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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Le superpotenze del pianeta stanno collassando. Tutte

Pubblicato su 7 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Per il momento la Bce non è intervenuta, anche perchè non ne avrebbe avuto ancora il motivo. Poco o nulla è cambiato da quando è stata annunciata la volontà di dar vita all’acquisto di covered bond e Abs, e le prospettive del Vecchio Continente continuano a navigare poco allegramente verso tristi lidi già ampiamente noti. 

Il prossimo futuro

Ma quando questi lidi saranno raggiunti - e c’è da pensare che lo saranno visto che già da adesso in molti sono scettici sul reale impatto sull’economia reale di quanto deciso oltre che sul timing ritardato con cui Draghi si è mosso ora e, con ogni probabilità si muoverà in futuro - ebbene, in quel caso il QE non solo sarà inevitabile, ma sarà anche la dimostrazione che la Bce, così come la Bank of Japan recentemente e ben prima la Fed, sono state disposte a tutto pur di risollevare (o tentare di farlo) le sorti rispettivamente dell’Europa, del Sol Levante e dello Zio Sam. 

Da Draghi a Kuroda

Una scena che si ripete con una frequenza inattesa da più parti nel mondo: nel 2012 fu Draghi a Londra con il suo “Whatever it takes” che salvò l’euro (ma non l’Europa), adesso è il “Dekiru koto wa nandemo yaru” detto ieri DA Haruhiko Kuroda, collega di Draghi ma per la BoJ. Il quale, però, a differenza di Draghi, si gioca il tutto per tutto su quel 2% di inflazione da raggiungere e che il quale il suo voto ha permesso il nulla osta dell’operazione. Quale? quella che porterà sui mercati 80mila miliardi di yen. e che ha triplicato la base monetaria. 

Detto questo, qualcuno ha forse ancora qualche dubbio sul fatto che qualcosa non sta andando per il verso giusto? 

Dagli Usa all'Europa

Una superpotenza con livelli di debito esplosivi, un rapido invecchiamento della popolazione, una nazione che consuma molto di più della ricchezza che produce e che ha un sistema bancario malato cosa può aspettarsi? Il disastro. Se invece di una nazione si trattasse di più nazioni e se queste nazioni fossero le più ricche (in teoria) del pianeta, cosa ci si potrebbe aspettare?

Riflettiamo un attimo: il discorso sopra citato a chi potrebbe essere applicato? Agli Usa? All’Italia? Alla Francia? Al Giappone? All’Europa intera? Oppure alla Cina? Ebbene si: a tutte queste realtà. Ognuna di loro è una bomba ad orologeria pronta a deflagrare. 

La cosa assurda è che il pericolo è estremo per ognuna di loro. Se gli Usa sono la più grande economia mondiale (quindi un loro crollo sarebbe disastroso), la Cina è anche la più grande divoratrice di materie prime, con un sistema bancario ombra impressionante e un Pil al 7% nel peggiore dei casi, con oscillazioni di pochi decimali i quali, però, data la mole della quantità di capitali, equivalgono al Pil di intere nazioni (quindi anche il crollo di Pechino sarebbe catastrofico). Di fronte a tutti questi numeri l’Italia appare piccolissima, se non fosse che… se non fosse che la terza economia europea, con il suo debito Pil al 135% potrebbe essere la pietra d’inciampo che farà cadere tutto il sistema europeo. 

I numeri

Facciamo due conti: l’Unione europea ha una popolazione più grande degli Stati Uniti così come anche un sistema bancario molto più legato all’economia cosa che ha fatto gridare alla Depressione testate come il Washington Post. E non solo.

Guardiamo adesso la disoccupazione: quello degli Usa è intorno al 6% ma volendo inglobare quella reale e non accontentarci dei dati forniti dalla stampa ufficiale, potremmo valutarne una intorno al 10%. E in Europa? Francia 10,2%, Italia 12,6%, Portogallo 13,1%, Spagna 23,5%, Grecia 26,4%. E ci siamo limitati, per il Vecchio Continente alle cifre ufficiali, quindi ben più basse di quelle reali. Infatti partendo proprio da questa constatazione si può facilmente capire come gran parte della popolazione, europea, ma anche statunitense, sta diventando dipendente dagli aiuti di stato: in Italia la questione della cassa integrazione e della mobilità in deroga, i cui fondi sono esauriti da tempo, ha abbandonato le pagine di cronaca per arrivare su quelle di storia, tanto si è protratta nel tempo. Un record continuato e un allarme che parte in questi gironi da tutte le regioni italiane e con conseguenze diretto sul tessuto sociale, il quale vede il ceto della media borghesia come la prima vittima del sistema, aggravato da un euro che sta diminuendo la sua forza, dato positivo per l’export (anche se l’export è frenato perchè la crisi è globale), ma non così per il potere d’acquisto delle famiglie…

Le banche

Ci sarebbe poi il capitolo banche, ma su quello, si è già parlato abbastanza con gli esami della Bce e gli stress test appena conclusi e che hanno considerato la Deutsche Bank un istituto di credito sicuro, nonostante i 75 trilioni di dollari di esposizione ai derivati, superiore all’esposizione di qualsiasi banca made in Usa, e senza contare i 250 miliardi che il governo di Berlino ha dovuto sganciare per mettere in sicurezza l’intero sistema nazionale. Per ora tutto tace, ma la quiete prima della tempesta è proverbiale.

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Le superpotenze del pianeta stanno collassando. Tutte
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annapaola 11/14/2014 10:04

non ho trovato sviluppato il concetto di come l'italia potrebbe essere d'inciampo a tutto il sistema europeo, grazie al debito-pil al 135%? Il nesso?