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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

La morte della politica

Pubblicato su 15 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Di: Giuliano Augusto
Si stava meglio quando si stava peggio? La Prima Repubblica era meglio della Seconda? E i suoi personaggi politici di spicco erano migliori di quelli attuali? Certo è che il paragone risulta impietoso. Fino al 1992 i politici italiani erano animati da idee e ideali. Giusti o sbagliati che fossero. Buona parte, certo, pensava soltanto ad arricchirsi, spingendo per creare centri di spesa che alimentassero le proprie clientele locali e gonfiando in tal modo il debito pubblico. Ma nonostante questo, o anche in virtù di questo, l'Italia aveva raggiunto un livello di vita sopra la media europea e una potenza economica che ci collocava al quinto posto nel mondo. Gli scontri in Parlamento e nelle piazze erano accesi. L'estremismo politico e il terrorismo avevano riempito le strade di centinaia di morti e di migliaia di feriti. Le culture politiche predominanti, quella cattolica e comunista, con la loro pretesa di riportare tutto ad un assoluto, avevano creato un clima di odio e di risentimento che non potevano essere senza conseguenze. Quel clima è per fortuna morto e dissolto e nessuno certo lo rimpiange. Ma quantomeno a contrassegnarlo c'erano uomini. Quelli di oggi invece sono mezze calzette, burocrati e politici di secondo ordine, generalmente molto squallidi. Il panorama è semplicemente desolante. Un Renzi, tanto per dirne una, nella Prima Repubblica al massimo avrebbe fatto il portaborse mentre oggi guida il Partito Democratico e il governo e tratta con i potenti della terra. Dal basso in alto ovviamente visto che l'Italia dal punto di vista internazionale non conta più nulla. E non c'è bisogno della macchietta che ne ha fatto Crozza per rendersene conto. Un Renzi, che è un ex democristiano di sinistra (!), un cattolico, un ex boy scout, che è arrivato a guidare un PD che lui stesso ha portato dentro l'Internazionale Socialista. Questa Internazionale che non è più quella di un tempo avendo perso i partiti socialisti la loro identità più autentica. Dopo aver rinunciato, in nome del Fabianesimo (gli inglesi), dopo i congressi di Epinay (i francesi) e di Bad Godesberg (i tedeschi ), a mutare i rapporti sociali ed avere accettato di limitare gli effetti e gli orrori-errori del capitalismo più acceso, i partito socialisti si accontentano ora di amministrare l'esistente, cercando semmai di mostrarsi e di essere più liberisti dei conservatori e dei liberali. O dei democristiani moderati. Tipo il PD, che rappresenta il compimento dell'idea “atlantica” di Prodi del sistema del “bipartitismo perfetto”. Nel quale moderati e progressisti si alternano al potere e non mettono minimamente in discussione i rapporti economici predominanti, italiani ed internazionali. E quelli di classe. Una novità che è stata aiutata dalla caduta del comunismo, dalla trasformazione del vecchio PCI in un partito socialdemocratico e liberista, dallo smantellamento dell'industria di Stato e dalla sua svendita al capitale estero. Chi meglio del PCI-PDS-DS ora PD poteva gestire il nuovo corso, mettendo la briglia stretta al sindacato? Oggi peraltro, con la paura sia degli effetti dirompenti della crisi sia della bancarotta dei conti pubblici, i dipendenti in tutta Italia hanno abbassato di molto il livello delle proprie rivendicazioni salariali. Una Fiom-Cgil che finisce in minoranza alla Fiat ne è il più chiaro esempio. Con Landini e Camusso che più che strillare non sanno fare e con la Uil e la Cisl senza più confindustriali e filo-Fiat, per Renzi la strada verso il Libero Mercato è bella e assicurata. Alla sua sinistra c'è praticamente il vuoto. I vecchi militanti di sinistra sono di fatto morti o invecchiati male (quelli dell'ex PCI) o disillusi e racchiusi nel proprio particulare (la vecchia sinistra extraparlamentare). Sempre che non siano tutti convertiti al liberismo come peraltro dimostra l'afflusso massiccio degli ex bersaniani (il 60% del PD) nelle file renziane. Renzi, grazie anche alla legge elettorale che liquida le opposizioni (ma ci sono ancora?) ha occupato così sia la sinistra che il centro e sta incamerando pure i consensi della destra politica, non quella partitica ma quella che è espressione dell'Italia profonda, che vede in lui (finalmente!) quello che compirà la “rivoluzione liberale” promessa da Berlusconi. Il Cavaliere da parte sua è politicamente finito. Farà 79 anni in autunno, non è più credibile né affidabile. Il blocco sociale che si era creato intorno a lui (partite Iva e piccole imprese) si è praticamente dissolto. I suoi ex fidi lo stanno abbandonando sperando che un altro gruppo politico (il PD) possa salvarli e prenderseli in carico (vedi l'ex poeta ex comunista Sandro Bondi) o che una neo formazione locale (vedi Fitto in Puglia) possa offrirgli qualche chanche futura. Con Berlusconi politicamente defunto si crea uno spazio enorme sulla sua destra che però è privo di un leader serio e credibile che non può trovarsi tra i vari Fini, Meloni e Casini che senza Berlusconi starebbero ancora a distribuire volantini nelle strade. Resta così il vuoto di una politica che non sa cosa fare e cosa dire perché ha perso le ragioni stesse del suo esistere. Mentre i cittadini, privi di riferimenti, disertano in massa le urne. E il Paese muore silenziosamente.
 
Tratto da: http://www.rinascita.eu
La morte della politica
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