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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

Quanto costeranno all’Italia le sanzioni di Mosca

Pubblicato su 8 Agosto 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA, ESTERI

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La domanda che molti italiani si stanno ponendo in queste ore, dopo i provvedimenti di Mosca nei confronti di quei paesi che hanno aderito alle sanzioni contro la Russia, è quanto ci costerà tutto questo, ma soprattutto quale danno provocherà ai settori della nostra economia colpiti dal decreto firmato da ieri da Vladimir Putin. Ovviamente dare una risposta precisa non è facile, ma leggendo le varie stime uscite in questi ore lo si può intuire.

Coldiretti, ad esempio, ieri ha comunicato che “le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Russia nonostante le tensioni sono aumentate ancora dell’1% nel primo quadrimestre del 2014, dopo che lo scorso anno avevano raggiunto la cifra record di 706 milioni di euro“. E la decisione della Russia di limitare o bloccare per un anno le importazioni agroalimentari metteranno a rischio “le spedizioni di ortofrutta (72 milioni di euro), di pasta (50 milioni di euro), di carni (61 milioni di euro) che quest’anno avevano segnato aumento del 20% nel primo quadrimestre del 2014.

Mentre secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori “l’annuncio della Russia di vietare le importazioni agroalimentari dai Paesi che hanno appoggiato le sanzioni dopo la crisi in Ucraina potrebbe avere pesanti conseguenze per la produzione ‘made in Italy. Solo nel 2013 le esportazioni italiane in Russia sono cresciute dell’8,2 per cento, per un valore complessivo di 10,4 miliardi. In particolare, l’agroalimentare, con un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, rappresenta il 10,3 per cento dell’export totale verso Mosca. Questo significa che lo stop deciso dalla Russia avrà ricadute economiche rilevanti sul nostro Paese  mettendo a rischio certo il giro d’affari sul mercato russo di ortofrutta (per 131 milioni); carni fresche e lavorate (per 78 milioni); latte e derivati (per 51 milioni)“.

A queste due voci se ne sono aggiunte altre due, sempre preoccupate per quanto sta accadendo. Una è quella di Riccardo Monti, presidente dell’Ice, l’Istituto nazionale per il commercio estero, il quale ha detto senza mezzi termini che “la decisione del Governo Russo di sospendere per un anno l’importazione di prodotti agricoli e alimentari dai Paesi che hanno deliberato sanzioni nei suoi confronti, potrà determinare un calo del 25% circa del nostro export in Russia.

L’altra è quella di Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative che, interpellato dal Sole 24 Ore, ha lanciato l’allarma sul settore ortofrutticolo, tra i più esposti in questa crisi. “Solo nel 2013 l’Italia ha esportato in Russia 80mila tonnellate di frutta con 4mila tir. Inoltre, con l’embargo russo, la produzione di Spagna e Grecia si scaricherà sull’Europa con effetti drammatici”. Ad ogni modo i primi effetti dell’embargo imposto da Mosca ai prodotti agroalimentari italiani si sono già visti ieri con la rescissione di due contratti con altrettante cooperative ortofrutticole, una di Modena e una di Ferrara, da parte della Russia.

Colpiti Grana e Parmigiano

I più colpiti ovviamente sono i Consorzi dei due formaggi italiani più famosi: Parmigiano Reggiano e Grana Padano. “Noi sappiamo di essere nella ‘lista’ da alcuni mesi. Da febbraio questa vicenda aveva già prodotto una sorta di reazione da parte della Russia, e c’era un’attenzione negativa verso i prodotti che arrivavano dai paesi che avevano determinato un richiamo al comportamento della Russia verso gli avvenimenti dell’Ucraina”, ha detto il presidente del Consorzio del PARMIGIANO REGGIANO, Giuseppe Alai, stimando, in base ai dati 2013, che saranno circa 10.800 le forme a rischio per circa 5,8 milioni di euro di fatturato. Gli fa eco Stefano Berni, direttore generale del Consorzio GRANA PADANO. “E’ una sanzione per noi assai pesante. Stiamo investendo da anni in Russia con eccellenti risultati in termini di consumi e corriamo il rischio di vedere svanire in un attimo questi sforzi economici e organizzativi che stiamo sostenendo da parecchio tempo. Quello oltretutto che stupisce è il fatto di come l’embargo colpisca i prodotti alimentari e non altri segmenti quale ad esempio quello delle automobili. E’ chiaro che questo provvedimento penalizza in modo rilevante l’Italia.  E’ inammissibile che ancora una volta l’Italia sia trattata da Cenerentola della Ue“.

Per la carni una vera e propria Caporetto

Non se la passano meglio nel settore delle carni e dei salumi. L’Assica, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, ha espresso preoccupazione per il decreto di Putin sul blocco delle importazioni. Per quanto riguarda il settore suinicolo, l’Associazione stima 55 milioni di euro di perdite in un momento non certo favorevole per gli imprenditori del settore. Di questi 55 milioni, 19 milioni riguardano i salumi, pari al 7%, e gli altri 36 milioni le carni fresche, le frattaglie i grassi delle nostre esportazioni Extra UE.

Assocarni, invece, attraverso il vicepresidente Luigi Scordamaglia ha fatto sapere che i provvedimenti di Mosca provocheranno “un danno da oltre 100 milioni di euro all’anno per il settore agroalimentare italiano. Ed a rischio sono tutte le nostre esportazioni agroalimentari verso la Russia che valgono circa 600 milioni di euro. Bisogna fermare questa escalation. Le sanzioni sono spesso inutili, ma nei confronti della Russia sono addirittura controproducenti.L’Unione Europea dimentica costantemente che siamo noi ad aver bisogno della Russia e non la Russia di noi“.

UPDATE:

“Gli effetti dell’embargo imposto dalla Russia ai prodotti agroalimentari italiani iniziano a farsi sentire con il blocco di interi container di Grana Padano che sono stati rispediti indietro mentre gli importatori russi consigliano di non inviare salumi e sono stati rescissi già diversi contratti per la spedizione di ortofrutta”. E’ quanto emerge dal primo monitoraggio della Coldiretti sui pesanti effetti della decisione della Russia di limitare o bloccare con decreto anche per un anno le importazioni agricole dai paesi che hanno adottato sanzioni contro Mosca in risposta al conflitto in Ucraina. “Se i danni diretti per il Made in Italy agroalimentare sono stimabili dalla Coldiretti attorno ai duecento milioni di euro pesanti sono anche quelli indiretti con l’Italia che potrebbe diventare mercato di sbocco di quei prodotti comunitari ed extracomunitari ora rifiutati dalla Russia che rischiano di essere spacciati come Made in Italy perché – spiega Coldiretti – non è sempre obbligatorio indicare la provenienza in etichetta”.

Tratto da: www.unblogqualunque.com

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