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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Tsipras è la continuazione dell’austerity con altri mezzi

Pubblicato su 26 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in EUROPA

Il governo di Alexis Tsipras si è impegnato a rispettare fedelmente i dettami dell’agenda di Bruxelles

di Cesare Sacchetti

Parafrasando Von Clausewitz, potremmo dire che Tsipras è la continuazione dell’austerity con altri mezzi. Il cambiamento che avrebbe dovuto incarnare il leader greco non c’è stato, e l’unico risultato di rilievo che avrebbe segnato una discontinuità dai precedenti governi rigoristi, sarebbe quello di aver aperto un tavolo di trattative. Trattative che allo stato dell’arte attuale non paiono essere mai esistite, dopo la lettera della resa inviata da Varoufakis all’Eurogruppo, e quando fino a pochi giorni fa echeggiava ancora una volta la voce perentoria e arrogante del Ministro delle Finanze tedesco Schauble, che demandava rigore e sottomissione alla Grecia.

 

Il governo di Alexis Tsipras si è impegnato a rispettare fedelmente i dettami dell’agenda di Bruxelles, e i punti cardine dell’economia della desertificazione promossa dall’eurocrazia sono sempre gli stessi: lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, riduzione della spesa pubblica e uno snellimento della macchina statale. E’ noto che i problemi che affliggono le economie degli stati del Sud Europa poco hanno a che spartire con questioni affini a quella della legalità, viceversa c’è un bisogno vitale di aumentare i livelli di spesa, talmente minimi e insufficienti a lanciare politiche anticicliche che hanno reso l’economia greca tisica e incapace di provvedere al sostentamento essenziale dei suoi cittadini. Questo è quello che il buon senso suggerisce, ma la ragionevolezza e le politiche economiche europee non sono solite frequentarsi e pertanto si continua con il massacro di un popolo.

 

Ora l’interrogativo da porsi è perché mai Tsipras e il suo Ministro delle Finanze Varoufakis abbiano accettato di firmare un accordo che li costringe de facto a subire le condizioni dell’austerity e a spaccare il loro partito. Esistono due possibilità: o la manovra di Atene è una tattica dilatoria per rimandare l’appunto inevitabile tra 4 mesi, per poi aprire un nuovo tavolo di trattative e cercare di rinegoziare i termini del debito, e arrivare a quello strappo finale che prima o poi sarà inevitabile; oppure Siryza è quello che nel gergo politichese si definisce gate-keeper, ovvero quelle valvole di sfogo che hanno la precipua funzione di canalizzare il dissenso e il malcontento montante dell’opinione pubblica, e renderlo innocuo e inoffensivo.

 

Non sarebbe quest’ultima una novità nel panorama politico, in passato e ancora adesso assistiamo alla nascita di movimenti con questo scopo, e fino ad ora il “merito” che hanno queste compagini è proprio quello di ritardare o rimandare il cambiamento che l’opinione pubblica reclama a gran voce. Occorre però partire da un dato: l’eurocrazia, Angela Merkel, il rancoroso Ministro Schauble, Mario Draghi e gli altri protagonisti dell’alleanza dell’austerity, non possono e non vogliono essere cambiati e tantomeno potrà farlo il corpulento ministro Varoufakis. Si parla di un progetto e di un disegno economico che non comprende minimamente gli interessi dei popoli, al contrario gli è acerrimo nemico, e per poter voltare pagina definitivamente è necessario rigettare completamente la logica del compromesso.

L’austerity ha causato e sta tuttora causando danni incalcolabili alle economie degli stati membri, e non è più possibile procedere oltre il cammino del rigore. Se non si interrompe quanto prima, scenari di pericolosa instabilità si potranno verificare non solo in Grecia, ma anche negli altri paesi europei, dove il consenso delle formazioni estremiste aumenta costantemente. Ecco perché, l’euro e le regole di bilancio imposte da Bruxelles sono un pericolo per la democrazia, o di ciò che né è rimasto, e se si vuole conservare ancora la possibilità di una nuova collaborazione tra i paesi europei che non sia il frutto delle regole di Maastricht, ma di un nuovo trattato che rispetti le costituzioni nazionali, occorre che Tsipras prepari un piano B (se ancora non lo ha) e pensi seriamente all’uscita dall’euro.

 

In caso contrario i prossimi 4 mesi, vedranno una spaccatura crescente in Siryza, tra l’ala più antiausterity e quella più governativa, a tutto vantaggio dell’unico partito greco che vuole lasciare l’eurozona: Alba Dorata. Ad ogni modo, non si può rilevare la delusione che ha portato Tsipras nelle speranza tradite di molti cittadini greci ed europei, che speravano in uno scatto di orgoglio e nel benservito alla Troika. Ad oggi non è stato così, e non si può constatare con amarezza come sia divenuta una costante delle democrazie contemporanee dell’Europa Occidentale, il tradimento delle promesse elettorali. Ieri la Borsa di Atene ha fatto registrare un rialzo di quasi 10 punti percentuali, lo spread tra i bond tedeschi e quelli greci è sceso a 800 punti base e i tassi di interesse dei titoli decennali greci sono scesi al 8,37%. I mercati festeggiano, il popolo greco continua a soffrire.

Tratto da: http://www.lantidiplomatico.it

Tsipras è la continuazione dell’austerity con altri mezzi
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