Overblog
Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Siamo persone o consumatori?

Pubblicato su 10 Dicembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Sono centinaia di miliardi gli euro investiti in pubblicità, mentre gran parte del mondo al di fuori delle nostre società si dibatte fra sofferenza, fame e miseria. "Consuma! Consuma finchè puoi!" è il messaggio sarcastico lanciato dal video "The Good Consumer", di cui Il Cambiamento, in collaborazione con il blog LLHT, mette a disposizione la versione con i sottotitoli in italiano.  
Consumare, consumare sempre ad ogni ora del giorno e della notte, un continuo e martellante messaggio. Non siamo più persone, siamo solo consumatori nella mani dei pubblicitari, degli industriali, dei politici che ci dicono che se non consumiamo il paese va allo sfascio, la crisi si aggrava, ci saranno disoccupati e disperazione. Quindi dobbiamo consumare e qualsiasi gesto, pensiero e parola deve avere l’acquisto come obiettivo, come se fosse ossigeno indispensabile per vivere. Centinaia di miliardi di euro investiti in pubblicità mentre gran parte del mondo al di fuori delle nostre società vetrina si dibatte fra sofferenza, fame e miseria. Una imponente macchina per fabbricare illusioni ci induce a comprare di tutto e soprattutto quello che non ci serve, che andrà buttato, che dopo un po’ non ricorderemo nemmeno di avere, abbandonato in qualche cassetto o in qualche soffitta di case strapiene di oggetti. Presi da una spirale dove la parola fine non esiste,  tramandiamo questa nefasta tradizione ai nostri figli pensando così di non farli sentire inadeguati rispetto agli altri, senza riflettere che li stiamo facendo semplicemente diventare dei tossicodipendenti da consumo e a loro volta passeranno la vita a comprare, magari indebitandosi e pensando che senza il consumo non sono nulla. Mostreranno la loro auto o l’ultimo modello di  smartphone alle persone che vorranno impressionare e che ovviamente li considereranno per quello che hanno e non per quello che sono.  Si stupiranno se verranno abbandonati per chi ha più di loro. Da anziani verranno lasciati nelle mani di una badante perché se tutto si compra, meglio pagare una persona estranea che regalare affetto e vicinanza gratuita, aspetti questi che tra l’altro non fanno nemmeno crescere il PIL. 

Ma che senso ha tutto ciò? C’è un limite, una fine a questa folle corsa verso il consumo della propria esistenza imprigionata da oggetti da comprare? Il consumismo è una droga e come tale va trattata, tossica e nociva che annebbia la mente e indebolisce il corpo. Chi continua a dire che dobbiamo consumere, va considerato come uno spacciatore di illusioni a caro prezzo e di indebitamento.  Della droga del consumo meno se ne fa uso e meglio si sta. Meno consumo, meno bisogno di soldi, meno bisogno di soldi e meno bisogno di lavoro, meno bisogno di lavoro e più tempo per le relazioni, più ricchezza umana e spirituale. In altre parole meno consumo e più vita

Tratto da: http://vocidallastrada.blogspot.it
Siamo persone o consumatori?
Commenta il post

annapaola 12/12/2014 18:47

vogliamo parlare di "decrescita felice?" Sono dell'opinione che oggi un'argomento simile, possa solo irritare.... Positiva senza meno, una "scuola" di questo tipo, ma pur riconoscendo la validità del principio, credo sia difficile insegnare nuovi giochi a vecchi cani. Sono comunque dell'opinione che, i figli delle ultime generazioni, saranno costretti ad un certo tipo di educazione per i loro figli. Purtroppo o per fortuna, il tempo della corsa a l'oro è finita e lo stanno verificando in prima persona. Non si parla più di etica ma di indispensabilità