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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

24 MAGGIO 1915: LA GUERRA SBAGLIATA

Pubblicato su 25 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

A maggio di questʼanno cadono i cento anni dallʼintervento italiano 
nella prima guerra mondiale, eppure il battage mediatico per questo 
evento sembra decisamente inferiore a quello che lo scorso anno 
ha ricordato lo scoppio del conflitto a livello europeo, avvenuto 
nellʼagosto 1914. 

Si tratta tuttavia di un evento che nel bene e nel male ha segnato 
profondamente la nostra storia. Dirò di più, fra lʼattentato di 
Sarajevo che provoca la prima guerra mondiale e i bombardamenti 
nucleari di Hiroshima e Nagasaki che concludono la seconda, 
passano poco più di trentʼanni, un periodo di certo scavalcato 
agevolmente da moltissime vite, eppure i mondi separati da questi 
eventi sono così diversi come se fossero trascorsi secoli. 

Non si può contemplare questa brusca impennata della storia 
senza stupore; o meglio, certamente questo è avvenuto negli scorsi 
decenni, ma nelle generazioni attuali la capacità di percepire il 
divenire storico e di collegarlo alla propria dimensione esistenziale, 
questa grande conquista della cultura europea dellʼetà romantica, si 
è enormemente attenuata, soprattutto nei più giovani, sì che la 
storia è vista come unʼarida elencazione di date e nomi, 
incomprensibile e sostanzialmente inutile, laddove la loro 
dimensione di vita è quella di un presente fatto di un succedersi di 
eventi transeunti quanto futili, mode veicolate soprattutto 
dallʼapparato mediatico. 

Come insegnante, purtroppo lo so bene, lo si nota soprattutto nei 
più giovani: la nostra cultura di base ha subito unʼimponente 
americanizzazione, cioè un impoverimento. Si può constatare in 
maniera tangibile che tutto quanto ci arriva dʼoltre Atlantico, non è 
altro che immondizia.

Eʼ una constatazione dolorosa che potremmo legare alla questione 
della prima guerra mondiale, è a partire da essa che la decadenza 
dellʼEuropa ha assunto lʼandamento rapido di un precipitare nel 
baratro, nonostante il tentativo dei fascismi, stroncato come 
sappiamo, di risollevarne le sorti. 
Quale significato e quali conseguenze ebbe la partecipazione 
italiana a questo conflitto? 

Eʼ abbastanza sorprendente vedere come i testi di storia, o meglio i 
loro autori, trattino la nostra partecipazione al primo conflitto 
mondiale in maniera sommaria. Indipendentemente dalle 
valutazioni erronee dei politici e dagli errori degli alti comandi, il 
comportamento dei nostri soldati durante questo conflitto, il 
semplice “popolo in grigioverde” ancor più delle vicende 
risorgimentali, potrebbe mettere in crisi lʼidea dellʼitaliano buonista e 
bonaccione, sostanzialmente cialtrone e vigliacco, che settantʼanni 
di democrazia cercano di cucirci addosso. 

Un discorso dello stesso genere lo si potrebbe fare pari pari, ben 
sʼintende, per la seconda guerra mondiale, dove il comportamento 
degli alti comandi legati alla monarchia si può definire criminale, 
dove si perseguì a ogni modo la sconfitta come mezzo per 
provocare la caduta del fascismo, uno sporco gioco giocato in 
maniera vergognosa sulla pelle dei nostri combattenti e delle 
popolazioni civili, ma questo nulla toglie al valore dei nostri soldati, 
che ebbe modo di rilucere ancor più nelle situazioni drammatiche 
che si trovarono ad affrontare. 

Ciò deve essere assolutamente chiaro a dispetto della demagogia 
catto-marxista che va respinta in blocco. Tuttavia, e senza nulla 
togliere ai nostri combattenti, riguardo agli obiettivi politici e 
strategici che si vollero perseguire, ritengo si possa dire che la 
prima guerra mondiale sia stata dal punto di vista italiano una 
guerra sbagliata. Perché?

In termini di completamento dellʼunità nazionale, si può dire che gli 
obiettivi di unʼentrata in guerra contro gli Imperi Centrali o contro 
lʼIntesa si equivalessero: Da una parte il Trentino e la Venezia 
Giulia, dallʼaltra Nizza e la Corsica in mani francesi (lasciando 
perdere la Savoia annessa dalla Francia nel 1859, etnicamente 
francese ma terra dʼorigine della casa regnante), e Malta in quelle 
inglesi. 

Ma cʼè un problema grosso come una montagna: lʼItalia era alleata 
con lʼAustria e con la Germania nella Triplice Alleanza, e in più 
eravamo in concorrenza diretta con gli anglo-francesi per i domini 
coloniali. Peggio ancora da questo punto di vista, il dominio inglese 
del Mediterraneo basato sullʼasse Gibilterra-Malta-Alessandria ci 
rinchiudeva entro le nostre acque territoriali. 

LʼAustria contro cui avevamo combattuto le guerre risorgimentali, 
non era che lʼultimo di una lunga serie di dominatori stranieri iniziata 
lʼindomani della caduta dellʼimpero romano con gli Eruli di Odoacre 
e i Goti di Teodorico. Non aveva nemmeno invaso i suoi possessi 
italiani, ma li aveva ereditati in seguito alla guerra di successione 
spagnola conclusasi con un compromesso che aveva consentito a 
un Borbone di salire sul trono di Spagna al prezzo della cessione al 
ramo austriaco degli Asburgo dei possessi spagnoli in Europa, 
quelli italiani ma anche il Belgio. 

La Francia: nel 1848 aveva aggredito la repubblica romana per 
riportare il papa sul trono, nel 1859 ci aveva lasciati nelle peste con 
lʼarmistizio di Villafranca stipulato unilateralmente da Napoleone III 
con lʼAustria. Dal 1861 al 1870 era stata lʼostacolo allʼannessione di 
Roma. Più tardi, al timido inizio del colonialismo italiano, ci aveva 
soffiato la Tunisia; non è che avessimo grandi motivi di amarla. 
Nel 1870 allo scoppio della guerra franco-prussiana i garibaldini 
accorsero in aiuto della Francia. Con la Prussia di Bismarck 
destinata a essere di lì a poco il nucleo attorno a cui si riformerà 
lʼimpero tedesco, non avevamo alcun genere di contenzioso, anzi, 
grazie allʼalleanza con essa, quattro anni prima avevamo avuto il 
Veneto; no era puro odio ideologico nei confronti di Bismarck da 
parte della massoneria internazionale, di cui le camicie rosse non 
erano che una dependance.

Cʼè di più: i garibaldini non erano un 
caso isolato, ma lʼItalia si apprestava a intervenire a fianco della 
Francia nella vaga speranza che per riconoscenza i Francesi ci 
avrebbero dopo permesso di annettere Roma. Fortunatamente, 
prima che un simile progetto potesse essere messo in atto, arrivò la 
vittoria prussiana di Sedan. 
“Lʼabbiamo scampata bella!”, commentò Vittorio Emanuele II (in 
piemontese, perché per lui lʼitaliano era una lingua straniera). 

Tutto ciò se partissimo dal presupposto che i “padri risorgimentali” 
avessero a cuore lʼinteresse nazionale, è incomprensibile. La verità 
è che costoro erano pedine nelle mani della massoneria 
internazionale che aveva individuato nella nuova Germania un 
pericolo per i suoi progetti di egemonia planetaria, un nemico molto 
più determinato degli ormai esangui ancien regime, ed è 
esattamente questo che è stato allʼorigine anche di due guerre 
mondiali. 

LʼInghilterra. A parte la concorrenza in campo coloniale, a parte il 
possesso di Malta, a parte il dominio del Mediterraneo attraverso 
lʼasse Gibilterra-Malta-Alessandria dʼEgitto, ha avuto unʼinfluenza 
indiretta non meno nefasta sulla nostra storia nel XIX secolo. 
Ricordate lʼepisodio di Bronte? In questa località siciliana la rivolta 
contadina innescata dallʼimpresa di Garibaldi fu repressa con 
durezza inaudita dagli stessi garibaldini. Perché? Perché qui 
cʼerano (e ci sono ancora oggi) interessi inglesi da tutelare, e il filo 
che legava le camicie rosse alla massoneria internazionale 
emergeva in tutta evidenza. 

Qui cʼera il ducato, la cosiddetta Ducea 
che i Borboni avevano conferito a Nelson, un territorio che, grazie 
alla produzione del pistacchio, è uno dei più redditizi della Sicilia. 
Garibaldi con solo un migliaio di uomini, non avrebbe potuto aver 
ragione di un regno esteso a metà della Penisola senza un costante 
appoggio delle popolazioni, avrebbe fatto la stessa fine dei fratelli 
Bandiera e di Carlo Pisacane, ma lo scollamento cominciò subito 
dopo, fino a trasformarsi nellʼinsurrezione popolare anti-unitaria 
mistificata come brigantaggio. Essa, e la tragedia del nostro 
meridione cominciarono proprio con lʼepisodio di Bronte. 

Occorre, riguardo alle motivazioni dellʼintervento italiano nella prima 
guerra mondiale, ripetere lo stesso discorso già fatto a proposito del 
risorgimento, riguardo al quale vi avevo invitati a distinguere tra 
lʼinsorgenza spontanea delle nostre popolazioni alla dominazione 
straniera e il movimento liberal-massonico che se ne è impadronito 
piegandola a finalità di tuttʼaltro genere. Allo stesso modo, 
lʼintervento italiano nella Grande Guerra non si spiega se non 
tenendo presente il fatto che casa Savoia era legata a doppio filo 
alla massoneria, e non si faceva, non si era mai fatta scrupoli a 
prendere decisioni che erano in contrasto con lʼinteresse nazionale 
italiano. 

La Triplice Alleanza che lʼItalia aveva stipulato con Austria e 
Germania nel 1883, corrispondeva a una situazione oggettiva che 
nel 1915 non era per nulla superata, tanto e vero che si 
ripresenterà in termini pressoché invariati dopo la guerra, 
imponendo lʼalleanza fra lʼItalia fascista e la Germania 
nazionalsocialista, formava cioè un asse naturale che attraversava 
da nord a sud il centro dellʼEuropa e ne costituiva un baluardo alla 
duplice minaccia portata da ovest dai franco-inglesi che agivano 
sempre più come proconsoli e avamposti degli Stati Uniti che si 
stavano trasformando ogni giorno di più nella mecca dellʼalta 
finanza, della massoneria, del capitalismo sfrutta-popoli 
internazionale, e da est dal quello che fino al 1917 era il 
panslavismo centrato sulla Russia, e che dopo di allora divenne il 
bolscevismo sovietico. 

Non basta, nei mesi convulsi che precedettero lʼintervento, 
considerando il fatto che per gli austro-tedeschi era vitale evitare la 
situazione di accerchiamento che poi si determinò, e che la Triplice 
Alleanza era soltanto difensiva, nel corso delle trattative, lʼAustria 
propose la cessione del Trentino allʼItalia e la costituzione di Trieste 
in territorio libero in cambio della garanzia da parte nostra della 
semplice neutralità. Era il “parecchio” che non intervenendo nel 
conflitto avremmo potuto ottenere senza sforzo, di cui parlò Giolitti, 
e per questo motivo lʼespressione fu usata dagli interventisti come 
dileggio. 
Considerato quanto abbiamo successivamente perduto nel 
secondo conflitto mondiale, cioè la Venezia Giulia quasi per intero, 
lʼIstria e Fiume, ci si può davvero chiedere PER CHE COSA 
abbiamo affrontato una delle guerre più distruttive della storia, che 
ci è costata mezzo milione di morti. Per avere il Tirolo meridionale, 
quello che poi fu chiamato Alto Adige, quattro montagne, qualche 
stazione sciistica, una terra e un popolo che non erano, non sono e 
mai sono stati italiani? 

Per Trieste andrebbe fatto un discorso a parte: la città è 
sostanzialmente di lingua, di cultura, di ANIMA italiana, ma ha 
dovuto il grande sviluppo che ha conosciuto nel XIX secolo al fatto 
di essere lo sbocco sul Mediterraneo del vasto hinterland austriaco 
che allora andava dallʼAdriatico fino alla Transilvania e alla Galizia – 
quella attualmente polacca, non quella iberica – Di ciò, i triestini 
erano in genere consapevoli, e aspiravano a un sistema di 
autonomie che salvaguardasse la specificità della città, ma NON a 
unʼannessione diretta allʼItalia, al distacco da questo immenso 
entroterra che avrebbe rappresentato la morte economica della 
città.

Oggi Trieste infatti è il fantasma di quella che era nel 1914, 
con una popolazione che è meno della metà, e la più anziana 
dʼItalia e in questo secolo, ben prima della crisi iniziata nel 2008, ha 
conosciuto una progressiva rarefazione delle attività economiche, 
con la scomparsa del suo ruolo di città portuale, della cantieristica, 
delle industrie che un tempo esistevano. La soluzione del territorio 
libero (nel 1915, non al partire dal 1945, quando lʼhinterland 
mitteleuropeo era già scomparso), sarebbe stata probabilmente la 
più adeguata a garantire un futuro alla città. 

Da quanto si rileva dalla stampa dellʼepoca, i triestini erano convinti 
fautori della Triplice Alleanza, la guerra contro la Serbia a cui 
speravano che lʼItalia si unisse, sembrò loro un momento ideale per 
dare una bella lezione allʼoltranzismo slavo, e vissero il voltafaccia 
italiano come un tradimento. Non fu lʼultima volta che si sentirono 
traditi dallʼItalia, se pensiamo alla storia penosa del secondo 
dopoguerra fino al trattato di Osimo. 

LʼItalia aveva scelto di rompere con i suoi alleati naturali e di 
buttarsi nelle braccia dei suoi nemici naturali, con la conseguenza 
di essere trattata alla fine del conflitto, non come una potenza 
vincitrice, ma come un nemico sconfitto, in premio degli enormi 
sacrifici umani e materiali sostenuti. Il voltafaccia del maggio 1915 
fu unʼanticipazione di quello ancora più grave avvenuto in piena 
guerra, del settembre 1943. Entrambi, per colpa di una classe 
dirigente ristretta non certo rappresentativa del popolo italiano nel 
suo insieme, hanno diffuso nel mondo lʼidea dellʼitaliano cialtrone, 
sleale, opportunista e inaffidabile. 
Naturalmente, noi sappiamo che a compiere una simile scelta non 
fu materialmente lʼItalia intesa come entità di decine di milioni di 
persone, ma, allʼinsaputa e contro la volontà della gran parte 
dellʼopinione pubblica, del parlamento, di parte dello stesso 
governo, il re, con lʼaccordo – la complicità verrebbe da dire – del 
presidente del Consiglio Salandra e del ministro degli esteri 
Sonnino. 

In questo modo, quale che fosse lʼinteresse nazionale italiano, casa 
Savoia svelava una volta di più il suo stretto legame con il 
movimento liberal-massonico internazionale. 

Lʼopinione pubblica era divisa, ma prevalevano le tendenze 
neutraliste. Fra gli interventisti, molti erano schierati a favore di un 
intervento a fianco dellʼIntesa, ma vi era anche chi pensava che 
avremmo dovuto tenere fede alla parola data stipulando la Triplice 
Alleanza e scendere in campo con gli Imperi Centrali. 
Poco prima dellʼingresso italiano nel conflitto, nella sede del Partito 
Nazionalista, si era svolto un dibattito pubblico che aveva messo a 
confronto le tesi degli uni con quelle degli altri. A rappresentare il 
punto di vista dei fautori dellʼintervento a fianco dellʼIntesa fu 
chiamato lʼideologo del movimento futurista Filippo Tommaso 
Marinetti. A difendere quelle della Triplice alleanza cʼera invece un 
giovane ma combattivo Julius Evola. 

“Le sue idee sono lontane dalle mie quanto quelle di un 
esquimese”, pare abbia detto Marinetti nel corso del dibattito. 
Come tanti altri, il padre del futurismo cadeva in quello che ho 
chiamato il grande equivoco, cioè la mancata distinzione, 
lʼincapacità di distinguere tra la causa nazionale italiana e il 
movimento liberal-massonico internazionale, equivoco che aveva 
già caratterizzato e funestato tutto il risorgimento. 
Evola invece vedeva con chiarezza che questa guerra era voluta 
dalla massoneria internazionale che agiva dietro lʼIntesa, per 
assestare il colpo decisivo allʼordine tradizionale dellʼEuropa. Aveva 
ragione, ma non fu ascoltato.

La prima guerra mondiale fu per lʼItalia una guerra sbagliata innanzi 
tutto per la scelta di campo, ma lo fu anche dal punto di vista della 
conduzione strategica, e ancora più sbagliato fu il comportamento 
dei politici che al tavolo della pace non seppero far valere 
lʼimmenso sacrificio che lʼItalia in questa guerra aveva sopportato, 
anche se da questo punto di vista occorre rimarcare che la “vittoria 
mutilata” fu una diretta conseguenza dellʼerrore iniziale, lʼesserci 
alleati con chi aveva tutto lʼinteresse a trattarci piuttosto come 
nemici sconfitti, anche se i nostri politici con la loro mancanza di 
abilità ci misero indubbiamente del loro. 

da Fabio Calabrese

24 MAGGIO 1915: LA GUERRA SBAGLIATA
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