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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IMMIGRATI AFRICANI E EMIGRATI ITALIANI: ECCO PERCHE' IL PARAGONE NON REGGE

Pubblicato su 22 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Il parallelismo fra l’emigrazione italiana di Otto e Novecento e le recenti ondate immigratorie che vedono, al contrario, l’Italia fra i paesi di arrivo e non più fra quelli di partenza è un vero e proprio must della retorica immigrazionista.

 

Su questo paragone si è incentrata una recente presa di posizione polemica di Gianni Morandia cui ha risposto su queste colonne Enrico Ruggeri. Qualche mese fa era stato l’attore militante Elio Germano a tornare sull’argomento, recitando a dei giovani rom una fantomatica descrizione dell’emigrazione italiana fatta dall’ispettorato per l’immigrazione del Congresso statunitense nel 1919. Il senso dell’operazione era ovvio: un tempo gli americani dicevano degli italiani quello che gli italiani dicono oggi dei rom (peccato che quel testo sia con ogni probabilità una bufala).

Della stessa strategia retorica fanno parte anche saggi come L’Orda: quando gli albanesi eravamo noi di Gian Antonio Stella (Rizzoli). In buona sostanza il ragionamento è: dobbiamo accogliere i migranti perché un tempo anche noi fummo migranti e anche noi fummo accolti.

Come questa banalità retorica possa essere ritenuta un argomento inoppugnabile non è dato sapere. Se si esclude l’argomento puramente morale (arbitrario e inafferrabile come ogni argomento morale), il fatto che l’Italia abbia una lunga storia di emigrazione dovrebbe al contrario dimostrare quanto non sia un paese… di immigrazione. Se per ragioni economiche, geografiche, demografiche questa nazione ha sempre dato, significa che non è fatta per ricevere. Non si capisce cosa, in questo ragionamento elementare, non risulti chiaro.

Né è chiaro come i fan delle frontiere spalancate e dei controlli zero possano citare come esempio i flussi verso un Paese come gli Usa, che pur avendo nell’immigrazione la sua stessa ragion d’essere, all’arrivo dei barconi di immigrati attuava a Ellis Island una selezione rigorosissima in cui si valutavano le condizioni fisiche ed economiche dei nuovi arrivati, nonché le loro idee politiche, riservandosi il diritto di rispedire a casa chi non superasse i test.

Ma entriamo nel dettaglio osservando i numeri.

Tra il 1860 e l’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, in poco più di 100 anni dall’Unità d’Italia, sono partiti per altre nazioni d’Europa, d’America e del nord Africa tanti uomini e donne quanti ne contava inizialmente il Regno d’Italia, 23 milioni.

Se inizialmente e in particolare tra il 1876 e il 1900 l’emigrazione interessò prevalentemente le regioni settentrionali – il 47% da Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte – nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali, con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia.

Possono anche distinguersi due grandi periodi migratori: per oltre 50 anni e fino agli anni ’30, le mete prevalenti si collocavano nelle Americhe, settentrionale e meridionale, mentre dagli anni ’50 e per una ventina d’anni i connazionali emigravano in preferenza verso destinazioni europee.

I flussi verso l’America latina – Argentina, Brasile e Uruguay in testa – furono imponenti e nell’ordine dei molti milioni di persone, tanto che le attuali popolazioni di quei paesi discendono da antenati italiani con percentuali a doppia cifra, e motivate in massima parte dalle amplissime disponibilità di terreni colonizzabili e coltivabili, particolarmente attraenti per un popolo a vocazione ancora prevalentemente agricola. Tanto fortemente motivate, quindi, quanto poco interessanti ai fini di una comparazione con i correnti flussi in ingresso in Italia (dove grandi spazi e terre in cui insediarsi certo non ce ne sono più).

Figura_2 -Emigrazione Italiana in Usa

Flussi migratori Italiani negli Stati Uniti: contesto demografico (alto), territoriale (medio) ed economico (basso)

Molto più interessante è l’analisi retrospettiva dei flussi migratori dall’Italia verso paesi territorialmente già sfruttati e a forte vocazione industriale, per questo si è scelto di considerare le leggendarie emigrazioni verso gli Stati Uniti e quelle numericamente meno imponenti ma sempre molto consistenti verso la Germania.

Le relative analisi si sono basate sulle serie storiche demografiche ed economiche fornite dall’Università di Groningen, in Olanda, e delle serie storiche dei flussi di emigrazione dall’Italia rese disponibili dall’Istat.

Nel primo caso – gli Usa – possono distinguersi due grandi fasi: la prima, dal 1897 al 1914, nel corso della quale emigrarono circa tre milioni seicentomila persone, e la seconda, dal 1919 al 1929, che vide la partenza di circa 900 mila Italiani.

Ambo le fasi si inquadrarono in contesti demografici fortemente espansivi, in cui la popolazione residente aumentava al ritmo di circa 25 milioni di unità ogni 20 anni secondo una tendenza già consolidata nei decenni precedenti all’inizio delle fasi immigratorie, evidentemente in grado di assorbire senza sconvolgimenti l’afflusso degli immigrati italiani.

Inoltre, gli Stati Uniti erano caratterizzati, nel corso degli afflussi di Italiani, da densità abitative ridottissime, comprese tra 8 e 13 abitanti per km quadrato, offrendo enormi superfici sia per gli insediamenti che per le coltivazioni.

Sul piano economico, il Pil pro-capite, rappresentativo della diffusione della ricchezza, era stabilmente in aumento fin da molto tempo prima e soprattutto dagli anni immediatamente precedenti le fasi immigratorie o coincidenti con l’inizio delle stesse. Complessivamente, il Pil pro-capite, a moneta costante (dollari 1990), quasi raddoppiava tra il 1897 e il 1929, periodo che include ambo le fasi dell’emigrazione italiana verso gli Usa.

Figura_3 -Emigrazione Italiana in Germania

Flussi migratori Italiani in Germania: contesto demografico (alto), territoriale (medio) ed economico (basso)

Nel secondo caso – la Germania – possono nuovamente distinguersi due fasi prevalenti: la prima, dal 1900 al 1914, nel corso della quale emigrarono circa 960 mila persone, e la seconda, molto più tardi, dal 1959 al 1972, che vide la partenza di circa 930 mila Italiani.

Ambo le fasi, e in maggior misura la prima, si inquadrarono in contesti demografici fortemente espansivi, in cui la popolazione residente aumentava al ritmo di quasi un milione di unità all’anno (prima fase) e di oltre mezzo milione all’anno (seconda fase), secondo tendenze consolidate già negli anni o decenni precedenti all’inizio delle fasi immigratorie, e di nuovo in grado di assorbire senza sconvolgimenti l’afflusso degli immigrati italiani.

Sul piano economico, il Pil pro-capite, rappresentativo della diffusione della ricchezza, era stabilmente in aumento fin da molto tempo prima rispetto alle fasi immigratorie, tanto che lo stesso Pil pro-capite, a moneta costante (dollari 1990), aumentava del 30% tra il 1900 e il 1914, e di ben il 60% tra il 1959 e il 1972.

Dal punto di cista territoriale, mentre nella prima fase dell’immigrazione italiana, all’inizio del secolo, la densità abitativa in Germania era ancora limitata, compresa tra 150 e 180 abitanti per km quadrato, negli anni ’60 del secolo scorso questa era aumentata, collocandosi tra 200 e 220 abitanti per km quadrato, anche in ragione della sopravvenuta suddivisione del paese tra Germania Ovest e Germania Est.

Per tutto quanto illustrato, è lecito concludere che l’emigrazione Italiana sia verso gli Usa sia verso la Germania abbia contribuito significativamente alla ricchezza complessiva e specifica delle popolazioni locali, sia per le favorevoli congiunture espansive, sia grazie alle capacità, competenze e intelligenze dei nostri emigranti.

Figura_4 -Immigrazione in Italia

Flussi di immigrati stranieri in Italia: contesto demografico (alto), territoriale (medio) ed economico (basso)

Passando alla situazione dei recenti flussi migratori verso l’Italia, sia le basi dati demografiche ed economiche, sia i dati sui flussi di immigrazione straniera sono quelle fornite dall’Ocse, con il Pil pro-capite calcolato sulla base del valore del dollaro al 2005.

L’immigrazione straniera in Italia si è sviluppata in massima parte dal 1998, accelerando dal 2003 e con un picco tra il 2007 e il 2008, declinando successivamente ma mantenendosi sempre intorno ai livelli del 2003-2006, con il dato del 2014 che potrebbe segnare un nuovo aumento (il condizionale è d’obbligo non essendo ancora disponibili i dati definitivi).

Complessivamente, sono affluiti in Italia almeno cinque milioni e mezzo di stranieri in 17 anni, dato da ritenersi al ribasso in considerazione delle quote di immigrazione irregolare e difficilmente censibili.

La corrente fase di immigrazione si è inquadrata all’inizio in un contesto demografico completamente stagnantein cui, a fronte di una dinamica naturale già negativa dal 1992, i primi flussi di immigrati, prevalentemente dall’Albania e dal nord-Africa, consentivano un marginale incremento della la popolazione residente. È invece proprio dal 2003, con l’enorme incremento del flusso entrante, che la dinamica demografica subisce una fortissima accelerazione, dovuta interamente agli stranieri.

Figura_5-Italia+Germania-fisiche

Geografia fisica dell’Italia (sx) e della Germania (dx)

Inoltre, i correnti flussi migratori verso l’Italia si sono inseriti, alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, in una densità abitativa intorno a 190 unità per km quadrato che, sebbene leggermente inferiore a quella tedesca di 30 anni prima, si traduceva comunque in una relativa saturazione di un territorio geograficamente e orograficamente molto più complesso rispetto a quello dei vicini d’oltralpe, come evidente nelle mappe a lato, nonché estremamente più vulnerabile sul piano idrogeologico e sismico. L’incremento demografico successivo, conseguenza dei flussi immigratori, ha poi determinato un aumento consistente della densità di popolazione, oggi intorno a 205 abitanti per km quadrato.

Una situazione, quindi, completamente diversa da quella caratterizzante le emigrazioni italiane negli Stati Uniti e in Germania, e tale da modificare profondamente la stessa base etnica della popolazione locale, nonché da suscitare preoccupazioni per la stessa disponibilità di territorio e la sicurezza degli insediamenti.

La dinamica della ricchezza è un po’ più complessa: se il Pil pro-capite cresceva ancora nel 1998 e fino al 2001, sebbene a una velocità molto inferiore rispetto agli anni ’80 del secolo scorso, già dall’anno successivo questo dava i primi segnali di cedimento, tanto che l’aumento complessivo registrato dal 2002 al 2007 era del tutto marginale e seguito da un crollo del 12% dal 2008 al 2014, quando si riportava ai livelli del 1996.

Una dinamica, quella sopra esposta, che si differenzia drammaticamente rispetto ai primcipali competitori europei: come si è già ampiamente illustrato su queste colonne, dal 2007, a fronte di una crescita significativa per la Germania e un recupero pressoché completo per la Francia, la ricchezza pro-capite in Italia è crollata da quasi 30 mila dollari a poco più di 26 mila. Tanto che l’analisi a suo tempo effettuata consentiva di stimare che, in assenza dei flussi di immigrati stranieri, il Pil pro-capite nell’anno 2014 sarebbe stato superiore di circa 2500 dollari, cioè circa 2000 euro, rispetto a quanto osservato.

Per concludere, appare evidente che l’immigrazione in Italia, lungi dal portare alcuno dei benefici che invece hanno caratterizzato l’emigrazione degli Italiani all’estero, è stata subita o pianificata da una classe politica scellerata e come minimo completamente ignorante delle dinamiche migratorie del passato.

Adriano Scianca

Francesco Meneguzzo

Tratto da: http://www.ilprimatonazionale.it

IMMIGRATI AFRICANI E EMIGRATI ITALIANI: ECCO PERCHE' IL PARAGONE NON REGGE
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Luigi Maria Ventola 05/22/2015 15:41

Gli organizzatori criminali di questa invasione, stannno per raggiungere il loro scopo che è quello di distruggere gli stati e, particolarmente il nostro, secondo il famigerato piano del criminale Kalergi. Da noi il piano è in fase avanzata grazie al fatto che nei posti di comando, le cosiddette elite sono riuscite a piazzare i loro burattini e grazie anche al fatto che una gran parte del popolo italiota versa in un'ignoranza atavica.