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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

DIMOSTRA LA TUA INDIGNAZIONE

Pubblicato su 31 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

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W LA RIVOLUZIONE ISLANDESE - FUCK NWO LOTTIAMO CONTRO I BANCHIERI FMI E LE MULTINAZIONALI

Pubblicato su 31 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

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L'Ungheria approva legge su Banca centrale sfidando Fmi e Bce

Pubblicato su 31 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

E' quello che dovremmo fare anche noi, se avessimo ancora un barlume di dignità nazionale
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Cgil: la Golden Lady procedera' a licenziamento collettivo

Pubblicato su 31 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

La Golden Lady chiude lo stabilimento di Faenza e procede ai licenziamenti non per una crisi di mercato ma, semplicemente, per trasferire la stessa produzione in Serbia.

Questa dannata economia globalizzata ha costretto i popoli a fare i conti, sulla propria pelle, con questi avventurieri capitalisti che, qualcuno, con un eufemismo, chiama ancora industriali. La tecnica del capitalismo è sempre la stessa: rubo di quà, porto di là, riporto di quà, e via dicendo, all'infinito: questa è " delinquenza " industriale.

Una Nazione seria avrebbe fatto solamente una cosa: avrebbe nazionalizzato lo stabilimento di Faenza, avrebbe continuato a produrre calze da vendere in Italia in base alle quote di mercato della Golden Lady ed avrebbe vietato l'importazione in Italia dei prodotti della stessa società, prodotti in Serbia o da qualsiasi altra parte.

Una Nazione seria, appunto, una Nazione che ha a cuore gli interessi del proprio Popolo, che vuole dare ai suoi figli una casa, un lavoro, una dignità.

 

(ANSA) - FAENZA (RAVENNA), 29 DIC - Al termine della cassa integrazione straordinaria, alla meta' del prossimo marzo, la Golden Lady procedera' con il licenziamento collettivo, ossia con la risoluzione dei rapporti di lavoro all'Omsa di Faenza. E' quanto si legge in una nota della Filctem-Cgil di Ravenna. La comunicazione da parte della societa' produttrice di calze - viene sottolineato - e' stata inoltrata tre giorni dopo l'incontro ministeriale, a Roma, con l'azienda, le istituzioni e i sindacati lo scorso 23 dicembre.17613608_golden-lady-graziella-dietro-numeri-ci-sono-le-vit.jpg

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Merkel silurò Berlusconi Colle: Nessuna ingerenza

Pubblicato su 31 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Quando la " chiacchiera" inizia a girare in fondo c'è sempre un po' di verità. Se fosse tutto vero dimostra palesemente che siamo diventati un protettorato tedesco: SOVRANITA' NAZIONALE ADDIO.

 

ROMA - Un'Italia paralizzata di fronte alla crisi, non in grado di affrontare le riforme chieste dalla Banca centrale europea a partire dalle pensioni mettendo a rischio l'euro. In questo scenario - secondo una ricostruzione del Wall Street Journal - la cancelliera tedesca Angela Merkel chiamo' il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo scorso ottobre, dicendosi ''preoccupata'' del fatto che il premier Silvio Berlusconi non riuscisse a fare le riforme necessario: di li' a poco la maggioranza sarebbe venuta meno e il Quirinale sarebbe stato costretto a trovarne un'altra per il bene delle riforme.

In un'inchiesta a puntate sull'anno nero dell'euro, dopo aver affrontato ieri le divisioni europee sulla Grecia, il giornale statunitense oggi punta i riflettori sull'Italia: ''Fin dall'alba della crisi, a fine 2009, i leader d'Europa sapevano che avrebbero dovuto evitare una fuga dai titoli di Stato italiani''. Dopo aver voluto a tutti i costi imporre ai privati perdite sul debito greco, Berlino ha assistito al contagio di economie ben piu' grandi e difficili da sostenere: ''La politica italiana aveva inquietato i mercati ulteriormente, con Berlusconi in lite con il suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti'', scrive il Wsj. Ecco allora intervenire l'Eurotower con la sua lettera 'segreta' di agosto mentre - ricostruisce il giornale - ''Trichet e Draghi telefonavano a Berlusconi chiedendogli di onorare le promesse''. Lo stallo politico e il trascinarsi della situazione, con le correzioni di bilancio giudicate insufficienti dai mercati, avrebbero nel giro di pochi mesi portato alla telefonata Berlino-Roma: ''L'incapacita' di Berlusconi di rianimare l'economia italiana ora metteva in pericolo tutta Europa.

Cosi' Merkel si decise a chiamare Napolitano'', scrive il Wsj, apprezzando le misure fatte fino ad allora ma chiedendo ''riforme piu' aggressive'', dicendosi ''preoccupata che Berlusconi non fosse forte abbastanza per farle'' e ringraziando Napolitano per fare quanto in suo potere ''per promuovere le riforme''. Il presidente della Repubblica, secondo Wsj, avrebbe detto che ''non era rassicurante che Berlusconi avesse ricevuto la fiducia del Parlamento con un solo voto di scarto''. Fu cosi', secondo il giornale americano, che Napolitano ''comincio' a verificare il sostegno a un nuovo governo fra i partiti politici se Berlusconi non fosse riuscito a soddisfare l'Europa ne i mercati'': ''la pressione tedesca aiuto' la formazione di un nuovo governo attento alle riforme''.

Al successivo vertice di Cannes Berlusconi si sarebbe sentito dire, secondo il giornale newyorchese, che ''Italia stava per perdere l'accesso ai mercati obbligazionari''. Poche ore dopo, l'8 novembre, Berlusconi avrebbe perso la sua maggioranza aprendo la strada alle dimissioni e al governo Monti.

QUIRINALE SMENTISCE WSJ, DA MERKEL NESSUNA INGERENZA - Il Quirinale smentisce la ricostruzione del WSJ su presunte pressioni da parte di Angela Merkel su Napolitano per dare all'Italia un nuovo governo. Nella telefonata, si legge in una nota, non venne posta "alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di cambiare il premier". "In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa, internazionale e italiana - si legge nella nota del Quirinale - si precisa che nella telefonata, niente affatto segreta, del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di 'cambiare il premier'. La conversazione - viene sottolineato - ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell'Euro e in materia di riforme strutturali".

CICCHITTO: MERKEL-SARKOZY ERANO CONTRO ITALIA - "Rispetto all'articolo del Wall Steet Journal, in attesa che il Quirinale faccia le precisazioni che ritiene più opportune, ci sembra che non si possa fare a meno di dire due cose: che l'atteggiamento di ostilità della Merkel e di Sarkozy prima che contro Berlusconi, era contro l'Italia - e ciò era evidente indipendentemente dalla veridicità o meno di queste rivelazioni - in seguito ai divergenti interessi fra le varie nazioni che purtroppo ieri e oggi caratterizzano la situazione europea. In secondo luogo, è anche evidente che queste pagine del Wall Street Journal hanno un preciso scopo: quello di contribuire alla destabilizzazione dell'equilibrio europeo visto anche lo scontro di interessi che c'é fra l'area Usa e l'area europea e l'ostilità che da sempre potenti forze statunitensi hanno avuto nei confronti dell'euro" Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Aggiunge l'esponente del Pdl: "Se l'Italia nel suo complesso, al di là delle differenze fra le opposte posizioni politiche, non acquisisce piena consapevolezza che da tempo ci troviamo a fare i conti con una autentica guerra economica finanziaria fra aree monetarie, e per ciò che riguarda l'euro all'interno dell'Europa, sarà molto difficile difendere gli interessi reali del nostro Paese. Proprio per un assoluto senso di responsabilità per gli interessi dell'Italia, della tenuta dei nostri titoli di stato, dei risparmi degli italiani, il Presidente Berlusconi da novembre ad oggi ha fatto le scelte politiche assai difficili e impegnative che sono davanti a tutti".

GASPARRI: INVENZIONI, NAPOLITANO NON E' RE TRAVICELLO - "Credo che sia un'invenzione del Wall street journal. Del resto Napolitano avrebbe attaccato il telefono in faccia a un capo del governo che gli avesse chiesto una cosa del genere". Così il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri commenta le rivelazioni del Wall Street Journal sulla presunta telefonata della Merkel a Napolitano. "La crisi italiana si è svolta sotto gli occhi di tutti, non posso credere che sia vero. La Germania nel passato ha già interferito pesantemente con le altre nazioni e ha imparato sulla propria pelle che cosa significa; ma la Merkel non è Hitler, e Napolitano non è un re travicello che si fa imporre un governo collaborazionista, come quello di Quisling in Norvegia all'epoca del nazismo".

Fonte: AnsaMerkel

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Boom tariffe da gennaio, su luce, gas e pedaggi

Pubblicato su 31 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

di Enrica Piovan

Inizio d'anno amaro per i consumatori. Il 2012 si apre infatti con una valanga di aumenti, dalle bollette di luce e gas ai pedaggi autostradali, dal canone Rai alla benzina. E le associazioni dei consumatori lanciano l'allarme: tra prezzi, imposte e tariffe, nel 2012 e' in arrivo una stangata da 2.100 euro a famiglia. Ma la corsa dei prezzi e' destinata a non fermarsi, visto che l'aumento dei prezzi alla produzione certificato dall'Istat andra' a tradursi in un nuovo aumento dei prezzi al consumo. Dal primo gennaio arrivano nuovi rincari per le bollette energetiche: in base all'ultimo aggiornamento trimestrale dell'Autorita' per l'energia, la luce registrera' un aumento del 4,9% e il gas del 2,7%. Con un aumento complessivo di 54 euro della spesa degli italiani in bollette.

A partire da gennaio sara' piu' caro anche viaggiare in autostrada: scattano infatti gli adeguamenti tariffari (che inglobano l'inflazione e gli investimenti fatti e previsti) che comporteranno un aumento medio del 3,1%. Rincari in certi casi anche a due cifre, fino a picchi di oltre 14% (+14,17% per il Raccordo autostradale della Valle d'Aosta; +12,93% per le Autovie Venete e +11,75% per le Autostrade Valdostane). Sulla rete di Autostrade per l'Italia, che si estende su oltre 3 mila chilometri, l'aumento e' del 3,51%. In arrivo nuovi aumenti anche per la benzina, che intanto non arresta la propria corsa e segna un nuovo record storico a 1,724 euro al litro. Dal primo gennaio infatti sei Regioni (Marche, dove ci sara' l'aumento piu' consistente, Piemonte, Toscana, Liguria, Umbria e Lazio) ritoccheranno al rialzo le addizionali sulle accise, appesantendo il carico fiscale sui prezzi dei carburanti. Gli aumenti del 2012 riguardano anche il canone Rai, che sale a 112 euro contro i 110,50 dello scorso anno. Intanto a novembre i prezzi alla produzione sono cresciuti del 4,2% in un anno, creando le basi per un'inevitabile ricaduta sull'inflazione.

Gli aumenti preoccupano i consumatori che sono gia' sul piede di guerra. Tra prezzi, imposte e tariffe nel 2012 e' in arrivo per le famiglie una stangata di 2.103 euro, avvertono Adusbef e Federconsumatori, calcolando le ricadute dell'introduzione dell'Imu, dei rincari dei carburanti e delle varie voci della spesa degli italiani (dagli alimentari ai servizi bancari). ''Aumenti insostenibili - denunciano - con pesantissime ricadute sulla vita delle famiglie e sull'intera economia''. Contro questa stangata il Codacons chiede misure straordinarie finalizzate a tutelare i redditi del ceto medio-basso, tra cui prezzi amministrati e blocco delle tariffe per 5 anni.

CONSUMATORI: ECCO LA STANGATA: Il 2011, sottolineano le associazioni in una nota, si è già chiuso "con un bilancio estremamente pesante per le famiglie. Gli aumenti record dei carburanti, l'aumento dell'Iva e la crescita dei prezzi e delle tariffe hanno messo a dura prova i bilanci delle famiglie". Ma "viste le premesse il 2012 rischia di essere ancora peggio". L'osservatorio nazionale Federconsumatori ha infatti calcolato che l'aumento di prezzi e tariffe il prossimo anno, anche alla luce degli effetti delle manovre economiche varate quest'anno, arriverà al "risultato drammatico di +2.103 euro a famiglia", praticamente quasi la metà di quanto una famiglia media spende per la spesa alimentare in un anno. "E' ora di puntare sul rilancio: - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef - ripresa della domanda di mercato, liberalizzazioni e investimenti per l'innovazione e lo sviluppo tecnologico. Questi dovranno essere i 'buoni propositi' del Governo per l'anno nuovo".

Ecco una tabella con le previsioni degli aumenti 2012 voce per voce.

ALIMENTAZIONE === > 392 euro
TRENI (ANCHE PENDOLARI) === > 81 euro
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE === > 48 euro
SERVIZI BANCARI, MUTUI, BOLLI === > 93 euro
CARBURANTI (COMPRESE ACCISE REGIONI) === > 192 euro
DERIVATI PETROLIO, DETERSIVI, PLASTICHE === > 123 euro
ASSICURAZIONE AUTO === > 78 euro
TARIFFE AUTOSTRADALI === > 53 euro
TARIFFE GAS === > 113 euro
TARIFFE ELETTRICITA' === > 72 euro
TARIFFE ACQUA === > 22 euro
TARIFFE RIFIUTI === > 53 euro
RISCALDAMENTO === > 195 euro
AUMENTO IVA (DA SETTEMBRE) === > 93 euro
ADDIZIONALI REGIONALI === > 90 euro
IMU PRIMA CASA === > 405 euro
-------------------------------------------------------------
TOTALE === > 2.103 euro

Fonte:ANSA - di Enrica Piovan

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....ED EGLI SEPARO' I RICCHI DAI POVERI......

Pubblicato su 30 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

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…ed egli separò i ricchi dai poveri,
poi tassò ancora questi
e diede tutto alle banche.
Capì ch’era cosa indegna e ingiusta,
e subito fu felice.
L’ultimo atto
era incominciato!
Oligarchi- 1,1
Benvenuti nel Paese dei soviet bancari!

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IN RUSSIA SI LOTTA PER LA DEMOCRAZIA CONTRO PUTIN E IL LIBERISMO

Pubblicato su 30 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Centinaia di migliaia di persone, di ogni fede politica e di ogni schieramento sono in piazza oggi a Mosca per chiedere democrazia. Fra questi è apparso addirittura Gorbaciov che ieri ha dichiarato che prova vergogna per Putin. Una manifestazione imponente e senza precedenti che dimostra la voglia di cambiamento del popolo russo dopo decenni di guida "oligarcoliberista" del clan di Putin. La manifestazione raccoglie le forze vive della società russa, il loro obiettivo e' ottenere la ripetizione delle legislative del 4 dicembre viziate da brogli. ll blogger anti-Putin, Aleksey Navalny, che ha indetto la mobilitazione, ha detto che la protesta ha raccolto abbastanza persone, ma la prossima volta saranno "milioni". Poi ha precisato che questo non è un tentativo di andare al potere, "siamo attivisti per la pace". Però ha avvertito: se verrà ignorato il parere del popolo, "noi prenderemo quello che ci appartiene, oggi siamo abbastanza per prendere il Cremlino". I media occidentali ne parlano poco ma appare consistente la partecipazione a queste manifestazioni del partito comunista russo che potrebbe diventare l'asse di riferimento principale nella sfida elettorale. Le opposizioni a Putin infatti, soprattutto quelle liberali sono molto frastagliate, mentre alle scorse politiche, nonostante i brogli, il PCR si è consolidato come la seconda forza politica dopo il partito di Putin sfiorando il 20%. La crisi sociale derivata dalle politiche liberiste infatti è unodei fattori principali del malcontento generalizzato contro l'oligarchia al potere, in Russia sono oltre 20 milioni le persone che vivono sotto la soglia della povertà. Staremo a vedere se il malcontento generalizzato, le richieste di giustizia sociale si intrecceranno con quelle democratiche e come si evolverà la situazione dal punto di vista politico. Certo è che fa un bell'effetto vedere a Mosca le bandiere rosse sfilare in nome della democrazia contro la dittatura capitalista di Putin. A gente com Veltroni prenderà una sincope.
Fonte: Controlacrisi22ef549c9035866a87bbb4b02bc14a0ef4ce828cdb0e90e47d8b7ad8.jpg

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CELINE RIVISITATO IN TEMPO DI CRISI

Pubblicato su 30 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

A cinquant'anni dalla morte dell'autore di «Viaggio al termine della notte», può essere utile rileggere un testo poco noto del medico romanziere: per abbattere i tassi di disoccupazione, si abbatteranno i disoccupati?

Per abbattere i tassi di disoccupazione, abbatteranno i disoccupati? Se lo chiedeva Louis-Ferdinand Céline nell'inverno del 1933, a pochi mesi dall'avventurosa pubblicazione del suo Viaggio al termine della notte. Un libro edito in sincrono, nel '32, con un'altra grande disamina della lunga deriva di vita e lavoro nel secolo che tardiamo a lasciarci alle spalle, quell'Operaio di Ernst Jünger che, nel suo piano elementare, può (anche) essere letto come l'altra faccia della falsa moneta della tecnica messa alla berlina nel Viaggio. Con una differenza, tra le tante che qui si omettono: se in Der Arbeiter è - come da sottotitolo - di Herrschaft e Gestalt, dominio e forma e, di conseguenza, di mobilitazione totale che si fa questione, nel Voyage il tragitto è inverso, tanto che non è più al piano agonistico e drammatico, ma alla caleidoscopica e dirompente potenza dell'infamia e dell'informe in una prefigurata era di mobilisation infinie che si guarda.

Nei panni del medico sociale
Eppure entrambi, Jünger e Céline, si sporgono sullo stesso abisso. Uno dall'alto, l'altro dal fondo. Uno gettando lo sguardo oltre le sue elitarie scogliere di marmo, l'altro alzando gli occhi duri da bretone sopra il fango che si deposita nei sottopassi della Storia. Una Storia che, nelle peripezie della coppia Bardamu-Robinson del Voyage au bout de la nuit, riveste tratti di scapestrato simbolismo collettivo. Il Viaggio è anche il sogno americano che si schianta - travolgendola - contro un'Europa avvilita dalla guerra passata e imminente, dalla fame e dalla crisi del '29 e da un colonialismo che si appresta a mutarsi - grazie alla vita malata messa al lavoro - nel più temibile dei contrappassi: una «endocolonizzazione» dell'esistenza, in nome di pari libertà, fraternità, uguaglianza. Una crisi che, in Francia, dispiegò gli effetti più duri proprio nel '32 provocando, tra l'altro, la caduta - su questioni, ironia delle cose, di patrimoniali e debito estero - del governo di Édouard Herriot, inaugurando l'era delle grandi truffe bancarie. È di quegli anni il prototipo di molti crack finanziari moderni, quell'affaire Staviski che travolse il Crédit Municipal de Bayonne e un sistema ben più complesso di partite doppie tra politica e affarismo scritte con l'inchiostro simpatico di un grande imbroglio istituzionale.

Entrambi guardano lo stesso abisso o almeno così vogliono far credere. Poco importa, dunque, che i due, Céline e Jünger, si siano fiutati e rifiutati, nei mesi trascorsi dall'autore di Die Totale Mobilmachung (1930) a smistar lettere nella Parigi occupata. Di Céline, nel suo diario Jünger ricorderà che era «grande, ossuto, forte, un po' goffo, vivace nella discussione, anzi nel monologo», oltre che «sorpreso, urtato di sentire che noi soldati non fuciliamo, non impicchiamo e non sterminiamo gli ebrei; sorpreso che qualcuno, avendo una baionetta a disposizione, non ne faccia un uso illimitato». Sull'antisemitismo di Céline non è forse il caso di soffermarsi (lo fanno, da prospettive differenti, storica e di critica culturale, due lavori di Germinario e De Benedetti segnalati nella scheda a fianco), per evitare banalità e non meno scontate condanne.

Resta un problema: se Céline non fosse stato antisemita, ci avrebbe forse offerto la più grande lettura della miseria del nostro tempo (Aragon si pronunciò in tal senso, dichiarando il Viaggio come il più autentico e sentito romanzo comunista. Altri lo seguirono a ruota). Ma se non fosse stato antisemita, non ci avrebbe offerto la più grande lettura della miseria del nostro tempo. Non se ne esce, nemmeno istituendo soluzioni di continuità tra un Céline apolitico e un Céline politico, tra un prima e un dopo i libelli antisemiti. Tutto è già in nuce nel primo Céline e tutto è in nuce nello scrittore, perché tutto - si ha l'impressione - è da sempre in potentia in un patrimonio culturale che la Francia si è apprestata a ricacciare sotto il tappeto, come si fa con la polvere.

Nell'articolo uscito su «Le Mois» (1 febbraio - 1 marzo 1933) con il titolo Pour tuer le chomage tueront-ils les chômeurs? chi prende posizione non indossa la maschera e il sarcasmo dello scrittore né (ma qui, appunto, il discorso si farebbe scivoloso) quella dell'apertamente violento antiborghese e antisemita delle Bagatelles pour un massacre edite da Denoël nel 1937 e tradotte dal Corbaccio l'anno seguente. Chi parla, su «Le Mois», indossa ancora abiti e contegno del medico sociale, con il suo freddo dominio delle cifre e la sua preoccupazione per le condizioni di vita del proletariato industriale.

Laureato in medicina, Louis-Ferdinand Destouches aveva operato per i servizi sanitari della Società delle Nazioni e, come medico del lavoro, presso gli stabilimenti americani della Ford, dopo aver trovato impiego come operaio e essersi sentito ripetere - si legge nel Voyage - che «non ti serviranno a niente qui i tuoi studi, ragazzo! Mica sei venuto qui per pensare ma per fare i gesti che ti ordineranno di eseguire. Non abbiamo bisogno di creativi nella nostra fabbrica. È di scimpanzé che abbiamo bisogno». Nel 1930, Céline aveva già all'attivo alcuni saggi di medicina sociale che in qualche modo anticipano le pagine del Viaggio sulle condizioni della manodopera industriale alla Ford e sui quartieri popolari di Parigi. L'articolo apparso su «Le Mois» è però relativo a un altro viaggio compiuto dallo stesso Céline, non negli Stati Uniti ma in una Germania sull'orlo di quel lungo inverno che l'avrebbe presto condotta a una tragica rovina. Il 5 marzo 1933, il Partito Nazionalsocialista vinse le elezioni e a qualcuno parve addirittura un segno di pacificazione interna o, comunque, un buon segno per la ripresa dell'Europa.

Sofismi al posto di azioni
Ma, come osservava Céline, «la pace non interessa nessuno e la fraternità viene a noia». Soprattutto in tempi di crisi. Come si ridurrà la disoccupazione?, si chiede il dottor Destouches. I tecnici dei ministeri sembrano avere, per lui, indocile lettore di statistiche, una sola risposta: «Con la sparizione graduale dei disoccupati». Questo perché «la mortalità crescente e le malattie da fame finiranno, nell'arco di cinquant'anni, per assorbire tutti i "senza lavoro". Ecco quello che non si dice chiaramente, ma si predice come normale negli ambienti "bene informati"». E nel frattempo? Nel frattempo, conclude, «il sussidio mensile è di circa 250 franchi, e proprio il sussidio, nella realtà dei fatti, condanna il disoccupato a una morte lenta per fame. I pubblici poteri assumono con franchezza questo stato di cose? Lo sanno? Si e no». Con un sussidio di 250 franchi al mese, osservava dunque l'attento Céline, bastano 4 anni per vedersi ragionevolmente morire di fame e questo perché «su quattro tedeschi il primo mangia troppo, altri due mangiano secondo il proprio appetito e il quarto... Beh, il quarto crepa lentamente per denutrizione. Ecco un problema che un bambino di dieci anni, dotato nella media, potrebbe risolvere in dieci secondi. I sofismi invece la fanno da padroni, sofismi che sostituiscono le azioni, là dove - al posto di quel bambino - interviene l'ipocrita, raffinata, riserva della ragione adulta. Perché gli adulti hanno imparato brillantemente a ragionare, ma su basi palesemente false. Un problema non rappresenta più un problema, quando tacitamente si è giurato di fare di tutto per non risolverlo. Non si tratta di capitalismo o di comunismo. Si tratta di ordine e buona fede».

Il fatto che Céline non nutra, né abbia mai nutrito alcuna speranza di emancipazione per la classe operaia fu già Paul Nizan a rilevarlo. Perché in Céline è all'opera - lo dimostra, tra l'altro, il puntiglioso lavoro di Germinario - una sfiducia sistemica, sistematica e radicale nella possibilità storica che le cosiddette classi subalterne possano ribaltare a loro vantaggio un processo di de-emancipazione che, nell'opera dello scrittore del Viaggio, sembra tendere a un punto infinito. L'antropologia céliniana - che non solo è incline al pessimismo, ma oltre certi limiti sconfina nell'abiezione - mantiene però negli anni Trenta un suo dirompente profilo non privo di risvolti politicamente lucidi e persino profetici, nella sua prefigurazione distopica. Céline è un antiutopista, ma non ha bisogno di vagheggiare Nuovi mondi o nuove ere. Le ha viste, toccate, ne scrive. Nella «massa di inerzia civica», nelle «bestie senza fiducia» che (s)qualificano la condizione operaia a condizione di sub umanità e dannazione perenni, Céline vede il peggior prodotto della bestia capitalistico-finanziaria. Un prodotto di quel luogo, la fabbrica, che altro non è se non il risvolto all'apparenza meno demoniaco di un letto d'ospedale.

Masse di inerzia psico-fisica
Il lavoro non nobilita l'uomo, non più della povertà, della miseria o della fame. Non più di un sussidio statale da 250 franchi al mese. Il lavoro presuppone, per il dottor Destouches e per lo scrittore Céline, una precondizione: la malattia. È la vita malata ad essere messa al lavoro, tanto che - scrive, in una nota sull'impiego nella fabbrica di Detroit - «non si vede di che malattie potrebbe essere malato un operaio al punto da non poter lavorare alla Ford». I postulanti, gli inetti, i disgraziati, le classi abbiette «sono le più gradite alla direzione dello stabilimento» che producono malattia e malattia richiedono, per mantenere uno status quo inerziale fondato non sulla progressiva decadenza dello spirito, ma dei corpi. Corpi affamati, stremati dalla fatica, incapaci di vita comune, «masse di inerzia psico-fisica», facilmente corrompibili, perché già fiaccate e corrotte. La malattia e l'avvilimento, la disgrazia e l'inerzia sono per lui condizioni essenziali e costitutive dell'impiego in fabbrica. Non ambisce a questo, né registra il dato, oltre tutte le magnifiche sorti e progressive. La malattia come ultima risorsa umana, in un mondo che si vede inesorabilmente volto alla comune rovina. Senza classe e, forse, senza classi.

 

Fonte:Il Manifesto - di Carlo Dotti    

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"Non si può morire a 23 anni di lavoro". Una mamma al ministro Fornero

Pubblicato su 29 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Sono già passati più di 5 anni da quel giorno orribile, quel giorno che mi ha cambiato definitivamente la vita, privandomi di tutto”. Inizia così la lettera al ministro del Lavoro Elsa Fornero, della mamma di Andrea Gagliardoni, Graziella Marota, morto a 23 anni sul posto di lavoro con il cranio schiacciato da una macchina utensile priva di sistemi di sicurezza.

Dopo un ricordo accorato, tenero e struggente, Graziella si rivolge al ministro.

“Ogni anno muoiono circa 1200 lavoratori per la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro – scrive Graziella - e ci sono circa un milione di infortuni più o meno gravi.E’ inconcepibile e inaccettabile che in un paese civile succedano ancora questi omicidi per risparmiare sulla sicurezza mettendo a repentaglio la vita dei lavoratori”. “Caro Ministro – continua Graziella - sono esseri umani e non macchine di produzione, hanno la loro vita, i loro affetti e il sacrosanto diritto di uscire la mattina per andare a lavorare e avere la certezza di tornare la sera con le proprie gambe e non dentro una bara come è successo al mio Andrea che era appena sbocciato alla vita…aveva solo 23 anni ed è morto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica priva di sistemi di sicurezza all’Asoplast di Ortezzano (FM) per 900 euro al mese come precario”.

“Te lo avevo promesso - scrive Marota rivolta ad Andrea - e mi sono battuta affinché il tuo ricordo non svanisse nel giro di pochi mesi. Televisione, giornali, interviste. Ho fatto più di quanto potessi immaginare,ma il dolore è stabile; anzi, più passa il tempo e più mi lacera il cuore. Amavi la vita più di qualsiasi altra cosa,ma ti è stata strappata brutalmente in un giorno d’inizio d’estate ed io non riesco a capacitarmene, non sono in grado di capire perché tu, un ragazzo così dedito al lavoro, hai dovuto chiudere i tuoi splendidi occhi in una fabbrica. Non ha senso morire a 23 anni, tanto più mentre si sta lavorando. Io non mi darò mai pace e continuerò a tenere vivo il tuo ricordo”.

“Ogni sette ore muore un lavoratore e Lei ,Ministro, cosa farà affinchè tutto ciò non avvenga più?”

Fonte: Controlacrisibf9823e77961e474a0de1afef26f32267d726affacca3cfa37cf627b.jpg

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