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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Quali sarebbero i settori strategici per Renzi se non difende dai cinesi neanche la Pirelli?

Pubblicato su 25 Marzo 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

LA PIRELLI AI CINESI, LA FIAT VOLATA A DETROIT, I GRATTACIELI AGLI ARABI DEL QATAR


GLI STATI UNITI HANNO DECISO DA TEMPO QUALI SONO I SETTORI STRATEGICI E LI PROTEGGONO. QUEL NOTO DIRIGISTA DI OBAMA HA BLOCCATO I CAPITALI CINESI QUANDO LO HANNO RICHIESTO LA SICUREZZA NAZIONALE O LA SALVAGUARDIA DELLA PROPRIA SUPERIORITÀ TECNOLOGICA. E NOI? QUALI SONO I SETTORI STRATEGICI PER IL NOSTRO PREMIER CAZZONE? HA UNA POLITICA INDUSTRIALE IL SUO GOVERNO? CHE COSA DEVE RESTARE ITALIANO?

FORSE GIUSTO GLI UFFIZI DI FIRENZE, MA NON C’È DA SCOMMETTERCI. NEL FRATTEMPO IL PREMIER TIENE LA PORTA, PREMUROSO, A CHI SE NE VA. NON È UNO SPETTACOLO DECOROSO

 

Dunque Pirelli finirà in mani cinesi, con ChemChina che alla fine della complessa operazione di vendita avrà in mano il 65% della società, mentre i russi di Rosneft e gli azionisti italiani si terranno il 35%. Il Corriere della Sera racconta oggi che “il premier Matteo Renzi era stato informato dell’operazione negli ultimi giorni. La politica non ha interferito. Le polemiche sull’italianità, sull’arrivo dei cinesi, sulle garanzie occupazionali, che hanno fatto da cornice al rush finale fanno parte del gioco” (p. 13).

Par di vederlo, il nostro amato premier, mentre Tronchetti gli spiega che la sede della Pirelli resterà in Italia, che non ci saranno licenziamenti e che lui resterà in sella fino al 2021. Si sarà sentito profondamente rassicurato, e pazienza se un’altra grande azienda italiana passa in mani straniere. Lui non interferisce. Lui è uno che lascia fare. Eppure proprio oggi su Repubblica (p. 21) si racconta di come quel noto dirigista di Obama abbia bloccato i capitali cinesi quando lo hanno richiesto la sicurezza nazionale o la salvaguardia della propria superiorità tecnologica (p. 21).

Gli Stati Uniti hanno deciso da tempo quali sono i settori strategici e li proteggono. E noi? Noi abbiamo un premier che ha già permesso alla Fiat di andarsene dall’Italia senza fare una piega, anzi, trasformandosi in suffragetta di Marchionne in due memorabili visite agli stabilimenti a Detroit e a Torino. Ora Renzi permette che Pirelli passi ai cinesi. Quali sono i settori strategici per il nostro premier? Ha una politica industriale il suo governo? Che cosa deve restare italiano? Forse giusto gli Uffizi di Firenze, ma non c’è da scommetterci. Nel frattempo il premier tiene la porta, premuroso, a chi se ne va. Non è uno spettacolo decoroso.

Il Corriere, del quale Tronchetti Provera è influente azionista, ammalia i suoi lettori con un bel titolo in prima pagina: “Pirelli, i segreti di una svolta”. Cosa non si fa per non metterla giù semplice, ovvero che è stata venduta ai cinesi. Dentro, un bel “retroscena” così titolato: “L’incontro al dipartimento di Stato Usa e quel colloquio con Matteo Renzi”. Anche il Messaggero si illustra: parla di “nozze cinesi” (alla pari?) e ricorda i successi di Pirelli: “Dall’umiliazione di Telecom al grande rilancio delle gomme” (p. 9).

Repubblica intervista lo storico Giuseppe Berta, che è chiarissimo: “E’ un ulteriore tassello che si aggiunge al mutamento della configurazione strutturale di Milano: la Pirelli ai cinesi, i grattacieli agli arabi del Qatar. E’ il segno di un’Italia che possiede cose da vendere. Questa però non è attrazione degli investimenti. Attrazione degli investimenti vuol dire partecipare ad attività economiche promosse dall’Italia, qui siamo di fronte alla mera alienazione di parti del nostro apparato manifatturiero”.

Berta rimette i puntini sulle “i” anche sull’operazione Rosneft, cosa che i nostri giornaloni smemorati si guardano bene dal fare: “D’altra parte io davo per scontata la cessione di Pirelli ai russi di Rosneft. Quell’operazione fu raccontata come un passaggio di Pirelli verso una public company. Ma non era vero. Ora l’arrivo dei cinesi non mi genera alcuno stupore” (p. 20).

Si accontenta di poco la Stampa della Fiat: “Pirelli avrà un presidente cinese. L’intesa blinda la sede in Italia” (p. 14). Davvero non andranno anche loro a pagare le tasse in Olanda?

Tratto da: www.pressnewsweb.it

Tratto da:http://www.informarexresistere.fr

Quali sarebbero i settori strategici per Renzi se non difende dai cinesi neanche la Pirelli?
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FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM 03/25/2015 15:34

Purtroppo quella di acquistare prodotti esteri è una malsana abitudine italiana

v4l3 03/25/2015 07:10

Senza offendere nessuno nel conto per la svendita del nostro paese ci metto anche gli italiani,
malati cronici di esterofilia;
ognuno faccia quello che vuole ma se ogni volta che vai a comprare qualcosa,
scarti scientemente ogni prodotto che ancora facciamo noi,gomme pirelli incluse,a favore degli altri produttori,poi non lamentiamoci della fine che stiamo facendo.
E' ovvio che nelle dinamiche dei rapporti tra lavoratori ed aziende c'e' sempre da migliorare
ma la situazione nel nostro paese e' figlia di una cultura sbagliata che tende a dividere.
Non mi stupirei se i vari movimenti sindacali fossero sponsorizzati sottobanco dalle fabbriche straniere.
Se quel poco di denaro che qualcuno riesce a mettere da parte lo regaliamo all'economia degli altri,
per non parlare dei prestiti che ci rendono letteralmente funzionali al sistema perverso dell'euro,
allora non c'e' speranza.