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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Gb e referendum Ue, Rinaldi: “Loro sì che fanno i propri interessi. Non è più conveniente..."

Pubblicato su 16 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Di: Lucia Bigozzi
“L’Inghilterra farà il referendum sull’uscita o meno dall’Ue, perché fa i propri interessi e consulta i cittadini sulle scelte strategiche, non come avviene in Italia”. Non ha dubbi Antonio Maria Rinaldi,professore straordinario di Economia Politica che nell’intervista a Intelligonews affronta anche l’altro caso di giornata: la Grecia che chiede di rinviare i rimborsi alla Bce. 
 
Oggi il governatore della Banca d’Inghilterra raccogliendo le istanze delle imprese britanniche chiede che il referendum sulla permanenza di Londra in Europa si faccia prima possibile. Che segnale è? Lei da economista come lo legge?
 
«Sulla nota odierna della Bank of England (Boe), occorre precisare che la richiesta di anticipare, ovvero sottoporre al più presto il popolo inglese al referendum sulla permanenza o meno nell’Unione europea, è tesa a non creare situazioni di incertezza. Della serie: o dentro o fuori ma che si sappia nel minor tempo possibile, altrimenti questa situazione potrebbe essere, in qualsiasi direzione, dannosa per l’economia inglese. Tra l’altro, va ricordato che l’Inghilterra ha mantenuto la propria sovranità, cioè non ha adottato l’euro e un eventuale referendum sarebbe solo sul se continuare a rimanere o meno nell’Ue. D’altronde la stessa Inghilterra che negli anni ’90 si avvalse della ‘opting out’ e la esercitò insieme alla Danimarca per non entrare nella moneta unica ha sempre - e non a torto – considerato la sua partecipazione all’Ue con i criteri della convenienza. Evidentemente il governo inglese ha costatato che stanno venendo meno questi margini di convenienza, in quanto i sempre più stringenti i vincoli dettati dalla governance europea non sono più ritenuti compatibili con gli interessi nazionali»
 
E’ ancora presto per dirlo ma si può già ipotizzare che tipo di contraccolpi potrebbe avere un’eventuale uscita dell’Inghilterra dall’Ue?
 
«Anzitutto è una più che legittima richiesta, in quanto è espressamente indicato dall’articolo 51 del Trattato di Lisbona che prevede il recesso dall’Unione europea. I contraccolpi sarebbero sicuramente sul piano della credibilità dal momento che per la prima volta si dimostrerebbe che la partecipazione è reversibile e che alcune nazioni iniziano correttamente a valutare la non più convenienza dell’adesione all’Unione. Per quanto riguarda l’Inghilterra, valuta se restare o meno nell’Ue perché fa i propri interessi».
 
Un’ipotesi del genere potrebbe provocare un effetto domino?
 
«Certamente è possibile che possa rappresentare un precedente che apre la strada anche ad altre decisioni in tal senso, ivi comprese quelle di Stati-membri che adottano la moneta unica. La conseguenza è la perdita di credibilità del disegno europeo. D’altronde, è ormai palese che l’originario disegno dell’Ue è stato completamente stravolto da un’aggregazione monetaria che nulla ha a che vedere con le iniziali premesse»
 
Cameron addirittura vuole anticipare di un anno il referendum. L’Europa deve preoccuparsi?
 
«Ha ragione perché dice: se lo dobbiamo fare facciamolo subito per non restare in mezzo al guado ed essendo quella inglese una democrazia radicata nei secoli, possono permettersi di chiedere ai cittadini la loro opinione, al contrario di altri Paesi a cominciare dall’Italia in cui i politici hanno avuto la presunzione di credere che gli italiani non fossero in grado di fare scelte opportune»
 
Da Londra ad Atene. La richiesta del ministro Varoufakis che chiede il rinvio dei rimborsi alla Bce cosa significa sul piano economico-finanziario e in termini pratici?
 
«La situazione in Grecia è palesemente chiara: è un Paese in agonia ma gli unici che non se ne vogliono rendere conto sono le istituzioni europee. La Grecia è ridotta in uno stato in cui attualmente non è in grado di poter soddisfare le richieste finanziarie dei propri creditori. Pertanto, è logico che il ministro delle Finanze greco non sia nelle condizioni di poter pagare; ovvero di fronte al dilemma se onorare gli impegni con i creditori oppure dare un filo di ossigeno al proprio Paese, preferisca senza esitazioni la seconda opzione».
 
Tratto da:http://www.intelligonews.it
Gb e referendum Ue, Rinaldi: “Loro sì che fanno i propri interessi. Non è più conveniente..."
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