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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL "SOLE" DEGLI INVESTIMENTI CHE NON SORGE: CHISSA' PERCHE'...(con addendum sui saldi primari)

Pubblicato su 20 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Vi diamo un po' dei più recenti dati Istat sull'economia italiana (avvertenza: scommetto in apertura, comunque, che i dati previsionali 2015-2016, si riveleranno sbagliati per eccesso):

"Conti nazionali

Stima preliminare del Pil 
Nel III trim 2014 Pil -0,1% sul trimestre precedente e -0,4% rispetto al terzo trimestre del 2013 
 Comunicato stampa, venerdì 14 novembre 2011
 

Le prospettive per l’economia italiana 

Nel 2014 si prevede una diminuzione del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari allo 0,3% in termini reali, seguita da una crescita dello 0,5% nel 2015 e dell'1,0% nel 2016.

Nel 2014 la domanda interna al netto delle scorte contribuirà negativamente alla crescita del Pil per 0,3 punti percentuali, mentre la domanda estera netta registrerà una variazione positiva pari a 0,1 punti percentuali. 
Nel 2015 la domanda interna al netto delle scorte è attesa supportare l'aumento del Pil (+0,5 punti percentuali) mentre il contributo della domanda estera netta risulterà contenuto (+0,1 punti percentuali). 
Nel 2016 l'apporto della domanda interna al netto delle scorte è previsto in ulteriore rafforzamento. Dopo tre anni di riduzione, nel 2014 la spesa delle famiglie segnerà un aumento dello 0,3% in termini reali, in parte per effetto di una riduzione della propensione al risparmio. Nel 2015, si prevede un ulteriore miglioramento dei consumi privati (+0,6%) che proseguirà anche nel 2016 (+0,8%) trainato dalla crescita del reddito disponibile e da un graduale aumento dell'occupazione.  
Gli investimenti subiranno una ulteriore contrazione nell'anno in corso (-2,3%) nonostante un lieve miglioramento delle condizioni di accesso al credito e del costo del capitale. Il processo di accumulazione del capitale è previsto riprendere gradualmente nel 2015 (+1,3%) e con maggior intensità nel 2016 (+1,9%), in linea con il rafforzamento della domanda.  
Il tasso di disoccupazione raggiungerà il 12,5% nel 2014 per effetto della caduta dell'occupazione (-0,2% in termini di unità di lavoro). La stabilizzazione delle condizioni del mercato del lavoro attesa per i prossimi mesi avrà riflessi sul 2015, quando il tasso di disoccupazione diminuirà lievemente al 12,4% e le unità di lavoro registreranno un contenuto aumento (+0,2%). Il miglioramento del mercato del lavoro proseguirà con più vigore nel 2016 con una discesa del tasso di disoccupazione al 12,1% e una crescita delle unità di lavoro dello 0,7%."

Come sottolinea il Sole24ore, è’ questa la stima preliminare sul Pil trimestrale diffusa oggi dall’Istat, che rileva come si tratti del tredicesimo trimestre consecutivo senza crescita
 
Solo nel III trimestre dello scorso anno, su base congiunturale, il Pil fece registrare crescita zero e anche nel I trimestre di quest'anno.
Sempre il Sole ci regala una "singolare" interpretazione, naturalmente non solo supply side, ma pure...leggermente apodittica:
 
"Un balzo indietro di quattordici anni. È quanto ha sentenziato ieri l'Istat con il dato negativo del Pil del terzo trimestre 2014. 

Come osserva Nomisma, gli investimenti non ripartono e senza investimenti è molto difficile, se non impossibile, invertire la tendenza. A partire dal 2008, le imprese italiane hanno di fatto progressivamente congelato la spesa in investimenti produttivi, a fronte di un mercato interno sempre più rarefatto
Se non si spezza questa catena che lega industria e consumi interni, il valore aggiunto continuerà a muoversi in modo impercettibile o, alla peggio, a rimanere in territorio negativo. L'industria in senso stretto contribuisce per il 20% alla generazione del Pil, e si arriva a quasi il 27% se si somma il settore delle costruzioni
A sua volta il commercio all'ingrosso e al dettaglio rappresentano una quota del l'11,5 per cento. È quindi evidente come in questi tre settori, senza interventi strutturali di rilancio degli investimenti, della produzione e della produttività, il Prodotto interno lordo sia destinato alla bassa stazionarietà.
«Se si vuole scongiurare il declino economico, l'Italia deve tornare a crescere come nel secolo scorso e deve recuperare il gap di produttività che in questi anni si è allargato enormemente», spiega Pier Franco Camussone, docente di Sistemi informativi alla Sda Bocconi. Camussone ha realizzato uno studio presentato tre giorni fa a Milano al congresso nazionale di Aica. «Tra i fattori cui si addebita il declino - spiega Camussone – rientrano gli scarsi investimenti sulle nuove tecnologie informatiche e telecomunicative da parte del settore industriale italiano, e il limitato impiego di tali tecnologie nella razionalizzazione e semplificazione dei processi produttivi».
Ancora limitati come numero, inoltre, i casi di aziende italiane che hanno imboccato la strada del digital manufacturig, cioè della produzione manifatturiera strettamente connessa a programmi gestionali digitali, su cui si basa buona parte della recente ripresa del Pil degli Stati Uniti. L'analisi dell'Aica mostra tuttavia come oltre un terzo delle Pmi italiane non abbia personale interno dedicato a tempo pieno all'information tecnology
."


Vedete? Un docente di "Sistemi informativi", naturalmente della Bocconi, spiega il declino con la mancata effettuazione di investimenti che determina l'inevitabile "calo della produttività"; il che è una parafrasi tautologica della mancata crescita, dato che nulla dice sul PERCHE' non si facciano gli investimenti
Il Sole, ovviamente lo spiega con una circostanza "sfortunata", dettata anche da un evidente addebito di responsabilità a queste imprese che hanno pretese "assurde": vendere i prodotti che producono, aspettandosi che la gente li possa comprare e non spezzando questa maleducata catena che lega industria e consumi interni.

come la si vorrebbe "spezzare" questa malcreanza?
Sicuramente, a chiederlo a un bocconiano - e il problema è che QUALSIASI cosa dica, i politici italiani lo prenderanno come "sentenza definitiva"-, tagliando le tasse mediante il taglio della spesa pubblica
Ora, in un paese ove la colpa starebbe nel legare al calo della domanda interna la mancata effettuazione di investimenti in "nuove tecnologie", - che pensate un po', richiedono capitali e specialmente "competenze" in misura adeguata, cioè lavoratori specializzati che bisognerebbe pagare "un po' di più", altrimenti, giustamente se ne vanno all'estero-, questo è lo stato comparativo della SPESA PUBBLICA IN ISTRUZIONE (AL 2010: dopo è andata anche peggio):

 
Tra l'altro non è neanche vero che dal 2008 gli investimenti sono sempre andati calandoperchè il Sole dimentica che invece l'Italia era uscita da questo trend all'inizio del 2009 per ripiombarci NEL CORSO DEL 2010, non appena iniziarono le "manovrone fiscali" di Tremonti - D.L. n.78/2010, ingiustamente sottovalutato nel far calare...la domanda pubblica coi suoi tagli lineari e col blocco de facto dei pagamenti alle imprese.
Poi comunque è arrivato l'effetto Monti col "burrone" tra fine 2011 e giù fino al 2013, e naturalmente fino al calo attuale2014, del -2,3 che abbiamo visto aggiungersi secondo l'ultima rilevazione Istat.
E questo si può agevolmente constatare da questo grafico del Comitato interministeriale della programmazione economica su dati FMI (quelli che il Sole forse legge, evidentemente per un giorno, e poi dimentica):

 

E questa è la relazione tra deficit pubblico e risparmio delle famiglie in coincidenza con le politiche UE-UEM (dalla "convergenza" di Maastricht alla crisi del 2008, e fino al 2010), di restrizione sistematica del deficit mediante l'accumulo di avanzi primari record. Rammentiamo che il risparmio è la "materia prima" di liquidità che dà luogo agli investimenti:


Avanzo primario e tasso di risparmio

Potrei andare avanti ad accumulare dati, e semmai vi rinvio a questo post di "Scenari economici", ma mi parrebbe inutile: tanto la realtà si fa con interviste a docenti, purchessia, della Bocconi...

Alla fine però, comprensivo di tante difficoltà cognitive, aggiungo questografichetto qui sotto, tanto per non far scervellare troppo giornalisti e bocconiani intervistati sotto il  "lampione": 

 Collegamento permanente dell'immagine integrata
Tratto da: http://orizzonte48.blogspot.it
IL "SOLE" DEGLI INVESTIMENTI CHE NON SORGE: CHISSA' PERCHE'...(con addendum sui saldi primari)
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Luigi Maria Ventola 11/20/2014 06:54

L'euro si può definire un grande successo, come disse un noto criminale parlando della Grecia.