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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

VENDOLA: " COM ME ALL'ILVA FUMI REGOLARI", MA IL GIP LO SMASCHERA

Pubblicato su 30 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

 

Vendola raggiunto dall’ennesima tegola si barrica dietro una difesa d’ufficio: “Non ho fatto alcuna pressione per favorire l’Ilva”. Ma le responsabilità politiche emerse dal decreto del gip non si lavano con un colpo di spugna.

 

 

Premesso che il gip di Taranto, Patrizia Todisco, non ha ravvisato illeciti nel comportamento di Vendola, resta un nodo da sciogliere. Sono mesi che il caro governatore pugliese va blaterando dei suoi presunti ed eccezionali meriti – guarda il video – sulla gestione dei rapporti con l’Ilva. Guarda caso proprio da quando l’acciaieria del patron Riva era in odor di sequestro, e i personaggi – non direttamente coinvolti nell’inchiesta – che vi gravitavano attorno cercavano di defilarsi. Secondo Vendola durante il suo mandato non solo l’Ilva ha diminuito le emissioni nocive, ma ha pure adeguato gli impianti a norme ambientali più severe abbassando i livelli generali d’inquinamento. Peccato dottor Vendola che tarantini e pugliesi non se ne siano minimamente accorti, stretti nella morsa del ricatto occupazionale su quale lei ha giocato non poco. “Il lavoro non si tocca” è sempre stato il motto della politica collusa coll’imprenditoria sporca di Riva. Il quale ha dormito sonni tranquilli per lunghi anni, fino a quando il cancro di Taranto non ha bussato alle porte della magistratura.

 

Le indagini parlano di un’insorgenza tumorale di gran lunga sopra la media regionale e nazionale, e quantificano persino un numero di vittime certo direttamente imputabile ai miasmi dell’acciaieria. Purtroppo il presidente pugliese non è riuscito a dare un segno di discontinuità con le politiche conniventi del passato, come dimostrano le affermazioni del gip Todisco nell’ordinanza d’arresto dei vertici Ilva. Nel documento si legge infatti che Vendola avrebbe esercitato “pressioni” per “far fuori” il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, autore di una relazione allarmante sulla tossicità dello stabilimento. Entrambi gli interessati si sono affrettati a smentire la ricostruzione dell’ordinanza (*), ma si sa quanto sia facile concordare versioni di comodo specialmente se non si è imputati. Tuttavia i riscontri del gip si basano su una serie di intercettazioni – clicca qui per leggerle – ritenute attendibili che inchiodano Vendola alle sue responsabilità. Delle due l’una: o mente il governatore pugliese o il gip Patrizia Todisco… Suggerimenti?

 

http://marcomachiavelli.altervista.org/vendola-con-me-allilva-fumi-regolari-ma-il-gip-lo-smaschera/


Tratto da:  informarexresistere.fr - Scritto da: Marco Sartorelli

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I PERSUASORI OCCULTI ED IL NEURO MARKETING

Pubblicato su 30 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

“La pubblicità può essere descritta come la scienza di fermare l’intelligenza umana abbastanza a lungo da ricavarne denaro”, Stephen Leacock

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Nel 1957 il giornalista Vance Packard scrisse “I persuasori occulti”, un libro che svelava i trucchi psicologici e le tattiche usate dal marketing, per manipolare le nostre menti e convincerci a comprare.
Libro inquietante per l’epoca. Oggi però, i pubblicitari sono diventati più bravi, furbi e spietati.
Grazie ai nuovi strumenti tecnologici, alle scoperte nel campo del comportamento, della psicologia cognitiva e delle neuroscienze, sanno cosa ha effetto su di noi molto meglio di quanto noi stessi possiamo immaginare.
Scansionano i nostri cervelli e mettono in luce le paure più nascoste, i sogni, i desideri; ripercorrono le orme che lasciamo ogni volta che usiamo una tessera fedeltà o la carta di credito al supermercato.
Sanno cosa ci ispira, ci spaventa e cosa ci seduce, e alla fine, usano queste informazioni per celare la verità, manipolarci mentalmente e persuaderci a comprare.
Vediamo alcune strategie messe in atto dai “persuasori”.

Il Kids marketing

Gran parte del budget del marketing è impiegata per impiantare i brand (marchi) nel cervello dei piccoli consumatori, perché le nostre preferenze per i prodotti attecchiscono dentro di noi ancora prima di nascere. Il linguaggio materno è udibile dall’utero, ma quello che non si sapeva è che la musica lascia nel feto un’impressione duratura in grado di plasmare i gusti che avranno da adulti.
Le ultime scoperte confermano che ascoltare reclame e jingle pubblicitari nell’utero ci predispone favorevolmente nei confronti dei brand associati. Il marketing lo sa e ha iniziato ad escogitare modi per capitalizzare tale spregiudicato fenomeno…
Con il kids marketing si coinvolgono i bambini nei giochi, monitorando il loro comportamento e preferenze, il tutto per aggiornare gli assortimenti dei supermercati: ridisegnare forma e colore degli scaffali, arricchire i totem posizionati di fianco alle casse, ecc. Non a caso giocattoli e merendine sono disposti a circa un metro da terra, alla portata dei più piccoli.
I bambini sotto i tre anni (guardano 40.000 spot pubblicitari all’anno e conoscono più nomi di personaggi pubblicitari che animali), solo negli Usa, rappresentano un mercato da 20 miliardi di dollari!
A 6 mesi i bambini sono in grado di formarsi un’immagine mentale di loghi, e infatti i biberon e passeggini vengono decorati con personaggi ad hoc. I loghi riconosciuti a 18 mesi saranno preferiti anche da adulti.
Per finire, condizionando i bambini agli acquisti si condizionano anche i genitori: il 75% degli acquisti spontanei può essere ricondotto a un bambino e una madre su due compra un alimento che è stato chiesto dal figlio.

Marketing della paura e nostalgia

La paura è un’emozione che stimola la secrezione di adrenalina, scatenando il riflesso primordiale del combatti o fuggi. Tale riflesso produce a sua volta un altro ormone, l’epinefrina che determina un piacere estremo. Il sangue affluisce ad arti e muscoli, per cui il cervello ne sarà privato, e questo ci rende incapaci di pensare con lucidità: la paura è persuasore molto efficace (psicofarmaci, vaccini, ecc.). Le case farmaceutiche spendono decine di miliardi di dollari per inventare nuove malattie e alimentare le nostre paure. Risultato? Le vendite di farmaci da ricetta in America raggiungono i 235 miliardi di dollari all’anno.
Spesso l’approccio consiste nell’evocare emozioni negative, indi presentare l’acquisto del prodotto come l’unico e veloce modo di liberarsi di quell’emozione. Pubblicità più sofisticate adoperano invece l’umorismo come rinforzo positivo: far ridere è un ottimo mezzo per far simpatizzare con il prodotto.
Viceversa, struggersi nei ricordi migliora l’umore, l’autostima e rafforza le relazioni.
La nostra predilezione per la nostalgia dipende dal fatto che il cervello è programmato per ricordare le esperienze passate come più piacevoli di quanto le avessimo ritenute nel momento. Tendiamo a valutare gli eventi passati in una luce più rosea.
Anche la nostra età percepita è un fattore cruciale nelle decisioni di acquisto: più invecchiamo e più rimpiangiamo il passato. Il “marketing della nostalgia” è una strategia di grande efficacia, con cui i pubblicitari riportano in vita immagini, suoni e spot del passato per venderci un brand.

Le dipendenze

I cibi ricchi di grassi e zuccheri (cioccolate, patatine, merendine...) sono tra i prodotti che generano più dipendenza. Le aziende arricchiscono appositamente i loro prodotti con sostanze che creano assuefazione (glutammato monosodico, caffeina, sciroppo di mais, aspartame, zucchero).
Uno studio pubblicato su “Nature Neuroscience”, dimostra che questi alimenti agiscono sul cervello in modo quasi identico alla cocaina e all’eroina!
Lo zucchero stimola la secrezione della dopamina, il neurotrasmettitore del benessere, mentre la caffeina ne inibisce il suo riassorbimento, facendoci sentire briosi e vivaci, e dall’altra stimola l’adrenalina che ci fa sentire carichi.
Anche i giochi danno una dipendenza fisiologica fortissima, il cervello infatti reagisce rilasciando più dopamina. Per questo le aziende cercano di aumentare le vendite di Playstation e Wii, anche perché hanno scoperto che quando i giochi sono progettati a dovere, non fanno sviluppare soltanto una dipendenza dal gioco stesso, ma possono riprogrammare il cervello rendendo dipendenti dall’atto di comprare, dallo shopping.
Usano i videogiochi per trasformarci in drogati dello shopping: brandwashing.

Vanity sizing

E’ un bieco trucco con cui alcuni negozi vendono abiti più larghi per farci credere di indossare una taglia più piccola.
Le taglie riportate nelle etichette di abbigliamento spesso non corrispondono a quelle reali: sono di una taglia più bassa. Il neuromarketing sa benissimo che ambo i sessi comprano più volentieri un prodotto che li fa sembrare più magri, anche se ciò non è vero.

Celebrity marketing

Sfruttano la fama delle celebrità (attori, sportivi, ecc.) per lavarci il cervello, perché un prodotto associato a una persona famosa esercita un ascendente subliminale potentissimo.
Il “celebrity marketing” fa leva sul fatto che sogniamo di diventare famosi, belli e popolari, vogliamo essere loro o almeno essere come loro.
Non a caso il numero delle persone famose si è moltiplicato negli ultimi anni, grazie a programmi creati ad arte: reality show, intrattenimento, ecc. Aumentano i testimonial per poterli usare per la pubblicità.

Data mining

Si tratta di un business enorme che consiste nel tracciare e analizzare il comportamento dei consumatori, per poi categorizzare ed elaborare i dati e usarli per persuaderci a comprare e, a volte, a manipolarci.
Le aziende possono conoscere le nostre abitudini, l’etnia, il sesso, l’indirizzo, il telefono, il numero dei componenti della famiglia e molto altro ancora. Il nome tecnico è “Ricerca motivazionale”, e in pratica vanno alla ricerca delle motivazioni che stanno alla base dei comportamenti di acquisto dei consumatori.
Analizzando i dati delle carte fedeltà e incrociandoli con quelli delle carte di credito, è possibile scoprire delle cose inquietanti su tutti noi.
I “programmi fedeltà” infatti esistono solo per persuaderci a comprare di più.
Ogni volta che usiamo tali carte, viene aggiunta al nostro archivio digitale l’indicazione di quello che abbiamo comprato, le quantità, l’ora, il giorno e il prezzo. Quando usiamo le carte di credito, l’azienda archivia la cifra e la tipologia merceologica: ad ogni transazione è assegnato un codice di quattro cifre che indica la tipologia di acquisto.
Dove questi dati vadano a finire è facile da immaginare.

Percorsi e orientamento

Sapevate che si spende di più se ci muoviamo nel negozio in senso antiorario?
Il braccio destro ha più margine di movimento per afferrare i prodotti; la guida delle auto, tranne alcuni paesi, è a destra e leggiamo da sinistra a destra, per cui i nostri occhi tendono a seguire questo movimento anche quando si è davanti a uno scaffale.
I supermercati sono pensati per favorire la circolazione dei clienti da destra a sinistra, col risultato che le cose più acquistate sono sempre sugli scaffali a destra. Le grosse industrie, sapendo questo, posizionano i loro prodotti civetta sempre a destra.
La porta d’ingresso è sempre a destra, e questo è un modo subdolo nel determinare il flusso d’acquisto antiorario.
Infine i percorsi contorti all’interno servono per farci camminare lentamente, e più lentamente ci muoviamo, più prodotti vedremo…e saremo tentati di comprare.
I beni di prima necessità come sale, zucchero, ecc., sono posizionati lontanissimo dall’ingresso e difficili da scovare, obbligandoci a ripercorrere più volte le corsie facendoci girare l’intero supermercato. Addirittura in molti supermercati cambiano di posto i prodotti una volta al mese, per impedirci di trovare facilmente quello che cerchiamo.
L’istituto ID Magasin, specializzato in ricerche comportamentali e di mercato, ha messo a punto un dispositivo per registrare ciò che il cliente guarda da quando entra a quando esce, scoprendo che l’area più osservata negli scaffali è a circa 20 centimetri al di sotto del nostro orizzonte visivo.
Un prodotto collocato a un metro e mezzo d’altezza ha la massima probabilità d’essere notato e quindi di essere acquistato.

La musica è servita

Quale musica è meglio: rock, metallica, samba o sinfonica?
A questo ci pensano aziende come Muzak, gli “architetti audio”, che hanno progettato 74 programmi musicali in 10 categorie diverse, che spaziano dal rock, alla classica, e tutte sortiscono un effetto psicologico ben preciso e diverso.
Anche la velocità e il ritmo sono importanti. Nei supermercati la musica è lenta perché dobbiamo muoverci più lentamente per comprare di più, mentre nei fast-food e ristoranti è più veloce allo scopo di accelerare il ritmo della masticazione, in questo modo ci spingono ad andarcene prima per servire più clienti.

I carrelli della spesa

Nel 60% dei carrelli si trovano batteri coliformi, gli stessi dei bagni pubblici. Uno studio ha trovato più batteri di tutte le altre superfici analizzate, inclusi water e poggiatesta dei treni.
Il carrello è stato inventato nel 1938, con l’unico intento di stimolare gli acquisti, e nel corso degli anni le dimensioni sono aumentate permettendo di contenere più prodotti.
Oggi si trovano carrelli di dimensione ridotta dedicati ai bambini, e in questa maniera da una parte vengono abituati e indottrinati fin da piccoli a usarlo, dall’altra possono riempirlo con i prodotti posizionati alla loro altezza.

Esposizioni

Le industrie pagano per posizionare i loro prodotti dove possono essere visti più facilmente dalle persone: un metro e mezzo da terra, a destra e a fine corsia.
Posizionano a fine corsia, dove c’è anche più spazio, prodotti ad alto profitto, come le cioccolate e che ispirano acquisti compulsivi.
Le persone comprano il 30% in più di prodotti che sono posizionati nelle esposizioni di fine corsia, rispetto quelli a metà corridoio, perché si pensa che “il vero affare è alla fine”.

Attenzione agli amici

Paradossalmente il persuasore occulto più potente sono proprio gli amici. Il marketing e le aziende non possono nulla in confronto all’influenza esercitata da un consumatore sull’altro. Nulla è più persuasivo quanto osservare una persona che conosciamo e rispettiamo intenta a usare un prodotto.
Quando un brand ci è raccomandato da un’altra persona, nel nostro cervello le aree razionali e procedurali si disattivano. Tali meccanismi spiegano come mai la pubblicità basata sul passaparola ci resta in testa per settimane, mentre non ricordiamo gli spot televisivi visti alla mattina.

Conclusione

Aveva ragione Edward L. Bernay, padre della Propaganda, quando scrisse nel 1928 che “gli uomini raramente sono consapevoli delle vere ragioni che stanno alla base delle loro azioni”.
Questo articolo è incompleto perché il materiale su tali argomenti è faraonico, ma dopo questa lettura forse saremo un po’ più consapevoli del piano diabolico del neuromarketing.
La consapevolezza, assieme a un percorso di crescita evolutivo-spirituale, rimangono gli strumenti più potenti per difendersi dalla persuasione….e non solo.
Partendo da hic et nunc, qui e ora, è molto importante essere presenti il più possibile nella nostra vita. La tv, in quanto strumento prìncipe della manipolazione, meno la guardiamo e meglio è per tutti, soprattutto per i bambini. Infine, evitare di fare la spesa durante gli orari di pranzo e cena, perché lo stimolo della fame incentiva acquisti compulsivi, non usare il carrello e portarsi sempre la lista della spesa.
Questi consigli sono banalità o possono far tremare i polsi alle multinazionali? Lo sapremo solo se li metteremo in pratica…

Tratto da:

- "Neuroschiavi: tecniche e psicopatologia della manipolazione politica, economica e religiosa", Marco Della Luna e Paolo Ciono, ed. Macro
- "Le bugie del neuromarketing: come le aziende orientano i nostri consumi", Martin Lindstrom, ed. Hoepli
- "Neuromarketing",Martin Lindstrom, ed. Apogeo
- "Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere", ed. Tascabili Newton
- "Propaganda: dalla manipolazione dell'opinione pubblica in democrazia", Edward Louis Bernays, ed. Fausto Lupetti
- "I persuasori occulti", Vance Packard, ed. Einaudi

http://www.disinformazione.it/persuasori_occulti.htm  - Marcello Pamio - tratto da Effervescienza nr. 46 l'inserto di Biolcalenda mese ottobre 2012 www.labiolca.it/effervescienza - Tratto da: mentereale.com


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IL DEBITO PUBBLICO E' UNA TRUFFA- PROF. G. AURITI

Pubblicato su 30 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

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NAPOLITANO SI ALZA LO STIPENDIO. UNO SCHIAFFO AGLI ITALIANI

Pubblicato su 30 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Chissà se i gazzettieri ce lo racconteranno ? Dalle nostre parti si diceva, e si dice ancora, " Essere Esempio". Appunto. C.M.
 
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Nel settore pubblico Re Giorgio è l’unico ad aver salvato lo stipendio dalla spending review: nel 2013 ai 239.192 euro che prende, ne aggiungerà altri 8.835. Pure per le toghe zero tagli.
“Il bel gesto evidentemente non è arrivato. Dopo anni di tagli ai costi della politica, la rabbia popolare e la scure calata anche dal governo di Mario Monti, l’unico a non avere tirato la cinghia nelle istituzioni italiane è Giorgio Napolitano. Certo, nessuno ha osato toccare lo stipendio personale del presidente della Repubblica, aspettando quel bel gesto che non è arrivato. Ma fa impressione scoprire che lo stipendio di Napolitano sarà l’unico in tutto il comparto pubblico ad aumentare nel 2013.

La notizia è nascosta fra i trasferimenti del ministero dell’Economia sui costi della politica raccontati dalla tabella 2 allegata alla legge di stabilità”, spiga il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, sul quotidiano di venerdì 30 novembre. Dal Quirinale arriva uno schiaffo agli italiani: Napolitano si alza lo stipendio. Nel comparto pubblico, Re Giorgio è l’unico ad aver salvato la paga dalla spending review: nel 2013 ai 239.192 euro che già prende, ne aggiungerà altri 8.835. L’inquilino del Colle ignora la rabbia dei cittadini tartassati e non si cura nemmeno della spending review che investe gli organi dello Stato. E anche le toghe sfuggono ai tagli: Csm, ermellini, Tar e Corte dei Conti potranno spendere di più.

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Un milione di malati in fila, greci ,curati dalle Ong internazionale

Pubblicato su 29 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Le dichiarazioni di Monti sulla sanità in Italia sono da paura. Si è tentato di farle " rientrare", ma la sostanza rimane. A forza di pagare interessi, considerando che il grado di spremitura dei cittadini ha un limite ( per mancanza di fondi, alla fine), mancheranno i soldi per i servizi sociali, sanità in primis.

Potremmo scrivere fiumi di parole su questa indecenza, che è una vera e propria vergogna, ma ci limitiamo ad una sola considerazione: uno Stato che non sa dare un lavoro, una casa, una famiglia, una tutela sociale, sempre con la sanità in primis, che Stato è? Se da Napolitano in giù, invece di blaterare sui " massimi sistemi" si cercasse di agire per alleviare le sofferenze del popolo, mettendo in atto situazioni concrete, forse potremmo dire di vivere in una nazione civile.

Ma li sentite in televisione? Si dovrebbe fare, andrebbe fatto, dovremmo attuare, ma se non lo fanno loro che sono al governo chi lo deve fare? Io ?

Buona troika a tutti. C.M.

 

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Helena Dimitriadis e ilsuo belpancione («disettemesi, due gemelli!») oggi ce l'hanno fatta. «I novecento euro da pagare per esami e parto non ce li ho», si scusa lei. Così stamattina si è alzata alle 6.30, ha preso il tram dal Pireo e adesso è in pole position («devo fare la flusso-metria dopplen») tra i fantasmi della sanità greca in coda sotto il tiepido sole ateniese davanti alla porta dell'ospedale di Doctors of the World, ad Atene. Il serpentone umano dietro di lei è colorato elungo. Duecento persone in paziente attesa di un a visita o di una vaccinazione gratuita nella clinica della Ong, l'avamposto di quegli 1,2 milioni di "dannati" che — per il solo peccato di essere disoccupati da piùdi un anno inGrecia (einEuropa) — hanno perso il più elementare dei diritti: quello alla salute. Un esercito invisibile senza mutua, cure e medicinali se non a pagamento. «Vede la gente là sotto? — dice amaro dal suo studio Nikitas Kasaris, responsabile di Doctorsofthe World—. E' una catastrofe umanitaria. Ogni giorno la coda è più lunga. Siamo sull'orlo delcracsociale». LaTroika ha acceso i fari sulla tragedia del bilancio ellenico. Ma lontano dai riflettori della crisi finanziaria «si sta consumando una tragedia silenziosa» dove i danni non si contano in euro ma in vite umane. Soldi, nel paese, non ce ne sono più. «Ed essere poveri e malati nella Grecia di oggi è un'Odissea», assicura quello che qui tutti chiamano l'angelo di Atene. L'austerity ha costretto il governo a ridurre da 15 a 11,5 miliardi in tre anni i fondi perla sanità. Obiettivo ufficiale: ridurre gli sprechi in un sistema dove per farsi operare bisognava pagare una "falekaki" (alias mazzetta) tra 150 e 7.500 euro (dati Transparency International) e dove le forniture ospedaliere costavano quasi il doppio del resto dell'Europa. I risultati sono stati però differenti. «Abbiamo innescato una bomba ad orologeria pronta a scoppiare», dice Katerina Kanziki, 25enne infermiera volontaria alla clinica di Psiri. «Le nostre farmacie hanno finito le scorte di 100 medicinali di prima necessità tra cui insulina e ipertensivi» ha annunciato venerdì l'associazione panellenica di settore. «Abbiamo esaurito gli anti-retrovirali per i malati di Aids enon ci sono soldi per ordinarli», hanno scritto al ministero della salute i medici dello Tzaneio al Pireo. «Noi siamo senza siringhe, guanti chirurgici e coto ne per op erare la gente», snocciola Thomas Zelenitas, rappresentante dei dipendenti dell'ospedale Geniko Kratico. Appelli destinati a cadere nel vuoto: lo Stato versa in ritardo di mesi gli stipendiai medici e molte multinazionali (la Merck l'ha fatto persino con un anti-cancro) hanno sospeso o rallentato le forniture di farmaci perché la Grecia, in arretrato di 2 miliardi, non onora i suoi debiti sanitari. Il risultato è scontato: festeggiano virus e parassiti (nell'Est dell'Attica è ricomparsa dopo decenni una forma endemica di malaria) e pagano i più deboli. «Tre anni fa da noi venivano solo immigrati—calcola Kasiris. Oggi il 50% dei pazienti di Doctors of the World è greco». Christos Kasirs, appoggiato al suo bastone di ciliegio di fronte alla farmacia di piazza Dragatsaniou ad Atene, è una delle vittime collaterali di questo disastro. «Guardi qua — borbotta aggrottando le sopracciglia bianche— 75 euro per 12 pastiglie». Lui degli antiartritici non può fare a meno («senza, non riesco nemmeno ad alzarmi dalla poltrona...». Il problema è che la ricetta della mutua che ha in tasca ècarta straccia. Il governo non rimborsa le farmacie. E loro, per rappresaglia, fanno pagare il prezzo pieno ai clienti. «Non ho scelta! — dice Maria Hatzid i mitriou, farmacista con i capelli rossi e gli occhi color ghiaccio che ha fatto strapagare gli antiartritici aChristos—. Cosa crede? Spiace anche a me. E a chi ha bisogno davvero facciamo credito. Lo Stato mi deve 40mila euro. Se va avanti così, chiudo». Come è successo a cento suoi colleghi che negli ultimi mesi si sono visti sequestrare il negozio dalle banche. «E' vero, le cose vanno male. Ma stiamo provando a rimettere in piedi un sistema al collasso — dice dal suo ufficio vista Egeo Michael Theodorou, numero uno di Evangelismos, l'ospedale più grande del Paese—. Guardi i nostri conti: nel 2009 spendevamo 157 milioni l'anno, oggi siamo a 113 senza aver tagliato servizi e qualità». Un miracolo? No, basta andar giù di forbice dove gli sprechi sono più evidenti. «Fino a tre anni fa il corpo medico prescriveva i farmaci più costosi e incassava sottobanco le mance delle compagnie farmaceutiche», racconta in corridoio uno dei più noti fisioterapisti dell'istituto. Oggi si comprano i medicinali on line, privilegiando i generici, e i risultati si vedono: «Il costo dei farmaci è crollato in due anni da 39 a 26 milioni malgrado i pazienti siano cresciuti de120%», conferma Theodorou. Peccato non sia bastato a de *** bellare i "furbetti della corsia". «Che devo fare? Mi hanno ridot to lo stipendio da 1.300 a900 euro — ammette un pediatra dell'ospedale — e ho il mutuo da pagare. Non ho scelta, curo in nero molti più pazienti di prima!». Vecchia storia. Quando gli agenti del fisco di Atene hanno passato ai raggiXi 150 primari di Kolonald, il quartiere più elegante della capitale, hanno scoperto — senza sorprendersi più di tanto—che più della metà dichiarava meno di 30mila euro l'anno. Pagassero le tasse pure loro, forse i gemelli di Helena potrebbero dawero sperare di vivere in un Grecia migliore di questa.

Fonte: rassegnastampa.usl11.toscana.it - Reportage di: Livini Ettore

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MARRA-SGARBI, BANCA: RIDAMMI I SOLDI RUBATIMI

Pubblicato su 29 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Marra e Sgarbi: l'unica cosa di cui le aziende sono ricche oggi sono i crediti verso le banche, spesso ingenti, per le somme che esse banche gli rubano da sempre sui fidi, e che ora si possono recuperare attraverso le cause.
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L'EUROPA DEI BANCHIERI " COLONIZZA" ANCHE L'ITALIA

Pubblicato su 29 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

io temo che l’apparato politico-mediatico-finanziario globale sia riuscito nella sua operazione più difficile e importante, terrorizzare la gente, controllare i popoli con la paura del futuro, del “salto nel buio”

 

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Sono sincero: non mi interessa nulla delle primarie del centrosinistra e non per alterigia. Scusate, ma non riesco ad appassionarmi alla scelta di chi sarà l’uomo che pronuncerà il “prego, si accomodi” a Mario Monti dopo il voto del prossimo marzo per una nuova legislazione tecnico-austera. Inutile prendersi in giro, i mercati vogliono Monti e la sua agenda e si sa come finiscono i paesi che osano sfidare certi poteri (Davide Serra, il finanziere che sostiene Matteo Renzi dalla City, dubito potrà creare un argine di garanzia alle necessità di poteri forti davvero, non di hedge funds).


La notizia politica del weekend, infatti, a mio avviso è un’altra: ovvero, il flop elettorale del CiU, gli indipendentisti moderati catalani, i quali hanno sì ottenuto la maggioranza, ma non quella straripante risposta di popolo necessaria per dare il via alla fase finale del progetto sovranista. CiU ha infatti ottenuto solo 50 seggi, contro i 68 necessari per una maggioranza assoluta, tanto che il premier Mariano Rajoy non ha perso occasione per definire il risultato una “bofetada” (uno schiaffone) per il leader catalanista, Artur Mas.

I catalani non vogliono più l’addio a Madrid? Non lo so, io temo che l’apparato politico-mediatico-finanziario globale sia riuscito nella sua operazione più difficile e importante, terrorizzare la gente, controllare i popoli con la paura del futuro, del “salto nel buio”, rendendo così possibile l’esperimento di by-pass della democrazia vissuto dall’Italia o il ridimensionamento dello spirito indipendentista di un popolo come quello catalano.

Chi però ha colto dei mutamenti sullo scacchiere è Nouriel Roubini, al secolo Mr. Doom, l’uomo che vide e previde la crisi del 2008. Ecco il suo tweet di ieri mattina: “Catxit, Basqxit, Scotxit, Brixit, Valloxit, Flemxit, Finxit may follow Grexit? Europe of Regions rather than Europe of Nation States?”. Penso abbiate capito il senso, cioè non si starà creando una frattura tra Stati nazione, sempre più in mano a poteri eterodiretti e non democraticamente eletti e la volontà dei popoli per un’Europa delle Regioni? Non è cosa da poco, visto anche il background di Roubini. Destabilizzazione o presa d’atto di un’Europa non più a misura di popolo ma di oligarchie? Una cosa è certa: il rischio colonizzazione permanente è dietro l’angolo.

Nel mio articolo di venerdì ho dedicato il P.S. finale alla situazione argentina, alla luce della sentenza della Corte distrettuale di New York che ha respinto l’appello del governo argentino e dato ragione a un consorzio di hedge funds capitanato da NML Capital - parte dell’aggressivissimo vulture fund Elliott Associates che negli anni Novanta trasportò di fronte ai giudici il Perù e guadagnò il 400% dalle sue detenzioni obbligazionarie - che si rifiutarono di aderire alla ristrutturazione dei debiti del Paese nel 2001. Quindi, Buenos Aires dovrà pagare 1,3 miliardi di dollari entro il 15 dicembre, che la cosa gli piaccia o meno.

Il problema è che proprio il mese prossimo l’Argentina dovrà già pagare 3,4 miliardi in totale a vari detentori dei bonds ristrutturati su regolari scadenze: il primo appuntamento - di piccola entità - è previsto già per il 2 dicembre. Se però entro il 15 non verranno pagati i due hedge funds, si bloccheranno automaticamente tutti gli altri pagamenti regolari ai detentori post-swap e sarà molto probabilmente un nuovo default sovrano, uno scherzo da 24 miliardi di dollari. Sicuri che non possa accadere, alla bisogna, anche in Europa?

A oggi, infatti, Atene ha preferito evitare i tribunali e pagare solo alcuni dei fondi consorziati dallo studio americano Bingham-McCutchen, tra cui proprio il Dart Management che si è portato a casa il 90% dei 436 milioni di euro di debito ellenico sotto legislazione straniera, ma a dire no allo swap di marzo sono stati i detentori di oltre 6 miliardi di euro di debito greco. E, guarda caso, da qualche giorno i rendimenti sui bonds greci stanno crollando, la gente quindi compra. Attenzione, poi, allo stesso Portogallo che ha emesso un’alta percentuale del suo debito sotto legislazione britannica, qualcosa come oltre 25 miliardi di euro di bonds che potrebbero far scattare la “negative pledge”, ovvero l’obbligo del pagamento pari passu di quel debito anche in caso - non peregrino - di ristrutturazione del debito lusitano. E ancora, una grande parte del debito regionale emesso dalle varie Generalitat spagnole è sotto legislazione UK, come ad esempio proprio il debito della Catalogna, la quale prima di chiedere il salvataggio all’odiata Madrid ha avuto la bella idea, per finanziarsi, di dar vita a un “Programma di emissione a medio termine in euro” da 9 miliardi con governing law del Regno Unito e negative pledge inserita nella condizione numero 5 del contratto.

Insomma, una Catalogna indipendente potrebbe far comodo a molti, ma anche paura a tanti altri, visto che il suo default all’interno del contesto spagnolo vedrebbe entrare in azione l’Ue e la Bce, mentre un default sovrano extra-iberico avrebbe conseguenze imprevedibili e senza precedenti. Capite, quindi, quanto quel tweet di Nouriel Roubini sia criptico e tutto da interpretare. Così come l’atteggiamento della Lega Nord, primo partito in Italia a parlare di Europa delle Regioni da contrapporre all’Europa dei banchieri, la quale nella sua versione 2.0 - copyright del sito indipendentista www.lindipendenza.com, diretto dal bravo Gianluca Marchi - «sta con Bava Beccaris e i poliziotti», come denunciava Tontolo nel post che apriva la homepage ieri.

Insomma, nel periodo di maggior fermento popolare su progetti indipendentisti - ricordiamo il referendum in tal senso che si terrà in Scozia nel 2014 - la Lega dei “barbari sognanti” cambia parole d’ordine e pelle? Qualche dubbio a me era sorto già venerdì sera, quando ospite della trasmissione “L’ultima parola”, condotta da Gianluigi Paragone su Rai2, c’era il sindaco di Verona ed esponente maroniano di punta del partito, Flavio Tosi. Il quale, stimolato dal padrone di casa sul ruolo delle banche nella crisi in Italia, soprattutto in relazione alla mancata erogazione di credito all’economia reale al netto dell’inondazione di liquidità ottenuta dalla Bce, ha risposto dicendo che le banche sono state obbligate da Bankitalia a comprare debito italiano e quindi non potevano prestare denaro a cittadini e imprese, anche perché ora stanno pagando il conto dei prestiti allegri pre-crisi, quando si finanziavano mutui anche al 120% a soggetti con rating di credito a rischio. Per finire, Tosi ha detto che la colpa della situazione italiana, ovvero il malessere di lavoratori e piccole imprese, è del debito pubblico e dell’eccessiva spesa pubblica, non delle banche.

Dopo aver controllato che Flavio Tosi non fosse passato nelle file dell’Udc, mi sono chiesto: ma come, un leghista che difende le banche e non gli imprenditori strozzati da Equitalia? Al netto del fatto che il debito sia oggettivamente alto e la spesa pubblica vada fatta dimagrire nettamente, anche per poter abbassare le tasse, come si fa a difendere l’operato delle banche post-Ltro della Bce? Primo, il debito in Italia è storicamente alto e abbiamo toccato rendimenti del decennale ben più alti di quelli emergenziali di qualche mese fa, eppure il Paese cresceva - seppur poco - e non è mai andato in default. Il nostro, infatti, è un debito alto ma sedimentato, in parole povere spaventa i mercati molto ma molto meno di altri, altrimenti il Giappone non dovrebbe nemmeno più esistere.

Secondo, caro Tosi le dico un segreto, ma, per favore, lo tenga per sé: le banche ci hanno guadagnato da quell’operazione che lei quasi denunciava come uno strozzinaggio di Bankitalia contro la loro indipendenza operativa. Le care banche del Bel Paese, infatti, hanno preso soldi dalla Bce all’1% e hanno comprato titoli di Stato che pagavano all’epoca un rendimento del 5,5%: un bel 4,5% di guadagno non è male, vero Tosi? In gergo finanziario risponde al nome esotico di carry trade, è legale e fa la gioia di chi lo compie. Quindi, non c’è proprio da ringraziare le banche come salvatrici del Paese, visto che hanno fatto i Garibaldi con la camicia rossa altrui. Terzo, non è vero che se non fossero entrate in gioco le banche i mercati ci avrebbero chiuso le porte del finanziamento. E il perché nel grafico qui sotto: se va in default l’Italia, si sfonda l’Europa e il sistema bancario francese crolla in due ore. Ed essendo il valore di quel sistema doppio del Pil francese, chi salva le banche d’Oltralpe?

In caso di spread ancora in rialzo, ci avrebbe pensato la Bce, come farà a inizio anno nuovo con la Spagna: d’altronde, è la Bce che ha salvato il nostro debito, al limite, non le banche o il governo tecnico, inondando i soggetti di mercato con denaro a costo zero per stabilizzare il mercato secondario, senza violare così il mandato dell’Eurotower, altrimenti i falchi della Bundesbank rompono l’anima. Quarto, nelle due aste Ltro di dicembre e febbraio scorsi, le banche italiane hanno ricevuto complessivamente circa 249 miliardi del triliardo totale messo a disposizione dall’Eurotower e, conti dello scorso aprile alla mano, ne avevano spesi per comprare debito italiano poco più di 100. Ne ballano quasi 150, caro Tosi e sa dove sono finiti? Parcheggiati nei depositi overnight della Bce, pagando lo 0,75% di interesse, per tenerli al caldo come riserva per le scadenze obbligazionarie future e per fare lifting ai conti in vista di Basilea III.

Ci sta, lo capisco, sono uomo di mondo (pur non avendo fatto il militare a Cuneo), ma sarebbe il caso di dirlo chiaramente invece di raccontare barzellette, anche perché la Bce disse chiaro e tondo che parte di quei fondi dovevano essere immessi nel sistema per aiutare la ripresa. Quinto, caro Tosi, non è che da “barbaro sognante” anche lei si è piegato a certe logiche e, in quanto sindaco della città che esprime una delle fondazioni bancarie più importanti d’Italia, Cariverona (3,5% del capitale di Unicredit), all’Europa dei popoli è costretto, giocoforza, a preferire quella delle banche? Soprattutto ora che si parla di fusione con IntesaSanPaolo? Così, tanto per sapere.

Il fatto che in studio a “L’ultima parola” nessuno abbia alzato il ditino per far notare queste cose a Tosi, poi, la dice lunga, molto lunga sullo status quo. E io dovrei preoccuparmi di questa politica italiana, tra mutazioni genetiche e primarie per scegliere il maggiordomo futuro di Mario Monti? No, grazie.

P.S.: Il governo britannico ha deciso di cambiare radicalmente la guida della Banca d’Inghilterra, nominando alla carica di governatore il canadese Mark Carney, attuale governatore della Banca centrale del Canada. La decisione è stata annunciata dal ministro delle Finanze George Osborne, il quale ha confermato che Carney rileverà la guida della Bank of England per otto anni, in sostituzione di Mervyn King, che lascerà a giugno e assumerà anche nuovi poteri di vigilanza sulle banche. E sapete dove ha lavorato Carney, dopo laurea e PhD ad Oxford? Bravissimi, Goldman Sachs. La presa d’Europa da parte della banca d’affari Usa è completa, la guerra per la salvaguardia del dollar standard a livello globale - costata la ghirba a Dominique Strauss-Kahn - avrà inizio a breve. Non ci credete? Dietrologia. Guardate questo grafico e meditate.

Fonte: free-italia.net

commenti

IL DESTINO SIRIANO DI BASHAR AL ASSAD - Sophie Shevarnadze

Pubblicato su 29 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in PAESI ARABI e IRAN

Fatemi togliere questo sassolino dalla scarpa.....
"Non possiamo consentire alla piazza di fare delle scelte che deve fare la politica " Ministro della repressione Anna Maria Cancellieri, una donna membro di un governo non eletto nell'Occidente tanto democratico.
Il cattivo dittatore Bashar Al Assad sostiene che:
 
"Questione ipotetica, poiché quello che il popolo pensa è giusto. Noi dobbiamo, quindi, domandargli che cosa pensi, ma non ho questa informazione in questo momento. Ma, ancora una volta, non ho paura di quello che pensano di me...."
Parole rilasciate in una intervista a Russia Today qui riproposta integralmente
bashar.jpg
Il destino siriano di Bashar Al-Assad - Sophie Shevarnadze
SOPHIE SHEVARNADZE: Signor Presidente, grazie di averci concesso questa intervista.
BASHAR AL-ASSAD: Benvenuti a Damasco.
SOPHIE SHEVARNADZE: Un anno fa, molti erano convinti che non si sarebbe arrivati fino a questo punto. Noi, però, stiamo registrando questa intervista nel Palazzo presidenziale che è stato restaurato di recente. Chi è oggi esattamente il Suo nemico?
BASHAR AL-ASSAD: I miei nemici sono il terrorismo e l’instabilità in Siria. È questo il vero pericolo in Siria. Non è la gente, non sono le persone. Il vero problema non è se vado o se resto, il problema è la sicurezza del Paese. Questo è il nemico che abbiamo combattuto.
SOPHIE SHEVARNADZE: Io sono stata qui in questi due ultimi giorni e ho avuto la possibilità di parlare con qualche persona di Damasco. Alcuni ritengono che il fatto che Lei parta o meno, adesso, non è più veramente importante. Cosa ne pensa?
BASHAR AL-ASSAD: Penso che la partenza di un Presidente sia una decisione che spetta al popolo e non una scelta personale. Il solo modo per conoscerla è passare attraverso l’esito delle urne. Dunque, questa questione non ha niente a che fare con quello che si desidera, ma ha a che fare con quello che diranno le urne. E le urne, solo le urne, diranno a qualunque Presidente se debba andare o restare. Molto semplicemente.
SOPHIE SHEVARNADZE: D’ora in avanti il bersaglio non è più Lei, ma la Siria.
BASHAR AL-ASSAD: Non ero io il bersaglio, non ero io il problema. Ad ogni modo, Lei lo sa bene, l’Occidente crea dei nemici. In precedenza per differenti ragioni è stato il comunismo, poi è diventato l’Islam, poi Saddam Hussein. Adesso si vorrebbe creare un nuovo nemico: dicono che Bashar Al-Assad è il problema e che deve andarsene. È per questo motivo che noi dobbiamo concentrarci sul problema reale senza perder tempo ad ascoltare quel che dicono.
SOPHIE SHEVARNADZE: Ma, personalmente, pensa ancora di essere il solo uomo capace di tenere insieme la Siria e mettere fine a quella che il mondo chiama “guerra civile”?
BASHAR AL-ASSAD: Si può affrontare la questione da differenti punti di vista. Primo, la Costituzione, dalla quale traggo la mia autorità. Stando a questa autorità e a quanto dice la Costituzione, io devo essere capace di risolvere il problema. Ma ponete l’attenzione sul fatto che nessun altro siriano può essere Presidente. O meglio, qualunque siriano potrebbe esserlo e molti sono eleggibili per questa carica, ma non si può legare per sempre il Paese ad una sola persona.
SOPHIE SHEVARNADZE: Ma Lei si batte per il Suo Paese. Ritiene di essere l’uomo che può mettere fine al conflitto e riportare la pace?
BASHAR AL-ASSAD: Io devo essere l’uomo che può farlo e spero di farlo. Ciò non è collegato al potere del Presidente, ma concerne tutta la società. Bisogna essere precisi: il Presidente non può fare niente senza le istituzioni e il sostegno del popolo. Non si tratta della battaglia del Presidente, ma della battaglia dei Siriani. Attualmente, ciascun siriano sta difendendo il suo Paese.
SOPHIE SHAVARNADZE: Effettivamente, siccome molti civili stanno morendo anche in combattimento, se Lei vincerà la guerra, dopo tutto quel che è successo, come si riconcilierà con il Suo popolo?
BASHAR AL-ASSAD: Il problema non è tra me e il popolo, non ho dei problemi con il popolo, ma il problema è che gli Stati Uniti sono contro di me, l’Occidente è contro di me, molti Paesi arabi e la Turchia sono contro di me. Il popolo siriano è contro di me allo stesso modo? Allora perché io sono ancora al mio posto?
SOPHIE SHEVARNADZE: Non è quindi contro di Lei?
BASHAR AL-ASSAD: Se il mondo intero, o diciamo la maggior parte del mondo compreso il vostro popolo, è contro qualcuno, questo qualcuno sarebbe un supereroe!?! Sarebbe solo un uomo. Ciò non ha logica. Non si tratta di riconciliazione col popolo, né tra Siriani e Siriani. Non c’è guerra civile in Siria. Il problema è il terrorismo e il loro finanziamento proveniente dall’esterno del Paese per destabilizzare la Siria. Ecco la nostra guerra.
Bashar Al-Assad mentre parla con Sophie Shevardnadze di Russia Today
SOPHIE SHEVARNADZE: Lei non crede alla guerra civile, anche se io so che, a parte il terrorismo che tutto il mondo riconosce, ci sono molti conflitti d’idee. Per esempio, tutti abbiamo sentito parlare della madre di due figli: uno che si batteva per le forze governative e l’altro per le forze ribelli. Non è un guerra civile?
BASHAR AL-ASSAD: Ci sono delle divisioni, ma questo non vuol dire “guerra civile”. È del tutto diverso. Una guerra civile nasce da problemi etnici e settari. Si possono avere talvolta delle tensioni etniche o settarie, ma ciò non significa che esista un problema. Dunque, se ci sono delle tensioni nella stessa famiglia, in una grande tribù, o nella stessa città, non si tratta necessariamente di una guerra civile, ma di una cosa differente e normale. Ce lo dobbiamo aspettare.
SOPHIE SHEVARNADZE: Quando Le ho fatto la domanda circa la conciliazione con il Suo popolo intendevo proprio questo. La ho sentita ripetere in molte occasioni che la sola cosa che Le importa sono il pensiero e i sentimenti che i Siriani nutrono nei Suoi confronti. Non hae paura che alla fine, visto il danno patito dal Paese, il popolo non avrà più voglia di ricercare la verità e semplicemente La accuserà di tutto quello che ha sofferto?
BASHAR AL-ASSAD: Questione ipotetica, poiché quello che il popolo pensa è giusto. Noi dobbiamo, quindi, domandargli che cosa pensi, ma non ho questa informazione in questo momento. Ma, ancora una volta, non ho paura di quello che pensano di me; io ho paura per le sorti del mio Paese, abbiamo bisogno di concentrarsi su questo.
SOPHIE SHEVARNADZE: Nel corso degli anni si sono rincorse storie a proposito della potenza militare della Siria, dei servizi segreti importanti, ma adesso noi vediamo che le forze governative non sono capaci di battere il nemico come ci si attendeva. Assistiamo ad attacchi terroristici al centro di Damasco praticamente tutti i giorni. Era tutta una leggenda?
BASHAR AL-ASSAD: In circostanze normali, ci concentreremmo sul nemico esterno e, anche se esiste un nemico interno rappresentato dal terrorismo, la società aiuta almeno a non incubare al suo interno dei terroristi. Ma in questo caso assistiamo ad un nuovo tipo di guerra: il terrorismo per procura. Sia di Siriani che vivono in Siria, sia di stranieri che vengono dall’esterno. Noi dobbiamo adattarci a questo tipo di guerra, non è facile e ci vuole tempo. Non possiamo dire che sia come combattere una guerra normale. No, è molto più difficile.
In secondo luogo, il sostegno offerto ai terroristi in tutti i campi (armi, soldi, sostegno politico) è senza precedenti. Dobbiamo aspettarci una guerra dura e difficile. Non si può pretendere che un piccolo Paese come la Siria possa battere in qualche giorno o qualche settimana tutti quei paesi che combattono per procura: da una parte abbiamo un capo con una forza armata cui ordina di andare dritto, a sinistra, a destra, e questa obbedisce. Dall’altra, frange di terroristi non unificati e senza strategia che combattono contro di noi.
SOPHIE SHEVARNADZE: Quindi, come si combatte concretamente?
BASHAR AL-ASSAD: Il problema è che questi terroristi si battono all’interno delle città dove si trovano i civili. Quando si combatte contro terroristi di questo genere, è inevitabile un minimo di danni alle infrastrutture ed ai civili. Ma si deve pur combattere, non si può solo lasciare che i terroristi uccidano e distruggano tutto. In questo risiede la difficoltà di questa tipolo di guerra.
SOPHIE SHEVARNADZE: L’economia e le infrastrutture militari soffrono, è come se la Siria stia andando piuttosto presto verso la rovina ed il tempo è contro di voi. A Suo avviso, quanto tempo ci vorrà per vincere il nemico?
BASHAR AL-ASSAD: Non si può rispondere a questa domanda, visto che nessuno può dire quando la guerra avrà fine, a meno che non si sappia quando smetteranno di inviare dei combattenti dal mondo intero, soprattutto dal Medio Oriente e dal mondo islamico, e quando decideranno di smetterla di inviare armi a questi terroristi. Quando cesseranno queste attività, allora potremo dare una risposta alla domanda. Le potrei dire che entro poche settimane tutto sarà risolto, non è questo il problema. Ma finché si dispone di un approvvigionamento continuo di uomini, armi, logistica e tutto il resto, sarà una guerra a lungo termine.
Bashar Al-Assad mentre parla con Sophie Shevardnadze di Russia Today
SOPHIE SHEVARNADZE: Allo stesso tempo ci sono 4000 km di frontiera poco controllati. Il nemico può in ogni momento attraversare la frontiera verso la Giordania o la Turchia per riarmarsi, ottenere assistenza medica e tornare a battersi contro di voi.
BASHAR AL-ASSAD: Esattamente, nessun paese al mondo può sigillare le proprie frontiere. Spesso si usa questa espressione, ma è impropria. Gli stessi Stati Uniti non possono sigillare la loro frontiera con il Messico, per esempio. La stessa cosa accade con la Russia, che è un grande Paese. Quindi, nessun Paese può sigillare le proprie frontiere: si può avere una buona situazione alle frontiere se si hanno buone relazioni con i vicini, cosa che attualmente non abbiamo, almeno non con la Turchia. La Turchia appoggia il contrabbando di armi e di terroristi più di ogni altro Paese.
SOPHIE SHEVARNADZE: Posso farle una domanda? Sono stata in Turchia di recente e la gente là ha paura di una guerra tra Siria e Turchia. Pensa che una guerra contro la Turchia possa essere uno scenario realistico?
BASHAR AL-ASSAD: Razionalmente riteniamo di no, per due motivi: una guerra richiede un sostegno pubblico e la maggioranza dei Turchi non ha bisogno di questa guerra. Penso che nessun politico dotato di buon senso possa andare contro la volontà del proprio popolo; la stessa cosa vale per la Siria. Il conflitto non è tra i popoli siriano e turco, ma tra il nostro governo ed il loro, a causa della loro condotta politica. Io non vedo, dunque, nessuna guerra all’orizzonte tra Siria e Turchia.
SOPHIE SHEVARNADZE: Quando ha parlato l’ultima volta con Erdogan?
BASHAR AL-ASSAD: Nel maggio del 2011, dopo che aveva vinto le elezioni.
SOPHIE SHEVARNADZE: Dunque gli ha fatto le felicitazioni?
BASHAR AL-ASSAD: Si, è stata l’ultima volta.
SOPHIE SHEVARNADZE: Chi ha bombardato la Turchia? I ribelli o il governo?
BASHAR AL-ASSAD: Per avere una risposta e sapere chi ha bombardato, c’è bisogno di un comitato congiunto tra i due eserciti, visto che alle frontiere molti terroristi hanno i mortai e possono benissimo essere stati loro. Bisognerebbe fare un’inchiesta sulla bomba, sul luogo, ma ciò non ha avuto seguito. Abbiamo chiesto al governo turco di costituire questo comitato, ma loro hanno rifiutato e quindi non possiamo avere una risposta. Ma quando si hanno i terroristi alle frontiere non si può escludere il fatto che siano stati loro, dal momento che l’esercito siriano non ha mai ricevuto l’ordine di bombardare il territorio turco. E’ un obiettivo che non ha alcun interesse per quel che ci riguarda, non c’è nessuna ostilità verso il popolo turco. Noi li consideriamo come dei fratelli, perché dunque fare una cosa del genere? A meno che ciò non sia avvenuto per errore ed è per questo che c’è bisogno di un un’inchiesta.
Bashar Al-Assad mentre parla con Sophie Shevardnadze di Russia Today
SOPHIE SHEVARNADZE: Ammette che possa essere accaduto per errore? Per errore delle forze governative?
BASHAR AL-ASSAD: Potrebbe. Si tratta di una possibilità, ci sono errori in tutte le guerre. Per esempio, in Afghanistan, chi uccide un soldato che combatte con lui parla sempre di “fuoco amico”. Ciò significa che può accadere in tutte le guerre. Finora però non si può dire che sia questo il caso.
SOPHIE SHEVARNADZE: Per quale motivo la Turchia, che Lei dice essere una “Nazione amica”, è diventata la roccaforte dell’opposizione?
BASHAR AL-ASSAD: Non la Turchia. Solo il governo Erdogan, per essere precisi. Il popolo turco vuole avere un buon rapporto con il popolo siriano. Una delle ragioni è questa: Erdogan pensa che, se i Fratelli Musulmani prendono il potere nella regione, soprattutto in Siria, ciò potrà garantire il suo futuro politico. L’altro motivo: personalmente ritengo che egli pensi di essere il nuovo sultano ottomano e di poter controllare la regione così come è avvenuto ai tempi dell’Impero Ottomano, sotto un nuovo “ombrello” che è l’islamismo e non l’Impero Ottomano; non per diventare il califfo, anche se in cuor suo Erdogan pensa di esserlo. Queste le due ragioni principali per cui egli ha cambiato la sua politica da “zero problemi” a “zero amici”.
SOPHIE SHEVARNADZE: Ma non c’è solo l’ Occidente che si oppone a voi, avete molti nemici anche nel mondo arabo. Due anni fa, se qualcuno nel mondo arabo vi sentiva nominare, avrebbe stretto più forte i legami, mentre adesso alla prima occasione vi tradiscono. Come mai avete tanti nemici nel mondo arabo?
BASHAR AL-HASSAD: Non sono dei nemici: la maggior parte dei governi arabi in cuor loro sostengono la Siria, ma non osano dichiararlo apertamente.
SOPHIE SHEVARNADZE: Per quale motivo?
BASHAR AL-HASSAD: La pressione dell’Occidente e talvolta i petrodollari del mondo arabo.
SOPHIE SHEVARNADZE: Chi vi sostiene nel mondo arabo?
BASHAR AL-HASSAD: Molti paesi sostengono la Siria, ma non lo dicono esplicitamente. In primis l’Iraq, che ha giocato un ruolo molto attivo nel sostegno alla Siria durante la crisi, perché è un Paese vicino e perché in Iraq sanno che se c’è la guerra in Siria potrebbe esserci in futuro la guerra anche nei Paesi vicini, compreso l’Iraq. Altri Paesi tengono una buona posizione verso la Siria, come l’Algeria e l’Oman. Anche altri Paesi hanno posizioni positive, ma senza essere attivi nel conflitto.
SOPHIE SHEVARNADZE: Perché Arabia Saudita e Qatar sono così categorici sulle vostre dimissioni e in che modo un Medio Oriente instabile potrà entrare nella loro agenda?
BASHAR AL-ASSAD: Molto francamente, non posso rispondere a loro nome, solo loro possono rispondere a questa domanda. Ma quello che posso dire è che il problema tra la Siria e gli altri Paesi, siano del mondo arabo, nella regione o in Occidente, è che noi continuiamo a dire “no” quando pensiamo di dover dire di “no”. Questo è il problema. E certi Paesi pensano di poter controllare la Siria attraverso degli ordini, dei soldi o dei petrodollari. Questo è impossibile in Siria. Se vogliono giocare un ruolo non ci sono problemi. Che se lo meritino oppure no, possono giocare un ruolo. Ma non a scapito dei nostri interessi.
 
SOPHIE SHEVARNADZE: Ma l’obiettivo è quello di controllare la Siria? O di esportare la loro versione dell’Islam in Siria?
BACHAR AL-ASSAD: Si può dire che talvolta è la politica di un governo. Alle volte ci sono delle istituzioni o delle persone che promuovono questa linea politica, ma non la dichiarano linea politica ufficiale. Loro non ci hanno chiesto di promuovere, diciamo, i loro atteggiamenti estremisti verso le istituzioni. In realtà, però, succede così, sia attraverso il sostegno indiretto del loro governo, sia attraverso la creazione di istituzioni e di personale. Ciò fa parte del problema. Quando parlo come governo, dovrei menzionare la politica annunciata. La linea politica ufficiale è come qualsiasi altra politica, si tratta di interessi, di giocare un ruolo e non possiamo ignorare quello che lei ha detto.
SOPHIE SHEVARNADZE: L’Iran, che è un alleato molto vicino, è ugualmente esposto a delle sanzioni economiche e fa fronte allo stesso modo ad una minaccia di invasione militare. Se vi troverete a confrontarvi con la possibilità di tagliare i vostri legami con l’Iran in cambio della pace nel vostro Paese, lo farete?
BACHAR AL-ASSAD: Abbiamo avuto buone relazioni con l’Iran dal 1979 fino ad ora e sono sempre migliori ogni giorno che passa. Ma allo stesso tempo noi andiamo verso la pace, noi abbiamo un processo verso la pace e delle negoziazioni per la pace. L’Iran non è un fattore che gioca contro la pace. C’è della disinformazione: si sta cercando di promuovere in Occidente il fatto che se abbiamo bisogno della pace non abbiamo bisogno di buone relazioni con l’Iran. Tra le due cose non ci sono relazioni. L’Iran ha sostenuto la nostra causa, la causa dei territori occupati e noi dobbiamo sostenere la loro. Semplice. L’Iran per la regione è un Paese molto importante. Se ricerchiamo la stabilità, dobbiamo avere dei buoni rapporti con l’Iran. Non possiamo parlare di stabilità se non riusciamo ad avere buone relazioni con l’Iran, la Turchia e gli altri nostri vicini.
SOPHIE SHEVARNADZE: Avete delle informazioni sul fatto che i servizi segreti occidentali finanziano dei combattenti ribelli qui in Siria?
BACHAR AL-ASSAD: No. Quello che sappiamo finora è che forniscono un sostegno ai terroristi per quel che riguarda le conoscenze, attraverso la Turchia e talvolta attraverso il Libano, per lo più. Ma ci sono degli altri servizi segreti, non occidentali, ma regionali che sono molto attivi, più di quelli occidentali, sotto la supervisione dei servizi di informazione occidentali.
SOPHIE SHEVARNADZE: Qual è stato il ruolo di Al Qaeda in Siria finora? Controlla alcune forze della coalizione dei ribelli?
BACHAR AL-ASSAD: Non penso che cerchino di controllare. Vogliono i loro regni o emirati nella propria lingua, ma attualmente stanno provando principalmente a terrorizzare la gente attraverso esplosioni, omicidi, attentati suicidi e cose del genere, per spingere la gente alla disperazione e accettare la realtà per quella che è. Vanno dunque avanti una tappa alla volta verso l’obiettivo finale, che è il cosiddetto Emirato Islamico di Siria, da dove poter promuovere la loro ideologia nel resto del mondo.
SOPHIE SHEVARNADZE: Tra coloro che si battono contro di voi e sono contro di voi, a chi parlereste?
BASHAR AL-ASSAD: Noi parliamo a chiunque abbia il desiderio autentico di aiutare la Siria e non perdiamo il nostro tempo con chiunque voglia utilizzare la crisi siriana per i propri interessi.
 
SOPHIE SHEVARNADZE: Ci sono state spesso accuse, non contro di Lei, ma contro le forze governative, di crimini di guerra contro i civili stessi. E’ d’accordo che le forze governative hanno commesso crimini di guerra contro i civili?
BASHAR AL-ASSAD: Noi ci battiamo contro il terrorismo, mettiamo in opera i dettami della nostra Costituzione e proteggiamo il popolo siriano. Ritorniamo a quello che è successo in Russia dieci anni fa: si combatteva il terrorismo in Cecenia e altrove, dove i terroristi hanno attaccato teatri, scuole… e l’esercito russo ha protetto il popolo. Dite che è stato un crimine di guerra? No… Due giorni fa, Amnesty International ha riconosciuto i crimini di guerra commessi qualche giorno prima dall’esercito dei ribelli, quando hanno catturato dei soldati e li hanno condannati a morte per esecuzione. Human Rights Watch ha ripetutamente denunciato i crimini di questi gruppi terroristici. Questo è il primo punto. In secondo luogo, avere un esercito che compie crimini contro il suo popolo è privo di logica: l’esercito siriano è composto dal popolo siriano. Se ordinaste di commettere dei crimini contro il vostro stesso popolo, l’esercito si dividerebbe, si disintegrerebbe. In terzo luogo, in Siria l’esercito non può resistere per venti mesi in condizioni difficili senza un sostegno popolare. Come ci può essere questo sostegno se uccidi la tua gente? Ciò è contraddittorio. Ecco la mia risposta.
SOPHIE SHAVARNADZE: Quando ha parlato per l’ultima volta a dirigenti occidentali?
BASHAR AL-ASSAD: Prima della crisi.
SOPHIE SHAVARNADZE: Ad un certo momento, hanno provato a dirLe che, se voi avesse lasciato il Suo posto, allora ci sarebbe stata la pace in Siria?
BASHAR AL-ASSAD: No, non direttamente. Ma direttamente o indirettamente, si tratta di una questione di sovranità e solo il popolo siriano può parlare di questo. Chiunque parli attraverso i media, in una dichiarazione, direttamente o indirettamente, non ha senso e nessun peso in Siria.
SOPHIE SHAVARNADZE: All’estero si dice che anche nel caso in cui decidesse di lasciare la Siria non avrebbe un posto dove andare. Dove andrebbe?
BASHAR AL-ASSAD: In Siria. Andrei dalla Siria in Siria. È il solo posto dove posso vivere. Non sono una marionetta. Non sono stato creato dall’Occidente per andare in Occidente o in qualsiasi altro Paese. Io sono Siriano, fatto in Siria, io devo vivere e morire in Siria.
 
SOPHIE SHAVARNADZE: Pensa che a questo punto potrebbe esserci una possibilità per una discussione e per la diplomazia oppure adesso solo l’esercito può fare qualcosa?
BASHAR AL-ASSAD: Ho sempre creduto nella diplomazia e nel dialogo anche con persone che non ci credono. Dobbiamo continuare a provare. Se riuscirà o meno, dobbiamo sempre cercare un successo parziale. Bisogna cercare un successo parziale prima di aspettare un successo completo anche se bisogna essere realisti: non possiamo pensare che il solo dialogo possa permetterci di realizzare qualcosa, poiché le persone che hanno commesso questi atti sono di due tipi: primo, coloro che non credono al dialogo, soprattutto gli estremisti e i fuorilegge incriminati anni prima della crisi, per i quali il governo è il nemico naturale dal momento che sarebbero imprigionati se in Siria ci fosse una situazione normale; la seconda categoria è quella di coloro che sono sostenuti dall’estero. Essi si sono impegnati con persone che li pagano e li riforniscono di armi. Dobbiamo essere realisti. Ma c’è anche la terza categoria, quella di coloro che sono o attivisti o politici che accettano il dialogo. Questo è il motivo per cui abbiamo continuato il dialogo per mesi, anche con i militanti, e molti di loro hanno lasciato cadere le armi e sono tornati alla loro vita normale.
SOPHIE SHAVARNADZE: Pensa che un’invasione di una forza straniera sia imminente?
BASHAR AL-ASSAD: Credo che il prezzo di questa invasione sarà più alto di quello che il mondo possa permettersi, perché se ci sono dei problemi in Siria – e noi siamo l’ultimo baluardo della laicità e della stabilità nella regione – ci sarà un effetto domino dall’Atlantico al Pacifico e si conoscono le implicazioni sul resto del mondo. Non penso che l’Occidente imboccherà questa strada; ma, nel caso, nessuno è in grado di dire cosa succederà.
SOPHIE SHAVARNADZE: Presidente, si sente in colpa per qualcosa? Quale è stato il Suo errore più grande?
BASHAR AL-ASSAD: Sul momento, ad essere franchi, non saprei. Anche prima di prendere una decisione considero sempre il fatto che una parte sarà sbagliata, ma non si può parlare subito degli errori. Talvolta, soprattutto durante le crisi, non si vede ciò che è giusto o sbagliato. Non sarei, dunque, oggettivo nel parlare di errori adesso, perché siamo ancora nel bel mezzo della crisi.
SOPHIE SHAVARNADZE: Al momento quindi non ha rimpianti?
BASHAR AL-ASSAD: No. Quando tutto è chiaro si può parlare dei propri errori. Ma per forza di cose si commettono errori, è normale.
SOPHIE SHAVARNADZE: Se oggi fosse il 15 marzo 2011, giorno in cui le manifestazioni sono cominciate, cosa farebbe di diverso?
BASHAR AL-ASSAD: Farei quello che ho fatto il 15 marzo, esattamente la stessa cosa: chiederei alle diverse parti di avere un dialogo e di opporsi ai terroristi, perché è così che è cominciata. Non è cominciata con delle proteste. Le manifestazioni sono state l’ombrello, la copertura. Ma all’interno di queste manifestazioni alcuni militanti hanno cominciato a sparare sui civili e sull’esercito allo stesso tempo. Forse, a livello tattico, avremmo potuto fare alcune cose in modo diverso. Ma come Presidente non decido le tattiche, prendo sempre la decisione a livello strategico. La cosa è diversa.
SOPHIE SHAVARNADZE: Presidente Al-Assad, come vede se stesso tra dieci anni?
BASHAR AL-ASSAD: Vedo attraverso il mio Paese, io non mi vedo, io vedo il mio Paese tra dieci anni. È così che mi posso vedere.
SOPHIE SHAVARNADZE: Si vede in Siria?
BASHAR AL-ASSAD: Io devo essere in Siria. La mia posizione non è importante. Non mi vedo come presidente oppure no, non è questo che mi importa. Posso vedermi in questo Paese, un Paese sicuro, una Paese stabile e prospero.
SOPHIE SHAVARNADZE: Presidente siriano Bashar Al-Assad, grazie per averci concesso questa intervista.
BASHAR AL-ASSAD: Grazie ancora per essere venuti in Siria.
Traduzione di Andrea Turi di Eurasia su Arianna Editrice -
Tratto da: dadietroilsipario.blogspot.it
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CROLLA TUTTO. I DATI OCSE CHE NESSUNO COMMENTA

Pubblicato su 29 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

L'attivita' economica in Italia ''dovrebbe continuare a contrarsi nel breve tempo'' come conseguenza della stretta di bilancio, dell'indebolimento del clima di fiducia e della stretta creditizia. E' scritto nell'Economic Outlook pubblicato oggi dall'Ocse, che sconfessa dunque le previsioni del Governo Monti e che stima un ritorno alla crescita ''nel corso del 2013'' se il Governo conseguirà gli obiettivi di bilancio per il 2013 e il 2014. Ma non solo: l'Ocse ritiene che sia necessario ''un ulteriore inasprimento fiscale nel 2014 per raggiungere gli obiettivi di riduzione del debito pubblico'' dell'Italia, ''che e' entrata nella sua seconda recessione grave in tre anni''. Saremo comunque in recessione anche l'anno prossimo: -1%. L'export continuerà a calare impietosamente. Monti non garantisce la sanità pubblica. I consumi delle famiglie, secondo la Banca d'Italia, sono tornati al livello del primo dopoguerra. L'Ocse riconosce che la conseguenza dell'austerity è la contrazione dell'economia, ma non contento chiede nuova austerity e una nuova manovra di lacrime e sangue nel 2014. I tecnici al Governo però sono ottimisti!

Ma la cosa più inquietante sono le previsioni a lungo termine sulla composizione del Prodotto Interno Lordo globale, che attualmente vede l'Europa con il 17% della produzione mondiale (calcolata su 34 paesi Ocse e su 8 paesi del G20 ma non OCSE).

Composizione PIL globale OCSE

Crescerà la Cina, passando dal 17% al 28% già nel 2030. Crescerà l'India, passando dal 7% attuale all'11% del 2030 e al 18% del 2060. Caleranno gli Stati Uniti, che dal 23% di oggi scenderanno al 18% del 2030 e al 16% del 2060. Ma soprattutto, sarà il crollo dell'Unione Europa, area Euro, che oggi partecipa al 17% della produzione globale, ma che già nel 2030 non rappresenterà che il 12% e nel 2060 finirà al 9%.

Ecco per cosa stiamo aggiungendo austerity ad austerity, ecco per cosa stiamo pagando lacrime e sangue: per un Europa e per un Euro che tra 17 anni non conteranno più niente.

Fonte: byoblu.com

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TUTTO POSSO CAPIRE, MENO CHE QUESTO

Pubblicato su 28 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Cari ex compagni, cari odierni liberal o neo radicali, cari lettori del massimo organo dell’Alta finanza internazionale ed ovviamente sionista, La Repubblica, che nelle vostre tasche vi da tanto l’aria di intellettuali e “comunisti al caviale”, fate semplicemente schifo, ma schifo vero!!!

 

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Io posso capire gli imbecilli di destra: ai tempi del MSI i dirigenti gli dicevano che, Israele era pur sempre un ultimo avamposto dell’uomo bianco in medio oriente, oppure gli dicevano che gli arabi sono amici dei sovietici, o comunque altre cazzate simili, che non significavano niente, ma mascheravano in qualche modo il filo atlantismo di questo partito, la sua subalternità ai nostri colonizzatori che lo obbligava a parteggiare per Israele.

 

Comunque, come detto, posso capire questa posizione criminale e antinazionale a favore degli israeliani da parte di schieramenti di destra che non hanno mai avuto nè un anima, nè una vera ideologia, nè una politica seria, ma solo anticomunsimo viscerale, retorica e scempiaggini.

Ma se volgo lo sguardo a Sinistra, vedo che decenni addietro questo schieramento, pur con molte sofferenze interne, obbediva alle direttive moscovite, le quali dopo l’appoggio e il riconoscimento di Stalin nel 1948 alla nascita dello stato israeliano, si erano adeguate ad un sistema di alleanze in medioriente con varie nazioni arabe,  e quindi la posizione non poteva che essere filo Araba e, con molte riserve e distinguo, anti israeliana, sia pure con qualche mugugno come quello di Umberto Terracini e altri, per evidenti ragioni “di nascita” (bah, strano, in un vero comunista, la nascita e la religione non dovrebbero contare, dovrebbero essere sovrastrutture, o in certi casi questo non vale? Qualcuno mi spieghi).

Oggi il comunismo si è dissolto, disintegrato, imploso con tutta l’Unione Sovietica su sè stesso, con tanto raccapriccio di chi con l’anticomunismo ci campava alla grande ed ora ne è rimasto orfano.

Quelli che ne sono gli epigoni,  in realtà sono i figli leggittimi degli ex “comunisti al caviale” o del Pci finalmente occidentalizzato dalla quinta colonna anglo americana del clan dei Berlinguer, ai quali circa 4 decenni di teorie neoradicali e atteggiamenti radical chic, li hanno spurgati di ogni velleitarismo rivoluzionario da salotto e da ogni pregiudizio marxista, tipo dittatura del proletariato o lotta di classe.

Questi di oggi sono “comunisti” liberal  che come Veltroni, pur ex dirigente FGCI e direttore dell’Unità, che mutuano tematiche e politiche dalle demenzialità e dalle ideologie americaneggianti.

Non a caso hanno portato in auge, anche in Italia, il sistema, quale ulteriore presa per il culo dell’elettorato, delle “primarie”.

Dicevo comunque che io posso capire gli imbecilli di destra, ma questi “sapientoni” di sinistra, che si riempiono la bocca di termini quali “pace”, osservanza delle direttive dell’Onu, e così via, questi Matteo Renzi,  Oliviero Diliberto, Anna Finocchiaro, Pierluigi Bersani,  i “compagni  (compagni?) della “Sinistra per Israele”, ai quali possiamo aggiungere i sodali Marco Travaglio, Roberto Saviano, Marco Pannella, ecc. ecc., non si possono proprio capire, in nessun modo.

Come possono, infatti, loro che si dicono alfieri della pace tra arabi e israeliani, giustificare che in 60 anni Israele ha violato centinaia, dico centinaia, di risoluzioni dell’Onu e molte altre sono state impedite grazie al veto USA?

Come possono essere, dalla parte di Israele, senza sè se senza ma, come ci tengono a specificare, se qui assistiamo ad un massacro continuo, ad un repulistico etnico che sta facendo sparire dalla faccia della terra un intero popolo?

Come possono dimenticare che quel popolo, 60 anni addietro, ma altri anche 40 anni addietro, vivevano in quei territori, avevano case, terreni, coltivazioni, ecc., e tutto questo gli è stato portato via con la forza?

Questi sono fatti, non propaganda. Non hanno mai dato uno sguardo alla carta geografica del 1948 quando Israele alla sua nascita era un minuscolo puntino, poi nel 1957, dopo opportuna guerra si allarga, nel 1967 dopo altra guerra si moltiplica per dieci e si prende anche la città cara a tre religioni Gerusalemme, e poi ancora in una allargamento continuo?

Dicono, questi ipocriti: ma Israele deve pur difendersi? Ma da che? Da qualche razzo sparato verso il loro territorio, di cui non si sa cosa veramente ci sia dietro, di cui qualunque persona informata dei fatti e della situazione militare in quei territori, può dirti che i Palestinesi non hanno affatto certi tipi di missili? Ed allora da dove scappano fuori?

E poi, che razza di rapporto ci sarebbe, quale strategia demenziale e suicida spingerebbe i palestinesi, Hamas o chi volete a lanciare verso il territorio israeliano questi missili, che recano danni irrilevanti, che cadono in campo aperto o sono immediatamente intercettati dal sistema anti missilistico israeliano?

Ma per ogni razzo del genere che, ammettiamo pure, qualche folle, qualche irresponsabile o forse meglio sarebbe dire, qualche provocatore, lancia verso Israele, una pioggia di missili, di bombardamenti con armi modernissime e micidiali, straziano e massacrono quei poveri disgraziati che vigono nel ghetto della striscia di Gaza, dove acqua, gas, luce, arrivi di derrate e medicine e altre necessità primarie dipendono da Israele.

Questi epigoni del comunismo, ora liberal, radical o come volete chiamarli, che ad ogni piè sospinto giocano a fare gli umanitari, come possono rimanere insensibili di fronte a  centinaia di bambini palestinesi straziati dalle bombe israeliane? Ma quale diritti a difendersi giustificherebbe tutto questo?

Ma credono davvero che abbiamo gli orecchini al naso e che possono abbindolarci con le veline dei pennivendoli e linguivendoli, che introducendo nei mass media i notiziari dal medioriente, inziano con le frasi di prammatica: “sono stati sparati razzi verso Israele, e subito gli israeliani hanno risposto con un attacco dal cielo”.

Ovviamente il risultato è sempre lo stesso: i presunti razzi palestinesi, che tanto ricordano quelli dei “botti di capodanno”, a fronte di nessuna vittima, ne danno rilevante nel territorio israeliano, o al massimo un morto che non si capisce come è scappato fuori, ci sono centinaia di palestinesi, con donne, vecchi e bambini, trucidati, case, scuole, ospedali e altro, quel poco di altro che permette ai palestinesi di vivere, raso al suolo.

Cari ex compagni, cari odierni liberal o neo radicali, cari lettori del massimo organo dell’Alta finanza internazionale ed ovviamente sionista, La Repubblica, che nelle vostre tasche vi da tanto l’aria di intellettuali e “comunisti al caviale”, fate semplicemente schifo, ma schifo vero!!!

Maurizio

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