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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Crisi: è in arrivo la terza ondata

Pubblicato su 26 Dicembre 2014 da cm in ECONOMIA

di Aldo Giannuli 
 

Il periodo di relativa tregua della crisi finanziaria volge al termine dopo circa tre anni. E' stato poco più lungo del precedente (durato dal tardo 2009 a metà 2011) e questo ha suggerito l'illusoria convinzione che si fosse avviata una uscita dalla crisi, pur se lenta e graduale.

La speranza era che l'inondazione di liquidità delle banche centrali facesse da volano agli investimenti nell'economia reale, con conseguente aumento dell'occupazione e, quindi, dei consumi. Così non è stato: i soggetti finanziari hanno continuato ad usare il denaro per nuovi impieghi finanziari, lesinando i prestiti ad imprese e famiglie. Per cui, nessuna impresa dell'economia reale, ma semplice gonfiatura dell'ennesima bolla finanziaria.

La cosa si è mantenuta in equilibrio (almeno dal punto di vista finanziario) per un po', ma adesso le palle che i giocolieri hanno tenuto in aria cominciano a cadere e ci risiamo con la crisi finanziaria.

In primo luogo c'è la crisi dei debiti sovrani di Usa, Giappone e, soprattutto Europa, che appaiono sempre più gonfi ed inesigibili, con interessi pronti ad impennarsi di nuovo al primo spirare di nuovi venti di crisi.

In Europa sembra molto vicina al crollo la situazione greca, ma anche Portogallo ed Italia potrebbero rapidamente inabissarsi.

Poi ci sono i debiti sovrani di paesi emergenti come Venezuela, in certa misura il Messico, ma soprattutto Brasile che minaccia di essere il primo a piegare le ginocchia nel giro di qualche mese. D'altra parte, è normale che quando cada la domanda aggregata mondiale, i primi a flettere siano i paesi fornitori di materie prime.

Poi c'è la situazione particolarissima della Russia, dove le sanzioni economiche e la caduta dei prezzi gas-petroliferi, rischiano di provocare un crack anche maggiore di quello del 1998. Politicamente gli Usa avrebbero di che rallegrarsene, ma finanziariamente potrebbe essere un disastro: quanti investimenti americani andrebbero in fumo? Non abbiamo cifre precise, ma i titoli russi, tanto statali quanto delle principali imprese, a cominciare da Gazprom, sono stati ampiamente sottoscritti anche da hedge fund e banche d'affari americane. E gli Usa non hanno di che scialare in una situazione in cui il proprio debito pubblico tende di nuovo a salire.

Ricordiamo che il debito aggregato americano (stato, imprese, famiglie) è tutt'ora il maggiore del mondo e la situazione si regge in buona parte sul fatto che il dollaro è moneta internazionale. Questo semplice fatto, dà agli Usa tre o quattro punti secchi di Pil all'anno. Però non è cosa su cui si possa fare affidamento sempre e comunque.

E la ripresa americana (in verità la ripresina) sembra già essersi bloccata. Peraltro, anche il Giappone non sta messo benissimo: l'Abenomics non ha affatto funzionato (anche se poi Abe ha recentemente vinto le elezioni) e la batosta di Fukushima è tutt'altro che superata.

Poi c'è l'imprevista perturbazione petrolifera, con i prezzi al ribasso che aggravano la crisi russa e venezuelana, mandano gambe all'aria centinaia di hege fund ed anche diverse compagnie che hanno investito nello shale e mettono in fibrillazione le borse mondiali non meno che le turbolenze greche.

Infine, c'è il mistero dei misteri: la Cina. Certo: sulla carta il massimo creditore mondiale e con un'economia manifatturiera solidissima, ma, c'è sempre un ma: il debito pubblico statale è molto limitato e si aggira sul 20% del Pil (situazione invidiabilissima); però c'è il debito delle amministrazioni locali, che fa schizzare il debito pubblico totale a circa il 90%. Ed alcune amministrazioni sembrano decisamente nei pasticci e non in grado di onorare gli impegni, soprattutto perché i debiti sono stati fatti per investimenti nel settore immobiliare che hanno prodotto una bolla gigantesca che minaccia di esplodere da un momento all'altro.

Per di più, la Cina è entrata nel periodo in cui gli ultrasessantenni iniziano a diventare più di quanti sono in produzione. Vero è che in Cina un vero e proprio sistema pensionistico non esiste, però bisognerà pur far sopravvivere quanti stanno uscendo dalla vita lavorativa. In fondo, si può fare la politica del "figlio unico", mentre è molto meno praticabile la politica del "nonno unico". Non si possono abbattere gli esseri umani come fossero bestiame. E quindi occorrerà inevitabilmente concentrare risorse sul mercato interno, con effetti sulla bilancia commerciale che non sarà favorevole come nel passato.

Inoltre, come era prevedibile, la Cina è arrivata all'"atterraggio" della sua parabola di crescita e tutto lascia pensare che sarà più un hard landing che non un soft landing.

 

(18 dicembre 2014)

Link articolo

Tratto da:http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=113873&typeb=0
Crisi: è in arrivo la terza ondata
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stefano l. 12/26/2014 22:52

... da digiuno di economia mi chiedo una cosa: se prima della crisi milioni e milioni di persone riuscivano a vivere della loro economia e produttività, e adesso l'economia mondiale rischia di afflosciarsi ... dove sono finiti tutti quei capitali dovuti all'aumento di produzioni e ricchezze e miglioramenti del PIL di tanti Paesi nel mondo che hanno migliorato le loro economie attraverso la globalizzazione? Se tanti hanno lavorato di più e aumentato i consumi e la produzione richiesta da questi consumi, dove sono finiti tutti i redditi dovuti a questo progresso? Chi ha tolto alle economie del mondo queste ricchezze? Chi le ha sottratte e fatte sparire dal "giro"? Non dovrebbe esserci sempre più ricchezza dato che il mondo è cresciuto come economia globale?

stefano l. 12/29/2014 00:11

... vi ringrazio della risposta, benché credo abbiate compreso che le mie erano domande retoriche perlopiù ... ma a questo punto sarebbe auspicabile un "tribunale dei popoli" e la condanna di questi faccendieri alla massima pena per "reato di truffa all'umanità" ...

cm 12/27/2014 08:57

Per rispondere a tutte le tue domande ci vuole molto tempo, ma, sinteticamente, possiamo dirti che la " ricchezza" era basata sulla " carta", mi spiego meglio: il PIL del mondo è circa 45 mila miliardi di dollari i fondi finanziari in giro sono circa 550 mila miliardi di dollari, più o meno 11 volte in più, di " ricchezza" fasulla. Quando qualcuno di questi " pezzi di carta" passa alla cassa ecco che vengono drenati i denari che erano destinati alla sana economia.