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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

“Li chiamarono Briganti”, censura di un olocausto

Pubblicato su 28 Dicembre 2014 da cm in POLITICA

Io ordino, dunque, che su tutto il territorio infestato da bande criminali viga il diritto di rappresaglia“.
Il diritto di rappresaglia consiste in un’azione o misura punitiva attuata con metodi violenti ed espressamente eclatanti, adottata da una potenza militare. Suona familiare? Se ve lo steste chiedendo, la risposta è no: questa citazione non appartiene a personalità protagoniste nel periodo di affermazione dei partiti nazisti o filofascisti. Essa non rimanda a nessun regime totalitarista storicamente riconosciuto come tale, appartiene invece a Enrico Cialdini, generale dell’armata del Regno d’Italia durante il Risorgimento, il cui busto ora giace nel Palazzo della Borsa di Napoli.

Nel film “Li chiamarono…Briganti!” del 1999 (in fondo all’articolo la versione integrale su youtube), diretto da Pasquale Squitieri, il generale Cialdini afferma la citazione riportata in apertura facendo riferimento ai cosiddetti “briganti” che, come ci hanno sempre insegnato i libri di storia, sarebbero gruppi di furfanti d’ogni genere, ladri, assassini, stupratori. In questo lungometraggio, tuttavia, tali briganti vengono rappresentati in maniera diametralmente opposta: essi sono contadini, disperati per aver visto le proprie terre e il proprio lavoro bruciato dalle armate piemontesi, o militari del decaduto regno borbonico, i quali, pur avendo perso la guerra contro i garibaldini, non si arrendono e difendono la propria terra. Sarà forse questo il motivo per il quale tutt’oggi è ancora vietata la distribuzione di questo film?

briganti

Proprio così: immediatamente dopo l’uscita del film nelle sale italiane, vennero sospese le proiezioni su tutto il territorio nazionale e la Medusa Film, proprietaria della pellicola, si rifiuta di cederne i diritti di trasmissione. Alcuni critici cinematografici hanno tentato di giustificare questa manovra con motivazioni improbabili, sostenendo che il film fosse caratterizzato da agiografia nei confronti del personaggio di Crocco e una visione troppo sanguinaria di personaggi come Cialdini. Altri, tra cui Adolfo Morganti, direttore della casa editrice Il Cerchio e coordinatore nazionale dell’associazione Identità Europea, hanno ipotizzato che il film venne ritirato a causa di pressioni da parte dello Stato maggiore dell’esercito, poiché non avrebbe visto di buon occhio la raffigurazione dei metodi attuati dal regio esercito nel Meridione. Altri ancora hanno elaborato teorie che meglio analizzano le circostanze socio-politiche che riguardano il tema del film e, a questo proposito, ricordiamo le parole dello scrittore piemontese Lorenzo Del Boca: “per ammissione unanime dei commentatori, il film è stato boicottato in modo che lo vedesse il minor numero di persone possibile“.

Brigante NapoletanoIl cinema è considerato, fin dalla sua invenzione, un mezzo di divulgazione assai potente. Tant’è vero che negli anni ’30 il governo americano adottò il cosiddetto codice Hays, appellativo preso dal politico che lo sviluppò, che consiste in una serie di linee-guida volte alla difesa del buon costume ma che di fatto limitava totalmente la produzione cinematografica nella sua libertà di espressione (maggiori dettagli sul Codice Hays). I film che furono prodotti dopo l’applicazione del suddetto codice, risultano infatti tutti prevalentemente uguali (fatta eccezione per poche grandi opere autoriali) dal momento che le sceneggiature presentavano addirittura un rigido schema di sviluppo che doveva essere rispettato rigorosamente.

Si potrebbe sostenere che tutt’oggi la realizzazione di determinati film serva prevalentemente a incanalare il giudizio della popolazione globale in una precisa direzione. In questo senso, come non immaginare che la consistente produzione di film a tema Shoah possa servire per far nascere nelle persone sentimenti inconsci di indulgenza nei confronti della popolazione ebraica, di modo che si possa ‘moralmente’ giustificare la vendita di armi americane agli Israeliani? Non sembra allora tanto casuale la celebrazione quasi eccessiva di un film come “Schindler’s List“(1993), ripetutamente proposto tra l’altro da tutte le reti televisive.

brigantessa Michelina De Cesare

brigantessa Michelina De Cesare

Allo stesso modo non sembra poi tanto assurdo il sopracitato pensiero di Adolfo Morganti in merito a “Li chiamarono…Briganti!”, dal momento che sappiamo bene come il governo italiano faccia facilmente ricorso all’impiego dell’esercito per risolvere situazioni ritenute d’emergenza.
Il film di Squitieri, come saprà chi ha avuto l’opportunità di guardarlo, mostra questi briganti, questo popolo di disperati, come desiderosi di giustizia e non di vendetta. Dirà il protagonista riferendosi a un generale sabaudo “Per quelli come voi la violenza è un diritto, per quelli come noi la violenza è un delitto. Voi potete rubare, violentare, uccidere, e nessuno vi condannerà. E allora cosa resta a noi? Solo la vendetta, che ci riduce come bestie. Ma io non voglio vendetta, io voglio giustizia”.

Il film racconta la storia dell’Unità d’Italia come effettivamente è avvenuta, come noi la conosciamo: con gli educati sabaudi e garibaldini che mozzano teste per esibirle nelle strade delle città come ammonimento, dopo aver macabramente fotografato i corpi mutilati dei selvaggi contadini, dopo aver violentato donne, dopo aver ucciso bambini; con i gruppi di briganti che difendono i diritti del popolo, composti anche da donne libere e indipendenti dalla sola condizione di moglie-schiava.

E’ evidente, quindi, che il messaggio di questo film fosse troppo forte, vista anche la presenza di attori quali Franco Nero e Claudia Cardinale che avrebbero portato la schiera dei loro fan a guardare la pellicola. Tutto ciò avrebbe rischiato di intaccare quel subdolo meccanismo di denigrazione della popolazione meridionale, talmente oliato a dovere da aver coinvolto anche alcune persone abitanti del Sud.
Ma no, di cosa mi preoccupo? Il cinema è solo finzione e se le scelte fatte coincidono con determinati avvenimenti socio-politici è una pura coincidenza, giusto?

Versione integrale del film Li chiamarono.. Briganti!

Tratto da:http://www.vesuviolive.it/

“Li chiamarono Briganti”, censura di un olocausto
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