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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL DIKTAT DI MAASTRICHT

Pubblicato su 31 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Di Claudio Marconi

Il 7 febbraio 1992 veniva firmato il Trattato di Maastricht. In quegli stessi anni, un gruppo di uomini liberi, formò un sodalizio che, tra i vari documenti, pubblicò questo riportato. Furono inascoltati, sbeffeggiati e ridotti al silenzio da una feroce repressione giudiziaria. La canea di destra e di sinistra gli si scagliò contro, tutto fu messo a tacere.

Vogliamo pubblicare questo documento con il solo scopo di dimostrare che se non ci si ribella, e seriamente, si finisce stritolati da questo sistema tecnocratico e bancario.

Allora fummo “ sfortunati”, creiamo le condizioni per essere meno “ sfortunati”, oggi. 

 

maastricht.jpg 

Il sistema economico e monetario europeo previsto dal Trattato di Maastricht risulta caratterizzato dal libero scambio delle merci, dalla libertà di movimento dei capitali e dai tassi fissi dei cambi tra le monete.

A queste tre cartteristiche si deve aggiungere l’autonomia monetaria, ossia la facoltà di ogni Paese ( cioè, per ogni banca centrale) di condurre una politica monetaria che miri alla stabilità dei prezzi. Questo complesso, nella realtà, appare incoerente: in particolare è contradditorio pretendere di conservare l’autonomia economica accettando dei tassi fissi. Questa incoerenza deriva dal fatto che quando un Paese, per ridurre le tensioni inflazionistiche, aumenta i suoi tassi di interesse, attira capitali e forza gli altri Paesi a seguirlo, almeno se la scelta viene compiuta per non cambiare le parità monetarie. Questo fenomeno di propagazione e il suo specifico effetto deflazionistico, alla lunga, mettono in discussione il policentrismo monetario con parità fisse, che durerà sino a quando non sarà iniziata la fase finale dell’azione monetaria: quella che prevede la moneta unica europea.

A quseto punto, la terapia scelta dagli organismi europei  è quella di rendere i cambi irrevocabilmente fissi, introducendo una moneta unica posta sotto il controllo di una autorità creata ad hoc: la ( futura ) banca centrale europea ( BCE). L’incoerenza denunciata risulta principalmente dalla convinzione che tutto debba essere subordinato alla stabilità dei prezzi – garantita dalla sola BCE -, la quale trae origine da due presunte “ certezze:

 

l’economia, per sua natura, cresce regolarmente e può essere perturbata solo da

eventi aleatori e passeggeri;

gli eventi perturbatori possono essere attenuati istituendo nuove regole istituzionali e sviluppando iniziative pubbliche appropriate

 

Ovviamente queste certezze non tengono conto né delle difficoltà che scaturiscono dai cambiamenti istituzionali, né dall’esistenza delle perturbazioni dovute ai divari strutturali che caratterizzano le economie europee. L’obiettivo della stabilità dei prezzi si basa sul rifiuto di qualsiasi svalutazione o rivalutazione, cioè sull’accettazione dei cambi effettivamente fissi. Ma questa scelta di non ritoccare più i cambi ha come conseguenza inevitabile il rialzo dei tassi di interesse; per di più, finchè i tassi delle inflazioni nazionali non diventano uguali, interviene una variazione dei cambi reali, dunque un’accentuazione degli svantaggi competitivi dei Paesi col tasso di inflazione più elevato. Ciò può generare solo la recessione e un incremento dei divari tra le Nazioni comunitarie.

La tendenza recessionista, che oggi avvertiamo, risulterà sempre più forte e rappresenterà la contropartita della volontà d’impedire ogni deriva inflazionistica. Inoltre, se si tiene conto delle disposizioni relative al bilancio pubblico, che fissano norme drastiche in materia di deficit e di debito pubblico, è da prevedere che si svilupperà una spirale disastrosa ( diminuzione delle spese pubbliche, rallentamento della crescita del prodotto interno lordo, diminuzione del gettito fiscale, con conseguente incremento del deficit e aggravamento del peso dei debiti ). Il rallentamento della crescita si trasformerà allora in una vera depressione, con le indubitabili conseguenze politiche. Infine, l’interdipendenza tra le varie economie rende illusoria la distinsione fra Paesi in regola e Paesi in fase di sistemazione, poiché tutti pagheranno lo scotto in termini di recessione. Pertanto gli obiettivi principali dell’Unione Europea, cioè la stabilità dei prezzi e la riduzione sistematica dei deficit pubblici, si rivelano in contrasto con le dottrine di politica economica, comprese quelle liberoscambiste.

Poiché non è pensabile che gli estensori del Trattato di Maastricht siano incorsi in un errore così macroscopico, dobbiamo ritenere che le proposizioni di detto trattato riflettano consapevolmente la volontà di immiserire in Europa le economie nazionali, di distruggere lo “ stato sociale” e di trasformare gli abitanti in consumatori.

E l’Europa rappresenta solo la prova generale, condotta dall’oligarchia plutocratica, di un programma che ha come obiettivo l’integrazione planetaria e l’istituzione del governo mondiale.

Ma i governanti italiani, che tanto servilmente e frettolosamente hanno ratificato il Trattato di maastricht, non hanno capito in che trappola hanno messo l’Italia ? Lo hanno capito benissimo, tuttavia chi detiene veramente il potere ha loro concesso di rubare a piene mani perché avrebbe avuto, come contropartita, il dominio ( e il possesso) della nostra Nazione. Adesso, esaurito il loro compito, vengono defenestrati per fare posto ad altri più sicuri emissari del mondialismo.

Per raggiungere gli obiettivi di massificazione globale e di sfruttamento planetario, l’oligarchia plutocratica fa di tutto per snaturare le caratteristiche intrinseche di ogni nazione: in questa maniera si assicura l’obbedienza dei popoli che, se vogliono sopravvivere. Devono corrispondere ai suoi disegni.

Le imposizioni che ci vengono fatte per entrare nellìEuropa dei banchieri definita a Maastricht sono contrarie agli interessi della nostra Nazione: occorre allora respingere il Trattato di Maastricht e “ arroccarci” per non soccombere allo strapotere e alla speculazione mondialista.

 

Tratto da: “ I lupi azzurri” Edizioni di Ar, marzo 2001

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CON SCAPPELLAMENTO A DESTRA

Pubblicato su 31 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Non è che Travaglio ci piaccia molto, anzi. Ma quando ha ragione niente da dire. come nostro costume prendiamo il buono dove lo troviamo. Claudio Marconi

P.S. Tra tante disgrazie una buona notizia: ci siamo salvati ( si fa per dire ) da Amato

 

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"Gol mancato, gol subìto” è una regola ferrea del calcio. Ma non solo. L’altroieri M5S aveva un rigore a porta vuota: l’ha tirato in tribuna. E, con la partecipazione straordinaria di Napolitano e Bersani, ha perso un’occasione unica di spingere l’Italia verso un po’ di futuro. Ieri le lancette della politica hanno ripreso a camminare a ritroso verso il peggiore passato. Anziché andarsene in anticipo, accelerando l’elezione del successore e la soluzione della crisi, come pure aveva saggiamente pensato, Napolitano è riuscito a farci rimpiangere di non vivere in Vaticano (di Ratzinger purtroppo ce n’è uno solo, e non è italiano). E a dare ragione a Grillo anche quando aveva torto. 

La bi-Bicamerale escogitata per dettare l’agenda a un governo che non c’è ricorda la Restaurazione del 1815, col ritorno dei “codini” in Europa dopo la fine di Napoleone e il congresso di Vienna. 

Solo che da noi la rivoluzione non c’è stata: siamo il paese della controriforma senza riforma e della restaurazione senza rivoluzione. Il paese che, quando ha le idee confuse, fa una commissione (anzi, due) per confondersele un altro po’. In un altro, la mossa del Presidente verrebbe chiamata col suo nome: golpe bianco, commissariamento della politica e degli elettori (e poi l’“antipolitico” sarebbe Grillo), con i saggi al posto dei colonnelli.

Nel paese di Pulcinella, è il tragicomico risultato delle non-dimissioni di Napolitano, seguite alla non-vittoria Pd, alla non-sconfitta Pdl, al non-statuto M5S, alla non-rinuncia di Bersani dopo il fallimento delle convergenze parallele e della non-sfiducia a 5Stelle, previa pausa di riflessione. Mentre le migliori lingue di giornalisti e giuristi fanno gli straordinari per magnificare la geniale, strepitosa, magistrale mossa del Colle, si sente persino dire che “il governo Monti è pienamente operativo” e sta per assumere “provvedimenti urgenti per l’economia”: è lo stesso che annega in acque territoriali indiane sul caso dei marò, col ministro degli Esteri che riesce a dimettersi da un esecutivo dimissionario. E il cui leader Monti è stato appena asfaltato dal 90% degli elettori. 

Dunque l’eterna Bicamerale, aperta nel ’97 da D’Alema e B. e mai davvero chiusa nonostante le apparenze, riapre trionfalmente i battenti sotto le mentite spoglie di due “gruppi di saggi”. 

C’è Onida, corazziere ad honorem per gli immani sforzi compiuti per difendere le interferenze del Quirinale nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia e per negare l’ineleggibilità di B., dunque molto saggio. 
C’è Giovannini, il presidente Istat che fu incaricato di studiare i costi della politica, ma alla fine si arrese stremato, dunque molto saggio.
C’è Pitruzzella, già associato allo studio Schifani, dunque garante dell’Antitrust e molto saggio. 
C’è Rossi, il solito banchiere uscito dai caveau di Bankitalia, dunque molto saggio. 
C’è Violante, quello che si vantava con B. di non avergli toccato le tv e il conflitto d’interessi, dunque molto saggio. 
C’è Mauro, già Pdl, ora montiano, ma sempre Cl, dunque molto saggio. 
C’è Quagliariello, che strepitò in aula contro gli “assassini” di Eluana, dunque molto saggio.
C’è Bubbico, già indagato e prosciolto per la buona politica in Lucania, dunque molto saggio. 
C’è il leghista Giorgetti, che intascò una mazzetta da Fiorani, poi con comodo la restituì, dunque molto saggio. 

Se questi sono saggi, i fessi dove sono? 

Eppure piacciono a tutti. Anche ai 5Stelle, gli unici esclusi dalla spartizione quirinalesca, gli unici ignari della vera natura della bi-Bicamerale: una stanza degli orrori per rimettere in pista B. e patteggiare alle nostre spalle, una siringa di anestetico per infilarci la supposta dell’inciucio senza che ce ne accorgiamo.

Scommettiamo che i saggi parleranno quasi soltanto di giustizia?

Ps. Nella distrazione generale si son dimenticati Bersani nel freezer. Qualcuno lo avverta che non è più il premier incaricato e, se possibile, lo scongeli nel microonde.

Marco Travaglio
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
31.03.2013

Tratto da: comedonchisciotte.org

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DEMOCRAZIA IN SALDO

Pubblicato su 31 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

“Il potere politico e il senso di appartenenza dei cittadini ad una collettività possono essere pronte a cessioni di sovranità democratica quando il costo politico del non farle diventa superiore al farle perché c’è una crisi in atto visibile”.

 

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Così ancor prima di essere nominato Presidente del Consiglio Mario Monti dichiarava che l’Italia doveva cedere parti di sovranità nazionale per uscire dalla crisi. Ed eccoci al “Monti bis” in sordina con l'aiuto dei saggi di Napolitano, tutti uomini, tutti della della casta, tutti fedeli a Bruxelles e tutti della vecchia guardia politica o vicini a questa. Adesso si accorderanno sul successore di Napolitano e su come asservirci a Bruxelles. Chi pensa che costoro faranno la riforma elettorale che il Paese vuole, vagheggia, perché gli interessi del Paese non coincidono con quelli dei politici, che dalla mancanza della nuova legge elettorale pensavano di trarre benefici e che invece, grazie alla solita lungimiranza e brama, si ritrovano ora, forse volutamente, esautorati. Sono costoro che hanno fallito nella passata legislatura, quando per mesi il dibattito era incentrato su temi “invalicabili”, quali i matrimoni gay, e non ha prodotto una nuova legge elettorale, e forse non a caso?! Che si assumano la responsabilità di aver condotto il Paese nell’empasse e di averlo consegnato nuovamente al “Governo tecnico”, legittimato più di prima dalla loro volontaria incapacità. Democrazia ormai in saldo, altro che in vendita! Ci sono caduti tutti in questo tranello ed adesso hanno messo a tacere il voto del popolo. Vergogna! Con che coraggio i Parlamentari, tutti quanti, varcheranno la soglia del Parlamento la prossima settimana quando il Paese è in mano a questi signori? A che serve ridursi lo stipendio quando poi il Presidente fa il bello ed il cattivo tempo e ci impone Monti bis?

Democrazia Vendesi

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UNA NUOVA TRAPPOLA EUROPEA

Pubblicato su 31 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

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LA CULTURA........

Pubblicato su 31 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MANIFESTI

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A COSA SERVONO LE GUERRE ?

Pubblicato su 31 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Abbiamo ricevuto questo ottimo commento all'articolo " Sovranità Monetaria...la salvezza dei Popoli " e lo pubblichiamo come articolo perchè riteniamo che sia altamente illuminante sulla dura e cruda realtà. Claudio Marconi

 

statua della guerra preventiva

Credo che tutti sappiamo a cosa servono le guerre….giusto?
Le guerre, fatte per qualsiasi scusa, hanno un solo fine …COLONIZZARE UN
PAESE,TERRITORIO, per sfruttarne manodopera, risorse, materie prime, collegamenti strategici ecc.ecc.
Una cosa però a molti ancora non è chiara.
Purtroppo molti ancora non hanno capito che cosa stiamo vivendo..credono che il
termine guerra sia esagerato o fantascientifico ....purtroppo l'ignora crede che le guerre si combattano solo con le armi ....
Questo gioca a favore dei colonizzatori, perché indisturbati riescono a fare molto
di più che con una guerra, questo nuovo “modo” ,anzi, meglio definirla per quello che è, GUERRA, sta “silenziosamente” riuscendo a far portare a termine il progetto selvaggio, perverso di chi ama
il potere di dominare.
L’Italia, grazie alla grande maggioranza che credono nella politica dell’ideologia
e non dei fatti, oggi sta subendo il più grande inganno da parte di chi vorrà colonizzare la nostra terra, stessa sorte che stanno subendo altri paesi europei.
Il progetto verrà portato a termine se quella gran fetta di cittadini che va a
votare non per conoscenza dell'operato svolto dei partiti, ma semplicemente per tradizione….non si sveglierà dal sonno che dura decenni.
Purtroppo la guerra è dura da combattere, chi ci vuole colonizzare ha saputo
costruire tutto in modo perfetto, si è fatto amici i politici, assicurandogli vitalizi, immunità, privilegi, a fatto si che i mass media potessero essere sotto la guida dei stessi politici
corrotti, non per questo l’Italia oggi è al 60° posto sulla libertà d’informazione.
Stiamo vivendo un brutto sogno, speriamo di svegliarci tutti al più
presto.

G.Z.

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I PM CONTESTANO A MARCHIONNE LA " DISCRIMINAZIONE DEGLI ISCRITTI FIOM "

Pubblicato su 30 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Non avevamo mai avuto dubbi circa la posizione della UIL e della UGL ( manca la Cisl, ma vedrete che arriverà presto ): dalla parte di Marchionne e della Fiat, naturalmente. La Fiom, che ne ha fatte di cotte e di crude, in questa occasione ha ragione da vendere: si sta opponendo alla mentalità padronale di far ritornare le fabbriche in un clima di terrore perpetrato dai loro capi reparto cresciuti in un clima di sottocultura operaia dove il buono è il padrone e le sue angherie ed il cattivo è chi, a fronte del proprio dovere, reclama i propri diritti.

Uno Stato serio caccerebbe Marchionne dall'Italia, e gli toglierebbe i passaporto, così è sicuro che non torna più. Claudio Marconi

 

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Pomigliano, conclusione delle indagini preliminari

NAPOLI - Pomigliano e iscritti alla Fiom, la storia infinita. Il Lingotto rende noto che la procura di Nola, a conclusione delle indagini preliminari, contesta all'ad di Fiat Sergio Marchionne e all'ad di Fabbrica Italia Pomigliano Sebastiano Garofalo la «discriminazione degli iscritti Fiom nel trasferimento dei dipendenti di Fiat Group Automobiles a Fabbrica Italia Pomigliano».
«Sconcertante e paradossale»: così l'anzieda definisce l'iniziativa della Procura: «Tale iniziativa è l'ennesima espressione dell'inusitata offensiva giudiziaria avviata dalla Fiom nei confronti di Fiat da più di due anni».

LA SENTENZA - Nel giugno 2012 una sentenza del Tribunale di Roma aveva imposto all'azienda torinese di assumere nella newco di Pomigliano gli operai iscritti al sindacatometalmeccanici della Cgil. Nel febbraio scorso 19 iscritti alla Fiom sono stati riassunti ma a marzo sono tornati in cassa integrazione per effetto del trasferimento di ramo d'azienda della newco, poi sciolta, in Fiat group automobiles.

UILM: MAZZATA AL SUD - «È un'ulteriore mazzata al Sud e all'industria metalmeccanica. Un'iniziativa del genere non aiuta in una situazione così difficile». Lo dice il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, commenta l'iniziativa della Procura di Nola che contesta all'ad di Fiat Sergio Marchionne e all'ad di Fabbrica Italia Pomigliano Sebastiano Garofalo la discriminazione degli iscritti Fiom. «La storia dei ricorsi e delle denunce continua a mietere vittime, così non si va da nessuna parte», conclude Palombella. E il segretario della Uilm Campania, Giovanni Sgambati aggiunge: «La Fiom, purtroppo, è ostinatamente orientata a non capire che il modo migliore di tutelare i lavoratori, è quello delle relazioni sindacali. Purtroppo è annosa la controversia giudiziaria che vede la Fiom autoesclusasi dal fare sindacato. La via giudiziaria non è sicuramente la strada migliore per fare sindacato. Ci saranno sentenze che danno ragione alla Fiom, ed altre sonore che gli danno torto. Ma per noi della Uilm la via maestra è quella delle relazioni sindacali che è il modo migliore per tutelare i lavoratori. La Fiom, però, è ostinatamente orientata a non capirlo».

SLAI COBAS: MANCA LA MOBILITAZIONE - Per Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale dello Slai Cobas, invece, quello che manca, oltre alle cause giudiziarie, è la «mobilitazione». «Il piano Marchionne è fallimentare - ha aggiunto l'esponente del sindacato di base - ma non può finire sempre e solo sugli iscritti alla Fiom. Oltre alle cause serve la mobilitazione, che mi pare la Fiom non stia mettendo in atto». E nelle aule di tribunale la Fiat sarà chiamata anche il prossimo 19 maggio, per la causa d'appello del ricorso avanzato proprio dallo Slai Cobas contro il Lingotto, per reinserire nello stabilimento di Pomigliano 316 lavoratori spostati negli anni scorsi nel polo logistico di Nola. «La Fiat vinse la prima causa - spiega Granillo - perché disse che erano parte integrante di Pomigliano. Oggi non è più così, in quanto Nola fa storia a sè ed i lavoratori sono in cig senza alcuna richiesta di proroghe».

LANDINI: FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA - «Prendo atto che la Procura, di fronte a un nostro esposto, ha fatto le sue indagini e prendo atto di quanto ha deciso. Da tempo denunciamo la violazione dei diritti sindacali e la discriminazione contro i nostri iscritti. Se arriveremo al rinvio a giudizio faremo tutto quello che possiamo compresa la costituzione parte civile». Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, commenta così l'iniziativa della Procura di Nola. «Ho fiducia - conclude - nel lavoro delle Procure e nella giustizia. La Fiat sta discriminando i lavoratori iscritti alla Fiom e ha fatto di tutto per impedire che abbiano le libertà sindacali riconosciute nel Paese».

CENTRELLA (UGL): ERRORE DELLA MAGISTRATURA - Per il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella pur «nel pieno rispetto del ruolo di qualsiasi istituzione, non si può fare a meno di considerare l'esito delle indagini della Procura della Repubblica di Nola» sullo stabilimento Fiat di Pomigliano «come un ennesimo errore della magistratura, che probabilmente non ha compreso bene quanto accaduto in questi anni in Fiat». «Ciò che temiamo di più - aggiunge, in una nota - è che non solo gli esiti, alcuni dei quali ingiusti, ma anche la mole del contenzioso voluto da un sindacato contro una multinazionale italiana, peraltro in grave affanno per l'andamento negativo del mercato, possano scaricarsi negativamente sui lavoratori». 

Tratto da: corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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SIAMO SUL TITANIC

Pubblicato su 30 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Ricordate l’orchestrina del Titanic che continuava a suonare mentre la nave affondava?
 

 

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Non siamo ancora a quel momento, ma all’orizzonte già si vedono i primi icebergs...l’urto è imminente...ma loro continuano a suonare, e continueranno a suonare mentre sprofonderanno nelle gelide ed oscure acque.... 
Non può sfuggire la tragicomica similitudine tra gli ultimi attimi del titanice la crisi ad effetto “palla di neve” del sistema: il Titanic non poteva affondare...questo sistema, il più perfetto che per “loro” esista, non può finire.
Ma i segnali dell’ultima fase sono ormai sotto gli occhi di tutti, almeno di chi vuol vedere. Forse no dei “maggiordomi” del potere, troppo presi dal leccaggio alle terga dei padroni, ma sicuramente dei tecnici del sistema (tecnici finanziari, militari, e scientifici delle varie branche del sistema globale).
Francesco Torriglia

Scritto nel Settembre 2007

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L'INTERO DNA DELL'UOMO E' STATO COPERTO DA BREVETTI

Pubblicato su 30 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MEDICINA ALTERNATIVA

Siamo alla massima espressione della pazzia umana: il nostro corpo, con tutto ciò che contiene, non sarà più nostro ma di qualche multinazionale.

Qualche tempo fa sostenevamo la tesi che non gli bastano più i soldi e la dignità, ma che volevano anche il sangue: per disgrazia ci siamo sbagliati: vogliono tutto anche il nostro corpo. Ci stanno depredando, massacrando, umiliando e trasformando in una merce come un’altra. L’Uomo come profonda espressione del divino non deve più esistere.

Iniziate a ribellarvi da subito, che è già tardi. Claudio Marconi

 

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La Corte suprema Usa chiamata ad esprimersi sui due «frammenti lunghi» Brca1 e Brca2

tratto da: http://www.corriere.it/

Chi è il «proprietario» dei geni? Sono brevettabili quei piccoli frammenti di Dna alla base della vita? Da oltre 30 anni le autorità giuridiche di tutto il mondo stanno discutendo proprio della brevettabilità del Dna.

 

Interrogandosi sulla liceità che qualcuno possa accampare diritti su un prodotto della natura, del creato. E questo non riguarda solo i geni, ma anche la funzione di determinate cellule. Il prossimo appuntamento dell'annoso dibattito è fissato per il 15 aprile, quando la Corte suprema degli Stati Uniti dovrà esprimersi riguardo ai brevetti detenuti da Myriad Genetics su due importanti geni la cui mutazione espone le donne

a un più elevato rischio di cancro al seno: i geni Brca1 e Brca2. Su un piatto della bilancia della giustizia c'è la natura «creatrice» di questi geni, sull'altro pesano le ricerche per isolarli e individuarne gli effetti. I giudici dovranno valutare quanta ingegnosità è stata impiegata dalla Myriad Genetics per isolare e caratterizzare Brca1 e Brca2. E quanto le tecniche adottate fossero così originali da giustificare la tutela brevettuale.

L'intero genoma umano è ormai coperto da qualche forma di brevetto, un fenomeno che mette a rischio la «libertà genetica» degli individuiE' quanto afferma uno studio di due ricercatori della Cornell university di New York sugli oltre 40 mila brevetti depositati. Studio pubblicato da Genome Medicine e che ora aleggia sulla decisione della Corte suprema statunitense. I geni che compongono il Dna sono formati da sequenze di «lettere» (quattro le lettere chiave dell'alfabeto della vita) più o meno lunghe in base alle diverse combinazioni espresse. I ricercatori hanno analizzato i brevetti sui frammenti di Dna lunghi, trovando che coprono il 41% del genoma umano. Se si considerano però anche le catene più piccole, contenute in quelle lunghe, si arriva al 99,999% dei geni. E un esempio è proprio il brevetto sulle sequenze di Dna che costituiscono Brca1 e Brca2, favorenti il tumore al seno. La Myriad , azienda biotech depositaria dei «patentini», afferma che il loro brevetto copre non solo i due geni, due catene con molte lettere, ma anche tutti i frammenti più piccoli contenuti nelle catene e che possono esprimere altre funzioni. In realtà, in base alle combinazioni di lettere, si tratta di geni nei geni. Secondo lo studio della Cornell university , Brca1 e Brca2 contengono almeno 689 sequenze di altri geni, tutti estranei ai tumori, che però in teoria non possono essere studiati senza infrangere il brevetto. In altre parole, la Myriad studiando i tumori ha individuato, e brevettato, due lunghe sequenze di Dna. Ma le combinazioni di lettere all'interno di queste sequenze esprimono anche molti altri geni che nulla hanno a che vedere con il tumore. La Myriad è ora «proprietaria» solo di Brca1 e Brca2 o anche degli altri 689 geni codificabili nelle stesse sequenze?

Sulla questione specifica si deve esprimere appunto la Corte suprema. Uno degli autori dello studio pubblicato da Genome Medicine , Christopher Mason, vorrebbe una sentenza anti-brevetti: «Se si concede che questi diritti di proprietà siano esercitati - dice -, è a rischio la nostra "libertà genomica". E proprio nel momento in cui si sta entrando nell'era della medicina personalizzata, ironicamente abbiamo le maggiori restrizioni sulla genetica. Bisogna chiedersi come farà il mio medico curante a "guardare" il mio Dna senza rischiare di violare un qualche brevetto». Sotto accusa è anche l'ufficio brevetti statunitense che in passato ha concesso con troppa facilità «patentini» sui geni. Più severo è stato l'analogo ufficio europeo, dicono i ricercatori americani. Ma, tornando al quesito trentennale, forse sarebbe meglio riconoscere agli uomini il diritto alla libertà genomica e cellulare.

Tratto da: http://www.astronavepegasus.it/

 

Terra Real Time – Tratto da: dadietroilsipario.blogspot.it

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ECCO PERCHE' IL NOSTRO ATTUALE MODO DI VIVERE NON HA FUTURO

Pubblicato su 29 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

C'è un aspetto del fallimento americano che è stato oscurato dalle indecenti e avvincenti storie di racket che hanno recentemente monopolizzato la scena finanziaria: la tragedia di Suburbia (1), il modo in cui è stata gestita la logistica della vita quotidiana sul nostro territorio.

 

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La chiamo tragedia perché essa è il risultato di una serie di scelte incredibilmente sfortunate per la società, fatte da generazioni e generazioni. La storia non perdonerà, né verserà una sola lacrima, quando ci troveremo ad affrontare le conseguenze dello stile di vita che stiamo scegliendo. La storia ci farà comprendere che non ha alcun senso logico trasformare questo adorabile continente del Nuovo Mondo in una giungla di parcheggi liberi. In ogni caso siamo chiamati a confrontarci con le scelte che abbiamo fatto e una domanda nasce spontanea: cosa faremo adesso?

 

Un pubblico confuso

 

Se si mostra ad un campione casuale di pubblico americano una fotografia che ritrae gli squallidi viali fitti di negozi fronte strada e i grandi magazzini con strati e strati di insegne pubblicitarie e si domanda cosa c'è di sbagliato nell'immagine, essi sicuramente risponderebbero "tutti i posti sembrano identici.. è tutto uguale!"

Questa è la critica più comune, ma non è del tutto corretta. Davvero non ci arrivano.

 

Sono molti gli oggetti ed i luoghi costruiti dall'uomo caratterizzati da uniformità e somiglianza. Agli occhi di un osservatore poco attento, anche le cittadine collinari della Toscana sembrerebbero identiche tra loro se osservate a 500 metri di distanza. Il turista medio americano avrebbe la stessa difficoltà nel distinguere Montepulciano da Pienza, ed il WalMart di Hackensack da quello di Oxnard. Ma i turisti non si lamentano della somiglianza negli schemi di progettazione dei villaggi italiani: le tegole rosse sui tetti di ogni edificio, le strade strette e tortuose, gli stucchi sui muri, le finestre a battenti con le loro persiane, ecc. Pochi turisti americani di ritorno da Parigi si lamenterebbero della monotonia dei viali. Questo perché, in quelle località estere, la ripetizione è un'uniformità di qualità eccellente. Il problema degli USA è un altro: non solo tutto è identico, ma è di una qualità incredibilmente bassa. I parcheggi del New Jersey e quelli di Santa Cruz sono ugualmente deprimenti. La suddivisione delle proprietà private è anonima e senza senso. I grandi magazzini sono degradanti. Gli spazi pubblici americani sono tutti in stato di degrado (o inesistenti).

 

Per descrivere tali caratteristiche, si parla spesso genericamente di "bruttezza" ma la situazione è ancora peggiore. L'uomo è immerso nel suo ambiente costruito, come i pesci sono immersi nel loro ambiente marino, e l'avvolgente "bruttezza" che caratterizza la maggioranza dei luoghi negli Stati Uniti è la manifestazione visibile dell'entropia. Non è solo sintomo di una mancanza di cura, ma una vera e propria corsa verso la distruzione, la decadenza e la morte: letteralmente il viaggio verso la morte di una società intenzionata a compiere un suicidio. Ben lontano dall'essere una problematica meramente estetica, Suburbia rappresenta la complessa catastrofe economica, il fiasco ecologico, l'incubo politico e la crisi spirituale di un popolo che si è abituato all'idea che non valga la pena di prendersi cura dei luoghi in cui vive.

 

Suburbia è strettamente connessa all'attuale paralisi della politica, perché rappresenta un'enorme eredità di costi sommersi, di investimenti che si sono trasformati in passività. Se non ci rendiamo conto di tale trasformazione, ci sarà impossibile farci un'opinione coerente in merito a ciò che sta accadendo e capire cosa possiamo fare per cambiare. Dovremmo innanzitutto sapere che siamo di fronte ad una situazione imbarazzante e spaventosa per i rifornimenti di petrolio. Non sono più a buon mercato. Ma, ahimè, la nostra Utopia è stata progettata per funzionare con petrolio a basso costo. Ne deriva che Suburbia ha ben poche prospettive per il futuro. In realtà si potrebbe addirittura sostenere che, in assoluto, il nostro stile di vita non ha alcun futuro.

 

La natura dei costi irrecuperabili innesca nell'uomo l'"illusione dei costi sommersi" (tendenza umana a giudicare i progetti in base al denaro che è stato speso per realizzarli, n.d.t.). Avendo sommerso la maggioranza della ricchezza accumulata collettiva (il nostro capitale) in questo stile di vita senza futuro, abbiamo paura di abbandonarlo o anche solo di riformarlo considerevolmente. Al contrario, la paura di doversi confrontare con enormi perdite di denaro innesca un processo di negazione e di mera illusione.

 

La decrescita economica va di pari passo con l'aumento del prezzo del petrolio. Le persone sono sempre più spaventate e cercano sempre più conforto in soluzioni magiche e salvifiche. Si sono susseguite una serie di assurdità e propagande volte a convincere il pubblico che lo shale oil e le politiche figlie del famoso slogan "drill, baby, drill" (2) presto trasformeranno gli USA nell'Arabia Saudita, ci renderanno indipendenti dal punto di vista energetico e passeranno centinaia di anni prima di esaurire lo shale gas. Queste affermazioni disoneste potrebbero provenire da PR menzogneri, esperti in manipolazione, pagati dalle compagnie petrolifere, ma non sarebbero così efficaci se il pubblico stesso non fosse tanto disperato da ascoltare la "buona novella" secondo cui possiamo continuare a vivere esattamente come stiamo vivendo ora. La maggioranza dei media segue tale tendenza, non perché siano fantocci delle compagnie petrolifere bensì perché anch'essi hanno paura.

 

La paura, ovviamente, interessa in particolare i proprietari di immobili americani, la maggior parte dei quali proprio a Suburbia, che hanno già subito, negli ultimi 5 anni, perdite di capitale netto e di reddito, continue telefonate da parte delle agenzie di recupero crediti, visite da parte degli agenti della riscossione e tutte le altre sempre più frequenti manifestazioni del terrore finanziario quotidiano.

 

Il problema monetario

 

Adesso stiamo cominciando a comprendere la stretta relazione esistente tra la fine del petrolio a basso costo e l'attività delle banche e dei capitali.

 

Da un lato c’è il declino dell'economia industriale causato dall'energia, dall’altro il declino della capacità di generare ricchezza che, al contrario delle credenze diffuse, non è controbilanciata dall' "efficiency", dalle nuove tecnologie o altro. Infatti la grande diminuzione dell'accumulazione di capitali negli Stati Uniti, iniziata negli anni '70, è compensata solo dall'innaturale ed incredibilmente vasta crescita del settore finanziario, che ora rappresenta il 40% dell'economia, contro il precedente 5%. Il settore finanziario, la cui mission era originariamente quella di gestire e spostare il capitale accumulato da parte delle imprese (ovvero gli investimenti), oggi ha come principale scopo quello di stabilire nuove forme di "racket" per raggirare il meccanismo finanziario (mercati e tassi di interesse) al fine di ottenere guadagni dal nulla. Tale sistema sta diventando una forma di auto-vandalismo per il sistema economico nazionale.

 

La maggior parte di queste presunte "attività" non sono altro che meri intrallazzi, improduttivi e a pagamento, meccanismi innescati da coloro che gestiscono il denaro istituzionale, che scremano i profitti grazie ad inutili movimenti di capitali. La crescita del settore finanziario è dovuta, forse in misura ancora maggiore, all'invenzione di nuove truffe e frodi, la maggiore e più evidente delle quali è la bolla del settore abitativo. Un'immensa "frode controllata" in cui le case delle periferie sono state utilizzate come garanzia collaterale per obbligazioni (titoli di debito) deliberatamente deprezzate su grande scala così che i colossi del mercato potessero riscuotere le assicurazioni sui loro fallimenti. Senza contare tutte le altre quote e i profitti ottenuti dalla progettazione e dalla vendita di queste diavolerie.

 

La maggior parte di questa storia rimane avvolta nel mistero, dal momento che nessuna azione è stata intrapresa nei confronti dei colossi bancari coinvolti, non è stato fatto alcuno sforzo in nome della verità o della giustizia, e il conto alla rovescia per la prescrizione è già iniziato. Possiamo certamente affermare che il ruolo della legge è in crisi e che la continua assenza di tale ruolo nel mondo bancario è una forte minaccia per il progresso. L'informatizzazione ha sicuramente favorito queste grandi perversioni e ha provocato un'allarmante diminuzione del guadagno. L'incapacità delle banche e dei governi di riportare con precisione le cifre sui propri bilanci patrimoniali è incredibilmente ironica se si considerano le fenomenali capacità matematiche dei computer. Sfortunatamente siamo giunti al punto in cui le frodi contabili sono diventate consuetudine nel sistema bancario e politico, anziché misure occasionali per gestire gli affari della società civile, mentre la maggior parte dell'economia nazionale si è ridotta ad un intrigo pietoso di organizzazioni criminali.

 

Il punto principale è forse il fatto che la diminuzione di ricchezza effettiva accumulata ha indebolito la capacità di ripagare gli interessi su larga scala. Questo è dovuto alla minore disponibilità di petrolio a basso costo, nostra principale risorsa energetica. L'abbondanza di petrolio a basso costo e la creazione di un'abbondanza di credito erano strettamente connesse. Tale connessione si è ora spezzata e ci sono più debiti che ricchezza effettiva. Se non aumenta la ricchezza, il debito non potrà essere ripagato. Ne consegue l'intervento dei governi e delle banche centrali per compensare queste nuove disastrose dinamiche e per sostenere il prezzo delle azioni, come ad esempio le garanzie collaterali soggette a liquidazione a prezzi stracciati da debitori insolventi. Le inaspettate conseguenze di questi affari sporchi porteranno a guerre monetarie, inflazione, perdita di credibilità, tumulti politici ed effetti a catena probabilmente ancor più disastrosi. Le operazioni fondamentali e cruciali della capitalizzazione degli interessi nel mondo bancario sono state invalidate dall'impossibilità di ripagare il debito. Così i disonesti introiti dei governi e delle banche centrali sotto forma di manipolazioni dei tassi d'interesse e di iniezioni di liquidità stanno oscurando la realtà: il fallimento generale della creazione di capitale.

 

Quindi, cosa si deve fare?

 

Il nostro futuro, in conclusione, sarà caratterizzato più dalla scarsità di capitale che dalla scarsità di energia. I due fallimenti sono strettamente correlati.

 

Politicamente, il danno è dovuto ad una campagna per sostenere l'insostenibile, per mantenere i racket ad ogni costo, incluso, in particolare, lo stile di vita delle periferie. E' improbabile che ce la caveremo, con la disperazione che scorre nello spirito nazionale dei nostri tempi. Piuttosto, la realtà ci costringe a riordinare e a riformare ragionevolmente le attività della società civile e credo che tale riforma possa avvenire in modo semplice e categorico.

 

In Part II: The Essential Elements for a Sustainable Future (Gli elementi essenziali di un futuro sostenibile, n.d.t.) delineiamo le riforme di cui abbiamo in assoluto più bisogno per cambiare il nostro stile di vita, in modo da adattarci alle limitazioni del mondo in cui viviamo. La buona notizia è che si può fare e con grandi probabilità di migliorare le nostre condizioni rispetto al vorace stile di vita dei nostri tempi.

 

Quello su cui potete contare è il ritorno a modi tradizionali di assemblaggio degli ambienti umani: spazi urbani essenziali in cui si possa camminare, siano essi paesi, cittadine o città, dove lavoro, commercio, settore residenziale e cultura siano strettamente intrecciati tra loro in una forma riconoscibile e realistica di organismo civile e che non ne siano solo la brutta copia. Luoghi con un valore non solo materiale, luoghi che meritino il nostro affetto, che possiamo chiamare "casa" senza ironia o rammarico.

 

James H. Kunstler

Fonte: www.peakprosperity.com

Link: http://www.peakprosperity.com/blog/81081/current-way-living-no-future

6.03.2013

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA REYMONDET FOCHIRA

Tratto da: nocensura.com

 

Note (CdC)

 

1) Suburbia è traducibile con suburbio, periferia, sobborghi. Per come è usato nel testo di Kunstler potrebbe convenire renderlo con il francese banlieue, ad indicare sterminate periferie urbane, degradate, prive di anima e dove cova una violenza esplicita o latente.

2) slogan della campagna repubblicana del 2008 che incoraggiava e supportava l'aumento delle trivellazioni per i combustibili non convenzionali, letteralmente "trivella, piccola, trivella!".

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