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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

”L’elite globale nasconde 18 trilioni di dollari nelle banche offshore”

Pubblicato su 23 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA

Il fatto che Mitt Romney , allora in corsa per le presidenziali USA ,abbia milioni di dollari parcheggiati alle Isole Cayman ha riempito i titoli di tutto il mondo. Ma se passiamo alle banche offshore, i milioni di Romney sono spiccioli. La verità è che l’elite globale sta nascondendo nelle banche offshore una quantità didenaro che è semplicemente inimmaginabile. Stando ad una indagine sconcertante condotta dall’IMF (Fondo Monetario Internazionale), l’elite globale nasconde nelle banche offshore la somma di 18 trilioni di dollari.Tale cifra non tiene in conto dei soldi depositati in Svizzera; anche queste sono cifre incredibili. Per darvi un’idea, tenete a mente che il PIL USA nel 2010 è stato di soli 14,5 trilioni di dollari. Dunque, perchè l’elite globale si prende la briga di nascondere i soldi nelle banche offshore?
 
Due sono le ragioni essenziali: la prima è la privacy, la seconda la bassa tassazione.
 
La privacy è un tema veramente importante per quelli che sono coinvolti in operazioni illegali, tipo il traffico di droga; ma la ragione principale per la quale le persone spostano i loro soldi nelle banche offshore, è per evitare le tasse. Alcuni aprono conti in nazioni estere perché vogliono legalmente ridurre al minimo le proprie tasse, altri invece li aprono perché vogliono evaderle illegalmente. Sareste veramente sorpresi dallo scoprire quello che grosse aziende e singoli privati fanno per evitare di pagare le tasse. Sfortunatamente, la grande maggioranza di noi non ha le cifre, o le conoscenze, necessarie per giocare a questo gioco, così siamo tassati fino alla disperazione.
 
Dunque, perché le chiamano banche offshore (letteralmente fuori costa, ndt)?
 
Il termine ha origine con riferimento alle banche delle Isole del Canale (della Manica) che si trovano fuori dalle coste inglesi; ed infatti la maggior parte delle banche offshore , sono tuttora collocate sulle isole. Le Bermuda, le Bahamas, le Isole Cayman e l’Isola di Man ne sono esempi. Altre località con banche offhsore quali il Principato di Monaco non sono minimamente fuori dalle coste, ma il termine è ugualmente valido.
 
È tradizione che queste centri di banche offshore siano molto attraenti sia per i criminali che per l’elite globale (dov’è la differenza? Ndt) perché non diranno a nessuno ,governi inclusi , a chi appartiene tutto il denaro lì parcheggiato
 
Alcuni governi, in particolare quello USA , stanno cercando di cambiare le cose, ma di sicuro la fine del sistema condotto dalle banche offshore non la vedremo presto. La quantità di denaro che transita per queste banche è assolutamente incredibile. È stato calcolato che l’80% di tutte le transazioni del sistema bancario internazionale abbia luogo tramite queste banche offshore. Circa 1,4 trilioni di dollari sono parcheggiati nelle banche offshore nelle sole Isole Cayman.
 
In un articolo del Guardian,di qualche anno fa, si è stimato che un terzo della ricchezza dell’intero pianeta sia depositata in banche offshore, altri ritengono che un quantitativo pari alla metà di tutto il capitale mondiale passi, in un modo o nell’altro, proprio qui.
 
Ovviamente, tutto questo evitare le tassazioni significa che i governi del mondo stanno perdendo una montagna di denaro.
 
Si calcola che il governo USA perda 100 miliardi di dollari l’anno a causa di queste banche offshore. Altri collocano la cifra molto più in alto. Evitare le tasse è un gioco nel quale l’elite globale è maestra: il loro gioco e’ completamente diverso da quello che tu ed io potremmo giocare . Loro non stanno lì fermi, seduti, a farsi spennare dalle tasse. Loro, invece, pagano i migliori esperti finanziari ed usano qualsiasi trucco contabile per potersi tenere in tasca quanti più soldi possibile.
 
Ai giorni nostri, avvantaggiarsi dei paradisi fiscali offshore non è poi così complicata da farsi.
 
Uno scenario plausibile è il seguente: affido un mandato ad un consulente. Questi, nel fare il suo lavoro, mi chiama e mi dice che se io firmo una serie di documenti e faccio transitare i miei soldi attraverso una piccola isola dei Caraibi, posso conservare una fetta più grossa dei miei guadagni e pagare meno tasse. Potrei aver guadagnato i miei soldi in America, ma legalmente posso affermare che. di fatto, sono stati guadagnati in un paradiso fiscale.
 
È legale, e forse parecchi di noi dovrebbero prenderlo in considerazione ma ahimè’ come ci riducono i nostri governi sara’ sempre un operazione finanziaria riservata solo a pochi ,quindi d’élite.
 
Dopo tutto, se giochini del genere funzionano con Mitt Romney, perché non dovrebbero funzionare con noi ? L’unico problema sarebbero i soldi. Durante una pausa della campagna elettorale, Romney riferì’ quanto segue…
 
«Posso garantire che seguo le leggi fiscali».
 
Io gli credo fermamente: ma è quello che poi aggiunge che mi fa riflettere…
 
«E se c’è una possibilità di risparmiare sulle tasse, io, come chiunque altro nel nostro Paese, cerco di approfittarne».
 
Ed io gli credo fermamente anche in questo caso.
 
La ABC News inseguito rivelo’ che la Bain Capital ha costituito nelle Isole Cayman, 138 differenti fondi offshore. È una cosa che deve funzionare piuttosto bene se devi ripeterla 138 volte. Ma la Bain Capital è impegnata altrettanto intensamente anche in altri centri con banche offshore.
 
Una fra le più importanti scatole vuote costituita dalla Bain Capital ai Caraibi, si chiamava Sankaty High Yield Asset Investors Ltd: non aveva nessun ufficio alle Bermuda, neppure aveva lì del personale; però, ha aiutato i clienti della Bain Capital a risparmiare una bella montagna di tasse.
Quanto segue è tratto da un articolo del 2007 pubblicato dal Los Angeles Times
 
…. Alle Bermuda, Romney era presidente ed unico azionista – per quattro anni – della Sankaty High Yield Asset Investors Ltd., canalizzava i soldi nella famiglia , fondi di investimento a rischio Sankati, della Bain Capital, fondi chevengono investiti in titoli di Stato ed obbligazioni societarie, come in mutui bancari.
 
Come migliaia di analoghe istituzioni finanziarie, Sankati non ha nessun ufficio alle Bermuda. La sua unica presenza consiste in una targhetta presso uno studio legale del centro di Hamilton, capitale del territorio dell’isola britannica.
 
«Fondamentalmente è una casella postale», questo ha detto Marc B. Wolpow, che ha lavorato per nove anni con Romney alla Bain Capital e che costituì la Sankai Ltd., nell’ottobre del 1997, senza nemmeno aver mai visitato le Bermuda. «Non c’è nessuno lì che vi lavori, a parte degli avvocati».
 
La quantità di denaro che è attualmente canalizzata dalla Sankaty è semplicemente sconcertante…
Stando ad un portavoce, la Bain Capital gestisce portafogli per 60 miliardi di dollari. La cifra comprende 23 miliardi di dollari di fondi Sankati di credito e debito. Attualmente alle Bermuda sono attive una dozzina di affiliate Sankati, stando ai registri societari.
 
I fondi di investimento in debiti della Sankati sono strutturati come affiliate nel Delaware, dove producono entrate tassabili,, investendo su titoli obbligazionari a tasso fisso e in altri strumenti di debito. In base alle leggi fiscali, anche le istituzioni USA ,esentasse, possono ricadere in un’aliquota del 35% ,se investono direttamente in tali fondi; mentre investendo tramite una società con sede alle Bermuda, le tasse sono legalmente evitate, questo a detta degli esperti.
Tutto ciò è perfettamente legale.
Nessuno avrà il minimo problema da tali comportamenti.
 
Tenendo i soldi in banche offshore, gli stessi gestori di questi fondi evitano la tassazione.
 
Victor Fleischer , docente di fiscalità alla University of Colorado Law School , ha spiegato recentemente come la cosa funzioni…
 
«L’idea, dietro alcune delle strategie delle Isole Cayman ,era che i guadagni ottenuti dai gestori dei fondi per gestire il denaro, erano conseguiti offshore nelle Isole Cayman ,ed il principale beneficio è che tu puoi procrastinare la data di tale tuo guadagno fino a quando non reinvesti nelle stesse Isole Cayman , tali tue entrate, che verranno reinvestimenti ,sarà tassato, almeno finchè non lo ritiri».
 
È questo quello che faceva Romney?
 
Non lo sapremo, finchè non mostrerà le sue dichiarazioni dei redditi e delle tasse pagate.
 
Quello che invece sappiamo, è che Romney ha milioni di dollari investiti in paradisi fiscali offshore.
Quanto segue proviene da ABC News…
 
Romney, oltre a pagare il minimo possibile ,sui suoi guadagni finanziari, ha perlomeno 8 milioni di dollari investiti in almeno 12 fondi registrati alle Isole Cayman. Un altro investimento, che Romney dice sia tra i 5 ed i 25 milioni di dollari, in base al deposito titoli risulta essere domiciliato alle Cayman.
 
Ma Romney non ha solo soldi domiciliati alle Isole Cayman. Apparentemente ha soldi sparsi fra i vari paradisi fiscali.
 
Ecco quanto risulta da un articolo su Reuters…
 
I fondi Bain nei quali Romney ha investito, stando ad un’indagine Reuters su dati azionari, sono sparpagliati dal Delaware alle Isole Cayman, dalle Bermuda all’Irlanda e fino ad Hong Kong.
 
C’è qualcosa di sbagliato in tutto ciò?
Beh, dipende da cosa ci sia di sbagliato.
Quello che Romney fa è perfettamente legale.
 
Però puzza. Jack Blum, avvocato di Washington , riferendosi alle finanze di Romney affermando alla ABC News quanto segue …
 
«Le sue finanze personali sono un esempio paradigmatico di cosa non funzioni nel sistema fiscale americano».
 
Dunque, adesso abbiamo alcuni spunti sul perchè Romney non voglia divulgare le sue vecchie dichiarazioni dei redditi. Come detto in precedenza, però, quello che sta facendo Romney sono pinzillacchere rispetto a quello che fanno i veri ricchi.
 
Il Congresso USA sta cercando di mettere le mani sulle banche offshore, ma i veri ricchi gli sono sempre due o tre passi avanti. Gli ultra-ricchi si spingono fino a qualsiasi estremo pur di non pagare le tasse.
 
Di fatto, il Washington Post pubblico’ che un sempre piu numero crescente di benestanti sta di fatto rinunciando alla propria cittadinanza piuttosto che fare i conti con l’ira dell’Agenzia delle Entrate (IRS negli USA, ndt).
 
Gli ultra-ricchi non sono comunque minimamente preoccupati per il fatto della cittadinanza. Se vogliono influire su di una elezione, possono farlo molto pesantemente , semplicemente con una donazione milionaria, piuttosto che mettendo insieme i pochi voti che hanno.
 
Si sa che gli ultra-ricchi usino il sistema delle banche offshore come sistema bancario ombra che segue delle regole che la maggior parte della gente neanche sa esistano…
 
È un sistema bancario ombra della quale la maggioranza degli americani ignora fin la sola esistenza. La maggior parte degli americani non ha le possibilità di costituire, in una mezza dozzina di Paesi esteri, delle società che siano delle scatole vuote in modo da poter filtrare i propri profitti. La maggior parte degli americani non sa nulla di quei complicati piani per evitare le tasse, piani che sono messi a punto da fiscalisti e che si chiamano Double Irish o Dutch Sandwich. La maggior parte degli americani non ha idea di come potrebbe far arrivare alle Bermuda il grosso dei propri guadagni, ed evitare di pagare le tasse.
 
La maggior parte dell’elite globale non si preoccupa minimamente del fatto che il debito USA sia proiettato a livelli stratosferici: tutto quello di cui si preoccupa è di potersi tenere in tasca quanto più denaro possibile dei propri soldi.
 
Naturalmente, esistono sempre le eccezioni. Warren Buffett ha staccato un assegno da 49.000 dollari, per il Tesoro USA, per aiutare a ripagare il debito nazionale. Considerando però il fatto che il debito nazionale USA cresce ad un ritmo di più di 100 milioni di dollari l’ora, il suo gesto non cambia molto le cose.
 
Il nostro sistema è rotto fin nel profondo, e l’elite globale si allontana lasciando cadaveri per strada. Nei decenni, hanno messo a punto con cura le regole in modo che la quantità maggiore possibile di ricchezza finisse nelle loro tasche, e che lì rimanesse.
 
Naturalmente, se eliminassimo totalmente gli attuali sistemi di tassazione personale e societaria, e li sostituissimo con dei sistemi totalmente nuovi, ci libereremmo in una sola volta di tutti questi trucchi.
 
Quante probabilità pensate ci siano?
 
Tratto da: informarexresistere.fr
”L’elite globale nasconde 18 trilioni di dollari nelle banche offshore”
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