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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Intervista del giornale ceco Literarni Noviny al presidente Assad

Pubblicato su 16 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA

Literarni Noviny: Signor Presidente, vorrei cominciare dal principio. Meno di dieci anni fa la Siria stava cercando di costruire relazioni positive con l’Occidente, lei si era incaricato di implementare riforme economiche consigliate dalla Banca Mondiale e John Kerry, fino al 2010, la chiamava ‘Mio Caro Amico’ e in qualche modo, improvvisamente, tutto questo é cambiato e lei é diventato un dittatore e una figura ‘hitleresca’ e così via. Qual’é la sua opinione in merito? Come si spiega questo cambiamento?

Bashar al-Assad: In effetti, io non sono affatto cambiato, né sono cambiate le nostre politiche, o i valori o i principi che le ispirano e le informano. Il problema sta nell’Occidente e non é un problema nuovo o sconosciuto. E’ collegato all’indipendenza del nostro paese. Ed é lo stesso problema che l’Occidente ha con molti altri paesi, di cui la Siria non é che uno. Durante il periodo che lei ha correttamente citato, diciamo tra il 2008 e il 2010, le relazioni erano buone però non si basavano sul rispetto reciproco. Per esempio la Francia avrebbe voluto che la Siria svolgesse un ruolo filo-occidentale nei confronti dell’Iran per la questione nucleare. E ci veniva chiesto non di prendere parte alle trattative, come avremmo potuto anche fare, ma, in qualche modo, di persuadere l’Iran a prendere passi lesivi dei suoi interessi. Ci rifiutammo di farlo. (Gli Occidentali) Volevano che prendessimo posizione contro la Resistenza nella regione, come ‘precondizione’ di un impegno di Tel Aviv a cessare o diminuire le sue aggressioni contro i Palestinesi e contro gli Stati circonvicini. Ci rifiutammo di nuovo. Avrebbero voluto farci firmare un Memorandum di Euro-Associazione che avrebbe leso gravemente la nostra economia trasformandoci in uno sbocco per i prodotti europei senza nessuna contropartita di valore. Ci rifiutammo, ovviamente, di farlo, per proteggere gli interessi dei nostri cittadini.

Questi sono solamente alcuni esempi di questa relazione, ma sono certamente tra i motivi che hanno portato al cambiamento di atteggiamento che lei menzionava. La stessa cosa é successa, se ci pensa, tra Occidente e Russia. A metà anni ’90 la Russia era considerata uno Stato amico dell’Occidente, ora, improvvisamente, sembra tornato l’Impero del Male; l’Occidente non perde occasione di demonizzare il Presidente Putin con la stessa propaganda che usa contro la Siria e la mia persona. Perciò il problema ha ache fare con l’indipendenza dei nostri paesi. L’Occidente non vuole partner paritari, vuole vassalli e clienti. Questo é il fulcro della questione che abbiamo in ballo con l’Occidente. Non ha niente a che fare con la Democrazia, la Libertà, il sostegno popolare o che altro. Guardi cosa é accaduto alla Libia e guardi come il terrore e le uccisioni continuano in Siria con la benedizione dell’Occidente.

LN: Ma in quei giorni, l’inizio della cosiddetta “Guerra al Terrore” non vide forse la Siria aiutare la CIA col suo programma di rapimenti illegali, interrogatori e anche torture? Perché deste il vostro appoggio?

BA: Vuol dire prima della crisi?

LN: Certo.

BA: Noi abbiamo dovuto confrontarci e lottare contro l’estremismo religioso e il terrorismo per quasi cinque decadi; attentati e attacchi di estremisti religiosi iniziarono in Siria negli anni ’70. Allora chiedemmo la cooperazione internazionale per fronteggiare quel fenomeno. Nessuno rispose. In occidente non erano interessati al problema. Questo spiega perché siamo sempre stati interessati ad aiutare qualunque paese che volesse fare uno sforzo condiviso per la lotta al terrorismo e per quella stessa ragione, quando finalmente ce lo chiesero, aiutammo gli Americani, sperando che il loro sforzo fosse sincero, ma lo faremmo anche ora con altri paesi, non cambieremo mai il nostro atteggiamento che sarà sempre di opposizione a ogni tipo di terrorismo. Il problema con l’Occidente é che non capisce la natura del fenomeno e di conseguenza sbaglia come affrontarlo. Pensano che combattere il terrorismo sia una specie di videogioco in cui vince chi elimina più nemici; gli sfugge totalmente che la parte più importante della lotta al terrorismo passa per la Cultura, l’Economia, il Sociale e altri campi ancora.

LN: A questo proposito, come commenta i recenti fatti francesi?

BA: Quando si parla di terrorismo si parla di uccisioni, di vittime civili e a prescindere dalle posizioni politiche, dalle simpatie, dalle antipatie, le vittime meritano rispetto, noi condanniamo il terrore che ha colpito la Francia come condanniamo ogni strage di innocenti ovunque avvenga nel mondo, questi sono i nostri principii.

Siamo uno dei Paesi con la migliore comprensione di questo fenomeno perché purtroppo ne abbiamo sofferto a lungo e intensamente, soprattutto negli ultimi quattro anni e abbiamo perso migliaia e migliaia di vite innocenti. Per questo simpatizziamo con i parenti delle vittime e con tutti i loro concittadini. Allo stesso tempo, però, vogliamo ricordare a molta gente in Occidente che più di una volta abbiamo lanciato avvertimenti e moniti riguardo questo genere di ripercussioni, fin dall’inizio degli attacchi contro il nostro paese. Abbiamo detto: non dovreste sostenere terroristi contro di noi fornendo loro appoggi materiali o anche solo morali, perché prima o poi questo fenomeno che scatenate contro di noi potrebbe volgersi contro voi stessi.

Non ci hanno ascoltato. I politici occidentali sono terribilmente miopi e terribilmente ostinati su queste cose. Quel che é accaduto in Francia ha dimostrato nei fatti, al prezzo di molte vite, che quel che dicevamo era vero. Allo stesso tempo questo incidente mette sotto accusa le leadership politiche europee, perché sono responsabili di quel che é accaduto a noi per quattro anni e per quel che é accaduto in Francia in questi giorni, e, forse anche di altro che é accaduto in Europa in occasioni precedenti.

LN: Secondo lei qual’é la via migliore per battere il terrore?

BA: Tralasciando situazioni ideali e concentrandoci sul presente, noi dobbiamo combattere il terrorismo tatticamente sul terreno per proteggere la popolazione, ma da un punto di vista più generale una serie di buone politiche può essere un’arma antiterrorismo più efficace di un Esercito: il terrorismo prospera sull’ignoranza, l’istruzione e la cultura ne sono l’antitesi, molti si rivolgono alla violenza per sfuggire alla miseria, un’economia pensata per contrastare la povertà e l’emarginazione può contrastare quel fenomeno, poi, ovviamente, lo scambio di informazioni e la cooperazione delle agenzie d’intelligence é sempre efficace ed auspicabile.

Il problema non si può risolvere, come si é visto, coi metodi impiegati dall’Occidente in Afghanistan dal 2001 in poi. Un gruppo di parlamentari Usa visitò Damasco all’epoca e ci trovammo a parlare dell’occupazione di quel paese; loro dissero molto apertamente che “Era la vendetta americana per gli attacchi dell’11 settembre”, io gli dissi che non avrebbero dovuto farlo, perché era stato come aggredire una massa tumorale col bisturi, col rischio di mandarla in metastasi e causarne la diffusione in tutto il corpo. Per questo, lo ribadisco, un mix di buone politiche e di contrasto mirato ai gruppi violenti é necessario, ma pretendere di affrontare il terrore solo con le armi in pugno é deleterio.

LN: E ha ripetuto la stessa cosa anche ai politici europei?

BA: Certo, ma come si é visto, senza che mi abbiano ascoltato.

LN: Sente che le politiche dell’UE o quelle dei suoi Stati membri siano cambiate in qualche maniera nell’ultimo anno?

BA: C’é un timidissimo, lentissimo cambiamento, ma ancora non vogliono ammettere la profondità e la radicalità dei loro errori. Non se la sentono perché sanno quanto siano andati fuori strada: hanno demonizzato me, il mio Governo, il mio Esercito, il mio Paese…quindi con che faccia possono fare ‘dietro front’ dopo tre anni di questa tiritera? Possono forse dire: “Bé dopo tutto forse ci eravamo sbagliati”. Ne dubito. Per cui coniano queste buffe formule secondo le quali in Siria esiste un grave pericolo di terrorismo, però sarebbe colpa mia. Non riconoscono i loro sbagli. Quindi sì, ci sono stati cambiamenti, abbiamo ricevuto contatti da vari dignitari europei, contatti che sono rimasti confidenziali, per cui non dirò nomi o nazionalità delle parti coinvolte. Privatamente, questi dignitari hanno apertamente riconosciuto gli errori fatti dall’Europa e hanno chiarito che l’Europa vorrebbe ripararli. A noi questo andrebbe benissimo perché vede, nella politica internazionale non ci deve esser posto per risentimenti, antipatie, odii, esistono solo gli interessi e le necessità e un buon rapporto con l’Europa per noi é una necessità ed é nel nostro interesse. Però non credo che i cambiamenti saranno rapidi, dobbiamo ancora vedere uno sforzo serio e profondo di un paese europeo in tal senso.

LN: Ha qualche opinione particolare riguardo la politica Céca nei confronti della Siria?

BA: Guardando all’UE in generale, abbiamo notato come i suoi Stati membri non abbiano condiviso tutti la stessa posizione nel corso della crisi. La Repubblica Ceca e la Romania hanno mantenuto le relazioni diplomatiche con noi per tutto il corso degli eventi e questo é importante e lo abbiamo apprezzato; d’altra parte non vuol dire che ci abbiano sostenuto, difeso o abbiano condiviso con noi alcun genere di solidarietà, però finché le relazioni sono aperte é possibile seguire con chiarezza una situazione e formarsene un’idea precisa. Quind direi che, pur non avendo buonissime relazioni con noi, quantomeno i politici cechi sono riusciti a mantenere con più precisione il ‘polso’ della situazione siriana, formandosene un’idea molto più accurata, obiettiva di quei paesi che chiusero le loro rappresentanze diplomatiche.

LN: Lei ha parlato della demonizzazione della Siria e della sua persona. Vorrei che mi spiegasse le sue convinzioni al riguardo. Ad esempio, c’é ancora quest’idea che la crisi continui a causa della sua ‘ostinazione’ a non lasciare il potere, che cosa ha da dire in merito?

BA: Nessun Presidente potrebbe rimanere al suo posto, in circostanze simili, senza un forte, profondo sostegno popolare, particolarmente se si subisce l’attacco coordinato di Stati Uniti, la maggioranza dell’UE, degli Emirati del Golfo, della Turchia, della Giordania e di certi gruppi e partiti libanesi. Solo gli stati petroliferi hanno speso letteralmente miliardi di dollari contro la Siria. Come potrei rimanere al mio posto senza il sostegno dell’opinione pubblica? Nemmeno un superuomo riuscirebbe in questo e in Siria non abbiamo superuomini al potere ma solo un uomo. Questo dimostra che io godo del sostegno popolare, e il popolo non mi sosterrebbe se pensasse che la mia presenza in quest’ufficio fosse la causa dell’attacco terroristico. Non avrebbe alcun senso.

Anzi, i Siriani sostengono il loro Presidente precisamente perché hanno un’idea chiara di quanto é successo nel paese dal 2011 in avanti, con il finanziamento da parte del Qatar di dimostrazioni speciose e di torrenti di propaganda volti a creare l’idea che in Siria stesse avvenendo una rivolta; a questo poi si é aggiunto il finanziamento saudita di centinaia e centinaia di cellule e gruppi terroristi. In seguito si unirono la Turchia, col suo sostegno logistico e il suo lungo e accidentato confine col nostro territorio, poi il Governo giordano e certi gruppi e partiti libanesi. Questa é la realtà, questo é quel che é successo e che sta accadendo. Non c’entra nulla il Presidente o la sua presunta ostinazione: possiamo forse dire che l’attacco agli Usa dell’11 settembre é avvenuto per colpa di Bush e che se lui avesse abbandonato la sua carica esso non si sarebbe verificato? Sarebbe una pretesa irrealistica e illogica. Loro lo sanno benissimo, ma insistono su questa linea per le ragioni che ho esposto sopra. Non vogliono, non possono ammettere i loro errori, non vogliono accettare di aver tragicamente equivocato la situazione siriana pensando che fosse simile a quella egiziana, tunisina, libica. Di avere ascoltato i consigli che venivano da parti come il Qatar, come l’Arabia Saudita, facendosi ingannare. Questo spiega quanto é successo alla Siria, non il fatto che il Presidente si dimetta o meno.

LN: Un’altra accusa molto popolare che le viene rivolta, anche in Repubblica Ceca, é quella che la vede come un assassino di massa del suo stesso popolo. Che ne pensa?

BA: Accusa diversa, ma stessa risposta. Come potrei uccidere il mio popolo, e quindi guadagnarmi il suo odio e il suo risentimento, e comunque rimanere al potere, visto che ho già mezzo mondo contro? Quale forza fantastica mi terrebbe al mio posto? E’ la stess risposta di prima, le ho detto. Questo scenario, se lo si analizza, si rivela completamente irrealistico. Noi stiamo difendendo il nostro popolo da aggressori esterni. Il sostegno popolare verso la mia carica e la mia persona é forte perché i cittadini si sentono difesi da me e dal mio Governo. Nessun Presiente riuscirebbe a uccidere il suo popolo, combattere i terroristi, combattere tanti paesi stranieri coalizzati contro di lui e restare al potere.

LN: Un’accusa più recente sarebbe quella che lei sia in realtà ‘socio’ dell’ISIS visto che l’Esercito Siriano non combatterebbe l’ISIS o almeno non quanto altre organizzazioni.

BA: Quindi mi faccia capire, io sarei ‘socio’ dell’ISIS che però continua ad attaccare e minacciare le nostre posizioni, uccidere i nostri soldati, occupare nostro territorio, e cosa ci guadagnerei? Di nuovo, queste sono palesi contraddizioni e ne cito un’altra: in Occidente si dice che staremmo beneficiando degli attacchi aerei americani. Qualcuno l’ha detto…ma allora, come potremmo beneficiare contemporaneamente da un ‘accordo’ con l’ISIS e dai bombardamenti Usa? A dispetto di queste sciocchezze, lo ripeto ancora, stiamo combattendo terroristi di ogni sorta, ISIS, Al-Nusra e altri ancora. Non esiste una singola ragione valida per sostenere l’esistenza di ‘accordi’ tra noi e questi gruppi, non una.

LN: A proposito dell’ISIS, sembra, almeno così pare dall’Europa, che l’Islam radicale stia crescendo nella regione e che si diffonderà sempre più. Lo pensa anche lei oppure crede che sia una specie, diciamo, di ‘fase’ che prima o poi perderà slancio e si indebolirà, magari tra dieci anni, qualcosa del genere?

BA: L’Islam radicale dalla nostra prospettiva di musulmani moderati, non é affatto Islam. Non esiste spazio per un simile estremismo nell’Islam, come non esiste nella Cristianità o anche nel Giudaismo. Tutte le religioni sono moderate; quando si incontra un estremismo che diventa omicida, a quel punto la religione non esiste più. Se proprio volessimo usare il suo termine ‘Islam radicale’, però, possiamo dire che sì, in effetti questa deviazione della religione islamica sta prendendo piede visto che é stata propagandata per decenni coi denari sauditi che hanno riempito di predicatori wahabiti moschee e centri di preghiera, scuole, canali televisivi, quindi, fino a che ci saranno finanziamenti per queste cose la crescita di questo errore, di questa eresia continuerà e non solo nella regione mediorientale ma anche in Europa. Quel che é accaduto in Francia é un forte indizio di ciò. Intendo che questi atti di terrore non sono sorti dal vuoto cosmico, ma dall’ideologia estremista, settaria, medievale che ha tanto successo in Arabia Saudita. Non c’é ragione di pensare che l’estremismo diminuirà se non si prenderanno misure per fermare il flusso di finanziamenti che lo alimenta e che produce persone capaci di questi atti.

LN: L’altr’anno lei ha detto che le battaglie più importanti della guerra siriana stavano per finire e che presto sarebbe iniziata la ricostruzione del paese. Quell’affermazione é ancora valida?

BA: In effetti, quando qualunque paese viene colpito da una guerra, l’area economica più importante diventa la ricostruzione del paese stesso. Questo sarà il punto principale della nostra economia e abbiamo già iniziato i piani per il processo ricostruttivo. Non bisognerà intervenire solo materialmente, sulle infrastrutture danneggiate o distrutte, ma bisognerà anche ricostruire cuori, animi, persone. Ma ora limitiamoci a parlare di cose materiali.

LN: Le chiedo della ricostruzione perché ora come ora molti paesi sostengono la guerra contro la Siria ma, una volta che la ricostruzione sarà iniziata, potrebbero voler prendervi parte per guadagnare dalla ricostruzione delle stesse cose che hanno distrutto prima. Nei piani per la ricostruzione quali partner stranieri sono contemplati?

BA: Abbiamo dei piani, alcuni dei quali in verità sono già iniziati e sono in corso in quelle aree bonificate dai terroristi e riconciliate. I piani sono a lungo termine e più impegnativi laddove i terroristi hanno causato danni più vasti e profondi. Per quanto riguarda i partner stranieri saremo selettivi, proprio per evitare la situazione da lei figurata. Non credo proprio che i Siriani accetterebbero di vedere compagnie di paesi ostili al lavoro in Siria. Giacché lei é Ceco, posso dire certamente che la Repubblica Ceca verrà considerata come possibile partner per la ricostruzione certamente molto prima di altri paesi europei visto che ha resistito alle pressioni esercitate dagli altri Stati affinché troncasse le relazioni diplomatiche con noi e che ci sarà sempre un porta aperta per ulteriori collaborazioni economiche anche dopo la fine della ricostruzione.

LN: Questa é una prospettiva allettante, ma può esserci una riconciliazione in Siria dopo quattro anni di guerra? Io penso che sarà un processo molto difficoltoso cercare di superare le ostilità che sono cresciute in questo periodo; può parlarci degli sforzi che state facendo in questo senso?

BA: Per fortuna posso dirle che una serie di sforzi in tal senso hanno già avuto successo in molte aree e non invento nulla a riguardo, né mi avventuro in sogni e speranze. Questo é già successo nei fatti. Inizialmente la questione che ci si é posta sembrava ardua come lei l’ha dipinta. Riusciremo? Potrà la gente dimenticare tanto sangue e ostilità? Non é stato facile, specie all’inizio, alcuni gruppi, più estremisti, hanno rifiutato ogni approccio, come hanno fatto Al-Nusra e l’ISIS. Ma altrove la percentuale di successo é stata soverchiante e i gruppi che erano ansiosi di venire a patti hanno allontanato, isolato, scacciato quelli ‘irriducibili’. Oggi, in molte zone della Siria, persone che avevano preso le armi su fronti opposti le hanno deposte e hanno iniziato a ricostruire le loro vite.

Molte aree hanno accolto positivamente gli sforzi di riconciliazione dal momento che più la guerra andava avanti e più diventava evidente anche a cittadini siriani che avevano preso le armi contro il Governo che stavano venendo usati come strumenti e che il denaro che gli arrivava dal Qatar e dall’Arabia Saudita o dal regime di Erdogan non faceva altro che aumentare la sofferenza e il dolore del loro paese, e quindi hanno dato un taglio ai loro errori e hanno svoltato nella giusta direzione. La mia risposta é che abbiamo capito come procedere in questa direzione con sempre maggior successo e più che mai siamo disposti ad accogliere nel processo di riconciliazione ogni Siriano che sia disposto a collaborare.

LN: Una certa riconciliazione potrebbe avvenire quando, a fine gennaio, a Mosca il suo Governo invierà una delegazione per discutere con alcuni rappresentanti dell’opposizione. Si aspetta risultati concreti? Cosa pensa di questa iniziativa russa?

BA: Io penso che la posizione russa sia quella di sostenere la lotta antiterrorismo siriana, il che é molto importante e, allo stesso tempo, sia sempre aperta a una via d’uscita politica. La nostra posizione é simile; non vogliamo perdere nemmeno un’occasione di trovare accordi e per questo parteciperemo all’incontro a Mosca, se avremo successo, sarà una buona, una ottima cosa, ma se così non fosse, non perderemo niente. Non andiamo in Russia per aprire un dialogo ma per ascoltare queste personalità e discutere le basi di un possibile dialogo: queste basi saranno il contenimento delle organizzazioni terroristiche, il sostegno all’Esercito, la lotta all’estremismo e altri simili argomenti. Io mi aspetto che questo incontro sia soprattutto e prima di tutto realistico.

Quando si parla di ‘opposizione’ noi non intendiamo solo qualcuno che si oppone a qualcosa; opposizione in senso politico sarebbe un partito o un’entità che ha rappresentanti in un’amministrazione locale o in un Parlamento che può influenzare la gente agendo in quelli che percepisce come i suoi migliori interessi, non negli interessi di Stati stranieri. Credo a questo come a un concetto universale. Ora, in questo gruppo di cui parliamo ci sono personalità molto differenti, alcune a loro modo patriottiche, altre non hanno alcuna influenza e non rappresentano alcuno all’infuori di sé stessi, e altri ancora non sono che marionette saudite, qatariote, francesi, turche o americane e quindi non le consideriamo nemmeno. Ci sono poi altre personalità che rappresentano ideologie estremiste.

Quindi é troppo presto, ora, per giudicare il potenziale di riuscita o fallimento di questo passo, comunque, sosteniamo l’iniziativa russa e crediamo di doverla perseguire fino in fondo, quantomeno per ascoltare la controparte. Se dirà qualcosa di utile e di interessante per il popolo siriano, per il paese, ci sarà un percorso condiviso, altrimenti no.

LN: Secondo rapporti dei media, i Russi stanno coordinando questo processo con gli Usa; vuol dire che le superpotenze possono provare a trovare un terreno comune sulla Siria, forse per la prima volta. Pensa che questo sia l’inizio della fine della guerra?

BA: Intende quando, se, troveranno questo terreno comune?

LN: Sì, se riescono finalmente ad accordarsi su qualcosa, se questo sarà positivo.

BA: Ogni intesa Est-Ovest, specie tra Russia e Usa, si rifletterà positivamente sulla regione, particolarmente in questo periodo e specialmente per quanto riguarda la Siria. Ma vorrei dire che la soluzione dovrà venire prima di tutto dalla Siria stessa. Inoltre, se vogliamo parlare di relazioni internazionali e del loro impatto bisogna essere seri. Quando si parla di terreno comunque, qual’é la natura di questo terreno? Quanto seri sono gli Usa verso il Qatar, la Turchia, l’Arabia Saudita, loro stati clienti e satelliti, non alleati, che non potrebbero nemmeno mandare un dollaro, un uomo o un fucile in Siria senza il beneplacito e l’ok americano? Senza una risposta chiara a queste questioni non sarà possibile trovare alcun terreno comune.

Finora gli Usa hanno giocato giochi e perso tempo. Gli Usa vorrebbero trovare il modo di usare la Russia contro la Siria, convincendo Mosca a metterci sotto pressione. Io credo che sia solo questo il ‘terreno comune’ di cui gli Usa sono alla ricerca. E non penso proprio che lo troveranno. I Russi stanno cercando in ogni modo di trovare un’intesa con Washington ma non vedo come gli Usa possano rispondere positivamente.

LN: La ringrazio molto Signor Presidente e mi auguro che questo anno possa essere buono per la Siria.

BA: Grazie a lei.

Sana

Traduzione di Suleiman Kahani

Tratto da: http://www.statopotenza.eu

Intervista del giornale ceco Literarni Noviny al presidente Assad
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