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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il Kurdistan iracheno – sogno bagnato per stranieri e ricchi

Pubblicato su 3 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in ESTERI

Andre Vltchek per rt.com

Mentre l’Irak è un bagno di sangue, la capitale del Kurdistan iracheno Erbil si promuove presentandosi come un’isola di stabilità e prosperità, attirando così molti stranieri per via del petrolio. Ma dietro questa stabilità si cela la rabbia, la disperazione e la paura della popolazione locale.
Il Machko Chai Khana è una vera istituzione, una vecchia e tradizionale sala da tè scavata nelle antiche mura della cittadella di Erbil. È qui che molti pensatori e scrittori locali si ritrovano per bere il loro tè, giocare a carte e condividere le loro storie.
Adesso gli intellettuali locali sono a stretto contatto con i rifugiati provenienti da Siria ed Irak.
“Gli Americani sono la ragione principale per cui l’Irak è distrutto” dice Ishmaeal Khalil, uno scienziato nucleare iracheno forzato a lasciare la sua città natale di Tikrit dove era un professore universitario.
“Insegnavo e creavo: costruivo la mia nazione. Poi l’Irak è stato invaso e distrutto. Non posso far nulla adesso… Non ho nulla… Adesso non faccio null’altro che mangiare e dormire. Ed è esattamente ciò che l’Occidente vuole, distruggere le nostre menti.”
Mentre parla il professor Khalil naviga con il suo smartphone, mostrandomi le foto del suo ufficio, dell’Università e dei suoi studenti.
“Sono scappato cinque mesi fa dopo che la mia università è stata distrutta dall’ISIS. E tutti sappiamo chi c’è dietro di loro: gli alleati dell’Occidente, l’Arabia Saudita, il Qatar ed altri… Sogno spesso la mia nazione com’era un tempo con Saddam Hussein. Le infrastrutture erano eccellenti e la gente era ricca. C’era abbondanza di acqua ed elettricità… C’era istruzione e cultura per tutti…”

La Regione Autonoma Curda in Irak (con capitale Erbil) sta cercando di promuovere se stessa come area relativamente stabile e sempre più prospera “a differenza del resto dell’Irak”. Vanta alcune tra le maggiori riserve petrolifere al mondo e quindi grandi investimenti occidentali.
Mentre il resto dell’Irak è un bagno di sangue e si sta decomponendo socialmente ed economicamente, a questa parte della nazione “non è permesso di collassare”, per via della sua importanza strategica per gli Stati Uniti e per l’Europa.
Gli stranieri sono dovunque. Mentre ero bloccato per domande di prassi e “per la mia sicurezza”, un’ora ad un posto di blocco vicino Kirkuk, ho visto passare un convoglio di diverse auto bianche governative, Toyota Land Cruisers, dirette verso Erbil, con un uomo occidentale in occhiali da sole che sedeva dietro un’enorme mitragliatrice montata nella parte posteriore del primo veicolo.
Nel lussuoso hotel Rotana ho diviso l’ascensore con un tizio inglese che camminava a piedi nudi mentre i suoi scarponi sudici venivano portati da una specie di attendente.
“Ho rovinato i miei scarponi nel deserto!” ha confessato sorridendo all’attendente. “Insegno alle persone a sparare, lo sai? Ti piace sparare?”
“Oh sì, signore!” ha risposto l’uomo (molto probabilmente un rifugiato siriano), molto desideroso di far piacere. “Amo molto sparare!”
Gli stranieri controllano la produzione di petrolio, si “occupano delle questioni militari”, gestiscono alberghi e lavorano anche come massaggiatrici, camerieri e domestici. Gli occidentali si occupano degli affari mentre ci sono turchi, libanesi, egiziani, siriani, indonesiani e persone dal Subcontinente, che svolgono sia lavori qualificati che umili.
La Turchia sta investendo molto, costruendo qualsiasi cosa qui, dalle scintillanti torri di vetro e acciaio destinate ad ospitare uffici, al nuovissimo aeroporto internazionale nella periferia di Erbil. È il partner commerciale più importante per il Kurdistan iracheno, seguito da Israele e dagli Stati Uniti.
Nonostante tutta la propaganda positiva e la promozione fatta dai media occidentali a favore del Kurdistan iracheno, esso appare caotico e deprimente. Come ogni altra nazione o regione controllata totalmente da interessi economici e geopolitici occidentali, il Kurdistan iracheno è principalmente destinato allo sfruttamento delle risorse naturali e al completo abbandono della popolazione locale. Mentre le disparità economiche crescono si fa veramente poco per migliorare la qualità di vita della maggioranza impoverita.
Come un top manager di uno dei più lussuosi alberghi di Erbil ha spiegato:
“Eravamo giovani e pronti ad ogni tipo di avventura; volevamo fare esperienze nel mondo. E ci fu detto: ‘Cogliete l’opportunità e venite a Erbil! Sarà una nuova Dubai!’ Ma guardate adesso, dopo tutti questi anni: la gente è davvero povera e non ci sono infrastrutture. Mancano le fognature e l’elettricità viene sistematicamente a mancare: abbiamo blackout di diverse ore quotidianamente e tutti gli alberghi hanno i propri generatori. Potete immaginare una nazione con così tanto petrolio e con così tanti blackout? Vogliono essere indipendenti dall’Irak ma sono finiti nell’abbraccio mortale degli stranieri: Occidentali, Turchi e Israeliani che controllano la loro nazione. È perfetto per i ricchi, per le élites. Solo i ricchi ed i corrotti traggono dei benefici da come questa nazione è strutturata. Non c’è un’azienda solida qui.. Mi domando come possano andare avanti una volta che il petrolio finisca.”
Mi dirigo alla raffineria di Erbil che appartiene al KAR ( un consorzio locale di petrolio) nel distretto di Khabat, a Kawrkosek (conosciuta anche come Kawergosk), a soli 40 chilometri ad ovest di Erbil.
L’esercito, la polizia e i paramilitari sono dappertutto a protezione delle installazioni. Ci sono TIR turchi parcheggiati lungo tutta la strada. Ma guidando solo alcuni minuti in più, sulla collina, la miseria mi è apparsa in tutta la sua drammaticità.
Parlo con il signor Harki, la cui casa si trova di fronte alla raffineria. È indignato come tutti i cittadini:
“Tutto ciò è per i ricchi… Tutto per le compagnie e niente per i cittadini. Queste società petrolifere hanno preso la nostra terra. Si diceva che avremmo avuto dei guadagni: soldi, petrolio, lavoro… Ma fino ad adesso non abbiamo ottenuto nulla! Sono molto adirato. Ora la mia famiglia è malata: abbiamo problemi respiratori, l’aria è proprio terribile qui.”
Alcuni chilometri oltre, fuori dall’autostrada, l’intera area è contaminata da rifiuti e scarti disgustosi per chilometri. Recinti, anche ad alto voltaggio, dividono il territorio, come dappertutto nel Kurdistan iracheno.
Nella cittadina di Kawergosk vedo diverse donne musulmane chine a raccogliere radici, proprio affianco alla strada. Non lontano da loro vedo una scuola elementare pubblica. È striminzita, ridotta al minimo indispensabile.
Questa comunità musulmana è chiaramente abbandonata a sé stessa, nonostante i suoi bacini petroliferi e le raffinerie. Sfortunatamente il regime filo occidentale di Erbil è apertamente anti-arabo. Il presidente Barzani parla continuamente di un carattere eurasiatico dell’enclave, sottolineando che non ha nulla a che fare con un indesiderabile carattere mediorientale e arabo.
Entro bruscamente nell’ufficio della preside di una scuola. È in piedi, bella ed orgogliosa, e indossa il velo sul capo. Rallento il mio passo e mi scuso. Ho solo una domanda per lei: “Le raffinerie e i giacimenti di petrolio portano qualcosa di buono, fanno qualcosa per la scuola e per l’educazione?”
La sua risposta è sintetica e precisa: “No, nulla! La nostra gente e la nostra scuola non ottiene assolutamente nulla!”
Ma il numero di miliardari curdi aumenta, come il numero delle lussuose limousine e dei SUV. Luminosi centri commerciali per le élite e le loro guardie del corpo stanno sorgendo come funghi.
Come in tanti Stati clienti dell’Occidente, non si capisce se tutti questi uomini che brandiscono fucili mitragliatori stiano lì per proteggere la nazione dai terroristi o solo per difendere le élite dalle masse impoverite.

*

Non lontano dai campi petroliferi c’è un grande campo per rifugiati siriani.
Dopo aver negoziato per entrare, chiedo al direttore del campo, Khawur Aref, quanti rifugiati ci siano qui
“14,000,” mi dice. “E una volta raggiunti i 15,000, questo posto sarà ingestibile.”
“Vorrei sapere se tutti i rifugiati provengono dalla Siria”
“Provengono tutti dalla parte settentrionale della Siria, la parte curda. Sono quasi tutti curdi, ci sono pochissimi arabi.”
Mi viene sconsigliato di intervistare le persone, ma riesco a parlare con diversi rifugiati, tra cui Alì e la sua famiglia che proviene dalla città siriana di Sham.
Chiedo se ogni nuovo arrivato venga interrogato. Mi rispondono di si. Viene chiesto se si è a favore o contro il Presidente Bashar Assad? Ad ognuno viene posta questa domanda ed altre. E se una persona – disperata, in stato di bisogno e davvero affamata – afferma di sostenere il governo di Bashar Assad e di essere arrivata qui perché la sua nazione è stata distrutta dall’Occidente, cosa succede? La risposta è che alla sua famiglia non verrà mai concesso di stare nel Kurdistan iracheno.

*

Il colonnello curdo Shaukat, dell’esercito Zeravani, comanda un intero battaglione al confine con lo Stato Islamico (IS, precedentemente ISIS/ISIL). Con lui arrivo a 15 chilometri dalla città assediata di Mosul. “Crediamo nella stampa straniera,” mi spiega mentre mi accompagna personalmente nella zona di guerra.
Nella terra di nessuno ci sono ponti distrutti (fatti saltare dai militanti islamici) e interi villaggi fantasma, rasi al suolo dall’aviazione statunitense nel settembre 2014.
Il colonnello è franco: non ha problemi ad ammettere di essere stato addestrato negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Austria.
“I nostri alleati sono gli USA, il Regno Unito, la Francia, e altre nazioni occidentali.”
Come per confermare le sue parole, circa 40 chilometri oltre, agli ingressi dell’aeroporto internazionale di Erbil, ci sono jet appena giunti da Francoforte, Vienna, Ankara, Istanbul e molte altre “città amiche.”

*

All’interno della magnifica cittadella, uno dei primi villaggi abitati della terra e attualmente un sito dell’eredità mondiale designato dall’UNESCO, il signor Sarhang, un curatore dell’interessante ‘Museo Tessile Curdo’, è infelice della sua nazione come la maggior parte delle persone di e attorno Erbil:
“Si presume che qui siamo sicuri, ma proprio il 19 novembre una bomba è esplosa uccidendo sei persone, proprio a pochi minuti a piedi da qui. L’ ISIS ha reclamato la responsabilità. Adesso come puoi vedere nessuno osa camminare più qui intorno e il museo è vuoto. Ma non è l’unico problema che stiamo affrontando. Guarda le periferie di Erbil: stanno costruendo nuovi appartamenti alla moda per le élite locali e per gli stranieri. Un appartamento costa 500.000 dollari! Chi può comprarli? I soldi fatti qui sono sottratti dagli stranieri e dai nostri ufficiali e uomini d’affari corrotti. Quasi non c’è il trasporto pubblico qui e le infrastrutture sono estremamente scarse…”
Di rientro al Machko Chai Khana, il Professor Ishmaeal Khalil alza la voce, quando il proprietario della sala da tè mette su vecchie canzoni di un grande cantante egiziano, Am Khalthom:
“I Curdi fanno il doppio gioco: dicono una cosa all’Occidente e un’altra al governo iracheno. Francia, Germania, Stati Uniti – stanno chiaramente scommettendo sul Kurdistan indipendente. L’Occidente vuole distruggere l’Irak una volta per sempre. Già hanno creato una profonda divisione tra sciti e sunniti ed andranno molto oltre. Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Egitto, Turchia – sono tutti stretti alleati degli Stati Uniti coinvolti nel progetto. Se parli contro questo piano vieni ucciso.”
Improvvisamente smette di parlare e si guarda attorno. Poi cambia argomento:
“Anche oggi non c’è elettricità a Erbil.”

[Traduzione di M. Janigro]

Tratto da:https://byebyeunclesam.wordpress.com/

Il Kurdistan iracheno – sogno bagnato per stranieri e ricchi
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