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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

"Non ha più senso parlare delle istituzioni se non abbiamo più la sovranità". Jacques Sapir

Pubblicato su 5 Dicembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

"Il pericolo di una rottura è ormai enorme e il rischio concreto è quello di passare rapidamente da una guerra civile fredda ad una calda"

 
La Francia e l'Unione Europea soffrono oggi di un deficit democratico. E' ormai largamente riconosciuto, scrive Jacques Sapir nel suo ultimo post su RussEurope, anche se si differisce sull'analisi delle cause di questa situazione. C'è ad esempio un ex presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, colui che ha prodotto il Trattato di Lisbona e negoziato il Fiscal Compact, ha ripreso recentemente questo tema con una parziale autocritica. Vista anche la sua storia politica recente, sottolinea l'economista francese, c'è da dubitare della sua sincerità. In un caso come nell'altro bisogna temere che, riprendendo la formula di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, i politici gridano forte che bisogna cambiare tutto, affinché nulla cambi. 
 
Numerosi attori politici, è un fatto, si lamentano della perdita di sovranità, ma pochi offrono segni tangibili di come si potrebbe tornare a riappropriarsene. Ancora meno sembrano realmente comprendere la posta in gioco oggi che accomuna diversi francesi di sinistra e di destra: non ha più senso discutere delle istituzioni se la Francia non è più uno stato sovrano. 
Questo pone il tema della sovranità al centro del dibattito. Non che la questione delle istituzione sia, d'altronde, senza importanza, tutto il contrario. Il Fronte di sinistra vorrebbe un cambiamento istituzionale per approdare alla Sesta Repubblica.

Ma, sottolinea Sapir, non siamo già nella Sesta Repubblica: la questione focale è mettere in relazione la sovranità nazionale con la costruzione europea e dire con chiarezza che non si può difendere il progetto europeista (anche riformato, emendato....) e pretendere in buona fede di voler restaurare la sovranità nazionale.Bisogna quindi stare molto attenti agli slogan politici: tra la leggerezza malsana di chi parla di federalismo e chi vuole tornare a riappropriarsi della sovranità non ci può essere un compromesso. Nessuna terza via. Il tentativo disperato di conciliare l'incociliabile ha portato ad una perdita di credibilità del Fronte di sinistra e spiega, in larga misura, i risultati deludenti delle elezioni europee del maggio 2014. 
Siamo già in una Sesta Repubblica nel momento in cui si è persa la sovranità. Certo è avvenuto senza annunci e fanfare, ma, prosegue Sapir, questo cambiamento è avvenuto in uno spostamento progressivo e in un diniego di democrazia. Il cambiamento più profondo è arrivato nella prassi e ha interessato i rapporti tra la Repubblica francese e le istituzioni europee.

L'interpretazione del trattato di Maastricht ha iniziato a far perdere alla Repubblica di una parte della sua sovranità. Ma è intorno al Trattato costituzionale per l'introduzione di una Costituzione europea nel 2005 che si è assistito meglio al processo in corso. Il rigetto referendario ha aperto un periodo d'incertezza per le istituzioni europee, perfettamente nella logica delle istituzioni francesi. Il popolo è stato consultato, ha preso una decisione, che non è stata tenuta in considerazione. I francesi sono stati derubati del loro voto, sono stati privati della loro sovranità per un “tour de passe-passe” nel quale i due principali partiti che si dividono il potere sono stati largamente conniventi.Fu quindi proclamato che non ci sarebbe più stato referendum sulla questione europea. E il fatto che Nicolas Sarkozy rivendichi dei meriti oggi sulla procedura referendaria, poi da lui stesso ampiamente disattesa, non deve creare illusioni.  

Il fatto di non voler più pasare per l'elettorato sulle questioni europee ha segnato l'abbandono della nostra sovranità e una deriva che conduce le istituzioni francesi, ma anche europee, verso delle prassi sempre meno democratiche. 

Questo abbandono di sovranità che va di pari passo con l'abbandono delle principali funzioni dello Stato e del Parlamento, come lo si vede nei dibattiti fiscali che si fondano sulla spada di Damocle di una Commissione europea, rendono l'idea della perdita decisionale in seno alle istituzioni statali. Quest'ultime si misurano solo nella repressione delle manifestazioni di protesta e nel lassismo totale. “Quando non si ha più onore, non si ha più una famiglia”, fa dire Victor Hugo all'eroe del Roi s’Amuse. Quando non si ha più uno Stato non si ha più una pace civile, si deve constatare oggi secondo Sapir.
 
Il pericolo di una rottura è ormai enorme e il rischio concreto è quello di passare rapidamente da una guera civile fredda ad una guerra civile calda con tutti i suoi orrori. Gli esempi in Medio Oriente non mancano di società esplose nel loro rifiuto di accettare le loro eterogenità.
 
L'eterogeneità sociale si combina con la decentralizzazione economica e con il fatto che le decisioni siano separati dagli attori nazionali. La necessità di trovare delle soluzioni ad una situazione segnata da questa incertezza si scontra con l'incapacità di condurre l'economia a un sistema probabilista che è il progetto della nuova economia classica, da una piazza centrale alle istituzioni. Non ci possono essere delle istituzioni che all'interno di una società, un insieme di esseri umani che accettano in modo temporaneo delle regole comuni. Bisogna quindi che un gruppo diventi società e bisogna produrre queste regole. L'azione sociale è il primo passo ed è fondante: una società non è un insieme di individui muti che pensano a massimizzare i loro profitti, come descrivono gli economisti di quella corrente di pensiero definibile come « mainstream ». E' per questo che la questione del vivere insieme, di quello che rende realmente una società, è fondamentale, e, conclude Sapir, strettamente collegato alla questione della sovranità.

P.s tutto quello che Sapir scrive per la Francia in termini di perdita (annullamento) di sovranità, per l'Italia vale in misura maggiorata. Parigi ha spesso infranto i paramentri di Maastricht e gli altri obblighi europei a suo piacimento mentre il nostro governo è sempre stato un fedele suddito dei vincoli di Berlino, Francoforte e Bruxelles. E rileggendo l'incipit di Sapir comprendete bene che quando Renzi parla di riforma del Senato in un contesto in cui il Parlamento ratifica solo sue decisioni, che sono ratifiche del vincolo esterno, ha come obiettivo solo quello di distogliere l'opinione pubblica dai temi che realmente contano per il futuro del nostro paese.
 
Tratto da:http://www.lantidiplomatico.it/
"Non ha più senso parlare delle istituzioni se non abbiamo più la sovranità". Jacques Sapir
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