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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

CAMPAGNA PER IL CONGELAMENTO DEL DEBITO

Pubblicato su 25 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: cnms.it
 
Per questo chiediamo un'immediata sospensione del pagamento di interessi e capitale, con contemporanea creazione di un'autorevole commissione d'inchiesta che faccia luce sulla formazione del debito e sulla legittimità di tutte le sue componenti. Le operazioni che dovessero risultare illegittime, per modalità di decisione o per pagamento di tassi di interesse iniqui, saranno denunciate e ripudiate come già è avvenuto in altri paesi.
La sospensione sarà relativa alla parte di debito posseduto dai grandi investitori istituzionali (banche, assicurazioni e fondi di investimento sia italiani che stranieri) che detengono oltre l’80% del suo valore. I piccoli risparmiatori vanno esclusi per non compromettere la loro sicurezza di vita.
Contemporaneamente va aperto un serio e ampio dibattito pubblico sulle strade da intraprendere per garantire la stabilità finanziaria del paese secondo criteri di equità e giustizia.
Almeno cinque proposte ci sembrano irrinunciabili:
  • riforma fiscale basata su criteri di tassazione marcatamente progressiva;
  • cancellazione dei privilegi fiscali e seria lotta a ogni forma di evasione fiscale;
  • eliminazione degli sprechi e dei privilegi di tutte le caste: politici, alti funzionari, dirigenti di società;
  • riduzione delle spese militari alle sole esigenze di difesa del paese e ritiro da tutte le missioni neocoloniali;
  • abbandono delle grandi opere faraoniche orientando gli investimenti al risanamento dei territori, al potenziamento delle infrastrutture e dell'economia locali, al miglioramento dei servizi sociali col coinvolgimento delle comunità.
Attorno a queste poche, ma concrete rivendicazioni, è importante avviare un dibattito quanto più ampio possibile, partecipando al forum appositamente costituito all'indirizzo www.cnms.it/forum
 
Se poi l'onda crescerà, come speriamo, decideremo tutti insieme come procedere per rafforzarci e ottenere che questa proposta si trasformi in realtà. FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI
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SPECIALE ISLANDA: QUANDO UN POPOLO RESPINGE LA SPECULAZIONE FINANZIARIA

Pubblicato su 25 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: Agenzia Stampa Italia

 

(ASI) L’Islanda, cacciando il Fondo Monetario Internazionale dal suo suolo ha indicato la via di come il popolo e lo Stato possono ritornare protagonisti del proprio destino. Rifiutare di sottomettersi agli interessi stranieri e alla speculazione finanziaria: è l'esempio di un piccolo paese che ha chiaramente indicato che il popolo è sovrano.

Ecco perché: cinque anni di un regime puramente neoliberista hanno fatto dell’Islanda (popolazione di 320.000 persone senza esercito), uno dei paesi più ricchi del mondo (?). Nel 2003 tutte le banche del paese sono state privatizzate, nel tentativo di attirare gli investimenti stranieri, offrendo prestiti on-line, che avendo costi minimi permettevano di offrire tassi di rendimento relativamente alti.

I conti, chiamati "Icesave", attrassero molti piccoli investitori inglesi e olandesi. Però, mentre gli investimenti crescevano, cresceva anche il debito delle banche straniere. Nel 2003 il debito dell'Islanda era pari a 200 volte il suo PIL, ma nel 2007 raggiunse il 900 per cento.

La crisi finanziaria globale del 2008 è stata il colpo di grazia. Le tre principali banche islandesi, Landbanki, Kapthing e Glitnir, andarono in bancarotta e furono nazionalizzate, mentre la corona islandese perse l'85% del suo valore nei confronti dell'euro. Alla fine dell’anno l’Islanda dichiarò bancarotta.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la crisi portò al recupero dei diritti sovrani degli islandesi, attraverso un processo partecipativo di democrazia diretta che alla fine ha portato a una nuova costituzione. Ma solo dopo molta pena.

Geir Haarde, Primo Ministro di un governo di coalizione socialdemocratica, negoziò 2,100 miliardi di dollari in prestiti, ai quali i paesi nordici aggiunsero altri 2,5 miliardi. Tuttavia, la comunità finanziaria internazionale richiedeva all’Islanda di imporre misure drastiche. Il FMI e l'Unione europea volevano prendere in consegna il suo debito, dicendo che era l'unico modo per il paese di pagare il debito ai Paesi Bassi e Regno Unito, che avevano promesso di rimborsare i propri cittadini.

Le proteste e le rivolte continuarono e alla fine dell'anno il governo dovette dimettersi. Le elezioni si anticiparono ad aprile 2009, dando luogo ad una coalizione di sinistra che condannò il sistema economico neoliberista, ma che subito dopo cedette allo stesso che richiedeva che l'Islanda pagasse un totale di 3.500.000 euro. Tutto ciò richiedeva che ogni cittadino islandese pagasse 100 euro al mese per quindici anni, all'interesse del 5,5%, per pagare un debito del settore privato.

La reazione popolare a questa deriva negativa è stata straordinaria. La convinzione che i cittadini devono pagare per gli errori di un monopolio finanziario che imponeva di pagare i debiti privati a tutta una nazione andò in frantumi, la relazione tra i cittadini e le istituzioni politiche subì una trasformazione e, alla fine, ha portato i dirigenti islandesi sullo stesso piano degli elettori.

Naturalmente la comunità internazionale non fece altro che aumentare la pressione sull'Islanda. Regno Unito e Paesi Bassi minacciarono di isolare il paese con terribili rappresaglie. Quando gli islandesi si recarono alle urne, i banchieri stranieri minacciarono di bloccare qualsiasi aiuto dal Fondo Monetario Internazionale. Il governo britannico minacciò di congelare i risparmi islandesi e i conti correnti. Come disse Grímsson: "Ci dissero che se rifiutavamo le condizioni della comunità internazionale, saremmo diventati la Cuba del Nord. Ma se avessimo accettato, saremmo diventati la Haiti del nord "(Quante volte ho scritto che quando i cubani vedono lo stato deplorevole dei loro vicini di casa, Haiti, si considerano fortunati?)

Nel referendum del marzo 2010, il 93% votò contro il rimborso del debito. Il FMI congelò immediatamente i prestiti. Ma la rivoluzione (non trasmessa in TV negli Stati Uniti (e nemmeno in europa n.d.r.)) non si fece intimidire. Con il supporto di una cittadinanza furiosa, il governo avviò indagini civili e penali sui responsabili della crisi finanziaria. L’Interpol emise un mandato di arresto internazionale per l'ex presidente di Kaupthing, Sigurdur Einarsson, e per altri banchieri coinvolti che fuggirono dal paese.

Ma gli islandesi non si fermarono qui: si decise di redigere una nuova costituzione che liberò il paese dallo strapotere della finanza internazionale e dal denaro virtuale. (Quella che era in vigore era stata scritta nel momento in cui l'Islanda ottenne l'indipendenza dalla Danimarca nel 1918, l'unica differenza con la costituzione danese era che la parola "Presidente" fu sostituita da "Re").

Per scrivere la nuova costituzione, il popolo islandese elesse 25 cittadini scelti tra 522 adulti che non appartenevano ad alcun partito politico, ma che erano raccomandati da almeno trenta cittadini. Questo documento non è stato il lavoro di un manipolo di politici, ma è stato scritto su Internet. Le riunioni della Costituente furono trasmesse on-line, i cittadini potevano presentare le loro osservazioni e suggerimenti, aiutando il documento a prendere forma. La Costituzione, che deriva da questo processo di partecipazione democratica, verrà presentata al Parlamento per l'approvazione dopo le prossime elezioni. Alcuni lettori ricorderanno il collasso agrario dell'Islanda del IX secolo che fu illustrato nel libro di Jared Diamond “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere“. Oggigiorno, questo paese si sta riprendendo dal suo collasso finanziario in una forma del tutto contraria ai criteri che generalmente si consideravano inevitabili, come ha ieri confermato il nuovo direttore del FMI, Christine Lagarde, a Fareed Zakaria. Al popolo greco hanno detto che la privatizzazione del settore pubblico è l'unica soluzione. E i cittadini italiani, spagnoli e portoghesi affrontano la stessa minaccia.

Si deve guardare all'Islanda. Rifiutare di sottomettersi ai capitale speculativo che vampirizza le migliori energie delle Nazioni, mette a rischi una vita dignitosa alla gente minandone pure la sovranità delle nazioni. Per cui l'esempio di ciò che è successo nella piccola Islanda è rivoluzionario, una lezione di saggezza e di senso comunitario che riporta il potere decisionale in mano al popolo e non più alle logiche insane del mercato globale.

islanda

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L'EURO E' DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Pubblicato su 17 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: Stampa Libera

 

il 17 agosto il Consiglio Europeo ha risposto a Borghezio

sull’interrogazione della proprietà dell’Euro all’atto dell’emissione.
La risposta è stata che l’EURO è della Banca Centrale Europea.
Ecco il testo : E-006243/2011

Risposta di Olli Rehn a nome della Commissione (16.8.2011)

Sebbene da un punto di vista giuridico il diritto di emettere banconote in euro appartenga sia alla Banca centrale europea (BCE) che alle banche centrali degli Stati membri dell’area dell’euro, ad emetterle fisicamente e a ritirarle dalla circolazione sono, in pratica, solo le banche centrali nazionali. Nel caso delle monete in euro, emittenti di diritto sono gli Stati membri dell’area dell’euro e qualsiasi questione ad esse relativa è coordinata dalla Commissione a livello dell’area dell’euro. Pertanto, al momento dell’emissione le banconote in euro appartengono all’Eurosistema, mentre le monete sono di proprietà degli Stati membri. Una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono state addebitate di conseguenza1. I proventi del signoraggio sono ripartiti tra le banche centrali nazionali e la BCE in base allo schema di sottoscrizione del capitale della BCE per le banconote. I proventi del signoraggio sulle monete vanno agli Stati membri dell’area dell’euro.

1 In base a consuetudini giuridiche precedenti all’adozione dell’euro, in alcuni Stati Membri dell’area dell’euro si ritiene che il titolare possegga unicamente il valore nominale e non le banconote o le monete in sé, che rimangono di dominio pubblico.

Bella presa per i fondelli ne? Noi diamo garanzie su beni reali e loro ci concedono in affitto dei pezzi di carta. (ndr)banchieri

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I CITTADINI DI PUERTA DEL SOL E PIAZZA SYNTAGMA MANIFESTANO LA LORO INDIGNAZIONE ED INVITANO TUTTI GLI INDIGNATI AD INVADERE LE PROPRIE PIAZZE

Pubblicato su 17 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

I cittadini di Puerta del Sol e piazza Syntagma manifestano la loro indignazione ed invitano tutti gli indignati ad invadere le proprie piazze Comunicato unitario Sol-Syntagma Asamblea Sol – Sintagma Συνέλευση Σολ- Συντάγματος Tradotto da Asamblea Sol – Sintagma Συνέλευση Σολ- Συντάγματος Dagli Stati Uniti a Bruxelles, dalla Grecia alla Bolivia, dalla Spagna alla Tunisia la crisi del capitalismo si stà accentuando. Ma ora la soluzione per superare questa crisi ce la vogliono dare proprio i colpevoli che l’hanno creata. Ma qual è la loro soluzione? Pretendono travasare fondi pubblici a enti finanziari privati e far pagare dazio una volta ancora a quei popoli schiacciati da piani di adeguamento che spingono i paesi ancora più a fondo nella crisi. Nell’Unione Europea gli attacchi dei mercati finanziari al debito sovrano (debito pubblico) non sono altro che ricatti ai danni di governi codardi. Come conseguenza assistiamo ad un vero e proprio sequestro dei parlamenti che poi applicheranno misure inique nei confronti della popolazione. Le istituzioni europee, invece di prendere serie decisioni politiche che contrasterebbero questi attacchi, si alleano con loro. È dall’inizio delle crisi che assitiamo al tentativo di trasformare il debito privato in debito pubblico; grandissimo esempio di come vengano socializzate le perdite dopo aver privatizzato in modo scandaloso i guadagni. Gli alti interessi ai quali otteniamo i finanziamenti non sono collegati alla nostra affidabilità creditizia, ma bensì alle manovre speculative che le grandi società finanziare, insieme alle agenzie di rating, realizzano per arricchirsi. I tagli economici sono inoltre accompagnati da restrizioni alle libertà democratiche tra cui: le misure di controllo ed espulsione della popolazione immigrata e le restrizioni alla libera circolazione dei cittadini all’interno della UE. Gli unici che continueranno ad avere le frontiere aperte saranno l’euro ed i capitali speculativi che saranno, come sempre, liberi di circolare. In Spagna la popolazione è vittima di un enorme inganno. Il debito pubblico (60% del PIL) NON È UN PROBLEMA e ciononostante viene usato come scusa per farci credere che una situazione grave giustifica i crescenti attacchi ai nostri diritti ad al nostro patrimonio. Il vero problema è un altro: il debito privato (240% del PIL). Ma in questo caso invece di applicare alle banche i piani di austerity, lo stato concede loro sovvenzioni ed aiuti a spesa dell’erario pubblico. L’aiuto più grande è arrivato con la cessione a prezzo stracciato del sistema bancario delle Casse di Risparmio, di imprese e attività redditizie. E mentre si concedono questi regali si chiudono gli accessi alla Puerta de Sol, fulcro del movimento 15M, calpestando in questo modo diversi diritti fondamentali. In Grecia hanno imposto un Memorandum. Hanno detto alla popolazione che i tagli, la austerity e le nuove tasse son osacrifici che bisogna fare per ridurre il debito e far uscire il paese dalla crisi. Ma realmente ci mentono! Ogni giorno che passa si adottano nuove misure, gli stipendi vengono abbassati, la disoccupazione è alle stelle e i giovani emigrano. In questa situazione il debito non fa altro che crescere perchè i nuovi prestiti vengono destinati al pagamento degli stratosferici interessi che si devono ai creditori. Il deficit della Grecia e degli altri paesi dell’Europa meridionale diventano così il surplus delle banche tedesche e degli altri paesi ricchi del nord. I colpevoli dell’ingigantimento del debito non sono nè gli stipendi nè le pensioni. I veri responsabili sono le grandi agevolazioni fiscali, le sovvenzioni al capitale, l’acquisto esagerato di armamenti militari ed i prodotti farmaceutici. P I cittadini di Puerta del Sol e piazza Syntagma manifestano la loro indignazione ed invitano tutti gli indignati ad invadere le proprie piazze Comunicato unitario Sol-Syntagma Asamblea Sol – Sintagma Συνέλευση Σολ- Συντάγματος Tradotto da Asamblea Sol – Sintagma Συνέλευση Σολ- Συντάγματος Dagli Stati Uniti a Bruxelles, dalla Grecia alla Bolivia, dalla Spagna alla Tunisia la crisi del capitalismo si stà accentuando. Ma ora la soluzione per superare questa crisi ce la vogliono dare proprio i colpevoli che l’hanno creata. Ma qual è la loro soluzione? Pretendono travasare fondi pubblici a enti finanziari privati e far pagare dazio una volta ancora a quei popoli schiacciati da piani di adeguamento che spingono i paesi ancora più a fondo nella crisi. Nell’Unione Europea gli attacchi dei mercati finanziari al debito sovrano (debito pubblico) non sono altro che ricatti ai danni di governi codardi. Come conseguenza assistiamo ad un vero e proprio sequestro dei parlamenti che poi applicheranno misure inique nei confronti della popolazione. Le istituzioni europee, invece di prendere serie decisioni politiche che contrasterebbero questi attacchi, si alleano con loro. È dall’inizio delle crisi che assitiamo al tentativo di trasformare il debito privato in debito pubblico; grandissimo esempio di come vengano socializzate le perdite dopo aver privatizzato in modo scandaloso i guadagni. Gli alti interessi ai quali otteniamo i finanziamenti non sono collegati alla nostra affidabilità creditizia, ma bensì alle manovre speculative che le grandi società finanziare, insieme alle agenzie di rating, realizzano per arricchirsi. I tagli economici sono inoltre accompagnati da restrizioni alle libertà democratiche tra cui: le misure di controllo ed espulsione della popolazione immigrata e le restrizioni alla libera circolazione dei cittadini all’interno della UE. Gli unici che continueranno ad avere le frontiere aperte saranno l’euro ed i capitali speculativi che saranno, come sempre, liberi di circolare. In Spagna la popolazione è vittima di un enorme inganno. Il debito pubblico (60% del PIL) NON È UN PROBLEMA e ciononostante viene usato come scusa per farci credere che una situazione grave giustifica i crescenti attacchi ai nostri diritti ad al nostro patrimonio. Il vero problema è un altro: il debito privato (240% del PIL). Ma in questo caso invece di applicare alle banche i piani di austerity, lo stato concede loro sovvenzioni ed aiuti a spesa dell’erario pubblico. L’aiuto più grande è arrivato con la cessione a prezzo stracciato del sistema bancario delle Casse di Risparmio, di imprese e attività redditizie. E mentre si concedono questi regali si chiudono gli accessi alla Puerta de Sol, fulcro del movimento 15M, calpestando in questo modo diversi diritti fondamentali. In Grecia hanno imposto un Memorandum. Hanno detto alla popolazione che i tagli, la austerity e le nuove tasse son osacrifici che bisogna fare per ridurre il debito e far uscire il paese dalla crisi. Ma realmente ci mentono! Ogni giorno che passa si adottano nuove misure, gli stipendi vengono abbassati, la disoccupazione è alle stelle e i giovani emigrano. In questa situazione il debito non fa altro che crescere perchè i nuovi prestiti vengono destinati al pagamento degli stratosferici interessi che si devono ai creditori. Il deficit della Grecia e degli altri paesi dell’Europa meridionale diventano così il surplus delle banche tedesche e degli altri paesi ricchi del nord. I colpevoli dell’ingigantimento del debito non sono nè gli stipendi nè le pensioni. I veri responsabili sono le grandi agevolazioni fiscali, le sovvenzioni al capitale, l’acquisto esagerato di armamenti militari ed i prodotti farmaceutici. Portano un paese alla bancarotta per poter così applicare nuovi tagli, adottare ulteriori misure devastanti e vendere la terra ed i beni pubblici ad un prezzo ridicolo. Ma noi cosa esigiamo? Esigiamo che si annulli il memorandum e che se ne vadano via! Ci rifiutiamo di essere governati dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Troika. Esigiamo la nazionalizzazione delle banche. Con le misure di salvataggio che si sono applicate, lo Stato ha già pagato una somma superiore al loro valore in Borsa; non si può permettere che continuino con le loro speculazioni. Esigiamo inoltre che si facciano pubbliche le cifre del debito in modo che i cittadini sappiano come sono stati spesi i loro soldi. Esigiamo una ridistribuzione della ricchezza ed un cambiamento della politica fiscale per far sì che paghino i ceti abbienti: i banchieri, i capitalisti e la chiesa. Esigiamo il controllo popolare democratico dell’economia e della produzione. Proprio per queste ragioni le due piazze sono coscienti del fatto che: LE POLITICHE DI ADEGUAMENTO CHE SI STANNO ADOTTANDO NON CI FARANNO USCIRE DALLA CRISI, MA BENSÌ CI SPINGERANNO DENTRO ANCORA PIÙ A FONDO. CI TRASCINERANNO AL LIMITE, SI APLICHERRANO SALVATAGGI PROPRIO ALLE BANCHE CREDITRICI, FATTO CHE CAUSERÁ NUOVI ATTACCHI AI NOSTRI DIRITTI, ALLE NOSTRE ECONOMIE FAMILIARI E AL NOSTRO PATRIMONIO PUBBLICO. Ci calpestano, proprio per questo è necessario INDIGNARSI E RIBELLARSI. È ciò che stiamo facendo sia a Puerta del Sol a Madrid che nella piazza Syntagma di Atene. – Stop alle misure di adeguamento e di salvataggio – No al pagamento di un debito illegittimo. Il debito non è nostro. Non dobbiamo niente, non vendiamo niente, non pagheremo niente. – Esigiamo da subito una democrazia reale e diretta. – A difesa del settore pubblico: stop alle vendite di proprietà e di servizi pubblici. – Per tutto ciò è necessaria l’azione comune di tutti gli indignati in tutte le piazze del mondo! ortano un paese alla bancarotta per poter così applicare nuovi tagli, adottare ulteriori misure devastanti e vendere la terra ed i beni pubblici ad un prezzo ridicolo. Ma noi cosa esigiamo? Esigiamo che si annulli il memorandum e che se ne vadano via! Ci rifiutiamo di essere governati dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Troika. Esigiamo la nazionalizzazione delle banche. Con le misure di salvataggio che si sono applicate, lo Stato ha già pagato una somma superiore al loro valore in Borsa; non si può permettere che continuino con le loro speculazioni. Esigiamo inoltre che si facciano pubbliche le cifre del debito in modo che i cittadini sappiano come sono stati spesi i loro soldi. Esigiamo una ridistribuzione della ricchezza ed un cambiamento della politica fiscale per far sì che paghino i ceti abbienti: i banchieri, i capitalisti e la chiesa. Esigiamo il controllo popolare democratico dell’economia e della produzione. Proprio per queste ragioni le due piazze sono coscienti del fatto che: LE POLITICHE DI ADEGUAMENTO CHE SI STANNO ADOTTANDO NON CI FARANNO USCIRE DALLA CRISI, MA BENSÌ CI SPINGERANNO DENTRO ANCORA PIÙ A FONDO. CI TRASCINERANNO AL LIMITE, SI APLICHERRANO SALVATAGGI PROPRIO ALLE BANCHE CREDITRICI, FATTO CHE CAUSERÁ NUOVI ATTACCHI AI NOSTRI DIRITTI, ALLE NOSTRE ECONOMIE FAMILIARI E AL NOSTRO PATRIMONIO PUBBLICO. Ci calpestano, proprio per questo è necessario INDIGNARSI E RIBELLARSI. È ciò che stiamo facendo sia a Puerta del Sol a Madrid che nella piazza Syntagma di Atene. – Stop alle misure di adeguamento e di salvataggio – No al pagamento di un debito illegittimo. Il debito non è nostro. Non dobbiamo niente, non vendiamo niente, non pagheremo niente. – Esigiamo da subito una democrazia reale e diretta. – A difesa del settore pubblico: stop alle vendite di proprietà e di servizi pubblici. – Per tutto ciò è necessaria l’azione comune di tutti gli indignati in tutte le piazze del mondo!
 
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IL SOLE 24 ORE SDOGANA IL " BRITANNIA"

Pubblicato su 17 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

di Debora Billi - 17/09/2011
Fonte: crisis.blogosfere

La prima volta che mi imbattei nella storia del panfilo reale inglese "Britannia", molti anni fa, era su qualche sito di quelli parecchio deragliati. Si raccontava la vicenda di un misterioso e segretissimo incontro al vertice nel 1993, sul panfilo Britannia appunto, che ancorato al largo del porto di Civitavecchia aveva ospitato Mario Draghi, Azeglio Ciampi e qualche decina di affaristi italiani ed inglesi con lo scopo di spartirsi la torta delle nostre imminenti privatizzazioni e fare bieco commercio delle aziende pubbliche con lo straniero. Tale incredibile storia, affiancata da articoli sui rettiliani e gli Illuminati, suonava ancora più assurda e quindi la riposi nel dimenticatoio.

Col tempo questa vicenda veniva raccontata sempre più spesso, come accade col passare degli anni a certi intrecci davvero scandalosi. Cominciai a sentire odore di una qualche plausibilità, mentre da più parti si bollava di complottista chi vi prestava credito.

A mò di esempio, vi invito a leggere l'articolo pubblicato un paio di anni fa da Giornalettismo. Titola appunto "Il complotto del Britannia", e non pago di deridere i creduloni arriva ad accomunarli addirittura ai nazisti. Era proprio un peccato mortale, divulgare la storia del Britannia.

Ebbene, reggetevi forte: ecco invece l'articolo uscito ieri sul Sole24Ore. Titolo, "Tremonti vara il piano Britannia 2". Si racconta nero su bianco tutta la storia del Britannia, di come Mario Draghi al largo di Civitavecchia

illustrò ai grandi investitori internazionali il processo di privatizzazioni che sarebbe partito di lì a poco. (...) Bisognava accelerare la vendita di un patrimonio gigantesco, allora racchiuso in INA, IRI, ENI, IMI.

smentendo in pieno le tesi di Giornalettismo. Si battezza poi senza giri di parole il nuovo incontro di Tremonti con gli investitori stranieri, "Britannia 2". La stessa cosa fa anche Giannini su Repubblica, che definisce l'incontro sul panfilo "il grande saldo di fine stagione". Tutt'altro che un semplice convegno.

Insomma per quanto incredibile la storia del Britannia era vera, dal principio alla fine. Resta solo da capire come mai, a distanza di venti anni, venga così disinvoltamente sdoganata e se ne parli come di un normalissimo evento di pubblico dominio, al punto da coniare appunto termini come "Britannia 2".

Qualche ipotesi, complottisti?

banchieri

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IN CANTIERE LA STANGATA BIS

Pubblicato su 17 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Fonte: Lettera 43

Oltre la manovra spunta un decreto per crescita e debito.

Dimenticato col voto di fiducia alla Camera di mercoledì 14 settembre il decreto legge con le misure della seconda manovra il governo si è già proiettato al futuro, tra la necessità di rilanciare lo sviluppo, probabilmente con un nuovo decreto legge, e nuove misure di contenimento del debito.
OBIETTIVO CRESCITA. L'obiettivo ispiratore è stato quello di dare impulso alla crescita, ancora troppo debole, ma anche mettere in campo nuove drastiche misure per abbattere il debito-monstre, da oltre 1.900 miliardi di euro, ed essere meno attaccabili dai mercati. Ecco allora che dal cassetto sono rispuntate tutte le questioni lasciate aperte con la manovra, dalle dismissioni alle pensioni di anzianità, dai costi della politica a nuove misure fiscali. Ma sale il pressing anche per modificare l'articolo 8 della manovra, quello che dà la possibilità ai contratti aziendali di derogare a leggi e contratti nazionali, anche su una materia delicatissima come il licenziamento.
TAVOLI APERTI CON LE PARTI SOCIALI. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, intanto già ha annunciato: «Nei prossimi giorni apriremo i tavoli con le parti sociali per assumere al più presto nuovi provvedimenti per lo sviluppo su fronti fondamentali come le grandi rete energetiche e di nuova generazione per le telecomunicazioni, semplificazione e revisione degli strumenti finanziari per le imprese, nuovi strumenti come il contratto di sviluppo per favorire investimenti e occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno».
LE QUESTIONI CENTRALI: CRESCITA E DEBITO. Che già si pensi al dopo-manovra lo ha confermato anche il sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti, sottolineando l'importanza di «due grandi questioni», crescita e debito. «È evidente», ha detto il rappresentante del Tesoro parlando in Aula alla Camera, «che siamo di fronte ad una condizione di difficoltà da parte del nostro Paese di agganciare la ripresa. È un tema che è in agenda e che dovremo affrontare alla luce delle mutazioni dei dati che stiamo vedendo in questi ultimi giorni». L'altra grande questione, «è quella del debito pubblico, con un eventuale ulteriore intervento non modulare, legato a una progressiva riduzione dello stesso su una proiezione di lungo periodo».
DEF ATTESO PER IL 20 SETTEMBRE. Dalla maggioranza Massimo Corsaro, vicepresidente Popolo delle libertà alla Camera, ha parlato della necessità di una manovra da 400 miliardi di euro per portare il debito al 90% del Pil. Un'operazione straordinaria, per la quale servirebbe «un patto bipartisan» per costituire un fondo con vendite di immobili pubblici, patrimoniale, ma anche condono e riforma delle pensioni. Possibile dunque l'arrivo a breve di un decreto sviluppo, che potrebbe essere varato in tempi molto brevi con il Def, il Documento di Economia e Finanza atteso, entro il 20 settembre. Per quanto riguarda la crescita, la ricetta allo studio punterebbe a grandi opere, semplificazioni e aiuti all'internazionalizzazione delle imprese. Poi si prevede che il varo della Legge di Stabilità, quella che una volta si chiamava Finanziaria. Con l'obiettivo dichiarato di stabilizzare i conti rispetto agli impegni europei e teoricamente arrivare a un provvedimento 'snello'. Ma è evidente che, in una situazione come quella attuale, la Legge di Stabilità potrebbe rappresentare il veicolo per sistemare molte questioni aperte, che l'urgenza imposta dai mercati ha impedito di affrontare nella manovra che si appresta a incassare l'ok definitivo il 14 settembre.

Martedì, 13 Settembre 2011

Berlusconi-Tremonti

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UNICA VIA D'USCITA: BANCAROTTA CONTROLLATA E ADDIO EURO

Pubblicato su 16 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Pagheremo perché dobbiamo pagare, però che questo pagamento non sia un pagamento che finisce nel tasche delle banche internazionali: che sia invece un pagamento che finisce nelle tasche degli italiani, che dà la possibilità all’economiaitaliana di riprendersi. Perché così, altrimenti, noi nel giro di 6 mesi, 9 mesi, un anno, sicuramente andremo in bancarotta. E da allora sarà ancora più difficile riprenderci. La manovradi Tremonti in realtà serve a ben poco. Prima di tutto perché è troppo piccola, 45 miliardi di euronon bastano sicuramente a rassicurare i mercati nei confronti di un debito complessivo italiano di 1.800 miliardi di euro. Il che vuole dire che il debito pubblicodell’Italia è maggiore della somma del debito di tutti gli altri paesi Pigs, quindi parliamo del Portogallo, Grecia, Irlanda e Spagna.
In più questa è una manovrache avrà un impatto reale, quindi dal punto di vista proprio delle entrate dello Stato, nel 2013 e nel 2014. Sicuramente troppo lontano. Ricordiamoci che l’anno prossimo l’Italia si deve novamente presentare sul mercato dei capitali e deve contrarre una serie di contratti, quindi deve vendere una serie di Bot a un mercato che questa settimana le ha quasi voltato le spalle. E in più, da luglio fino alla fine dell’anno, abbiamo altri 80 miliardi di euroche dobbiamo racimolare su questo stesso mercato. Questa è una manovrache in un certo senso è stata osannata, proprio perché siamo un po’ alla fine della situazione. Penso che noi dobbiamo prenderci le responsabilità di 50 anni, perché qui non si tratta di 10 anni; qui si tratta di 50 anni di politiche sbagliate ed è giunto il momento di prendersi queste responsabilità.
Qui ci vuole una nuova politica. E quale può essere questa politica? Sicuramente non quella che sta seguendo il governo. Capisco che molti italiani sono preoccupatissimi all’idea di un default, però in realtà questa potrebbe essere la soluzione migliore. Se noi avessimo una classe politica di persone veramente esperte di queste cose, quindi di professionisti, ci avrebbe già pensato e vi spiego perché. L’Italia è molto diversa dalla Grecia. La Grecia prende soldi in prestito per poter sostenere la propria economia, noi invece prendiamo soldi in prestito regolarmente e semplicemente per pagare gli interessi sul debito. Il che vuole dire che un default non avrebbe un impatto sulla crescita economica del paese: noi non dipendiamo dai mercati dei capitali per crescere, noi dipendiamo dai mercati dei capitali per pagare gli interessi.
Un default ordinato, ragionato com’è stato fatto per esempio in Islanda, potrebbe garantire tutti quanti i Bot acquistati dagli italiani. Quindi dividiamo il debito in due parti, che è esattamente quello che hanno fatto gli islandesi: la parte internazionale, sottoscritta dalle bancheinternazionali, viene messa da parte e viene organizzato per questo un pagamento posticipato che può essere una ristrutturazione del debito. Per quanto riguarda invece la parte detenuta dai risparmiatori italiani, proprio per non penalizzare gli italiani che hanno sostenuto lo Stato in tutti questi anni, rimane costante, quindi il governo si impegna a onorare quella parte di debito. Dopodiché si torna alla lira o a qualsiasi moneta vogliamo adottare e si produce una svalutazione della moneta; chiaramente sarà una svalutazione molto, molto grande e questo ridarà automaticamente competitività alla nostra economia.
Dal punto di vista del commercio internazionale non cambierà nulla; anzi, molto probabilmente i nostri importatori, chi importa dall’Italia, sarà ben contento di pagare meno di quanto paga adesso, quindi le esportazioni italiane avranno sicuramente un effetto benefico. Diversa sarà la situazione delle importazioni. Dobbiamo essere disposti a fare dei sacrifici, ma tanto in ogni caso questi sacrifici li dovremo fare lo stesso. L’obiettivo però è fare dei sacrifici per poter riuscire a uscire da questa situazione, non per poter affondare ulteriormente nella situazione debitoria.
Le critiche a questo tipo di politica drastica sono tutte relazionate a un modo di far politica che è ancora tipico dell’Italia: svalutazione selvaggia, attitudini nei confronti dei mercati internazionali anche queste selvagge, etc. Una decisione di questo tipo, quindi un default ragionato, un default preparato, sicuramente porterebbe a un cambiamento della classe politica, perché questa classe politica una politica di questo tipo non la fa. In Islanda è successo esattamente questo: il governo è stato fatto fuori completamente dalla popolazione e una nuova classe politica, gente che non aveva mai fatto politica fino ad allora, è salita al potere e ha organizzato questo tipo di default.
I sacrifici: sicuramente, le conseguenze di brevissimo periodo di una politica di questo tipo saranno tremende. Noi avremo una contrazione del Pil, ci sarà un aumento della povertà, sarà sempre più difficile riuscire ad arrivare una fine del mese. Però questo sarà un periodo limitato, come abbiamo visto addirittura in Argentina dove non c’è stato un default ragionato ma un default improvviso. Nel caso dell’Argentina c’è stata una contrazione del Pil del 20% nel 2002, quindi l’anno dopo del default; dal 2003 in poi l’economiaha ripreso a crescere dal 7,5% e continua a crescere al 7,5%.
(Loretta Napoleoni, “Per un default programmato e l’uscita dall’Euro”, intervento apparso sul blog “Cado in piedi”, ripreso da “Viva Mafarka” e ribadito da “L’Unità” il 12 settembre 2011. Loretta Napoleoni vive a Londra da molti anni, è tra i massimi esperti di economiainternazionale e collabora con Cnn, Bbc, Le Monde, El País, The Guardian, Internazionale e L’Unità).
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VIA DALL'EURO DEI BLUFF

Pubblicato su 16 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

L’IMPOTENZA DEI CITTADINI DELLE DEMOCRAZIE EUROPEE

Fonte: http://www.italianiliberi.it/Edito11/via-dall-euro-dei-bluff.html di Ida Magli
ItalianiLiberi | 12.09.2011

Nella storia che abbiamo alle spalle non abbiamo ancora mai visto i detentori del potere riconoscere un proprio errore e fermarsi sulla strada intrapresa. Le guerre, anche quelle recenti, così capaci di distruzione e morte per i civili inermi nel cuore delle città, sono state portate sempre fino all’estrema rovina. Perfino il bolscevismo sovietico, malgrado l’evidente catastrofico fallimento dei suoi scopi già negli anni 1929-30, ha dovuto attendere la propria naturale dissoluzione prima che i politici ne prendessero atto.
Oggi ci troviamo ancora una volta di fronte al drammatico momento in cui i politici dovrebbero riconoscere di aver sbagliato nel programmare una moneta unica per gli Stati europei e in particolare i politici italiani dovrebbero ammettere il gravissimo errore compiuto nel far entrare a forza (con una tassa particolare: la “tassa per l’Europa”) l’Italia nell’euro. Un errore che dovrebbero riconoscere tutti i partiti, in quanto non c’è stato, a sinistra come a destra, chi si sia opposto (motivo per il quale sono da considerarsi veramente false e inutili in questo momento le proteste del Pd e degli altri partiti di sinistra contro il governo Berlusconi). Invece non lo fanno. Non lo fanno i politici italiani e non lo fanno neanche i politici degli altri paesi dell’Ue. E’ di questi giorni l’affermazione di Angela Merkel: “l’euro non si tocca perché non c’è mai stato nella storia il caso di due paesi con la stessa moneta che si siano fatta la guerra.”

Che cosa ci tocca sentire! Come si può sopportare una tale presunzione, una tale arroganza, una tale presa in giro da parte di politici che approfittano della sottomissione democratica dei popoli per comportarsi come se fossero degli zar, degli imperatori, dei dittatori. Presa in giro, certo. Non c’è mai stato il caso nella storia perché non c’è mai stata una decisione folle, priva di qualsiasi realtà, come quella dell’unificazione europea. E’ stata sempre la conquista, la formazione violenta di un impero, ad obbligare gli Stati conquistati all’uso di una determinata moneta, tanto nell’antichità quanto nel medioevo e nell’età moderna, lasciando semmai in circolazione come seconda moneta quella debole locale. Se non fosse che ci troviamo in una situazione economica così grave da aver rimesso in discussione perfino ciò che sembrava acquisito per sempre, lo statuto dei lavoratori, le parole che pronunciano i politici nei vari consessi europei dovrebbero indurre addirittura al riso. “Mettiamo nella Costituzione il pareggio di bilancio” gridano solennemente. Probabilmente sono loro i primi a ridere visto che scrivere qualcosa nella Costituzione è il sistema migliore per poter fare il contrario. Non c’è forse l’affermazione che la sovranità appartiene al popolo, nella Costituzione italiana? C’è forse scritto che appartiene al signor Trichet o a chi per lui? Non c’è forse l’affermazione che l’Italia ripudia la guerra? Eppure abbiamo fatto la guerra al Kossovo, la guerra alla Libia…
Dunque, l’Europa è un bluff, l’euro è un bluff (Limes dixit). E’ questo il motivo vero, il motivo principale per il quale è così facile buttarlo giù: una moneta senza Stato non può vivere. Chi è infatti che ne garantisce la validità? Diciamolo ancora più chiaramente: che cos’è in concreto la Banca centrale europea? Una istituzione come se non si è mai vista. I grandi Stati europei, Spagna, Francia, Germania, Italia, Austria, Belgio, Olanda, ecc. hanno rinunciato a battere moneta, ossia alla sovranità monetaria, unico diritto che insieme alla difesa del proprio territorio definisce uno Stato, affidandola ad alcuni privati cittadini. Certo, non cittadini qualunque. Appartenenti alla più antica e potente massoneria, Elisabetta d’Inghilterra, Beatrice d’Olanda, qualche Rockfeller, qualche Rothschild e altri simili banchieri, nella loro unica qualità di ricconi azionisti delle banche centrali di diversi Stati europei, sono così diventati anche “azionisti” (partecipanti) della banca centrale dell’Ue (Banca nazionale della Germania 23,4 per cento, Banca della Francia 16, 52 per cento, Banca d’Inghilterra 15, 98 per cento, Banca d’Italia 14, 57 per cento, Banca della Spagna 8, 78 per cento e gli altri a seguire con quote minori), fabbricando l’euro e prestandolo ai singoli Stati. Quale credibilità può avere una moneta che è emessa da privati cittadini a nome di uno Stato che non esiste? L’Ue infatti è semplicemente un’organizzazione internazionale e non può quindi battere moneta. Ma se guardiamo ai commenti che provengono in questi giorni da tutte le parti al problema dell’euro, alla tempesta borsistica che imperversa anche oggi, non troviamo una parola al riguardo. Si accusano i paesi troppo indebitati, come la Grecia e l’Italia, di essere la causa dei propri mali e di quelli dell’Europa, ma non una parola sulla questione della sovranità monetaria e del finto potere dei banchieri sui cittadini dei singoli Stati.
Lo ripetiamo: il vincolo di Maastricht non è valido in quanto non esisteva, e ancor oggi non esiste, lo Stato europeo. Si è trattato, appunto, di un bluff. Così come è un bluff la “cittadinanza”, anch’essa imposta con il trattato di Maastricht e pertanto anch’essa non valida.
Si accenna sempre più spesso all’ipotesi dell’uscita di uno degli Stati indebitati dall’area dell’euro, ma chi ne parla, fra economisti e giornalisti, lo fa in termini scherzosi, quasi per sottolineare quanto sia assurdo e stupido parlarne. Qualche proposta più seria appare, però, anch’essa priva di un orizzonte che vada al di là dell’immediato valore della moneta. Si dice, per esempio, che il ritorno ad una moneta nazionale comporterebbe una perdita di valore, in termini d’inflazione, del 50 o anche 60 per cento. Ma 50 o 60 per cento in rapporto all’euro attuale, ossia senza contare di quanto l’euro si svaluterebbe con l’uscita di uno Stato dalla sua area. Non si vede proprio in questi giorni che perde già molti punti soltanto per l’ipotesi di un fallimento della Grecia? E la riconquista della sovranità monetaria? Non vale nulla? Il non dover pagare gli interessi ai banchieri e il riappropriarsi del signoraggio avrà pure un valore da mettere nel conto dell’attivo. Insomma non si può continuare ad accettare il predominio della mentalità dei banchieri, giocatori di borsa esperti nel perdere i soldi altrui, che hanno già messo all’incanto il Partenone e il Colosseo: per loro non esistono beni che non siano merce. Gli Stati, i Popoli, il loro sangue, il loro territorio, la loro storia, la loro arte, tutto è stato nullificato nell’orrido mercato europeo. Non è un caso se i primi chiamati ad annientarvisi sono proprio la Grecia e l’Italia: sono loro la Storia, sono loro la Civiltà, sono loro l’Arte che ha dato vita all’Europa. Come potrebbero i banchieri non odiarli?

Ida Magli
Roma, 12 settembre 2011

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GIORNATA ANTIBANKS: IL 17 SETTEMBRE TUTTI A MILANO

Pubblicato su 16 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Domani è la giornata mondiale antibanche, che nella sua versione italiana si apposterà in piazza Affari per simbolicamente protestare contro la finanza.

Appuntamento: ore 10 in Piazza Affari

Manifesto:
Noi cittadini riuniti davanti alla borsa di Milano: indignati per la dittatura economica che stiamo vivendo, vogliamo sottolineare che siamo persone pacifiche, che non hanno nessuna intenzione né provocare le forze dell’ordine, né di creare disordini, ma semplicemente fare le nostre richieste:

1) Chiediamo alla Banca Centrale Europea e alla Banca dItalia (che per il 95% è in mano a private società per azioni) di farsi carico del Debito Pubblico, che hanno generato a nostre spese. Non vogliamo che tale debito gravi sulle spalle dei cittadini. I governi di turno, per mantenere i patti con le banche, vengono obbligati ad effettuare tagli sulla spesa pubblica e ad innalzare le imposte. Il Signoraggio Bancario, ossia la truffa generata da questo sistema finanziario, è il male che vogliamo debellare dalla nostra società. 

2) Chiediamo il ripristino della Sovranità Monetaria. Lo Stato deve avere il potere di gestire la propria politca monetaria e di emettere la moneta necessaria al soddisfacimento della spesa pubblica, in modo tale che tutti i beni e servizi utili al benessere della collettività siano garantiti, senza generare nuovo debito. Chiediamo quindi la Nazionalizzazione delle Banche Centrali. Vogliamo che il potere di emettere moneta sia esclusivamente nelle mani del popolo e non in quelle delle banche private. La moneta deve essere di proprietà del portatore.

3) Riteniamo che la politica rappresentativa sia un fallimento, in quanto non è più in grado di rappresentare il volere popolare. In una democrazia è il popolo che deve governare. Chiediamo quindi, che venga dato il giusto potere agli strumenti di democrazia diretta: proposte di legge e referendum. Vogliamo che in parlamento vengano discusse le iniziative popolari. A tal riguardo chiediamo l’introduzione di referendum propositivi e confermativi.

4) Chiediamo che lo Stato come Istituzione garante dei diritti dei cittadini, non subisca direttive da istituzioni sovra-nazionali, non elette democraticamente dalla popolazione (BCE:Banca Centrale Europea, FMI: Fondo Monetario Internazionale, BM: Banca Mondiale, OMC: Organizzazione Mondiale del Commercio, Commissione Europea), nè da altre istituzioni segrete, quali il gruppo Bilderberg o la Commissione Trilaterale .

IN SINTESI chiediamo:
- estinzione del debito pubblico e eliminazione del signoraggio bancario
- sovranità monetaria nelle mani del popolo
- democrazia diretta
- libertà culturale dai poteri economici

Programma:

- ore 11.30 Giulietto Chiesa www.giuliettochiesa.it

- assemblea con tema “controinformazione ed economia”

- assemblea con tema “economia e lavoro precario”

- ore 16.00 Salvatore Tamburro http://www.democraziadirettasovranitamonetaria.it/

- assemblea con tema “economia, mafie e spazi pubblici”

- ore 18.30 Moni Ovadia http://www.moniovadia.it/

- assemblea con tema “cultura ed economia”

Clicca qui per vedere il video incorporato.

FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI

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ARRIVA IL FMI, OVVERO IL BACIO DELLA MORTE

Pubblicato su 15 Settembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

di Debora Billi - 15/09/2011
Fonte: crisis.blogosfere

   
 

 

Quando ieri ho letto un po' ovunque i piagnistei per l'avvento cinese, perché "finiremo nelle mani della Cina", perché "arriva il pericolo giallo", non sono riuscita a spaventarmi. Proprio per nulla. Avevo il sentore che il nostro debito in mano ai cinesi non fosse messo peggio che in mano ai francesi, ai tedeschi, o a chiunque altro, e che ci sono sicuramenti sorti più tristi.

E infatti. Per la prima volta nella storia, l'esercito del Principe delle Tenebre si sta per avventare su un Paese del G8, ovvero il Fondo Monetario Internazionale si candida a correre a salvamento dell'Italia.

 Peggio di così è impossibile. Il prestito del FMI, chiamato da molti analisti internazionali "il Bacio della Morte", è quello che ha segnato le sorti di tantissimi Paesi in via di sviluppo. Qui un articolato paper di un'Università canadese dall'eloquente titolo "Il Bacio della Morte: gli aiuti del FMI nei mercati dei debiti sovrani". Tra l'altro, si afferma:

Il risultato di questo semplice modello suggerisce che la pratica del FMI di offrire prestiti in tempi di crisi finanziaria, può servire a rendere più probabile l'insorgere della crisi.

Anche il premio Nobel Joseph Stiglitz ha scritto ampiamente contro il FMI. Riassume Wikipedia:

I prestiti del F.M.I. in questi paesi (Russia e satelliti) sono serviti a rimborsare i creditori occidentali, anziché aiutare le loro economie. Inoltre il F.M.I. ha appoggiato nei Paesi ex-comunisti coloro che si pronunciavano per una privatizzazione rapida, che in assenza delle istituzioni necessarie ha danneggiato i cittadini e rimpinguato le tasche di politici corrotti e uomini d'affari disonesti.
Stiglitz sottolinea inoltre i legami di molti dirigenti del F.M.I. con i grandi gruppi finanziari americani e il loro atteggiamento arrogante nei confronti degli uomini politici e delle élites del Terzo Mondo, paragonandoli ai colonialisti di fine XIX secolo convinti che la loro dominazione fosse l'unica opportunità di progresso per i popoli "selvaggi".

Non siamo gli unici a temere l'arrivo di questi uccellacci. Un articoletto del Telegraph di giugno scorso, "Gli avvoltoio del FMI volano in circolo sulla carcassa del Regno Unito" così commentava:

L'FMI è contento di veder crollare le economie così, come per la Grecia, può "aiutarle" con prestiti che vengono ripagati con devastanti rate di interessi e stimoli alla privatizzazione di tutto ciò che si ha di più caro.

Qualcuno invece ha il coraggio di dire no. Si tratta dell'Islanda, che da due giorni è fuori dal Fondo Monetario Internazionale. Qui l'unica notizia in italiano, nessun altro giornale né sito ha ritenuto di riportarla.

L'arrivo del FMI in Islanda fu accolto in maniera estremamente fredda da gran parte della popolazione, convinta che il Fmi avrebbe affogato la nazione in uno stato di permanente debito, come ormai troppi paesi hanno già sperimentato in passato. La partenza dei funzionari del Fmi è stata quindi vista con soddisfazione da gran parte dei cittadini.

E noi invece ne festeggiamo l'arrivo. Eppure dovremmo sapere cosa prevede in cambio un prestito del FMI: l'attuazione di determinate politiche economiche, che prevedono la distruzione del welfare, la riduzione degli stipendi, il licenziamento di vaste parti del settore pubblico, riforme delle pensioni, tasse e privatizzazioni. Soprattutto queste ultime. Il risultato è che regolarmente la situazione peggiora: con la svendita delle imprese pubbliche ai privati, si smette di incamerare introiti; con le tasse e i licenziamenti, si annienta il potere d'acquisto delle famiglie; come risultato della caduta della domanda, le imprese private falliscono e licenziano altra gente. Tale disastro constringe lo Stato a chiedere altri prestiti al FMI, in una spirale che trascina sempre più in fondo.

Non oso pensare che mostro verrà fuori dagli intrallazzi di questo governo con il FMI. Ma non riesco neppure a figurarmi un altro ipotetico governo italiano che abbia il fegato di dire di no.Bacio-della-morte.jpg

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