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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Le famiglie strozzate dall'usura

Pubblicato su 3 Dicembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Per via dell’attuale crisi economica l’usura è diventata un fenomeno sempre più diffuso tra le famiglie italiane, rappresentando un dramma non solo per le vittime ma per l’intero tessuto economico e sociale italiano.
 
 

Il 24 gennaio 2014, tre ragazzi genovesi sono stati arrestati dai carabinieri perché prestavano contante a persone in difficoltà economica, imponendo interessi usurari fino al 500 per cento annui.  Le statistiche e le cronache recenti presentano uno scenario del tutto nuovo rispetto al decennio scorso: l'usura non è più un problema da sottovalutare.

 

Nel 2012 – secondo quanto apprendiamo dal Rapporto 2013 della Camera di Commercio di Roma – il territorio economico meno esposto al rischio di usura è diminuito. Le aree notoriamente più massacrate sono Lazio, Campania e Lombardia, benché ovunque si registri ora una sempre più capillare diffusione del fenomeno. Nel nord-ovest la popolazione a basso rischio di usura è scesa quasi del 60%. Toscana ed Emilia risultano maggiormente sofferenti che nel passato, mentre è nei territori industriali centro-settentrionali che sono collocate le province più felici. La sorte delle aree produttive non è tuttavia dovunque la stessa: la diminuzione della domanda nazionale di made in Italy e quindi la crisi del settore manifatturiero hanno influito sull'incremento del rischio usura in molte aree pure ad alta concentrazione produttiva.

 

Nell'era globale una lettura seria del fenomeno non può aversi senza varcare i confini nazionali. La Comunità Europea in primis non si è ancora dotata di norme e strategie comuni agli Stati aderenti, e non è nemmeno chiaro – e più avanti si dirà perché – se ci sia la volontà di farlo. Per le enormi differenze di gestione dell'usura esistenti tra le nazioni, inoltre, l'analisi della dilagante piaga rischia di risultare frammentaria e non sempre supportata da valide comparazioni.

 

In alcuni Paesi come la Svizzera, ad esempio, la pratica usuraria costituisce reato ed è quindi perseguibile penalmente. In altri Stati, tra cui la Francia, l’applicazione di tassi usurari produce solo conseguenze civili. Non tutti i paesi adottano limiti legali agli interessi praticabili cosicché vi sono ordinamenti in cui la legittimità degli interessi praticati è decisa caso per caso. Itasso soglia è perciò definito oppure è aggiornato periodicamente dai Governi in base ai tassi di interessi correnti e all’andamento dell’inflazione. Tassi soglia sono previsti in Italia, Svizzera e Francia. In Germania, nel Regno Unito e in Spagna, invece, è il giudice a decidere se gli interessi applicati sono da considerarsi usurari.

 

Tra gli Stati con le leggi più severe di lotta all'usura ricordiamo il Regno Unito, uno dei primi a dotarsene. Per moltissimo tempo la severità delle leggi inglesi è stata modello virtuoso di “sicurezza del credito”. Oggi si è registrata un'inversione di rotta. Qualcosa è cambiato in modo sostanziale: non solo la Gran Bretagna ha adottato una linea molto liberale, ma è anche diventata modello in sede comunitaria.

 

Il “nuovo corso” del diritto creditizio anglosassone è seguito dalla direttiva 2008/48/CEimprontata alla liberalizzazione del mercato del creditosocietà di finanziamento con sede legale nel Regno Unito, dove le leggi antiusura sono appunto molto meno restrittive che nel resto del continente, possono prestare denaro in Europa, ed anche in quegli Stati in cui i tassi inglesi per le leggi interne sarebbero usurari, vanificando così l'efficacia delle battaglie nazionali. Per intenderci, ciò che in patria è condannato in Europa è agevolato, ma i “confini delle leggi” verosimilmente si intersecano e il dibattito si fa più ampio e i problemi plurimi.

 

Cosa accade a casa nostra? Nel Belpaese il reato di usura venne elaborato negli anni Venti, ma le leggi più efficaci di prevenzione e tutela delle vittime si sono avute a partire dal 1996. Si considerano usura il superamento del tasso soglia legale degli interessi, nonché gli eccessivi ulteriori vantaggi corrisposti dal debitore. Di recente è stato equiparato allo strozzino il prestanome che procurando prestiti a terzi chiede per sé guadagni usurari.

 

Il reato colpisce imprese e famiglie, finanzia le mafie, è uno dei motori portanti dell'economia sommersa, eppure la sua pericolosità sociale e criminale non ha avuto e non ha, dalla politica e dai governi, l'attenzione dovuta. Così, non ci soffermeremo sugli aspetti specifici di vittime e carnefici, per i quali si rimanda alla presentazione che segue, ma si intendono approfondire le cause e le ragioni della lotta.

 

Durante la crisi le imprese vedono inaridirsi i flussi di cassa e vedono cadere il valore di mercato del proprio patrimonio. – affermava il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi durante un'audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia nel 2009 – Entrambi i fenomeni rendono le imprese più facilmente aggredibili da parte della criminalità organizzata. Anzitutto - ma non solo - attraverso l’esercizio dell’usura, nelle sue diverse configurazioni. Durante la crisi, dunque, l’azione di contrasto deve farsi ancora più attenta e decisa”La crisi economica, le numerosissime espulsioni dei cittadini dal sistema bancario, il bisogno di liquidità e la contestuale diminuzione di finanziamenti alle imprese e aiuti alle famiglie, sono le cause principali del fenomeno.

 

L'azione di contrasto messa in atto dallo Stato italiano, con punizioni severe per chi danneggi commercianti, persone in stato di bisogno, o agisca nell'esercizio di un'attività finanziaria, non ha agevolato le denunce che, complici diversi fattori, appaiono in forte calo. Tantissime di contro sono le chiamate al numero verde dedicato.

 

Confindustria sanziona con l'espulsione chi non denuncia racket ed usura, ma è sufficiente? Che non lo sia lo dicono chiaro fondazioni e associazioni che, nello loro quotidiane battaglie, hanno incluso anche quella finalizzata ad aumentare gli aiuti di Stato a chi denuncia. I fondi ministeriali di prevenzione e solidarietà non bastano: le pratiche ammesse sono pochissime e i criteri di selezione assai restrittivi, mentre il fenomeno dilaga.

 

L'esiguità degli aiuti, la pericolosità del denunciare (non pochi gli imprenditori che, dopo la ribellione alle mafie, si sono dovuti sottoporre a programmi di protezione) disincentivano purtroppo il ricorso alle forze dell'ordine e inoltre oggi si affacciano, nel panorama già arido, altri fantasmi: quello dell'usura bancaria, e quello delle cartelle esattoriali – forse – usurarie. Conserviamo il beneficio del dubbio, benché alcuni movimenti e associazioni di consumatori siano tutt'altro che incerti sull'aggettivazione, dal momento che i Tribunali invece non mostrano orientamento unanime e molto è da approfondire.

 

In ogni caso una domanda appare più forte delle altre: in una lotta così aspra che fa i conti con la disperazione e con la criminalità più becera, come può imporsi con credibilità uno Stato che in concreto non riesce a supportare la scelta alternativa di un percorso in legalità? E quando l'usura, invece, è “occulta” cosa può il cittadino?

 

Riconoscerla è fondamentale, ma non agevole. In alcuni siti si trovano dei form nei quali è possibile inserire i dati del proprio prestito e verificarne la regolarità. Il calcolo però sfrutta un criterio oggettivo e non tiene conto ad esempio di ulteriori vantaggi corrisposti al creditore, come eventuali ipoteche o cessioni di quote societarie, e nel caso di credito bancario non considera costi e spese extra, talora esagerati sì da essere stati condannati come usurari. Occorre rivolgersi agli esperti e accompagnare alla lotta la prevenzione, fondamentale per porre le basi di una concreta giustizia sociale.

 

Rimane il rischio esposto sopra, e cioè che “mamma Europa”, in nome di una libertà solo economica, tolga davvero ai cittadini la coperta protettiva delle norme antiusura nazionali, già non sempre bastevole. La direttiva in questione, già recepita dallo Stato italiano, muove intorno all'assunto per cui “è opportuno che il mercato (del credito, ndr) offra un livello di tutela dei consumatori sufficiente, in modo da assicurare la fiducia dei consumatori. Ciò dovrebbe rendere possibile la libera circolazione delle offerte di credito nelle migliori condizioni sia per gli operatori dell'offerta sia per i soggetti che rappresentano la domanda, sempre tenendo conto di situazioni particolari nei singoli Stati membri”, ma è questa la soluzione ottimale?

 

Il punto è radicale. Ammettere la libera circolazione rischia solo di arrecare più danni che benefici, salvaguardando posizioni di potere già consolidate, di chi è immune alle traversie dell'usura, e invece esponendo a mille imprevedibili variabili chi di tal “privilegio” non gode.

 

Di Mariangela Cirrincione per quattrogatti.info

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Le famiglie strozzate dall'usura
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