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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

GRILLO NELLA BUFERA CON I SUOI: FORSE DIMENTICANO CHE ANCHE A LUI LA SVIZZERA PIACE DA MATTI?

Pubblicato su 22 Febbraio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

1. VERGOGNA!” MA NON SE SEI AMICO DI GRILLO: BEPPONE DIFENDE GINO PAOLI INDAGATO PER EVASIONE: “NON SI PUÒ PUÒ MASSACRARE UN UOMO DI 80 ANNI”. E I GRILLINI S’INCAZZANO – 2. SARÀ CHE ANCHE GRILLO HA AVUTO VARI PROBLEMI COL FISCO ITALIANO, E I DUE CONDIVIDONO ANCHE LA PASSIONE PER GITE E PROPRIETÀ IMMOBILIARI IN SVIZZERA -1. LA SCOPERTA DEL GARANTISMO

Francesco Maesano per “La Stampa

Chissà se ne è consapevole, ma cita persino Scalfaro per dire anche lui che «a questo gioco al massacro, io non ci sto». Beppe Grillo difende l’amico Gino Paoli. Persino dai suoi parlamentari che ne chiedono le dimissioni dalla Siae. In un lungo post prende le parti del cantautore, avventurandosi in un territorio che finora pareva a lui pressoché sconosciuto: la differenza tra un reato presunto e uno accertato. Per Gino Paoli non vale chiedere le dimissioni come una Barracciu o un Lupi qualunque. A dividere il mondo tra quelli per cui vale il garantismo e quelli per i quali no, c’è sempre lui. Come disse Pizzarotti, commentando la nomina del direttorio: uno vale.

2. “CHE CANTONATA DIFENDERE L’AMICO” IN RETE VA IN SCENA LA RIVOLTA DEI 5 STELLE

Annalisa Cuzzocrea per “la Repubblica

Con un testacoda da far girar la testa, Beppe Grillo sconfessa il suo gruppo parlamentare e pubblica sul blog una lunga difesa dell’«amico» Gino Paoli. Sono passate poche ore dalla nota con cui i deputati del Movimento 5 Stelle chiedono che il cantante valuti le dimissioni da presidente della Siae. E pochi minuti da quando la capogruppo Fabiana Dadone diceva all’ Adnkronos: «In un Paese normale si sarebbe dimesso da un pezzo. Non credo che Grillo lo abbia chiamato per scusarsi, saranno voci di corridoio, se lo ha detto il legale di Paoli se ne assumerà la responsabilità ».

 In effetti, era stato Andrea Vernazza, l’avvocato dell’autore del Cielo in una stanza, a parlare di una telefonata in cui il capo politico dei 5 stelle si sarebbe scusato con il cantante per gli attacchi del Movimento. I parlamentari, però, non ci credono. Sergio Battelli, che si è occupato della questione in commissione Cultura, dice chiaro: «Se sei indagato e rivesti una carica pubblica non devi restare lì. È scandaloso che non si sia già dimesso».

È di Genova, Battelli. Suona in una rock band dal nome Red Lips. Di certo, sa della lunga amicizia tra Grillo e Paoli, ma né lui né gran parte del Movimento si aspettava il post arrivato pochi istanti dopo le sue parole. Il titolo è evocativo, “Sapore di sale”. Il contenuto, rivoluzionario per un Movimento che non si è mai mostrato garantista. Che fino a un mese fa era sul palco della notte dell’Onestà a protestare contro gli indagati di Mafia Capitale. Che sul blog ha sempre rilanciato le notizie di indagini con titoli in stile Vergogna e Tutti a casa (e hashtag appositi come #fuorigliindagatipd).

 E che alle Camera lotta da mesi per far approvare una norma che sospenda gli stipendi ai parlamentari in carcere in attesa di giudizio (primo firmatario il senatore Mario Giarrusso che ora dice: «Certo che deve dimettersi. Questo dimostra la nostra autonomia da Grillo. Prima si chiarisce e meglio è»). Ebbene, tra tante invettive, spuntano parole tutte diverse. «Premetto che Gino Paoli è mio amico da molti anni e che spesso le nostre famiglie si incontrano – scrive Grillo – ma a questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito per alcunché, io non ci sto!».

 Strabuzzano gli occhi, i grillini doc. Pensano all’esclusione dell’ex consigliere Andrea De Franceschi dalle liste delle regionali in Emilia Romagna perché, appunto, “indagato”. Reagiscono nei commenti: «Anche io avevo uno zio strozzino, mi voleva bene, ma strozzino resta», scrive Anna. E altri: «Grillo ma cosa stai dicendo? Ora siccome è tuo amico lo difendi? Stai prendendo una bella cantonata ». Oppure: «Non puoi usare due pesi e due misure: tu hai espulso per molto meno. Per il condizionale del condizionale ».

Perché è con i condizionali dei giornali, che se la prende Grillo. Quelli che vengono usati per ogni inchiesta e che il Movimento non ha mai considerato così sospetti. Fatto sta che a sera il post scompare dall’home page e può essere ritrovato solo attraverso una ricerca specifica. Mentre il gruppo parlamentare fa un’ulteriore nota per dire di ave «agito in piena autonomia, riconosciuta da Grillo».

 «Aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso – scrivono – nel frattempo chiediamo a Paoli di valutare l’opzione delle dimissioni dalla Siae. Non stiamo gridando che debba dimettersi come alcuni vogliono far credere». Tentativi diplomatici che incappano nelle parole più chiare di alcuni. A Repubblica il ligure Simone Valente dice: «Paoli non può mantenere quel ruolo, il presidente della Siae è una figura di garanzia di tutti i musicisti e gli artisti: dovrebbe essere una persona priva e lontana da questi problemi. Non torniamo indietro sulle nostre decisioni, siamo convinti che questa battaglia sia voluta da tantissimi cittadini».

3. GUAI COL FISCO E VIAGGI IN SVIZZERA ECCO PERCHÉ GRILLO DIFENDE PAOLI

Giacomo Amadori per “Libero Quotidiano

Cortocircuito sul blog di Beppe Grillo. Con tanto di odore di bruciato. L’altro ieri, dopo le perquisizione a casa di Gino Paoli, accusato dalla procura di Genova di evasione fiscale, i dobermann del Movimento 5 stelle, per puro istinto pavloviano, hanno iniziato a sbavare e ringhiare e hanno pubblicato sul sito un comunicato che era già un necrologio per il cantautore: «Aspettiamo che la Magistratura faccia il suo corso, ma le notizie riportate dalla stampa, che vedono il presidente della Siae, Gino Paoli, indagato per una maxi-evasione fiscale, ci inducono a chiedergli di valutare seriamente le dimissioni dalla sua carica». Il giorno dopo il quotidiano di Genova, Il Secolo XIX, stigmatizza «la mancanza di rispetto dell’amico Grillo» nei confronti dell’autore del Cielo in una stanza.

 Passano poche ore ed ecco la piroetta: Beppe si scusa al telefono con Gino e pubblica un post che detta la nuova linea. Il titolo è emblematico, «Sbatti il mostro in prima pagina», e Grillo diventa un campione di garantismo: «Premetto che Gino Paoli è mio amico da molti anni e che spesso le nostre famiglie si incontrano vivendo nella stessa zona di Genova. Quindi potrei essere considerato poco obiettivo. Ma a questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito, per alcunché, che mi risulti, io non ci sto! I cittadini sono diventati vittime sacrificali, mostri da sbattere in prima pagina senza che possano difendersi in alcun modo».

Una filippica in cui attacca «gli sciacalli dell’informazione». Però a scatenare le ire del guru barbuto non può essere solo l’antica consuetudine con Paoli né l’amicizia tra le rispettive consorti, Parvin e Paola, che condividono diversi hobby, dall’acquagym nella piscina coperta di villa Grillo allo shopping.

LE SENTENZE

La verità è che quando Beppe sente parlare di fisco vede rosso, come confermano le sue non rare invettive contro Equitalia. Personalmente ha chiesto la restituzione di 245 mila euro di Irap per gli anni 2002, 2003 e 2004. Con la sentenza 85/13 del 7 febbraio 2013 il procedimento è stato dichiarato estinto per la rinuncia al ricorso del leader dei 5 stelle. Ma non è stata questa la sola controversia tra lo Stato esattore e il novello Giobatta Perasso, detto il Balilla. Il 19 novembre 2001, assistito dagli avvocati Renato Speciale ed Enrico Grillo, suo nipote, si è presentato davanti alla sedicesima sezione della commissione tributaria provinciale di Genova presieduta dal dottor Carlo Brusco e ha conciliato.

Grillo nel novembre 1991 aveva proposto ricorso «avverso l’avviso di accertamento ai fini Irpef» per quattro anni d’imposta, dal 1984 al 1987. Dieci anni dopo si è tenuta l’udienza e come riporta la sentenza in aula «veniva esperito il tentativo di conciliazione che dava esisto positivo: il contenuto dell’accordo veniva definito alle condizioni descritte nell’apposito verbale». Per questi motivi, si legge, «la Commissione tributaria provinciale di Genova dichiara estinto il giudizio per definizione della pendenza tributaria a seguito di conciliazione». Qual era l’importo richiesto dall’Agenzia delle entrate?

A quanto risulta a Libero il mancato pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche contestato a Grillo si aggirava sui 100 milioni di lire. Qualcuno potrebbe obiettare che non si trattava di una cifra eosrbitante, ma è anche vero che quei soldi vanno parametrati all’epoca. Cinquantamila euro nella metà degli anni ’80 erano un bel gruzzolo: basti pensare che lo stipendio mensile di un operaio al cambio attuale varrebbe 300 euro al mese, un giornale costava 0,34 centesimi, il caffè 0,21, pane e latte rispettivamente 0,62 al chilo e 0,40 al litro.

FESTE ROSSE

Ci sono altri particolari nella vicenda di Paoli che hanno certamente risvegliato vecchi fantasmi nella testa riccioluta di Grillo. Per esempio nell’intercettazione ambientale che ha inguaiato l’autore di Sapore di sale si parla di presunti pagamenti in nero alle feste dell’Unità e pure Beppe in passato ha avuto problemi con gli stand del fu Pci. Nei primi anni ’80, a Dicomano (Firenze), a causa della pioggia, un suo spettacolo andò male e gli organizzatori della festa «rossa» dovettero ingegnarsi per trovare le palanche pattuite con l’artista (35 milioni).

 Alla fine uno dei ragazzi, Franco Innocenti, ha denunciato alcuni anni fa all’Unità di essersi dovuto sobbarcare un mutuo ventennale: «Io avevo 26 anni ed ero l’unico con una busta paga. Toccò a me firmare la richiesta anche se non avevo molto più del mio stipendio e di una vecchia Vespa 150 di terza mano. Per vent’anni è stato pagato regolarmente quel debito per l’esibizione di Beppe Grillo». Più recentemente l’ex segretario confederale della Cisl Giovanni Guerisoli lo accusò di essersi fatto pagare 10 milioni in nero per uno spettacolo del 1999: «Accettammo di darglieli, li prese personalmente, ma poi per noi fu durissima giustificare quell’uscita».

 Qualche giorno dopo il sindacalista si scusò: «Non confermo più quell’episodio, mi sono fatto prendere dalla foga e sono stato tradito dai ricordi». La diatriba è finita in tribunale a Genova, dove Grillo ha ottenuto soddisfazione. Allo stesso foro si è rivolto, dopo essere stato licenziato in tronco, Dario Fochi, ex factotum del comico, per alcuni presunti mancati pagamenti: chiese 97 mila euro lordi di arretrati, spalleggiato da 16 testimoni. Nella sua memoria difensiva Grillo contestò la ricostruzione di Fochi, sottolineando che questi non era il suo autista, ma quello del suo manager e che sarebbe stato lo stesso Fochi a licenziarsi «per motivi personali».

 Le due parti trovarono un accordo del tutto favorevole a Fochi e l’agenzia di Grillo pagò all’ex collaboratore 50 mila euro netti. Probabilmente non sono solo questi brutti ricordi ad aver scaldato Grillo. Del resto lui e Paoli sono amici e vicini di casa di un altro «perseguitato dal fisco», l’imprenditore Flavio Briatore, il cui nome in questi giorni è rimbalzato sui giornali a causa di una lista di presunti evasori con milionari conti svizzeri. I due artisti genovesi hanno piantato le tende a Malindi e le loro ville confinano con la tenuta di Briatore. La simpatica brigata non condivide solo la passione per i safari africani, ma pure l’amore per le gite fuori porta in terra elvetica.

 A Lugano Grillo ha acquistato un lussuoso appartamento con vista lago sullo stesso pianerottolo di Benedetta Mazzini, la figlia di Mina. Una proprietà che ha inserito nel quadro rw della dichiarazione dei redditi e che ha recentemente messo in affitto attraverso un’agenzia immobiliare di Lugano. Nel quartiere Paradiso (un nome, un programma), appena sopra l’hotel Splendide Royal, Grillo e Mina sono stati avvistati più volte a passeggiare insieme.

Camminate in cui si saranno scambiati anche qualche consiglio per individuare la fiduciaria giusta a cui affidare, per esempio, la magione convertita in foresteria. In riva al lago del capoluogo ticinese è stato avvistato pure Paoli. Qui il figlio pittore e fotografo ha inaugurato un bella mostra qualche mese fa. Certamente Gino avrà approfittato dell’occasione per rincontrare Mina e cantare con lei Il cielo in una stanza, la canzone lanciata proprio dalla «Tigre di Cremona» nel 1961. Agli inquirenti resta, però, il sospetto che Paoli in Svizzera non ci andasse per fare il karaoke. Checché ne dica l’amico Beppe.

FONTE http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/vergogna-ma-non-se-sei-amico-grillo-beppone-difende-gino-paoli-94972.htm

Tratto da:http://www.grandecocomero.com/

GRILLO NELLA BUFERA CON I SUOI: FORSE DIMENTICANO CHE ANCHE A LUI LA SVIZZERA PIACE DA MATTI?
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RICCARDO 02/22/2015 12:53

solita spazzatura su Grillo. se non avete prove ..ZITTI,MUTI E RASSEGNATI,PARLATE SOLO QUANDO AVETE PROVE E NON IPOTESI.

FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM 02/22/2015 14:28

se le notizie non sono vere si possono sempre querelare le fonti.

FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM 02/22/2015 14:18

che difende Gino Paoli la prova c'è...anche se ha fatto sparire il post dal blog.
Noi vogliamo parlare del presente e del futuro, il passato ci interessa poco per il fatto che non si può più intervenire.
Personalmente non ho nulla contro Grillo, mi limito ai fatti: o si è giustizialisti o garantisti.
Non si può essere giustizialisti per gli altri e garantisti per i nostri amici.
Per inciso noi siamo garantisti.
Poi dopo tanto blaterare sul TTIP vediamo che posizione prenderà sulla proposta di Putin, non solo il M5S ma tutte le altre opposizioni

mustafa 02/22/2015 08:45

Dove uno porta i SUOI soldi privati, a me non importa.
Si difende da un sistema vessatorio ingordo ed avido al di la dell'inverosimile.
Se li avessi, io farei lo stesso.
Anzi, me ne andrei proprio!

v4l3 02/22/2015 08:42

Gino Paolo ,per me dei suoi soldi puo' farsene quello che vuole.
Di quello che guadagna non vedo che ruolo abbia il nostro stato italiano.
Queste sono notizie ad orologeria ,ben programmate per annebbiare il cervello agli italioti.
MA DAI!!!! SVEGLIA!!!! ABBIAMO UN DIVOLO DI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NON ELETTO CHE METTE MINISTRO LA FIGLIA DI CHI PAGA LA CAMPAGNA ELETTORALE!!!
VERGOGNA!!!