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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Che differenza può fare un mese

Pubblicato su 15 Settembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA

E quindi, il nostro premier ci informa che “l’Italia non è ancora ripartita“. Santi numi. Chi l’avrebbe mai detto? Di certo non lo avrebbe detto il Matteo Renzi che, a inizio agosto, proclamava spavaldo: “L’Italia è già ripartita”. E dov’è il problema?, sentiamo già commentare i più renzisti (o solamente illusi) tra voi.

Persino il buon John Maynard Keynes, in situazioni simili, aveva la risposta pronta: “Quando i fatti cambiano, io cambio idea. Lei che fa, signore?”. Non fa una piega. Invece molte, moltissime pieghe sono impietosamente mostrate dallo stazzonato comportamento di Renzi. Semplicemente perché un mese fa, quando il premier sentenziava sulla “ripartenza”, era del tutto chiaro che la ripartenza medesima esisteva solo nella sua fantasiosa mente. Mente? Voce del verbo mentire?

Esiste una precisa valenza politica, di questa malattia infantile che spinge ossessivamente ad inventarsi una realtà che non esiste, miscelando questi proclami con altri messaggi mirati, ad esempio la lotta parolaia ed assai furbetta ad una non meglio specificata “tecnocrazia” che avrebbe scippato la politica del proprio primato. E quindi, dàgli al tecnocrate Cottarelli, rimesso al suo posto per aver in realtà proposto un menù da cui la “politica” doveva scegliere. Ed ora, via coi tagli lineari, la scelta è compiuta. Ma qui Renzi sbaglia tutto, come gli accade sempre più spesso, e confonde “tecnocrazia” con “realtà”. A meno che il premier non sia intimamente convinto che “primato della politica” significhi battere i piedi come bimbi a cui sia appena stato sottratto il giocattolo preferito, o a cui sia stato detto che non possono ottenere ciò che vogliono. L’erba voglio non cresce neppure nel giardino della politica, caro Matteo.

Abbiamo il crescente timore che il processo di ringiovanimento della politica italiana abbia subito, con la persona di Renzi, una accelerazione a ritroso nel tempo, ed ora ci troviamo a combattere con i capricci ed i comportamenti tipici delle frustrazioni infantili. Come andare a dire ad una Commissione europea che si insedierà solo tra un mese e mezzo, e nel mezzo di negoziati tra paesi: “Dove sono i 300 miliardi promessi? Tirateli fuori!”, e via a pestare i piedini. Ma non funziona così, caro Renzi. O meglio, funziona così solo nei primi anni di vita di un essere umano, non di un governo.

Il mondo e l’Europa devono dare passo a questo grande statista, arrivato sul proscenio per porre fine al “piagnisteo” declinista (che in realtà spesso è pura e semplice descrizione della realtà), perché noi siamo l’Italia, che diamine. L’uomo che scaglia tweet come fossero saette dall’Olimpo, intimamente convinto che ogni cinguettio sia una riforma già fatta, perché “ce lo chiede il popolo”, “dagli spalti fanno il tifo per noi”, e via plebiscitando.

Se questo fosse un paese con uno straccio di propensione al riscontro della realtà, sia nel suo elettorato che nei suoi cosiddetti mezzi di informazione, in molti avrebbero già alzato la manina facendo al premier un discorsetto di questo tipo: “Ma che stai dicendo, figliolo? Non vedi che la situazione del paese, oggi, è esattamente uguale a quella di un mese fa, e l’unico a non essersene accorto sei tu?” E questa è l’interpretazione benevola verso Renzi, perché se lo prendessimo alla lettera dovremmo dirgli: “Senti, figliolo, nell’ultimo mese siamo stati informati che la situazione del paese è drasticamente peggiorata, e che siamo praticamente gli unici in Europa a subire questo deterioramento; dire che tutti sono in crisi è una simpatica boutade. Non è che le tue chiacchiere senza costrutto stanno finendo col nuocerci?”. Poi ci sarebbe la versione più ruvida ma sconsigliata dagli psicologi dell’età evolutiva: “Non vedi che finora non hai combinato un c. se non chiacchiere? Quando diventerai adulto?”

Invece, nulla di tutto questo. Dai media continuano a prevalere maggiordomi gorgoglianti, pasionarie dell’onomatopea e ragazzotti/e che salmodiano “Renzi tira dritto”. Beh si, Renzi tira dritto perché sa che può permetterselo, dato l’elettorato di questo paese e le alternative che il medesimo produce. Ad un elettorato assai poco adulto corrisponde una leadership omogenea. La verità è che il signor Renzi sta facendo esattamente quello che ogni leader politico italiano ha sempre fatto, per arrivare nella stanza dei bottoni e cercare di restarvi: del populismo. E le vie del populismo portano i paesi alla dannazione, come i più svegli tra voi avranno notato.

Tratto da:http://phastidio.net

Che differenza può fare un mese
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annapaola 09/15/2014 16:30

è indispensabile fare una premessa, sono una a l'opposizione, quindi facile da collocare. Detto questo vedo di esprimere il mio parere....trovo che non sia la strada giusta limitarsi a "sputtanare" Renzi, tanto meno serve appioppargli nomignoli derisori, si è visto cosa ha fatto con il gelato...è andata a finire che milioni di persone hanno minimo sorriso della risposta che questo saltimbanco ha messo in scena...Purtroppo, come sostengo da troppo tempo, l'unica soluzione, almeno per gli italiani pensanti, è veramente quella di farci VEDERE e SENTIRE fisicamente, per le strade, per le piazze, possibilmente di Roma, visto che quelli che FINGONO di avere almeno un pò di potere, qualche volta, frequentano certe zone della capitale. Dal mio punto di vista, ancora una volta, la responsabilità è nostra, io credo sia più responsabile chi sa e non agisce di chi ignora, anche se magari preferisce ignorare.....

frontediliberazionedaibanchieri 09/17/2014 14:15

Per la zona di Grosseto e la Toscana in genere non ti possiamo essere di aiuto. Ma basta iniziare anche solamente in 2, poi la cerchia si allargherà. Grazie per il tuo aiuto

annapaola 09/16/2014 08:28

questa mattina, quando sono andata a cercare una risposta alle mie osservazioni una volta trovata, sono rimasta esterrefatta... finalmente una risposta completa, di "senso compiuto" Devo ammettere che sono emozionata.. forse, finalmente, anche io potrò fare qualche cosa. Sapete dirmi se fra chi vi segue e vi appoggia c'è qualcuno di Grosseto o toscano? Io nella cerchia delle mie amicizie e conoscenze è da molto che parlo di voi, ma le reazioni al momento sono piuttosto blande se non addirittura scettiche.. quindi riuscendo a contattare almeno una base minima potrei inserirmi e da li proiettarmi nella mia realtà. Sono in difficoltà a partire da zero perchè non ho mai fatto parte ne di movimenti ne di partiti politici. Adesso però non si tratta più di politica, si tratta di libertà, e di sopravvivenza reale e sono pronta a dare e rischiare il tutto per tutto. Ho paura che buttandomi "allo sbaraglio" possa fare più danni che cose positive. Aiutatemi se vi è possibile Grazie...

frontediliberazionedaibanchieri 09/15/2014 18:03

Ennesimo nostro " appello":Ieri si è svolta una assemblea a Bologna il cui tema principale potrebbe essere sintetizzato in questa domanda: “ come ci organizziamo ? “
Prima di riproporre la nostra idea di organizzazione è opportuno fare qualche considerazione di carattere generale, perché quando si sente parlare di “ popolo” non ci è ben chiaro a chi ci si riferisca. Dal nostro punto di vista oggi non esiste più un popolo ma una massa di gente “ addomesticata” e “ rincoglionita” dalla martellante propaganda di regime.
Con chiunque si parli si sente dire che “ così non si va più avanti”, e tutti aggiungono, preoccupatissimi, che ormai si “ sente “ che il morso della tarantola è più vicino che mai.
Ma perché diciamo questo? Lo ricordiamo, e lo ribadiamo, per dire qualcosa alla quale, forse, non molti stanno facendo caso; e per arrivare ad alcune, sintetiche ma necessarie, conclusioni.
Lo diciamo per far notare che mentre l’emergenza ci incalza e ci assedia; mentre il barometro politico-economico non si mette certo al bello, abbiamo intorno a noi un singolare e sconcertante atteggiamento che definiremmo “ normalistico “.
Molti vivono, si comportano, ragionano come se stessimo attraversando una fase “ normale “ della vita politica ed economica, e le emergenze di questa lotta, qualsiasi forma assumano, sono “ rigettate “, quasi psichicamente, per i loro contenuti di eccezionalità, credendo con ciò solo di averle ricacciate indietro ed eliminate.
Le cose non stanno così, cari amici. Le cose si stanno mettendo in modo tale che la “ normalità” sarà sempre meno la regola e l’eccezione, l’emergenza, tenderanno a diventare sempre più abituali.
Dobbiamo “ attrezzarci “, anzitutto psicologicamente ed interiormente, a tutto ciò, però, vi rifiutate, come si usa dire, di prenderne coscienza.
Per dirla tutta e chiaramente, vediamo intorno a noi, una quantità infinita di persone che continua pazientemente, tenacemente, a vivere in termini di normalità e di abitudinarietà. Ma non è pazienza e tenacia: è incomprensione, è ottusità, è rifiuto di prendere atto della realtà che ci circonda, è, in buona sostanza, un modo sottile di alzare bandiera bianca.
Quello che intendiamo dire è che occorre uscire da questo clima, in cui, una parte consistente del “popolo”, continua ad attendere alle sue normali occupazioni e preoccupazioni minori, mentre solo un’altra parte, altrettanto consistente, “ tira la carretta “, rischia e paga in prima persona, si dà da fare, si arrabatta in mille modi, si impegna sino allo spasimo, per cercare di far entrare nella zucca che la ribellione è rimasta la sola via di salvezza.
I teorici del “ tanto non cambia niente”, “ a cosa serve?” se ne fregano, ecco il punto.
Certo borbottano e mugugnano nei salotti; alzano mani e parole accusatrici per chiedere: “ ma che diavolo fate ! “ o “ perché non fate questo o quell’altro”; ma poi, finita la sfuriata e passata l’occasione, tornano alle loro attività, al loro tran-tran borghese, alla casa-ufficio-ufficio-casa, ai guadagni e traffici e commerci, al “ particolare” assorbente delle professioni e degli uffici.
La lotta come dopolavoro; ecco il punto debole dei benpensanti, il loro tallone d’Achille; ecco il terreno sul quale i parassiti ed i nemici del popolo e della nostra nazione ci hanno fregato e ci stanno battendo; ecco l’antica tara di un certo modo di condurre la lotta.
La lotta come “ ritaglio “ di tempo, strappato – e spesso sventolato esibizionisticamente – alle usuali attività; una lotta che, altrettanto spesso, è solo parlottio serale, concesso, gettato lì come sfogo liberatorio e alibistico.
Conosciamo questo tipo zoologico “ da tastiera”, che ogni giorno si abbandona all’estremismo verbale e verboso. Conosciamo tutti gente che potrebbe muovere una mano, non per azionare la tastiera, ma, senza esagerare, per distribuire volantini. Ma quella mano non la muovono; e mentre si agitano tanto con la lingua, e la tastiera, a censurare, a criticare, a sputar sentenze, quella mano se la farebbero piuttosto tagliare.
Ma non la sentite l’aria che tira ? Per noi, per tutti e per tutti gli italiani è aria da miseria e schiavitù, da persecuzione finanziaria, è aria che sa di persecuzione massiccia e indiscriminata, di prigione, di “ giustizia sommaria “.
Non ci credete ? Con Equitalia ci condannano senza processo, e ci rovinano, e, qualche volta, ci “ ammazzano”.
I ritagli di tempo non bastano più; gli impegni “ part-time “ sono superati; irrimediabilmente. Entro pochi mesi il loro ordine extra nazionale sarà totalmente realizzato, la dittatura economica sarà stabilizzata. Inciderà di brutto, duramente ed in profondità, dolorosamente per il “popolo”.
Nessuno è obbligato a partecipare alla lotta contro le usurocrazie, sia chiaro. Ma si vorrebbe che chi ci sta, chi ha deciso di aderire, si renda conto che non di un semplice versante di lotta si tratta ma di una vera e propria barricata ideale, lungo la quale tutti dobbiamo essere egualmente schierati, offrendo ognuno alla lotta comune quel che può ciascuno dare a secondo della sua collocazione e delle sue possibilità.
C’è ancora margine, c’è ancora spazio e tempo per reagire, per contrattaccare, per uscire in positivo da questo sistema contro l’uomo.
Ma occorre che tutti si diano da fare, si impegnino e si mobilitino come già molti, invece, stanno in realtà e in concreto facendo quotidianamente.
Ma per fare questo bisogna darsi una organizzazione, un organigramma, una bandiera, una struttura. Le strutture orizzontali non funzionano e vi potrei fare moltissimi esempi sulla fine che hanno fatto, ci si potrebbe scrivere un paio di libri.
La nostra idea la abbiamo messa per iscritto alcuni giorni fa, l’abbiamo esplicitata ieri a Bologna e, anche a costo di apparire noiosi, la ripetiamo oggi:
1) bisogna dire uniamoci e non venite con noi
2) i punti di partenza sono Sovranità Nazionale e Monetaria
3) una volta deciso di unirsi nessuno deve omologare nessuno
4) si deve dar vita ad una confederazione tra i vari gruppi, movimenti e singole persone
5) si deve dar vita ad un direttivo nazionale composto da un rappresentante di ogni gruppo o movimento che ha aderito
6) questi rappresentanti eleggono un portavoce
7) va data vita a nuclei regionali e provinciali
8) ogni gruppo manterrà la propria autonomia fermo restando che non deve derogare dai punti programmatici fondanti
9) si deve creare un " laboratorio" che, oltre ai due punti fondanti, elabori un programma operativo
10) una volta elaborato il programma va votato e/o emendato da una assemblea nazionale
11) una volta approvato il programma si potrà dare vita ad un unico movimento che ha il compito di portare avanti il programma.
E ora chiedo a tutti voi. Se lo sforzo di questi “ eroi” fa sì che, nonostante tutto, si “regga”, quale sarebbe il risultato possibile se diventassimo una moltitudine ? e se in molti ci si impegnasse su tutto il vasto versante delle iniziative in corso o che potrebbero essere realizzate ?
Pensateci, cari amici , questa è una lotta per la vita, che adesso, i “ benpensanti “ senza rendersene conto ( o facendo finta di non rendersene conto ) vegetano nell’inconcludente angolino piccolo-borghese della loro quotidianità.
Agire così non ha più senso, comportarsi così, vivere così, non ha più senso.
Se volete la vostra salvezza, se volete dare un futuro ai vostri figli, se vi volete liberare dalle fauci dei burocrati di Bruxelles, non siate timorosi.
Ma la prima cosa da fare è darsi una ORGANIZZAZIONE, senza questa siamo destinati a sicura sconfitta.
Continueremo a partecipare alle future assemblee, continueremo a portare il nostro contributo, ma se vogliamo avere una speranza di vittoria ci dobbiamo dotare di una struttura.
Non organizzarsi, è stupido e vile, prima ancora che suicida
POPOLI LIBERI

Luigi Maria Ventola 09/15/2014 08:17

Ma come siamo riusciti a cadere così in basso ?????