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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Unione euroasiatica: nuove adesioni

Pubblicato su 4 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in EUROPA

Nuovi membri aderiscono all’Unione Euroasiatica.

Da La Voce della Russia:

L’Armenia può diventare membro dell’Unione Economica Euroasiatica (UEEA) a partire già dal 2 gennaio del 2015. Secondo l’opinione degli esperti, i processi di reintegrazione nell’area postsovietica sono ormai inarrestabili.

Ricordiamo che il 29 maggio Russia, Bielorussia e Kazakhstan hanno sottoscritto ad Astana l’accordo sull’Unione Economica Euroasiatica. L’accordo entra in vigore il 1 gennaio 2015. Il 26 settembre la Duma di Stato della Russia ha ratificato questo accordo. Gli esperti pensano che entro il 10 ottobre, quando i presidenti Putin, Lukashenko e Nazarbaev si riuniranno a Minsk, l’accordo sull’UEEA avrà passato la procedura analoga nei parlamenti della Bielorussia e del Kazakhstan. Già nel gennaio del prossimo anno l’Armenia può aderire all’Unione Euroasiatica, ha dichiarato giorni fa il vicedirettore del dipartimento per l’interazione con gli organi dell’Unione doganale e per la cooperazione erconomica con i paesi della CSI (stati dell’area postsovietica), ministro dello sviluppo economico della Russia, Anna Sysojeva, la quale ha fatto ricordare che Erevan ha espresso anche il desiderio di entrare a far parte dell’Unione doganale. Anche il governo della Kirghizia si è rivolto ufficialmente con la richiesta di adesione all’Unione doganale.L’esame di queste domande diventerà uno dei punti dell’agenda dell’appuntamento di Minsk.

La creazione dell’UEEA portà ad un livello di integrazione più alto i paesi membri dell’Unione doganale che possiedono attualmente un territorio doganale comune e il cui PIL complessivo costituisce l’85% del prodotto globale della CSI. In tal modo viene terminata la formazione del più grande mercato nell’area della CSI (170 milioni di persone) che diventerà un nuovo potente centro di sviluppo economico. I partecipanti a questo progetto risultano essere in una posizione privilegiata dal punto di vista politico, economico e difensivo. Tant’è vero che i rapporti bilaterali ben avviati costituiscono un saldo fondamento per i nuovi progetti integrazionistici. Lo dimostra con evidenza l’esempio della Russia e dell’Armenia, fa notare Aleksandr Markarov, direttore della filiale armena dell’Istututo di studi sui paesi della CSI:

La gamma dei rapporti è abbastanza larga: dalla politica e dall’economia alla cultura e all’istruzione. L’Armenia è un’alleata storica della Russia nella Transcaucasia. La Russia interviene come alleata dell’Armenia in tutta l’area postsovietica. Esistono, ovviamente, alcuni problemi legati alle consegne delle armi russe all’Azerbaigian. Ma questi problemi riguardano non tanto i rapporti armeno-russi, quanto quelli russo-azerbaigiani. In generale la leadership della Russia nell’ambito del processo negoziale attorno al Nagorno Karabakh non suscita dubbi. Il summit tenutosi quest’autunno a Sochi ha portato ad un rilevante calo della tensione. La Russia è uno dei maggiori investitori nell’economia armena e uno dei principali partner commerciali di Erevan. Il discorso vale anche per le esportazioni del gas russo e per la partecipazione a questo lavoro delle imprese del settore dell’energia e della sfera bancaria dell’Armenia. Su questo sfondo i progetti integrazionistici devono dare un nuovo impulso ai rapporti con gli altri paesi dell’Unione doganale, ossia con la Bielorussia e il Kazakhstan.

D’altronde, su questa strada sono possibili anche ritardi. Stando agli esperti, sul processo di integrazione eurasiatica incide molto la crisi ucraina. Ma ciò non farà cambiare la tendenza stessa, sostiene Vladimir Evseev, capo della sezione del Caucaso dell’Istituto di studi sui paesi della CSI:

Abbiamo un forte bisogno gli uni degli altri, e non solo nella sfera economica. Possiamo conseguire successi molto rilevanti anche se i processi reali di integrazione euroasiatica si arresteranno per un certo tempo. Oggettivamente, la crisi ucraina può svilupparsi per un paio di anni contenendo l’integrazione euroasiatica. Ma non possiamo aspettare per questi due anni. È necessario pertanto sviluppare progetti economici bilaterali come quello di ricongiunzione dei sistemi ferroviari della Russia e dell’Armenia.

Nella sua recente intervista televisiva il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov ha espresso la convinzione che il numero dei paesi membri dell’Unione economica euroasiatica andrà aumentando e che i primi risultati del’integrazione portanno essere avvertiti già prossimamente, anche se – secondo le parole del ministro – il processo sarà lungo. Con ciò è d’accordo il politologo Serghej Mikheev:

L’integrazione euroasiatica seguirà il proprio percorso con fermate a diverse stazioni, in quanto nell’area postsovietica esistono numersissimi punti di contatto. I rapporti tra Russia e Armenia poggiano su profondi motivi pratici. Dobbamo convertire i proventi dalla vendita delle materie prime nello sviluppo di produzioni innovative ad alto contenuto tecnologico e scientifico. Secondo me, l’Unione euroasiatica ha senso anche solo per questo. Dobbiamo diventare un centro di sviluppo autonomo.

Per l’Armenia è di fondamentale importanza il ripristino dei precedenti legami economici con la Bielorussia, Kazakhstan e Russia, sia pure in proporzioni minori rispetto al periodo sovietico, dice il politologo Adžar Kurtov. Gli esperti della Banca euroasiatica per lo sviluppo hanno calcolato che l’ingresso dell’Armenia nell’Unione doganale porterà ad una crescita annua del suo PIL pari al 4%.

Tratto da:http://www.rischiocalcolato.it

Unione euroasiatica: nuove adesioni
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