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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

SI MUOVE QUALCOSA ! L'INDISCREZIONE: " DRAGHI SOTTO INCHIESTA "

Pubblicato su 31 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Arresti in Italia, Indagini in Europa,qualcosa si sta muovendo .La parte onesta del popolo,delle istituzioni è stanca,attaccare questi grandi potenti ci vuole coraggio.Le cose stanno cambiando radicalmente,attraverso la rete,ma anche nella vità reale mi accordo che persone che non hai mai votato e non si sono mai interessate di politica ora lo fanno . La crisi fa bene per risvegliare quelle anime perse nella comodità del lusso,ormai le riserve stanno finendo e molti vanno in allarme . La politica è disperata,non capisce un elemento molto semplice,deve smetterla per unn pò di tempo di pensare al prorpio interesse. Attualmente qualsiasi persona si presenti come alternativa vincerà ,vediamo il successo del Movimento 5 stelle ,un comico che diventi fra i primi partiti Italiani vuo dire povertà di pensiero .In Italia milioni di persone non ci stanno a sottostare ad un comico,molti non votano,molti restano dove sono .. molti altri si stanno organizzando per creare movimenti del popolo .
Possiamo credere alla demagogia di molti,possiamo credere che la politica si faccia fra una battuta e l’altra ,possiamo credere che la politica si faccia fra un furto e l’altro ,dove gli unici LADRI sono i cittadini perchè non fanno uno scontrino ,non pagano le tasse perchè non hanno soldi . Miliardi di Euro vengono rubati tutti i giorni fra debito pubblico inventato,Euro,spread,giochini in borsa . Abbiamo bisogno di menti,abbiamo bisogno di quelle persone che fanno a meno dei sindacati e si difendono da soli ,abbiamo bisogno di quelle persone che da sole si mettono contro i sistemi grandi,abbiamo bisogno di quelle persone che sono pronte a mettersi in gioco,Eroi con la pancia ,Eroi pelati,Eroi nell’ombra,Eroi disoccupati,Eroi imprenditori,Eroi onesti ,abbiamo bisogno di chi non chiede .. “COSA PROPONETE” ma propone . Questo è il momento giusto,gli onesti in Italia in Europa si stanno muovendo,i grandi partiti non potranno fare a meno di loro . RICORDATEVI SEMPRE .. CHE SONO LE PERSONE CHE FANNO I SIMBOLI NON IL CONTRARIO .
Chi si vanta del proprio simbolo e non di quello che ha fatto nella propria vita non ha nulla da raccontare ,se non quello che hanno fatto altri .

di Gaetano Vilnò

 

 

Martedì, 31 luglio 2012 – 08:19:00
Si addensano nubi sull’Eurotower. Il comitato di sorveglianza interna dell’Unione europea avrebbe aperto un’inchiesta su Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea. L’accusa sarebbe quella di conflitto di interessi. L’indiscrezione arriva dal quotidiano Le Temps. Tutto è partito da una denuncia del Corporate Europe Observatory (Ceo), un’organizzazione che controlla le attività di lobbyng contro l’Ue.

Secondo la Ceo, il ruolo di presidente della Bce sarebbe in contrasto con la partecipazione di Draghi al G30, che riunisce i leader del settore finanziario. Un ruolo che spingerebbe l’ex governatore di Bankitalia a “non essere totalmente indipendente” perché “il G30 ha tutte le caratteristiche di un veicolo di lobbying per le grandi banche private internazionali e il presidente della Banca centrale europea non dovrebbe esserne membro”. Secondo la Ceo, dunque, la partecipazione al G30 sarebbe contraria “alle regole etiche della Bce”.

“Abbiamo inviato una lettera di denuncia alla BCE. Ora attendiamo una risposta”, fanno sapere dalla Ceo. LA Bce ha tempo fino alla fine di ottobre per rispondere. Al di là del peso reale della denuncia, la notizia non concorre certo a calmare le acque in una settimana importante per l’Euro. La Banca centrale europea si riunirà giovedì per decidere sull’eventuale taglio dei tassi.

Fonte: movimentorevolution

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USA: PIANI MONDIALI PER RIMPIAZZARE IL DOLLARO... ( con una moneta mondiale ? )

Pubblicato su 31 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Le nazioni sono arrivate al capolinea e non vogliono continuare a finanziare le avventure militari degli Stati Uniti. Già durante le riunioni a giugno del 2009 a Ekaterimburgo, Russia, i leader mondiali come il presidente cinese Hi Jintao e il russo Dimitri Medvedev, e altri funzionari dell’Organizzazione della Cooperazione di Shangai, composta da sei nazioni, hanno dato un passo decisivo nella sostituzione del dollaro come moneta di riserva mondiale. Agli USA è stata negata l’entrata a queste riunioni. Se questi leader mondiali hanno successo, il valore del dollaro cadrà presto, il costo delle importazioni, includendo quello del petrolio, si innalzerà e i tassi d’interesse aumenteranno.
Il mondo considera il FMI e la BM e l’Organizzazione Mondiale del Commercio come pedine di Washington in un sistema finanziario sostenuto dalle basi militari e portaerei statunitensi che girano nel mondo. Però nonostante questo dominio militare c’è il vestigio di un impero statunitense che non riesce più a governare attraverso la forza economica. La potenza militare degli Stati Uniti è troppo muscolosa, si fonda più sulle armi atomiche e gli attacchi aerei che su operazioni via terra, che oggi sono troppo impopolari, politicamente parlando, per poter realizzare attacchi su grande scala.
Come ha sottolineato Hedges nel giugno del 2009:
“Gli architetti di questo scambio mondiale si rendono conto che se vincono sul dollaro allora potranno vincere il dominio militare degli Stati Uniti”.

La spesa militare degli USA non si può sostenere senza questo ciclo di grande prestiti. La finanziaria ufficiale della difesa statunitense per il 2008 è stata di 623 mila milioni di dollari, quello che più gli si è avvicinata è stata quello cinese con 65 mila milioni, in base a dati forniti dalla CIA.

Per finanziare la continua guerra economica, gli USA hanno inondato il mondo con dollari. Le banche centrali dei paesi riceventi convertono questi dollari in moneta locale ed è allora quando tali banche centrali si trovano di fronte ad un problema. Se una banca centrale non spende il suo denaro negli USA, il tasso di cambio contro il dollaro aumenta e gli esportatori vengono penalizzati. Questo ha permesso agli USA di stampare moneta senza limiti: comprare importazioni e compagnie estere, finanziare l’espansione militare, così come assicurarsi che altre nazioni, come la Cina, continuino a comprare buoni del tesoro statunitense.

Dimitri Medvedev, l'ex presidente russo mostra al G8 del 2009  la nuova moneta che sostituirà il dollaro.

 
A luglio del 2009, per illustrare i motivi della sua convocatoria per la creazione di una nuova moneta sovranazionale che sostituisca il dollaro, il presidente Medeved ha mostrato “la moneta del futuro unito”. La moneta che riporta l’iscrizione “Unità nella diversità” fu coniata in Belgio e presentata ai capi della delegazione del G-8.
A settembre del 2009, la conferenza dell’ONU sul Commercio e Sviluppo (UNCTAD, sigla in inglese) propose la creazione di una nuova moneta artificiale che sostituisse il dollaro come moneta di riserva. Le Nazioni Unite vogliono ridisegnare il sistema di scambio internazionale di Bretton Woods.
La creazione di questa moneta sarebbe il ri-aggiustamento monetario più grande avvenuto dalla Seconda Guerra Mondiale. La Cina, da parte sua, è immischiata in accordi con il Brasile e la Malesia per realizzare affari in yuan cinesi, mentre la Russia propone l’inizio di affari in rublo e monete locali.
Inoltre nove paesi latinoamericani si sono accordati per la creazione di una moneta regionale: il SUCRE (Sistema Unico di Compenso Regionale); questa moneta è rivolta a frenare l’uso del dollaro statunitense. Riuniti in Bolivia, i paesi dell’ALBA (alleanza Bolivariana per le Americhe), un blocco di sinistra spinto dal presidente Hugo Chavez, si sono compromessi con la creazione di una nuova moneta per il commercio interregionale. Il Sucre iniziò a crearsi nel 2010 con un formato non stampato. Gli stati membri dell’ALBA sono il Venezuela, Bolivia, Cuba, Ecuador, Nicaragua, Antigua e Barbuda, Dominicana e San Vicente e le Granadinas.
Il ciclo che sostiene la permanente economia di guerra degli USA sembra essere arrivata alla sua fine. Una volta che il dollaro non potrà più riempire le banche centrali e nessuno acquisti i buoni del tesoro statunitense, l’impero militare globale degli USA affonderà: l’impatto sulla vita quotidiana della popolazione di questo paese potrebbe essere grave.
I nostri autori pronosticano che insieme all’aumento dei costi, stati e città degli USA vedranno sparire i loro fondi pensionistici. Il governo si vedrà costretto a vendere l’infrastruttura a società private, includendo strade e trasporto. Le persone dovranno caricarsi con i costi dei servizi pubblici privatizzati. Le proprietà immobiliari commerciali e private scenderanno a meno della metà del loro valore attuale.
I valori negati che ormai colpiscono il 25% delle case statunitensi aumenteranno fino ad includere ad ogni proprietario. Sarà difficile richiedere prestiti e impossibile vendere gli immobili a meno che non si accettino grandi perdite. Le strade si riempiranno di negozi vuoti e case sprangate. I processi per ipoteche saranno un’epidemia. Ci saranno lunghe code nelle mense comunitarie e molti molti senza tetto.
Aggiornamento di Micheal Hudson (Global Research)
I paesi del mondo oggi cercano la creazione di un sistema monetario internazionale dove i risparmi nelle banche centrali non finanzino il deficit militare degli Stati Uniti. In questi momenti, le “azioni con l’uso del dollaro” di altri paesi prendono la forma di buoni del tesoro statunitense, usati per finanziare il deficit domestico (principalmente militare) degli USA, tale deficit è dovuto in grande misura a spese militari.
La Russia, la Cina , India e il Brasile hanno preso la leadership nella ricerca di un sistema alternativo. Ma, è stata quasi nulla la disponibilità d’informazione su questo sistema su mass media statunitensi o europei, eccetto una versione più breve di una recensione sulla “dedollarizzazione” che ho pubblicato sul Finacial Times londinese.
I colloqui sulla creazione di un sistema monetario alternativo non sono stati resi pubblici. Sono stato invitato in Cina a esporre i miei punti di vista con funzionari di questo paese e offrire conferenza in tre università . In seguito mi hanno richiesto di scrivere le mie proposte per il Premier Wen Jiabao, in attesa di un altro incontro prima delle riunioni che si terranno quest’anno tra la Cina, la Russia, l’India e il Brasile, con l’Iran avente status di paese invitato.
Tutto questo dimostra che le altre nazioni sono in ricerca di alternative. Adesso che l’euro ha grandi difficoltà, restano poche possibilità per il dollaro come moneta di riserva. Questo fa capire che non c’è moneta nazionale che sia un deposito di valori stabili per le economie mondiali.
Nel frattempo, gli amministratori del denaro statunitense guidano la fuga del dollaro in Brasile, Cina e altri paesi del “mercato emergente”. Da come si vedono le cose questi paesi stanno vendendo le loro risorse e compagnie “a gratis”, dato che i dollari investiti vanno a finire nelle loro banche centrali per essere riciclati sotto forma di buoni del tesoro statunitensi o per essere usati per pagare debiti in euro che crollano rispetto al loro valore internazionale.
Le risposte a questi interrogativi risiedono nella pressione per porre fine all’era della post-guerra del “movimento libero del capitale” e iniziare i controlli del capitale.
Non c’è praticamente stata ripercussione nella stampa del mio articolo o sull’argomento in se stesso. I grandi mass media degli USA e Europa hanno riscosso successo nell’ignorare la proposta “alternativa” (virgolettato di FYM).
Aggiornamento di Fred Weir
Quest’articolo mostra un aspetto della ricerca della Russia post-sovietica di un posto nell’ordine globale guidato dagli USA, una posizione che rifletta i suoi propri interessi geopolitici che sono diversi e che differiscono da quelli occidentali in termini storici, culturali e a livello di sviluppo economico. La Russia ha ereditato dall’ex Unione Sovietica strette relazioni con paesi che gli USA guardano come “stati aggressori” includendo l’Iran, Cuba e Venezuela.
L’appoggio ufficiale e pubblico verso questi paesi continua latente, così come la loro opposizione al sistema globale degli USA, anche quando Mosca non mostra più un sentimento ideologico anti-occidentale ne rivela nessun obiettivo pratico di mobilitazione verso un’”alleanza” che risponda ai soli interessi della Russia.
Sotto l’amministrazione di George W.Bush, Mosca ha sentito la pressione di ciò che ha percepito come usurpazioni da parte dell’occidente verso lo spazio post-sovietico, verso quello spazio che i russi hanno chiamato il “recinto straniero”. Questa ostilità assunse le forme di “rivoluzioni colorate” o a quello che la stampa occidentale definì come “aizzamenti pro-democratici” in Georgia, Ucraina e Kirguistan, che hanno portato alla sconfitta di regimi corrotti, ma pro-moscoviti e che hanno portato al potere altri più franchi, attivi e pro-occidentali.
Il Cremlino, con ragione o senza, vide in che queste rivolte il finanziamento degli Stati Uniti con l’intento di ridisegnare le fedeltà politiche di questi stati vicini con i quali la Russia ha mantenuto rapporti storici profondi. Due di questi nuovi leader, Mijail Saakashvili di Georgia e Viktor Yushchenko di Ucraina, hanno cercato una via veloce per includere i loro paesi tra i membri della NATO, una prospettiva che la Russia ha percepito come un allarme, quasi con panico.
Un’altra iniziativa dell’era Bush, che ha causato una profonda ostilità a Mosca è stato il piano per utilizzare intercettori strategici antimissili nella vicina Polonia, con radar collegati nella Repubblica Ceca. Gli esperti militari russi suggerirono che questi dispiegamenti erano l’inizio di un processo strategico che nel futuro avrebbero potuto indebolire le vecchie armi nucleari russe dell’epoca (la Russia ha recuperato molto velocemente e anche sorpreso con la sua nuova tecnologia, ereditate dell’era sovietica, come mezzi di dissuasione, che erano la priorità della difesa nazionale russa).
In risposta a queste minacce, a volte la Russia sembrava sviarsi dal suo abituale modo di stabilire rapporti con altri paesi con i quali gli Stati Uniti hanno avuto dei disaccordi. I russi hanno portato avanti anche esercitazioni navali nei Caraibi con la marina della guerra venezuelana, raccogliendo i bombardieri nucleare, allo stile dell’era della Guerra Fredda, lungo la costa nordamericana e parlando di rivitalizzare le vecchie basi aeree sovietiche a Cuba.
Ci sono stati dei cambiamenti sostanziali nelle priorità della politica estera del Presidente Barack Obama, l’atteggiamento di Mosca si è rilassato. Obama ha congelato il polemico piano per la creazione di armi anti-missili in Polonia (anche se ultimamente ha fatto passi indietro iniziando ad installare il suo equipaggiamento militare in Polonia e la Rep. Ceca) e ha ritirato dall’agenda, per il momento, qualunque argomento riguardante l’inclusione dell’Ucraina e Georgia nella NATO.
Il denominato “ri-aggiustamento” di Obama nelle relazioni tra Mosca e Washington sembrano star migliorando le prospettive di cooperazione, perfino in argomenti così spinosi come l’Iran, anche se può essere che sia troppo presto per arrivare a conclusioni contundenti.

Tradotto e pubblicato da FreeYourMind

Tratto da: vocidallastrada

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QUANTO COSTA SALVARE L'EURO ?

Pubblicato su 31 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

La Spagna, dopo aver negato fino alla morte di aver bisogno d'aiuto, ora ha fatto un passo indietro e col capo chino ha porto le mani avanti per un salvataggio. La Slovenia sarà la prossima. Nel frattempo, una delle più grandi città della California, Stockton, è in bancarotta. Non sarà l'ultima. La JPMorgan, una delle banche consdierate ancora "sane," in realtà fa acqua da tutte le parti e la perdita di qualche mese fa data a $2 miliardi molto probabilmente ammonta a $9 miliardi. Sempre più paesi stanno abbandonando l'acquisto di bond del Tesoro USA, mentre la Cina ha avvitato un programma per permettere di saldare le transazioni internazionali in renminbi bypassando così il dollaro. L'ultimo paese che si è unito a questo programma è il Cile. Infine, l'oro sta ritornando nel posto che gli spetta di diritto, ovvero, nel sistema monetario. Questo è il panorama mondiale ad oggi e da qui apprendiamo come i governi e le banche Europee siano al collasso, come gli stati e le banche Americane siano al collasso, come il dollaro stia affondando e come l'oro sia denaro. Il palcoscenico è illuminato, la tenda sta per essere tirata: il Grande Default sta per entrare in scena. La nota dolente è che verranno invasi dal dolore economico anche quei soggetti che hanno creduto nelle promesse dei pianificatori centrali: i contribuenti. Anche i politici ed i banchieri Tedeschi hanno creduto alle promesse dei tecnocrati Europei per una banca centrale in stile Bundesbank. Il loro risveglio sarà brusco. Fate le vostre scommesse.
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di Geoffrey Wood


La Germania continua a sentirsi dire che deve pagare per salvare l'euro. Ma quanto deve pagare la Germania? Nessuno sembra averci pensato, ma c'è già preoccupazione per la possibile dimensione del conto – i rendimenti dei titoli Tedeschi sono subito saliti dopo la notizia del salvataggio Spagnolo, prima ancora che fosse annunciato da dove sarebbe arrivato il denaro. (Ed era naturalmente un salvataggio per la Spagna, indipendentemente da ciò che dice il primo ministro in Spagna. Se prendo in prestito denaro e poi lo presto a qualcun altro l'ho ancora preso in prestito).

Vi è però una questione più fondamentale. Quanto ha senso per la Germania pagare? Che tipo di conto sarebbe ragionevole presentarle? In realtà, la migliore approssimazione a cui si può arrivare è pari a zero.

Perchè zero? Che dire di tutte quelle esportazioni che sono state prodotte perché la Germania ha una valuta il cui valore è determinato non solo dalla Germania ma anche da economie meno produttive e con costi più elevati? Tale legame ha artificialmente depresso i prezzi delle esportazioni Tedesche. Queste esportazioni nette derivanti dall'appartenenza della Germania all'Eurozona sono in realtà il problema.

La Germania ha esportato più beni e servizi di quanto non ne abbia importati. Quindi i residenti non-Tedeschi hanno operato trasferimenti netti di fondi verso la Germania. Se non riescono a guadagnare questi fondi, e non ci sono riusciti altrimenti la Germania non avrebbe un surplus commerciale, devono prenderli in prestito. Un avanzo commerciale di un paese significa, in altre parole, che è un creditore netto nei confronti del resto del mondo.

Questo non è certamente sempre un male. Spesso è un bene sia per il debitore che per il creditore. Il classico esempio di ciò, ed uno dei più longevi in rapporto al reddito nazionale, è il prestito dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti che andò avanti dal 1870 fino a poco prima della Prima Guerra Mondiale. Tale prestito era benefico per entrambe le parti. Negli Stati Uniti veniva investito in modo produttivo, sviluppando e coltivando delle praterie. Queste erano, e sono tuttora, tra le terre più fertili del mondo. L'investimento contribuì a rendere gli Stati Uniti uno dei maggiori e molto prosperi produttori agricoli. E intanto la Gran Bretagna non solo guadagnava un maggiore ritorno sul capitale di quello che avrebbe potuto guadagnare investendo in patria (la Gran Bretagna era già allora un'economia matura e sviluppata), ma registrò un calo costante nel costo della vita poiché calò il costo del cibo a causa delle importazioni che iniziarono a fluire dagli Stati Uniti.

I recenti investimenti Tedeschi non sono stati tutti così. Alcuni sono stati produttivi – fabbriche di autoveicoli in Brasile, Repubblica Ceca e Messico, per esempio. Ma gran parte di essi era denaro prestato per consentire ai governi ed agli individui di spendere più di quanto guadagnavano. Come è ormai chiaro, molti dei beneficiari di questi prestiti non sono in grado di ripagarli. Quindi, in contrasto con la precedente esperienza Inghilterra/Stati Uniti, dove entrambe le parti ci guadagnavano, entrambe le parti ci hanno perso.

Un altro aspetto di ciò viene evidenziato se si pensa a cosa sarebbe successo in Germania se le esportazioni nette fossero state più piccole. I lavoratori e le fabbriche non sarebbero rimasti con le mani in mano. Sarebbero stati prodotti altri beni e servizi per gli investimenti e per il consumo all'interno della Germania. Con l'aumento degli investimenti la Germania sarebbe diventata più produttiva, e poiché gli individui in Germania avrebbero potuto consumare di più avrebbero potuto avere un tenore di vita più elevato. Le grandi esportazioni sono state in effetti una sovvenzione Tedesca a molti dei loro partner commerciali.

Ma la storia non finisce qui, come non finiscono qui le cattive notizie per la Germania. Quello che produce un'economia può essere approssimativamente suddiviso in due categorie: beni che vengono o non vengono scambiati a livello internazionale. Queste categorie – beni commerciabili e non commerciabili – naturalmente non sono categorie ben definite, ma alcuni beni sono più facilmente oggetto di scambi internazionali rispetto ad altri. Il tasso di cambio Tedesco depresso ha spostato le risorse produttive, del lavoro in particolare, dal settore non commerciabile al settore commerciabile. Queste risorse sono più produttive fintanto che il tasso di cambio rimane al livello attuale artificiale. Quando cambierà, dovranno essere sostenuti tutti i costi dello spostamento inverso. E, naturalmente, sono stati impiegate per produrre beni per cui in molti casi la Germania non potrà mai essere pagata.

Questo in realtà è l'esatto contrario di ciò che ora affronta l'Australia. Il suo tasso di cambio è stato guidato da un boom minerale. I responsabili politici e gli elettori stanno pensando a due questioni. Qual è una distribuzione ragionevole dei benefici della valuta forte? E che pianificazione deve esserci per far fronte all'inevitabile fine del boom?

In conclusione, quindi, è chiaro che è sbagliato dire che la Germania ha tratto beneficio dalla spinta delle sue esportazioni fornita da un euro depresso. Ci sono stati alcuni benefici, poiché alcuni degli investimenti oltremare sono stati più produttivi di quanto non sarebbero stati in patria; ma ci sono stati anche alcuni costi. L'effetto netto è immensamente difficile da calcolare, ma non ci può essere alcun dubbio che sostenere che "la Germania ha guadagnato, di conseguenza la Germania deve pagare" è sbagliato. Qualsiasi tentativo di porre l'onere del salvataggio dell'euro sulla Germania deve essere supportato da altri argomenti. Devo ancora vederli.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli  -

Fonte: JohnnyCloaca's Freedonia   QUANTO-COSTA-SALVARE-L-EURO.jpg

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QUALSIASI BANCHIERE, MA ANCHE QUALSIASI BANCARIO VI POTRANNO DIRE CHE IL DENARO E' DEBITO.....

Pubblicato su 31 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Qualsiasi banchiere, ma anche qualsiasi bancario vi potranno dire che il denaro è debito e che quando una banca ti presta dei soldi, non ti dà qualcosa di solido, che esiste nella realtà, ma ti dà solo dei numeri, perché la banca possiede solo il 10% dei soldi che presta. Ora, se l'economia monetaria funziona così, il fatto che la Spagna abbia un problema di indebitamento per via dei troppi interessi da pagare, potrà essere risolto indebitandola ulteriormente creando nuovi interessi? Non è forse il sistema monetario che ha creato quella che in maniera errata chiamiamo crisi economica? Allora perché non scalziamo il sistema monetario? Perché mandiamo al potere quelli che affamano il mondo? In realtà non c'è una crisi, non c'è scarsità di risorse, l'aumento dei prezzi è fasullo. Faccio un esempio: telefonini se ne trovano fin che se ne vuole, non ha senso che i prezzi aumentino, la scarsità è generata dallo stesso sistema e i servizi al tg che fanno vedere la fila delle persone che vogliono acquistare un nuovo modello alimentano quest'assurdità, per farci credere che ci sia scarsità di quella risorsa e giustificarne il prezzo. Non ci sono soldi ti dicono e tu non capisci che magari non ci fossero soldi! significherebbe che non ci sono più debiti. I guru finanziari hanno reso fumosa la loro materia, in modo che la gente non possa capirla. Agli inizi del 900 per far funzionare una trebbiatrice ci volevano 11 persone e moltissime persone ci volevano per mietere il grano, oggi, con una mietitrebbia una sola persona fa il lavoro di 30. Ma siccome l'essere umano è fesso, invece di far sì che quelle 30 persone lavorassero un giorno al mese, abbiamo fatto lavorare per 30 giorni una sola persona e creiamo 29 disoccupati. La religione del lavoro, della moneta e del profitto di pochi fanno vivere male moltissima gente. E per portare avanti questo sistema tutti, quellidesinistra, quellidedestra, i sindacati, i preti, i guru, ti dicono che bisogna consumare. Se non cambiamo noi il mondo non cambia.

Fonte:
https://www.facebook.com/natalinobalasz/posts/466057216745771

 - Tratto da: revolution2010  cappio

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RIFLESSIONE

Pubblicato su 30 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Quando nominarono Mario Monti, egli si presentò agli italiani parlando di EQUITA', di "FAR PAGARE CHI NON HA MAI PAGATO", e tante altre BELLE PAROLE che INCANTARONO molti INGENUI italiani. Se la NOMINA di Mario Monti, essendo NON ELETTO, fosse stata contestata, sarebbe stato un GROSSO PROBLEMA, non avrebbero potuto IMPORLO come un dittatore, per questo inizialmente PUR SAPENDO BENISSIMO COSA AVREBBE FATTO DA LI A POCO, si è presentato con MENZOGNE SPUDORATE e FRASI FILOSOFICHE... e molti italiani, ubriachi dalla felicità per la (falsa) "caduta" di Berlusconi (che è ancora al suo posto, ha in pugno il Senato, e detta le proprie condizioni, ad iniziare dall'IMPUNITA' e dal NON TOCCARE i suoi interessi) LO HANNO AIUTATO A FARSI ACCETTARE... quando noi di Nocensura.com e altri liberi blog si cercava di mettere in guardia i cittadini, illustrando CHI FOSSE e da quali POTERI FORTI fosse sostenuto questo MASSONE, che in quel periodo era Presidente europeo della Commissione Trilaterale, molti ci contestavano, dicendo che "non ci va mai bene niente" e che "dovevamo lasciarlo lavorare"... qualcuno ci rivolse persino insulti e ci accusò di essere berlusconiani ("Se non state attenti i mass media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e AMARE quelle che opprimono") Quando rispondevamo ai commenti sottolineando la sua appartenenza a Bilderberg e company, la sua collaborazione con Goldman Sachs, etc ci veniva risposto con tale leggerezza che sembrava di parlare di un circolo della bocciofila e non delle più SPIETATE associazioni massoniche che per estendere il loro dominio deliberano GUERRE, speculano sulle carestie (che è la "specialità" di Goldman Sachs, così come il Limoncello è la specialità di Sorrento...)

 LA VERITA' è CHE DA UN MASSONE COME LUI NON POTEVAMO ASPETTARCI NIENTE DI MEGLIO!!! Il disegno, a coloro che CONOSCONO BILDERBERG & CO. era CHIARO SIN DALL'INIZIO...

Questa gente PROSPERA grazie alla nostra IGNORANZA, al nostro DISINTERESSE, alle nostre sciocche DIVISIONI... Si prendono gioco di noi in modo SPUDORATO...

 Non ci potrà essere NESSUN cambiamento VERO, fino a quando la maggioranza degli italiani penserà solo alle cose frivole... fino a quando la maggioranza dei cittadini continuerà a farsi prendere in giro e seguire i dettami dei mass media e dei partiti... fino a quando non cambieremo MENTALITA'...

 TUTTI, o quasi, sono a conoscenza del fatto che certe multinazionali si sono arricchite sfruttando la manodopera di bambini, ma continuiamo ad acquistarle... penso a certe marche produttrici di scarpe che producono nel sud-est asiatico a 2€ e ce le rivendono a 200€ solo perché il testimonial è un calciatore famoso... ci commuoviamo dinnanzi alle foto di un bambino denutrito, e poi con il nostro sudore contribuiamo a far arricchire chi lo sfrutta!

Alcune aziende del settore moda, per far scolorire i jeans utilizzano un procedimento che FA AMMALARE i lavoratori nel giro di pochi mesi; in Turchia hanno bandito tale procedimento dopo che 10.000 operai si sono ammalati, una parte sono già morti, altri aspettano la loro ora vivendo atroci sofferenze, LE MULTINAZIONALI sono al corrente di tutto, avevano garantito di interrompere questo trattamento, ma hanno disatteso le promesse e hanno trasferito altrove queste lavorazioni, in Bangladesh, Egitto, Tunisia... CONTINUANO! Continuano a far sabbiare, continuano ad arricchirsi sulla MORTE delle persone, e quello che è peggio, noi continuiamo a comprare i loro prodotti... ne abbiamo parlato ad Aprile, pubblicando e divulgando per alcuni giorni la Campagna "Abiti puliti" (vedi http://www.nocensura.com/2012/03/se-indossi-jeans-scoloriti-sappi-che.html) riportata da molti blog liberi e persino dalle "Iene" ma NON è CAMBIATO NIENTE...

Se Joker, il folle della strage di Denver che è entrato al cinema ed ha aperto il fuoco contro i cittadini è un ASSASSINO, l'Amministratore Delegato di una società che dopo aver provocato la MORTE di 10.000 lavoratori in Turchia, continua a far sabbiare i jeans altrove NON è MIGLIORE...

Di situazioni simili nel mondo ce ne sono moltissime, ne potremmo elencare fino a scriverci un libro di 1.000 pagine...

 Se vogliamo CAMBIARE le cose, prima di tutto, dobbiamo CAMBIARE le nostre abitudini, dobbiamo cambiare la nostra MENTALITA'... altrimenti accettiamo la situazione, di cui siamo tutti, se non colpevoli, quanto meno COMPLICI... e smettiamola di lamentarci.

 Staff Nocensura.com   

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IL MODELLO SOCIALE DEL BRASILE FUNZIONA, L'FMI SI ARRABBIA.

Pubblicato su 30 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La locomotiva del Sudamerica continua a crescere, anche se a un ritmo inferiore alle aspettative. E per il Fondo monetario internazionale è troppo spendere il 40% del bilancio per lo Stato sociale. La presidentessa Dilma Roussef, però, tira dritto: «Non faremo come la Spagna che aumenta le tasse, taglia stipendi e tredicesime, e il Paese va sempre peggio». E annuncia nuove abitazioni per i poveri.

Capita, in questa strana crisi dei giorni d’oggi, che nei palazzi dove si cercano strategie utili a risollevare le sorti economiche del mondo, oltre a tentare l’elaborazione di soluzioni generali per invertire una rotta a dir poco pericolosa, si cerchi di dare indicazioni anche ai Paesi virtuosi sul come migliorare i propri standard. E se tra questi c’è chi continua a crescere, anche se sempre meno, ma continuando a distribuire la ricchezza e garantendo uno stato sociale efficiente, le critiche di certo non diminuiranno, anzi. Proprio ciò che è successo al Brasile. La scorsa settimana il Fondo Monetario Internazionale, ha dato una ulteriore sforbiciata alle aspettative di crescita del gigante sudamericano, stimando una chiusura per il 2012 su uno stentato 2,5% di incremento di Pil, con un’aspettativa maggiore però per il 2013.

La contrazione dei consumi in Europa e il relativo calo delle esportazioni non ha certamente risparmiato il Brasile, che con la flessione della sua economia ha tirato giù l’aspettativa dell’intera area latinoamericana. Qualcosa che preoccupa Washington. Quanto basta perché giungano critiche sulla gestione della spesa pubblica da parte e del governo della “presidenta” Dilma Rousseff. Quel che colpisce maggiormente, però, è che il dito degli analisti sia stato puntato non per evidenziare le carenze strutturali che caratterizzano ancora alcune aree del Paese, il problema della sicurezza, dell’istruzione, o per mettere in evidenza discutibili interventi di politica economica. La causa della frenata della crescita sarebbe da ricercare principalmente nella spesa per lo stato sociale. Numeri da capogiro quantificabili in un 40% del bilancio federale. Per alcuni davvero troppo. Non certo per Dilma, per nulla intenzionata a mandare in cantina il “modello Lula”, determinata a opporsi a un qualsiasi ritorno in chiave neoliberista della politica economica nazionale.

La formula utilizzata dalla “presidenta” per dettare la linea verde-oro, lungi dal seguire il burocratese molto comune nel vecchio continente, è stata quella dell’estrema chiarezza: «Non ricorreremo alle misure di austerità per combattere la crisi, come stanno facendo alcuni paesi europei come la Spagna», ha detto Dilma Rousseff in occasione di un incontro pubblico. «Oggi gli spagnoli stanno tagliando le tredicesime e il 30% dei salari, aumentando le imposte, e nonostante ciò il paese va sempre peggio». Precisando poi: «In Brasile siamo intenzionati a ridurre sistematicamente i costi, non però cancellando le conquiste sociali e salariali, bensì pensando a sgravi fiscali e formazione della manodopera. Questo è il nostro modo di non svendere i diritti dei lavoratori». Una presa di posizione che chiude la porta a qualsiasi possibilità di ipotetiche riduzioni della spesa sociale, caratteristica ormai da anni della gestione economica, che ora la presidente brasiliana dice…«renderemo più efficiente: spingendo sullo sviluppo, distribuendo i benefici al popolo». Nessun piano del governo sarà dunque rivisto.

Così il Brasile vuole confermarsi l’unico paese “sostenibile” del Bric. E una spruzzatina di retorica sudamericana per rappresentare questa idea è per la Rousseff particolarmente efficace: «Lo sviluppo di questo paese passa dalla tutela dell’infanzia. Lo sviluppo di una nazione si misura con la sua capacità di proteggere l’infanzia, non dal prodotto interno lordo». Concetti esposti in apertura all’ultima “Conferenza nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, della scorsa settimana. Una buona occasione per tirare le somme di tutte le iniziative messe in campo dal governo per tirare fuori dal degrado e dalla miseria una fetta importante della popolazione.

Decine di milioni di persone che negli ultimi dieci anni, dal depresso nordest alle difficili periferie delle città fino alle favelas di Rio, hanno beneficiato dei vari programmi sociali. “Bolsa Família”, “Brasil Carinhoso”, “Brasil sem miseria” o dell’aumento del salario minimo quasi duplicato in pochi anni. Iniziative che hanno impiegato risorse enormi, affiancate ad altre altrettanto importanti come l’impegno per la pacificazione delle Favelas di Rio de Janeiro con le Upp, che il governo non vuole certo interrompere. Solo nel mese di luglio, sono stati annunciati nuovi investimenti per 35milioni di dollari per la costruzione di 500 unità abitative a Rio per trasferire circa duemila residenti dalle aree a rischio. Almeno un miliardo di dollari sarà poi stanziato per la costruzione di altre numerose “Upa”, piccole strutture ospedaliere di emergenza, capaci di assicurare prestazioni di pronto soccorso anche nelle zone più distanti dai grandi centri e dai grandi ospedali.

In un’epoca in cui lo stato sociale è messo in dubbio anche in molti paesi europei a causa dei numerosi e continui tagli, o dove in nome dello sviluppo non si va tanto per il sottile, il Brasile pare una eccezione. Una eccezione che molti gradirebbero ridimensionare, sia nell’immagine che nella sostanza, pressando per una riduzione degli aiuti ai poveri. La verità sta probabilmente nel fatto che la flessione del Brasile e degli altri Paesi che compongono il Bric ha visto sfumare anche l’ultima speranza di quanti puntavano su quei lidi per migliorare le sorti complessive dal globo, mai così interconnesso e mai così in difficoltà. Speranza sfumata anche perché i beni dei produttori non incontrano più una domanda soddisfacente da parte dei Paesi sviluppati piegati dalla crisi. Così il sogno del Bric si è interrotto con un brusco risveglio. Le aspettative sull’India sono state ridimensionate, o forse troppo si era sopravvalutato il Paese delle caste, dove ancora consistenti sono le sacche di povertà estreme, tra dati demografici inquietanti e uno sviluppo scomposto. La fabbrica Cina, nonostante tutto, paga più di altri il crollo del consumi e resta alle prese con un sistema non democratico di governo, che piega il dissenso. La Russia degli oligarchi non è più un interlocutore favorito come ancora pochi mesi fa, anche per la parziale delegittimazione popolare del duo Putin-Medvedev. L’accusa per il Brasile invece, tecnicamente il più moderno e avanzato politicamente dei Bric, è quella di spendere troppo per lo stato sociale.

http://www.linkiesta.it/brasile

Tratto da: terrarealtime  schermata_2012-07-28_a_19_41_25.png

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NON HANNO LIMITI. SARA' ANCHE PEGGIO DI COSI'. di PAOLO BARNARD

Pubblicato su 30 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MMT - BARNARD

Emergono i dettagli, la penna Bic sta unendo i puntini sul foglio e sta emergendo la figura completa, se di completo esiste qualcosa nella perfidia dei tecnocrati europei, che sembra non avere fondo.

Nei corridoi della UE sta trapelando la seconda parte del piano Draghi-Merkel di ieri. Vi pareva che si accontentassero di intrappolarci nell’Eurozona per altri 5 o 10 anni senza, fin da subito, spremere sangue concreto?

Inutile che il giornalista dia i dettagli tecnici, vengo al sodo. Adesso salta fuori che prima di attivare il programma SMP bond purchases della BCE, quello che può calmare i mercati abbassando i tassi sui nostri titoli di Stato e quindi allontanando la fine dell’agonia (http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=416), la Germania pretenderà da noi Maiali/PIIGS il ricorso al Fondo Salva Stati (ESFS o MES) per una prima trance di prestiti a noi concessi. Ciò significa che già da subito l’Italia e la Spagna dovranno caricarsi di ancora più debito, ma attenzione, di quel tipo di debito mortale che non solo va restituito dissanguando cittadini e aziende, ma comporta la resa nazionale alla schiavitù della micidiale Troika (Commissione UE, BCE, FMI) che è oggi freneticamente all’opera nella camere di tortura in Grecia.

Infatti è il ministro delle Finanza tedesco Wolfgang Schäuble oggi a introdurre il discorso delle “precondizioni”all’intervento del SMP/BCE. Dice “la precondizione è che i politici facciano i necessari passi per le riforme”, e sappiamo noi pensionati, scuole, pompieri, ammalati, dipendenti e aziende cosa sono le “riforme”. Infatti è un anonimo alto ufficiale della Commissione oggi a parlare al Financial Times di un “memorandum” che il Paese in crisi dovrà firmare per ottenere i soldi del Fondo Salva Stati prima, e successivamente quelli del SMP/BCE. Ma guarda, e chi è stato il giornalista che pochi giorni fa scrisse qui che Monti aveva mentito al ritorno da Bruxelles nel dire che l’Italia aveva strappato la concessione di non doverli firmare quei tragici memorandum di schiavitù.

Ma certo. Ci terranno in galera, ma non senza prima averci mozzato una caviglia così da esser veramente certi che urleremo, ma stavolta arrampicati sul tetto della prigione nella speranza che la piena ci consenta di fuggire non ci arriveremo di sicuro.

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DOSI: EURO FOLLE, ITALIA E SPAGNA RESPINGANO IL MAXI-DEBITO

Pubblicato su 30 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Spread sopra i 500 punti e curva dei tassi d’interesse che ricomincia ad appiattirsi: i rendimenti dei titoli di Stato a breve durata si avvicinano a quelli a scadenza più lunga, sintomo di alta incertezza sulle prospettive del paese anche nel breve termine. Dopo otto mesi di “cura Monti”, 80 miliardi di manovre solo nel 2011, siamo tornati quasi al punto di partenza: i “mercati” dubitano seriamente della tenuta dell’Italia e della sua capacità di ripagare i prestiti. Secondo l’economista Giovanni Dosi, docente della Scuola Superiore universitaria Sant’Anna di Pisa e collaboratore del premio Nobel Joseph Stiglitz alla Columbia University, il problema è proprio la “terapia” del rigore: dire che l’austerity è condizione necessaria, anche se non sufficiente, per uscire dalla crisi, «a mio parere è assolutamente sbagliato». Come liberarsi dal ricatto del debito? In un solo modo. Italia e Spagna dovrebbero imporsi sulla Germania, “costringendo” la Bce a comportarsi da prestatore di ultima istanza. 

Intervistato da Mauro Del Corno per il “Fatto Quotidiano”, il professor Dosi punta il dito contro la struttura e la tenuta dell’unione monetaria europea: Giovanni Dosi

 

«Il sistema sul quale si regge l’euro è delirante», dice l’economista. «C’è una banca centrale legata che è di fatto una “non-banca centrale”, depotenziata fin dalla sua nascita». Bel problema, perché «la Bce dovrebbe invece avere tutti i poteri tipici di una banca centrale, compreso quelli di essere garante di ultima istanza e, se decide di farlo, di comprare debito pubblico». In altre parole, Francoforte dovrebbe poter dire: “Se i titoli di Stato non li vuole nessuno, li compro io”. «Se la Bce avesse gli stessi poteri della Fed statunitense non assisteremmo a tutta questa speculazione». Tutto questo, aggravato dall’atteggiamento ultra-rigido della Germania, che dimostra «una mistura di stupidità e interessi».

«Non riesco a capire quale possa essere la razionalità della politica tedesca in questo momento», insiete Dosi: «Quasi il 60% delle esportazioni della Germania è diretto nei paesi europei. Pensano forse di compensare il venir meno della domanda di questi paesi con l’aumento delle vendite in Cina e Brasile? Mi pare una visione estremamente miope. Tra l’altro – aggiunge l’economista – nessuno ha raccontato ai tedeschi che molte delle misure adottate sinora non servivano per salvare i “fannulloni” greci o spagnoli ma per salvare i sistemi bancari tedesco e francese», che detenevano molti titoli di quei paesi. «Molti dei finanziamenti alla Grecia non sono mai arrivati ad Atene: hanno semplicemente fatto un giro, da Francoforte a Francoforte». E la situazione spagnola? Qui è lecito porsi una domanda: «È giusto salvare le banche?» Non il sistema

bancario, ma i singoli istituti che avevano in pancia grandi quantità di titoli tossici. «Forse andavano lasciati morire, nazionalizzando la parte buona, ossia i depositi e i prestiti, e lasciando con il cerino in mano gli azionisti».

Una possibilità che Dosi contempla anche per l’Italia. Ristrutturare il nostro debito pubblico, allungando le scadenze dei titoli di Stato e tagliando gli interessi pagati? L’obiezione, ragiona Del Corno, è che a quel punto nessuno presterebbe più soldi all’Italia, quando si presentasse nuovamente sui mercati: è vero che il paese è in avanzo primario, ossia ha entrate che superano le spese (se si toglie la quota di interessi maturati sul debito storico), ma questo avanzo, in caso di ristrutturazione, sarebbe sufficiente a salvaguardare i piccoli risparmiatori? Assolutamente sì, risponde Dosi: «Tenga presente che dalla Rivoluzione industriale in poi tutti i paesi, esclusa l’Inghilterra, hanno fatto default almeno una volta. Non mi preoccupa il fatto di perdere temporaneamente l’accesso ai mercati. Mi preoccupa invece l’eventualità che possa verificarsi una sorta di massiccia manovra politica internazionale di ritorsione verso l’Italia in cui si dice “per punire lo Stato colpiamo anche le imprese e dunque non prestiamo più soldi alle aziende italiane che si presentano sui mercati”».

Ristrutturare il debito comporterebbe l’uscita dall’euro? Niente affatto: secondo Dosi, è possibile rimodulare il problema-debito senza abbandonare l’Eurozona. Ma il pronlema è un altro: a colpi di “rigore”, di fronte all’ipotesi di ristrutturazione del debito «ci potremmo arrivare comunque ma dissanguati, esattamente come sta accadendo in Grecia». Quantomeno, dovremmo parlarne apertamente, «visto che il nostro debito con questo servizio di interessi è oggettivamente insostenibile». La logica con cui sta operando il governo Monti, dice Dosi, è invece quella di dire: “Se tu fai tanti sacrifici, prima o poi i mercati se ne accorgeranno e smetteranno di speculare contro di te”. Errore: «Ci si dimentica che i sacrifici hanno sempre effetti pesanti sul reddito e dunque peggiorano il denominatore del rapporto tra deficit e Pil». La

ristrutturazione del debito, comunque, è una sorta di “piano B” non certo indolore: «Andrebbe studiato molto bene tecnicamente ed attuato rapidamente a mercati chiusi. Con uno spread un po’ più contenuto forse sarebbe sufficiente un sensibile allungamento delle scadenze».

In caso di ristrutturazione del debito bisognerebbe però poi intervenire sul sistema bancario, visto che gli istituti di credito possiedono ingenti quantità di titoli di Stato. «Le banche andrebbero temporaneamente nazionalizzate – sostiene il professor Dosi – per poi essere di nuovo privatizzate in un secondo momento». Nell’immediato, secondo l’economista, sarebbe fondamentale mantenere il sistema operativo, garantendo i depositi e la possibilità di fare prestiti. «Una soluzione di questo tipo del resto è stata adottata in Svezia all’inizio degli anni ‘90 ed è stata applicata anche nel nostro paese con il Banco Ambrosiano, che fu temporaneamente pubblicizzato scaricando le perdite sugli azionisti». Altre vie d’uscita? «Si può sempre sperare che i tedeschi “vedano la luce” e permettano alla Bce di agire come una vera banca centrale». Tuttavia Giovanni Dosi si dichiara pessimista: «La sola possibilità che vedo perché la Bce diventi una vera banca centrale è che Spagna e Italia minaccino in modo serio e credibile un reprofiling dei loro debiti».

Fonte: libreidee

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VERSO LA BANCAROTTA - EUROPA: IL PIU' COSTOSO FUNERALE DELLA STORIA

Pubblicato su 24 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

euro5 Verso la Bancarotta Europa: il piu’ costoso funerale della Storia

 

La Crisi Europea: rammentiamo gli sbocchi possibili

 

Da circa 1 anno abbondante ripeto che questa crisi ha solo 2 sbocchi possibili (ed antitetici):

a) Si crea l’Unione Europea seriamente, con una Banca Centrale coi poteri della FED, con un potere centrale eletto (ed al di sopra degli Stati), con un sentire comune, con destini (e debiti) messi in comune, e quindi con Eurobond, QE e con tutti gli strumenti del caso. Ovviamente per arrivare a tale assetto (che in sintesi equivale a fare della UE una Stato) servono un’infinita’ di passaggi. Ovviamente cio’ regge a lungo termine unicamente se tutti i cittadini europei hanno pari dignita’, se si crea una base comune culturale e se le politiche complessive vengono armonizzate e concepite con una visione d’insieme

b) Ogni nazione va per la sua strada, l’Euro si disgrega e si torna a valute nazionali, a politiche nazionali, a banche centrali e tassi e QE nazionali, etc. Cio’ implica una forte instabilita’ iniziale (con forti svalutazioni e default parziali o totali di alcune nazioni), ma ben presto si torna ad un nuovo equilibrio.

Ogni soluzione intermedia, e’ una medicina passeggera che spesso non ha effetti oltre a qualche giorno. La classe politica Europea e’ avvitata de 3 anni, in beghe nazionali e sta facendo marcire la crisi, sostanzialmente sbagliando tutto.

 

Perche’ questa crisi?

 

Non reputo questa una crisi, come una crisi esclusiva dello Statalismo; certamente questo e’ un fattore essenziale, ma non l’unico. Un paese come la Spagna, che da parecchio tempo ha Pressione Fiscale e Spese Pubbliche (nonche’ Debito e Deficit Pubblico, quest’ultimo fino al 2007) inferiore a quello Tedesco, oggi e’ trattata come un PIIGS, un appestata. Appena 3 anni fa era il paese del miracolo. Mi pare evidente che la crisi Spagnola non sia ascrivibile nella logica della sola crisi dello statalismo, ma che altri fattori abbiano giocato un ruolo importante (bolla immobiliare “privata”, deficit commerciale e delle partite correnti colossali, legato al boom spagnolo ed alla perdita di competitivita’ spagnola causata dal forte incremento inflattivo e del costo del lavoro per la presenza dell’euro, etc); anche la crisi dell’Irlanda mi pare evidente non abbia niente a che vedere con la Crisi degli Stati intesa come Nazioni spendaccione, ma sia legata a doppio filo ad una bolla abnorme di un settore privato, quello bancario.

 

Personalmente leggo questa crisi, come la sommatoria di alcuni fattori:

a) Una crisi dell’Euro e dell’Europa; in sintesi Il meccanismo non funziona, ne ho gia’ scritto a sufficienza

b) Una crisi della politica dei debiti crescenti all’infinito, tanto pubblici, quanto privati

c) Una crisi di valori; fare l’Europa senza uno straccio di disegno culturale o di sentire comune e’ semplicemente assurdo; le costruzioni artificiali non reggono, ed a maggior ragione non reggono, se al suo interno mancano completamente i meccanismi per farla funzionare, nonche’ un sentire comune o uno straccio di senso di solidarieta’

d) Una crisi degli Stati spendaccioni, che spesso buttano via i denari dei contribuenti in sprechi, e caricano le future generazioni di restrizioni e debiti crescenti

e) Una crisi legata all’incapacita’ delle nazioni e della civita’ occidentale di ragionare a lungo termine, con un dominio delle politiche (spesso suicide) a breve termine

f) Una crisi legata all’incapacita’ delle nazioni di “correggere le bolle che possono nascere nel settore privato”. Il capitalismo non e’ perfetto, ne’ premia sempre necessariamente i migliori, a maggior ragione in un sistema privo di controlli ed incapace di regolare le storture che si possono creare nei sistemi privati. Le “bolle” Irlandese e Spagnola, nascono dai settori privati, ed alla fine si sono scaricate sui sistemi pubblici. Quando in alcune nazioni si generano enormi passivi nelle balance dei pagamenti, sarebbe buona norma che gli Stati intervenissero. Un’unione europea che pensa a parametri artificiali come Deficit al 3% o Debito al 60%, imposti ovviamente dai soliti Tedeschi (che in se’ vogliono dire poco e niente, se non si guarda la sostenibilita’ degli stessi, l’andamento del PIL, chi possiede i titoli, etc), e che non sappia vedere le enormi bolle spesso private create in questi anni in alcune nazioni, con un paese leader come la Germania che ha intenzionalmente fatto di tutto negli ultimo 15 anni per fare una politica di incremento della propria bilancia dei pagamenti ai danni di tutto il resto d’europa, e finanziando tali enormi deficit dei pagamenti con denaro prestato (che oggi torna a casa); cio’ ha contribuito ad alimentare tali bolle e storture ed al tempo stesso a farle esplodere, il tutto in un contesto di deindustrializzazione forzata di tali nazioni, legata come ho avuto modo di scrivere dati alla mano, dalla divergenza del costo del lavoro e dell’inflazione, in nazioni a stessa moneta.

g) Una crisi sistemica: se ad una nazione togli la Banca Centrale, la politica dei tassi, la politica di stampare moneta e la politica di svalutare, quali armi ha tale nazione per correggere le storture? Praticamente niente, se non obbedire a terzi. Il rigore (nei conti o nell’inflazione) saltano fuori in lustri di lavoro. I terzi chiedono rigore, il rigore si tramuta in tasse e tagli, che si tramutano in recessione, che a sua volta alimenta la spirale e fo crollare il paese in questione. Non se ne esce, se non con una delle due soluzioni descritte in calce all’articolo, e la cosa appare evidente.

 

L’oggi: impasse!!!!

 

Oggi, il vero problema è l’impasse. Nessun può fare un gran che. Salvo una entità che non potrebbe farlo (con effetti a breve e medio termine).

1) La Spagna ha avuto i soldi per risanare le banche. Ora lo farà. Coi sol di potrà intervenire sul secondario. Il programmo è condizionato. Altro non si può.

2) L’Italia ha fatto una seria riforma delle pensioni. Ha un avanzo primario significativo. Dovrebbe spingere sui tagli seriamente, ma la cosa, si fa comunque in alcuni anni (ovviamente, ci provassero almeno….)

3) La Grecia non sta rispettando i conti. La Troika domani va ad Atene, e non tornerà nella seconda metà di agosto. Impasse.

4) Il fondo salva stati temporaneo, Efsf, ha un centinaio di miliardi in tasca. In sostanza, niente.

5) Il fondo salvastati permanente, Esm, è bloccato sino al 12 settembre in attesa della sentenza della Corte di Karlsruhe. E comunque, non avrà più 400 miliardi. I falchi del rigore avevano detto che era un trilione di dollari. Come avere le case con le porte di vetro nel Bronx negli anni 70.

6) I tedeschi continuano a rilasciare dichiarazioni inutili e pericolose sulla Grecia. Reputo, contrariamente ad altri che scrivono su RC, il comportamento della Germania negli ultimi 3 anni, sostanzialmente aberrante, ed ho certezza che la Storia certifichera’ cio’ (ovviamente trovo aberrante pure i governi Italiani e Greci, per dire, degli ultimi decenni). Questa crisi e’ assai piu’ complessa che una divisione tra buoni e cattivi, tra gente efficiente ed inefficient, tra produttori e parassiti.

7) Il meccanismo antispread non è un gran che. Ha un costo politico, deve essere autorizzato, è condizionato (flessibilmente) , prevede una vigilanza Ue/Bce. L’Italia potrebbe pure chiederlo, anche se Monti farà di tutto perché non accada, ma non essendoci l’ESm, l’Efsf con 100 miliardi in cassa farebbe l’effetto di una puntura di zanzara ad un elefante.

In parole semplici, abbiamo poca scelta.

 

Cosa ci aspetta nel breve periodo?

 

Credo sia inevitabile che la situazione continui a degenerare. Tireranno fuori qualcos’altro, e poi a settembre raddoppieranno l’ESM, Due trilioni per salvare l’Unione monetaria. Poi altre misure. Le economie reali continueranno a peggiorare, e la crisi varchera’ I confine europei (gia’ cio’ accade, anche se non effetti assai inferiori a quelli che ci sono nel vecchio continente)

 

euro10 Verso la Bancarotta Europa: il piu’ costoso funerale della Storia

 

Cosa ci aspetta nel medio periodo?

 

Probabilemente uno dei più costosi funerali della storia. Piu’ questa “tiritera”, o questo “teatrino” di falchi e colombe va avanti, peggio sara’, perche’ intanto distruggono economia reale e risparmi. Questa crisi è la peggiore che abbiamo mai visto. Non c’è paragone fra gli eserciti in campo. I mercati, oltretutto, sono compatti. I governi, inseguono le logiche di politica nazionale e perdono di vista il quadro generale. Mentre affonda il Titanic, quelli di prima classe, non pensino di salvarsi. I messaggi sono chiari.

 

Cosa dovrebbe fare l’Italia?

 

Semplicemente dovrebbe mettere in atto le proposte per la riduzione della Spesa Pubblica Improduttiva e del Debito che abbiamo da tempo proposto in dettaglio, oltre alle riforme, e contestualemente ridurre le tasse fortemente per i produttivi. In parallelo, dovrebbe dare un chiaro segnale ai partners e prepararsi ad uscire dall’Euro e dall’Unione (mai visto un’Unione tanto disunita, onestamente). In sintesi dovrebbe comportarsi come una nazione con un minimo di responsabilita’ e fiducia in se’ stessa, e con dignita’, dignita’ che abbiamo ormai perso da tempo, destinati a far diventare i nostri figli gli straccioni del terzo millennio.

 Fonte: rischiocalcolato - Scritto da : GPG Imperatrice

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L'IMPOTENZA DEI MANDOLINARI

Pubblicato su 24 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Credo sia evidente a tutti che la situazione stia per precipitare: i rendimenti dei Bonos decennali spagnoli sono schizzati ad oltre il 7,2% e quelli degli equivalenti BTP italiani ad oltre il 6,10%. Ormai i mercati finanziari sembrerebbero chiusi per i due paesi mediterranei. Certamente la situazione spagnola appare peggiore; la disoccupazione è più alta ed al dissesto del proprio sistema bancario si somma il dissesto delle finanze pubbliche delle regioni autonome. Ormai sono ben sette le istituzioni locali che hanno chiesto il soccorso a Madrid per evitare la dichiarazione formale di default. Probabilmente il governo centrale dovrà chiedere a breve l’intervento delle istituzioni finanziarie internazionali (FMI, BCE, UE) per un salvataggio integrale non avendo le risorse per soccorrere il proprio sistema bancario (i cento miliardi già accordati dall’UE non sono sufficienti) in contemporanea al salvataggio delle regioni autonome.

La situazione itaiana solo apparentemente sembrerebbe migliore, in realtà cambia poco. Innanzitutto il tasso di interesse dei BTP al 6,10% è parimenti insostenibile rispetto al 7,20% dei Bonos, per il semplice fatto che lo stock di debito italiano è superiore al PIL nazionale mentre quello spagnolo è inferiore (almeno per il momento), dunque gli iberici potrebbero reggere, un tasso più alto. Ma non basta, anche in Italia si odono sinistri scricchiolii in materia di finanza locale: dalla Sicilia al Comune di Torino. Per non parlare poi dell’inabissarsi delle quotazioni di borsa di grosse società industriali (Telecom avrà bisogno di una ricapitalizzazione, con evidente danno alle società finanziarie che la controllano?) e finanziarie (la nuova emissione di Tremonti Bonds sarà suffciente a stabilizzare MPS?). La situazione è grave.

Sembrano lontani i giorni in cui i trombettieri dei massmedia di regime elevavano al rango di nuovo salvatore della patria il professore della Bocconi. Il bluff è durato poco: lo scudo inesistente non è venuto alla luce e non arriverà fino a quando la Corte Costituzionale Tedesca non avrà sentenziato la sua legittimità. Se il “salva spread” vedrà la luce sarà probabilmente troppo tardi, senza voler cavillare poi sul fatto che – a mio modesto avviso – è inutile allo scopo per il quale è stato progettato. Colpisce in particolar modo la dichiarazione di impotenza di Mario Monti: secondo il professore null’altro può esser fatto. Per fortuna ha capito che ulteriori tagli e ulteriori aumenti delle tasse farebbero collassare il sistema economico (probabilmente senza ottenere un aumento di gettito). Colpisce ancora di più il tour diplomatico che ha iniziato proprio oggi in Russia. Come un governo filo americano possa andare a chiedere danaro allo Zar Putin, quando solo ieri, nella complessa partita mediorientale, abbiamo criticato aspramente il veto posto dalla Russia a protezione del legittimo governo siriano? Come si può chiedere danaro a chi ripaghiamo con un atteggiamento ostile nella politica internazionale? Viene da dubitare sulla lucidità della nostra classe dirigente. Facile immaginare che dai russi il nostro Capo del Governo otterrà solo qualche parola di circostanza, qualche complimento sulla sua preparazione e sulla sua serietà e qualche raccomandazione per una preghiera dei Pope Ortodossi.

Anche Mario Draghi in una intervista apparsa oggi sulla stampa si è premurato di spiegare che l’euro è un processo irreversibile. Non è – per il vero – un’affermazione troppo lucida: nella vita l’unico fatto irreversibile è la morte. Non solo, ha anche spiegato che – se fosse necessario – la BCE è pronta ad intervenire “senza tabù”. Ma cosa avrà voluto dire? La BCE per statuto non può porre in essere manovre di allentamento monetario (stampare moneta e acquistare bonds direttamente dagli stati) e anche se riuscisse a convincere i paesi de “blocco nordico” sulla necessità di una simile mossa occorrerebbero mesi o anni per modificare i trattati. Quindi un’altra operazione di LTRO o simile è in arrivo? Può darsi, ma una simile operazione serve solo a guadagnar tempo al prezzo di peggiorare la situazione delle banche nel giro di pochi mesi (l’acquisto di bonds con i soldi dei due precedenti LTRO è stata letale per la situazione patrimoniale delle banche spagnole e italiane appena i soldi sono finiti e le quotazioni dei titoli di stato hanno ripreso ad inabissarsi). Quindi anche l’altro Super Mario sembra impotente rispetto al precipitare degli eventi.

Non pare infine azzardato ipotizzare che nelle stanza del potere, dove le classi dirigenti (sono tentato di scrivere dominanti) tessono le loro trame, si vivano giorni di panico: un nuovo otto settembre. Non è spiegabile altrimenti l’ipotesi di andare ad elezioni già ad Ottobre. A mio modo di vedere è la mossa della disperazione. Giustificare – come fa oggi Scalfari nella sua articolessa domericale – un simile azzardo come un arma contro lo “spread” è ridicolo e folle allo stesso tempo. E’ ovvio che lasciare la plancia della nave diretta sugli scogli accellererebbe il momento dell’impatto. Credo che una simile pazzia sia spiegabile solo ed esclusivamente con l’interesse delle classi dominanti. Per loro meglio andare ad elezioni prima che i cittadini comprendano la portata reale del disastro così da poter raccattare una maggioranza da utilizzare in Parlamento per formare l’ennesimo Governo delle Caste. Qualora si attendesse la naturale scadenza del Parlamento si rischierebbe di andare ad elezioni a disastro avvenuto e con i cittadini inferociti. A quel punto non basterebbero i trombettieri dell’informazione di regime né il controllo deil’apparato di sicurezza dello Stato. Solo ed esclusivamente questa motivazione può aver spinto ad ipotizzare lo scioglimento anticipato del Parlamento.

Questa è la sommaria ed umile analisi del vostro piccolo blogger.

Fonte: zeroconsensus-Scritto da: Giuseppe Masala   43-Severini-Pulcinella-e-Arlecchino-1943-ca_.jpg

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