Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Scatta il nuovo redditometro Pure la paghetta sarà tassata

Pubblicato su 30 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: Libero
L'Agenzia delle Entrate vuole controllare le spese familiari per scoprire possibili evasori: andranno documentati i regali ai parenti. Bechis
eglio farsi lasciare ricevuta da papà. Anche per la paghetta settimanale. Perché quando lo studente universitario sarà chiamato dall’Agenzia delle Entrate per giustificare il cellulare o l’Ipod con cui si era fatto bello davanti agli amici, bisognerà dimostrare da dove vengono i soldi per l’acquisto. Ed è meglio che quella ricevuta informale sia conservata anche dalla casalinga, pizzicata mentre faceva shopping. «Da dove vengono quei soldi? Da suo marito? Può dimostrarlo? Con quali documenti?». Perché dal primo gennaio prossimo saranno proprio questi i veri incerti del nuovo redditometro che al momento è solo in fase sperimentale. Più di cento voci di spesa di ogni contribuente saranno censite dal fisco e confrontate con i redditi dichiarati da ciascuno. Attenzione, non da ogni nucleo familiare, ma proprio dal singolo contribuente, che potrà essere pizzicato dall’Agenzia delle Entrate ed essere chiamato a difendersi nel contraddittorio. E non varrà trincerarsi dietro al fatto di essere “figlio di papà” o povera casalinga mantenuta dal marito. Perché il fisco mica si fa prendere in giro: vuole prove e controprove documentali. E se il capofamiglia è andato a intestare il motorino o l’Ipod al figliolo o alla moglie nullatenente solo per sfuggire alle maglie del fisco? Bisogna indagare, capire, avere risposte esaurienti. Se si è in grado di darle, naturalmente nessun guaio, e amici come prima. Ma con il nuovo redditometro il rischio di avere l’ispettore del fisco in casa è davvero alto.
Le cento voci di spesa che verranno confrontate con i redditi dichiarati sono un ventaglio davvero ampio. Alcune - come le spese veterinarie nuove indicatrici di grande benessere - hanno già fatto infuriare verdi e animalisti, altre come i versamenti a onlus o ad opere caritative, hanno fatto infuriare i cattolici. E l’idea che all’interno del nucleo familiare ognuno debba rispondere delle sue singole spese senza potersi riparare sotto l’ombrello naturale del capofamiglia, qualche brivido lo fa venire. Perché se utilizzato senza quella saggezza che naturalmente oggi l’Agenzia delle Entrate promette, potrebbe trasformare qualsiasi tranquilla famiglia in un burocratificio da museo degli errori. Da anni si discuteva di semplificazione e sburocratizzazione fiscale per le imprese (uno dei loro costi maggiori), e invece di procedere su quella strada ora si va a complicare la vita delle famiglie.

La saggezza dell’Agenzia delle Entrate sarà pure vera, ma quel che si vede già oggi agli atti delle varie commissioni tributarie provinciali e regionali non depone certo a favore. Il 21 marzo scorso ad esempio alla Ctp di Cuneo è approdata la storia di un giovane di 24 anni, da poco laureato ed entrato in uno studio professionale. Nel 2005 aveva dichiarato 3.456 euro di imponibile Irpef e nel 2006 poco di più: 9.324 euro. Piccole somme, ma è così per tutti durante il periodo di praticantato. Il fisco però lo ha pizzicato a bordo di una Chrisler Pt Cruiser del valore di 21.500 euro, acquistata nel 2005. Non solo: il ragazzo viveva da solo in un appartamento da 150 mq, che è risultato di proprietà dei genitori. Il fisco non ci ha pensato due minuti. L’appartamento sarà pure stato dei suoi, ma almeno il 50% del presumibile affitto andava imputato al ragazzo. L’auto non poteva essere acquistata con quello stipendio da fame. A questo sarebbe arrivato chiunque. Però capita a quell’età che non avendo ancora uno stipendio degno di questo nome, la macchina arrivi in regalo da papà o dai nonni o magari anche con qualche soldino messo da parte accumulando quei regali. Il fisco comunque contesta l’acquisto dell’auto al ragazzo.

Che risponde e produce anche un bel po’ di documentazione. L’auto è stata pagata per 5 mila euro con un assegno, per 3 mila euro con un assegno di mamma e per 13.500 euro con un normale finanziamento pluriennale (quindi a rate). La risposta non è bastata. E quei 5 mila euro come li aveva il ragazzo? E poi l’auto come la manteneva? E le spese di casa come se le pagava? Il fisco non ha sentito ragioni. Ha calcolato 4.364,43 euro di spese auto in un anno e 4.975,10 euro per l’anno successivo. Per le spese di casa 1.875 euro un anno e 1.947,75 euro l’anno successivo. Così l’Agenzia delle Entrate ha rettificato le due dichiarazioni dei redditi del ragazzo portando la prima da 3.456 a 34.229 euro e la seconda da 9.324 a 43.646 euro. E quindi pretendendo dal giovane, accusato di non avere abbastanza soldi per acquistare auto e mantenersi casa, nuove tasse presumibilmente con un nuovo prestito dalla madre. La commissione tributaria provinciale di Cuneo ha infilzato l’Agenzia delle Entrate e l’ha condannata anche a rifondere al ragazzo le spese del ricorso. Però ci sono voluti più di due anni, che hanno condizionato la vita di un ragazzo che aveva la fortuna di essere appena entrato nel mondo del lavoro. Il caso già ora non era affatto isolato. Il rischio con il nuovo redditometro è che diventi sempre più frequente.
 
di Franco Bechis 30/11/2011
cappio
commenti

Traditori Angela Merkel prepara una via di fuga La furbetta va in Svizzera a stampare marchi

Pubblicato su 30 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: Libero   

La Merkel avrebbe dato mandato a 2 tipografie elvetiche per sfornare la vecchia moneta. Interrogazione a Strasburgo

ngela Merkel fa la furba. Mentre davanti all'Europa fa la dura e continua a minacciare sanzioni verso i Paesi più deboli per salvare la moneta unica, zitta zitta sta cercando una via di fuga per la Germania. Si fanno sempre più insistenti, infatti, le voci relative al fatto che avrebbe cercato aiuto in Svizzera per stampare la vecchia moneta teutonica, il marco. La scelta di ricorrere a due tipografie elvetiche è dettata dai trattati istitutivi dell'Unione Monetaria: i Paesi che aderiscono all'euro non possono tornare a battere il vecchio conio. Come rivela Affari Italiani, in una di queste due tipografie già si stampano rubli russi e dong vietnamiti.

La Germania scarica l'Europa - Ovviamente, se fosse vero, crescerebbe ulteriormente il panico nei mercati finanziari. Tanto che Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega Nord ha presentato un'interrogazione urgente alla Commissione "affinchè sia fatta chiarezza al più presto sull'argomento". Il punto è che il Vecchio Continente e l'unione monetaria rischiano di crollare, così il piano B di Angela potrebbe prevedere il ritorno al Marco. "Il fallimento dell'euro - ha proseguito la Bizzotto - è ormai sotto gli occhi di tutti, e la cosa che stupisce di più è che un Paese come la Germania, vero pilastro della moneta unica, stia già pensando di scaricare l'Unione Europea".

La conferma di Borghezio - A complicare ulteriormente il quadro ci si è messo poi l'europarlamentare della Lega Nord, Mario Borghezio, che sempre ad Affari Italiani ha svelato: "So che un ente collegato al ministero della Difesa tedesco, in ordinea a un piano B sul probabile crollo dell'euro, sta predispondendo la stampigliatura con inchiostro indelebile sulla nuova produzione della moneta unica con la scritta euro-tedesco. In realtà - ha concluso Borghezio - si tratta di un ritorno al vecchio marco. L'euro tedesco sarebbe l'unico accettato in Germania e servirebbe a garantire la genuinità tedesca".

Merkel.jpg

commenti

LE BANCHE E LA CATASTROFE ITALIANA CONFERENZA ORGANIZZATA DA " IL BENE COMUNE"

Pubblicato su 30 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Venerdì, 2 dicembre 2011, ore 21 c/o Salone Foro Boario, Piazzale Foro Boario,7 - Forlì si terrà una conferenza su " Le banche e la catastrofe italiana" organizzata da Il Bene ComunePer il bene comune

commenti

TI " AIUTO" PER DISSANGUARTI MEGLIO da FMI

Pubblicato su 30 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Sono in arrivo 600 miliardi di euro dal Fondo monetario internazionale, dovrebbero servire per salvare l’Italia, proprio come stanno salvando la Grecia. Il Fondo monetario non regala, presta. Da questo punto di vista i presunti salvatori della Patria si comportano né più né meno come chi si guadagna da vivere spacciando stupefacenti. La prima dose è gratis, quelle successive sono sempre più care e l’individuo si trova sempre più schiavo di quelle sostanze. Nessun programma di disintossicazione andrebbe nella direzione di aumentare la quantità di droga somministrata.

Vito Parcher
Chiusa (Bolzano)

 banchieri

commenti

CONFERENZA A FORLI' IL 3 DICEMBRE

Pubblicato su 29 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

annuncio-001.png

commenti

LA LANA NON BASTA PIU', VOGLIONO ANCHE LA PECORA...

Pubblicato su 29 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

NDR: Noi ci siamo e siamo pronti...ora cosa fare per unirsi formando una confederazione di tutti i gruppi e singoli che sono d'accordo rispettando, naturalmente, le proprie autonomie operative e senza perdere la propria fisionomia ? Siamo qui.....attendiamo

Fonte: Per Il Bene Comune – di Fernando Rossi

Molti amici, fulminati sulla via ...del debito, "sparano" rimedi in se plausibili, ma non colgono che la strada x uscire dalla schiavitù della globalizzazione, voluta e gestita dalla grande finanza, non sarà nè rapida, nè indolore (non si dica che l'Islanda lo ha fatto, perchè non è vero ).

Ora i veri "padroni" ( e non solo di quello che siamo soliti chiamare occidente...) muovono guerre, colpi di stato e "sommosse sorosiane" verso i paesi non schiavi, che vogliono assoggettare.

A noi, "già schiavi", va relativamente meglio.

Per appropriarsi di risorse e beni pubblici acquisendo interi apparati produttivi a costo infimo, o per "frustare" chi non sta agli ordini, operano su più piani e scacchiere; finanziano (non lo fa solo Soros..) associazioni e gruppi "di incursori", in cui infiltrano propri agenti, che hanno il compito di disorientare e tenere diviso il popolo, mentre il grosso del loro "esercito finanziario" opera nelle Borse, nelle Agenzie di Rating , e le sue truppe ("denaro virtuale") fluttuano liberamente nel mondo globalizzato, accumulando incredibili quantità di denaro virtuale attraverso manovre speculative (al rialzo quanto al ribasso), nei "cosi detti mercati", impossessandosi di materie prime, di strutture produttive e prodotti intellettuali, agricoli, industriali, di petrolio e di acqua..

Quel denaro virtuale (che loro stessi stampano. o elettronico, che loro stessi "inventano") lo "prestano" agli Stati per consentirgli di pagare i debiti già contratti con loro stessi.

Questi "prestiti" all'inizio sembrano un affare, ma la macchina si mette in moto e, anche grazie alle altre leve politico-finanziarie, che loro controllano, gli stati arrivano a prendere, da loro, prestiti per pagare gli interessi passivi su un debito "pubblico" che nel frattempo continua ad accumularsi, sia attraverso il signoraggio praticato da Banche Centrali ex pubbliche, di cui già si sono appropriati, sia attraverso parlamentari e amministratori pubblici che, con spese inutili e/o dannose, usano le casse pubbliche per arricchirsi e/o per mantenere e accrescere il sistema di potere clientelare dei loro partiti .

Si entra così nella fase in cui la lana della pecora non basta e devi dargli dei pezzi di pecora !!

Quando, stremati, in Italia arrivassimo, come ultima possibilità, a cercare di recuperare la nostra sovranità popolare e nazionale e a voler uscire dalla schiavitù della grande finanza rischieremo di essere soli e ci massacrerebbero ...anche con armi vere.

La brava economista Napoleoni fa una analisi coerente, ma ragiona ancora in termini di "mercato", che invece è oggi un gioco senza regole, o meglio, dove le regole le fanno gli squali della grande finanza; altri "stanno sul pezzo", ma con frasi ad effetto mediatico, per i talk show a cui raramente giungono ....

Permettetemi allora di rilevare che senza progetto politico il "nuovo", che è in tanti modi "in fieri" anche in varie parti del nostro paese, non riuscirà a camminare perchè, dentro questo sistema, le gambe politiche le ha solo la grande finanza.

La rivoluzione o "la rivolta degli schiavi" è una cosa serissima da costruire, e va fatto a livello almeno europeo, loro lo sanno e sono già andati una mossa avanti per evitare che ciò avvenga.

Noi di PBC pensiamo che una "visione di classe" , alla base del Comitato 1° ottobre, e/o il sorosiano 15 ottobre ...siano treni che hanno imbarcato anche persone belle e pulite, ma che viaggino entrambi su binari morti e , per dirla tutta, oggi fin troppo intrecciati.

A nostro avviso, al centro del progetto politico va posto il tema della liberazione dell'Italia dalla schiavitù impostaci dalla grande finanza, unitamente ad un ripensamento di valori e principi, per liberare le migliori energie culturali, sociali e produttive del paese.

Se la Trilaterale (ora presieduta dallo stesso Mario Monti che tutti gli scudieri delle lobby finanziarie salutano come salvatore della "loro" patria), avviando la globalizzazione, ha scritto nei suoi documenti che la democrazia e la sovranità degli Stati sono un ostacolo ad un mondo governato da persone illuminate e grandi banchieri, ....cos'altro ci serve per capire che la democrazia diretta e la sovranità nazionale sono la strada maestra per liberare il nostro popolo e la nostra Patria ?

Noi pensiamo che questo sia il progetto da sviluppare e ci mettiamo al servizio di partiti (non complici del centrodestrasinistra ), movimenti e associazioni, ma soprattutto di compatrioti, che vorranno rompere gli indugi e i fili che li tengono legati al sistema.

Dentro quella minoranza di italiani che si schiera contro le ingiustizie del sistema di potere costruito dalla grande finanza e vuole fare qualcosa per uscire da questa oppressione, permangono diverse e dividenti visioni ideologiche, frutto della vera storia del nostro popolo e dei pensieri filosofici e sociali che l'hanno accompagnata; noi chiediamo a tutti di confrontarsi sulle analisi e sulle proposte, uscendo dalle trincee ideologiche, prendendo atto che senza bypassare queste divisioni ci ritroveremmo sempre nella condizione attuale.

Non chiediamo a nessuno di rinunciare alle proprie idee, chiediamo di anteporre il futuro al passato, di sentirci tutti patrioti e di lavorare insieme per liberare il nostro popolo. In un pese sovrano, in cui il popolo esercita la sua sovranità attraverso la democrazia diretta, è lì che le diverse ideologie passate e future si potranno confrontare e cercare il consenso del nostro popolo.

Noi pensiamo che questo sia l'unico modo per unire le migliori energie del paese e che tale processo di liberazione vada avviato anche negli altri paesi ora sottomessi alla dittatura del capitalismo finanziario, dei suoi governi, dei suoi eserciti, partiti, logge e strumenti mediatici.

trilasoldi.jpg

 

commenti

SVENDERE L'ITALIA IN 30 GIORNI: L'ULTIMO DIKTAT DEI CANNIBALI

Pubblicato su 29 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Un nuovo diktat della Ue impone all’Italia di mettere immediatamente a mercato le residue quote pubbliche nelle grandi società strategiche (Eni, Enel, Finmeccanica etc.). Pena sanzioni economiche. I grandi gruppi capitalistici franco-tedeschi si preparano a fare shopping in Italia. Nella giornata di ieri, c’è stato un incontro che è passato abbastanza inosservato: quello tra il commissario europeo agli affari interni, Michel Barnier, e il presidente del Consiglio, Mario Monti. L’incontro è durato oltre due ore e mezza, ma non si è parlato delle misure anticrisi per l’Italia. La “questione” infatti era un’altra.
Secondo quanto riferisce il commissario, tra le materie all’ordine del giorno c’è una «questione che Monti conosce molto bene», le golden share che lo Stato mantiene nelle grandi imprese privatizzate. In pratica le residue quote azionarie del Ministero del Tesoro sulla grandi società strategiche e che vanno “privatizzate”. Barnier è venuto a dirci che in Europa «tratteranno l’Italia in modo equo come tutti gli altri paesi», ed è stata sua la decisione di citare Roma alla Corte di giustizia Ue per i poteri di veto mantenuti dal Tesoro in Enel, Eni, Telecom Italia, Finmeccanica e Snam Rete Gas. Una nota dell’Ansa informa che ieri la Commissione Europea ha annunciato che la lettera di deferimento sarà inviata tra un mese, secondo gli accordi presi mercoledì tra Monti e il presidente della Commissione, Josè Barroso.
Monti avrebbe concordato con Barroso trenta giorni di tempo per regolarizzare la posizione dell’Italia in cambio della promessa di fare quello che gli esecutivi precedenti non hanno fatto negli ultimi dieci anni: rinunciare alla golden share che impedisce scalate ostili nelle aziende considerate strategiche. Praticamente Monti ha negoziato la resa vendendo quello che c’era rimasto al grande capitale franco-tedesco che non aspetta altro che banchettare e penetrare in Italia come ha fatto per la Grecia. «Del resto, questo è il disegno strategico del capitalismo prussiano, mangiarsi l’Europa e centralizzare il comando finanziario nelle triple A», sostiene la newsletter “Controlacrisi.org”. «Non è detto che ci riusciranno ma ci proveranno. Del resto hanno il fucile in mano, basta semplicemente pensare all’uso politico della Bce nel ricattare i paesi periferici a dismettere il patrimonio pubblico».
Non c’è però solo la Bce, anche Bruxelles dà una mano. L’Unione Europea liberista infatti giudica queste azioni privilegiate incompatibili con il mercato unico e l’Italia è già stata condannata nel marzo 2009 per questo motivo. Un nuovo verdetto negativo comporterebbe automaticamente multe salate. Nel mirino di Barnier è, in particolare, il potere di veto del Tesoro in merito all’acquisizione di titoli delle società oltre la soglia del 5% dei diritti di voto, in merito agli accordi degli azionisti (sempre sopra la quota del 5% dei diritti di voto) e in merito ad alcune decisioni delle imprese su fusioni e scissioni.
La questione delle golden share è particolarmente calda nel momento in cui sul tavolo del governo sembrano esserci nuove privatizzazioni. L’ondata riguarderebbe le municipalizzate, con la progressiva uscita del pubblico dai servizi locali, stavolta senza la scialuppa delle azioni privilegiate. La definitiva cannibalizzazione dell’Italia ad opera dei grandi gruppi capitalisti franco-tedeschi inizierà a breve e non faranno prigionieri. A meno che…….
(Stefano Porcari, “Privatizzazioni: Monti si arrende alla Commissione Europea”, dal blog “Contropiano” del 24 novembre 2011).
 
commenti

Il ritorno della lira può farci uscire dalla crisi economica

Pubblicato su 29 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

L’uscita dall’euro con un rapporto 1 a 1 avrebbe risultati molto positivi per la nostra economia, come dimostrano studi sempre più dettagliati

Fonte: Il Giornale - di Claudio Borghi - 29 novembre 2011, 08:17

E se l’euro finisse durante i botti di Capodanno? E se cominciassimo il 2012 con la nuova lira convertita internamente 1 a 1 con l’euro attuale e libera di fluttuare nei confronti delle altre valute? Vi hanno forse detto che circolano studi sempre più dettagliati sulle conseguenze di un ritorno alla lira e che molte simulazioni prospettano risultati molto positivi per l’economia da tale scelta? Vi hanno detto che la data migliore per realizzare il cambio potrebbe essere proprio quella di Capodanno, con la possibilità di chiudere le banche e congelare le transazioni per alcuni giorni, minimizzando sia le complicazioni contabili (dato che l’anno sarebbe tutto nella stessa valuta) sia i danni per la produzione dato che sarebbe semplicemente una specie di lungo ponte festivo? No, e il fatto che non se ne parli è un mistero, perché niente di tutto questo può essere fatto senza il vostro consenso.

 

Facciamo un passo indietro.
Se vi dicessero che il vostro cuore è malato, che non può andare avanti molto e che le uniche due possibilità di salvezza sono il trapianto o una protesi meccanica, di certo non sprechereste un minuto, vi informereste in fretta, valutereste i pro e i contro delle diverse alternative e soprattutto la fattibilità. Se ad esempio la soluzione preferita fosse il trapianto ma non vi fosse realisticamente alcun donatore, allora sarebbe quanto meno logico prepararsi in fretta per la protesi. In Italia invece la logica sembra fare difetto. Ormai anche i più lenti fra gli economisti si stanno convincendo che la soluzione definitiva della crisi è quella che da tempo andiamo evidenziando e che passa solo da due strade: da una trasformazione della Bce che gli consenta di garantire il debito dell’Eurozona (tutto) se necessario creando moneta (con inevitabile cessione di sovranità degli Stati ad un governo centrale dell’economia), oppure con il ritorno delle valute nazionali. Dato che la soluzione inizialmente più comoda, vale a dire la garanzia Bce, non è scontata e dipende da volontà esterne (Merkel in primis che sembra non ci senta) appare assolutamente stupefacente che il dibattito attorno all’unica delle due vie d’uscita possibili interamente dipendente dalla nostra volontà, il ritorno alla lira, sia nullo. A parte qualche voce isolata e qualche articolo di giornale un po’ folcloristico nessun dibattito serio, nessun partito che esprima un opinione in proposito, nessuna informazione. Nulla di nulla. È da quest’estate, quando c’era tempo e modo per pensare ai problemi veri che proviamo a mettere la questione sul tavolo. Silenzio di tomba. Anche il premiato sito di macinatori di numeri lavoce.info ha liquidato la questione con una paginettina (una) giuridica di Pietro Manzini per dedicarsi invece a comiche disamine quali lo studio dello spread fra i titoli di Stato italiani e quelli spagnoli, roba utile come un cono gelato dato a chi sta annegando. Invece occorre pensarci, da subito, da ieri, perché almeno una cosa dovrebbe essere chiara: non si può pensare che il parlamento in carica (e tanto più il governo dei tecnici) possa assumersi l’impegno di scelte così radicali senza interpellare il popolo, o con un referendum o per via di nuove elezioni dove questi temi siano parte integrante dei programmi elettorali.
Come la pensi Monti lo sappiamo dai suoi scritti, il suo punto di arrivo è l’Europa dei tecnocrati, un superparlamento che assuma anche la guida economica e fiscale lasciando agli stati nazionali (forse) l’autonomia sui colori delle fioriere. Se questo piano piace a tutti bene così, ma se alle forze politiche fosse rimasta un po’ di spina dorsale avrebbero il dovere morale di prepararsi all’alternativa anche perché non è detto che le tattiche dilatorie funzionino ancora, i mercati potrebbero far precipitare la situazione in qualsiasi momento e poi non avremmo più autonomia decisionale.

È bene quindi che la politica informi e si informi e che si apra un dibattito serio sul ritorno alla lira senza posizioni assolutiste (tipica: «sarebbe un disastro», come se il presente fosse il paradiso) mai supportate da uno straccio di ragionamento.
Twitter: @borghi_claudio

una lira

commenti

ASTUZIE DEL CONSUMISMO

Pubblicato su 29 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: Mentereale -Ing. Rodolfo Roselli - intervento su Radio Gamma 5 del 23.11.2011

Il consumismo è un termine per promettere la felicità personale con l’acquisto o il possesso continuo di beni materiali, non su base volontaristica, ma attraverso la subdola coercizione di mezzi visivi, materiali e psicologici.
Non è un fenomeno di oggi, perché già Carlo Marx aveva definito come ”feticismo della merce” il desiderio indotto al possesso anche di beni praticamente inutili. La promozione lecita delle merci prodotte dal lavoro umano, in questo modo, diventa la misura del rapporto sociale, e per contro i rapporti sociali si misurano in funzione del possesso di beni, in questo modo scompare la valutazione della persona per i suoi valori morali, ma solo perché possiede certi valori materiali.

Negli anni sessanta nell’occidente si verificò un processo d’espansione del benessere con un arricchimento generale e un conseguente aumento della domanda di beni, ma il mantenimento di tutto questo era strettamente legato alla crescita della domanda e quindi al consumo.

Un consumo non di necessità, sostenuto da una pubblicità ossessiva, e neppure scoraggiato dalla carenza di denaro, che viene aggirato promovendo l’uso di rate, cambiali, crediti al consumo,carte di credito cioè aumentando l’indebitamento. E di questo fenomeno ha preso consapevolezza anche la fiscalità, che oggi sposta gradualmente la tassazione dai redditi agli scambi commerciali ,per il semplice motivo che si è constatato che il valore degli scambi commerciali, basati sull’indebitamento, supera addirittura le risorse corrispondenti ai redditi.

E così molte persone, anche se non benestanti, acquistano beni che non servono più a soddisfare bisogni precisi e reali, ma il cui possesso li fa sentire al passo con i tempi.

Tutto questo è perfettamente in linea con la volontà del potere di mantenere sotto controllo le masse, in quanto se queste sono indebitate, è molto più facile mantenerle sotto controllo e privarle della libertà di scelta prima, e di pensiero dopo.

E allora, se vogliamo conservare la nostra libertà dobbiamo analizzare molto attentamente cosa significa manipolare, chi manipola, perché lo fa e che mezzi utilizza per farlo e soprattutto domandarsi, in ogni messaggio accattivante, dove si nasconde l’inganno che, quasi sempre esiste.

Ricordiamo sempre che manipolare è trattare una persona,o gruppi di persone, come se fossero un oggetto, al fine di dominarli facilmente per i propri fini. Questa è la tecnica dello svilimento personale, che impedisce alle persone di unirsi per resistere.

Manipola colui che vuole vincerci senza convincerci, o chi tenta di farci accettare ciò che vuole offrire, senza darci valide motivazioni per fare questo. In questo modo non si rispetta la nostra intelligenza e la nostra libertà, anzi si cerca di catturarla per favorire altri propositi.

Un’ automobile presentata in televisione acquista prestigio non perché migliore delle altre, ma perché viene affiancata da una donna bellissima, che non dice una parola, ma in questo modo la figura femminile e le immagini attraenti, avvolte da frasi piene di allusioni ormonali,fanno sì che la scatola di latta rappresentata dal veicolo, acquisisca una luce di prestigio.Si sa benissimo che non venderanno l’auto insieme alla giovane donna, ma facendo leva sul desiderio di sensazioni gratificanti, si cerca di forzare la volontà verso un acquisto irriflessivo perché sei considerato un mero cliente, incapace d’intendere e di volere.

La pubblicità, in questo modo, non è più un utile mezzo informativo per risolvere problemi, ma per promuove un atteggiamento consumistico, dando l’illusione che l’uso di un determinato prodotto è segno di un’elevata posizione sociale e di progresso, e il tuo giusto desiderio di miglioramento sociale si trasforma in una cosa non realizzabile, perché è una semplice finzione.

E’ esattamente la stessa tecnica usata dalle ideologie politiche che producono idee sclerotizzate, che non suscitano adesione per mancanza di condivisione e di forza persuasiva, ma che riescono a convincere solo perché presentate come delle favole travestite di realtà.

Il 26 gennaio 1994, una televisione nazionale trasmise una videocassetta della discesa in campo di un individuo che, astutamente, si presentò non come un candidato esordiente, ma come un capo avente la forza di guidare una nazione. Ma importante non era l’individuo, ma la scenografia che lo accompagnava, alle spalle una libreria finta, tra le mani fogli bianchi di un discorso facendo finta di conoscerlo a memoria, mentre invece lo leggeva su un rullo mobile, la cinepresa con un filtro colore per rendere la scena più calda, la scrivania con gli argenti lucidati, le foto dei familiari stranamente girate verso la cinepresa, per dare una falsa impressione rassicurante di padre di famiglia. E poi un discorso caramelloso fino alla nausea, per offrire ovvietà indiscutibili, un’Italia prospera e serena, moderna, efficiente, un appello a lavorare per i figli (argomento incontestabile e redditizio), insomma una perfetta televendita di un sogno al quale molti italiani giustamente hanno creduto in buona fede per mancanza di alternative, ma anche perché di tutte le cose promesse nulla si era precisato di come e quando farle realmente.

Un esempio luminoso e perfetto di astuzia consumistica che riuscì a vendere il prodotto che non solo poi si rivelò inutile, ma che oggi tutti sanno quanto fosse velenoso.

Abbiamo dunque vissuto come un gruppo sociale sia capace di assumere e d’imporre un suo programma in modo risoluto, e potendolo fare in due modi o con la violenza o con l’astuzia, usando individui che sono astuti professionisti della strategia, ha scelto la seconda via.

E così la manipolazione commerciale vuole convertirci in clienti con il semplice obiettivo di farci acquistare determinati prodotti, mentre la manipolazione ideologica tenta invece di modellare lo spirito delle persone, al fine di acquisire dominio su di esse in modo rapido, schiacciante, massiccio e facile. Le due cose sono assolutamente identiche perché entrambe trasformano una comunità in una massa docile, uniforme, redditizia.

Anche questa è una minaccia alla sovranità individuale, perché si perde la capacità creativa, si perdono i vincoli affettivi, e la massificazione riduce tutti ad un insieme amorfo d’individui.

In questo modo la massa è facilmente dominabile per privarla della propria creatività, della propria capacità di raziocinio, di critica, d’indagine, di dubbio continuo.

Siamo ogni giorno testimoni dei progressi nelle varie tecnologie che permettono la produzione di beni di sempre migliore qualità, durata, sicurezza e costi, ma sembra che tutto questo non sia applicabile a coloro che devono promuovere il consumismo.

E’ evidente che un prodotto migliore, non solo fornisce prestazioni superiori ma dovrebbe avere una durata di vita maggiore. E tutto questo andrebbe a vantaggio dei costi per due ragioni, la prima perché le nuove tecnologie permetterebbero riduzione del costo iniziale, la seconda perché il prodotto avendo una vita maggiore non costringerebbe ad essere sostituito frequentemente e quindi il costo iniziale d’investimento si spalmerebbe su tempi più lunghi. Tutto questo è incontestabile, ma diventa un grave difetto ed è contestato da chi vuol fare quattrini lanciando la moda del consumismo. E allora con ogni astuzia si tenta di svalutare l’immagine di ciò che si è prodotto ieri, per convincere tutti a comperare il prodotto di domani, non importa se ciò che si è comperato sia ancora perfettamente in grado di assolvere la sua funzione. Le parole magiche che dovrebbero convincere tutti sarebbero: “non è più di moda”, “è obsoleto”, “deve essere rottamato”

Altre trovate simili sono, aggiungere ad un prodotto funzioni che raramente siano indispensabili, e alle quali quasi sempre nessuno aveva mai pensato e desiderato ,e farle diventare talmente fondamentali da annullare l’utilità del prodotto precedentemente acquistato.

Ma non basta perché sembra sia molto efficace come strumento di convincimento la cosiddetta “firma sul prodotto”. Un oggetto eguale ad un altro, solo perché firmato, è migliore, e allora la firma si pone su tutto e… volete forse mettere in dubbio il piacere di usare la carta igienica firmata?

Ma tutti questi discutibili tentativi di vendita operano più agendo sulla debolezza psichica del cliente che non sulla efficienza del prodotto e, sebbene abbiano discreto successo, non bastano a soddisfare l’avidità di guadagno del venditore,anche perché in maggioranza la gente non è composta di persone psicolabili, e allora occorre che anche la gente sana, cada nella trappola.

Tutto questo si può realizzare in molti modi, sfruttando al massimo il limite di garanzia obbligatorio di ogni prodotto di uno o due anni. Basta costruire il prodotto in modo tale che duri solo un giorno di più della sua garanzia. Tutto questo è possibile perché ad esempio ogni componente elettronico prodotto, statisticamente è costituito di pezzi di prima, seconda e terza scelta. E’ noto che i componenti di prima scelta vengono usati (e pagati) per prodotti militari, la seconda scelta per i prodotti scientifici e la terza per il pubblico di massa. E quindi il gioco è fatto.

Inoltre, se il prodotto successivamente si guasta ,occorre fare in modo che non sia riparabile se non a costi talmente alti da consigliare di prenderne un altro. Tutto questo significa produrre prodotti scadenti “a tempo” e quindi sfruttare i benefici dei progressi tecnologici alla rovescia.

Nel mercato internazionale sono stati citati casi plateali di vendita di prodotti scadenti dal campo alimentare, a quello dell’abbigliamento e quello dell’ elettronica.

La catena dei magazzini WAL MART ha venduto carne di maiale biologica, che non era tale. La casa produttrice delle scarpe NIKE ha ammesso di aver venduto scarpe scadenti. Sono stati venduti pesticidi usati sulle verdure proibiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ma anche in Italia nell’ambito alimentare non siamo secondi a nessuno. La sfrenata corsa al consumismo tocca ad esempio anche il settore del latte, creando non poche perplessità. Ad esempio per quanto riguarda il latte UHT è difficilmente spiegabile la diversità di prezzo che varia da 0,49 cent./litro a 2 euro litro, cioè ben quattro volte.

Questo prezzo, quando è molto basso viene usato come prodotto “civetta” nelle campagne promozionali, quando è troppo alto si giustifica dal fatto che il prodotto arriva da paesi sconosciuti molto lontani e per questo include il costo dei numerosi trattamenti termici ad alte temperature per consentire il trasporto e mantenimento in stock fin da noi. E questo avviene all’insaputa del consumatore perché l’obbligo d’indicare in etichetta l’origine del latte è previsto solo per il latte fresco e non per il latte UHT.

Quindi non conoscendo la provenienza questo latte può essere non solo venduto sottocosto dalle imprese estere, ma anche manipolato in vari modi, ad esempio può essere aggiunto latte in polvere e addirittura anche quello destinato agli animali e anche avariato, e trattandolo poi con ammoniaca, sale, panna e altre sostanze, come è stato accertato dalle forze dell’ordine per alcune imprese del mantovano, per ottenere un latte UHT a basso costo.

Inoltre corre voce, ma tutto questo deve essere ancora dimostrato, e sarebbe bene che qualcuno lo facesse in modo credibile, che sul latte ancora da distribuire, ma secondo legge scaduto a causa del tempo trascorso, il produttore può effettuare un nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e metterlo sul mercato. E questo processo, può essere effettuato fino a 5 volte. Qui si parla non di latte già messo in vendita, ma da distribuire e quindi prima del consumo.

Sembra che il produttore sia solo obbligato a indicare sulla confezione quante volte è stato effettuato il processo, e in effetti lo indica, ma in modo molto particolare e “riservato”, nel senso che sotto la confezione del tetrapak vi sono dei numerini cioè 12345, il numero che manca indica quante volte il latte è scaduto ed è stato ribollito. Ad esempio se leggete 1, 2, , 4, 5 e manca il tre vuol dire che quel latte che bevete è scaduto e ribollito 3 volte.
Alcuni produttori non solo sostengono che non lo fanno, ma che i numerini indicano cose diverse, cioè una procedura di confezionamento, che tuttavia non si capisce a chi questa indicazione possa essere utile, per quale fine, e perché non è resa chiaramente nota a tutti per evitare legittimi dubbi, anche perché una tale indicazione se collocata su prodotti destinati al pubblico, non solo non può essere una indicazione interna per l’azienda, ma dovrebbe essere un messaggio chiaro proprio per il pubblico che acquista la confezione. Dunque non sarebbe male evitare dubbi con la chiarezza e spiegando il significato di questo strano messaggio a disposizione del pubblico.

Del resto i controlli di routine non vanno oltre l'analisi per accertare se il latte sia stato allungato o meno con l'acqua, quindi nessuna possibilità per rilevare trattamenti strani o peggio l'utilizzo di sostanze poco ortodosse. Ci hanno spiegato che il latte "rigenerato", manco fosse olio per le automobili, non causa particolari problemi se bevuto in modica quantità, e se la quantità non fosse modica provocherebbe al massimo un mal di pancia. Sarà anche vero, ma non credo che nessuno ambisca avere mal di pancia pagati di tasca sua e tuttavia sempre più spesso si sente parlare di "intolleranze alimentari", e il dubbio è che anche questo latte faccia la sua parte.

Nei prodotti elettronici sono usate schede di terza scelta, l’assemblaggio dei pezzi è spesso suggellato in modo che non si possa aprire perché mancano le viti e i bulloni necessari.

I nuovi prodotti hardware e software si tenta in tutti modi di renderli incompatibili con i precedenti, anche dello stesso fornitore, usando connessioni non standard, inserendo la necessità di convertitori, offrendo funzioni aggiuntive inutili che servono per aumentare la complessità del prodotto e quindi con maggiore probabilità di guasto.

I manuali d’istruzione per l’uso sono carenti, poco chiari, volutamente complessi.

Alcuni prodotti venduti per perdere il peso corporeo, si è verificato anche recentemente a Roma, potevano contenere sostanze stupefacenti illegali ,o anche lassativi, diuretici che possono condurre ad una malnutrizione, una mutazione delle cellule con aumento di probabilità di presenza di cellule cancerogene, mentre più semplicemente l’uso di prodotti vegetali naturali avrebbero potuto produrre il medesimo effetto senza rischi.

Non parliamo poi della decantata assistenza ai clienti, che si rivela spesso un’ autentica bugia. Alcune case che producono televisori invitano i clienti, in caso di guasto, di rivolgersi a centri di assistenza locali che, dopo settimane di attesa, spesso non restituiscono l’apparecchio riparato. Se ci si rivolge ad un numero verde, nessuno risponde, stessa cosa se si manda una e-mail sia alle sedi nazionali che internazionali, e il tutto serve a scoraggiare il cliente che per non affrontare lunghe e costose spese legali è costretto a rinunciare e comperare un altro prodotto.

Altra astuzia è quella di rilasciare scontrini dei registratori di cassa scritti su carta chimica, così la scrittura dopo poco scompare completamente, e con essa il termine di garanzia..

Ma la tecnica più odiosa del consumismo è applicata dalla miriade di organizzazioni che quotidianamente,sollecitando i nostri buoni sentimenti, cercano di raccogliere fondi per gli scopi benefici più disparati, ma facendo in modo che nessuno possa poi facilmente verificare di fatto i risultati. Anche perché la maggior parte dei fondi va a beneficio proprio di chi li promuove.

Uno dei casi più recenti e sconcertanti è stato ad esempio quello di Amnesty International che ha erogato una buonuscita di mezzo milione di sterline (circa 600 mila euro) alla segretaria generale di questa organizzazione (Irene Khan) come riportato dal Daily Mail, che si è fatta pagare per gli otto anni passati a dirigere l’organizzazione 132 mila sterline anno, con il patto che la liquidazione sarebbe stata quattro volte tanto. Ma non basta perché anche la sua vice, Kate Gilmore, ha incassato la bellezza di 300 mila sterline (360 mila euro) quando ha lasciato l’organizzazione nel 2009.

Sarei curioso di sapere cosa ne pensano i circa tre milioni di sostenitori che versano denaro nelle casse di Amnesty, astutamente convinti che il loro denaro serva per difendere i diritti umani nel mondo.

Ecco dunque la prova che usando le astuzie consumistiche in qualunque campo, i risultati benefici non vanno mai a vantaggio della gente, ma di individui che sapendole usare bene, catturano per sé tutti i benefici possibili, e tutto alla faccia nostra!

 consumismo.jpg

commenti

VOLETE UNA DITTATURA ILLUMINATA ?

Pubblicato su 28 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: Byoblu

Ok. Abbiamo scherzato. Sapete tutta la storiella del popolo che governa? People have the power, insomma. Reset! Kaput! Buttate i libri di educazione civica. Anzi no... Dimenticavo che da quando l'hanno direttamente abolita non li avete più nemmeno dovuti comprare. A proposito, la storia della costituzionalità o meno del governo Monti è una questione di lana caprina. Esercitatevi voi, io mi annoio. Certo, è evidente che questa è (era) una Repubblica Parlamentare. E' evidente che i ministri non li scegliete voi. Ma è anche evidente che non avete scelto voi manco i parlamentari, così come è evidente che non esistono i governi tecnici, così come è evidente che le regole scritte non possono tenere conto di ogni possibile forma di tortuoso aggiramento, altrimenti il governo Berlusconi non avrebbe potuto tenere in scacco il paese per gli ultimi cinque anni infilando tutta una serie di leggi incostituzionali che prima o poi venivano seccate dalla Corte In-Costituzionale ma che, nel frattempo, valevano come qualsiasi altra legge, garantendo di fatto quella stessa immunità che in teoria non esisteva. Fico vero? Una legge che non può esistere, ma che viene applicata per un anno e mezzo alla volta. Cosa mi dite? Che è costituzionale? Bravi, continuate a guardare il dito, ma usereste meglio il vostro tempo su YouPorn.

E così in Europa (e la Commissione Trilaterale) decidono che devono andare verso una totale unione politica e fiscale. Decidono che Berlusconi non va bene e iniziano a ridergli in faccia. Poi, siccome gli italiani non sono svegli abbastanza da mandarlo a casa da soli, gli svalutano le aziende di famiglia e quello finalmente molla il colpo. L'opinione pubblica? Basta parlargli di spread, credit default swap, btp, bund, collateralized debt obligation e si rifugiano subito in X-Factor, terreno su cui si muovono più agevolmente, lasciando campo libero a "quelli che ne capiscono". Il governo De Bortoli, dopo mesi e mesi di preparativi, vede quindi la luce in meno di 24 ore. Colpo di stato? Modo legale di sostituire una nuova élite al posto dell'armata Brancaleone raffazzonata dalla volontà popolare? Chiamatelo come volete, tanto la sostanza non cambia. Perché è vero che è il presidente della Repubblica a verificare la squadra di governo, ma è anche vero che (facendo finta che il porcellum non esista) i ministri sono proposti e, solitamente, scelti dai partiti e tra i parlamentari. Quello è il senso. Vedere i partiti (soggetto costituzionale fondante nel meccanismo di rappresentanza) annichiliti, farsi da parte di fronte all'avanzata dei tecnici, vuoi per incapacità, vuoi per codardia, vuoi per l'assedio dello spread, è uno spettacolo osceno dal punto di vista democratico. E' la luna, non il dito.

Ma non c'è problema, perché i giornali si affrettano a tranquillizzare tutti: finalmente l'Europa non ride più. Sarà che adesso piangono anche loro, sarà che le risatine erano funzionali ad ottenere un obiettivo poi raggiunto, ma il fatto che non ridano non mi sembra un successo sensazionale. Così come non si può certo definire un successo la prima sortita di Monti nella "Trilaterale" di Sarkozy - Merkel. Ora che abbiamo Monti, però, il lato positivo è che possiamo lasciar fare ai grandi. Hanno da fare e devono fare presto! Christine Lagarde, del Fondo Monetario Internazionale, è soddisfatta per la nomina del collega italiano. Non è dato sapere cosa ne avrebbe pensato Strauss-Kahn perché
l'hanno fatto fuori prima, in America. Per metterci una francese che però è di fatto americana, avendo lavorato e fatto i soldi negli States sin dai tempi in cui era alle dipendenze di William Cohen, coinvolto pesantemente nel Watergate. Che giri, eh? Che poi dentro a queste élite ci sono sempre le stesse facce.

Ma veniamo al dunque, che la stiamo tirando troppo per le lunghe. Se parli di "Bilderberg" e di "Commissione Trilaterale" e dici che questi decidono tutti insieme negli Hotel di Saint Moritz e poi vengono ad attuare i loro piani nei parlamenti, sei un complottista. Se invece alle parole "Bilderberg" e "Commissione Trilaterale" sostituisci la terminologia standard "élite", allora ti puoi chiamare Angelo Panebianco e fare l'editoriale di prima pagina sul Corriere della Sera (che poi è buffo perché parlano di se stessi).

« Si pretende che i Paesi membri dell'Unione Europea siano democrazie, ma si pretende anche che se ne dimentichino tutte le volte che sono in gioco questioni di interesse europeo. Si pensi, ad esempio, alla prostrazione che suscitò in Europa la sentenza con cui la Corte costituzionale tedesca nel 2009 pose nella Legge fondamentale, la Costituzione, e nel principio democratico che essa tutela, il limite alla ingerenza del processo di integrazione europea. O al disprezzo con cui vennero pubblicamente giudicati da diversi capi di governo i poveri elettori irlandesi, rei, nel 2008, di avere votato "no" nel (primo) referendum di ratifica del Trattato di Lisbona. O alla indignazione per il comportamento degli elettori francesi che bocciarono il "trattato costituzionale" nel 2005. O all'insofferenza che hanno sempre suscitato i britannici per il fatto che la loro costituzione (consuetudinaria e, quindi, più cogente di una costituzione scritta) non riconosce altra sovranità se non quella del Parlamento britannico. »

E fino a qui - fatevene una ragione - sembra di sentire parlare Nigel Farage quando, nel suo discorso al Parlamenteo europeo del 16 novembre scorso, ricordava a Van Rompuy e soci come i referendum europei contemplassero solo due opzioni: "" e "Sì, ve ne prego!" (vedi anche l'esclusiva intervista dello scorso sabato rilasciata a Byoblu.com). Ma continua il complottista Panebianco:

« Fino a Maastricht (1992) e oltre, il silenzio/assenso degli elettori garantì mano libera alle élites nella costruzione dell'Europa. Le classi dirigenti si erano abituate a credere che gli elettori, nelle faccende europee, non fossero poi tanto importanti. Pensavano: contano solo le decisioni dei leader, l'intendenza (elettorale) seguirà. Come era sempre avvenuto. Fino alla moneta unica non venne presa in considerazione l'eventualità che le questioni europee potessero "politicizzarsi" entro le singole democrazie, suscitando divisioni e conflitti, e riducendo così drasticamente il margine di manovra delle élites. [Oggi] Si immagina (senza dirlo apertamente) che gli elettori europei concederanno senz'altro il loro permesso. [...] Sembrano due le ragioni per le quali gli elettori europei possono accettare (e lo hanno dimostrato in sessant'anni di integrazione) uno svuotamento lento, graduale, incrementale, del potere di decisione delle loro istituzioni democratiche nazionali ma non una brusca, radicale e plateale accelerazione del processo. »

Ricapitolando, l'idea che le classi dirigenti vogliano fare e disfare, convinte che gli elettori (l'opinione pubblica) seguirà, non è altro che il senso del rapporto "The Crisis of Democracy" della Commissione Trilaterale, quello in cui si dice che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove larga parte della popolazione resta in apnea. E l'idea dello "svuotamente lento, graduale, incrementale del potere di decisione delle istituzioni democratiche nazionali" cos'è, se non la storia dei piccoli pezzetti di sovranità nazionale che se ne vanno, condotti per mano da Mario Monti, come da lui stesso sostenuto? Messa giù così, Panebianco-style, vi piace di più?

« Si impone [..] un cambiamento radicale nell'atteggiamento delle élite europeiste nei confronti della democrazia (nazionale). Non può più essere trattata con sufficienza, come problema residuale. [...] Se si continuerà a pensare che la democrazia non vada presa sul serio, che l'Europa si possa fare senza chiedere il permesso agli elettori, e che i politici preoccupati del consenso elettorale nazionale siano solo degli irresponsabili, alla fine si sfascerà tutto. Non solo l'euro. »

Ecco. Se nei discorsi dei complottisti sostituite al temine "illuminati" il termine "élite", e alle parole "Nuovo Ordine Mondiale" la locuzione "Europa Unita", otterrete un discorso che fila liscio, serio, comprensibile da tutti, che può trovare spazio anche in prima pagina sul Corriere e che sostanzialmente ricalca quello che mi sto chiedendo dall'otto novembre scorso, incessantemente. E mi dispiace se alcuni si risentono perché vorrebbero leggere qualche bel post di calcio, magari sul 4-0 del Milan sul Chievo. Non è colpa mia se ormai è chiaro a tutti, perfino a De Bortoli che vi ha contribuito in prima persona, che la democrazia sta passando di moda e che un governo elitario di pseudo-auto-nominati sta facendosi largo al suo posto come nuova forma di governo. Di larghe intese, per carità.

Del resto, bisogna pur considerare che il 33% degli italiani, pur sapendo leggere, riesce a decifrare soltanto testi elementari e il 71% si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà.
Fanno di tutto per metterci di fronte all'evidenza compiuta, insomma: questa democrazia è proprio un gran stupidata.

Vogliamo metterla in questi termini? Ok, ci sto, ma anche in questo caso mi duole avvertirli che il sottoscritto era più avanti di loro. Era il 3 maggio 2009 quando
invocavo una patente elettorale a punti. Non significava certo togliere il diritto di voto, quanto subordinarlo a un esamino che certifichi che uno sappia perlomeno cosa sta facendo, quando imbraccia una matita copiativa in una cabina elettorale.

Ora, in ogni caso, non serve più. Ora le elezioni andrebbero direttamente abolite. E il referendum potrebbe essere usato un'ultima volta per scegliere la prossima forma di governo. Qualcosa come "Volete una dittatura illuminata?". Risposte possibili, ovviamente: "" e "Sì, ve ne prego!".

Monti

 

commenti
1 2 3 4 5 6 > >>