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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L’immigrazione in giacca e cravatta

Pubblicato su 1 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Per “extracomunitari”, l’immaginario collettivo, fa riferimento a quel gruppo sociologicamente indigente, analfabeta e parassitario, che approda sulla penisola italiana con barconi e pullman. A questa immigrazione di matrice proletaria però si contrappone un flusso migratorio silenzioso, borghese, affarista, cosmopolita che si muove da un aeroporto all'altro. 

Ormai tutto viene messo sullo stesso piano: immigrazione, immigrato, Islam, terrorismo, delinquenza, integrazione, multiculturalismo, identità. Nel dibattito pubblico regna una confusione totale scandita dalle categorie semantiche imposte dalla cultura ufficiale e dai suoi portavoce. Di fronte alla globalizzazione economica che non muove solo capitali e merci ma anche persone, Alessio Mannino, nel suo saggio Mare Monstrum. Immigrazione: bugie e tabù (Arianna Editrice, Cesena 2015) dà uno schiaffo al luogo comunismo smarcandosi profondamente dalla retorica istituzionale dirittoumanista/razzista. In mezzo all’eloquenza boldriniana dell’emotività e all’istigazione del conflitto para-leghista, due facce della stessa medaglia mainstream, l’autore riesce così a riportare il dibattito nel suo epicentro. Ai fatti di cronaca dell’ultimo periodo e all’opinione dell’autore sopraggiungono i dati inconfutabili del fenomeno migratorio, essenziali per comprendere l’entità dei flussi e le percentuali etnico-demografiche all’interno della popolazione italiana. Vengono affrontate in questo libro le questioni decisive per comprendere un processo globale che ci vede tutti quanti vittime e al tempo stesso pedine. Tra queste il neo-colonialismo occidentale, l’americanizzazione dei costumi, lo sradicamento dei migranti, le nuove sacche di consumo, la manodopera a basso costo o “esercito industriale di riserva” come lo avrebbe definito Karl Marx.

La differenza tra il politico di professione e lo scrittore sta tutta qui. Il primo campa di demagogia, il secondo prova a campare di conoscenza e verità. Con precisazione ed estrema lucidità, Mannino distingue infatti l’immigrato in sé dall’immigrazione intesa come processo globale, così come gli immigrati clandestini da quelli regolari. Allo stesso modo delinquenza e immigrazione, terrorismo e immigrazione, identità nazionale e immigrazione non vengono sommati ed amalgamati. Pertanto nei sei capitoli che compongono questo saggio di una novantina di pagine sembrerebbe mancare una distinzione fondamentale: quella tra l’extracomunitario proletario e l’extracomunitario borghese. Per “extracomunitari”, l’immaginario collettivo, fa riferimento a quel gruppo sociologicamente indigente, analfabeta e parassitario, che approda sulla penisola italiana con barconi e pullman. A questa immigrazione di matrice proletaria però si contrappone un flusso migratorio silenzioso, borghese, affarista, cosmopolita che si muove da un aeroporto all’altro. Scrive il professore statunitense Christopher Lasch (1932-1993) ne La ribellione delle élite: “le nuove elite che comprendono non soltanto i manager delle grandi imprese, ma tutte quelle professioni che producono e manipolano l’informazione – la linfa vitale del mercato globale – sono molto più cosmopolite o per lo meno inquiete e dotate di una maggior tendenza migratoria, di quelle che le hanno precedute”. E continua: “si sentono a casa propria soltanto quando si muovono, quando sono en routeverso una conferenza ad alto livello, l’inaugurazione di una nuova attività esclusiva, un festival cinematografico internazionale, o una località turistica non ancora scoperta. La loro è essenzialmente una visione turistica del mondo”.

Così mentre il dibattito si concentra sull’immigrazione proletaria (“gli immigrati ci rubano il lavoro” / “gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono fare”), l’immigrazione borghese distrugge lavoro, identità e cultura. Tre esempi possono essere sufficienti: Sergio Marchionne (cittadino canadese, residente in Svizzera) e John Elkann (cittadino statunitense, residente in Svizzera) dopo aver tirato avanti per decenni con i contributi dello Stato italiano (collettività) spostano la sede fiscale a Londra delocalizzando all’estero le fabbriche automobilistiche. Davide Serra (cittadino italiano, residente in Inghilterra), fondatore e amministratore delegato del fondo Algebris, è il maggiore sponsor del Jobs Act renziano.

Tratto da: http://www.lintellettualedissidente.it/

L’immigrazione in giacca e cravatta
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v4l3 02/01/2015 12:37

http://www.alvolante.it/news/marchionne_dodge_challenger-710591044

guardate qui

annapaola 02/02/2015 10:01

mi risulta difficile capire il perchè tu prenda in analisi solo la parte che riguarda la "fiat" tantopiù quando la risposta del "Fronte" è inopinabile. Riguardati anche solo la storia recentissima della fiat, non vedo cosa tu possa confutare.....ora sembra verrà dato il biscottino a gli italiani, vedremo con che tipo di retribuzione, con che tipo di contratti , mi puzza di marcio questo ripensamento....E "Fronte", ormai lo sai.. non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, in questo caso, nemmeno vedere....ma il mondo è ancora abbastanza grande, chiaro rimane che sentirsi dare del bugiardo, a torto, fa girar le palle ma hai le spalle larghe...

v4l3 02/01/2015 12:44

google immagini marchionne+auto non cìeì una sola immagine di marchionne su un audi
google immagini prende appunto le immagini da tutto il web

FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM 02/01/2015 09:14

Lo avevamo già detto ma lo ripetiamo: il problema non è che prende i soldi dallo Stato ( almeno in parte ) è che li porta all'estero lasciando in Italia le briciole. Le altre case automobilistiche demoralizzano una parte di produzione per poi importare auto a basso costo ( vedi Dacia o Skoda ) la Fiat demoralizza la produzione della 500 e la fa pagare più cara che se fosse fabbricata in Italia. La produzione nazionale va difesa ma i suoi guadagni, ottenuti sfruttando il lavoro italiano ( basta andare a leggersi il codice di comportamento Fiat) ma DEBBONO RESTARE IN ITALIA. In altre parole: arricchirsi con il lavoro italiano, al limite, è lecito, ma se ti vai a sputtanare quei soldi all'estero ti metto in galera.
Una ultima nota: il primo che compra le auto degli altri è Marchionne con la sua Audi.
Se l'esempio è questo!

v4l3 02/01/2015 08:37

contunuate a dire le stesse cose
continuate a dire che la fiat prende i soldi dallo stato
continuate con le vostre ideologie
intanto gli italiani continuano a comprare le auto degli altri
santi , martiri,pezzi di pane,si perche' evidentemente solo da noi e' cosi'
guardate anche cambiando questa mentalia' del servo e padrone
ci vorrebbero 30 anni solo per questo
quindi e' chiaro che questo paese non cambiera' mai
non sto dicendo che i vertici delle nostre fabbriche non abbiano mai sbagliato
ma non si puo' liquidare come fosse un cancro da estirpare tutta la nostra industria
dovete rendervi conto che quando parlate in questo modo ci sono persone che ascoltano e forse sono molto prese dai loro problemi quotidiani per mettersi ad analizzare con razionalita' quello che
scrivete e cosi' e' facile prendere a prestito i ragionamenti e dire la fiat prende i soldi dallo stato,quando ogni fabbrica negli altri paesi prende soldi dallo stato evidentemente perche' si rendono conto che sono anche una risorsa e non solo un ragionamento ideologico
e' cosi' ogni volta che parlate in questo modo per causa di questi ragionamenti ogni volta perdiamo posti di lavoro
perche' poi quando le persone vanno a comprare quello che gli serve,dalla macchina al frullatore,per la testa continua l'eco di queste affermazione ,prendono i soldi dallo stato,cosi' scartano a priori tutto quello che rimane ancora fabbricato nel nostro paese.
Questa e' la conseguenza di queste parole,
mi spiace vedere affondare il mio paese,mi spiace davvero