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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

FT: RENZI È L’ULTIMA SPERANZA DELL’ÉLITE ITALIANA

Pubblicato su 5 Gennaio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in POLITICA

l Financial Times si occupa della situazione italiana ribadendo con pervicacia tutti i luoghi comuni che attibuiscono le cause del declino italiano a una endemica debolezza del nostro paese, e confidando negli effetti salvifici delle “riforme epocali” di cui Renzi si farebbe portatore per salvare l’eurozona. Una cosa vera però il FT la dice: Renzi rappresenta le élite italiane ed europee nel loro estremo tentativo di salvare l’euro, e non sarebbe così facile per loro far passare ancora una volta l’espediente di un governo non eletto.

 

Di Tony Barber, 1 gennaio 2015

Nella commedia politica del 1929 di Bernard Shaw “The Apple Cart”, re Magnus d’Inghilterra minaccia di stravolgere la costituzione abdicando al trono richiedendo le elezioni contro i suoi stessi ministri. Fantasie a parte, la trama di Shaw richiama una nota d’attualità dell’Europa nel 2015. Ritrae la democrazia come vulnerabile a stratagemmi non convenzionali. Essa sostiene che il potere nel mondo moderno appartiene più al mondo degli affari e della finanza che non ai politici eletti.

Questi sono temi attuali in un’Europa dove i partiti populisti si affermano, e dove i mercati finanziari premiano o puniscono le politiche dei governo così come ritengono opportuno. Nel corso del prossimo anno, i populisti probabilmente avranno dei buoni risultati in molte delle otto elezioni parlamentari previste nella UE – che si terranno in Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Polonia, Portogallo, Spagna e Regno Unito. Essi vanno forte anche in Italia, dove nessuna elezione generale è prevista fino al 2018, ma è in corso una battaglia per il futuro della nazione che avrà conseguenze profonde per l’Eurozona.

In Italia le tensioni sociali ed economiche aumentano ogni mese che passa , così come la posta in gioco politica per Matteo Renzi, il Primo Ministro di stampo riformista. Dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008, nessun grande paese europeo – solo alcuni di quelli piccoli – è stato colpito tanto duramente quanto l’Italia.

In sei anni l’economia del paese si è ridotta del 9% e la produzione manufatturiera è crollata del 25%. La disoccupazione è superiore al 13% della forza lavoro e il tasso di disoccupazione giovanile è ancora maggiore del 4%, il livello più alto dagli anni ’70.

(NdVdE: le balle si diffondono anche all’estero… la disoccupazione ha il valore più alto MAI REGISTRATO, ben più alto che negli anni ’70, che sono solo gli anni a cui risalgono le prime rilevazioni.)

Il debito pubblico salirà nel 2016 al 133 per cento del Pil. Ciò che rende questo quadro così desolante è che non tutti questi guai possono essere imputati alla crisi del debito pubblico e bancaria dell’Eurozona. (NdVdE: in realtà la crisi dell’Eurozona non è una crisi di debito pubblico, ma di debito privato, come ha ammesso ormai anche la stessa BCE)

Unico caso tra i 19 Stati membri della regione, l’economia italiana è cresciuta a malapena dal lancio dell’euro, nel 1999. (NdVdE: come ci ha fatto bene quindi l’eurozona! Andrebbe anche sottolineato che, nello stesso periodo, il debito pubblico italiano è stato quello che è cresciuto MENO di tutti i grandi paesi membri).

Anche le condizioni politiche in Italia sono preoccupanti. Nei paesi che, a differenza dell’Italia, hanno richiesto salvataggi finanziari di emergenza nel 2010-13 dalla UE e dal Fondo Monetario Internazionale, il sistema politico bipartitico sta cadendo a pezzi sotto la pressione di insurrezioni populiste. Ma in Italia le cose sono andate ben oltre.

Confrontiamola con l’Irlanda e la Spagna. Nel 2011 gli elettori irlandesi hanno spazzato via Fianna Fáil, la forza politica dominante nella politica del XX secolo del paese. Lo hanno sostituito con Fine Gael, il tradizionale partito numero due. Ora, alla vigilia delle elezioni del 2016, prende slancio un guazzabuglio di forze anti-establishment, compresi i repubblicani di Sinn Féin,  gli indipendenti di destra e di estrema sinistra.

I socialisti in Spagna sono stati similmente distrutti nel 2011, per fare strada al partito popolare di centro-destra tradizionale. Ma l’alternanza al governo, caratteristica della Spagna sin dal ritorno della democrazia alla fine degli anni settanta, è oggi sconvolta dalla rapida ascesa di Podemos, un partito di sinistra non convenzionale che 12 mesi fa non esisteva nemmeno.

Irlanda e Spagna troveranno difficile costruire governi stabili nel prossimo futuro — così come la Grecia, dove un’elezione anticipata si terrà nel mese di gennaio e il favorito è il partito radicale di sinistra Syriza. Eppure il decadimento dei partiti e dei processi democratici tradizionali in Italia è ancora più avanzato.

Il problema principale non è il Movimento Cinque Stelle anti-establishment di Beppe Grillo, che ha preso il 25% dei voti nelle elezioni politiche 2013. Il problema è che praticamente la metà dello spettro politico — dal partito di Forza Italia di Berlusconi alla Lega Nord di Matteo Salvini al Movimento Cinque Stelle — è rappresentata da forze che sposano politiche euroscettiche o anti-euro. (NdVdE:  anche se noi dall’interno sappiamo quanto sia variegata e altalenante questa formazione)

In un paese un tempo dominato dai democristiani, per i quali l’integrazione europea era il più nobile degli ideali, non esiste più un partito pro-UE di centro-destra moderato che abbia una qualche importanza. Il signor Salvini, che definisce l’euro una “valuta criminale”, è il secondo politico più popolare dell’Italia dopo Renzi.

Per l’Unione europea e per l’eurozona in particolare, ciò rende straordinariamente importante che le riforme di Renzi del sistema fiscale, del mercato del lavoro, della magistratura, della pubblica amministrazione, del sistema elettorale e molto altro ancora abbiano esito positivo. Egli riporta dei giudizi discordanti nelle capitali europee, dove la sua energia e il suo candore vengono ammirati, ma la sua scrupolosa attenzione alla propria immagine sui media ed i suoi commenti impulsivi, per esempio, sulla crisi Ucraina, lo fanno apparire un po’ come un peso piuma.

A prescindere dalle sua carenze, però, il governo di Renzi rappresenta l’ultima freccia nell’arco dei riformatori dell’altro lato dello spettro politico italiano — la sinistra. Renzi è la loro guida. Se fallisce, la sinistra avrà poca voglia di provare di nuovo a realizzare la difficile modernizzazione  di cui l’Italia ha bisogno. Il declino economico continuerà, mettendo prima o poi in pericolo l’appartenenza dell’Italia all’eurozona — e l’esistenza della stessa unione monetaria.

(NdVdE, Non sarà che, se dopo 15 anni di tentativi nessuno riesce a riformare l’Italia perché si adatti all’eurozona, forse E’ IMPOSSIBILE che l’Italia prosperi in QUESTA eurozona… Così come lo è per tutti gli altri paesi membri, a partire dalla Germania) 

In un senso più ampio, il governo del signor Renzi è l’ultima occasione per le élite politiche italiane. A partire dalle dimissioni di Berlusconi come premier nel novembre 2011, l’Italia ha avuto tre primi ministri — Mario Monti, Enrico Letta e il signor Renzi. Tutti sono stati scelti (da chi? NdVdE) al fine di migliorare la credibilità dell’Italia sulla scena europea, ma nessuno di loro ha ottenuto un mandato dagli elettori prima di insediarsi. L’Italia non può ricorrere nuovamente a tale espediente senza danneggiare la propria democrazia.

A meno che Renzi abbia successo, tutte le opzioni dell’Italia sembrano terribili (probabilmente perché tra le opzioni non si considera il ritorno alla sovranità fiscale e monetaria, NdVdE). Il resto dell’Europa dovrebbe augurargli buona fortuna — o, come dicono nella sua nativa Firenze, in bocca al lupo!

Tratto da:http://vocidallestero.it

FT: RENZI È L’ULTIMA SPERANZA DELL’ÉLITE ITALIANA
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