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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Le due trappole che l'Europa non vede

Pubblicato su 22 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

http://www.ilsole24ore.com

di Paul Krugman 

Chiunque studi l'economia monetaria internazionale conosce bene laLegge di Dornbusch: «La crisi ci mette molto più tempo ad arrivare di quanto pensavate, e poi si svolge molto più in fretta di quanto avreste pensato» (lo disse in un'intervista, nel 1997, il compianto economista tedesco Rudi Dornbusch).

E con l'ultima crisi dell'euro è successo esattamente questo.

Fino a poco tempo fa gli austeriani che dettano la politica macroeconomica della zona euro andavano in giro tronfi a cantar vittoria per una modesta risalita della crescita. Poi l'inflazione è precipitata e l'economia dell'Eurozona ha cominciato a incepparsi, e tutti sono andati a riguardarsi i fondamentali e si sono resi conto che la situazione rimaneva molto seria. Anche nell'estate del 2012 la situazione sembrava grave, e Mario Draghi, il presidente della Bce, riuscì a evitare che il vecchio continente precipitasse nel baratro. E forse riuscirà a farlo di nuovo, ma adesso il compito appare molto più difficile.

Nel 2012 il problema erano gli interessi sui titoli di Stato dei Paesi della periferia dell'euro, che in realtà, come adesso sappiamo, crescevano più per questioni di liquidità che per problemi di solvibilità. Una volta sgombrato il campo dalla prospettiva di una carenza di liquidità, il panico rientrò. Ma quello che sta succedendo adesso è ben diverso. È una crisi al rallentatore e coinvolge tutta la zona euro, che sta scivolando verso una trappola deflativa. Draghi può cercare di imprimere una spinta attraverso politiche di allentamento quantitativo, ma non è affatto scontato che possano servire allo scopo. E la politica limita i suoi margini di azione.

Un'altra cosa che mi colpisce è la quantità di confusione intellettuale che ancora c'è in giro. La Germania continua a voler vedere tutta la crisi come l'effetto di una gestione irresponsabile dei conti pubblici, e questo non solo esclude la possibilità di stimoli di bilancio efficaci, ma azzoppa l'allentamento quantitativo.

E un'altra cosa incredibile è il fatto che la logica della trappola della liquidità, dopo sei anni - sei anni! - di tassi di interesse quasi a zero, continui a non essere compresa. Ho letto recentemente, e non è neanche l'esempio peggiore, un editoriale su FT di Reza Moghadam, vicepresidente della Morgan Stanley, che scrive che «i salari e il costo del lavoro in generale sono semplicemente troppo alti, anche per gli standard dei Paesi ricchi e tanto più rispetto al concorrenti dei mercati emergenti».

Santo cielo! Se è la concorrenza esterna che vi preoccupa allora bisognerebbe svalutare l'euro, non tagliare i salari. E tagliare i salari in un'economia incastrata in una trappola della liquidità quasi sicuramente aggraverebbe la recessione. Com'è possibile che ci sia ancora qualcuno che non lo capisce?

L'Europa ha sorpreso molte persone, me compreso, con la sua capacità di resistenza. E penso che la Bce di Draghi sia diventata un importante elemento di forza. Ma faccio sempre più fatica (come altri) a capire come andrà a finire tutta la faccenda (o meglio a capire come farà a finire in modo non catastrofico).

Se trovate implausibile una storia in cui Marine Le Pen porterà la Francia fuori dall'euro e dall'Unione Europea, ditemi qual è il vostro scenario alternativo.

 

(19 ottobre 2014)

Traduzione di Fabio Golimberti.

Tratto da:http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=111022&typeb=0
Le due trappole che l'Europa non vede
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stefano l. 10/22/2014 12:00

la Le Pen in Francia, in Italia, Lega, M5s, in altri Paesi dell'Unione non credo manchino altri movimenti o partiti anti euro ... si tratta di aderire ad un patto di uscita concordato e pilotato in modo da farsi il meno male possibile, anche un periodo intermedio di doppia circolazione di nuovi conii e euro e gestione dell'impiego pubblico per rilanciare l'economia con piani in settori energetici nuovi, green economy, industria del turismo, dell'arte e del divertimento (in Italia) e insieme una politica di riduzione degli orari lavorativi per consentire l'impiego del tempo libero per i consumi alla gente che potrebbe tornare a pensarsi con senso di dignità di sé stessa e non come schiava del lavoro ... le ricette ci sarebbero e sono tante,ma il grado di consapevolezza generale dovrebbe aumentare verso un livello .... nuovo? Il tempo "libero" è una risorsa che dobbiamo pensare di poter usare come parte dell'economia stessa, ma è una risorsa molto delicata da gestire in direzioni costruttive ...

frontediliberazionedaibanchieri 10/22/2014 13:54

concordiamo