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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

SFASCIO-CAPITALISMO: ALL’ASSALTO DEL BUONSENSO

Pubblicato su 27 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

Lo spunto per questa amara constatazione ci sovviene da un recente editoriale di una testata online di area liberale vicina al sindaco di Verona Flavio Tosi che, qualche giorno fa,  proponeva, testualmente,  la “privatizzazione delle pensioni” per sollevare lo stato delle disastrate finanze nazionali e (addirittura) per ridurre il numero dei “clochard”. Ma sì, che bella idea. Ma già che ci siamo, perché non privatizziamo tutto? ASL, Regioni, polizia. E perché no, anche il Governo. Basta con le elezioni, che costano, facciamo scegliere a degli azionisti il nostro destino!

L’amara verità è che purtroppo, mentre ci sono eccellenti economisti neokeynesiani (Nino Galloni ad esempio, formatosi alla scuola di Federico Caffè, ma anche Alberto Bagnai o Cesare Rinaldi) che ogni giorno lottano contro l’oscuramento mediatico per dimostrare come siano state le privatizzazioni scellerate del passato a depotenziare il sistema nazionale, chi ha interesse a tenere l’Italia in catene ha invece gioco facile grazie ai suoi utili idioti, gente che addirittura riesce ad accusare i vari Monti,  Letta e Renzi, che lo Stato lo hanno fatto a pezzi proprio privatizzando senza criterio (si vedano in proposito le recenti dichiarazioni del Ministro Federica Guidi), di essere “statalisti”.

Il tutto in nome dell’irrazionale e ideologico innamoramento per il liberismo di marca angloamericana.  Un’ideologia, per chi non lo avesse ancora capito, dimostratasi fallimentare e utopica quanto e più del marxismo ma che nel nostro Paese, contrariamente agli scritti di Marx, ormai ignorati dagli schieramenti di sinistra,  fa presa su ancora buona parte dell’imprenditoria. Infatti buona parte di questa categoria, che giustamente si lamenta dell’insostenibile livello di tassazione, collega ancora, in un errato rapporto di causa-effetto, la spesa pubblica con l’aumento della pressione fiscale.
 
Fortunatamente, a salvarci dai fumi inebrianti dell’ideologia neoliberista ci vengono in soccorso i numeri. I dati della World Bank infatti, per dovere di informazione anche e soprattutto nei confronti di questi signori amanti delle stars and stripes e dell’oscurantismo economico, dicono che l’indice di Gini, che misura il divario sociale, nel nostro Paese è cresciuto in misura maggiore in corrispondenza delle grandi privatizzazioni: in particolare dopo il 1981 (separazione tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia) e dopo lo “shopping” sullo yacht Britannia del 1992. Ma il dato vale per qualsiasi Paese. La Russia ad esempio vide schizzare il coefficiente di Gini (e il debito pubblico, guarda caso) dopo il crollo dell’URSS e in corrispondenza delle privatizzazioni scriteriate volute da Eltsin che favorirono oligarchie interne e soprattutto estere. Quando Putin corse ai ripari, riportando a casa asset strategici, il divario tornò a scendere.
 
Una direzione, quella impostata da Putin nei primi anni 2000, che dovremmo percorrere anche noi italiani. Ma questo difficilmente accadrà, per il semplice fatto che i principali fautori delle scellerate privatizzazioni dell’ultimo trentennio oggi sono tutti in corsa per il Quirinale, con gran squillo di trombe (e trombati): da Romano Prodi a Giuliano Amato per arrivare fino a Mario Draghi. Ma questa, ovviamente, è un’altra storia.
 
Piuttosto, duole constatare come tale approccio di pensiero sia un virus che infetta soprattutto il cosiddetto “centrodestra”. Laddove, infatti, sia alla base, sia ai vertici dei partiti sembra finalmente prevalere il buonsenso, con il dogma liberista messo da parte per trovare una comune base programmatica che possa incontrare il consenso popolare, questi sacerdoti della privatizzazione del mondo tornano periodicamente all’assalto. All’assalto, per l’appunto, del buonsenso.
 
Cristiano Puglisi
Tratto da:http://iltalebano.com
SFASCIO-CAPITALISMO: ALL’ASSALTO DEL BUONSENSO
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