Overblog
Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Il lavoro come sistema totalitario

Pubblicato su 18 Ottobre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Recentemente hanno suscitato scalpore le dichiarazioni dell’imprenditore Richarda Branson[1], e successivamente quelle dell’azienda Microsoft: “i dipendenti avranno tutte le vacanze che vogliono” [2]. Molti opinionisti e giornalisti hanno esaltato la nuova ventata di “libertà” come un ottimo incentivo per migliorare le prestazioni lavorative, la salute psico-fisica degli impiegati e l’ambiente in generale. Ma dietro questo presupposta volontà da parte dei datori di lavoro di garantire maggiori spazi personali ai propri dipendenti, si cela un aspetto oscuro legato intrinsecamente alla natura del nostro sistema economico. In un modello capitalistico fortemente competitivo, dove il parametro aziendale di successo è basato sul valore delle azioni dell’impresa e sugli utili, la libertà di gestirsi il proprio lavoro potrebbe facilmente tramutarsi in una sottile prigione mentale, dove la vita sociale del lavoratore verrebbe completamente inglobata dagli obiettivi della multinazionale in questione. Abolendo il classico orario da ufficio, falsamente si concederebbe all’individuo la facoltà di organizzarsi il proprio tempo, mentre in verità lo si costringerebbe sul lungo termine a inseguire lavori a progetto sempre più impegnativi e dalle scadenze serrate.

Questa realtà è facilmente osservabile nelle corporation anglosassoni, strutturate per privilegiare nettamente gli stockholder rispetto agli stakeholder, nelle quali gli amministratori delegati sono tenuti ad inseguire la soddisfazione economica dei propri azionisti (e la propria grazie alle stock option), sfruttando al massimo la disponibilità lavorativa dei propri sottoposti. Così in una situazione ipotetica di libertà assoluta, si verrebbe a creare al contrario un regime di lavoro perenne, dove ogni impiegato virtualmente è libero di prendere le ferie o i propri spazi, ma realmente non lo farà per non passare come inefficiente agli occhi dei grandi capi. Oltre a questo fattore dettato dalla struttura dei mercati globali, subentrerebbe poi l’innalzamento delle prestazioni richieste, grazie all’immagine offerta dai dipendenti più stakanovisti, i quali finirebbero per fungere da parametro medio per assegnare le scadenze dei progetti lavorativi.

Un esempio di questo “metodo” lavorativo lo si è già visto nel caso di certi lavoratori con contratto a progetto o in determinati realtà aziendali come quelle legate all’alta finanza; la mole lavorativa eccessiva (oltre 80 ore di lavoro alla settimana), ha spesso comportato l’abbandono o la diminuzione netta della vita sociale/familiare, con un aumento notevole dello stress, delle patologie psicologiche e la dipendenza da droga e alcool[3]. Un altro aspetto inquietante delle questione sarebbe la scomparsa del luogo di lavoro, e in un certo senso della sua cultura, a livello di massa, che finirebbe per essere concentrato unicamente nei device per rimanere collegati 24ore su 24 al network aziendale (la famosa reperibilità…), senza per questo recuperare in modo adeguato gli antichi spazi sociali e culturali, data la necessità di “competere” e lavorare ossessivamente.

Infine l’eliminazione degli orari di lavoro, così come la libertà di ottenere le ferie a proprio piacimento, varrà solo per determinate categorie legate al terziario, dato che i metalmeccanici e altri settori rimarranno necessariamente legati al posto in azienda (ma con l’evoluzione della robotica, probabilmente l’automazione  cancellerà gli ultimi rimasugli del mondo operaio[4]). Coloro che sopravviveranno al famigerato lavoro “libero” e alla futura rivoluzione cibernetica, toccherà molto probabilmente un futuro orwelliano a causa dell’invasività tecnologica (come sperimentato in Inghilterra[5]), dove i dipendenti saranno monitorati costantemente in nome della “produttività”, come ci tengono a ricordare quotidianamente le nostre classi dirigenti, sempre fedeli all’inattaccabile dogma.

[1] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-25/rivoluzione-branson-dipendenti-tutte-vacanze-che-vogliono-125142.shtml?uuid=ABEbz6wB

[2] http://www.corriere.it/esteri/14_ottobre_09/microsoft-dipendenti-lavorate-quando-dove-volete-d3c5d47e-4fb5-11e4-8d47-25ae81880896.shtml

[3] http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/01/29/news/banchieri_londra_banche_stress-77190871/

[4] http://www.corriere.it/economia/14_ottobre_10/soluzione-choc-volkswagen-robot-posto-pensionati-b9ae03b8-5087-11e4-a586-66de2501a091.shtml

[5] http://www.repubblica.it/economia/2013/02/14/news/tesco_obbliga_i_dipendenti_a_usare_un_bracciale_che_li_controlla-52619408/

Tratto da:http://www.lintellettualedissidente.it

Il lavoro come sistema totalitario
Commenta il post