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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

DECORRENZA DEL FISCAL COMPACT: IL PARADOSSO DELLE RESPONSABILITA' DELLA COMMISSIONE UE (se sbaglia la colpa è sempre degli altri)

Pubblicato su 14 Dicembre 2014 da cm in ECONOMIA

Facciamo ordine sulla questione del tetto al disavanzo (deficit) che occorrerebbe rispettare nel 2014 o, ancora, più a partire dal prossimo anno.E più in generale sulla questione del momento di decorrenza dei nuovi tetti alla finanza pubblica.
 
Esponenti "tecnici" della maggioranza che sostiene il governo hanno annunciato "agli italiani" che la riforma costituzionale non prevede il pareggio di bilancio ma l'equilibrio tra le entrate e le spese.
Questa affermazione, però, non è esatta perchè basata sulla considerazione del solo comma primo del nuovo art.81 Cost.; il pareggio di bilancio, in termini logico-sostanziali, deriva infatti dal susseguente secondo comma: esso contiene un sostanziale divieto di ricorso all'indebitamento, consentendolo solo in per gli "effetti del ciclo economico" e "al verificarsi di eventi eccezionali". 
Per comodità vi riproduco l'art.81 Cost, nuovo testo, quale entrato in vigore proprio da quest'anno, considerato che l'art.6 della L.Cost.le n.1/2012, dispone "Le disposizioni di cui alla presente legge costituzionale si applicano a decorrere dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014".
 
Art. 81.
 
Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
 
Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
 
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
 
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
 
L'esercizio provvisorio del bilancio non puo' essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
 
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilita' del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale.
 
Se l'applicazione del pareggio di bilancio riguarda l'esercizio finanziario 2014, vuol dire, peraltro, che la c.d. legge di stabilità 2013 già doveva puntare a tale risultato alla fine dell'esercizio stesso. 
Va però considerato che, per via del presupposto trattato detto "fiscal compact", ai fini del c.d. pareggio strutturale è tollerato un disavanzo fino a 0,5, ed inoltre che il ciclo economico segnalava una recessione italiana, a fine 2012, per oltre 2,5 punti di PIL, che sono divenuti poi, secondo l'ultima rilevazione Istat, 1,9 a fine 2013.
Insomma, calcolando che il governo Letta aveva tarato un obiettivo di indebitamento, a fine 2014, a -2,5, se si scontano i criteri della tolleranza fino a -0,5 nonchè del "ciclo economico" negativo, l'indebitamento derivante teoricamente dalla legge di stabilità appariva "abbastanza" rispettoso dell'art.81 Cost. (Ovviamente i criteri tecnicamente sono un pò diversi da questa stima a occhio).
 
Questo almeno in teoria, perchè poi i vari criteri del ciclo economico e degli eventi eccezionali, una volta giunti in UE, diventano il regno dell'arbitrio e del ricatto ad personam - meglio ad Rem Publicam.
 
Questo perchè il pareggio "costituzionalizzato", come saprete, è adempitivo (con eccesso di zelo) di una previsione del famoso trattato del fiscal compact. Quest'ultimo all'art.3, - fra obiettivi di medio termine, loro sostenibilità, indulgenza verso coloro che hanno un debito inferiore al limite del 60%, procedure sanzionatorie attivate su iniziativa di altro paese membro ai sensi dell'art.8-, introduce una discrezionalità amplissima e, naturalmente, portatrice di tali e tante, attuali e potenziali, discriminazioni tra paesi-membri da far ritenere senz'altro contrario all'art.11 Cost lo stesso trattato FC e la sua improvvida e affrettata ratifica.
 
Insomma, dal comma 2 dell'art.3 citato e dall'art.5 del fiscal compact, unitamente ad ulteriori disposizioni applicative emanate dalla Commissione ai sensi dello stesso art.5, si ricaverebbe che l'Italia, comunque, dovrebbe (il condizionale è d'obbligo data la vaghezza delle norme e il loro frazionamento in fonti sparse) applicare il pareggio di bilancio allo 0,5 per il 2015
E lo diciamo in questi termini per farci capire, perchè non è chiaro (a me, ma ancor meno ai nostri governanti) come il ciclo economico e gli obiettivi di medio periodo influiranno sul prossimo anno: potremo registrare una crescita pari praticamente a "0" o ancora recessione e il pareggio strutturale potrebbe calcolarsi tenendo conto di ciò. Ma non è detto (che si potrà in futuro tenere conto di ciò, anche perchè l'UE e i governi tendono a trovare per forza un ritorno alla crescita).
 
Analoghe considerazioni valgono per l'abbattimento del debito pubblico nella misura di 1/20 dell'eccedenza rispetto al limite del 60% su PIL: questo limite fu stabilito dal regolamento di stabilità finanziaria successivo a Maastricht e fissato esplicitamente nel protocollo 12, allegato a Lisbona, sulla procedura per disavanzi eccessivi.
Perciò esso apparteneva già all'ambito degli obblighi operanti in materia di finanza pubblica
Nel valutare la "convergenza" esso era stato variamente considerato in modo elastico, favorendosi chi (come l'Italia) avesse realizzati notevoli e durevoli miglioramenti, registrando un calo del debito/PIL, anche laddove il limite non era raggiunto al momento dell'entrata nella moneta unica.
Attenzione: questo era un criterio legale sia della prima fase di convergenza che contenuto nell'art.140 TFUE, nel senso, quindi, che l'inadempienza a tale tetto non è un riscontro automatico (cioè, c'è sempre una valutazione caso per caso) nè decisivo
neppure parrebbe un riscontro indispensabile, come attesta il citato art.140 che, ai fini dell'entrata nell'UEM successiva alla prima fase, non lo prevede esplicitamente come criterio.
 
Questa premessa per spiegare che il fiscal compact, nonostante quello che si tende a ritenere, contiene, all'art.4, solo in via derivata (di una fonte precedente) la previsione dell'abbattimento del debito per 1/20°, essendo questa contenuta invece in uno dei regolamenti componenti il c.d six packs
Ed è anche logico, in un certo senso, che sia così, perchè mentre il c.d. pareggio di bilancio era un notevole mutamento delle originali condizioni di tetto al disavanzo, onde occorreva un nuovo trattato per introdurlo, nel caso del debito si trattava, in teoria, solo di far rispettare un limite preesistente (per quanto ondivago), cosa possibile con una fonte normativa emanata dal Consiglio UE nell'esercizio delle sue preesistenti competenze.
 
Quindi la previsione normativa dell'abbattimento non era originariamente nel fiscal compact, sebbene nel six packs (che è anteriore, entrando in vigore il 13 dicembre 2011); tant'è vero che le sue previsioni complessive conservavano il limite del 3% di deficit, compatibile con la previsione dello stesso abbattimento.
Come poi si arrivi a ritenere che tale previsione relativa al debito, che tanta inquietudine suscita in Italia, sia applicabile dall'esercizio finanziario 2015 (e quindi con la prossima legge di stabilità),  mi affido a quanto riportato dalla Cameradei deputati (Ufficio studi) a illustrazione dell'art.4 dello stesso FC. 
In sintesi si fa riferimento all'esercizio successivo allo scadere di un triennio dall'anno in cui uno Stato aveva registrato un deficit eccessivo -nel nostro caso, il 3,9 del 2011- e quindi, in pratica, all'applicazione di un piano triennale concordato per  il consolidamento dell'obiettivo di deficit ritenuto sostenibile
Da notare però che anche fruendo della moratoria "triennale" l'Italia non può dire - e non certo per colpa dei suoi produttori e lavoratori- di aver compiuto "progressi" nella riduzione del debito, essendo  l'aumento del debito stesso proprio l'effetto delle politiche inposte col six packs e il fiscal compact! 
Ciò ci pone, nel paradosso di essere continuamente "processabili" per infrazione A CAUSA DELLE GRAVI RESPONSABILITA' DELLA COMMISSIONE UE NELL'IMPORCI POLITICHE FISCALI ERRATE E CONTROPRODUCENTI!!! 
 
Questo è l'estratto riguardante il tema dello studio della Camera: 
"Il testo finale ha recepito pressoché integralmente l’emendamento presentato dal Governo italiano e da quello francese. La prima bozza del 15 dicembre non conteneva infatti il rinvio al regolamento (UE) n. 1177/2011, che assume particolare rilevanza nella misura in cui stabilisce  che l’entità della riduzione del debito possa essere modulata, a seguito della valutazione di  Commissione e Consiglio di  taluni fattori rilevanti.
 
Il citato regolamento 1177/2011 dispone infatti che gli Stati con debito superiore al 60% si impegnino a ridurlo a un ritmo soddisfacente, definito come una riduzione di 1/20 dell’eccedenza, registrata nel corso degli ultimi tre anni, rispetto alla soglia del 60% e tenendo conto dell’incidenza del ciclo economico. 
Per uno Stato membro soggetto a una procedura per i disavanzi eccessivi, per un triennio a decorrere dalla correzione del disavanzo eccessivo, il requisito del criterio del debito è considerato soddisfatto se lo Stato membro interessato compie progressi sufficienti verso l’osservanza. La valutazione dell’andamento del debito, inoltre, dovrà tener conto di alcuni fattori significativi nella misura in cui essi influenzino in modo significativo la valutazione dell'osservanza dei criteri relativi al disavanzo e al debito da parte dello Stato membro interessato.
 
Il richiamo al regolamento 1177/2011 sembra diretto a chiarire, inoltre, che l’applicazione del parametro numerico per riduzione dell’eccedenza di debito sarà operata non immediatamente dopo l’entrata in vigore del nuovo trattato ma con i tempi previsti dal regolamento medesimo (e quindi a partire dal 2015, una volta esaurito il primo triennio successivo all’entrata in vigore del regolamento medesimo)." 
 
 Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, può constatarsi quanto tutto il sistema, oltre che concettualmente basato sull'idea fallimentare di austerità espansiva, con effetti pro-ciclici, dia luogo ad una quantità di valutazioni assolutamente discrezionali, imprevedibili e imponderabili, che pongono uno Stato in una grave condizione di svuotamento della sovranità fiscale...e democratica.
Tratto da:http://orizzonte48.blogspot.it/
DECORRENZA DEL FISCAL COMPACT: IL PARADOSSO DELLE RESPONSABILITA' DELLA COMMISSIONE UE (se sbaglia la colpa è sempre degli altri)
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