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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA GUERRA DEL PETROLIO NON FARA' PRIGIONIERI: O CROLLA L'INTERO SISTEMA PETROLIFERO ARABO, O CROLLANO GLI AMERICANI

Pubblicato su 15 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ECONOMIA

La guerra del petrolio continua: il greggio WTI (West Texas) e' sceso sotto i 45 dollari al barile, record al ribasso dal 2009. Il Brent del Mare del Nord e' poco sopra i 46. Ma la vera novita' e' un'altra: i paesi arabi del Golfo ora accusano apertamente gli Stati Uniti di aver cominciato per primi, terremotando il mercato con la produzione di shale oil. Di conseguenza, ha dichiarato il ministro dell'Energia degli Emirati Arabi, "l'Opec, l'organizzazione dei produttori di petrolio, non e' piu' in grado di proteggere i prezzi. L'eccesso di offerta e' arrivato principalmente dallo shale oil, e cio' doveva essere corretto per tempo; ora siamo tutti preoccupati per gli equilibri mondiali, stiamo dicendo agli altri paesi e mercati di essere razionali". E' un atto di accusa contro gli americani, e il tentativo di dimostrare che i paesi arabi non temono una fase prolungata di prezzi bassi, benche' sul petrolio si basi quasi interamente la loro economia.

Le ricostruzioni di queste settimane riferiscono che quando un anno fa Barack Obama ha proclamato l'indipendenza energetica degli Usa (attraverso appunto lo shale oil), offrendo il petrolio e il gas americano all'Europa come alternativa a quello russo, ed a Giappone e Cina come alternativa a quello arabo, nelle capitali saudite e del Golfo le reazioni ufficiose sono state furibonde. Naturalmente si sono scontrati falchi e colombe, chi intendeva dare subito una lezione all'America e chi preferiva un negoziato. Alla fine ha prevalso la prima linea.

E il motivo e' stato di carattere politico, in quanto Obama, ormai a meta' del secondo mandato, sta per entrare nel periodo cosiddetto dell' "anatra zoppa" (effetto acuito dalla perdita della maggioranza in entrambi i rami del Congresso), ma anche pratico perche' la lunga recessione europea e la frenata delle economie emergenti avrebbe comunque ridotto i consumi. Dunque i paesi arabi stanno cercando di ottenere il massimo con il minimo danno, in un periodo di bassa domanda. Non solo.

Lo shale oil e lo shale gas americani, ricavati dalla frantumazione delle rocce, sono convenienti finche' i prezzi non scendono sotto i 60-65 dollari. Un livello gia' abbondantemente sfondato al ribasso, e adesso la sfida tra arabi e Usa e su chi reggera' di piu'. Inoltre decidendo di non ridurre la produzione e quindi di far crollare i prezzi, i sauditi hanno stretto un'alleanza con la Russia, che non fa parte dell'Opec. Il governo di Vladimir Putin, pur consapevole dei danni interni del calo del prezzo dell'energia dalla quale dipende, ha scelto di reagire da una parte alla politica energetica americana, dall'altra alle sanzioni imposte dall'Europa, e sempre volute da Washington, per la crisi ucraina.

Tutto cio' sta provocando una serie di conseguenze strategiche. Gli arabi sunniti - cioe' Arabia Saudita ed Emirati - abbandonano i loro tradizionali alleati (economici e militari) americani; quanto alla Russia e' ormai sempre piu' l'avversario dichiarato di Washington. Mosca inoltre e' legata alla Cina da un accordo trentennale di forniture energetiche. Tutti danno la sensazione di attendere la scadenza del mandato di Obama (2016) per puntare su un'amministrazione repubblicana, o su una democratica piu' improntata alla realpolitik.

Sarebbe interessante capire se questo rimescolamento ha anche ripercussioni nel mondo islamico che alimenta il terrorismo: l'Isis, l'Isi, al Qaeda. E' una gigantesca mezzaluna che dall'Afghanistan passa per Iraq e Siria, per lo Yemen e si allunga fino a Libia e Nigeria. Di certo l'islamismo radicale ha sempre fatto affari con il petrolio, nonche' con i suoi finanziatori in prevalenza sunniti. Ma anche gli altri islamici, gli sciiti dominanti in Iran e presenti in Iraq, si fondano sul petrolio. Anche per questo la Casa Bianca aveva tentato di stringere un'alleanza di interessi con l'Iran, il grande nemico di ieri. Di certo qualcuno ha commesso e sta commettendo un errore. Se gli Usa o gli arabi, lo vedremo tra non molto.

Tratto da: http://www.ilnord.it

LA GUERRA DEL PETROLIO NON FARA' PRIGIONIERI: O CROLLA L'INTERO SISTEMA PETROLIFERO ARABO, O CROLLANO GLI AMERICANI
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fiammaverde 03/03/2015 17:22

Ghi States stanno tirando troppo la corda! Rimarranno con un cordino in mano!

annapaola 01/15/2015 13:28

NON ERO RIUSCITA A CAPIRE BENE IL MOTIVO VERO, PER IL QUALE IL PETROLIO AVESSE AVUTO QUESTO TRACOLLO (ANCHE SE NOI CONSUMATORI NE ABBIAMO RICEVUTO UN BENEFICIO RIDICOLO), ORA MI è CHIARO e il classico "chi l'ha più lungo, se lo tira" questa volta sarà veramente "divertente" vedere come andrà a finire, lo sarà molto meno come cittadina europea