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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Sui motivi di opposizione al Trattato Transatlantico

Pubblicato su 19 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

Tornerà il popolo di Seattle. Con i negoziati del Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in sigla TTIP), ossia la zona di libero scambio fra Usa ed Europa, avremo la fortuna di vedere ancora in strada i famigerati noglobal. Ovviamente, come successe in passato per i vari G8, le proteste, teoricamente sacrosante, saranno condotte in modalità ridicole e soprattutto con motivazioni inutili e superflue. 

D’altronde ormai conosciamo bene il ruolo di truppe cammellate del potere recitato dai gruppi antagonisti di ogni tipo. Se non sono impegnati a rivendicare diritti per gli immigrati clandestini, questi personaggi scendono in strada creando caos e violenza protestando contro minacce effettivamente terribili, ma partendo da posizioni risibili. 

Ed allora eccoli in strada in Italia a protestare contro il pessimo Jobs act di Renzi (forse non tutti sanno che il Jobs Act deve il suo nome all’americano Steve Jobs, fondatore dell’Apple, personaggio molto stimato dal premier Renzi, amante di selfie e Twitter), ma senza avere una vera alternativa al mondo del lavoro liberal. Al fianco di migranti e radicali sfilano delegittimando la protesta stessa. In effetti mai una volta hanno raggiunto i propri obiettivi, anzi! Dove l’antagonista ha messo becco, la mano liberal è sempre riuscita a raggiungere presto i propri obiettivi. 

Come al solito profetiche furono le parole di Costanzo Preve: “I centri sociali sono la guardia gratuita del ceto intellettuale di sinistra. La loro cultura è inesistente, trattandosi di ghetti consentiti e foraggiati dalla Sinistra Politicamente Corretta (SPC), che li può sempre usare come potenziale guardia plebea.
Privi di qualsiasi ragion d’essere storica, costoro, composti di semianalfabeti, intontiti dalla musica che ascoltano abitualmente ad altissimo volume e dallo spinellamento di gruppo, hanno una cultura della mobilitazione, dello scontro e della paranoia del fascismo esterno sempre attuale, ed è del tutto inutile porsi in un razionale atteggiamento dialogico, che pure potrebbe teoricamente chiarire moltissimi equivoci. Ma il paranoico non è un interlocutore.
Anche l’interesse per i migranti è un pretesto, perché essi li vivono come un raddoppiamento mimetico della loro marginalità”.

Il fatto è che questa cittadinanza illuminata ha già cominciato ad interessarsi (giustamente ripetiamo!) al Trattato transatlantico. Il problema però sta nel tipo di obiezioni che a questo vengono sollevate: ciò che innervosisce lor signori e (purtroppo)  molti cittadini in buona fede è soltanto la modalità segreta con la quale si svolgono i negoziati. Infatti essendo un trattato di libero scambio la quintessenza del sistema di mercato liberale, le regole vengono necessariamente negoziate da lobby e poteri economici multinazionali. Così come le scelte prese nelle stanze segrete ricadranno necessariamente su tutti i cittadini europei, spernacchiando la tanto osannata liberal democrazia. Avremo il cibo di pessima qualità targato Usa, farmaci che non si avvicinano neanche lontanamente allo standard europeo, aziende mastodontiche che fagociteranno le piccole imprese nostrane. Tutto effettivamente terribile, ma possiamo sbattere i piedi e frignare per questo, quando è la normale conseguenza del sistema economico voluto e votato?

La questione che deve essere invece al centro della riflessione è politica. Una zona di libero scambio fatta con gli Stati Uniti è solo l’ennesimo cedimento europeo alla volontà di potenza di Washington. Pur di tirarsi fuori dal fango della crisi la potenza a stelle e strisce ci usa come granaio per fronteggiare l’incubo di sempre, ossia l’unione amichevole tra Europa e Asia, e l’incubo nuovo, ossia l’ascesa di una potenza pacifica e ricca come la Cina. Se ci si vuole opporre al trattato bisogna avere chiari questi pochi concetti e ricordarsi che il libero mercato non è sinonimo di crescita e benessere. Solo quando sarà la causa dei popoli e non quella della finanza ad essere l’unica stella polare, allora si potrà affrontare con concretezza il mostro globale chiamato liberalcapitalismo. Solo degli Stati cooperanti e sovrani possono riuscire ad invertire la rotta presa dal sistema di mercato, e quindi è solo opponendosi ideologicamente ad una zona di libero scambio che si possono salvare le future generazioni.

Se, notizia di questi giorni, i bambini down in Grecia sono tenuti in gabbia per mancanza di personale dovuta alla mancanza di fondi, la colpa è della stessa logica che vuole imporci il libero mercato con chi a sua volta, grazie al dollaro, mangia alle nostre spalle. 

Quindi benvenuti siano gli oppositori del Ttip, ma che non si tratti di liberali camuffati: solo come patrioti e socialisti si potrà uscire dal fango. 

Matteo Guinness

Tratto da:http://www.statopotenza.eu

Sui motivi di opposizione al Trattato Transatlantico
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