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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

BERLINO E' DEBITRICE CON I PAESI UE

Pubblicato su 30 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

(di Alessandra Nucci su Italia Oggi del 26-05-2012) dai flussi di denaro europeo e dai bilanci delle banche centrali risulta che l’esposizione delle banche tedesche ammontava complessivamente a oltre €556 miliardi, una cifra molto più alta del capitale totale posseduto dalle banche stesse. Ciò significa che sono state le banche tedesche le prime a comportarsi in modo irresponsabile, spendendo molto di più di quanto si potessero permettere.
Da questa situazione di rischio la Germania si è salvata grazie alla moneta unica, perché quando le banche tedesche hanno ritirato il loro denaro dalla Grecia, le altre banche centrali dell’area euro hanno collettivamente compensato le uscite della Banca centrale greca. Tali somme sono state iscritte a bilancio della Bundesbank come crediti esigibili rispetto al resto della zona euro, secondo un meccanismo automatico predisposto per tenere in equilibrio l’area della moneta unica. Però, osserva Bloomberg, a differenza delle banche private, i crediti della Bundesbank sono solo in parte responsabilità della Germania.

Quindi se la Grecia non rientrasse dai debiti, le perdite sarebbero spalmate su tutti i paesi dell’euro-zona, secondo la loro partecipazione azionaria alla Bce. In questo modo, la quota a carico della Germania si limiterebbe a circa il 28 per cento del totale.

E’ così che, nell’ultimo paio d’anni, nel salvare i Paesi in difficoltà, l’Ue e la Bce hanno trasferito dai contribuenti della Germania ai contribuenti dell’intera unione monetaria molti dei rischi contratti dalle banche private tedesche

Indicativi di quanto la Germania abbia beneficiato di questa operazione sono l’ammontare che le banche tedesche hanno ritirato dagli altri Paesi dell’euro da quando è iniziata la crisi (€280 miliardi, dal dicembre 2009 a fine 2011, secondo la Banca dei regolamenti internazionali), e l’aumento delle rivendicazioni della Bundesbank rispetto alle altre banche centrali della zona euro, (€466 miliardi di euro, dal dicembre 2009 all’aprile 2012, cifra che però contiene anche gli spostamenti non-tedeschi verso banche tedesche).

Al confronto, la Grecia ha ricevuto un totale di €340 miliardi in prestiti ufficiali; questo per ricapitalizzare le banche, sostituire capitali in fuga, ristrutturare i debiti e aiutare il governo a far quadrare i conti. Di questa cifra, solo all’incirca 15 miliardi sono arrivati direttamente dalla Germania. Il resto viene dalla Bce, dall’Ue e dal FMI, cioè da tutti noi.

Che adesso il merito vada alla sola Germania è un paradosso difficile da accettare, specie per gli italiani che vivono oggi gli effetti della mossa plateale con cui la DeutschBank scaricò 8 miliardi di titoli italiani in un solo giorno del 2011, scommettendo poi con gli swap sul nostro fallimento.

Fonte: corrispondenzaromana    Germania.jpg

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SCHEMA GRECO IN SALSA ITALIANA

Pubblicato su 30 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

L’Europa balla, la politica italiana pure, ma ecco che spunta l’asse dell’euro

Ogni ragionamento sulle prossime elezioni politiche appare davvero campato in aria. Il 2013 sembra lontano anni luce. La scena è dominata dalla crisi economica, e in questo quadro le alleanze bersaniane, le poco credibili riverniciature alfaniane, per non parlare delle manovre casiniane, interessano al popolo uno zero tondo tondo.

I tre compari lo sanno, ma devono pur giustificare il ruolo che ricoprono. Grandi strateghi non sono ma, devono dirsi, ce ne sono forse altri in circolazione? Dunque vanno avanti, con un occhio al governo (Monti non deve cadere), uno all’Europa (che Dio ce la mandi buona!), uno agli interessi elettorali della rispettiva ditta.

Diciamo che campano alla giornata. Del resto, le scelte che contano non sono loro, quanto piuttosto dei loro padroni sistemici. Che ogni tanto li aggiornano, ma non sempre. E così, nelle pause di queste continue frustrazioni, fingono di contare ancora qualche cosa, Come negargli un po’ d’umana comprensione?

Capita così che, indossato il cappello di Napoleone, tornino a parlare come se davvero fossero loro a condurre un gioco in mano da tempo a ben altri burattinai. Loro, piccole marionette manovrate dai pescecani della finanza, hanno in appalto ormai solo poche cose. Tra queste, però, una è davvero essenziale: il continuo rimodellamento del sistema e della strutturazione politica in modo da stare al passo con i continui input del mondo della finanza. Se poi riescono a farlo con un minimo di consenso tanto di guadagnato. Se l’esangue democrazia liberale riesce ancora a darsi un minimo di credibilità tanto meglio. Ma, in definitiva, ciò che conta davvero per loro è la cosiddetta «governabilità», cioè la completa sterilizzazione della democrazia parlamentare in modo da funzionalizzarla integralmente alle esigenze sistemiche.

Il governo Monti rappresenta il punto massimo di questa tendenza, che delegittima oggettivamente i partiti e il parlamento, ma che si basa comunque sul sostegno delle principali forze parlamentari. C’è però un problema. Se da un lato il governo Monti è il massimo per i signori della finanza, dall’altro troppo evidente è la sua natura emergenzialista, da tipico «stato d’eccezione». Si pone dunque il problema di «costituzionalizzare» l’emergenza, consentendo al montismo di proseguire il suo corso, ma in un involucro politico-istituzionale riportato, per così dire, alla «normalità».

Perché ci occupiamo di questa questione? Ma perché qualche tassello inizia ad andare al suo posto. Pierferdinando Casini, il piccolo democristiano senza voti, alla fine è uscite allo scoperto. In un’intervista al Corriere della Sera del 25 giugno, lancia l’asse tra «progressisti e moderati». Una sortita evidentemente concordata con il segretario del Pd, che da tempo questo asse lo propone con forza.

Naturalmente se le cose andranno a buon fine, il che è tutt’altro che è certo, Casini avrà il suo posto al sole (presumibilmente il Quirinale), ma sarebbe sbagliato ridurre la logica di questo posizionamento ad un mero calcolo di potere personale. Calcolo che ovviamente c’è stato e c’è, ma che non spiega tutto.

Ce lo conferma lo stesso Casini. Dopo essersi sperticato in lunghi salamelecchi nei confronti di Bersani, dopo aver collocato Renzi alla sua destra per la santificazione di Marchionne, ecco il passaggio decisivo: «Come in Grecia e in Germania il tema di un patto d’emergenza tra chi è nel Ppe (Partito popolare europeo) e chi è nel Pse (Partito socialista europeo) esiste. Tra progressisti e moderati si può creare un asse per governare l’Italia. Come capiscono anche tanti moderati del Pdl».

Il discorso è chiaro. Il patto con il Pd è evidentemente di tipo strategico. Casini fa appello ai «moderati», ma sa perfettamente di controllare un pacchetto elettorale numericamente assai debole. Sa quindi di finire in bocca al Pd, che comunque lo ripagherà assai bene. Ma soprattutto sa che questa linea è quella dei poteri forti, nazionali e non.

Il riferimento al modello greco è davvero istruttivo. Sia per le prospettive generali che lascia intravedere, per il tipo di alleanza politica governativa che prefigura, e infine per gli sviluppi della discussione sulla nuova elettorale.

Se infatti il modello ispano-tedesco non sembra più garantire (vedi I nuovi termini dello scontro politico) gli interessi dei tre contraenti, il sistema greco – naturalmente peggiorato (c’erano dubbi?) all’italiana - è quello che secondo molti (vedi il Sole 24 Ore del 17 giugno) va oggi per la maggiore. Di che si tratta? Di una specie di Superporcellum, con sbarramento al 5% (come in Germania), ed un premio di maggioranza del 15% (più o meno come in Grecia).

Tralasciamo qui i dettagli di questo ennesimo mostro, che forse – vista la complessità della situazione generale – non riuscirà per ora a vedere la luce. E’ importante però capire le ragioni di questo tentativo: dare una maggioranza assoluta in parlamento a chi potrà contare solo su una modesta maggioranza relativa dei voti, esattamente come in Grecia. I partiti che sostengono Monti hanno perfettamente capito la portata del tracollo dei loro consensi. Un tracollo al quale si pensa di poter rimediare solo con un Porcellum rinforzato, di tipo greco appunto.

Riuscirà questa operazione? Non è affatto detto. In Grecia è riuscita per un pelo e durerà quel che potrà durare. In Italia è tutto da vedersi. Quel che invece è già visibile è il formarsi dell’asse dell’euro, l’accozzaglia di tutti gli ultras della moneta unica. Un fronte che, possiamo esserne certi, includerà anche un Vendola ormai in disarmo ed i cugini-concorrenti di un’ALBA già vicina al tramonto.

Ma l’asse centrale resterà quello tra Pd e centristi, ovvero fra la controfigura di Ferrini ed il genero di Caltagirone, due interpreti più adatti alla prosecuzione della farsa di un paese che ancora non ha capito cosa l’attende, che del dramma che bussa alla porta. Anche per questo certi disegni potrebbero miseramente fallire.

Ieri Bersani ha detto che parlare di uscita dall’euro è una cosa da pazzi. Peccato che tra i pazzi vi siano alcuni dei più importanti economisti e dei più autorevoli analisti finanziari a livello mondiale.

Tutti pazzi? Così dicono i nostrani co-fondatori dell’asse dell’euro. E naturalmente la stessa cosa penseranno i sinistrati che correranno a dargli una mano, magari preoccupati dell’alleanza con Casini per via dei matrimoni tra gay, ma ben disposti a condividere con lui l’ultima trincea dell’euro. Una trincea nella quale si caleranno non tanto per combattere – non ne hanno i requisiti – quanto piuttosto per cercare di restare a galla, magari rispolverando il pericolo berlusconiano, sempre comodo ma sempre meno credibile.

Fonte: antimperialista  

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LASCIARE LE PENNE E I COMMENTI, PASSARE ALLE FORCHE E AI FORCONI di Kiriosmega

Pubblicato su 30 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Privilegi è la parola d’ordine di una oligarchia chiusa che fa capo alla casta già tempo addietro descritta da Stella e Rizzo. Tra tali privilegi, in una consorteria della casta, spiccano un incredibile bonus mensile da 53 a 159 euro donato ai dipendenti di un piccolo esercito di una società mai ben da alcuno reputata, ciò perché trapassino dalla penna al computer, ma anche hanno diritto ad un buono per lavaggio del loro vestiario.
Molti, a questo punto penseranno che si tratti di società non nota che si occupi di pattume o d’allevamento di buoi, pecore, maiali… e in un certo senso quelle persone che così pensano non si sbagliano, ma nello specifico del nostro discorso, primieramente pubblicato da Sergio Rizzo e che io mi permetto di riscrivere, dobbiamo rivelare che i dipendenti super tutelati sono quelli della
SIAE.
Quei dipendenti, al contrario dei tanti a essa contrari, devono molto amarla forse in maniera appassionata, ma, come comunica sempre Sergio Rizzo, devono anche nutrire, almeno certuni tra essi, un profondo complesso d’odio-amore.
Complesso d’odio-amore che, causa, concausa o occasione, ha fatto scattare l’articolo originale riportato dal
Corriere della Sera.
Tramite lo scritto si apprendono ragguagli molto intriganti su ciò che avviene nella SIAE, così che capiamo il perché di certi buchi di bilancio nei suoi rendiconti. Consuntivi che hanno finalmente creato uno stato d’amministrazione controllata.
Tante sono le cose da indagare, per esempio – ci riferisce Rizzo – La Società degli Autori ed Editori è da considerarsi un gruppo familiare perché il 42 per cento dei dipendenti sono tra loro parenti. In altre parole ben 527 dei 1.257 assunti
a tempoindeterminato, appunto il 42% del totale, vantano legami di famiglia o di stretta conoscenza. Infatti, qui troviamo dei più anziani dipendenti figli, nipoti, poi generi e nuore, ma anche ci sono parenti di ex dipendenti che allignano tra queste “mura”, e poi congiunti di personale mandatario, sono questi gli esattori dei diritti, e poi parenti di sindacalisti e perfino soci.
L’intera massa di questi “lavoratori” non ha nemmeno un contratto di lavoro. Non serve nella loro realtà, perché l’assunzione avviene quasi sempre per nepotismo che conduce ad accordi personali che hanno determinato, ovviamente, condizioni lavorative che non hanno uguali in qualsiasi altra azienda di colonya ytalya.

Lo stipendio medio annuo di questi privilegiati s’aggira intorno ai 64 mila € per i subalterni, e 158 mila € per i dirigenti, ma la cosa non si ferma lì, perché per tutti loro è attivo un aumento automatico degli emolumenti elargiti che fa annualmente aumentare i corrispettivi stipendi di un importo che varia tra il 7,5% e l’8,5%.

E, come diceva l’indimenticato Corrado: “E non finisce qui, perché il tragico, il bizzarro, se possibile il comico si scopre quando si è portati a conoscere le indennità e i vantaggi che questi signori si sono riservati.Tenetevi forte alla sedia e respirate profondamente perché tra l’altro godono di:
1)      Fondo spese per la lavanderia quotidiana. Accredito che scatta in busta paga dopo il quarto giorno di missione fuori sede, questo bonus vale € 10,91.
2)      Poi usufruiscono della pressoché incredibile indennità di penna,
così è denominata. Questa regalia altro non è che la donazione di una somma mensile variabile da un minimo di € 53 a un massimo di € 159 euro. Somma che è convenuta a tutto il personale per il –TRAUMATICO-  loro trapasso dalla penna al computer.
3)      E’ chiaro che a simili indefessi lavoratori non poteva mancare il premio produzione. Un supplemento in busta paga per la ricorrenza della
Befana, come se la vecchietta che porta ai bimbi cattivi il carbone a loro sempre operosi porta denari.
4)      Ma anche hanno diritto a tre giorni mensili pagati di malattia senza la presentazione di certificato medico.
5)      E poi non potevano mancare ben 36 giorni di ferie continuate e pagate.Ovviamente lo stato delle cose ha oberato la società SIAE di perdite notevoli, così che negli ultimi anni esse sono state stimate in: 21,4 milioni di euro nel 2006, € 34,6 nel 2007, € 20,1 nel 2008, € 20,9 nel 2009, € 27,2 nel 2010. (Fonte S. Rizzo)
Ma il vero per così dire dulcis in fundo, non per il personale SIAE, è la scoperta che tutti i tentativi di “normalizzare” la società con un contratto di lavoro è sempre miseramente fallito davanti ad uno stato d’agitazione indetto da sindacati, ovviamente interni. Ed è perciò assai strano che nel corso degli ultimi cinque anni i lavoratori, ecco l’odio-amore, hanno aperto verso la società ben 189 vertenze lavorative con un esborso medio, da parte dell’azienda, di 1 milione 500 mila euro per ogni anno del periodo indicato.

E LA STAMPA DEL PAESE, ASSERVITA E IDIOTA, CONTINUA A DENOMINARE L’ITALIA SOCIALE MUSSOLINIANA COME “ITALIETTA” E QUELLA ATTUALE VUOLE CREDERLA GRANDE, E IN QUESTO MISERO TENTATIVO ANCHE MOSTRA TRIONFALE I MISFATTI CHE AVVENGONO IN ALTRE NAZIONI CON PAROLE E OPERE CHE LE DIPINGONO “ANTI TUTTO”, PERO’ MAI SI RIFERISCE A QUELLE CONNIVENTI  CON GLI ATLANTICI.
ANCORA, COME HO ACCENNATO, MAI SONO INDICATE LE COLPE DELLO STATO LIBERALISTA CHE CI OSPITA E CHI CI TRASCINIAMO APPRESSO DALLA FINE DELLA GUERRA. STATO CHE, OLTRE A RENDERCI VERAMENTE ITALIETTA DEL BUNGA BUNGA, CI HA FATTO PERDERE OGNI CREDIBILITÀ CON L’ESTERO. CREDIBILITÀ CHE NEL SUO RUOLO POLITICO L’INCOSTITUZIONALE, ILLEGITTIMO SIG MONTI NON VUOLE ASSOLUTAMENTE RECUPERARE, ANZI CONTINUA A REGALARE ALLE BANCHE, QUESTA VOLTA ALL’AMICO PROFUMO, BEN 4 MILIARDI DI EURO CHE TOGLIE DAL NOSTRO LAVORO CON LA COMPLICITÀ DEL SUO GOVERNO E DELLA “MONACA DEL  WELLFARE” CHE NON HA ANCORA AVUTO TEMPO, NONOSTANTE L’AVANZATA ETA’, DI LEGGERSI LA COSTITUZIONE ITALIANA (CHE PERO’ IN GRAN PARTE PERSONALMENTE NON APPREZZO) POICHÉ LA STRAVOLGE PER COME LE FA COMODO!
E’ ORA DI LASCIARE LE PENNE E I COMMENTI, SI DEVE PENSARE A FORCHE E FORCONI!
kiriosomega   forche.jpg

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ROTSCHILD FURIOSO: " SMUOVO IL MOSSAD PER TROVARLO "

Pubblicato su 29 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Riciclaggio, via coi soldi dei cittadini: il banchiere Rotschild furioso: "Smuovo il Mossad per trovarlo"

Madoff della Maremma, l'inchiesta della procura e le intercettazioni sul caso finanziario RICICLAGGIO, E' CACCIA A UN SECONDO LATITANTE

LA NAZIONE

Un nuovo ordine di custodia cautelare per un 46enne latitante, dopo quello a Robert Da Ponte, finanziere californiano, uomo di fiducia del gruppo svizzero e ai vertici di Rothsinvest, società con sede a Grosseto

TRUFFA, LE PRIME VITTIME DEL MADOFF DELLA MAREMMA

 Firenze, 15 giugno 2012 - Seconda ordinanza di custodia cautelare a una persona ora latitante. E le ombre della camorra che incombono minacciose. Sono le novità e icolpi di scena dell'indagine svolta dalla procura di Firenze su riciclaggo e esercizio abusivo di attività finanziaria, con la sparizione di 250 milioni di euro che provenivano da pensioni e liquidazioni di semplici cittadini, che avevano investito i loro risparmi nella società Rothsinvest.

Paolo Poriniensi, 46 anni di Pordenone, abitante a Treviso, direttore esecutivo della societa' con sede in Svizzera e a Grosseto, non autorizzata a fare intermediazione finanziaria in Italia.

Il nome di Poriniensi era emerso nell'inchiesta di procura e Ros dei carabinieri di Firenze, ma solo con gli interrogatori di garanzia che il gip ha fatto sui quattro arrestati si e' chiarito il suo ruolo-chiave nei trasferimenti di denaro tra Svizzera e Montenegro, con cui teneva rapporti costanti. Di qui la richiesta degli inquirenti di arrestarlo in carcere.

Ma anche lui, come gia' il 'dominus' dell'organizzazione e uomo di fiducia del gruppo Rotschild, il californianoRobert Da Ponte, e' irreperibile.

L'americano Robert Da Ponte, il 'Madoff' della Maremma sparito con 250 milioni di euro raccolti in Italia avvalendosi del suo ruolo di dirigente di spicco del gruppo svizzero Rothschild, nelle settimane prima di diventare latitante ebbe un incontro in una sede di una banca fiorentina.

TRA I TRUFFATI PENSIONATI E IMPIEGATI CHE AVEVANO INVESTITO LA LIQUIDAZIONE

Sull'incontro, che per ora rimane 'misterioso' agli investigatori di procura e Ros dei carabinieri di Firenze, sono in corso indagini. E' Da Ponte stesso che, udito in conversazioni dai carabinieri, ne fa cenno parlando con un cliente che gli ha affidato i suoi capitali, un campano imprenditore a Fucecchio, titolare di un calzaturificio. L'incontro avuto da Da Ponte ci fu a meta' marzo e duro' circa tre ore.

POSSIBILI OMBRE DELLA CAMORRA?

Per ora sono solo ombre, ma le parentele di un arrestato con referenti di spicco della camorra stanno destando interesse tra gli inquirenti fiorentini, procura e Ros dei carabinieri, impegnati nell'inchiesta per riciclaggio relativa alla sparizione di oltre 250 milioni di euro transitati da banche della Svizzera tramite la societa' Rothsinvest.

Secondo quanto emerge, la famiglia di Salvatore Aria, arrestato in carcere ed uno dei piu' stretti collaboratori di Robert Da Ponte, il dirigente del gruppo Rothschild irreperibile con la famiglia da meta' maggio, era molto legata alla Nuova camorra organizzata (Nco), in particolare con Roberto Cutolo, figlio di Raffaele.

Gli investigatori del Ros rilevano i rapporti di Armando e Michele Aria, rispettivamente padre e fratello di Salvatore Aria, il promotore finanziario ora arrestato nel carcere di Sollicciano (Firenze), con la Nco. A Tradate, nel Varesotto, gli Aria si erano spostati da Teano (Caserta), citta' di origine.

Lo stesso Roberto Cutolo vi visse per un periodo, dovendo osservare un soggiorno obbligato, ed ebbe legami

con Michele Aria - i due furono anche arrestati per aver avviato attivita' criminali insieme nella zona -. A Tradate il figlio di Cutolo fu ucciso nel 1990 in un agguato.

Sempre dall'inchiesta fiorentina e' emerso che un collaboratore della Rothsinvest, Francesco Minunni, risulta imparentato con esponenti della camorra: per il Ros suo zio materno e' Gennaro De Angelis, uno dei maggiori esponenti del clan dei Casalesi.

Per le indagini Minunni sarebbe stato impegnato con il Consorzio Toscano Cooperative (Ctc) a reperire circa 200 mln di euro per far decollare il progetto Genius Mundi, parco a tema di estensione regionale ispirato a Leonardo da Vinci. Il parco, ipotizzato tra Firenze e Pisa, non e' mai nato ma Da Ponte e la Rothsinvest avrebbero dato al Ctc ed a Minunni assistenza finanziaria per realizzarlo.

''Mancano 150 milioni di euro, c'e' un casino che non ti immagini...150 milioni... c'e' gente che si dovra' impiccare. Io ho capito cosa e' successo... secondo me prendeva questi soldi (dei clienti della finanziaria Rothsinvest, ndr), se li prendeva lui, pero' continuava a pagare a tutti quanti gli interessi, quando gli hanno congelato i conti non ha potuto piu' far fronte a queste cose qui''.

Cosi' l'avvocato palermitano Alfredo Tortorici, adesso agli arresti nel carcere di Sollicciano (Firenze), parlava il 20 maggio scorso alla fidanzata inglese riferendosi al 'Madoff della Maremma', l'americano Robert Da Ponteche da qualche giorno era sparito con la famiglia rendendosi irreperibile e di cui e' stato uno dei piu' stretti collaboratori finanziari.

A Da Ponte erano stati congelati i conti correnti della societa' Rothsinvest il 12 aprile scorso dalle autorita' svizzere stimolate per un'inchiesta per riciclaggio partita dalla Spagna. ''Qualcuno che dobbiamo capire chi e' sicuramente l'avra' minacciato che non ha mandato i soldi'', diceva ancora Tortorici prima di essere arrestato. ''Sono stati fatti i conti e di fatto c'e' questo buco qua. Io domani mattina devo affrontare un signore che ha dato 40 milioni di euro. Gli posso dare una bella corda e gli dico: ''Impiccati!'''.

ROTHSCHILD INFURIATO: "CHIAMO IL MOSSAD"

Il banchiere svizzero Nathan Rothschild, della nota dinastia di finanzieri, rifiutava di credere che uno dei suoi dirigenti di fiducia, l'americano Robert Da Ponte, potesse esser scappato senza dare conto degli oltre 250 milioni raccolti in Italia.

Infuriato, in uno sfogo avrebbe anche paventato di ''ingaggiare tutto il Mossad per trovarlo''. E' quanto diceva alla fidanzata il 20 maggio scorso, prima di essere arrestato dal Ros di Firenze, l'avvocato palermitano Alfredo Tortorici, uno dei piu' stretti collaboratori del 'Madoff della Maremma', il californiano Robert Da Ponte, sparito da alcuni giorni con la famiglia.

''Con Nathan non ci si puo' parlare, lui non ci crede - diceva Tortorici - lui dice: 'Lo conosco da trent'anni, non me l'avrebbe mai fatta a me'. Sono tutti scioccati perche' se esce questo scandalo qua chiude la banca''.

Alla fidanzata che ipotizza una denuncia Tortorici risponde: ''No, che denuncia! Per ora devono capire (il gruppo Rothschild, ndr) come evitare gli scandali se no perdiamo tutti il posto, chiude la banca se scoppia lo scandalo''. Sempre riferendo del colloquio avuto con Nathan Rothschild, mettendolo al corrente dell'ammanco dai conti della Rothsinvest, Tortorici diceva anche che: ''Gli ho detto 'Nathan tu non ci credi ma i conti sono questi'... Nathan e' sotto shock... un ebreo sotto shock non e' una cosa bella, che poi si e' incazzato e ha detto 'Piglio tutti i soldi...ingaggio tutto il Mossad per trovarlo'''.

Ma secondo quanto diceva Tortorici alla fidanzata un ''preoccupatissimo'' Rothschild, ''che e' il capo di tutti gli ebrei svizzeri'', soprattutto per lo scandalo, diceva anche: 'Se esce una cosa del genere il Mossad mi viene ad ammazzare qua a me pure'''.

Con lo stesso Nathan Rothschild, Robert Da Ponte e' uno dei cinque dirigenti generali della Rothsinvest Asset Management, societa' che amministra beni personali degli stessi banchieri Rothschild.

Fonte: pas-fermiamolebanche  1314365-combodaponte.jpg

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BERLUSCONI VUOLE LA LIRA , E INVITA STIGLITZ E KRUGMAN

Pubblicato su 29 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

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JIM ROGERS: "ARMAGEDDON DELLA FINANZA" CI SARA' LO STESSO

Pubblicato su 29 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Jim Rogers, tra i più famosi guru di Wall Street, non fa nulla per nascondere la propria cautela dopo l'accordo Ue.

New York - Jim Rogers, uno dei più famosi guru di Wall Street, è tra chi non esulta affatto dopo l'accordo raggiunto tra i leader dell'Eurozona. Tutt'altro. Tanto che afferma che "l'Armageddon della finanza" ci sarà lo stesso.

 "Soltanto perchè si è trovato ora un modo per permettere alle banche di accedere a maggiori prestiti, non significa che questa sia la soluzione al problema; anzi, questo è il modo di peggiorare la situazione", afferma il noto investitore. "Bisogna smettere di spendere soldi che non esistono. La soluzione al debito eccessivo non è l'aggiunta di maggior debito. Quanto questo accordo fa è consentire alle banche di avere un'opportunità di accumulare debito per un periodo di tempo più lungo".

Insomma, a suo avviso i governi devono smettere di salvare banche ormai fallite. "Avremo un Armageddon finanziario in ogni modo, con il resto del mondo che si rifiuterà un giorno di dare più soldi". E sottolinea: "cosa faremo tra due, tre, quattro anni quando i mercati diranno improvvisamente "niente più aiuti", i tedeschi si troveranno a secco e il debito americano avrà toccato nuovi massimi?

Ancora: "Quante volte tale situazione è accaduta negli ultimi tre anni? E' arrivato un annuncio, i mercati hanno segnato un rally all'inizio per poi, due giorni dopo, dire: aspettate un minuto, questo non risolve mica i problemi".

Fonte: wallstreetitalia  untitled.png

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LA STORIA INSEGNA MA NON HA SCOLARI: L'EURO COME LA LIRA FORTE DI EPOCA FASCISTA

Pubblicato su 29 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

L'articolo si riferisce alla Quota 90 che fu un errore economico di Mussolini stesso. Ma, accortosi dei guasti provocati, tornò sui suoi passi affidando la gestione della Banca dìItalia ad un triumvirato, del quale lui stesso faceva parte, ed esautorando, di fatto, il Governatore della Banca stessa. E la questione economica, in mano allo Stato e senza una moneta di debito, riprese a svolgere la sua funzione di benessere per i popoli. Claudio Marconi

 

Diminuzione dei salari, crollo delle esportazioni e della produzione, esponenziale aumento della disoccupazione, progressiva proletarizzazione degli strati sociali intermedi, forte crescita della povertà. Quelli appena citati sono gli effetti classici di un processo di aggancio a uno standard nominale forte. A prima vista appare come una nitida fotografia attuale, dell'Italia nel 2012. Lo scenario deprimente a cui assistiamo dopo undici anni dall'ingresso nell'eurozona che è equivalso sostanzialmente ad un aggancio della Lira al Marco tedesco.

Evidentemente però, come affermava Antonio Gramsci «la storia insegna ma non ha scolari», visto che quella descritta in precedenza non è la situazione italiana post adesione all'Euro, ma bensì ci troviamo a metà degli anni 20', in pieno regime fascista: il 18 agosto del 1926 allorquando in un discorso tenuto a Pesaro, Benito Mussolini, annunciò per la Lira una politica di rivalutazione nei confronti della Sterlina, la valuta mondiale di riferimento a quel tempo. Il regime, esclusivamente per motivi di prestigio e credibilità internazionale, adottò una politica di forte rivalutazione della moneta fissando l'obiettivo alla «prestigiosa quota 90». L'obiettivo stabilito e raggiunto nel dicembre del 1927 con l'introduzione da parte di Mussolini del Gold Standard Exchange, fu quello di condurre il tasso di cambio da 153,68 Lire per una Sterlina, a 90 Lire per una Sterlina. Una rivalutazione di ben il 19% per la moneta italiana.

Passano due anni con la Lira sempre attestata sulla fatidica «quota 90», il fascismo arroccato alla strenua difesa della prestigiosa quota e la Grande Depressione del 29' in arrivo dagli Stati Uniti d'America relegata in qualche trafiletto semi-nascosto, giacché i giornali del regime sono impegnati a narrare agli italiani le mirabolanti conquiste del corporativismo fascista. Intanto il tenore di vita degli italiani peggiora notevolmente. I forti tagli salariali sono stati già definitivamente sanciti attraverso l'approvazione della «Carta del Lavoro». Il costo della crisi e del supposto prestigio derivante dalla moneta forte è scaricato per intero sulla classe lavoratrice.

La «Lira forte» è una delle bandiere del regime tanto che Mussolini di dichiara pronto a «difendere la Lira fino all'ultimo respiro, fino all'ultimo sangue». Appaiono inquietanti certe analogie con i difensori dell'Euro a spada tratta, costi quel che costi. Infatti anche all'epoca il costo sociale della brusca rivalutazione fu notevole: diminuzione netta delle esportazioni a causa dell'aumento del costo delle merci italiane non più convenienti. Conseguenti furono il crollo della produzione e l'aumento della disoccupazione. Forte deficit della bilancia commerciale. Inoltre, altra analogia con l'attuale scenario, per sostenere il rialzo della Lira si dovette ricorrere a politiche deflattive sui salari che tra il 1927 e il 1928, e senza soluzione di continuità sino ai primi anni 30' subirono diminuzioni dal 10% al 20% a seconda delle categorie. Una scure si calò sulle paghe degli operai che videro peggiorare le loro già miserevoli condizioni di vita.

Arriviamo così al 1930: la Lira è sempre arroccata a «quota 90» nei confronti della valuta inglese e la situazione continua a peggiorare, complice anche la Grande Depressione che porta i banchieri privati americani a richiedere indietro i milioni di dollari dati in prestito a comuni, enti e società italiane a partire dal 1925. A pagare il prezzo più alto è sempre la classe lavoratrice: i disoccupati aumentano di 140 mila unità rispetto all'anno precedente, i salari subiscono una stretta ulteriore (25% lavoratori agricoltura – 10% lavoratori industria – forti decurtazioni settore statale), tanto da divenire i più bassi dell'intero continente. Mentre la discesa dei prezzi non fu altrettanto ripida come quella dei salari. Tanto che il Corriere della Sera scriveva, «il salariato fa questo ragionamento molto semplice: se il costo della vita va giù del 5%, ed i miei salari van giù del 10%, chi gode della differenza?».

Quasi un secolo dopo, a riprova che la storia insegna ma non ha scolari come affermava una delle migliori menti del 900', il salariato è ancora fermo lì, ad arrovellarsi intorno alla stessa domanda.



Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/tamburi-lontani/la-storia-insegna-ma-non-ha-scolari-l-euro-come-la-lira-forte-di-epoca-fascist#ixzz1zBl2nGM9   euro-lire-e1318886191899.jpg

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ALDO MORO E GLI AMERICANI

Pubblicato su 28 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Ricevo alcune note (sotto) da un amico, Luca, e volentieri pubblico. Questo mi dà lo spunto per aggiungere un paio di considerazioni.

Sul caso Moro credo siano significativi a) il libro dello storico americano contemporaneo Webster Tarpley, dove in sostanza si sostiene la tesi che lo statista venne rapito e assssinato per conto dell’MI6 (il servizio segreto militare inglese) e della CIA, e b) il film (bellissimo) “Piazza delle 5 lune“, dove vengono rivelati, all’interno di una trama affascinante, particolari probanti noti ma non sufficientemente fatti notare al grande pubblico; in particolare: la commistione e vicinanza fra servizi segreti e brigate rosse. A riprova, ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, che i “false flag” (=attentati compiuti da una fazione allo scopo di far ricadere la colpa sull’altra) sono la normalità, fra i servizi segreti.

Oltretutto va ricordata la famosa testimonianza della vedova Moro che ricorda come un politico americano (Kinssinger) avesse minacciato pesantemente il marito per farlo desistere dal portare avanti la sua linea politica. E osservo, ironicamente, come il Falsario (e i suoi seguaci con lui) ami travestirsi proprio da nemico: qui, le brigate rosse, che dicevano di essere contro il sistema, contro l’imperialismo americano, erano in realtà pilotate proprio da quello che in teoria avrebbe dovuto essere il nemico numero uno.

E osservo come, consci di tutto ciò, si debbano tenere alcuni punti fermi in qualunque programma politico che si rispetti, che non sia di sola facciata:

  1. sovranità nazionale: nessuna base militare straniera sul nostro territorio;
  2. sovranità monetaria: nessuna delega a privati, italiani o meno, a produrre moneta e guadagnare dal debito degli altri;
  3. diritto alla vita fin dal concepimento: perchè, come ha detto Madre Teresa, se una madre può uccidere il proprio figlio in grembo, allora tutto diventa ammissibile.

Ogni programma che non contempli questi tre punti sarà sempre, a mio avviso, pura “fuffa” e di facciata.

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Un Pò di Storia Monetaria ”Am-Lire”.

“Am-Lire” è una moneta stampata degli occupanti Democratici, fu una vera e propria opera di falsari che imposero la loro moneta a suon di bombardamenti addebitandola per lo più a debito pubblico Italiano,una perdita di circa 300 miliardi di lire dell’epoca 1943-1952, “oltre a tutti i beni di cui si erano appropriati con questo denaro falso”. In totale furono stampate 917,7 milioni di Am-lire, per un peso di 758 tonnellate, che furono spedite in Italia in 23.698 casse. Il primo invio, 7 tonnellate di carta moneta, ebbe luogo il 19 luglio 1943 su due aerei da carico; l’ultimo invio fu effettuato il 17 aprile 1945. Nel Periodo Fascista La Moneta era priva di Debito, è veniva stampata all’occorrenza per finanziare le numerose opere pubbliche.

Anche Aldo Moro e Giuseppe Leone presero spunto dall’economia fascista,i quali anche se democristiani si erano formati sotto la scuola Fascista, immisero 500 miliardi di lire degli anni ‘60 e ‘70, attraverso l’emissione di cartamoneta da 500 lire “biglietto di stato a corso legale” (emissioni “Aretusa” e “Mercurio”). Questa moneta di stato tra l’altro aveva l’importante funzione di immettere denaro senza debito che rendeva solvibile – almeno in parte – il sistema usuraio poiché serviva per pagare gli interessi per i quali il sistema bancario NON emetteva moneta e strozzava il paese (come invece ora fa). Fu Giovanni Leone a firmare l’ultimo DPR con cui si emettevano le 500 lire. Sia Moro che Leone non ebbero gran fortuna e sappiamo come vennero ringraziati da Bankenstein..Comunque, in seguito all’assassinio di Moro e alle dimissioni anticipate di Leone, l’Italia smise di emettere cartamoneta di Stato. La bancocrazia ci aveva anche provato prima a ricattare lo Stato, emettendo i famosi miniassegni per erodere il signoraggio che lo stato guadagnava con la propria moneta, ma poi, non essendo la “misura” sufficiente, ricorsero ai mitra e bombe. Ricordatevi che il terrorismo in Italia inizia con due attentati dinamitardi negli anni ‘60 contro due banche di Stato (all’epoca): Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano e BNL a Roma… Oggi lo Stato guadagna decisamente spiccioli con il conio delle monetine, dove i margini e la quantità di signoraggio sono niente rispetto all’emissione di cartamoneta e denaro virtuale, proprio una mancia per salvare le apparenze. Se recuperassimo le logiche dell’economia fascista o l’idea di Aldo Moro di emettere biglietti di stato a corso legale senza bisogno di chiedere banconote in prestito via Bankitalia-Bce, potremmo assolvere i vari bisogni del popolo italiano.
Fonte: ingannati   442x512xAldo_Moro_br_jpg_pagespeed_ic_0YGebB8MTY.jpg
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VAROUFAKIS: LA GRECIA E' FINITA

Pubblicato su 28 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

In un'intervista con la BBC Australiana, Yanis Varoufakis dipinge la sindrome maniaco-depressiva della Grecia, che non può essere salvata, a meno di un improbabile New Deal Europeo.
Il deragliamento del treno dell'euro, iniziato con la Grecia e quindi con le altre vetture che hanno cominciato a uscire dai binari una dopo l'altra - Irlanda, Portogallo, e oggi Spagna – va avanti. E il voto Greco non cambierà niente. Tutta l'esuberanza e le celebrazioni sono completamente e assolutamente fuori luogo. Io temo che l'eurozona e l'Europa stiano continuando lungo il percorso degli ultimi due anni fatto di una serie di errori, una commedia degli errori. Basta guardare ciò che sta accadendo oggi in Spagna,. E quello che sta accadendo in Italia. A meno che la logica o ciò che passa come la logica dell'approccio Europeo alla crisi non cambi velocemente, molto presto la zona euro sarà storia.


Tre cose. I passi molto semplici che devono essere fatti. In Europa, sia in Grecia che in Spagna, quello che succede ora è che le banche insolventi sono strette in un abbraccio mortale con gli stati insolventi. Così, gli Stati prendono in prestito denaro dal centro dell'Europa al fine di finanziare le banche, e le banche prendono in prestito per dare allo Stato, e sia le banche che gli stati sono bloccati in una sorta di abbraccio mortale. Quindi quello che dobbiamo fare è rompere questo legame tra le banche insolventi e gli stati insolventi. Il modo per farlo è unificare il sistema bancario, europeizzarlo all'interno dell'Unione Europea, finanziandolo direttamente e non attraverso i governi nazionali. Questo è un passo molto semplice, ma è un passo che sembra essere troppo lontano dall'Unione Europea.
In secondo luogo ciò che serve è una mutualizzazione, una sorta di debito comune, come in Australia, dove il governo federale ha il proprio debito al di sopra degli Stati.

In terzo luogo, abbiamo bisogno di una politica di investimento in tutta la zona euro. Perché siamo in un'area monetaria, è necessario disporre di una strategia di investimento, di un meccanismo di riciclaggio del sistema. Se non abbiamo queste cose, e la Germania non vuole avere queste cose, temo che non ci sia assolutamente la possibilità di evitare questo deragliamento al rallentatore.
L'economia Greca non può essere sistemata. L'economia Greca è finita. L'economia Greca è in una grande, grande depressione. L'economia sociale è nel lungo, lungo inverno del suo scontento. Non c'è nessun potere, nessuna forza all'interno dell'economia Greca, della società Greca, che possa evitare tutto questo - è come se fossimo nell'Ohio nel 1931, e ci chiedessimo: che cosa possono fare i politici dell'Ohio per tenere l'Ohio fuori dalla Grande Depressione? La risposta è: niente.
Tutto dipende da ciò che accade nella zona euro. Proprio come quello che è successo in Ohio è dipeso dell'ascesa del presidente Roosevelt e dal New Deal - a meno che non ci sia un new deal per l'Europa, la Grecia non ha possibilità. Questo non vuol dire che se l'Europa si sistema, anche la Grecia si sistemerà. Una condizione necessaria è che la zona euro trovi un piano razionale per se stessa. Ma non è una condizione sufficiente. L'Europa potrebbe mettersi a posto e la Grecia, così fragile e maligna, potrebbe ancora avere grossi problemi e non recuperare mai. Ma fino a quando la zona euro non troverà un piano razionale per fermare questo disastro ferroviario che avanza al rallentatore in tutta l'Unione Europea, in tutta la zona euro, la Grecia non ha alcuna possibilità.
Questa è la nostra Grande Depressione. Non solo in senso economico, ma anche in senso psicologico. I Greci passano da uno stato catatonico a uno stato di rabbia, ed è un tipico caso di depressione maniacale. Non ci sono prospettive. Non c'è luce alla fine del tunnel. Ci sono sacrifici, ma nessuno ha la sensazione che si tratti di sacrifici che assumono la forma di un qualche tipo di investimento per girare l'angolo. Questo è il problema quando si è bloccati in una zona euro davvero mal progettata, che sta crollando, e che non dà la possibilità alle sue parti più deboli di venirne fuori attraverso una sorta di crisi rigeneratrice, di catarsi.
Fonte: vocidallestero
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ZINGARETTI INVITA GLI STUDENTI ITALIANI A IMITARE ISRAELE PER USCIRE DALLA CRISI

Pubblicato su 28 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Siamo profondamente indignati dal suggerimento dato da Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma. Bene ha fatto la MezzaLuna Rossa a ripsondere per le rime, crediamo che un popolo che ne opprime un altro sotto la minaccia, e non solo, delle armi non abbia nessun titolo ad essere additato come esempio. Claudio Marconi

 

COMUNICATO STAMPA del 26 giugno 2012

ZINGARETTI INVITA GLI STUDENTI ITALIANI A IMITARE ISRAELE PER USCIRE DALLA CRISI

“Laboratorio Israele” ovvero “Start-up Nation” di Dan Senor e Saul Singer, diventa l’occasione per il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, per rendere omaggio al “modello Israele”, con tanto di invito rivolto ai giovani italiani a emularne l’esempio per rilanciare la nostra poco creativa economia. I migliori avranno un viaggio premio in Israele per conoscere e imparare direttamente “come possa costruirsi un ecosistema dell’innovazione efficiente” dice Zingaretti, e aggiunge il suo auspicio che questi giovani tornino con “la voglia di replicare quello che hanno visto”. Potrebbe essere una minaccia e invece è una speranza!

Nel programma non è detto se il 4 e 5 luglio al teatro India, dove si svolgerà l’evento, saranno premiati gli studenti capaci di deviare l’acqua altrui nel proprio giardino e ottenere dichiarazioni di benemerenza per aver migliorato il paesaggio; né è spiegato se verrà premiato chi sa sparare con mano ferma sui bambini o sulla Croce Rossa (versione italiana della Mezzaluna che, con le sue ambulanze, disturba le azioni dell’esercito israeliano). Non si parla neanche dell’importanza dell’esperienza militare e del ruolo delle forze armate, argomento che, tuttavia, verrà sicuramente affrontato durante la presentazione del libro di Senor e Singer, dato che gli autori – opinionisti del Wall Street Journal e consulenti del governo statunitense - lo individuano come uno dei fattori chiave su cui si fonda la miracolosa crescita economica dello stato “ebraico” e affermano che il lungo servizio di leva obbligatoria rappresenta l’elemento capace di far acquisire ai giovani soldati (gli stessi che troviamo ai check point o sui carri armati) le vere e autentiche competenze manageriali da reinvestire nel civile, realizzando quello che fa dire a Shimon Peres, nella sua postfazione al volume, che Israele non è soltanto un paese, ma “un modo di pensare”. E noi aggiungiamo: “purtroppo anche un modo di agire, di cui fanno le spese, da oltre 64 anni, i palestinesi, colpevoli di essere e voler essere PALESTINESI nella loro terra”.

Ma veramente Zingaretti vuole che l’Italia, a cominciare da Roma, trovi una nuova prosperità calpestando impunemente i diritti umani? Ignorando la legalità internazionale? Utilizzando le tecnologie avanzate per effettuare omicidi senza processo e, dato l’invidiabile livello tecnologico, senza rischio per gli assassini? e ancora, data la complicità internazionale, senza sanzioni per i mandanti?

Diciamo a Zingaretti no, grazie, facciamo a meno di questo modello e rivolgiamo a quegli stessi studenti e docenti che il 4 e il 5 luglio saranno al teatro India, l’invito a ricordare che la Start-up Nation, la nazione pioniera, è quella dove il coraggio non fa rima col diritto, ma con l’occupazione illecita o addirittura, e la storia dell’America ce lo ricorda, col genocidio. A Zingaretti, e ai tanti liberisti che razzolano nella crisi, piace evidentemente l’idea che questo modello, saltando ogni morale umana e politica, porta profitti elevati e straordinari incrementi del PIL. Questo è certo, ma non è per tutti, e a farne le spese sono e saranno i più deboli, socialmente, politicamente, u m a n a m e n t e. E’ questo che il presidente della Provincia di Roma vuole che i nostri giovani apprendano? Non c’è male per un sedicente democratico che si propone come prossimo sindaco della Capitale.

Zingaretti lo sa che mentre lui prepara la festa, e anche ora, mentre noi scriviamo questo comunicato, in Palestina si muore per mano di quell’esercito che rappresenta uno dei fattori chiave del miracolo economico di Israele. Non è una domanda, di sicuro lo sa. E sicuramente sa anche che gli insediamenti su territori occupati sono una violazione del diritto internazionale talmente grave che sarebbe bene ricordare che neanche la Germania del periodo più nero del secolo scorso osò farne. Ebbene, Zingaretti, sicuramente confortato da altri amministratori di questo nostro Paese che perde pezzi e smarrisce il senso della Costituzione repubblicana, si permette di presentare Israele come modello da imitare!

Zingaretti dimentica che il coraggio non sta nell’uso della forza, ma nel tentativo di far rispettare i diritti violati da chi è più forte. Questo non può essere né dimenticato, né mercanteggiato. Per questo non abbiamo remore, leggendo le dichiarazioni di Zingaretti, a dire forte e chiaro VERGOGNA ! e invitiamo i cittadini romani a pensarci bene prima di votarlo come sindaco di Roma alle prossime elezioni … potrebbe offrire il Campidoglio ai coloni e definire il dono come innovazione creativa!

Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese onlus

Fonte: networkedblogs

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