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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il calcolato snobismo del FMI verso l’Europa

Pubblicato su 2 Luglio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA, ECONOMIA

Patrick L. Young per rt.com

Il FMI che si allontana dalla Grecia mentre continua a sostenere l’Ucraina sull’orlo della bancarotta sottolinea il drammatico collasso del potere dell’Unione Europea.
Probabilmente perché esce meglio dalla punta della lingua. La frase “faccia da poker”, intendo. Le nuotatrici sincronizzate sono sicuramente i maggiori esponenti dell’arte del non far mai trasparire il minimo tic facciale. Hanno la capacità di fare dei sorrisi cangianti senza apparenti sforzi mentre emergono dalla piscina clorata. E’ in questo modo che il FMI ha un notevole vantaggio nello stressante mondo dei negoziati sul debito. La morbida eleganza di Christine Lagarde, ex nuotatrice sincronizzata, presiede una banca di sviluppo il cui esecutivo ribolle di frustrazione nei confronti di una ambigua politica nel passato.
Il capo economista del FMI, francese di nascita, Olivier Blanchard, ha rilevato la frustrazione da entrambi i lati della crisi della Grecia, e subito dopo ha annunciato il suo pensionamento. Il FMI ha un grattacapo, ossia l’eredità del precedente boss francese, Dominique Strauss Kahn. DSK era il socialista “champagne” che distingueva a fatica una donna nuda, e infatti ha avuto difficoltà con le autorità statunitensi per un eccesso legato al servizio in camera. Mentre si lasciava andare alle sue abitudini libertine, DSK aveva piegato il FMI alle sue regole in modo da salvare la Grecia nel 2010, salvataggio poi ripetuto nel 2012 (sotto Lagarde). Il FMI ipoteticamente non dovrebbe prestare denaro a nazioni con un debito insostenibile.
Tuttavia, per il veterano eurofilo Strauss-Kahn, il deciso imperativo di salvataggio della Grecia ha avuto poco o nulla a che fare con la situzione dei Greci. Piuttosto, come la maggior parte dei socialisti eurofili, la sua associazione alla classe operaia gli dà il diritto di dir loro cosa devono fare.
DSK era talmente preso dal salvataggio del sogno dell’eurozona, che non ha realizzato che il dirottamento di significative risorse per salvare l’euro non sarebbe bastato nella realtà economica contemporanea.
Alla fine, un po’ di buon senso ha prevalso con il rifiuto del FMI di prestare altri soldi alla Grecia, sapendo che la Repubblica Ellenica non sarebbe poi stata in grado di ripagare questi debiti.
Nel frattempo, l’UE sta agonizzando come un orso ferito; l’improvviso ritorno ad un pragmatismo da uomo d’affari è stato accolto con forte disdegno da Bruxelles. Il FMI è stato rimproverato di non avere capito che l’UE deve essere finanziata per i suoi progetti politici. Tuttavia l’euro non è una favola con un lieto fine all’orizzonte. C’era una volta la tesi, ventilata da socialisti incompetenti come Tony Blair alla fine degli anni ’90, che la prosperità dell’eurozona sarebbe stato il mantra. La realtà ha dimostrato che era pura follia, ben al di là della tragedia greca.
Inoltre, il FMI ha rigirato il coltello nella piaga della UE. La Grecia non è più in posizione da ricevere credito, ma il FMI si impegna a sostenere l’Ucraina. Con il 95 % di rapporto debito/PIL, l’Ucraina è solo alla metà della situazione disperata della Grecia, ed è grosso modo indebitata quanto il Regno Unito o gli USA. Tuttavia, i due “cugini” trans-atlantici hanno delle economie funzionanti mentre l’oligarchia ucraina sta lottando dai tempi dalla caduta del comunismo per costruire un’economia moderna e libera. E’ per questo che l’Ucraina ha stagnato mentre la vicina Polonia è cresciuta, passando da una dimensione equivalente a quella dell’Ucraina ai tempi della fine del Patto di Varsavia, per arrivare a quattro volte tanto entro la fine del 2015. Non sempre il governo polacco è stato particolarmente efficace dal punto di vista economico, mentre quello ucraino è stato un costante disastro.
Tuttavia, nonostante l’Ucraina sfrecci verso il fallimento, il FMI rimane disposto a concedere loro prestiti. Ci potrebbe essere dietro un’influenza americana attraverso il suo 17% di controllo del FMI. Allo stesso tempo, l’Ucraina ha il vantaggio di essere in una situazione talmente disastrata che qualche medicina strutturale del FMI potrebbe portare a dei miglioramenti tangibili. Un settore pubblico meglio organizzato, un quadro giuridico equo ed a garanzia della proprietà privata, e un commercio di base potrebbero portare a grandi progressi per l’Ucraina. Un’Ucraina sottosviluppata contrasta fortemente con una Grecia che protegge gelosamente dal dopoguerra uno status quo disfunzionale, che vorrebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, nonostante l’albero magico dei soldi di Atene abbia perso la capacità di generare flussi di cassa.
Il FMI che decide di continuare a finanziare l’Ucraina mostra nel buio le sfumature di un’eccessiva influenza americana ma, allo stesso tempo, la banca di prestiti internazionale di Washington sta dimostrando un pragmatismo che trasmette un’agghiacciante messaggio a Bruxelles. Anche se alla guida della banca per lo sviluppo c’è ancora un politico europeo e filoeuropeo, in realtà il FMI ha guardato ben oltre lo scarso e banale percorso europeo. E’ vero, come è sempre scritto nei termini e nelle condizioni di ogni investimento, che le prestazioni passate non sono indicative dei risultati futuri. Comunque, con l’Europa che ha null’altro da mostrare che un continuo declino durante l’ultima decade, il FMI sta in questo momento smettendo di cavalcare all’amazzone di fianco alla distante e incompetente delusione di Bruxelles.

Traduzione a cura di T. De Pace

Tratto da:https://byebyeunclesam.wordpress.com

Il calcolato snobismo del FMI verso l’Europa
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