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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA

Pubblicato su 11 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Di: Ronny Dentice

10 febbraio, giorno del ricordo, fratello minore del "piu' nobile" giorno della memoria, riconosciuto solo a partire dal 2004 con la legge del 30 marzo numero 92 (eppure quel giorno vi furono 15 voti contrari -fra cui Nichi Vendola, Giuliano Pisapia, Oliviero Diliberto, Armando Cossutta e Titti De Simone- e 4 astenuti su 521 presenti) fino ad allora? Semplice... arbitrariamente occultato, calpestato il ricordo di circa 17.000 infoibati e 350.000 esuli.
Ecco come L'Unità accolse il ritorno degli esuli nella loro amata Patria: “Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.”
I “comitati d’accoglienza” organizzati dal partito comunista contro i profughi all’arrivo in Patria furono numerosi. All’arrivo delle navi a Venezia e ad Ancona gli esuli, donne vecchi e bambini, furono accolti con insulti, fischi e sputi e a tutti furono prese le impronte digitali. I portuali si rifiutarono di scaricare i bagagli dei “fascisti” fuggiti dal paradiso proletario del compagno Tito. Sputi e insulti per tutti, persino per chi aveva combattuto nella Resistenza jugoslava con il Battaglione “Budicin”. Il grido di benvenuto era uno solo: «Fascisti, via di qui!» A La Spezia città dove fu allestito un campo profughi, un dirigente della Camera del lavoro genovese durante la campagna elettorale dell’aprile 1948 arrivò ad affermare: “in Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi qui abbiamo i banditi giuliani”.
A Bologna i ferrovieri aizzati dal sindacato, per impedire che un treno carico di profughi proveniente da Ancona potesse sostare in stazione, minacciarono lo sciopero. Il treno non si fermò e a quel convoglio, carico di umanità dolente, fu rifiutata persino la possibilità di ristorarsi al banchetto organizzato dalla Poa - Pontificia Opera Assistenza e di ritirare almeno il latte (che venne versato sui binari innanzi agli occhi increduli degli esuli) per i molti bambini.
I profughi, due volte italiani per nascita e per scelta, non crearono mai, in nessun luogo dove essi trovarono rifugio, problemi di criminalità. Serve forse ricordare i nomi di alcuni di questi “banditi”: Ottavio Missoni, Abdon Pamich, Nino Benvenuti, Alida Valli, Enzo Bettiza, Orlando Sirola.. e non vado oltre (provate ora a fare il paragone con l'attuale immigrazione, il tristemente famoso Kabobo può tranquillamente essere paragonato ad uno dei "banditi" di cui sopra.. mentre la sinistra etichetta come razzista chiunque osi contrastare l'odierna invasione, strano cambio di vedute se rapportato al "benvenuto" riservato ai 350.000 esuli).
Come dimenticare il presidente partigiano Sandro Pertini che andò a rendere omaggio al boia Josip Broz "Tito", baciandone il feretro?
Come dimenticare che fu Giuseppe Saragat, nel 1969, a decorare il boia Tito come «Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana» con l’aggiunta del Gran cordone, il più alto riconoscimento previsto?
Come dimenticare che tuttora nel nostro Paese, nonostante ci si sforzi di avere una memoria condivisa, permangano decine di strade e vie intitolate alla memoria di un boia carnefice quale fu Tito?
Giampaolo Pansa, giornalista dalle radici comuniste, con il trascorrere del tempo, ha deciso di fare luce sulle vicende della guerra civile italiana, provando a spulciare fra gli scheletri presenti negli armadi dei partigiani. Nel libro "i vinti non dimenticano" viene analizzata anche la vicenda inerente le foibe, Pansa (ovviamente osteggiato dalla sinistra e in alcuni casi, come a Reggio Emilia alla presentazione de "la grande bugia" altra opera revisionista, anche malmenato) parte dal presupposto che l'obiettivo del PCI era quello di rendere l'Italia un paese satellite di Mosca e nell'aprile 1945 Tito era allineato alle strategie russe, ma il suo disegno era quello di espandersi il più possibile, ragion per cui si trattava del momento valido per far piazza pulita (che per i titini significava pulizia etnica..) di italiani da quelle zone. I partigiani comunisti italiani, nel pieno della loro codardia e stupidità, si adoperarono in opere di delazione contribuendo a dare una mano all'Ozna, i terribili servizi segriti titini ed è qui che andrebbero raccontate alcune vicende occultate per anni da una storiografia ideologicamente inquinata.
Nei 40 giorni in cui Trieste fu occupata dagli jugoslavi, si misero in evidenza quelli della Squadra Volante, militanti comunisti italiani comandati da un ex istruttore alpino fascista poi scopertosi comunista (sarà l'unico a salvarsi e farà addirittura carriera politica in Slovenia) Costoro, sotto l'egida dell'Ozna operarono a Villa Segrè, sequestravano, rapinavano, torturavano e macellavano chiunque fosse sospettato di non amare il regime titino (la loro pratica più tristemente nota consisteva nel far lottare due prigionieri fino al momento in cui uno dei due decedeva) Fra i catturati dalla squadra anche partigiani, antifascisti e collaboratori del CLN di Trieste, una volta finito il loro compito vennero in buona parte ammazzati direttamente, gli altri deportati in Slovenia.
La viltà delle bande partigiane comuniste emerse anche a Porzus dove nel febbraio del 1945 trucidarono 17 membri della Brigata Osoppo (i partigiani bianchi, laici, cattolici e socialisti, fra loro anche una donna, il fratello di Pierpaolo Pasolini, Guido e Francesco De Gregori, zio del cantautore) Vi è anche un film del 1997 sulla vicenda, a Venezia fu accolto da fischi e ingiurie mentre la Rai dopo anni di boicotaggio lo ha mandato in onda solo di recente ma su un canale del digitale.
Altra vicenda che rispecchia la tragicomica epopea dei nostri partigiani in quelle zone è quella degli operai di Monfalcone: circa 2500 lavoratori dei cantieri navali, accecati dal Sol Dell'Avvenire promesso dal comunismo si recarono a Fiume e a Pola, la prospettiva di un futuro florido si scontrò presto con la dura realtà, realtà che significava stenti, fame e miseria. Solo una minoranza riuscì a far rientro in Italia (discriminati ed emarginati dagli stessi compagni di partito, che gli imposero di consegnare al silenzio la loro drammatica esperienza, condannandoli a una sorta di isolamento politico e di esclusione sociale) mentre dopo il 1948, avvenuta la rottura tra Mosca e Tito per loro, in maggioranza contrari alla rottura, arrestati e condannati per attività antijugoslava, sono internati a Goli Otok, l'Isola Calva (uno dei tremendi campi di prigionia titino) dalla quale riescono a ritornare dopo lunghi anni e inenarrabili sofferenze, soltanto una parte di essi riuscirà a raccontarle, perché da quel pugno di rocce in mezzo all'Adriatico non tutti riusciranno a tornare vivi. Si sa per la storia ufficiale i campi di priogionia e di sterminio da raccontare devono avere solo una provenienza..........
Termino ricordando le parole di Milovan Gilas, braccio destro di Tito, che in un'intervista a Panorama del 1991 disse: "Ricordo che nel 1946 io ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave e non italiane: predisponemmo manifestazioni con striscioni e bandiere. In realtà gli italiani erano la maggioranza nei centri abitati, anche se non nei villaggi. Bisognava dunque indurli ad andare via con pressioni d'ogni genere. Così ci venne detto e così fu fatto". In tanti, impauriti dalla quella pressione, abbandonarono tutto, chi era solo sospettato di essere fascista ebbe il destino segnato, chi, decidendo di rimanere, essendo italiano, andò incontro ad un destino che per parecchi fu oscuro, oscuro come la profondità di una foiba.

LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA
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Luigi Maria Ventola 02/11/2015 07:36

La jena ridens che andò a baciare il boia morto, aveva anche lui qualche "peccatuccio" da nascondere......per quanto riguarda l'altro squallido personaggio che omaggiò il boia di cui sopra delle massime onoroficenze italiane, stendiamo un velo pietoso visto che solitamente era più ubriaco al mattino che alla sera; e questi sono i personaggi che ci hanno portato in dote i "compagnuzzi".

FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM 02/11/2015 08:36

è una tragica verità