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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

“È vietato rassegnarsi, il mondo si può cambiare”

Pubblicato su 5 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Partendo dal mito della caverna di Platone, Diego Fusaro invita con Il domani è nostro a credere in un futuro migliore.

 

CLAUDIO GALLO

Bisognerebbe smettere di chiamare Diego Fusaro
«giovane filosofo», nonostante abbia soltanto
31 anni. Dopotutto ha ormai diversi libri di successo alle
spalle, come il bestseller filosofico Bentornato Marx
! e Il futuro è nostro, appena uscito da Bompiani.
Seguace indipendente di Hegel, Marx e Gramsci,
docente all’Università San Raffaele di Milano,
critica radicalmente la nostra società, senza
risparmiare «la falsa coscienza» della sinistra.
Un atteggiamento che nel mondo della fine della
storia conferisce un caratteristico sentore di zolfo. 

 

 

«Il futuro è nostro» parte dalla caverna di Platone per dire come il singolo

non deve rinunciare a desiderare un mondo più vero e più giusto,

un’aspirazione che si realizza compiutamente nella dimensione sociale.

Ma non ci aveva spiegato Popper che Platone era una specie di proto-nazista? 

 

«Si può essere liberi solo se libera è la società. L’essere liberi, con buona pace delle

retoriche neoliberali, non è questione meramente individuale. Metafora

dell’unione inscindibile di verità e liberazione, la caverna di Platone ci

insegna che il compito della filosofia non arresa all’esistente è affrancare

l’umanità dalle catene ideali e materiali, dalle ideologie e dalla schiavitù che

domina in un mondo che continua a proclamarsi libero. Dalla sua prospettiva liberale

, Popper demonizzava Platone, Hegel e Marx come precursori dei totalitarismi: io li

recupero integralmente, mostrando come non vi sia società meno “aperta” e più

totalitaria di quella capitalistica. Essa ci imprigiona nella caverna e ce la

fa amare, illudendoci che essa sia il solo mondo possibile. Oggi, complice

l’ideologia dominante, il sistema si presenta come “gabbia d’acciaio” da cui non è

possibile evadere: occorre, allora, tornare a pensarlo come caverna da cui si può

uscire; a patto, naturalmente, che si comprenda la natura autenticamente falsa e

totalitaria del mondo in cui siamo prigionieri, anziché continuare a viverlo come

un destino ineluttabile o come il trionfo della libertà».  

 

 

Lei individua in Robinson Crusoe la figura emblematica dell’individualismo che

domina la nostra società: perché dovremmo sentirci naufraghi su un’isola deserta? 

 

«Robinson è il paradigma del soggetto moderno. E’ incapace di intrattenere

relazioni autentiche con l’altro: la sola forma relazionale che egli conosce e pratica

è quella incardinata sull’utile e sul tornaconto personale, ai danni del povero

Venerdì di turno. La nostra è, oggi, una società di Robinson isolati ed egoisti,

incapaci di instaurare relazioni con l’altro. In riferimento al mondo moderno Hegel

parlava di “sistema dell’atomistica”, a sottolineare come – oggi più di ieri –

viviamo nel tempo della morte del legame comunitario. Il mio libro è un tentativo

di reagire a tutto questo, ripartendo da Hegel e da Aristotele, e dunque dall’idea

dell’uomo come animale politico e comunitario».  

 

 

La percezione generale è che il nostro mondo sia il più libero e tollerante della

storia, perché lei sostiene invece che la democrazia occidentale sarebbe il più

perfido dei totalitarismi? 

 

«È il totalitarismo perfettamente realizzato, il più subdolo e ingannevole: infatti,

illude i suoi sudditi di essere liberi. Quale totalitarismo – rosso o nero – sarebbe

riuscito a piazzare nelle tasche dei suoi sudditi un telefono cellulare? Quale sarebbe

riuscito a schedare tutti i suoi sudditi, come accade oggi con Facebook e

Twitter? Nell’odierno gregge omologato della società di massa, ognuno fa ciò

“liberamente”, pensando di essere libero di compiere quel gesto intimamente

necessitato dalle logiche del sistema. È una gabbia d’acciaio in cui puoi fare

tutto ciò che vuoi, fuorché pensare una società diversa e batterti per la sua

realizzazione. Quando un mondo storico riesce a convincere i suoi abitatori di

essere il solo mondo possibile, allora può allentare la presa sui corpi, perché è

“totale” quella sulle anime».  

 

 

Lei individua nella Russia di Putin un polo di resistenza all’omologazione globale.

L’attuale società russa non sembra però esattamente un modello da esportare. 

 

«Putin non è Lenin (purtroppo!): e tuttavia dispone di autonomia strategica e

di armi di dissuasione di massa. Per questo, pur con tutti i suoi manifesti limiti, la

Russia ha oggi il compito di appoggiare il più possibile gli Stati resistenti

all’impero americano, ponendosi essa stessa come Stato che resiste: con la

potenza russa, è come se al ritratto stilizzato del presidente americano Obama

accompagnato dall’asserto yes, we can si affiancasse un’analoga immagine di

Putin, a sua volta associata alla scritta no, you can’t». 

Tratto da:http://www.lastampa.it/2014/10/12/cultura/vietato-rassegnarsi-il-

mondo-si-pu-cambiare-rXzDWNg9mHbe0mkj4nF6yL/pagina.html

“È vietato rassegnarsi, il mondo si può cambiare”
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