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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

F. COPPOLA: L’EUROZONA NON È UN’OCA

Pubblicato su 16 Aprile 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

Sulla piattaforma Pieria, Frances Coppola confronta l’eurozona e gli USA alla luce della teoria delle Aree Valutarie Ottimali. Benché nessuna delle due entità, a rigore, possa definirsi tale, gli USA hanno moltissimi strumenti per compensare questa imperfezione, mentre l’eurozona non ne ha nessuno. Peggio ancora, nell’eurozona non esiste alcuna volontà politica di dotarsi di questi indispensabili strumenti, ragion per cui essa è destinata al fallimento e andrebbe senz’altro smantellata. 

 

di Frances Coppola, 13 aprile 2015

Il dipartimento economico di RBS ha pubblicato questi due grafici su Twitter:

Ottimizzare l'eurozona fig1

Il tweet che li accompagnava diceva “Uno di questi due è un’ Area Valutaria Ottimale. L’altra non lo è”. E’ facile dire quale delle due lo è, vero?

Non così in fretta. Non è così facile.

Robert Mundell, l’inventore del concetto di Area Valutaria Ottimale (AVO, in inglese OCA: Optimum Currency Area), ha definito che il requisito essenziale per un’OCA è la mobilità dei fattori produttivi. Dalla sua definizione piuttosto vaga, però, il concetto è stato ulteriormente sviluppato. Oggi, in genere, gli economisti concordano che ci sono quattro criteri da soddisfare perchè un gruppo di regioni o paesi possa qualificarsi come un’OCA:

  • Le regioni/i paesi devono essere esposti a fonti simili di perturbazione economica (shock comuni);
  • l’importanza relativa di questi shock nei vari paesi/regioni dovrebbe essere simile (shock simmetrici);
  • le regioni/i paesi dovrebbero avere risposte simili agli shock comuni (risposte comuni)
  • Se i paesi sono soggetti a perturbazioni economiche locali (shock idiosincratici), devono essere in grado di adattarvisi rapidamente.

In pratica, questo significa che le regioni / i paesi devono essere economicamente, politicamente e culturalmente molto simili per qualificarsi come un’OCA.

Ormai è generalmente riconosciuto che l’Eurozona non si qualifica come un’OCA. Gli Stati membri sono culturalmente, politicamente ed economicamente divergenti, ci sono enormi squilibri commerciali e finanziari tra di loro, e anche se la libera circolazione del lavoro e del capitale è sancita nei trattati dell’Unione Europea, la circolazione della manodopera è decisamente limitata. In un’OCA non dovrebbe verificarsi una grave crisi di bilancia dei pagamenti come la crisi dell’eurozona del 2010-12: eventuali divergenze economiche tra i paesi dovrebbero essere lievi e transitorie. Sembra probabile, pertanto, che l’Eurozona sia l’area che RBS non ritiene essere un’OCA.

Quindi, presumibilmente gli Stati Uniti sono l’OCA. Ma, attenzione… è proprio vero? Ci sono grandi differenze culturali ed economiche anche tra gli Stati americani.

In questo paper, Michael Kouparitsas della Federal Reserve di Chicago valuta se gli USA soddisfino i criteri per un’OCA. Egli divide gli USA in otto gruppi di Stati, che chiama “regioni”. Cinque di questi sono sostanzialmente simili nei generi di shock che sperimentano e nella loro relativa risposta, ma i restanti tre differiscono significativamente dagli altri cinque. Kouparitsas conclude pertanto che gli USA non sono un’OCA.

Perciò nessuno di questi grafici raffigura un’OCA. Il tweet di RBS era sbagliato. In realtà ho seri dubbi che esista qualcosa di simile ad un’OCA nella realtà, o almeno che possa esistere per molto tempo. Gli Stati-nazione sono per loro natura dinamici e mutevoli: mi sembra che la convergenza tra Stati dinamici e mutevoli sia permanente tanto quanto una dissonanza contrappuntistica in una fuga di Bach. Se stanno convergendo, è perché sono costretti a farlo – e la convergenza forzata alla fine fallisce.

E per di più, c’è evidentemente molta maggiore convergenza nei tassi di disoccupazione degli Stati Uniti che in quelli dell’eurozona. Ma se nessuna delle due è un’OCA, perché questo avviene? Ci sono diversi motivi.

  • In primo luogo, gli Stati Uniti sono una Federazione. Ogni stato ha un proprio governo, ma c’è anche un’autorità fiscale completamente funzionale a livello federale con tasse e poteri di spesa. Stabilizzatori fiscali automatici – indennità di disoccupazione e imposte sul reddito – sono armonizzati in tutta la Federazione (gli Stati hanno i propri programmi di assicurazione sulla disoccupazione, ma questi devono rispettare le linee guida federali). Ci sono inoltre programmi a livello federale per altre importanti spese pubbliche quali pensioni, istruzione, sanità e difesa.

Al contrario, l’eurozona non ha alcuna autorità fiscale federale con tasse e poteri di spesa. Gli stabilizzatori automatici operano a livello statale, non federale, e non esiste una grande spinta alla loro armonizzazione – infatti i tentativi di armonizzare le aliquote fiscali si scontrano con la feroce resistenza dagli Stati membri. Analogamente, le somme stanziate in bilancio per pensioni, istruzione, sanità e difesa sono stabilite dai singoli Stati a prescindere l’uno dall’altro, sebbene Bruxelles ora sorvegli i bilanci degli Stati membri per garantire il rispetto delle regole di bilancio.

  • In secondo luogo, gli Stati Uniti sono un’unione di trasferimento. Gli Stati più ricchi sostengono quelli più poveri mediante trasferimenti fiscali federali. Gli Stati possono prendere in prestito per proprio conto, e possono andare in bancarotta – e lo fanno. Ma a causa dei programmi federali e dei trasferimenti fiscali, il tenore di vita tende ad essere mantenuto anche negli stati che mancano completamente i loro obiettivi di bilancio.

Al contrario, l’eurozona ha veramente pochi trasferimenti fiscali: ci sono fondi per lo sviluppo delle regioni più povere e aiuti sistematici agli agricoltori nell’ambito della Politica Agricola Comune, ma questo è tutto. La mancanza di programmi federali e trasferimenti fiscali significa che il tenore di vita può scendere catastroficamente quando gli Stati finiscono nei guai per le loro finanze (vedi la Grecia) o soffrono shock economici locali (vedi Cipro), mentre la mancanza di armonizzazione fiscale, combinata con la libera circolazione dei capitali, significa che gli Stati sono vulnerabili agli “arresti improvvisi” (nel flusso dei capitali, ndt) anche se sono fiscalmente responsabili (vedi la Spagna).

  • In terzo luogo, gli Stati Uniti hanno un’autorità monetaria con un doppio mandato. La Fed è responsabile del mantenimento della stabilità dei prezzi e della piena occupazione. Di conseguenza, un alto tasso di disoccupazione può essere combattuto con uno stimolo monetario, nonché con misure fiscali.

Al contrario, la BCE è responsabile solo della stabilità dei prezzi. A condizione che l’inflazione sia sotto controllo, la BCE non ha motivo di fare nulla per combattere un’elevata disoccupazione. Di conseguenza, la BCE ha mantenuto condizioni monetarie molto più severe rispetto agli USA negli ultimi anni nonostante una disoccupazione notevolmente superiore. Ciò ha ostacolato seriamente gli sforzi degli Stati membri per ridurre la disoccupazione, specialmente nella martoriata periferia.

  • Infine, gli USA – anche se non sono un’OCA – hanno un linguaggio comune e una libera circolazione delle persone sia teorica che pratica (anche se alcune parti degli Stati Uniti possono essere ostili verso gli immigrati, come saprà chi ha letto Steinbeck). La facilità con cui le persone possono migrare negli Stati Uniti per trovare lavoro è una causa primaria della convergenza dei tassi di disoccupazione, evidente nel grafico.

Al contrario, l’Eurozona ha molte lingue e culture ampiamente divergenti, che inibiscono il movimento delle persone. C’è ancora una mancanza di identità comune nell’eurozona, e c’è sospetto diffuso nei confronti dei migranti, non da ultimo perché si pensa che la mancanza di armonizzazione fiscale finisca per incoraggiare una “migrazione per prestazioni sociali” dai paesi più poveri a quelli più ricchi. Le persone nell’eurozona semplicemente non si muovono così tanto come fanno quelle negli Stati Uniti, così i tassi di disoccupazione non convergono: la disoccupazione tedesca rimane molto bassa, mentre quella greca rimane oltre il 25%.

Gli Stati Uniti hanno generalmente un mercato del lavoro più flessibile rispetto all’eurozona e una cultura molto più imprenditoriale. Anche questo tende a incoraggiare le persone a muoversi.

Quindi l’alto tasso di disoccupazione media dell’eurozona e l’enorme divergenza nei tassi di disoccupazione tra gli Stati membri è dovuto principalmente all’unione incompleta. Non è necessario essere un’OCA per avere livelli di disoccupazione bassi e convergenti in tutti gli Stati. È semplicemente necessario disporre di un sistema coerente e sensato di governance. Questo è ciò che manca all’eurozona, che è caotica, disorganizzata e frammentata. E questo si riflette nel grafico della disoccupazione.

Se l’eurozona davvero vuole sconfiggere la piaga della disoccupazione, dovrebbe diventare più simile agli Stati Uniti, con un’autorità fiscale federale che abbia poteri di tassazione e di spesa, programmi federali e un’autorità monetaria con un mandato di piena occupazione.

La necessità più urgente è quella di istituire un’autorità fiscale federale e programmi comuni, particolarmente per gli stabilizzatori automatici. Parallelamente a questo, la BCE dovrebbe adottare un duplice mandato come quello della Fed. Queste due misure farebbero molto per stabilizzare l’economia traballante dell’eurozona e ridurre i terribili livelli di disoccupazione.

Ci sono state richieste di trasferimenti fiscali all’interno dell’eurozona per alleviare la situazione dei paesi della martoriata periferia, ma queste sono state ferocemente respinte e a mio parere queste non rappresentano la necessità più importante. I trasferimenti fiscali potrebbero diventare possibili più avanti, quando gli Stati membri avranno accettato un’autorità fiscale federale comune. A lungo termine, si potrebbe esaminare l’opportunità di adottare una lingua comune a livello dell’eurozona, insegnata obbligatoriamente in tutte le scuole. Ma se devo essere onesta, il mio cuore mi suggerisce altro. Chiedo il completamento dell’unione monetaria, ma non ci credo. Semplicemente, vedo che non esiste la volontà politica di creare un’unione funzionante: tutto quello che vedo è un mucchio di paesi che perseguono i propri interessi e si rifiutano di sostenersi, o perfino di cooperare, l’un l’altro. Fino a che tali atteggiamenti prevarranno, l’unione non potrà essere completata e alla fine fallirà. Purtroppo, penso ancora che sarebbe meglio smantellare l’euro prima che vada in pezzi.

 

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Nota di Vocidallestero:

Ringraziamo Frances Coppola per questo post, ma non possiamo fare a meno di notare che  l’autrice giunge infine a dire cose che i lettori di Vocidallestero e di Goofynomics erano arrivati a conoscere già da anni, sino a darle ormai per scontate. Questo non fa che dimostrare una cosa di cui possiamo andare orgogliosi, a dispetto dell’autorazzismo dilagante, e cioè quanto sia avanti il dibattito in Italia, e quanto sarebbe in realtà necessario un Vocidallestero negli altri paesi europei…

Detto questo, c’è un altro punto che occorre sottolineare,  a vantaggio di quanti continuano a caldeggiare l’evoluzione dell’eurozona in una vera unione di trasferimento o a rammaricarsi per gli ostacoli politici che si contrappongono a questa che sarebbe la presunta “naturale evoluzione” dell’unione monetaria. E il punto è ben spiegato in alcuni articoli di Orizzonte48, vedi qui e qui,  di cui consigliamo la lettura. Qui solo un breve ma significativo estratto:

 

“Il punto, mai abbastanza focalizzato,  è che qualunque delle due soluzioni del “trilemma” che includa la conservazione della “democrazia”, – sia questa a scapito della sovranità nazionale (federalismo, col governo sovranazionale dei “trasferimenti”) o, piuttosto, avversa alla cogenza della “internazionalizzazione” (ripristino della sovranità monetaria e, di conseguenza, fiscale dei singoli Stati) – è comunque vietata espressamente dai trattati coi fatidici, e fondamentali (quanto, inspiegabilmente, passati sotto silenzio) artt. 124 e 125 TFUE

Cioè i paesi dominanti, nell’inevitabile ottica liberoscambista (macroregionale) dell’intero disegno, non hanno mai voluto, nè che fosse anche solo contemplata l’istituzione di una tale meccanismo solidale di fiscalità federale, nè che il vincolo monetario e la sua banca centrale indipendente “pura” fossero (col divieto di acquisto diretto di ogni forma di debito statale exart.123 TFUE) in alcun modo modificabili e, più ancora, reversibili.

Per questo “non c’è solidarietà senza verità“, e dunque, la verità è che la solidarietà, insieme con la democrazia sovrana, sono state in partenza sacrificate dai trattati UE-UEM.”

Tratto da:http://vocidallestero.it

F. COPPOLA: L’EUROZONA NON È UN’OCA
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