economico che sta causando la chiusura di migliaia di aziende e la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, e’ dovuta  anche al fatto che le banche hanno tradito il loro ruolo, investendo  le proprie risorse non nell’economia reale, ma in attività finanziarie e speculative ad alto rischio.

Se vuoi che le banche ritornino ad essere al servizio dell’economia reale ed esercitare esclusivamente l’attività di credito nei confronti di lavoratori, famiglie ed imprese,  vieni a firmare  la proposta di legge di iniziativa popolare.

Salvo Fanara

CLN – Comitato di Liberazione Nazionale

Comuni dove firmare

Banchetti dove firmare

CLN-2102832419719D2713

 

 

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LA GUERRA SOTTERRANEA SU INTERNET

Pubblicato su 29 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Dopo il post su Snowden, ovviamente hanno iniziato a piovere email, e il risultato e' che ho dovuto pensare a come mettere giu' un post di risposta senza cadere nel complottismo. Il problema e' che sui dati degli utenti, che hanno un valore inestimabile (pensiamo allo spionaggio commerciale) e' in corso una specie di guerra silenziosa. Non si conosce quasi nulla degli scontri, non si conosce quasi nulla delle vittime: come accadeva nella guerra fredda, mentre le nazioni ufficialmente non facevano nulla,  aerei e sommergibili si scontravano sott'acqua ed in cielo, ma di questi scontri non si sapeva nulla.

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Dal momento che lo scontro avviene su un terreno per addetti ai lavori, succedeva che i piloti morivano "durante voli di addestramento" e che i sommergibili "avevano incidenti". Di alcuni non si sapeva nemmeno l'esistenza e alle famiglie tornava semplicemente la notizia che il loro congiunto fosse morto per un tragico incidente a bordo.

 

Internet e' un altro di questi casi per cui la guerra e' silenziosa, e nasconderla e' assai piu' facile.

 

Faccio un esempio: se io vi raccontassi che in Turchia, dal mese prossimo, tutti gli MSISDN saranno offuscati in uscita dai confini nazionali , forse non sapreste di cosa io stia parlando, e magari "opaque ID" vi dice poco.

 

Bene, allora supponiamo che il vostro smartphone , quando compra qualcosa su google play, non usi il vostro numero di telefono vero, ma registri un opaque ID , che viene arricchito dal wap gateway/MSP/APN/quelcheusate quando andate su internet, e pertanto Google Play non sa piu' chi diavolo abbia comprato questo e quello, perche' solo la telco sa come associare un opaque ID al numero di telefono normale, o meglio solo la telco ha le credenziali con cui provisiona sulla SIM il modo di trasformare un Opaque ID ad un MSISDN (il vostro numero di telefono).

 

Ora, direte voi: interessante questo scherzo. 

 

E supponete anche che l' opaque ID sia scritto anche nei CDR, e che solo le telco sappiano leggerlo. Chi ottenesse i cdr non saprebbe affatto di quali numeri reali si stia parlando.

 

Bene, questa cosa e' diventata legge qualche anno fa, ci hanno messo 3 anni di progetto, ed il prossimo mese andra' live. Lo so perche' noi giriamo messaggi da e per la Turchia, e siamo stati informati della futura illeggibilita' dei numeri di telefono. Insomma, se vi ho detto che sono in grado di leggere molto del vostro traffico SMS, con la Turchia mi sara' impossibile. O meglio, potro' anche leggere il contenuto dell' SMS, ma non ho modo di sapere chi parli con chi. Il che si traduce che se voglio mettere sotto sorveglianza un numero turco, non posso se non chiedendo il corrispondente opaque ID ai turchi.

 

Voi direte: Paranoico questo Erdogan, eh?

 

Non e' solo Erdogan. Circa 9 mesi fa il governo greco ha stabilito che i dati telefonici degli utenti NON possano uscire dal confine, il che e' costato ad una telco multinazionale lo spostamento e il decentramento di alcuni dispositivi, altrimenti accentrati in un singolo data center.

 

Posso dirvi di altre due nazioni europee che stanno creando il loro ghost numbering plan, ove alla fine gli stranieri vedranno solo un numero ghost, e solo le telco locali sapranno di preciso a quale utente reale appartenga. I numeri ghost verranno assegnati su base mensile all'inizio, poi settimanale, alla fine del progetto su base quotidiana: sara' la rete, con una tecnica di segnalazione simile alla number portability, a fare la trasformazione in modo che sia trasparente per HLR, VLR & CO.

 

Potreste essere stupiti, semmai, dalla curiosa coincidenza per la quale quasi tutti i paesi che hanno deciso per qualcosa di simile oggi si trovano a gestire una "primavera" di qualche tipo. Potrei raccontarvi del cambio di numbering plan avvenuto in Egitto (gli utenti se ne sono accorti per una cifra aggiuntiva nei numeri, chiedete pure ad amici egiziani) , poco prima della locale "primavera". 

 

Un tempo i complottisti associavano (a torto od a ragione) ogni evento internazionale ed ogni disastro accaduto ad ogni paese con un oleodotto. Oggi che il petrolio sta diventando marginale li vedo spiazzati, e mi rendo conto che fomentare il complottismo sia pericoloso. Pero', iniziano ad esserci dei fatti che , come dire, risuonano.

 

Ad un certo punto Kim Dot Com crea un servizio in NZ, che non consente l'accesso diretto ai dati correlati con l' utente. E' possibile chiedere l'eliminazione di un contenuto se e' illegale, ma non e' possibile accedere direttamente alla sua associazione con l'utente. Conoscendo la persona e' impossibile trovare i suoi dati su megaupload. Kim Schimitz viene colpito da un mandato di arresto illegale, rifiutato da Germania, Finlandia, accettato solo dalla Nuova Zelanda, per il quale Kim Schmitz ha ottenuto le scuse del ministro Neozelandese. Oggi e' emersa la totale illegalita' delle accuse , dell'arresto di Kim Schmitz, e l' FBI non ha ancora rilasciato alcuna prova delle accuse, ne' delle ragioni per l'arresto e per il blitz. 

Una serie di nazioni nordafricane, Egitto in primis, cambiano i piani di numerazione e vietano che i dati utente escano dai confini nazionali. La mappa di queste nazioni coincide con quella delle "primavere arabe". http://www.howtocallabroad.com/forums/topic/egypt-telephone-numbering-changes

Il governo Turco lancia l'iniziativa opaqueID per mascherare i numeri di telefono degli utenti a servizi come Google, Facebook, Twitter. Due mesi prima della sua reale messa in produzione, ci sono manifestazioni "per difendere gli alberi".

Adesso succede che dopo aver cambiato il numbering plan , anche in Brasile si pensi di disaccoppiare strettamente IMSI ed MSISDN usando un indicatore privato. Il progetto e' iniziato un anno fa http://www.howtocallabroad.com/forums/topic/brazil-telephone-numbering-changes con un ampiamento. Prima dei mondiali, per garantire la sicurezza , avevano in programma l'offuscamento completo dall'esterno della rete. E che succede? Succede che la gente protesta "CONTRO i mondiali di CALCIO."

Ora, essere contro il complottismo e' una buona cosa. Ma se per essere contro il complottismo si finisce con l'ignorare troppe cose, essere contro il complottismo diventa cecita'. D'altro canto, una teoria scientifica deve essere predittiva per diventare credibile.

 

Allora, ho una previsione. Cosi' potremo vedere se sia vero o falso (anche per mia stessa onesta', dal momento che posso io stesso vedere se sto avendo delle allucinazioni intellettuali o meno). Quali sono le nazioni che stanno implementanto disaccoppiamenti del genere?

 

Ecuador. Otto mesi fa hanno finito di espandere il numbering plan, in modo da poter sopportare ghost numbers. 

Arabia Saudita: hanno anche essi ampliato il numbering plan, in modo da poter fare shadowing da un area code all'altro. Anche spiando in loco, se il numero chiamante si trova in un altro area code, potrebbe venire offuscato. Ideale se avete la spia in casa, isn't it? Hanno finito un mese fa l'ampliamento, per l'offuscamento impiegheranno qualche tempo.

In Giappone ed Argentina hanno finito circa un anno fa di ampliare, e stanno iniziando le procedure per l'offuscamento automatico mediante ghost numbers.(1)

Ora, se la mia visione e' corretta, mi aspetto una "primavera" in Ecuador e in Arabia Saudita entro il prossimo anno.

 

Se dovesse succedere che in Ecuador e in Arabia Saudita, come in Giappone o Argentina,  ci siano dei riots , diciamo delle "primavere", per ragioni ovviamente sensate tipo "al Brasile non piacciono i mondiali di calcio" (non e' quasi ovvio, conoscendo la famosa avversione dei brasiliani per il calcio?) , oppure che so io "i turchi morirebbero per salvare gli alberi" (credo sia famosissimo il sentimento di amore che lega ogni turco al proprio abete del cuore: tutti i miei colleghi turchi consolano qualche salice piangente nel tempo libero, per dire),  sarebbe assai difficile per me continuare a rigettare l'idea di una guerra sotterranea per i dati delle aziende , ovvero per la possibilita' di usare i social network per spiare le aziende.

 

 

 

Il problema e' che la vicenda di Snowden ha svegliato l'attenzione di molte nazioni nelle quali si stava notando una strana "perdita di competitivita'" nei confronti di aziende USA e UK, che magari non offrono niente di speciale sul piano tecnologico, ma stranamente hanno sempre l'offerta migliore. In Germania per esempio il "Brit-Brother" (come lo chiamano qui) ha fatto tornare in mente a molti la "strana" reazione della borsa inglese alla vicenda Mannesmann D2 - Vodafone.MA gli inglesi non rispondono alle domande:http://www.thelocal.de/national/20130626-50541.html

 

Le nazioni emergenti, ovviamente, non intendono lasciare improvvisamente lo status di aziende "che perdono la commessa" semplicemente perche' qualcuno ha la possibilita' di studiare la loro offerta ed evidenziarne i problemi. Io posso essere piu' economico , ma se il mio concorrente sa che prodotto offro, non fara' altro che offrire qualcosa che il mio prodotto non fa , ed evidenziare per tutta l'offerta che il suo prodotto fa qualcosa che il mio non fa. 

 

Essenzialmente, in sede di valutazione dell'offerta, aziende con valore tecnologico possono "facilmente" superare il problema del prezzo (la forza delle nazioni emergenti) se per esempio leggono l'offerta in anticipo, e propongono un prodotto che abbia delle features completamente assenti nella prima offerta piu' economica.

 

Cosi', il nostro paese emergente non riuscira' piu' a partecipare direttamente alle gare.

 

Faccio un esempio: sinora tutte le telco europee avevano offerte tipo "uno smartphone a 100 euro" . Il produttore generalmente era una nota azienda cinese, che vinceva le gare per prezzo. Da qualche tempo, succede che offerte analoghe vanno spesso ad una nota azienda canadese. Ora, il punto e' che puo' essere benissimo che l'azienda canadese a sua volta usi manodopera cinese e sia piu' competitiva. Per carita', i canadesi non sono stupidi.

 

D'altro canto, il prodotto canadese supera quello cinese non tanto per prezzo, ma ha sempre una-due features in piu'. Questo sicuramente puo' essere dovuto ad un miglior design , e quindi e' una semplice meritata vittoria. Ma e' lecito sospettare , dopo Prism, che nelle gare qualcuno scopra che cosa offrono i cinesi, e offra a qualche lira in piu' un dispositivo che ha delle feature attraenti (tipo NFC, per dire) per il compratore. E che nell'offerta non faccia altro che menzionare NFC. 

 

In tal caso, il cinese ci puo' fare poco: per quanto economico sia, il concorrente usa a sua volta le stesse fabbriche cinesi, ma lo batte perche' sa quale sia l'offerta, e ci infila 30 centesimi di chip NFC in piu'.

 

Il punto e' che se qualcuno ascolta la tua offerta commerciale, non ha solo la chance di leggere il prezzo: ha modo di capire i difetti TECNICI della tua offerta,  di evidenziarli nella sua offerta vantando proprio alcune caratteristiche - che corrispondono alle tue carenze, guarda caso - e batterti su altri piani, anche se non per il mero costo.

In questo senso, le nazioni emergenti dei BRICS hanno , TUTTE , messo in atto sistemi di offuscamento e di protezione. D'altro canto, le nazioni emergenti del mediterraneo  (Turchia e Egitto e Algeria) avevano iniziato a mettere in atto provvedimenti di questo tipo, ma hanno avuto "primavere". Ha seguito il Brasile.

 

Quindi, il sospetto diventa lecito: QUANTO e' importante per USA e UK spiare il resto del mondo?

 

Lo vedremo osservando Arabia Saudita, Ecuador, Giappone ed Argentina.

 

Di certo, il concetto da capire ed introdurre nelle analisi geopolitiche e' questo:

 

I DATABASE COI DATI DI MILIONI DI PERSONE SONO IMPORTANTI SUL PIANO GEOPOLITICO QUANTO DEI GIACIMENTI DI PETROLIO. PER ESSI SI FANNO GUERRE, SI ABBATTONO GOVERNI, SI UCCIDONO PERSONE.

Uriel

Tratto da: keinpfusch.net

(1) La differenza tra i due approcci e' che mentre nel caso turco un numero come +90-123-98765445 diventa +90-5736958374 , nel caso di ghost numbers si sdoppia la numerazione tra due piani esistenti: 90-123- 98765445 diventera' +90-123-98765445 diventa +90-124-23947593 , ove i  piani di numerazione esistono e sono E.164 standard , solo che l'area code 124 non e' per uso pubblico ma per fornire il secondo numero. Nel caso turco, anche l'area code e' offuscato.

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TWO PACK: ECCO UN ALTRO EUROMOSTRO

Pubblicato su 29 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Dal prossimo anno finanziario (2014) entrerà in vigore il Two Pack ( a questi link il testo completo 52011PC0821  52011PC0819) che va ad aggiungersi e a completare, come la ciliegina sulla torta europea, il six pack e il fiscal compact già approvati .

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Cose è il Two Pack? E’ l’insieme di due regolamenti dell’Unione che saranno direttamente applicabili all’Italia. Il “punto forte” che fa del Two Pack un “passo in avanti fondamentale” nell’integrazione sempre più stretta dei 17 Paesi dell’area euro (cioè di chi ha adottato, purtroppo, l’euro come propria moneta) rimane confermato: la Commissione europea, a partire dal 2014, avrà il potere di veto sui bilanci nazionali dei 17 Paesi della moneta unica, laddove fino ad oggi poteva esprimere semplici “raccomandazioni”.

Con questo sistema non avremo più a “libertà” di poter comunque sforare dal rapporto deficit/Pil impostoci dall’Unione e incappare nella procedura d’infrazione ma saremo controllati all’origine con il veto della Commissione.

Il regolamento approvato a Strasburgo prevede che ogni anno, entro la fine di Ottobre, i governi dell’Eurozona devranno sottoporre alla supervisione di Bruxelles i propri bilanci per l’anno seguente. A quel punto ed alla luce dei conti presentati, la Commissione potrà decidere volta per volta di cancellare punti delle manovre finanziarie imponendo mutamenti anche radicali, in modo da “armonizzare” la politica economica dell’intera zona euro.

A rafforzamento di quanto stabilito, è prevista la possibilità di emanare sanzioni verso quegli Stati che non dovessero adeguarsi alle prescrizioni ricevute. Un potere di veto del tutto inedito nell’Unione europea, dove per la prima volta non sono i singoli Stati a poter fermare decisioni comunitarie ma è proprio un organismo sovranazionale a poter interferire e indirizzare la vita economica ma soprattutto sociale dei Paesi membri attraverso tagli ad esempio del welfare solo ed esclusivamente per permettere di ripagare e rendere sempre più appetibili i titoli del debito pubblico.

Dove arriveremo di questo passo con questa Europa che non finisce mai di sorprenderci (in negativo) e che ci rende sempre più €uroschiavi?

Roberto Ionta,Tiziano De Simone

Link utili

Le modifiche al Patto di stabilità (six pack e two pack)

ELA, Emergency liquidity assistance

- See more at: http://www.tizianodesimone.it/2013/06/28/two-pack-ecco-un-altro-euromostro/#sthash.SqSYcjQn.dpuf

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UNA RAZZISTA EUGENETISTA AL MINISTERO PER L'INTEGRAZIONE ?

Pubblicato su 28 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

A forza di essere accoglienti, come accaduto per "riconoscenza" con gli americani, siamo stati occupati.  C'è chi scambia l'accoglienza, come il Ministro Kyenge, con la sostituzione degli autoctoni. Una proposta un tantino razzista. Non immaginavo la Ministra in questione in veste di paladina dell'eugenetica. E' vero, gli anziani non sono più utili, rappresentano un costo sanitario e previdenziale non indifferente, così ci dicono costantemente i "tecnici che contano". I professoroni che scatenano le crisi che servono, i dotti e sapienti luminari. E' da tempo che già si fomenta la guerra intergenerazionale, che vuole i giovani contrapposti agli anziani, seguendo la logica del dividi et impera. Risulta ben chiaro a chi siano di intralcio gli anziani.

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A tutti coloro che mirano ad eliminare ogni forma di spesa pubblica. Peccato che gli anziani abbiano pagato una vita intera per accedere alla propria pensione. Ma si sa, i parassiti della finanza vivono del lavoro altrui, devono prendere il tesoretto dei contributi previdenziali, se ancora ve ne sono rimasti nelle casse dell'Inps. Spesso, in questa orrenda nazione gli anziani COSTITUISCONO L'UNICO WELFARE, l'unico "mezzo" che tiene in vita tante persone che, senza questo legame familiare non avrebbero accesso a quel piatto di pasta e pomodori che tanto disgusta l'ex Ministro Fornero, addetta alla distruzione del sociale.  In questa nazione, caro Ministro, come avrà avuto modo di constatare pochi giorni fà, E' STATO RESPINTO il diritto di integrazione agli italiani. Il governo di cui lei fa parte, ha NEGATO il diritto di accedere AL CIBO ed a un'esistenza dignitosa, bocciando la proposta di reddito minimo garantito. Ma suppongo che a lei degli italiani NON IMPORTI NULLA, nonostante siano loro che pagano il suo onorario. In questa nazione la disoccupazione è al 47%, sommando disoccupati ed "inattivi". Lei, in qualità di Ministro della REPUBBLICA ITALIANA, ha qualche proposta per SANARE L'ESCLUSIONE SOCIALE di costoro? Ha qualche idea per quel 53% degli italiani che pur lavorando non è in grado di mantenere la famiglia?

Sostiene che sarebbe un bene per l'Italia "dotarla" di frotte di giovani immigrati, onde assicurare un ricambio generazionale.

Lei è Ministro, (ma a quanto pare a voi è concesso il diritto ad "ignorare", sull'esempio della Boldrini la povertà in Italia) dovrebbe indagare sul perché in Italia non si fanno figli.

Colpa dei maschi che preferiscono la play-station a 40 anni? Ha dato un'occhiata alle politiche di sostegno alla maternità? Niente. Una donna, se disoccupata o indigente, può solo abortire. Il diritto a tenere il figlio è garantito solo nei paesi nordici. In Germania una donna sola con figli riceve fino a 1850 euro. In Italia, il femminismo sterminazionista ha obbligato ad una sola via. Che succede se una famiglia con figli, come è ragionevole supporre accada spesso di questi tempi, si ritrova nell'impossibilità di mantenere i figli? Indaghi, Ministro.

Non dimentichi, Ministro, di chiedersi come mai in un solo anno l'emigrazione dall'Italia sia ripresa, fino a balzare a +11% rispetto all'anno passato. Sarà colpa anche di Mastrapasqua che ha assicurato che per i precari non vi sarà alcuna pensione. Pensa che ci sarà per i migranti?

Pensa di impegnarsi per garantire una pensione ai migranti precari e non  agli italiani precari? Si tratterebbe di una scelta decisamente razzista, non trova?

Cosa intende per integrazione? Intende usare il nostro paese come corridoio per traffici umani e mercato degli schiavi composto dalla sua gente,  magari al soldo della malavita, unico comparto che in tempi di profonda recessione prospera?

E' questo il futuro che ha in mente per i giovani migranti? Non crede che sia un danno per le comunità di provenienza, il privarsi di giovani forze? 

Una sostituzione della razza è ciò che Lei sembra avere in mente. Bel rispetto, caro Ministro, nei confronti degli anziani che per voi saranno solo un costo, ma per noi comuni mortali, RAPPRESENTANO DEGLI AFFETTI. Curioso come Lei si appelli a tante belle parole, quali solidarietà, ed ora mostri il suo vero volto che ha i connotati dello sprezzo nei confronti degli italiani ma anche nei confronti dei migranti, individuati sotto forma di PEZZI DI RICAMBIO. E' percaso razzista, Ministro? Perché la infastidiscono i nostri cari in età avanzata? Eppure, c'è chi sostiene che proprio grazie alle necessità degli anziani molti stranieri hanno modo di lavorare. Gli anziani vanno bene solo per essere scippati? Le discriminazioni sono sempre da respingere, o quando si deve denigrare un gruppo di persose in funzione dell'età QUESTO DIVENTA LECITO?

C'è una corrente di pensiero che sostiene come l'immigrazione sia usata per distruggere le nazioni. Adesso comincio a pensare che questa sensazione sia decisamente fondata.

Barbara

 

Kyenge choc: “Ringiovaniamo l’Italia rimpiazzando i vecchi con giovani clandestini”

Fallitalia | 28 giugno 2013 -

 

FALLITALIA - Il piano della Kyenge: rimpiazzare i vecchi italiani con i giovani clandestini. “La priorità è l’integrazione intesa anche come ringiovanimento demografico dell’Italia”

 

“La priorità è l’integrazione intesa anche come ringiovanimento demografico dell’Italia”.

Così ha detto ieri il ministro Kyenge a latere della solita conferenza sull’immigrazione e ha svelato dettagliatamente il suo piano che, molto presto, passerà al vaglio del governo.

“Il reato di ingresso clandestino e di soggiorno illegale dovrebbe essere presto abolito in sede di revisione del Testo Unico sull’immigrazione da parte dei ministeri dell’Interno e della Giustizia e dal Parlamento”.

Per il ministro, inoltre “il trattenimento delle persone da espellere nei Centri di Identificazione dovrebbe rappresentare solo l’estrema ratio e comunque- secondo lei- 18 mesi sono un periodo eccessivamente lungo”

“La questione immigrazione- ha concluso- rappresenta un nodo di estremo rilievo, un fenomeno che non può essere governato fra individualismi ed egoismi politici”.

Tradotto: l’Italia è da considerarsi un paese di vecchi e per ringiovanirla occorrono altri milioni di immigrati, che però con le leggi vigenti faticherebbero ad entrare. Per la sostituzione rapida del vecchio col nuovo (il ringiovanimento) occorre aprire le frontiere a tutti. Chi critica è un egoista razzista da mettere al bando.

Se è così, si chiama rimpiazzo demografico: lo ha usato Stalin,lo usano i cinesi in Tibet, ne abbiamo visto gli effetti in Ruanda. Adesso è il turno dell’Italia.

red.

Mattino on line

 

Tratto da: dadietroilsipario.blogspot.it

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